Che materia stai cercando?

Riassunto esame psicodinamica del setting, prof. Giannone, libro consigliato Gruppo Analisi Soggettuale Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di psicodinamica del setting, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Giannone: Gruppo Analisi Soggettuale, seguendo il programma, dell'università degli Studi di Palermo - Unipa. Scarica il file in PDF!

Esame di Modelli psicodinamici dello sviluppo docente Prof. F. Giannone

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Le indicazioni metodologiche riguardano la necessità di:

• Definire in modo non riduttivistico l’oggetto;

• Individuare il più ampiamente possibile le variabili che lo compongono e che ne influenzano

il funzionamento;

• Mettere in relazione gli elementi differenti dello stesso insieme;

• Usare la logica congiuntiva e/e anziché quella disgiuntiva o/o, per giungere ad una visione

integrata;

• Accettare il fatto che la ricerca definisce verità molteplici;

• Accettare il controllo intersoggettivo perché la verità scientifica e clinica poggiano

sull’intersoggettività, e cioè sull’accordo della comunità scientifica culturalmente e socialmente

connotata.

Della sperimentazione sembra utile richiamare la struttura concettuale di fondo (Giannone):

1. Individuazione di un problema;

2. Formulazione di un’ipotesi;

3. Definizione di un progetto;

4. Fissazione di un impianto metodologico;

5. Definizione delle modalità di verifica.

CHE COSA è LA SCIENZA?

All’inizio di ogni operazione conoscitiva c’è sempre un atto soggettivo. La verità scientifica si fonda

essenzialmente sull’intersoggettività, e cioè sull’accordo della comunità scientifica socialmente e

culturalmente connotata: è scientifico ciò che è riconosciuto come tale dalla maggioranza degli

scienziati (Morin). La scienza è un campo aperto, dove sono in lotta non soltanto le teorie, ma

anche le spiegazioni del mondo, i postulati metafisici ecc. tale lotta possiede e mantiene delle

“regole di gioco”: il rispetto dei dati da un lato e l’obbedienza a criteri di coerenza dall’altro

(Popper). Ed è proprio l’obbedienza a queste regole di gioco da parte dei lottatori che assicura la

superiorità della scienza su ogni altra forma di conoscenza. Di Nuovo afferma che la scienza è

una prassi aperta al controllo intersoggettivo che dà definizioni chiare dei concetti e dei postulati;

usa procedure leggibili e ripetibili; si avvale di un metodo razionalmente fondato per la convalida

delle ipotesi. Von Foester sottolinea con forza il carattere sociale dell’organizzazione della

conoscenza, poiché questa non è un’operazione individuale prodotta all’interno della mente di

ciascun individuo.

LA SCIENTIFICITA’ DEL QUALITATIVO

La scientificità del qualitativo è possibile in quanto essa poggia sugli stesi criteri generali della

scienza, vista nell’ottica della complessità. Si tratta di definire nel modo più possibile preciso il

proprio oggetto di studio e indicare i procedimenti attraverso cui si vuol conoscerlo, specificando le

procedure in modo che altri ricercatori possano ripetere il percorso di conoscenza.

COMPLESSITA’ E GRUPPOANALISI SOGGETTUALE

Quanto detto in riferimento alla problematica generale della conoscenza e della ricerca scientifica

vale anche nel campo clinico e psicoterapeutico. Diverse teorie psicologiche esplorano differenti

aspetti di quell’unica e complessa realtà che è la psiche. Ma, procedere “come se” il proprio

modello fosse vero non è in sé un male, anzi a volte può essere utile a padroneggiare parti più

5

definite e semplificate della complessità del reale. L’importante è procedere con la

consapevolezza del “come se”, che aiuta a limitare facili riduttivismi.

Assumere un atteggiamento congiungente e/e; questo vale per le diverse discipline, o le diverse

teorie all’interno della stessa disciplina e anche per oggetti di osservazione che spesso la ricerca

ha guardato con ottica riducente e separante. Così appare la necessità di connettere

l’antropologia, la filosofia, la psicologia. Le antiche dicotomie mente/corpo, interno/esterno,

conscio/inconscio, individuo/gruppo son fuorvianti e parziali. L’individuo non può più essere

spiegato esclusivamente in una prospettiva intrapsichica o biologico-genetica, ma va considerato

come elemento, parte di un contesto che lo definisce in maniera significativa e che non può non

essere preso in considerazione, insieme con lo specifico individuo. L’individuo non è più un’unità

semplice con cui è possibile entrare in rapporto, piuttosto è un punto nodale di reti gruppali che lo

formano e che lui stesso contribuisce a formare. Tali reti, che hanno carattere fondamentalmente

inconscio e nelle quali è sedimentato il patrimonio biologico e culturale della specie umana, si

estendono in due direzioni, una verticale che punta al passato, alle storie personali, alle matrici

familiari, e l’altra in orizzontale, che si riferisce alle relazioni attuali.

Sul rapporto osservatore-osservato, emerge sempre con maggior chiarezza l’implicazione dello

psicologo/psicoterapeuta nella relazione clinica; dal suo essere presente con le se teorie

psicologiche e metapsicologiche, al suo essere presente con i propri tratti di personalità, carattere,

emozioni. In questo senso da un contributo alla recenti teorizzazioni secondo cui i terapeuti

contribuiscono nel set(-ting) alla creazione ed evoluzione del campo controtransferale. La

soggettività del ricercatore, le teorie cui fa riferimento, i pazienti, con le rispettive precondizioni, le

relazioni tra loro e il contesto in cui si svolge l’osservazione sono, per la clinica come per

l’epistemologia, elementi fondamentali per la definizione dei parametri di scientificità.

Altri punti di convergenza tra epistemologia della complessità e la gruppoanalisi soggettuale sono:

•l’idea di realtà in continua trasformazione richiama l’idea di una vita psichica umana in continuo

farsi;

•l’idea di un sistema come un unitas multiplex, prodotta dal rapporto di ordine, disordine e

organizzazione, richiama l’idea di individuo come molteplicità (gruppi interni), la cui dinamica

psichica è articolata tra elementi di continuità (Idem) ed elementi di rottura e discontinuità (Autos)

;

•l’importanza della storia e dell’evento per la comprensione del soggetto.

Gruppoanalisi Soggettuale E Teoria Del Self

2)

Il modello gruppoanalitico soggettuale è un modello integrato e complesso, che sposta i parametri

interpretativi classici sul versante relazionale, e molto attento alle ricerche che vanno in questa

direzione. Il modello gruppoanalitico soggettuale ci permette di definirlo come un modello “laico”;

esso, infatti, pur ereditando gli studi foulkesiani ha incluso nella costruzione della sua

metapsicologia contributi provenienti da altre discipline:

→ Dagli studi antropologici ed etnopsicoanalitici mette in luce la necessità di prendere in

considerazione l’interprete, il testo e il rapporto tra essi;

→ Dalle teorie dei sistemi che mettono in evidenza l’intimo legame tra l’autoregolazione e la

regolazione interattiva,

→ Dalla biologia e della ricerca neuroscientifiche che, da un lato confermano le antiche di

intuizioni sulla dinamica mente-corpo e dall’altro ribadiscono l’importanza dell’ambiente

relazionale per lo sviluppo del sistema,

→ Dalla letteratura dell’impatto e sistemi economici hanno sul benessere psichico.

La relazione, dunque, sia essa considerata in termini di interiorizzazione (dei modelli di

significazione propri della rete familiare all’interno della quale l’individuo sviluppa la sua identità

6

come complesso di riferimenti affettivi interiorizzati), oppure in termini reali/ interpersonali (poiché,

come già aveva notato Foulkes, è essenziale una adeguata attenzione anche ai processi dinamici

della famiglia reale e, in genere, della situazione sociale, in cui il paziente è inserito), costituisce

l’epicentro di tutto l’impatto metapsicologico della gruppoanalisi soggettuale. Intorno al concetto di

relazione si sono sviluppate l’epistemologia, la metodologia e la clinica gruppoanalitica

soggettuale.

La costruzione del self include uno sguardo:

Ai processi di formazione dell’identità,

a) Ai luoghi di fondazione della vita psichica

b) Alle dinamiche individuo-famiglia

c) Ai contributi proveniente da filoni di ricerca diversa dalla psicologia clinica.

d)

Aspetti Bioantropologici Della Soggettualità: La Neotenia

Inizieremo la nostra discussione sulla nascita del self a partire dal concetto di neotenia nella

specie sapiens. Il concetto di neotenia della specie sapiens ci informa di una particolare

condizione biopsichica della specie umana, in funzione della quale la dimensione biologica e

quella culturale sembrano compenetrarsi reciprocamente, saldamente, fino a sfumare l’una

nell’altra, delineando, in questa fragilità di confini che si butta alle spalle vecchie ed inservibili

dicotomie, Le modalità specificamente umane di essere nel mondo. Il concetto di neotenia nasce

in campo biologico e si riferisce un processo evolutivo verso una nuova specie mediante il

mantenimento di stadi primitivi larvali. Il fenomeno del mantenimento di stadi primitivi larvali nello

stadio adulto di sviluppo (la neotenia) è diventato l’aspetto centrale per la comprensione dello

sviluppo umano, tanto da catalizzare l’interesse di molti studi. Darwin interpreta il fenomeno della

neotenia, come una possibiltà di spiegazione dell’evoluzione da una specie all’altra, come

possibilità di rendere conto anche di salti e lacune rintracciabili nell’evoluzione dei gruppi maggiori.

Più che l’aspetto filogenetico, tuttavia, a noi interessa l’aspetto ontogenetico, ovvero come questa

condizione si ripercuote sulle precoci esperienze di ogni individuo. Nucara, Menarini e Pontalti

sintetizzano un insieme di caratteristiche embrioniche individuate da diversi autori al fine di

approfondire lo studio della condizione neotenica nella specie sapiens. Essa si fonda

essenzialmente su quattro ordini di fattori:

L’aspetto fisico-morfologico : l’uomo adulto presenta una morfologia fisica determinata dal

1) trattenimento di caratteristiche che tali quali la glabrezza, depigmentazione della cute, la

forma dei padiglioni auricolari, l’epicanto, le grandi labbra della femmina, i denti piccoli, la

ritardata chiusura delle strutture craniche, ecc, tutti i caratteri che sono primitivi nel senso

che sono condizioni che tali divenute permanenti e cioè condizioni morfologiche che in altri

primati sono transitorie e che nell’uomo invece si sono stabilizzate.

Il generale ritarda mento (eterocronia) dello sviluppo umano: con esso si fa riferimento al

2) ritmo di crescita estremamente lento dell’uomo, un ritmo che lo contraddistingue da ogni

altro animale

La massima elasticità e ricettività delle strutture cerebrali: fa riferimento alla lentezza dello

3) sviluppo del cervello; questa lentezza comporta la massima ricettività e plasticità delle

strutture cerebrali. Questo allungamento del tasso di crescita cerebrale determina una

grande plasticità del cervello, relativa tutto l’arco dell’infanzia fino alla giovinezza e alla

prima età adulta: ne consegue un prolungato periodo di apprendimento cognitivo-affettivo

che risulta fondamentale anche per i suoi risvolti in ambito clinico.

La necessità e la centralità del nucleo antropologico familiare: il lungo periodo di cui l’uomo

4) necessita per svilupparsi pone una necessità biologica di accudimento, senza il quale

l’uomo non sarebbe in grado di sopravvivere. Questo bisogno di accudimento qualifica la

famiglia come “spazio neotenico necessario”, all’interno del quale l’individuo può sviluppare

tutte le capacità e le potenzialità insite nella plasticità del suo cervello. Recenti studi hanno

7

dimostrato che la qualità dell’accudimento consentono sviluppo peculiare della rete

neuronale.

Tutto questo ci permette di fissare in modo chiaro l’inestricabile intreccio tra natura e cultura a

proposito dello sviluppo della mente umana.

La deficienza organica e le peculiarità organiche dell’uomo vanno considerate alla luce della idea

cardine sella “non-specializzazione” e costituiscono in termini positivi dei primitivismi. Questi

sono o stati fetali ontogenetici divenuti permanenti che l’uomo conserva anche da adulto o stadi

filogenetici. I primitivismi non sono qualità acquisite ex-novo ma stadi di transazione comuni a tutti

i primati.

Come sostegno alla concezione gruppoanalitica soggettuale della personalità bisogna considerare

insieme i primitivismi e la condizione neotenica da un lato, e la motivazione primaria al contatto

sociale dall’altro poiché essi sono alla base dell’indispensabile presenza dell’altro per la

sopravvivenza (psichica e biologica) del sé. Un altro importante risvolto antropologico del concetto

di neotenia si riferisce alle conseguenze del suo primitivismo organico e della sua carenza

strumentale, l’uomo, incapace di vivere in ambienti naturali originali, non può fare a meno di agire

sull’ambiente naturale modificandolo, trasformandolo, rendendolo cioè un habitat adatto alla sua

condizione primitiva. L’insieme delle condizioni naturali padroneggiate, trasformate utilizzate

dall’uomo con la sua attività rappresentano la sua cultura. Poiché all’uomo non è permesso di

esistere nella natura immodificata o non addomesticata, il suo habitat naturale e quello che egli

stesso ha trasformato attraverso la sua azione culturale. L’insieme della natura che l’uomo

trasforma con il proprio lavoro in tutto ciò che riesca utile alla sua vita è la cultura e il mondo della

cultura è il mondo umano. La cultura è la sua seconda natura perché esso non è capace di vivere

in un mondo che non ha addomesticato.

I processi di formazione dell’identità.

Napolitani ha effettuato una rivisitazione critica dell’opera di Freud. Tale rivisitazione risulta utile

alla comprensione del modello gruppoanalitico soggettuale della costruzione dell’identità. A

giudizio di Napolitani tutta l’opera di Freud è permeata da un’ipotesi di impronta relazionale, e lo è

dall’inizio alla fine: a partire, cioè dall’ipotesi traumatica relativa gli studi sull’isteria secondo cui

l’accadere psichico si fonda su “reminiscenze” di fatti storici e quindi propriamente culturali; fino a

costruzioni nell’analisi, dove riprende il tema del delirio e mette in evidenza la funzione di

riproduzione di una verità storica, necessariamente distorta nei suoi riferimenti concreti, ma fedele,

nei suoi contenuti, ad esperienze realmente vissute. Si evince un superamento dell’ipotesi

pulsionalistica con la conseguente affermazione dell’ipotesi relazionale come fondamento del

funzionamento psichico. Nello sviluppo del suo lavoro Freud ha introdotto una nuova ipotesi che

colloca l’individualità psichic in un’area epistemologica originale, tale ipotesi definita “processi di

identificazione” prevede che “l’essere umano assume in sé, in modo più o meno stabile ed

esteso tratti mentali, affettivi, comportamentali del suo ambiente originario, considerandoli per lo

più come qualità nativamente proprie o geneticamente ereditate”; il super-io è la particolare

configurazione di tali processi. Freud non riesce a darsi una spiegazione di ciò che, tuttavia, si

impone di nuovo alle sue attenzioni come un meccanismo di connessione tra mondo esterno e

mondo interno, un rapporto tra il collettivo e la vita psichica del singolo. La presenza del collettivo

nella vita psichica del singolo qualifica l’uomo come uomo culturale. Per Freud, però, ammettere

questo significherebbe sancire definitivamente il trapasso dal paradigma fisiologico cui, perlopiù,

egli aveva aderito. È necessario effettuare una puntualizzazione terminologica: a differenza di

Freud che guardava all’io come un deposito degli investimenti gestuali abbandonati (il che è, in fin

dei conti, avrebbe perso ancora una volta l’individuo cardine e motore del processo

d’identificazione), Foulkes parla di trasferimento della cultura e dei valori di una comunità al

bambino, introducendo, così, il concetto di interiorizzazione delle relazioni sociali. Implicita nel

termine interiorizzazione è l’idea che qualcosa si muova “dall’esterno all’interno”. Secondo la più al

gruppo analitica infatti, il sociale è ovunque, non è soltanto fuori ma anche dentro, e fin

8

dall’origine. Le idee di Foulkes implicavano un’elaborazione non solo in materia sul modo in cui la

cultura (e quindi sociale) permea l’individuo, ma anche su ciò che essa è realmente. Compito

estremamente difficile, quest’ultimo, poiché metteva l’autore a confronto con la dicotomia natura-

cultura.

In Freud il confine tra individualità biologica e individualità psicologica è un concetto che viene

ripreso più volte. Biologicamente l’individualità di ciascun individuo è garantita dall’esistenza di un

corredo genetico di antigeni di istocompatibilità che impediscono il trapianto di “parti altrui” da un

individuo all’altro a meno che il corredo antigienico non venga artificialmente compromesso. A

differenza dell’identità biologica, l’identità psicologica è invece il risultato dell’aver assunto “parti

psicologiche altrui” nel proprio sé, o meglio, in quella che prima ancora di divenire il proprio sé

possiamo descrivere come la naturale disposizione ad apprendere tratti mentali, affettive

comportamentali del proprio ambiente sociale originario. Tale disposizione è legata alla particolare

condizione bioantropologica umana, condizioni che risponde alla dicotomia natura-cultura,

determina l’apertura dell’uomo al mondo, determina anche la sua motivazione primaria al contratto

sociale. Il trapianto, sul piano psicologico, è essenziale perché sta a fondamento dell’identità

psichica e corrisponde a ciò che in termini più propriamente psicologici chiamiamo processo

d’identificazione e/o interiorizzazione (delle caratteristiche affettive, comportamentali, difensive del

sistema di cure parentali). Tale processo d’identificazione comporta quindi, un ribaltamento

dell’evidenza fenomenica tale per cui non è più l’individuo a formare il gruppo, ma è l’individuo ad

essere formato dal gruppo. In virtù del processo di identificazione “il collettivo, il gruppo è presente

nella vita psichica del singolo ed è questa presenza che qualificherà quest’ultimo come

uomo-cultura/uomo-gruppo”. Come dicevamo: “il sociale non è esterno ma bensì interno e penetra

l’essenza più intima della personalità individuale”. Ecco perché non possiamo più parlare di

individualità ma di gruppalità interne, ed ecco in che senso la conflittualità intrapsichica si

prospetta, ora, tra una soggettualità nascente e un’alterità assunta come propria. Per Napolitano

la specificità propria dell’individuo umano è di essere geneticamente disposto ad apprendere, ad

assumere “come se” fossero originariamente propri. Se grazie al processo di identificazione

l’essere umano apprende, nel senso di rendere stabilmente dentro di sé quello che i genitori e il

proprio gruppo di appartenenza intendono insegnargli, accanto a tale disposizione ne esiste

un’altra: quella tendenza alla creativa rivisitazione della “dote psichica originaria”. A queste due

disposizioni Napolitani attribuisce i termini di Idem e Autos. Così, se da una parte l’essere umano

può essere considerato assoggettato al proprio gruppo di appartenenza, che lo istituisce e tende a

replicare i propri codici (Idem) dall’altra opere di lui un’attitudine espressiva: “La predisposizione

ad una conoscenza tra formativa del mondo” ( Autos) e lo spinge liberarsi dei vincoli della cultura

istituita e in particolare dei vincoli dell’istituzione familiare. L’Idem e l’Autos rappresentano le due

vocazioni della psiche umana e, mentre la prima interiorizza un intero mondo di persone e con

essi i loro intenzionamenti, i loro comportamenti, eccetera, la seconda tende a reinterpretare

questi stessi dati effettivi in unità simboliche e personali. Detto diversamente: mentre L’Idem

rappresenta le esperienze codificate, i percorsi collaudati, il bagaglio di conoscenze acquisite che

esso non era uomo da un altrimenti invivibile assillo della quotidianità, l’Autos mette in discussione

gli aspetti più retrivi delle matrici originarie, sostituendo all’evento il proprio intervento sul mondo. Il

nesso tra i due poli dialettici sta nel fatto che l’Autos per reperir simbolizzare gli eventi trasformarli

in interventi sul mondo necessita della dote psichica, della trasmissione transgenerazionale,

ovvero dell’Idem, e viceversa l’Idem si trova davanti alla necessità di lasciarsi lacerare altrimenti

rischieremmo di trovarci dinanzi a un’istituzione totalizzante. Il processo di rivisitazione della

cultura istituita all’opera dell’autos prende il nome di simbolopoiesi. Napolitani parla di

simbolopoiesi per indicare il “mettere insieme”, ricomporre il rapporto tra le cose del mondo

secondo un senso proprio del soggetto che può in questo modo divenire autonomo, operare scelte

originali, cambiare. La simbolopoiesi è così forte da entrare in conflitto con la logica

sopravvivenziale, attraverso l’esercizio simbolopoietico, infatti, l’uomo non solo reinventa il mondo

9


PAGINE

13

PESO

39.17 KB

PUBBLICATO

9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Psicologia clinica
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cuccichiara di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Modelli psicodinamici dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Giannone Francesca.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Modelli psicodinamici dello sviluppo

Riassunto esame psicodinamica del setting, prof. Giannone, libro consigliato Regolazione affettiva, mentalizzazione e sviluppo del sé, Fonagy
Appunto
Riassunto esame psicodinamica del setting, prof. Giannone, libro consigliato Le interazioni madre bambino, Stern
Appunto
Riassunto esame psicodinamica del setting, prof. Giannone, libro consigliato La svolta relazionale
Appunto
Riassunto esame psicodinamica del setting, prof. Giannone, libro consigliato Infant Research
Appunto