Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia
Il ciclo di vita della famiglia
La famiglia è un sistema emozionale plurigenerazionale che comprende il sistema emozionale di almeno 3 o 4 generazioni. Lo sviluppo della famiglia è a livello:
- Individuale: evolve il singolo individuo
- Interpersonale: evolvono le relazioni tra i diversi membri
- Gruppale: trasformazioni della sua composizione
- Sociale: cambiamenti che avvengono nel contesto sociale e culturale
Questi livelli sono legati tra loro e si influenzano reciprocamente.
Il gruppo famiglia deve soddisfare due esigenze:
- Trasformarsi in relazione ai diversi bisogni evolutivi dei singoli componenti (processi morfogenetici)
- Conservare il senso della propria identità e continuità nel tempo (processi morfostatici)
Questi due processi sono interdipendenti, perché la possibilità della famiglia di rimanere se stessa è legata alla sua capacità di mutare in relazione ai bisogni di cambiamento dei suoi componenti.
Origini del concetto di ciclo di vita della famiglia
Hill e Duvall sottolineano l’interdipendenza dei diversi membri: ogni membro ha un compito evolutivo e il portare a termine tale compito dipende e influenza quello degli altri membri.
Duvall divide il ciclo di vita in 8 stadi, a partire da eventi nodali che implicano specifici compiti di sviluppo. Per determinare gli stadi sono necessari quattro criteri: la presenza o assenza dei figli, età del figlio più adulto, grado di scolarità del figlio più adulto, combinazione del fattore età e status della coppia sposata.
- Formazione della coppia
- Famiglia con figli (0-2 anni)
- Famiglia con figli in età prescolare
- Famiglia con figli in età scolare
- Famiglia con figli adolescenti
- Famiglia trampolino di lancio
- Famiglia in fase di pensionamento
- Famiglia anziana
Hill le varie generazioni sono impegnate in relazioni orizzontali e verticali.
Il concetto di ciclo di vita in una prospettiva psicologica
I periodi di transizione contraddistinti da specifici compiti evolutivi sono adolescenza, prima giovinezza, trent’anni, inizio dell’età di mezzo e inizio della terza età. Guidano l’identità dell’individuo, si esprime con un tentativo di integrazione coerente tra storia passata, stile di vita e immagine attuale del sé. Il mantenimento del senso di identità è dato da un continuo processo conoscitivo per cui le perturbazioni dell’ambiente esterno vengono trasformate per raggiungere livelli più complessi di identità personale; l’individuo si adatta all’ambiente. Il passaggio da uno stadio all’altro non è critico di per sé, ma dipende dal significato che l’individuo attribuisce all’evento.
Il ciclo di vita della famiglia in una prospettiva sistemico-relazionale
La famiglia viene definita un sistema aperto, che funziona in relazione al suo contesto socioculturale e si evolve durante il ciclo di vita.
Watzlawick, Beavin, Jackson (1971) definiscono tre proprietà della famiglia:
- Totalità: ogni membro del sistema è in rapporto tale con gli altri membri per cui un cambiamento in uno provoca un cambiamento nell’altro e in tutto il sistema famiglia. La non sommatività chiarisce che la famiglia rappresenta un sistema interpersonale diverso dalla somma delle sue parti.
- Retroazione: può essere positiva (indica la tendenza del sistema interpersonale a cambiare e a ricalibrare le relazioni secondo diverse modalità) o negativa (caratterizza l’omeostasi del sistema e fa raggiungere e mantenere la stabilità).
- Equifinalità: in un sistema aperto le modificazioni dello stato dopo un certo periodo di tempo non sono determinate tanto dalle condizioni iniziali quanto dalla natura del processo o dai parametri del sistema.
Haley all’indomani di un evento critico si verifica il passaggio da uno stadio all’altro del ciclo di vita. Lo stress è più intenso nelle transizioni e i sintomi si presentano in occasione di interruzioni nell’evoluzione del ciclo di vita. I sintomi segnalano che la famiglia è bloccata. L’intervento clinico prevede il rimettere in moto il processo evolutivo del gruppo familiare.
Il modello di ciclo di vita proposto da Carter e McGoldrick
Tale modello cerca di comprendere le dinamiche che caratterizzano la famiglia “normale” ed è utile a progettare un intervento terapeutico che tiene conto delle problematiche relative al ciclo di vita che la famiglia sta attraversando. Il modello si colloca all’interno della teoria dello sviluppo familiare, con la famiglia che è l’unità di base dello sviluppo emozionale e comprende l’intero sistema emozionale di almeno 3 generazioni.
In ogni fase almeno 3 o 4 generazioni si trovano a dover cambiare simultaneamente, attraverso confronti con aspettative e bisogni diversi tra loro. Una generazione si avvicina alla vecchiaia, un’altra al “nido vuoto” e un’altra ancora alla formazione della vita di coppia.
L’intero sviluppo si svolge su due assi:
- Verticale: trasmissione dei modelli di relazione e di funzionamento di generazione in generazione
- Orizzontale: indica momenti di tensione e di crisi prevedibili, eventi normativi e paranormativi
Per superare questi eventi la famiglia deve riadattarsi e modificare i suoi modelli interattivi. I sintomi nascono laddove si intersecano problematiche derivanti dalla storia trigenerazionale con quelle che si incontrano durante il proprio ciclo di vita. Le fasi del ciclo di vita sono:
- Giovane adulto senza legami
- Formazione della coppia
- Nascita del 1º figlio e famiglia con bambini piccoli
- Famiglia con adolescenti
- Famiglia in cui i figli adulti escono di casa
- Famiglia nell’età anziana
Il modo in cui il giovane non sposato realizzerà lo svincolo dalla famiglia influenzerà le fasi successive del ciclo familiare. Oggigiorno c’è una fase di “nido vuoto” più lunga perché nascono meno bambini e i figli accedono alla genitorialità in età maggiore. Sono le donne ad avere più problemi di depressione nelle diverse fasi del ciclo di vita familiare, perché sono loro ad avere la responsabilità delle malattie dei figli e dei parenti anziani.
Evoluzioni del concetto di ciclo di vita familiare: integrazione di modelli diversi
Il modello di Carter e McGoldrick è soggetto a critiche: è riduttivo e normativo, non spiega la complessità delle relazioni e la variabilità che caratterizza la struttura sociodemografica delle famiglie. Il rischio è di considerare disfunzionali tutte le famiglie che non seguono le fasi previste.
La società contemporanea rimanda la formazione della coppia e il progetto genitoriale e la nascita del figlio corrisponde alla fase anziana dei propri genitori; quindi la neocoppia deve occuparsi del figlio e dei genitori contemporaneamente. Altra eccezione è il caso delle famiglie ricostituite in cui la neocoppia deve costruirsi come coppia e contemporaneamente deve allevare i figli. Inoltre, sembra che negli Stati Uniti le varie fasi siano ritardate in base al reddito (più alto = più ritardo).
La teoria dello stress familiare degli anni '60 compensa le carenze di questo modello: presuppone lo studio dei processi di funzionamento familiare e l’analisi delle strategie di adattamento per far fronte agli eventi stressanti. Lo sviluppo è scandito da eventi critici che innescano processi trasformativi necessari al passaggio da una fase all’altra. Anche per questo modello ci sono delle critiche da parte di chi considera lo sviluppo come un processo continuo, che avviene grazie a microtransizioni che permettono al sistema di adattarsi gradualmente.
Attualmente si integra l’aspetto intergenerazionale con quello socioambientale per comprendere le situazioni di disagio e patologia della famiglia e allo stesso tempo spiegare i processi tipici della famiglia normale. Il modello prevede momenti di continuità (microtransizioni) e allo stesso tempo discontinuità nello sviluppo (eventi critici). Quindi, lo sviluppo familiare è dato da compiti di sviluppo, fasi evolutive, eventi critici, microtransizioni.
Gli eventi critici
Gli eventi critici richiedono per essere affrontati e superati la messa in moto di meccanismi di adattamento e di problem solving. Ciascun evento assume una funzione positiva perché attiva processi evolutivi, introducendo nuove variabili e compiti di sviluppo che modificano le precedenti modalità di funzionamento della famiglia. La famiglia deve rinegoziare i ruoli e le funzioni e riorganizzare le relazioni. Se la famiglia non modifica il suo stile relazionale e la sua organizzazione strutturale non supererà la crisi e il processo evolutivo si bloccherà, ciò porterà al comportamento sintomatico di uno o più membri.
Si distinguono:
- Eventi critici prevedibili (normativi): la maggior parte delle famiglie incontra e sono attesi
- Eventi critici imprevedibili (paranormativi): non sono prevedibili e quindi mettono la famiglia di fronte a difficoltà maggiori. È importante la rappresentazione cognitiva dell’evento. La famiglia deve attingere a tutte le sue risorse per superarli e ci vogliono anni per il riassestamento. Alcune volte le famiglie vanno incontro a disgregazione.
Si devono affrontare più eventi critici contemporaneamente: ad esempio, il fenomeno della “doppia separazione” avviene quando la coppia si separa quando il figlio è adolescente.
Le microtransizioni
Fa parte della teoria dell’oscillazione e prevede lo sviluppo come continuo con transizioni che oscillano da vecchie a nuove modalità comportamentali. Si assiste a vecchie modalità come il continuare ad allattare o imboccare il figlio oltre i termini o al contrario si affida a un bambino di 6-7 anni la custodia di uno più piccolo. L’esito auspicabile è che ci sia un’oscillazione tra sostegno e autonomia, fino al prevalere di quest’ultima.
Compiti di sviluppo e comportamento sintomatico
Il compito di sviluppo si riferisce a compiti specifici che la famiglia deve affrontare per trasformarsi e crescere in un preciso momento evolutivo. La definizione che la famiglia dà di un certo evento è parte della risposta e delle strategie adattive che essa mette in atto di fronte all’evento stesso.
Altro elemento sono le risorse che riesce ad attivare:
- Personali: caratteristiche di personalità, stato di salute, istruzione, disponibilità economica dei singoli
- Familiari: stile di funzionamento, modo di gestire e integrare i bisogni di unità e stabilità con quelli di crescita, trasformazione e autonomia
- Sociali: risorse dell’ambiente sociale in cui vive la famiglia. Ci sono due tipi di sostegni sociali:
- Reti informali: amici, parenti, vicini che forniscono sostegno strumentale, emotivo
- Formali: scuole, servizi del tempo libero, servizi sociosanitari
Lo psicologo attraverso la costruzione dell’ecomappa si fa un’idea delle relazioni significative della famiglia: il soggetto deve indicare su un foglio al centro se stesso e i conviventi e intorno i vari sistemi con cui si ha uno scambio relazionale. Successivamente deve dare un giudizio sulla qualità di queste relazioni.
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