Il disagio psichico nella post-modernità
Configurazioni di personalità e aspetti psicopatologici
La Barbera, Guarneri, Ferraro
Parte prima: area del disturbo narcisistico
Narciso nella civiltà delle immagini
Risonanze del mito nella cultura e nella clinica post-moderne (D. La Barbera)
Il mito di Narciso appare, oggi, in grado di esplicare alcuni degli aspetti psicologici e psicopatologici propri della post-modernità e di fornire molti spunti di riflessione. Viviamo in una società che compensa le sue ansie e le sue crescenti insicurezze con il bisogno di apparenza e di successo, di esteriorità e di performance, e possiamo sostenere che l'attuale civiltà delle immagini poggia le sue fondamenta sulla visibilità e sulla ipervisualità. Dovremmo quindi rileggere il mito, che ha avuto una parte rilevante nelle teorizzazioni psicoanalitiche contemporanee, spostando il focus dalla dimensione autoerotica e dell'amore di sé a quella della visualità, cioè della preponderanza del canale sensoriale attorno al quale oggi si organizzano e disorganizzano in massima misura la maggior parte delle transazioni psicologiche ed emotivo-affettive individuali e collettive.
Narciso, come è noto, viene affascinato sino a innamorarsene perdutamente, dalla propria immagine, e questo innamoramento è così letteralmente e metaforicamente immersivo, da non lasciare spazio a nessun'altra possibile elaborazione mentale, da non consentire di accogliere nessun'altra emozione. Quella immagine dominerà su tutti gli altri contenuti della mente, su tutte le altre possibili sollecitazioni ambientali. Rompe irreparabilmente un equilibrio, assorbendo lo sfortunato giovane in una tormentata afflizione che rimanda continuamente all'assenza e all'impossibilità di appagamento. Partendo da queste premesse possiamo ipotizzare che il mito di Narciso ci illumini sul potere di fascinazione e di captazione delle immagini esterne e sulla loro capacità di depotenziare la vita simbolica, il potere dell'immaginazione interna. Se allora il mitico Narciso è divenuto figura dell'amore oggettuale maturo, in questo grandioso mitologema anche una prospettiva che richiama il rapporto con le immagini e le conseguenze della rottura dell'equilibrio tra le immagini esterne e interne emerge in modo chiaro.
Narciso era un giovane bellissimo, cui il tema della bellezza e dell'immagine lo riguardava ancora prima che Nemesi lo facesse innamorare di se stesso, per punirlo di tutte le pene d'amore causate alle donne e agli uomini che, innamorati di lui, egli non aveva degnato di alcuna attenzione. La sua bellezza determinava quindi l'inizio della sua fine. Il tema dell'immagine e quello della bellezza sono indissolubilmente legati anche se la natura di questa relazione appare sottile e non del tutto scontata come potrebbe sembrare a prima vista. Nella cultura attuale questo tema si configura in tutta la sua complessità e poliedricità, perché, probabilmente, mai come al giorno d'oggi l'umanità è stata così attratta dalla bellezza: dei corpi e dei volti, ma anche quella delle immagini mediate che, nella bellezza fisica, quella della natura. Viviamo in un mondo dominato dalle immagini: dall'infanzia che nasce, all'anziano che muore, la nostra principale preoccupazione sembra essere quella di far risaltare la bellezza o di limitare e mascherare la sua assenza. Se è assolutamente vero che anche nelle civiltà antiche la scienza della cosmetica, il gusto per il bello e le pratiche con le quali si tentava di abbellire e preservare le sembianze dei defunti dimostravano una certa preoccupazione per l'immagine, altrettanto evidente è che al giorno d'oggi la bellezza sembra diventata un'ossessione di massa alla quale tutta la società deve fare i conti. Ogni civiltà e ogni cultura hanno espresso la loro sensibilità per il bello, ma oggigiorno la centralità del corpo e dell'immagine assume una attitudine pervasiva e assolutizzante, in virtù del fenomeno della mediatizzazione, spettacolarizzazione, globalizzazione, e mercificazione della bellezza fisica.
La civiltà delle immagini nella quale viviamo produce quindi un'ansia relativa alla nostra immagine con la quale apparentemente siamo costretti ad avere a patti e a pacificare il timore di esclusione dal grande circuito della bellezza e del successo, che sembra garantire appagamento e felicità. Ma, a ben vedere, una delle chiavi tragiche e paradossali per interpretare la società attuale è che la promessa di felicità e benessere può funzionare soltanto se si mantiene l'umanità in uno stato di relativa infelicità e scontento, solo se si diffonde una situazione psicologica collettiva di disagio, insicurezza, di scarto costante e irraggiungibile tra come si è e come si vorrebbe essere, tra ciò che si ha e ciò che si vorrebbe avere.
Alexander Lowen negli scritti sul narcisismo chiarisce il ruolo che l'immagine gioca nel narcisista. In esso esiste una incongruenza di fondo tra il Vero Sé e l'immagine del "Sé", tra la profondità dei sentimenti e la superficialità dei comportamenti, tra l'essere e l'ostentare, tra l'essere e l'apparire, tra il reale e l'ideale. In altre parole, esiste nel narcisista una contrapposizione tra il Vero "Sè" e il Falso "Sé". Mentre il Falso "Sé" sta in superficie, rappresenta l'immagine con la quale il narcisista vuole presentarsi al mondo, il Vero Sé si cela dietro l'immagine di facciata. Il Vero "Sé", quello capace di amare e di provare sentimenti, deve essere nascosto e negato, poiché il "Sé" superficiale esige la sua sottomissione in favore di una nuova identità, all'apparenza più adatta a resistere agli urti della vita, alle frustrazioni e alle angosce che minano alla base il solido cemento dell'autostima e della fiducia in se stessi. La distinzione importante dunque tra la persona narcisista che opera nei termini di un'immagine e il soggetto maturo che opera secondo i propri sentimenti. Per provare dei sentimenti dobbiamo prima essere in grado di sentirli, ma per sentirli dobbiamo essere in contatto con il nostro corpo, in quanto ciò che proviamo dipende da quello che in esso vi accade.
Ecco perché alcuni autori, come Lowen, sono convinti che l'eccessiva importanza attribuita dal narcisista all'immagine Falso "Sé" sia dovuta alla dissociazione dell'Io dal proprio Sé corporeo. "Sé" è un dominio psicologico che presenta fin dalla nascita, mentre l'Io è un fenomeno di organizzazione mentale che si sviluppa in sincronia. Il senso del proprio "Sé", la coscienza del proprio "Sé", prendono forma man mano che l'Io si definisce e attraverso la consapevolezza, l'espressione e la padronanza di sé. Dobbiamo evitare di confondere o identificare l'Io con il "Sé". L'Io rappresenta la coscienza con le sue funzioni tra le quali possiamo annoverare, per esempio, il pensare o la capacità di controllare l'azione della muscolatura volontaria; mentre il Sé è costituito dal corpo e dalle sue funzioni, molte delle quali operano sotto il livello della coscienza, come la capacità di sentire. Dissociando l'Io dal corpo e dal "Sé", i narcisisti dividono la coscienza dalla sua base viva. Invece di operare come un tutto integrato, la personalità si separa in due parti: una attiva, l'Io che osserva, con cui l'individuo si identifica, e una passiva, l'oggetto osservato, il corpo.
Quindi, per Lowen, il "Sé" aspetta il narcisista possiamo perderne il senso se, dissociando l'Io dal nostro "Sé" corporeo, investiamo la libido dell'Io o dell'immagine. La relazione tra Io e "Sé" è dunque complessa: senza un Io non ci può essere un senso del Sé ma, se manca questo, il senso della fi si perde a meno che non sia legato all'Io. In realtà, l'individuo ha una duplice identità che deriva, in parte, dall'identificazione con l'Io, in parte, dall'identificazione con il corpo e l'Io che sente. Ancora Lowen: l'immagine si adatta alla realtà del corpo. Quando in una persona sana le due identità sono congmanca la congruenza tra sé e immagine di sé, la personalità è disturbata. La gravità di questo disturbo è l'immagine o ha proporzionale al grado di incongruenza. Il divario è più marcato nella schizofrenia, dove quasi più alcun rapporto con la realtà. Poiché questa immagine è in netto conflitto con la realtà corporea, il risultato è la confusione. Lo schizofrenico tenta di annullare tale confusione dissociando la realtà del proprio corpo, e questo conduce a un distacco dalla realtà in generale. Nei disturbi narcisistici l'incongruenza, anche se minore che nella schizofrenia, è sufficiente a produrre una dismissione dell'identità, l'identità basata sul corpo senza conseguente confusione. I narcisisti evitano la confusione negando però dissociarsi da esso; possono ignorare il "Sé" corporeo come tradendo l'attenzione e l'interesse esclusivamente sull'immagine. Impedendo che qualsiasi sentimento o sensazione intensa raggiunga la coscienza i narcisisti possono trattare il corpo come un oggetto che dipende dal controllo della volontà.
Come Narciso, anche il soggetto post-moderno rischia di perdersi in una dimensione liquida e senza forma e, anch'egli, in quel gioco di specchi e di sguardi che ha luogo o sulle acque di un lago o su schermi, monitor, display, dove la civiltà mediatica celebra il trionfo delle immagini del mondo. Patologie dell'identità, psicopatologie della bellezza, depressione da vuoto, da noia, da successo o da insuccesso, dismorfofobie, fragilità narcisistica, disturbi del comportamento alimentare: la clinica post-moderna sembra presentarci tutta una serie di nuovi disturbi o di nuove presentazioni di vecchi disturbi, nei quali lo stimolo patoplastico e psicopatomimetico dei cambiamenti culturali appare molto evidente e la perdita delle matrici di simbolizzazione e dei referenti meta sociali gioca un ruolo assolutamente preponderante nel peggiorare la prognosi. Il continuo flusso di immagini, d'altro canto, rende tutti più i pazienti, più insofferenti, più alla ricerca di sempre nuovi stimoli, perché, come molti Autori hanno notato, esiste anche una sorta di addiction delle immagini che la funzione orale esplicata dalla vista ci aiuta a meglio comprendere e definire.
Disturbo narcisistico di personalità e relazioni oggettuali
Da un punto di vista psicodinamico si definiscono narcisistiche le personalità organizzate intorno alla tematica del proprio autostima attraverso una forte dipendenza dall'esterno. Un'eccessiva sensibilità alle approvazioni o alle critiche è comune a ogni essere umano, ma nella personalità narcisistica questa sensibilità è eccessiva e permea tutta la vita interiore del soggetto che si organizza intorno a una continua ricerca di rifornimenti narcisistici. Questa sproporzionata preoccupazione per sostenere l'autostima sottende, in realtà, un senso interiore di inadeguatezza, debolezza, inferiorità, vergogna e invidia, sentimenti che pervadono l'esperienza del "Sé" della personalità narcisistica.
Spesso in questi soggetti si riscontra una curiosa contraddizione tra un concetto molto elevato del Sé e sentimenti di estrema inferiorità, come risultato di una mancata integrazione tra rappresentazioni buone e rappresentazioni del "Sé". Kernberg definisce questa mancata integrazione del "Sé" e dell'altro, caratteristica delle organizzazioni al limite cui fanno parte le personalità narcisistiche, "sindrome della dispersione dell'identità". Oltre al meccanismo della scissione, che determina questa mancata integrazione del Sé e degli altri (la scissione è il meccanismo attraverso cui il paziente divide le rappresentazioni del Sé e gli esterni in tutti buoni e tutti cattivi, allo scopo di proteggere l'amore e la bontà dalla contaminazione da parte dell'odio e dell'aggressività), sono utilizzati due meccanismi di difesa dalle personalità narcisistiche: l'idealizzazione e la svalutazione.
Attraverso l'idealizzazione, la personalità narcisistica mantiene un'immagine idealizzata del "Sé" che lo protegga da rabbia, invidia, disprezzo e autosvalutazione, sentimenti inaccettabili in quanto fonte di sofferenza e angoscia. Ricorrendo all'idealizzazione dell'altro, inoltre, la personalità narcisistica considera perfetto un altro a lui vicino, così da gonfiare il proprio "Sé" attraverso l'identificazione con l'altro idealizzato. Le personalità narcisistiche tendono pertanto a idealizzare coloro dai quali si aspettano nutrimenti narcisistici e a svalutare coloro dai quali non si aspettano più nulla.
Tali dinamiche relazionali si associano a un impoverimento del mondo interno ed esterno delle relazioni oggettuali, a una sensazione di vuoto interiore e di insoddisfazione, a un senso di inquietudine e noia che emergono quando nessuna nuova fonte alimenta più la loro autostima. La problematicità delle relazioni oggettuali instaurate dalla personalità narcisistica dipende dunque da una mancata integrazione dell'identità e dall'assenza di una continuità temporale del concetto di sé e degli altri, requisiti fondamentali per garantire stabilità, profondità ed empatia nelle relazioni con gli altri significativi.
Inoltre la mancanza di una continuità temporale del concetto che si ha di sé e degli altri, fa sì che questi pazienti non siano in grado di valutare in modo realistico gli altri. Piuttosto l'altro può essere definito per la personalità narcisistica come "oggetto-sé". Per "oggetto-sé" si intende chiunque abbia il compito di sostenere il senso di identità e di considerazione attraverso continue conferme, ammirazioni e approvazioni. Si tratta dunque di oggetti esterni al Sé ma che funzionano al tempo stesso come parte della propria definizione di Sé.
L'introspezione con l'altro risulta dunque parassitaria e improntata allo sfruttamento. Empatia, preoccupazione per i sentimenti dell'altro, tratti caratteristici delle relazioni d'amore sane, nelle relazioni oggettuali di questi soggetti vengono sostituiti da un grado eccessivo di riferimento al Sé, da continue richieste di ammirazione e da una notevole incapacità di comprensione intuitiva, curiosità e investimento affettivo sugli altri.
La personalità narcisistica, più che amore, chiede l'ammirazione dell'altro, come sostegno e riconferma della propria autostima. Queste dinamiche possono essere talora ricondotte a una patologica relazione madre-bambino, connotata da sentimenti di profonda frustrazione, rabbia, e risentimento nei confronti del primo oggetto d'amore, vissuto come frustrante o rifiutante.
La presenza di una madre fredda e rifiutante, che trascura o sfrutta in modo narcisistico il figlio, ignorandone i bisogni emotivi e la vita interiore, può indurre nel bambino sentimenti di invidia e di odio inconsci diretti nei suoi confronti e successivamente estesi alla relazione d'amore tra i genitori. Un adulto narcisista, dunque, può essere stato a sua volta, durante l'infanzia, un "apprendista narcisista", apprezzato dai genitori per il ruolo che svolgeva e impossibilitato a esprimere i propri reali sentimenti, soprattutto quelli ostili quali rabbia, odio, invidia, insiti nella natura di ogni essere umano, per il timore di essere rifiutato o umiliato da essi.
In questi pazienti, è possibile osservare profondi sentimenti di odio e di invidia nei confronti delle donne: ciò che li contraddistingue, tuttavia, non solo l'intensità di questi sentimenti, ma la svalutazione della donna derivante dalla svalutazione della madre come primo oggetto d'amore e il diniego dei bisogni di dipendenza, fattori che hanno come traini nel determinare un'incapacità di impegnarsi in modo profondo in relazioni d'amore mature. In altri casi, si può assistere a infatuazioni transitorie, sostenute da un'idealizzazione della donna, non nella sua interezza, ma limitata agli attributi sessuali: si ha una momentanea soddisfazione limitata alla conquista dell'oggetto sessuale.
Si parla della "sindrome del Don Giovanni", nella quale il dongiovanni è un uomo con un disperato bisogno di sedurre le donne in modo aggressivo e manipolatorio, finendo poi per frustrale, umiliarle e abbandonarle con piacere, una volta terminata l'esperienza sessuale. Incapaci di tollerare sentimenti contraddittori di amore e odio, i pazienti narcisisti operano una scissione tra l'immagine di una donna totalmente buona e quella di una donna cattiva e vendicativa, con la conseguente inibizione della capacità di stabilire relazioni profonde che vadano oltre la sola gratificazione sessuale.
I conflitti narcisistici si manifestano, tuttavia, non solo nell'invidia, nella svalutazione e nel disprezzo dell'altro, ma anche nel conscio desiderio di completare se stessi attraverso una donna che sia l'immagine speculare di sé, una sorta di gemello eterosessuale. Il partner dovrà allora rispecchiare necessariamente l'ideale del soggetto narcisista ed essere esattamente come lui ha bisogno che sia.
Altri pazienti narcisisti fisicamente attraenti, invece, possono scegliere un partner di aspetto sgradevole oppure l'odio inconscio per le donne può portare a scegliere un altro uomo come gemello omosessuale che, idealizzato per una genitalità identica a quella del paziente, protegge inconsciamente dalla dipendenza e dall'invidia per l'altro sesso, permettendo in tal modo relazioni idealizzate, purché desessualizzate, con le donne. La coppia nella quale entrambi i partner hanno una personalità narcisistica può gratificare i bisogni di dipendenza reciproci e mantenere stabile una relazione.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Psichiatria, prof. La Barbera, libro consigliato Percorsi clinici della psichiatria, La Barbera
-
Riassunto esame Psicologia delle tossicodipendenze, prof. Di Blasi, libro consigliato Le dipendenze patologiche, Ca…
-
Riassunto esame Psicosomatica con elementi di psicologia della salute, prof. Epifanio, libro consigliato Alessitimi…
-
Riassunto esame Diritto pubblico, prof. Piraino, libro consigliato Diritto pubblico, Barbera, Fusaro