Psicodinamica dei gruppi
Totem e tabù
Totem e tabù è stato pubblicato nel 1913, anche se è di due anni prima. È stato scritto nel periodo di controversia tra Freud e Jung. Jung aveva, dal 1908 in poi, pubblicato i prodromi della sua teoria dell'inconscio collettivo, in particolare andando in parte contro al concetto di pulsione psicosessuale di Freud.
Questo scritto ha l'intento di mostrare che i presupposti concettuali della teoria psicoanalitica classica, e in particolare quella pulsionale, bastassero per spiegare i fenomeni collettivi, dei gruppi. Parte con l'assunto di voler dimostrare i fenomeni di gruppo attraverso il complesso di Edipo, ma poi avviene l'opposto: la teoria che riporta il complesso edipico a livello di gruppo. Questo è il primo testo in cui viene definito il concetto di ambivalenza emotiva e pensiero magico.
C'è un'ampia classe di osservazioni di tipo psicologico, come il funzionamento delle relazioni all'interno delle famiglie, il funzionamento dei bambini in alcune fasi specifiche dello sviluppo, e una classe di osservazioni di tipo clinico, in particolare le nevrosi ossessive, tutta la dimensione legata alle cerimonie e ai rituali compulsivi che all'epoca venivano tutti classificati come nevrosi ossessive. L'altra classe di osservazioni è di tipo etnoantropologico, tanto che c'è chi ha definito Totem e tabù come un testo di metantropologia, intendendo che è una sorta di descrizione causale ed esplicativa posta a un livello meta, quindi lontano e non osservabile, di un'ampia gamma di fenomeni antropologici.
(Questo testo probabilmente è stato scritto anche perché intanto anche Jung stava lavorando sull'universalità dei singoli). In questo lavoro Freud si occupa semplicemente di analizzare una serie di dati che costituiscono una raccolta di fenomeni e comportamenti di quello che lui chiama società primitive, che sono una serie di studi fatti sugli aborigeni dell'Australia e sulle popolazioni delle isole del Pacifico.
Jung aveva come antropologo di riferimento Levy-Bruhl, che ha analizzato il fenomeno della partecipazione mistica, cioè l'idea che l'assetto originario della mente umana derivi da una psicologia di gruppo e non individuale. Levy-Bruhl ha analizzato una serie di organizzazioni sociali e pratiche sociali dalle quali deriva l'assunto che l'elemento regolatore dei rapporti sociali di queste società primitive non era l'individuo ma il gruppo. Questo si vede a partire dalle strutturazioni familiari o vincoli matrimoniali dai quali risulta la prevalenza della dimensione del gruppo su quella individuale.
Anche Freud parla della questione dei rapporti familiari nelle società primitive, affermando che è molto comune la situazione in cui i legami di parentela non sono riferiti a un singolo ma a tutta la classe di persone che potrebbero rivestire quel particolare ruolo. Per esempio, non viene definita moglie la propria moglie, ma la classe delle donne che potrebbero essere legittimamente sposate. Il matrimonio è inteso come scambio di donne tra gruppi. Quando un membro di un gruppo ferisce o uccide un membro di un altro gruppo, questo squilibrio deve essere sanato attraverso un'azione di pari gravità non verso il colpevole ma il gruppo stesso. Non importa chi è il colpevole, la colpa è del gruppo, quindi non è una dimensione individuale ma di gruppo.
Questo per lo strutturarsi delle pratiche sociali. Il dispositivo culturale è una modalità con cui un insieme di pratiche organizzate tra loro strutturano le credenze del gruppo. La dimensione individuale è qualcosa di tardivo nello sviluppo sociale, e questo influenza aspetti rilevanti della vita dei gruppi anche nei giorni nostri, non è solo qualcosa di preistorico. Il termine partecipazione mistica è usato da Levy-Bruhl per denominare il rapporto dell'individuo e il gruppo secondo questa dimensione di psichismo collettivo.
Totem
L'organizzazione totemica di cui parla Freud nel suo saggio, è un modello di strutturazione della società che si divide in gruppi detti anche clan o clan totemici, che sono individuati da un ente. Il totem corrisponde nella maggior parte dei casi a un animale sacro, ma può corrispondere anche a un luogo. Le persone che appartengono a un clan totemico regolano la loro esistenza sulla base di due divieti fondamentali:
- Esogamia totemica (esos gamo, le nozze devono essere fatte fuori dal clan): divieto di sposare e avere rapporti sessuali con donne appartenenti allo stesso clan.
- Regole e divieti precisi tra i membri del gruppo e l'oggetto totem: divieto di uccidere, consumare o sfruttare l'oggetto totem. Per esempio, se l'oggetto del mio totem è il lupo, non posso ucciderlo tantomeno mangiarlo.
C'è però un comportamento rituale: il clan festeggia il totem facendo quello che è vietato fare, quindi mangiandolo in modo collettivo per esaltare il vincolo di identità tra totem e gruppo. Freud parla di questo come di un'azione di identificazione, paragonandola all'ostia in memoria di Cristo. Quando ci riferiamo al totem non ci riferiamo a un individuo ma a una classe: non uccidere il lupo significa nessun lupo, la categoria. Quindi se uccido un lupo è come se avessi attaccato tutta la categoria. Questo è un aspetto fondamentale del pensiero magico.
Freud si concentra sul rapporto tra individuo e totem e in particolare sul senso psicologico con cui gli individui percepiscono le leggi totemiche. Queste vengono percepite in modo del tutto naturale e già nell'introduzione Freud dichiara che questo tipo di rapporto con un divieto o una legge è alla base del senso morale delle società contemporanee, paragonando questo all'imperativo categorico di Kant. Kant infatti diceva che la legge morale non necessita di spiegazioni (concetto di imperativo categorico), è auto evidente e non va giustificata e Freud appunto fa un collegamento tra questo e il modo con cui psicologicamente queste comunità primitive esperivano il loro rapporto con i divieti. Quindi Freud ritiene che indagando l'origine e la strutturazione di queste società sia possibile far luce sul senso morale nelle società contemporanee.
Tabù
Tabù è una parola polinesiana che vuol dire contemporaneamente sacro e proibito. Questo concetto fa parte del pensiero magico, ovvero la rappresentazione di una qualità attraverso il suo opposto, la perdita della dimensione logica, non è logico e ordinato questo tipo di pensiero. Il tabù appartiene a una condizione di divieti. Qualunque cosa può diventare tabù, per esempio tabù dei morti, cadaveri e sovrani. Se entro in contatto con il tabù, le conseguenze non sono solo per me ma per tutto il gruppo.
Tabù del sovrano: i fenomeni di tabù, come afferma Freud, non sono fenomeni primitivi ma sono spiegabili con il concetto di Mana. Il Mana è una potenza enorme che risiede in un individuo o ente, e tutte le persone di un gruppo possono essere immaginate in una gerarchia sociale utilizzando come paragone la quantità di mana che sono in grado di tollerare. Il sovrano della società si presuppone che possa tollerare una quantità maggiore di mana; non è facile da definire: può essere intesa come energia, potere, legata anche allo status sociale, prestigio sociale. Toccare il sovrano è tabù come toccare, per esempio, il suo cibo. Se si va una cosa simile non si va ad intaccare solo il sovrano, ma l'equilibrio del cosmo in generale.
Tabù dei morti è il primo caso in cui Freud fa un'ipotesi psicologica base della costruzione di un artefatto culturale. Freud parte dal concetto di ambivalenza emotiva: nelle relazioni umane, soprattutto quando queste sono cariche di affetti e sentimenti intensi, è impossibile non rintracciare correnti psicologiche di senso opposto. Quando vogliamo tanto bene a una persona ma non possiamo averla sempre con noi, si genera frustrazione e sentimenti di carattere opposto. Quindi con il termine ambivalenza emotiva Freud si riferisce al fatto che è molto difficile che una relazione positiva non nasconda al suo interno delle sensazioni di rabbia e frustrazione.
Esempio: rapporto con la suocera. In molte società la suocera è tabù. C'è rivalità con la suocera perché c'è rivalità in quanto la figlia lascia la madre per stare con lo sposo.
Ambivalenza emotiva e lutto: analisi psicologica. Freud osserva che noi diciamo "ci ha lasciato", quindi viene vissuta come un abbandono, nonostante la persona morta non lo desiderasse minimamente. Colleghiamo l'assenza della persona amata a una dimensione abbandonica e reagiamo emotivamente in maniera molto forte, attribuendo in qualche modo la colpa alla persona che è venuta a mancare. Psicologicamente non distinguiamo la morte da un abbandono: reagiamo al lutto come all'abbandono.
Le persone si ritengono responsabili di aver provocato la malattia e poi la morte, per esempio del figlio. Questa è una sofferenza delirante perché non è scardinabile con la logica: componente del pensiero magico. Siamo stati noi a liberarci con quei pensieri di questa persona, e si ha un meccanismo psicologico chiamato di proiezione, cioè i sentimenti ostili provati nei confronti del defunto non vengono sentiti come propri, ma come sentimenti della persona defunta nei nostri confronti. Quindi il cadavere rappresenta quella parte minacciosa, spaventosa, potenzialmente pericolosa della persona defunta esteriorizzato nel corpo, è la nostra ostilità che viene proiettata verso la persona morta che ce la fa sentire ostile nei nostri confronti ed è data dall'ambivalenza emotiva e anche al senso di colpa del pensiero magico.
È la teoria freudiana che ricollega il tabù dei morti all'ambivalenza emotiva. Nell'assetto psichico della persona che sperimenta la paura del cadavere non è così. La persona coscientemente nell'ambivalenza emotiva sperimenta solo una delle polarità, mentre l'esistenza del dispositivo sociale ci fa da campanello di allarme sull'esistenza della polarità opposta. Questo meccanismo è il punto fondamentale usato da Freud per spiegare la legge morale. Freud parte dal fatto che se una cosa è vietata lo è perché a qualche livello sussiste il desiderio di farla (per esempio desiderio di mangiare il lupo), gioia che si sperimenta quando possiamo fare quello che solitamente è vietato, per esempio il carnevale, senso di trasgressione. Il divieto sussiste in quanto controparte conscia di un desiderio. La moralità sarebbe la controparte conscia di un divieto sottostante il quale sussiste un desiderio inconscio. Il divieto è conscio, il desiderio è inconscio e il fatto che noi percepiamo la legge morale come un imperativo categorico ci protegge dal senso di colpa.
Totem e tabù è un testo con assetto riduzionista, cioè l'idea che un livello di una fenomenologia possa essere spiegato facendo riferimento a una altra tipologia di un altro livello.
Analisi dello stile di scrittura di Freud
Lo stile di scrittura di Freud è uno stile argomentativo che rispecchia il modello dell'argomentazione clinica classica (analisi della letteratura, proposta di un'ipotesi interpretativa, raccolta di evidenze favorevoli e contrarie), ma quello che rende complesso questo testo è che sono prese in considerazione evidenze provenienti da ambiti molto disparati: ci sono elementi di tipo antropologico etnografico e di antropologia culturale sull'organizzazione e i dispositivi culturali di certe popolazioni, elementi di osservazioni psicologiche, riferimenti all'ambito clinico, all'ambito dello sviluppo infantile e della concettualizzazione generale della teoria psicoanalitica del tempo.
Elementi focali
- Punto di vista antropologico: Analizzata la natura dei due fenomeni del totem e del tabù e il tipo di relazione che l'individuo ha rispetto alle leggi che regolano il funzionamento culturale del rapporto tra il gruppo e il proprio totem (leggi = esogamia totemica e ritualizzazione legata alla possibilità di consumare o accedere o avere contatti con l'animale o con il luogo o con il totem) e la serie di elementi che rappresentano il funzionamento psicologico del rapporto degli individui con gli oggetti e le situazioni tabù.
- Due aree psicologiche: ambivalenza emotiva: le relazioni dell'uomo sono caratterizzate dalla presenza di due correnti (libica/antilibidica, di sentimenti positivi/di sentimenti negativi) che sono sempre coesistenti. Ci sono situazioni della vita in cui quest'ambivalenza risulta difficile da gestire (es. il lutto), allora la società, secondo Freud, sviluppa dei dispositivi culturali condivisi per aiutare a sostenere quest'ambivalenza (es. il tabù della suocera, il tabù del sovrano). La cosa importante è che un fenomeno psicologico, ovvero l'ambivalenza emotiva, viene messo in relazione con il significato psicologico di dispositivi culturali. Due livelli diversi: il tabù è un sistema culturale, l'ambivalenza emotiva è un fenomeno psicologico; ipotesi di Freud: la componente psicologica può dare un senso e quindi spiegare l'esistenza di alcuni aspetti di questi dispositivi culturali; però sono classi di fenomeni diversi. Pensiero magico: forma originaria e primitiva del pensiero che prevede l'equivalenza del pensiero con l'azione (posso influenzare la realtà esterna attraverso la mia immaginazione e i miei pensieri); presente molto nei bambini. Il pensiero magico ha una conseguenza psicologica importante: quando proviamo sentimenti ostili, questi generano un senso di colpa sproporzionato rispetto al solo pensiero, spiegabile sulla base del fatto che i nostri sentimenti e impulsi aggressivi vengono considerati equivalenti a delle azioni.
Unendo insieme tutti questi elementi, Freud a metà del saggio avanza la sua prima ipotesi fondamentale sulla natura delle leggi morali: il rapporto dei primitivi con il totem ha le stesse caratteristiche psicologiche del rapporto che abbiamo noi nella nostra cultura con la legge morale, in particolare fa riferimento all'imperativo categorico kantiano "la legge morale dentro di me", come una cosa scolpita nella profondità dell'essere.
L'idea di Freud è che la proibizione della legge morale viene sentita naturale così come la paura dell'essere umano primitivo nei confronti del totem, e che la proibizione rappresenti l'aspetto consapevole di una situazione ambivalente in cui il sottostante desiderio è inaccessibile e rimosso: l'imperativo categorico "non uccidere" corrisponderebbe a una situazione di ambivalenza emotiva di base in cui io desidero contemporaneamente uccidere e non uccidere ma non tollero l'ambivalenza emotiva, non posso accettare consapevolmente questo desiderio di uccidere allora ci sono degli aspetti che io mi proibisco consapevolmente al costo di rendere inconsci i desideri rispetto ai quali mi sto proteggendo. La proibizione è consapevole, il desiderio sottostante è rimosso. Con questo Freud prova a dare una spiegazione della natura dei fenomeni morali.
Temi fondamentali
L'ultima parte (ultimi due capitoli) tratta due temi fondamentali:
- Rapporto (somiglianze) del totemismo con alcuni aspetti della nevrosi ossessiva e dello sviluppo psicologico dei bambini, in particolare il rapporto dei bambini con gli animali. [Importante ricordarsi che la teoria psicoanalitica a cui Freud mirava è una teoria genetica, cioè una teoria non solo di come ci si ammala ma anche di come si sviluppa la personalità e anche in questo caso questi due aspetti sono considerati insieme].
- Fondazione gruppale del complesso di Edipo: Freud propone un racconto e ci lascia con un'ipotesi sul passaggio dell'umanità da una fase in cui la società è dominata dalla legge del più forte, quindi da un potere basato sulla violenza, a una fase della società in cui il potere è basato su un contratto, un accordo. Guardandolo dal punto di vista dei gruppi questo racconto ci narra una modalità con cui sono collegate due organizzazioni estreme del gruppo: una completamente verticistica, in cui c'è un unico leader che domina il gruppo, e una completamente orizzontale in cui il gruppo è strutturato come gruppo dei pari. Il complesso di Edipo si va a inserire al nucleo di questa transizione, fra queste due condizioni limite.
Rapporto con la clinica
Premessa di Freud: ci sono delle somiglianze evidenti e rilevanti tra totemismo e comportamento nella nevrosi ossessiva, specialmente nella fobia del contatto (délire de toucher, tipica della nevrosi ossessiva), però il fatto che questi due fenomeni (un dispositivo culturale e un sintomo psicopatologico) abbiano una forma/struttura così simile non ci autorizza a dire che ci sia un'equivalenza psicologica, cioè che un sintomo psichiatrico corrisponda a una modalità di funzionare di un gruppo primitivo: forma organizzativa comune ma attenzione perché fenomeni appartenenti ad ambiti diversi. Quando confrontiamo un dispositivo culturale con una sintomatologia psichiatrica bisogna tenere presente che il dispositivo culturale è un prodotto del gruppo che ha la finalità, secondo Freud, di garantire e migliorare la socialità del gruppo, cioè si sviluppa per favorire il fatto che il gruppo possa sopravvivere e essere coeso, socializzare, cioè creare delle strutture di significato condivise, va nella direzione di unire gli individui al proprio gruppo. Il sintomo psichiatrico va nella direzione opposta, è una produzione individuale e ha la caratteristica di isolare e allontanare l'individuo dal gruppo.
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