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Le Interazioni Madre-Bambino

Stern

Una Microanalisi Dell’interazione Madre-Bambino

1)

L’osservazione dell’interazione madre-bambino permette di raccogliere numerose impressioni

sulla loro relazione. Allo stesso modo l’osservazione permette di farsi un’idea del processo

interattivo, e di rendersi conto se la coppia ha “elaborato” una modalità interattiva scorrevole ed

efficace, oppure una modalità difficoltosa, che si inceppa in corrispondenza di determinate

situazioni interattive. La maggior parte degli autori è d’accordo nel ritenere che la relazione con la

madre influenza in modo determinante lo sviluppo della personalità del bambino. Tuttavia non è

ancora del tutto chiaro quali siano gli eventi interattivi che incidono sui diversi comportamenti

sociali emergenti del bambino e quali conseguenze si possono determinare a breve e a lungo

termine. Se non si conoscono i specifici comportamenti che costituiscono un’interazione, si è

costretti a rimanere ad un livello di generalizzazione di scarsa utilità. Il sistema visivo senza

dubbio ha un’importanza enorme nella regolazione del comportamento sociale, soprattutto nei

primi sei mesi di vita del bambino. Il contatto visivo e la posizione faccia a faccia tra madre e

bambino sono dei comportamenti di attaccamento fondamentali che non solo sono sottoposti fin

da molto presto al controllo volontario maturo, ma svolgono un ruolo fondamentale nella

formazione del primo legame madre bambino. Il contatto visivo vero e proprio, che si osserva a

partire dalla sesta settimana di vita, ha un effetto straordinario sulle madri, in quanto le fa sentire

in relazione con una persona che reagisce ai loro stimoli e le induce a intensificare enormemente

la loro interazione con il bambino. Il contatto visivo e la posizione faccia a faccia svolgono un ruolo

importante nel comportamento sociale di uomini e animali.

Metodologia

Nello studio abbiamo scelto di approfondire una particolare sequenza di interazione sociale della

durata di sette minuti osservata tra una madre primipara di 25 anni e i suoi due gemelli dizigoti di

tre mesi e mezzo: Marc, il primogenito e Fred. La madre seduta di fronte a loro sul pavimento,

interagiva giocando alternativamente con l’uno o con l’altro. Nello scenario familiare era possibile

individuare l’ambivalenza della madre, essa, infatti, appariva scissa tra i sentimenti positivi rivolti

prevalentemente a Marc, con il quale si identificava, e i sentimenti negativi rivolti prevalentemente

a Fred con il quale identificava il padre.

Se consideriamo separatamente le diadi costruite dalla madre e da ognuno dei due gemelli

abbiamo due diadi differenti. I membri di ciascuna diade possono impegnarsi in quattro possibili

posizioni: l’uno di fronte all’altro, entrambi rivolti altrove, l’uno di fronte e l’altro rivolto altrove. Le

differenze principali tra le due diadi sono:

• Mark mantiene una posizione faccia a faccia per una durata cinque volte superiore a quella

del fratello

• Quando Mark e la madre si trovano uno di fronte all’altro la probabilità che o l’uno o l’altro

metta fine alla posizione rivolgendosi altrove è praticamente identica, Fred invece interrompere la

posizione faccia a faccia con la madre nove volte più spesso di quanto non faccia lei.

• Quando la madre è girata verso Mark mentre lui è rivolto altrove, egli rimane in questa

posizione per un tempo relativamente lungo; in questi casi la madre interrompe la posizione

girandosi il 78% delle volte. Fred non resta rivolto altrove così a lungo e la posizione diadiche in

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cui la madre e di fronte a fred mentre lui si volta altrove viene interrotto il 71% delle volte dal figlio

che si rivolge nuovamente alla madre piuttosto che da lei che guarda altrove.

• Mark tiene lo sguardo rivolto alla madre o altrove per un tempo che dipende dalla posizione

della madre. Il suo comportamento si modifica quando si modifica la posizione del volto della

madre. Il comportamento di Fred è meno dipendente da quello della madre. Il tempo in cui rimane

voltato verso di lei o altrove non viene influenzato molto dalla posizione del suo volto.

Generalmente, Fred non riesce a stare a lungo rivolto verso la madre, e neppure rivolto dall’altra

parte. Mark sta più a lungo con lei e ne rimane lontano più a lungo. Alcuni elementi di queste

modalità di interazione visiva appartengo al comportamento sociale di ogni bambino. La durata

assoluto della posizione faccia a faccia mantenuta da ogni bambino varia ampiamente, a seconda

della persona che interagisce con il bambino, nella sua posizione, delle sue azioni, e della velocità

e della distanza dei tentativi per ottenere il contatto faccia a faccia. Al momento attuale non è

possibile determinare in che misura queste differenze caratteristiche riflettono differenze correlate

a fattori genetici (soglie differenti per intensità di stimolazione, modalità individuali di analisi

eccetera) o non siano piuttosto il risultato di accomodamenti a comportamenti materni differenti.

Questa madre ha bisogno di segnali di interruzione differenti da parte di ciascuno dei gemelli. Se

la madre volge lo sguardo a Mark e lo trova anche solo leggermente voltato non tenterà di

avvicinarsi a lui diversamente, se la madre rivolge lo sguardo a Fred e lo trova voltato, piuttosto

che allontanarsi da lui farà tentativi per riuscire a catturare la sua attenzione.

A tre mesi e mezzo i bambini sono in grado di girare la testa spesso e con rapidità. Durante

periodi di maggior attività il bambino può mantenere un ritmo di tre movimenti della testa al

secondo. Durante l’osservazione ripetuta fotogramma per fotogramma di brevi sequenze, abbiamo

è stato possibile osservare una relazione temporale sorprendente e inaspettata tra i singoli

movimenti della testa del bambino e i movimenti materni. All’inizio i movimenti della testa del

bambino passavano inosservate almeno che la posizione diadica non venisse da questi alterata;

si supponeva che questi piccoli movimenti della testa non fossero in relazione con i

comportamenti della madre se non in modo indiretto, come un segno dell’attività del bambino

stesso. L’osservazione ripetuta, tuttavia, mostra che il bambino compiva brevissimi movimenti

della testa in direzione opposta al volto della madre quando questa si avvicinava al bambino, e

movimenti della testa verso la madre quando lei usciva dal suo campo visivo. Non è necessario

che il bambino si trovi di fronte la madre o la guardi direttamente perché questi comportamenti si

verificano. La maggior parte, infatti, si verificavano quando il bambino era solo parzialmente di

fronte alla madre e non la vedeva che perifericamente. Se la relazione tra direzione del

movimento della madre e del bambino è realmente costruita sull’associazione tra singoli

movimenti della testa del bambino e singoli movimenti materni, la significatività della correlazione

tra questi comportamenti dovrebbe diminuire rapidamente separando nel tempo questi

comportamenti. In effetti, i comportamenti della madre e del bambino separati nel tempo anche

solo di un secondo, un secondo e mezzo, non sono più correlati tra loro. È stato possibile

osservare come i gemelli mostrino schemi divergenti: quando la madre li guarda, la direzione della

deviazione della testa di entrambi i gemelli e altamente correlata con il comportamento di lei, in

uno schema di avvicinamento-ritiro reciproco, ma la correlazione maggiore è per Fred; quando la

madre distoglie lo sguardo, la deviazione della testa di Fred continua ad essere altamente

correlata con il comportamento della madre, mentre la dedizione della testa di Mark diventa

casuale rispetto al comportamento di lei. In questo caso, il comportamento di Mark non è più

correlato a quello della madre. La persistenza dello schema di avvicinamento-ritiro che Fred

mostra quando la madre distoglie lo sguardo da lui è un’altra indicazione di come egli non

discrimini altrettanto bene di Mark la posizione che la madre assume nei suoi confronti.

2

La presenza del linguaggio materno influenza leggermente lo schema di avvicinamento-ritiro ma

non è una variabile cruciale.

Questa interazione, in cui il comportamento materno appare “controllante” e “iperstimolante” non

viene diretta solo dalla madre. A questo punto dello sviluppo, è un evento interattivo reciproco (in

eventi in cui comportamenti specifici del bambino e della madre producono insieme sequenze

ripetitive). Una delle differenze più significative tra le diadi a tre mesi e mezzo era la capacità di

Mark di interrompere il contratto con la madre. Fred non poteva rimanere a lungo con lo sguardo

lontano dalla madre, né poteva evitare di rispondere ai suoi movimenti. Tuttavia, era incapace di

mantenere un contatto faccia a faccia come faceva invece Mark.

È stato di grande interesse osservare nuovamente i due gemelli all’età di 12-15 mesi. Fred è un

bambino più pauroso e dipendente, mostra un’espressione impaurita del volto nel avvicinarsi alle

persone, rifiuta di avere prolungati contatti visivi e nelle situazioni sociali segue con una certa

regolarità dei movimenti intensi e deviazione dello sguardo. La sua relazione con l’estraneo è

stata più intensa e di durata più lunga di quella di mark, non è in grado di allontanarsi liberamente

dalla madre, né riesce a lasciarsi coinvolgere completamente nel gioco senza dover controllare

frequentemente con occhiate rapide la sua posizione o correre da lei. Diversamente, Mark si

avvicina senza problemi alle persone, ha prolungati contatti visivi e quando distoglie lo sguardo da

un estraneo lo fa con una combinazione di comportamenti che mantengono allo stesso tempo il

contatto, si muove liberamente e si fa assorbire intensamente dal gioco senza fare attenzione a

dove si trovi la madre.

Premessa integrazione slide

Il lavoro di Stern si colloca fra l’indagine sullo sviluppo infantile e la psicoanalisi in un ambito di

ricerca che, nel decennio scorso, ha assunto un peso crescente nella delimitazione di una

disciplina che ha preso il nome di Infant Research. L’Infant Research costituisce Infant un nuovo

paradigma scientifico che si pone al confine tra la psicoanalisi e la psicologia evolutiva. Essa dà

particolare attenzione, per la comprensione dello sviluppo mentale del bambino, alle prime forme

di interazioni comunicative che definiscono il rapporto madre-bambino. Questo nuovo modo di

osservare ha consentito di elaborare una visione più complessa dei primi mesi di vita del bambino,

mettendo in luce notevoli competenze percettive e sensomotorie che il neonato possiede fin dalla

nascita. I dati elaborati dalla ricerca osservativa propongono un modello dello sviluppo Infantile

radicalmente diverso da quello ipotizzato dalle teorie psicoanalitiche classiche. Da tale modello

emerge che non solo il neonato possiede molte competenze precoci che lo rendono in grado di

interagire attivamente con il mondo reale ma che tali competenze fanno parte di un patrimonio

biologico che favorisce fin dall’inizio, l’instaurarsi di relazioni complesse con gli altri esseri umani.

La ricerca sulla prima infanzia ha consentito inoltre di ampliare notevolmente le prospettive

teoriche sui sistemi motivazionali di base. La coesistenza di diversi sistemi motivazionali, in cui

sono compresi i bisogni esplorativi e assertivi sembrano descrivere un bambino il cui

comportamento non è più sospinto dalle sole pulsioni e la cui esperienza non è racchiusa in

un’orbita narcisistica. Al contrario, il bambino è, fin dalla nascita predisposto biologicamente a

interagire attivamente col mondo, a mostrare preferenze per alcuni stimoli, a distinguere fin dalle

prime settimane di vita la madre da un estraneo e soprattutto a ricercare lo specifico livello di

stimolazione che si adatta al suo stato interno. Il contributo di Stern a questo nuovo paradigma è

di grande importanza, perché integra i dati degli studi osservativi e sperimentali della psicologia

evolutiva e quelli provenienti dall’ambito terapeutico della ricerca psicoanalitica. Stern propone un

modello di costruzione continua dello sviluppo e della psicopatologia in cui gli aspetti più

importanti sono:

- l’importanza attribuita al contesto evolutivo 3

- e le continue reciproche transazioni tra l’individuo e l’ambiente.

Il bambino viene considerato parte di un sistema interazionale e questo sistema è osservato nel

suo sviluppo nel tempo, come un processo che si dispiega.

La sintonizzazione affettiva

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Un processo fondamentale che si realizzare tra un genitore e il bambino è quello che permette al

bambino di percepite in che modo viene percepito. Questo processo riveste una funzioni

essenziali nella condivisione sociale dell’esperienza, in particolare dell’esperienza effettiva, e

nell’acquisizione di un senso del sé. Si ritiene necessaria l’esistenza di questo processo che, a

seconda degli orientamenti teorici viene chiamato come “rispecchiamento” o “ripensamento”,

“corrispondenza degli affetti”, “contagio affettivo”, “Intersoggettività”, “imitazione

modificata”. Tutti questi termini implicano in una qualche misura due atti consecutivI di

percezione sociale. Innanzitutto, il genitore deve essere in grado di leggere lo stato mentale del

bambino e coglierne l’esperienza interna a partire dal comportamento. Secondo, il bambino deve

essere in grado di leggere questa risposta manifestata dal genitore e rendersi conto che essa

riflette la sua esperienza affettiva originaria. Stiamo parlando della possibilità di conoscere gli stati

mentali dell’altro e di percepire la partecipazione dell’altro alla propria esperienza affettiva. Questo

ci obbliga a prendere in considerazione ugualmente problemi quali l’empatia e l’intimità nei termini

messi in evidenza da Hinde nel discutere la qualità della relazione.

Gli elementi caratteristici di questi fenomeni sono:

Si ha l’impressione che vi sia qualche tipo di imitazione, tuttavia non si tratta affatto della

1)

semplice ripetizione del comportamento manifesto del bambino.

L’operazione di far corrispondere (matching) è in gran parte trasmodale o intermodale. In

2)

altri termini, il canale o la modalità espressiva usata dalla madre per accompagnare il proprio

comportamento a quello del bambino è diverso dal canale o dalla modalità usata dal bambino.

Il riferimento della corrispondenza sembra essere proprio lo stato d’animo e non il

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comportamento esterno in quanto tale. La “corrispondenza dei cassetti” basata sul “contagio” è un

termine inadeguato per catturare questo fenomeno perché nel contagio la corrispondenza degli

effetti del comportamento manifesto viene trasmessa come avviene per il sorriso invece, il

comportamento manifesto non viene trasmessa.

La corrispondenza sembra quindi verificarsi fra le espressioni degli Stati interni, che

4)

possono differire nella modalità nella forma, ma restano in un certo senso intercambiabili come

manifestazioni di un singolo Stato interno riconoscibile. Si ha l’impressione di avere a che fare con

il comportamento come espressione piuttosto che come segno o simbolo.

Questo processo si verifica in modo rapido: gran parte in modo inconsapevole e

5)

semiautomatico. I processi cognitivi non vi sono coinvolti in modo sufficiente da far pensare che si

tratti di un fenomeno analogo a quello dell’empatia.

Con il termine “sintonizzazione affettiva” intendiamo riferirci all’esistenza di comportamenti che

esprimono le qualità del sentimento condiviso senza tuttavia imitarne l’espressione

comportamentale. Per rendere pienamente conto degli eventi che osserviamo è importante poter

mantenere una nette distinzione tra l’imitazione dei comportamenti manifesti e la sintonizzazione

affettiva con gli Stati interni. La vera imitazione non consente ai due membri della coppia di risalire

ai rispettivi stati interni, ma mantiene fissa l’attenzione sul comportamento manifesto. I

comportamenti di sincronizzazione, invece, riplasmano l’evento e spostano l’attenzione su ciò che

sta dietro il comportamento, sulla qualità dello stato d’animo condiviso. Per queste stesse ragioni,

l’imitazione costituisce il miglior modo per insegnare al bambino gli aspetti esteriori, formali delle

relazioni, e la sintonizzazione il modo migliore per comunicare e condividere gli stati interni nella

relazione. L’imitazione comunica la forma, la sintonizzazione i sentimenti.

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Metodologia

Il campione di questo studio era composto da 10 donne bianche, normali, di classe sociale media

e dei loro bambini (cinque maschi e cinque femmine) di età compresa tra gli 8-12 mesi.

Le indagini di gioco tra le madri e i bambini sono state filmate in una stanza di osservazione. Le

sedute di gioco duravano 15 minuti. Erano precedute da un periodo di riscaldamento che poteva

variare in funzione dello Stato del bambino, senza mai scendere comunque al di sotto di cinque

minuti. Alle madri veniva chiesto di giocare normalmente con i loro bambini, veniva chiesto di

portare nella stanza d’osservazione due tra i giochi preferiti dal bambino, altri due giochi erano già

presenti nella stanza. Immediatamente dopo la registrazione le madri venivano invitate a rivedere

e discutere la registrazione dell’interazione. La registrazione serviva ad individuare un “evento”

che veniva riesaminato tutte le volte che lo si riteneva necessario per poter annotare i

comportamenti.

I criteri di inclusione per la definizione di un evento erano i seguenti:

Qualunque manifestazione affettiva del bambino che potesse rappresentare un

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cambiamento evidente rispetto al comportamento immediatamente precedente

Qualunque comportamento della madre che potesse in qualche modo dare l’impressione di

2)

volere imitare, risp

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cuccichiara di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Modelli psicodinamici dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Giannone Francesca.
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