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Mazzoni e Tafa' - Parte prima: come osservare la famiglia, problemi di metodo

Nello studio della famiglia è importante il principio di equifinalità (processi diversi conducono ad un medesimo esito in termini evolutivi e viceversa). Per questo è utile una ricerca centrata sull’individuazione dei fattori di rischio/protezione. Altro principio importante è la proprietà di circolarità del sistema (interdipendenza delle relazioni), per cui le relazioni familiari vengono studiate facendo riferimento all’intersoggettività (come individui condividono e regolano i significati delle loro reciproche interazioni).

La famiglia è un sistema aperto che interagisce anche con vari sistemi dell’ambiente sociale: il modello transazionale di Sameroff considera 3 sistemi; il genotipo (sistema di organizzazione biologica), il fenotipo (effetto dell’interazione tra genotipo-ecotipo a livello individuo) e ecotipo (codice familiare-culturale che regola la crescita individuo).

I livelli funzionali sono aspetti dinamici che influiscono sui modelli di regolazione delle relazioni rendendole funzionali allo sviluppo del gruppo, delle relazioni diadiche, dei singoli componenti familiari. Nel modello epigenetico dello sviluppo di Wynne, in ogni fase, fattori costituzionali/esperienziali si ricombinano dando vita a nuove potenzialità biologiche-comportamentali che determinano lo stadio successivo; man mano aumentano la complessità degli scambi e la solidità del gruppo.

I principali processi di relazione sono: l’attaccamento/affiliazione, comunicazione, modelli di problem solving, mutualità e intimità (condivisione affettiva che si sperimenta quando alla fiducia di potersi aprire all’altro si correla l’aspettativa di una risposta empatica).

Il Gruppo di Losanna ha indicato 4 livelli in base a cui si può valutare il funzionamento della famiglia: la partecipazione (includere tutti i membri nell’interazione), l’organizzazione (ritmi di attivazione di ciascuno nell’interazione), attenzione focale (quando la relazione diventa significativa), il contatto affettivo (sintonizzazione affettiva tra membri).

Si possono ridurre i livelli funzionali delle relazioni familiari a due tendenze (da osservare per valutare il funzionamento familiare): entrare in relazione con gli altri (coesione) e sviluppare un’identità personale (differenziazione). Inoltre, tutti i ricercatori sostengono che per descrivere la funzionalità familiare si devono indagare: l’affettività, la comunicazione, la negoziazione dei conflitti, la struttura organizzativa delle relazioni, la storia familiare.

All’interno della famiglia vi è una struttura gerarchica (Minuchin), anche a livello generazionale: si possono quindi evidenziare delle relazioni intergenerazionali attraverso le quali possono essere trasmessi sia modelli funzionali che disfunzionali di relazione con l’altro. I nonni devono essere considerati come parte integrante della nuova famiglia! Al centro viene posta la relazione tra partner dalla quale poi evolverà la relazione parentale. Tale livello è il più studiato quando si cercano relazioni tra il disturbo del bambino e relazioni familiari. Inoltre, vi è la relazione tra genitori-figli che prevede diversi sottoinsiemi (madre-figlio + padre osservatore o viceversa, coppia di genitori ecc).

Problemi di ordine metodologico nello studio della famiglia

  • Unità di analisi da osservare (sono almeno sempre due soggetti).
  • Livelli multipli di indagine: individuale, diadico, triadico, familiare (+ della somma parti), intergenerazionale.
  • Ogni singola relazione del sistema familiare è inevitabilmente influenzata dalla presenza di altri membri dello stesso sistema.
  • Vi è una storia passata (capirla permette studiare la capacità di comunicare della famiglia e di comprendere le intenzioni dell’altro – intersoggettività).
  • Non indipendenza dei dati ovvero i ruoli familiari non sono assegnati casualmente.

Bisogna quindi combinare metodi diversi.

  • Metodologie osservative (membri impegnati in un compito e terapeuta osserva interazione).
  • Metodologie auto valutative (self-report).
  • Metodologie narrative (interviste con cui si raccolgono le percezioni che le persone hanno delle loro relazioni e interazioni).
  • Metodologie grafiche (disegno della famiglia).

Reiss ha operato una distinzione tra represented family (rappresentazione di relazioni costruite nei primi anni di vita influenzano gli individui i quali agiscono in base a quanto interiorizzato) e practing family (soggetto è continuamente influenzato da giochi relazionali specifici che la famiglia mette continuamente in atto). I due livelli sono sempre contemporaneamente presenti e gli studi della famiglia devono tener conto di entrambi. Cancrini e Mazzoni distinguono invece la famiglia osservata (comprende pratiche legate all’osservazione diretta delle interazioni del gruppo sia su base libera/prescrizione ricercatore) e la famiglia narrata (comprende descrizioni delle interazioni attraverso narrazione individuale/congiunta della storia famigliare).

L’individuazione del campione e i metodi di analisi: non è sempre possibile recuperare i dati dell’intera famiglia, soprattutto se non eventi critici nella loro storia. Il ricercatore deve comprendere quindi le motivazioni che hanno spinto le famiglie/membri ad entrare nella ricerca. Deve considerare i molteplici punti di vista dei familiari, ma anche le fonti da cui provengono i dati (soggetti o osservatori). Deve essere a conoscenza delle tecniche statistiche più appropriate per l’enorme mole di dati che si ritrova per arrivare all’individuazione di “punteggi relazionali”. I metodi statistici vanno dall’analisi della varianza, modelli log-lineari ecc.

Parte seconda: l’osservazione diretta della famiglia

L’osservazione diretta della famiglia deve dar voce anche ai bimbi molto piccoli, deve avere una rappresentazione di insieme del sistema, valutando anche comunicazione non verbale e cogliendo quindi una forma di intersoggettività implicita. Tra i diversi metodi vi sono i compiti strutturati, che la famiglia può svolgere a casa/setting: sono giochi, discussioni strutturate, compiti in cui si chiede al genitore di svolgere le sue azioni tipiche (tuttavia l’osservazione in laboratorio permette di controllare meglio la variabile dell’imprevedibilità).

I livelli di analisi

Ancora prima di osservare la famiglia il clinico deve stabilire il livello di inferenza teorica per le cose che osserverà. Si ha una bassa inferenza teorica quando si decide di osservare determinati comportamenti per tutta la durata della sequenza temporale; mentre si parla di alta inferenza teoria, quando l’osservatore dà un giudizio complessivo su una serie di comportamenti osservati (stabilisce che una serie di comportamenti sono riferiti ad una stessa categoria).

Livello microanalitico: usato quando si vuole studiare specifiche sequenze di interazioni soprattutto tra sottosistemi. I costi sono elevati sia in termini di tempo necessario, sia in termini di complessità delle osservazioni stesse. Il livello microanalitico del Gruppo di Losanna ha scelto per ogni livello funzionale della famiglia (partecipazione, organizzazione ecc) specifici indicatori comportamentali analizzandoli minuto per minuto (direzione sguardo, espressioni facciali ecc).

Livello macroanalitico: usato quando si applica un giudizio globale sui modelli interattivi osservati: considera il contesto più ampio entro cui si svolge il comportamento e non trascura l’interdipendenza relazionale. Usato in ricerche che analizzano processi interattivi, costrutti relazionali, dinamiche a livello familiare (coordinazione triangolare o la competizione).

Es(1) - Westerman: la qualità della relazione in una diade è influenzata dal ruolo assunto da ciascun genitore in posizione di terzo e dunque le categorie considerate sono: partecipazione del genitore al gioco, comportamento in posizione di terzo per aiutare l’altro, il coinvolgimento genitoriale, sostegno/disaccordo.

Es (2) - Lausanne trilogue Play clinico: valuta le alleanze familiari con un bimbo tra i 4-16 anni. Scelte le stesse categorie di partecipazione, organizzazione ecc. ma per ogni categoria e per ogni partecipante sono stabiliti 3 indicatori del comportamenti (appropriato, parzialmente appropriato, inappropriato).

Livello mesoanalitico: vengono messi insieme i precedenti livelli.

Es – Gordis e Margolin Family coding system: valuta l’effetto del conflitto coniugale sui figli. Prevede prima un lavoro con i genitori (singoli/coppia) e poi una discussione tra genitori e figlio sul problema prescelto. Il livello microanalitico è rappresentato dalla codifica fatta minuto per minuto tenendo conto del comportamento di tutti i partecipanti. Il livello macroanalitico è dato dalla codifica di 2 comportamenti: l’affettività reciproca tra genitori e gli affetti/stili comunicativi del genitore verso il figlio.

Ricerca: l’alleanza prenatale annuncia evoluzione della famiglia?

Minuchin sostiene la co-genitorialità, ovvero della qualità della coordinazione tra adulti che è fondamentale nel ruolo di genitori. In questo studio si è cercato di predire se c’è un nesso tra la qualità dell’alleanza prenatale e quella del bimbo una volta nato, applicando Ltp in gravidanza e dopo la nascita del bambino.

Il paradigma del Lausanne Trilogue Play (Ltp) permette di osservare come i genitori e il bimbo giocano insieme sulla base di 4 configurazioni (3 insieme attivi e poi 2 + 1 in posizione di terzo). Il grado di coordinazione dei genitori definisce l’alleanza familiare, che si dimostra funzionale quando le interazioni sono coordinate. L’alleanza triadica durante il terzo mese di gravidanza è stabile nel corso del primo anno di vita del bimbo e costituisce un predittore +- favorevole dello sviluppo socio-affettivo del bimbo.

Contesto ricerca e situazione di osservazione: si tratta di una ricerca longitudinale in cui le famiglie sono state convocate al 6 mese di gravidanza e poi a 3, 4, 8, 18 mesi. Tutte erano al primo figlio e reclutate volontariamente. I futuri genitori hanno descritto la loro situazione attuale, la loro storia e sono stati intervistati circa le loro rappresentazioni sul futuro bambino.

Lpt prenatale: genitori posizionati davanti ad una bambola ripresi (generale e il viso). La consegna è immaginarsi il momento in cui si ritroveranno tutti e 3 dopo il parto. 4 fasi del gioco: prima un genitore interagisce col bimbo, poi l’altro, poi tutti insieme e poi lasciano il bimbo dormire e discutono tra loro su ciò che hanno appena vissuto. Si mettono in atto rappresentazioni influenzate dalla loro storia, dalla relazione e dalla rappresentazione personale del bimbo.

Lpt postnatale: a 3 mesi sono nuovamente richiamate a giocare. I risultati indicano un abbassamento generale dell’alleanza a 3 mesi, ed è in periodo a rischio per tutte le coppie genitoriali. Si può affermare però che le difficoltà osservate con il bambino sono evidenti già prima della nascita.

Griglia di valutazione

(Primi quattro categorie 3 punteggi, ultime due 5 punteggi; 0-7 famiglia problematica):

  • Spazio transazionale: impressione generale dell’osservatore riguardo all’impegno dei genitori nel gioco.
  • Cooperazione con ricercatori.
  • Struttura del gioco: se è stata saltata qualche fase, come è avvenuta la ripartizione del tempo ecc.
  • Comportamenti genitoriali intuitivi: holding, baby-talk e sorrisi al bimbo, carezze, esplorazione corpo ecc.
  • Cooperazione nella coppia: se si sostengono o si intromettono o stanno per sé.
  • Clima affettivo familiare o family warmth: manifestazione di affetto e tenerezza nella coppia tra i partner e con il neonato.

Procedure per l’osservazione diretta

Viene usata la videoregistrazione, è utile per questo costruire un rapporto collaborativo per favorire l’adattamento al setting. Rivedere le sequenze di interazioni con il figlio permette ai genitori di avere maggiore consapevolezza delle proprie dinamiche e al clinico permette di evidenziare gli eventuali comportamenti disfunzionali. Quando è possibile si può effettuare un’intervista (insieme al video) per indagare le rappresentazioni mentali dei genitori attive nel momento in cui si verificano i comportamenti. Molto utile è il metodo direttivo, basato su consegne in cui si chiede di mettere in atto i loro abituali pattern di regolazione relazioni (più il compito è strutturato più le differenze osservate si caratterizzano come modelli specifici di ciascuna famiglia).

Il colloquio clinico nell’ottica sistemico-relazionale

Effettuare dei colloqui con la famiglia riunita in seduta permette di definire in maniera più adeguata il contesto in cui si esprimono i comportamenti individuali patologici. L’approccio sistemico-relazionale consente di collocare il comportamento e il sintomo individuale in un contesto che gli dà significato e di stabilire sempre un’ottica di interdipendenza.

Considerazioni nella fase preliminare

La valutazione della famiglia non è qualcosa di statico e separato dall’intervento! Tale valutazione deve includere sia le fragilità che le risorse del sistema familiare/paziente. Nella fase preliminare bisogna considerare l’idea che il clinico ha della famiglia che sta per incontrare (che si è costruita con contatti telefonici, cartelle cliniche, resoconti colleghi) e che lo influenzerà in tutte le fasi dell’incontro. È importante però che non vengano considerate solo tali idee/formulazioni del clinico ma anche le risposte che emergono dalla famiglia nel percorso: ciò permette di riconsiderare ipotesi precedenti o scartarle.

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Riassunto esame Psicodinamica della vita familiare, prof. Brustia, libro consigliato L'intersoggettività nella famiglia di Mazzoni e Tafà Pag. 1
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mad_Cupcake di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicodinamica della vita familiare e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Brustia Piera.
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