La storia
Prima fase
Questa linea teorica nasce verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, in un periodo storico in cui era molto importante avvalersi di contenuti di altre discipline. In quel periodo, gli scienziati del momento iniziarono a rifarsi per comprendere quello che succedeva all'interno della persona, movimento intrapsichico individuale e quello che succede nel comportamento con l'altro, alla cybernetica, la fisica e altre questioni teoriche che servivano ai teorici sistemici per comprendere meglio come funzionavano le relazioni di un gruppo. Si utilizza un approccio olistico ai problemi, ne consegue lo sviluppo di una "scienza dei sistemi".
Questo movimento nasce in contrapposizione al movimento analitico, per motivi teorici e sociali. Nasce negli Stati Uniti, dove alla fine della Seconda Guerra Mondiale iniziano ad aumentare le patologie molto gravi: c'è un aumento delle schizofrenie, le persone che tornavano dalla loro guerra e le loro famiglie erano molto provate. Il sistema di Welfare finanziò studiosi dell'epoca perché trovassero soluzioni più funzionali a quelli che erano i problemi dell'epoca. Inizia ad innescarsi un movimento sociale, come spesso capita quando cambiano le teorie, perché la realtà sociale preme rispetto ad un cambiamento che in questa è già avvenuto.
Gli Stati Uniti hanno accolto con forza il movimento sistemico perché il terreno era fertile. Si sentiva l'esigenza di uscire dagli studi, lo psicologo voleva iniziare a lavorare nella realtà sociale, iniziarono a lavorare fortemente nelle scuole, con gli adolescenti nei loro quartieri. Vi era una grossa parte di popolazione che era migrata, persone che avevano subito il dramma della migrazione, che non potevano accedere agli studi. In quel tempo storico il pensiero dominante era quello psicoanalitico, che veniva dalla medicina e che aveva questioni forti come il setting, il rispetto per questo e per l'interpretazione. Alcune patologie e popolazioni erano molto lontane alle risposte che poteva dare la psicoanalisi.
La psicoanalisi è stata la base teorica più forte a cui si sono rifatte molteplici discipline e teorie, ma di fatto la psicoanalisi come la teoria sistemico-relazionale o cognitivo-comportamentale sono in grado di leggere con efficacia un certo target e una parte delle relazioni e dello sviluppo intrapsichico; nessuna delle teorie è in grado di rappresentare dal punto di vista teorico tutto ciò che accade nell'essere umano e nelle relazioni con gli altri esseri umani.
La teoria sistemico-relazionale risponde anche ad una carenza teorica, perché tratta della famiglia come soggetto, come unità di analisi, della possibilità di considerare il gruppo famiglia nella sua interezza. I pionieri della teoria sistemica sono di fatto dei Freudiani, molti dei teorici, come Bowen, erano psicoanalisti. Studi di Sullivan, Ruesch e Batson.
L'altra questione che ha condizionato la nascita della teoria sistemica è il passaggio da uomo psicologico a uomo sociale. Fino a Freud ci siamo molto interessati di uomo psicologico, ci siamo interessati di sviluppo intrapsichico, di fasi, di istanze, ma in quel periodo era più importante occuparsi di uomo sociale, anche della capacità e delle possibilità che le persone hanno o meno di stringere buone relazioni e di vivere nel sociale in maniera efficace. Questo era stato uno spostamento che aveva riguardato anche le altre discipline scientifiche.
Era anche il momento di abbandonare un certo tipo di teorie deterministe. Prima degli anni '50 erano apparsi scritti che mettevano in evidenza con un certo determinismo che una madre con specifiche caratteristiche generava schizofrenia nel proprio figlio. Veniva chiamata madre schizofrenogena. Questi elementi teorici legati al determinismo vennero abbandonati in questo periodo e viene abbandonata l’idea che una sola causa scatenate possa causare in maniera lineare una patologia grave.
C'è stato un grande movimento culturale che diceva che non era possibile comprendere una patologia se non guardando il contesto in cui si è sviluppata, agli attori che partecipano in quel contesto e ad alcune condizioni, cause o concause che lo determinano e le dimensioni del benessere individuali che sono trasversali nelle culture. Per esempio, perché figli di una medesima famiglia possono avere caratteristiche diverse.
Quando però si studia la famiglia come unità si incorre in alcuni rischi. Il primo è che si corre il rischio di perdere il vissuto intrapsichico di ogni componente della famiglia, si conoscono le dinamiche della famiglia, come i ruoli, le regole, ma si perde come il singolo individuo vive le medesime esperienze e vive all'interno della famiglia.
Mara Selvini Palazzoli si è occupata di disturbi dell'alimentazione per tantissimi anni, uno dei primi teorici che ha lavorato con la famiglia dell'anoressica seguendo i principi sistemici. Appartiene al gruppo di persone che pur di studiare la famiglia rinunciano alla possibilità di studiare il disturbo intrapsichico.
Questione delle porte di ingresso: non si può lavorare sempre su tutte le dimensioni della psicologia. Indipendentemente dalla porta di ingresso si possono lavorare questioni relazionali o intrapsichiche se si è in grado di tenerle a mente. Attraverso il lavoro che si compie su una cosa si cambia l'altra, si lavora in seconda battuta su quello in cui non si è entrato con la porta di ingresso. Per esempio, con il lavoro delle relazioni si lavora poi su se stessi.
L'altro elemento che i teorici sistemici tentavano di rappresentare è che importante occuparsi della qualità della famiglia e di come funziona una famiglia perché la famiglia è la matrice dell'identità.
Seconda fase: la famiglia come unità di studio e di intervento
Due tendenze:
- Inserire le nuove acquisizioni nel quadro concettuale della psicoanalisi (continuità con il passato) (Ackerman, Boszormenyi-Nagy, Bowen Whitaker). Hanno mantenuto un linguaggio e un focus teorico molto incentrato sull'individuo.
- Rottura con la tradizione e rinnovamento del linguaggio e delle categorie concettuali (gruppo Palo Alto, Minuchin). Hanno scelto una strada di rottura con la tradizione psicoanalitica, parole lontane dalla teoria psicoanalitica, non parlano di pulsioni, Super-Io, Es. Questioni vicine ma per scelta e per cultura modificano.
Terza fase
Questioni culturali, storiche e teoriche che hanno investito la teoria sistemica. Movimento che porta a questo:
- Affermare il nuovo paradigma in veste rivoluzionaria al di fuori dei circuiti di potere
- Crisi delle istituzioni, peso crescente dei gruppi etnici, aumento delle malattie mentali, necessità di riforme dei servizi sociali
- Passaggio dall'interesse esclusivo per l'individuo a quello per i piccoli gruppi e per le potenzialità patogene e curative delle comunità
- Intervento in nuove realtà (famiglia, scuola, quartiere...), come i ragazzi devianti del Bronx.
- Forte richiesta sociale: applicazione prevalentemente tecnica, arresto della ricerca e della sperimentazione del nuovo modello. Sociale che aveva bisogno di una teoria nuova, efficace che rispondesse a questi bisogni sociali. Non doveva essere impegnata nella ricerca e nella scrittura ma soprattutto dentro la realtà.
Negli anni il movimento sistemico rimane carente nel movimento della scrittura. Il movimento nasce in contrapposizione, la rottura con il movimento classico lascia un'eredità, quella di cambiare linguaggio e quella di non percorrere strade tipiche del movimento psicoanalitico, come la scrittura. Negli anni studiare, applicare senza scrivere e senza fare ricerca ha portato anche un impoverimento sociale del movimento, anche se ad oggi l'aspetto relazione è diventato di nuovo il focus, la psicoanalisi si è spostata verso la questione relazionale, l'intersoggettività. Nonostante non abbia una forza teorica pari ad altre, buona parte delle cose che conosciamo affonda le sue radici teoriche in questo movimento. Molti assiomi degli altri approcci teorici vengono dallo studio della famiglia.
Quarta fase
Ripresa dell'interesse per la sperimentazione e l'approfondimento teorico.
Normalità
Che cos’è la normalità? Libro della Wolsh. Come è stato trattato il tema della normalità nella storia delle teorie psicologiche. Cosa intendiamo per normalità?
- Famiglie asintomatiche: per anni si è creduto che le famiglie normali fossero le famiglie asintomatiche. Famiglie asintomatiche che non presentavano soprattutto il situazioni sociali, dei sintomi. Per lungo tempo, in molte ricerche si è pensato che la famiglia normale fosse quella asintomatica. L'assenza di sintomo non equivale ad una presenza di benessere.
- Normalità come media statistica: dopo molti anni ci si è avvalsi di criterio statistico, normalità era di quelle persone normali dal punto di vista sociale.
- Famiglie ottimali: eccellenze in qualcosa, buona comunicazione, buona gestione dei conflitti, buoni ruoli.
- Concezione sistemica: parametri universali validi dal punto di vista scientifico e teorico. Cos’è la normalità a livello di benessere?
Modello evolutivo
Reagisce ad una semplificazione del modello sistemico prima maniera (Ia cibernetica) che risente di una concezione meccanicistica e fortemente centrato sulla autoregolazione e l'omeostasi. Ogni volta che scegliamo in ottica psicologica di dare un taglio diverso, scegliamo una punteggiatura teorica, scelgo un contesto ma non è detto che gli altri non siano influenzati o non influenzino.
Usare concetti come autoregolazione del sé o l'omeostasi è troppo riduttivo, se usiamo categorie del pensiero troppo deterministiche o elementari per cogliere la complessità della famiglia, siamo all'interno della prima cibernetica, che vedeva fortemente l'individuo e l'equilibrio che l'individuo tentava di raggiungere.
L'unità individuale anche qualora scegliesse di essere completamente autonoma non potrebbe farlo. Entriamo in un modello evolutivo che tiene conto di altri aspetti, la seconda cibernetica. La seconda cibernetica valorizza la dimensione evolutiva dei sistemi umani, la tendenza non solo a mantenere una stabilità ma anche ad evolvere verso nuovi modelli di sviluppo e crescita. Tiene conto dei sistemi umani, la tendenza a mantenere l'omeostasi e i modelli della capacità dei sistemi sociali, familiari e individuali di adeguarsi a qualcosa che cambia e al cambiamento, nuovi modelli di sviluppo e crescita.
Cambiamenti evolutivi che nella storia hanno richiesto una sorta di flessibilità, ogni sistema per sopravvivere deve essere sufficientemente stabile ma anche sufficientemente flessibile. Doppia tendenza dei sistemi umani a conservare ma anche a cambiare forma e organizzazione. Una famiglia dev'essere studiata come sistema complesso, ma anche un sistema in grado di mantenere un equilibrio e di evolvere in base alle nuove richieste extra ed intrafamiliari ma anche ad evolvere verso nuovi modelli di sviluppo e crescita.
Ogni essere umano è mosso da due forze contrastanti, si hanno sempre ogni volta che studiamo un sistema e una personalità due considerazioni da fare. Si hanno due forze, mantenere l'equilibrio raggiunto e la tendenza che gli esseri umani hanno di cambiare e andare incontro a un cambiamento necessario. Doppia tendenza dei sistemi umani a conservare ma anche a cambiare forma e organizzazione. La motivazione al cambiamento non è tutto, bisogna tenere conto anche di questa doppia tendenza.
Ricapitolando... Nel recupero di un approccio olistico ai problemi, l'attenzione si è spostata gradualmente dai fattori intrapsichici ai contesti interpersonali in cui essi hanno luogo.
- A ciò ha seguito una sempre maggiore valorizzazione di aspetti inizialmente trascurati (individuo, ciclo vitale familiare, miti familiari, transgenerazionale…).
- Riscoperta delle teorie evolutive, con lo studio della famiglia in termini storici ed intergenerazionali.
- Reintroduzione della variabile tempo.
Comprendere la dimensione trigenerazionale permette di pensare ad un sistema più ampio di quello familiare e individuale.
Il contesto
Tutte le volte che si studia una famiglia o un individuo ci si occupa del contesto. Il contesto non è tutto per la comprensione di un sistema, comprendere un sistema eliminando la dimensione contestuale è una miopia teorica. Vi è la necessità di valorizzare il contesto, il contesto (come globalità). Non si può prescindere dalla dimensione contestuale. La dimensione contestuale caratterizza la possibilità di un individuo di vivere in un modo o in un altro.
Un fenomeno resta inspiegabile finché il campo di osservazione non è sufficientemente ampio da includere il contesto nel cui fenomeno di verifica. Il contesto secondo Minuchin: noi siamo comunque all'interno di un sistema che potremmo studiare sempre in maniera più ampia fino ad arrivare in una dimensione cosmica. "I contesti sono annidati all'interno di essi stessi, come le bambole russe e un sistema completo teoricamente racchiuderebbe l'universo".
La struttura multicontestuale (Carter). Un contesto molto interessante è quello amicale, che appartiene alla dimensione socioculturale che sempre a essere di fatto un facilitatore e un grande assente di concetto di benessere in senso più ampio. Per esempio, quando una coppia inizia ad essere in crisi cominciano a saltare le relazioni amicali. Le famiglie che hanno spostato la dimensione amicale nella sfera dei figli potrebbero avere difficoltà nello svincolo dei figli. Quando i figli crescono si perdono parti della dimensione ludica non legati alla genitorialità.
I fattori concentrici sono dipendenti l'uno dagli altri. Asse verticale e orizzontale rappresentano il modo in cui sceglieremo di guardare la famiglia, possiamo scegliere il qui e ora, il tempo evolutivo della famiglia, scegliendo l'asse orizzontale, se per esempio si incontra una famiglia in adolescenza (quando un individuo è in una determinata fase lo è tutta la famiglia, se hanno grande differenza di età si dicono con due figli in "fusi orari" diversi, che può essere considerato un fattore di rischio perché la singola persona dovrebbe fare oscillazioni cognitive e emotive e potrebbe non esserne in grado), bisognerebbe vedere per esempio quali sono i compiti evolutivi che quella famiglia deve e può portare avanti e quanto sono agevolati o meno in un contesto favorevole o sfavorevole e questo avviene anche in un contesto culturale.
Si parte da una fase del tempo familiare presente, rispetto alle dinamiche attuali e si osserva quanto la famiglia allargata o le generazioni precedenti sono in linea, agevolano o ostacolano la fase della famiglia stessa, perché sappiamo che la famiglia può essere ostacolata o agevolata dalla famiglia d'origine o dal contesto sociale.
L'asse verticale è quello storico, come i fatti hanno investito, toccato e influenzato la famiglia nelle generazioni. Lettura che consente di prendere in considerazione determinate questioni a livello delle varie generazioni. Per esempio, potrebbe essere una trasmissione intergenerazionale dell'impossibilità di vivere l'adolescenza. Ci consente di avere una migliore rappresentazione del fenomeno.
Come definire la famiglia
La famiglia è una totalità organizzata, è un sistema. La famiglia perché possa sopravvivere e funzionare è costituita e suddivisa in sottosistemi (microstrutture all'interno di una macro).
Il sistema familiare
Il sottosistema è formato di persone, che hanno specifici ruoli e specifiche funzioni. Il sottosistema io esiste, tutto ciò che attiene ai miei vissuti, alla mia fase del ciclo di vita, alla mia esperienza indipendente dal fatto che io sia parte di altri sottosistemi. Se si considerano tutti i sottosistemi in termini circolari possiamo pensare che ogni membro della famiglia potrebbe avere avuto o avere un'esperienza di relazione con i vari sottosistemi.
Quando si studia una famiglia il fatto che sia costituzionalmente composta da sottosistemi porta a pensare che quasi tutti abbiano avuto un'esperienza funzionale di relazione con gli altri sottosistemi. Ogni singola persona è un "puzzle" di aspetti che vengono dalle esperienze che ha fatto anche in relazione con i sottosistemi, all'interno della propria famiglia, ogni sottosistema è differente per l'individuo. Ognuno di fatto ha esperienze che toccano questi sottosistemi, che li toccano ma che questi hanno anche una sorta di indipendenza tra loro.
A volte alcuni sottosistemi sono investiti da una quota maggiore di importanza. Per esempio, in alcune famiglie la genitorialità è il luogo dove si vive tutto, se c'è questa ipertrofia di questo sistema gli altri sono carenziali. La famiglia è una totalità organizzata, composta da sottosistemi, questi sottosistemi esistono ma esiste anche una linea rappresentazionale. Esiste anche una linea rappresentazionale di questi sottosistemi, per esempio io posso avere un figlio e quindi essere nel sottosistema genitoriale ma essere ancora sovraimpegnata nel sottosistema figlia rispetto ai miei genitori.
C'è una mutua influenza fra i sottosistemi che non è sempre uguale, esistono rapporti simmetrici o asimmetrici nella famiglia, per esempio rapporti tra adulti e adulti e bambini, che per caratteristiche evolutive devono essere così. È necessario rispettare il confine tra genitori e figli, è necessario che i bambini facciano i bambini, vivano una condizione di dipendenza e quindi vivano un rapporto asimmetrico con i genitori, un rapporto di dipendenza.
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