Psicologia del patologico Stanghellini, Rossi Monti
Introduzione
Spesso quando si ha a che fare con modi di essere o esperienze di vita fuori dalla comune normalità (intendendo ciò che crediamo sia più comune) ci si affretta a chiedersi di cosa si possa trattare o a ricercare le cause eziopatogenetiche del disturbo, ricercando la risposta ai perché. È raro trovare qualcuno disposto a porsi la domanda riguardante il cosa quella persona vive ma soprattutto come possa vivere quella data esperienza. Altro obiettivo degli autori è quello di soggettivare il fenomeno riproponendo la soggettività nel focus della clinica e cercando di evitare che il fenomeno venga “seppellito” dalla oggettivazione impersonale della diagnosi.
Principio patoplastico: i fenomeni psicopatologici sono la risultante del rapporto tra persona e vulnerabilità. Si pensa al soggetto come attivo, che può prendere posizione rispetto alla propria malattia mentale.
Principio della vulnerabilità strutturale: con “vulnerabilità” si intende “essere strutturalmente sospesi tra salute e malattia”.
Dispositivo di vulnerabilità: caratteristiche che fanno di un essere umano al tempo stesso fragile ed esposto alla malattia e una persona in rapporto dialettico con se stessa, aperta al mondo della vita.
Capitolo 1 – Professione dello psicologo clinico
La clinica parte dall'esperienza diretta e dall'analisi del singolo caso, dalla specificità del singolo soggetto malato o sofferente. La clinica fa tesoro di tutto ciò che si può imparare dalle persone sane, dai “soggetti normali”.
Il termine “clinica” rimanda alla presa in carico di difficoltà, crisi, conflitti di carattere psicologico che implicano una qualche dose di sofferenza se non vero e proprio disturbo di rilevanza psicopatologica. La diagnosi in psicologia clinica non coincide con la diagnosi in senso medico, la diagnosi psicologico-clinica deve essere intesa come un “conoscere attraverso”, la conoscenza non è proprio diretta al disturbo attraverso i sintomi ma al disturbo attraverso la persona. La diagnosi si configura quindi come un processo di valutazione globale del disturbo, della persona e del rapporto tra persona e disturbo. Tale processo di valutazione prende il nome di assessment.
La diagnosi è uno dei principali compiti del clinico. DSM e ICD-10 sono strumenti diagnostici che, nel bene e nel male, hanno permesso di usare criteri diagnostici semplificati ma condivisi. La diagnosi permette di informarsi sinteticamente su alcuni aspetti generali e oggettivi, ciò comunque non dovrebbe togliere importanza al momento dell'incontro, momento in cui posso confrontarmi con la persona che ho davanti (non con il disturbo) e con il suo specifico modo di declinare il disturbo. L'incontro fornisce dati soggettivi con cui riempire (o eventualmente rivedere) il quadro generale. Entrambi gli aspetti della diagnosi (soggettivo e oggettivo) sono importanti per farmi un'idea del paziente, delle sue specifiche difficoltà e formulare un progetto terapeutico corretto e praticabile. La diagnosi è strumento di conoscenza, può essere usato in modo funzionale o non funzionale alla relazione terapeutica.
La diagnosi in psicologia clinica coinvolge il clinico stesso, inoltre la diagnosi è altamente influenzata da variabili di contesto. I fenomeni di cui si occupa la psicologia clinica possono essere rilevati solo all'interno di una relazione in cui il clinico e paziente usano loro stessi e l'altro come vie di comunicazione e conoscenza di ciò che accade nella mente della persona sofferente.
→ Avere-di-fronte-qualcosa
Cargnello → il clinico, nel suo lavoro, oscilla tra → essere-con-qualcuno
Questi due aspetti non vanno separati tra loro ma considerati come aspetti complementari dello stesso processo.
Che cosa è la psicologia clinica? È la disciplina che si occupa dell'analisi dei problemi della vita interiore. Vi sono 4 ambiti specifici della competenza della psicologia clinica:
- Diagnosi psicologico-clinica e assessment
- Interventi terapeutici di natura psicologica
- Metodologia della ricerca in psicologia clinica, ricerca sui fattori terapeutici e sulla valutazione dell'efficacia
- Prevenzione, consulenza, formazione
Psicologia del patologico Stanghellini, Rossi Monti
Ci sono 5 domande a cui si può tentare di rispondere:
- La psicologia clinica a chi applica “competenze, metodi di ricerca, strumenti di indagine, tecniche di intervento?
- Dove li applica? (in quale contesto?)
- A che cosa li applica?
- A quale fine? Perché?
- Come li applica?
1) Il termine Setting si riferisce alla definizione della cornice all'interno della quale svolgere un certo lavoro. Esistono vari tipi di setting nonostante quello psicoanalitico sia il più famoso. È importante fare attenzione alla strutturazione e mantenimento di coordinate spaziali, temporali, organizzative necessarie allo svolgimento del proprio lavoro. Tali coordinate dovrebbero essere stabili e invarianti il più possibile così da costituire un sfondo stabile con cui formulare una richiesta di aiuto, le variazioni che nel tempo si producono nel rapporto con il paziente. In psicologia clinica il chi solitamente è il singolo individuo, il caso clinico. Tali individui possono vivere una crisi in qualche modo mentale che ha una propria struttura tanto da configurarsi come e vero e proprio disturbo di un qualsiasi sistema nosografico. Il chi può essere costituito anche da:
- Coppie che vivono con sofferenza la relazione
- Famiglie all'interno delle quali si è prodotta una crisi, una sofferenza
- Gruppi di pazienti, di familiari, di operatori
2) Vi sono molte risposte, gli autori ne prendono in considerazione solo alcune: studio o ambulatorio da libero-professionista, nel servizio sanitario nazionale, case famiglie, centri diurni, comunità, strutture intermedie, CTU, psicologo clinico all'interno di un carcere, ambito scolastico, preventivo, universitario. Il dove non riguarda solo la sede ma anche le caratteristiche dello spazio professionale.
3) Seguendo l'esempio di Marzillier e Hall si potrebbe indicare il cosa della psicologia clinica riferendosi alla sofferenza umana e alla qualità della vita. Secondo gli stessi autori sopracitati i problemi con i quali lo psicologo clinico viene in contatto sono rappresentati da:
- Problemi di carattere emozionale come paure, fobie, ansia generalizzata, ossessioni e compulsioni, depressione, disturbi emotivi, rabbia, senso di colpa
- Problemi di dipendenza in cui rientrano anche i disturbi alimentari e il gioco d'azzardo
- Problemi di carattere psico-sessuale come disfunzioni sessuali, relativi all'orientamento sessuale, conseguenze di abusi sessuali
- Problemi di carattere sociale e interpersonale
- Problemi di carattere psicosomatico e/o medico
4) La motivazione all'intervento nasce sempre dalla percezione soggettiva di una sofferenza più o meno strutturata e può andare dal generico disagio fino a quando la sofferenza assume la fisionomia di vero e proprio disagio (disturbo psichiatrico) psicologico. La richiesta di intervento può arrivare dal diretto interessato. Spesso però, è soprattutto quando si ha a che fare con persone che presentano un disturbo patologico a livello psicotico, il sofferente può aver tagliato i ponti e dunque l'intervento viene richiesto da qualcuno che fa parte del suo entourage.
Quali obiettivi e quali si scopi si propone l'intervento? Alleviare la sofferenza umana e migliorare la qualità della vita (Marzillier, Hall). Gli obiettivi dipendono però dalla ragione dell'intervento, così ad esempio nel caso degli attacchi di panico si può iniziare cercando di ridurre il terrore portando il focus dal piano somatico a quello narrativo. In secondo luogo tentare di stabilire connessione tra un attacco d'ansia apparentemente immotivato (fulmine a ciel sereno) e altre situazioni che possono aver scatenato stati d'ansia. Infine si può cercare di leggere la situazione in modo che sia “meno sconosciuta” per il paziente.
5) Si applicano competenze, conoscenze ed esperienze acquisite nella formazione. Nel passaggio da teoria a pratica (es. tirocinio) i modelli e la teoria hanno un ruolo essenziale. La scelta di un orientamento (indirizzo teorico) influenza il modo di fare clinica aiutando a operare seguendo linee guida e chiavi di lettura delle situazioni.
Psicologia del patologico Stanghellini, Rossi Monti
Il tirocinio clinico: è un momento di articolazione tra teoria e pratica. È un'esperienza di formazione professionale e personale (guardiamo l'abisso mentre l'abisso guarda in noi). Per orientarsi è necessario muoversi liberamente tra tre ambiti:
- Conoscenze teoriche
- Conoscenze psicopatologiche
- Cosa sento?
Il tirocinio permette il coinvolgimento personale nel contatto con la patologia mentale ma anche in un gruppo di lavoro multiprofessionale.
Capitolo 2 – Psicologia clinica e discipline di confine
La psicologia clinica conosce discipline di confine come la neuropsicologia clinica, la psicodiagnostica, la psicometria, la psicosomatica, la psicodinamica. Sono tutte discipline che si trovano sotto l'ombrello della psicologia clinica.
La psicologia clinica e la psicologia generale: la psicologia generale e la psicopatologia cognitiva (psicologia clinica di questo ambito) hanno un rapporto a due vie per cui dall'esperienza si passa alla teoria ma anche che dalla teoria si passa all'esperienza.
La psicologia generale: è lo studio sistematico dei principi generali e leggi che governano la vita mentale, è condotta indipendentemente dalle caratteristiche specifiche del singolo individuo. La psicologia clinica ha a che fare proprio con i singoli soggetti, specifiche situazioni di crisi, sofferenze o disturbi. Le teorie cliniche nascono dall'esperienza clinica sul singolo di cui si riconoscono aspetti generalizzabili delle “categorie” in cui, in senso diagnostico, appartiene. Le teorie cliniche sono alla base degli interventi terapeutici.
La psicologia clinica e la psicologia differenziale: la psicologia differenziale indaga la differenza tra individui con strumenti di carattere quantitativo (psicometria).
La psicologia clinica e a psicologia medica: la psicologia medica si riferisce a a quella parte di ψ clinica che ha sviluppato particolari competenze applicate alla medica. Tre modalità per “non lasciare sgomita” quest'area dell'intervento:
- Integrazione: competenze di carattere psicologico relative alla ψ della malattia e/o rapporto medico-paziente sono importanti in momenti di cura, diagnosi, decorso ecc. per il paziente. Per questo è necessario integrare tali competenze alle competenze settoriali del medico.
- Rapporto medico-paziente: sia a livello individuale, sia a livello di gruppo familiare o del gruppo curante.
- Diffusione di conoscenze e competenze nel personale sanitario: si invita operatori sanitari alla conoscenza (o indagine) della dimensione psichica della malattia e della relazione. Ciò che è importante sono i fenomeni, quelli ψ dovrebbero essere tenuti presenti tanto quanto quelli che vengono definiti “somatici”.
ψ clinica e ψ dinamica: il termine “dinamica” appare in ambito ψ logico-ψ psichiatrico alla fine dell'Ottocento. Il termine ha avuto più significati:
- Diverso da statico, in relazione alla visione del disturbo mentale
- Sinonimo di funzionale e quindi diverso da organico
- Le paralisi dinamiche si distinguevano da quella con base organica
- Esquriol e Bernhem usano il termine per dar forma all'idea di ideodinamismo per cui ogni idea suggerita e accettata da un soggetto tende a tradursi in atto.
È con la nascita della psicoanalisi che questo termine si afferma. Se inizialmente psicodinamica e e psicoanalisi venivano usati come sinonimi oggi la psicodinamica ha un campo più campo di quello psicoanalitico, abbracciando al suo interno contributi delle neuroscienze, etologia, Infant Research, cognitivismo, psicologica sociale. La ψ dinamica si configura come una particolare ψ clinica che, a partire dalla dinamica dei fenomeni ψ chici interviene in essi in un processo terapeutico mediato dalla relazione.
ψ clinica e ψ chiatria: i confini tra i due approcci sono divenuti sempre più labili e per questo il rapporto tra queste due discipline appare controverso. Una parte dalla ψ clinica si occupa dello stesso oggetto di studio della ψ chiatria: la clinica dei disturbi mentali (diagnosi, prognosi, trattamento) ma le due si differenziano soprattutto per l'ampiezza delle aree esplicative e per il metodo con cui si intenziona questo oggetto di studio.
Ampiezza del campo di applicazione: la ψ clinica, a differenza della ψ chiatria, va anche al di là del catalogo dei disturbi mentali pur occupandosene, mostrando così un più ampio campo di applicazione. Vengono infatti affrontati fenomeni clinici e non che appartengono ad ambiti diversi e variegati (es. crisi di momenti legati al ciclo di vita o a situazioni di vita, fenomeni di carattere depressivi ma non sufficientemente gravi per rientrare nei criteri diagnostici del DSM, situazioni varie di carattere problematico, di disagio, di conflitto, di trauma. Il campo di applicazione inoltre comprende il dominio della prevenzione, educazione, informazione.
Metodo
| Modello medico | Modello clinico |
|---|---|
| Davanti ad una serie di sintomi che tendono a presentarsi insieme in modo ricorrente (sindrome) si pensa che all'origine ci sia un agente causale che determina l'insieme complessivo dei sintomi che il medico rileva nella valutazione clinica | Si può snodare una sequenza di reazioni concatenate tra loro e comprensibili in cui ogni momento agisce su quello successivo. La ψ clinica adotta questo modello fondato su strumenti di carattere ψ logico. |
Secondo gli autori vi sono implicazioni ψ -cliniche in ogni intervento ψ chiatrico sufficientemente buono, ma la ψ chiatria adotta il modello medico tradizionale. Per cui si postula l'esistenza dei disturbi clinici codificati, si descrivono i sintomi soggettivi e oggettivi, indaga le cause, studia il decorso e la prognosi, progetta la cura. Il modello clinico tiene in considerazione (anche) il ruolo che svolge la persona, affonda le sue radici nel rapporto interpersonale, analizza e studia il caso individuale. Il metodo ha carattere storico-clinico, osservativo, ermeneutico-comprendente e privilegia la ricerca di senso. A differenza dell'anamnesi psichiatrica la storia che interessa la ψ clinica non si limita a indagare al fine di criteri diagnostici ma si interessa della storia di vita della persona. La diagnosi ψ clinica (assessment) richiede più tempo di una diagnosi nosografica. Per questo il clinico deve pensare di predisporre un setting in cui dar via al processo diagnostico. Il processo diagnostico è un processo conoscitivo che si dispiega nel tempo (almeno 2 o 3 incontri).
Assessment: è l'accertamento, il delinearsi del problema. Non ci si limita solamente a indicare quale sia la natura del problema ma si ricercano i punti deboli e i punti forti della situazione. Si ricerca di identificare quei fattori che hanno fatto sì che qualcosa non vada per il verso giusto.
ψ clinica e ψ copatologica: nell'iter formativo del clinico capita di incontrare il termine psicopatologia, questo può essere usato in modi diversi più o meno generici e corretti. Gli autori ne delineano quattro accezioni diverse.
- Accezione generica: si riferisce all'intero campo delle patologie mentali (tutte le forme in cui si esprime la patologia mentale come nella codificazione del DSM) il termine viene usato come sinonimo sia di sintomatologia sia di disturbo mentale.
- Accezione estetica: viene usato come sinonimo di ψ chiatria per nobilitare l'immagine della stessa che viene spesso associata a istituzionalizzazioni, custodialismo ed emarginazione.
- Accezione epistemologica: il termine si riferisce ad un'impostazione metodologica che riflette sulla natura e i modi di concepire e avvicinarsi ai disturbi mentali.
- Accezione specialistica: si designa uno specifico metodo di conoscenza dei fenomeni patologici della psiche. In tale accezione si designa come ψ del patologico (che non sempre ha l'ambizione di ricercare l'eziologia della patologica), non si assume una visione della patologia mentale come deviazione della ψ normale.
Nell'accezione specialistica si può quindi parlare di ψ patologia generale e ψ patologia clinica.
ψ patologia generale: ci si riferisce al tentativo di (prima Wachsmuth poi Jaspers) importare la metodologia di ricerca della patologia generale in medicina nel campo della patologia mentale. La patologia generale in medicina si occupa dello studio dei meccanismi generali con cui si producono danni o alterazioni all'organismo umano. Allo stesso modo in ψ patologia generale si studiano i fenomeni morbosi generali in ambito ψ chico. Ciò significa considerare tali fenomeni e non i quadri clinici specifici che si possono individuare con i vari criteri nosografico-classificatori.
ψ patologia clinica: è vicina alla nosografia descrittiva, l'ambizione è basare la diagnosi ψ chiatrica sui vissuti (particolari configurazioni della esperienza soggettiva del paziente).
ψ clinica e ψ analisi: la ψ clinica nasce dalla convergenza di tra tradizioni di ricerca:
- Psicometrica
- Comportamentista
- Psicoanalitica
Sebbene la ψ analisi abbia subito revisioni e disconferme empiriche, ha contribuito alla conoscenza dell'individuo con importanti costrutti, si pensi ai meccanismi di difesa, inconscio, transfert e controtransfert, narcisismo ecc. che fondano la forma
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