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IL COUNSELLING DEL FUTURO

Nota – Soresi

1- IL COUNSELLING IN UN’EPOCA DI CRISI ECONOMICA E DISAGI: IL CONTRIBUTO DELLA PSICOLOGIA

POSITIVA

In quest’epoca di incertezza e crisi economica i ricercatori e professionisti del counselling devono essere in

grado di mostrare una rinnovata sensibilità e aggiornate strumentazioni per aiutare persone,

organizzazioni, contesti --> devono individuare obiettivi da perseguire, opportunità da cogliere e strategie

da porre in essere.

Interventi di counselling classici come quelli di impostazione dinamica e cognitivo comportamentale, cosi

come quelli rogersiani possono essere gettonati ma poco efficaci. Continuano inoltre ad essere:

Erogati sulla base di una esplicita richiesta di aiuto, mentre persone realmente in difficoltà non

• avanzano richieste d’aiuto né si avvicinano ai servizi di counselling.

Ad essere visti con favore e paragonati a servizi come la psicoterapia

• Poco frequenti e poco pubblicizzati

• A privilegiare relazioni e rapporti quasi esclusivamente centrati sul cliente

• Irrilevanti dal punto di vista preventivo

• Counselling: funzione associabile a inverse professioni, interessate alla promozione della salute e

v del benessere, all’epowerment delle persone e alle loro capacità di progettazione e pianificazione.

Le azioni di counselling possono essere indirizzate a persone e gruppi, ad agenzie e

è organizzazioni e privilegiare finalità di tipo preventivo.

Azioni di counselling sono di breve durata e comprendono azioni di: a) aiuto; b) azioni che

è tramite la riflessività portino alla ricerca di nuovi significati personali; c) informative e

persuasive; d) formativo/educative; e) di supporto e supervisione.

Possono essere viste attività e funzioni di counselling in 4 ambiti: benessere/salute,

è apprendimento, orientamento/lavoro, prevenzione/comunità.

Il futuro del counselling sembra essere riservato a coloro che saranno capaci di:

proporsi sul mercato con competenze specifiche;

• di comprendere e utilizzare linguaggi diversi;

• collaborare in contesti complessi e multiculturali richiedenti approcci multidisciplinari;

• Lavorare a distanza in favore di piccoli e grandi gruppi (meno in studi chiusi face to face)

Le recenti SWOT analysis (Ferrari & Soresi,2012) suggeriscono di:

Favorire lo sviluppo di identità multiple;

• Innovare modelli e procedure;

• Utilizzare di più la tecnologia;

• Privilegiare interventi brevi ed efficaci e preventivi.

• Il counselling del futuro si troverà ad utilizzare costrutti cari alla psicologia positiva, perché si

è troverà di fronte alla necessità di potenziare risorse personali, instillare fiducia e speranza, di

incoraggiare, sostenere e rafforzare la resilienza e capacita di problem-solving.

1.1- Psicologia positiva e counselling: come enfatizzare i punti di forza delle persone

Psicologia positiva --> Sin e Lyubomirsky (2009): attività rivolta ad aumentare i sentimenti positivi,

v comportamenti positivi e cognizioni positive, piuttosto che puntare a migliorare la patologia o

sistemare i pensieri negativi. Costrutti e metodiche sono spesso utilizzati in pratiche di counselling

Secondo Snyder e Lopez (2007) lo specifico della psi positiva sta nello studio dei punti di forza

è (STRENGHTS), cioè la serie di pensieri, sentimenti e comportamenti della persona, che la

energizzano e la portano alla sua massima efficacia nel funzionamento, nello sviluppo e nella

performance.

Settore del counselling si è sempre dimostrato interessato alle risorse psicologiche e ai talenti

è delle persone.

Nell’attività di counselling è possibile stimare quanta attenzione viene riservata agli aspetti positivi del

cliente: Considerando la presenza di richieste esplicite da parte del professionista;

§ Evidenziando abilità che il cliente manifesta nel corso della consulenza;

§ Facendo emergere, anche in corso di analisi di problemi e difficoltà, la presenza di aspetti positivi e

§ punti di forza.

Mostrando interesse ed empatia verso significati e valori che il cliente attribuisce come suoi punti

§ di forza.

Joel Wong: per promuovere l’utilizzazione dei punti di forza e delle risorse personali, prevede lo

v snodarsi di 4 fasi distinte ed interdipendenti:

1) Esplicitazione --> riconoscimento dei punti di forza usati nel presente e nel passato della

persona;

2) Figurazione --> tramite l’immaginazione, permette la proiezione nel futuro e ricerca di

ambiti di possibile sviluppo;

3) Potenziamento --> processo di incoraggiamento in cui i clienti cercano i loro punti di forza e

raffinano il loro utilizzo;

4) Sviluppo --> sintesi dei benefici e vantaggi derivanti dall’utilizzo dei punti di forza in contesti

e tempi diversi.

Elsie Smith (2006): spunti di riflessione e tecniche da visioni diverse (logoterapia, teorie del

v problem-solving, approcci narrativi, psi positiva). Diverse fasi considerate:

1) Creare alleanze;

2) Trovare i punti di forza;

3) Effettuare assessment dei problemi attuali;

4) Incoraggiare e infondere speranza;

5) Formulare soluzioni;

6) Costruire risorse e competenze;

7) Potenziare;

8) Favorire il cambiamento;

9) Costruire resilienza;

10) Valuare progressi/concludere percorso;

Il consulente insegna a narrare la loro storia tenendo conto dei propri punti di forza.

è Favorisce una ridefinizione della storia che dipinga l’utente come un sopravvissuto piuttosto

è che come una vittima.

Tecnica dello scrigno (Smith, 2004): si incoraggia il cliente ad immaginare uno scrigno magico che

v gli permetterà di far scomparire tutti i suoi problemi, purché si accontenti di vedersi esaudire solo

tre desideri --> e si decida di impegnarsi nel mantenimento della nuova e ospiti a situazione.

Per favorire descrizione delle tre speranze si possono usare domande come:

Quali sono i desideri che intende ottenere dallo scrigno?

• Cosa cambierebbe nella situazione attuale con la realizzazione di questi desideri?

• Cosa dovrebbe fare per mantenere vive queste speranze?

In un intervento richieste simili possono essere formulate anche in veste di esercizi e “compiti

è per casa”, tramite forme di auto applicazione di attività positive (PAIs, positive activity

interventions) cioè esercizi relativamente brevi che promuovono sentimenti, pensieri e

atteggiamenti positivi piuttosto che puntare ad aggiustare sentimenti, pensieri e atteggiamenti

patologici.

1.2 - Assessment dei punti di forza

A differenza di quello usuale che si focalizza sulla definizione e classificazione di problemi, questa forma di

assessment va alla ricerca delle abilita di fronteggiamento possedute e già utilizzate dalla persona in

questione. Assieme a procedure qualitative che si propongono di stilare la narrazione di eventi e storie

è andate a buon fine, l’assessment dei punti di forza può far ricorso ad interviste strutturate e

scale di valutazione di benessere o checklist (es. Subjective Happiness Scale)

Magyar-Moe: enfatizzare punti di forza non vuol dire trascurare problemi e difficoltà, ma ritenere

v che la ricerca di risorse ambientali ed individuali è un operazione indispensabile per la ricerca di

strategie risolutive.

Biswas-Diner: in sede di assessment è opportuno avere un occhio di riguardo nei confronti delle

v debolezze, ma anche un occhio acuto teso alla ricerca di positività, strategie e risorse (barca a vela).

Wright e Lopez (2002): four-front Approach to client assessment. Invita a bilanciare l’analisi dei

v punti di forza tenendo a mente una tabella 2x2 in cui ambiente e persona sono considerati per

risorse e limiti.

Assessment particolarmente utile quando si lavora con persone con un particolare background, che sono

poco propense a presentare ad estranei debolezze e difficoltà.

Modello ADDRESSING (Pamela Hays, 2001): dopo una richiesta di auto presentazione suggerisce di

v esplorare 10 aree con domande che non urtino la sensibilità della persona intervistata:

1) Età/influenze generazionali

2) Disabilità legata allo sviluppo

3) Stato di disabilità acquisita

4) Religione

5) Stato socioeconomico

6) Eticità orientamento sessuale

7) Patrimonio cultuale

8) Origini

9) Sesso

Con persone di diverse culture il funzionamento ottimale può essere messo in luce

è considerando i loro valori culturali, credenze e pratiche ecc.

Vocational guidance (coaching): come quelli ispirati al life design si propongono di mobilitare le

v risorse dei loro clienti in favore della progettazione di lavori significativi, in grado di far registrare

soddisfazione e benessere.

2 – COUNSELLING: UNO, NESSUNO, CENTOMILA

Il cambiamento: tra i protagonisti più significativi del nostro tempo. Sta avvenendo cosi

v rapidamente da comportare nuovi modi di pensare alle società, al benessere, al futuro, al lavoro.

Rapidità e imprevedibilità delle trasformazioni necessitano di modalità di gestione diverse da

è quelle del passato.

Ci si sta rendendo conto che la realtà è fatta da sistemi articolati, opposti a quelli semplici, con

è un numero di elementi che si influenzano tra loro.

La loro gestione richiede conoscenze e abilita diverse da quelle passate, devono essere in

costante evoluzione.

Le relazioni lineari che erano utilizzate in passato non ci aiutano ad anticipare il futuro.

è

Tipping point (punto di svolta): termine economico per indicare una situazione in cui si da slancio

v all’innovazione e ci si concentra su di essa, si crea un nuovo equilibrio finalizzato all’evoluzione e

alla crescita, che tende ad autoalimentarsi. Necessario per rispondere alle condizioni sopra citate.

Si contrappone alla “path dependency”, cioè dipendenza dal cammino svolto che ci impedisce

è di migliorare.

Laboratorio Larios: (centro di ateneo di servizi e ricerca per la disabilità, riabilitazione e

v l’integrazione) --> il counselling può diventare uno strumento significativo del 21 secolo, per dare

impulso a nuove forze ed energie e favorire rinnovamento sociale.

Importante, perché sia efficace, rinnovare il counselling. Necessario dare vita a nuove azioni, da

è intendersi come funzioni professionali da erogarsi in diversi contesti (scolastici, comunitari,

organizzativi). Per diverse categorie di utenti, con linguaggi, strumenti e strategie

multidisciplinari.

2.1 – il counselling è uno?

È stato oggetto di attenzione specifica a partire dagli ultimi decenni del secolo scorso. Da sempre

considerato un modo per aiutare le persone in situazioni di difficoltà.

Possiamo citare associazioni come l’american counseling association, Australian counselling

è association.

In Europa è presente la European Association for counselling, nata per unire le associazioni

è nazionali al fine di promuovere la professione di counselor. Qui non sono chiari i requisiti che

devono avere coloro che vogliono prenderne parte.

Qui il counselling è definito come: “Processo interattivo tra counselor e cliente, che affronta in

modo olistico problemi sociali, culturali, economici o emozionali. Al centro dell’attività vi è

l’affrontare e risolvere problemi, prendere decisioni, gestire situazioni di crisi, migliorare

relazioni, promuovere consapevolezza, lavorare su sentimenti, pensieri e percezioni, su conflitti

interni ed esterni”.

Ciò che accomuna le varie prospettive è l’idea del counselor come di un professionista che,

è tramite una relazione professionale aiuta le persone in tempi brevi, a fronteggiare situazioni di

crisi e difficolta personali al fine di aumentare il loro livello di benessere.

In parallelo la psicologia ha iniziato ad occuparsi di counselling, con studi e ricerche su vari aspetti, le

tematiche più studiate riguardano il settore scolastico, quello riabilitativo, familiare e di coppia. Sono nate

riviste dedicate come il Journal of counseling Psychology

Così nelle più famose associazioni internazionali come l’American psychological association

è hanno dato il via corpo al settore del counselling psicologico.

La divisione 17 dell’APA: definisce il counselling psicologico come “uno dei settori della professione

v degli psicologi che punta a facilitare il funzionamento personale e interpersonale del ciclo di vita,

con particolare attenzione ad aspetti emozionali, sociali, educativi associati alle scelte per il futuro

delle persone”. Il focus dovrebbe essere la prevenzione, lo sviluppo e adattamento.

Nel tempo si è cercato di differenziare il counselling da altri settori come quello clinico.

è I clinici si occupano di malattie e disturbi, i counselor forniscono supporto, sostegno,

indicazioni.

Sembra che gli psicologi siano arrivati a considerare il counselling come pratica che appartiene

è a loro, anche considerata pratica di serie b.

Con la situazione attuale con diminuite possibilità lavorative e altre discipline che si affacciano

è al counselling, è emersa la necessità di un quadro di riferimento diverso.

2.2 – E centomila?

Ci sono altri studiosi e professionisti interessati al counselling di settori disciplinari molto diversi:

1) La pedagogia --> (circa 1.500 studi all’anno) considera il counselling come intervento di aiuto, per

superare momenti di difficoltà e crisi, per questioni relative all’educazione e formazione. Possono

realizzare counselling formativo insegnanti, formatori e educatori con specifici master post-laurea.

2) Filosofia--> (15-20 all’anno) con il counseling filosofico, definito come insieme di azioni finalizzate a

creare un dialogo col cliente, centrato sull’incoraggiare diverse modalità di pensare alla propria

realtà e condizione.

3) Medicina --> (40 Mila studi in 10/15 anni) sono studiate tematiche come:

Counselling genetico, finalizzato a forme di educazione sanitaria per far fronte a problemi

• legati a rischi genetici in una famiglia. Utile per a) comprendere fatti medici che possono

comportare problemi b) esaminare fattori di rischio; c) modalità di fronteggiamento; d)

scelta obiettivi/azioni appropriate; e) ridurre rischio della ri-correnz.

Counselling nutritivo

• Counselling per pazienti

• Counselling sulla contraccezione (in caso di HIV, cancro ecc.)

• Counselling telefonico

4) Economia --> interessi di diversa natura, come il counselling nei confronti dei piani di rimborso dei

crediti, di gestione mutui, di ipoteche, di piani per il pensionamento…

5) Finanza --> counselling finanziario come insieme di suggerimenti e sostegni al cliente per un uso

efficace e creativo delle risorse.

6) Farmacia --> appaionon qui temi quali il counselling genetico, di prevenzione.

7) Couns legale --> azione finalizzata sul cliente per minimizzare influenza dell’avvocato su processi

decisionali del cliente. Indicato come pratica che può favorire la risoluzione di situazioni conflittuali.

Considerando l’analisi fatta, il counselling viene considerato un ambito specifico, finalizzato a

è fornire supporti utili per la gestione di situazioni circoscritte ma problematiche che le persone

possono trovarsi a vivere. E che a praticarlo dovrebbero essere persone con un percorso

formativo specifico oltre ad un corso di laurea completato.

Tale molteplicità di approcci può essere vista come una minaccia o come una ricchezza, in

è grado di aprire nuovi spazi di collaborazione. E pensare a servizi di supporto multipli e

multidisciplinari, che possano dare risposte più complete a necessita e bisogni delle persone.

2.3 – Aspetti per un cambio di rotta

Considerazioni per un “cambio di rotta:

1) Consistente incremento del disagio e difficoltà nella popolazione --> per condizioni socio-

economiche, numerose persone rispetto al passato incontrano ostacoli e barriere per perseguire i

proprio obiettivi e ispirazioni.

Org. Mondiale sanità lancia allarme depressione e necessità di mezzi pratici, rapidi, efficaci per

è rispondere alle esigenze frutto di una società complessa.

2) Incapacità dei modelli teorici del secolo scorso di fornire risposte efficaci, efficienti, soddisfacenti

all’aumento dei bisogni/necessità. Ad esempio:

Non si può più pensare che le azioni di aiuto e supporto vengano erogate solo sulla base

• della presenza di un’esplicita richiesta di aiuto.

Rivedere modalità di coinvolgimento e relazioni face to face sia per il costo che per lo

• scarso incidere a livello sociale. Necessarie azioni di piccolo e grande gruppo e azioni

preventive.

Far sentire la propria voce alle istituzioni che hanno il compito di stabilire percorsi formativi

• e attività sociali.

3) Riduzione della possibilità di inserimento nell’ambito psico-sociale e presenza della legge 4/2013

che accentua concorrenza e conflitti --> con moltiplicarsi di offerte formative e crisi economica per

gli psicologi c’e forte concorrenza. Così il counselling potrebbe garantire possibilità di inserimento

lavorativo per gli psi.

Il problema è che si investe soprattutto per creare argini e barriere, per far si che di counselling

è se ne possano occupare solo psicologi. Si tratta di una via perdente, che può stimolare una

visione negativa della psicologia, per l'incapacità di collaborare con altri e di lavorare in modo

multidisciplinare e interdisciplinare per il bene sociale.

2.4 – La nostra proposta

Oggi e in futuro una professionalizzazione dovrà essere sostenuta anche dai dati sulla sua rilevanza sociale

e dal riconoscimento di altre professioni: visioni multidisciplinari sono e saranno sempre più necessarie.

Necessarie persone che sappiano far fronteggiare alle persone specifiche situazioni

è problematiche (educative, legali, finanziarie ecc.), utilizzando se necessario azioni di

counselling.

Studi e riflessioni del laboratorio del Larios hanno portato ad una definizione. Counselling è:

Funzione associabile a professioni diverse, interessate alla promozione di salute e benessere,

• all’empowerment delle persone, alla loro capacita di progettazione.

Azioni di couns possono essere rivolte a persone e gruppi, ma anche istituzioni e org, per

• privilegiare la prevenzione.

Azioni sono di breve durata e comprendono a) relazione d’aiuto; b) stimolo di nuovi significati

• personali tramite riflessività; c) attività informative/persuasive; d) formativo/educative; e) di

supporto e supervisione.

In questo la psi può dare vita a modelli innovativi di counselling, per questioni e disagi psi, sia

è per la costruzione di percorsi forativi per professionisti di altre discipline.

3 - L’ASSESSMENT COLLABORATIVO CENTRATO SUI PUNTI DI FORZA E DI DEBOLEZZA NELL’AMBITO

DEL CAREER COUNSELING

3.1 Approccio basato su adattamento persona-ambiente

Descritto da Parsons (1909) come incentrato sulla promozione della comprensione di se e del

mondo del lavoro. E sull’avvio di un processo di ragionamento che permetta di mettere insieme

queste due realtà.

L’applicazione più famosa di questa prospettiva è quelle di Holland (1997), ispirata a Lewin. Il

è principale obiettivo qui è aiutare la persona a trovare il miglior match possibile tra

caratteristiche personali e professionali. Il mezzo principalmente usato è l’interpretazione dei

risultati delle valutazioni oggettive, con strumenti come:

Strumenti valutazione di interessi, auto-efficacia, abilità, dei lavori e personalità

• (valutazione oggettiva a volte criticata per eccessiva dipendenza dai test).

Cosi si è cercato di andare oltre questa versione statica e riduzionista, per considerare il

è contesto del lavoro e la costruzione di significato. Si è puntato a combinare info oggettive della

valutazione psicometria, con info soggettive e qualitative per rendere il processo più fluido,

personale e contestuale.

Tuttavia rimane un divario tra il career assessment e career counselling.

è

3.2 Approcci integrativi centrati sull’assessment collaborativo

ITI (Integrative Test Interpretation) : di Crites (1981) è indirizzato verso lo sviluppo di una

v congruenza tra realtà esterna e quella interna del cliente, ricercando anche l’integrazione

assessment-counseling. Puntato sulla relazione e comunicazione.

Secondo Fin e Tonsanger (1997) partendo da un punto di vista idrografico (soggettivo), i test

è aiutano a cogliere il nodo interiore del cliente e facilitano l’empatia; i test da un punto di vista

nomotetico, possono aiutare il counselor a restare focalizzato sui problemi del cliente, perché

permettono un punto di vista esterno e diverso.

Assessment collaborativo: (Fisher, ’85;2000) è nato nel tentativo di umanizzare il processo di

v valutazione della personalità e aumentare l’utilità della valutazione sia per il cliente che per il

consulente. E promuovere lo sviluppo del cliente. I principi base sono:

Utilizzo di esempi concreti contestualizzati e non astratti;

• Descrivere i risultati dei test in un linguaggio comprensibile al cliente, con attenzione

• particolare agli eventi di vita.

Arricchisce il significato dei risultati dei test sia nel cliente che nel counselor.

è Il counselor può cosi fungere da modello per il cliente, mostrando come utilizzare i dati per

è favorire per favorire comprensione di se e costruzione dei significati.

Zytowski (1999): ha messo a punto delle linee guida per discutere con i propri clienti i risultati delle

v valutazioni centrate sugli interessi con 5 principi:

Preparare discussione risultati;

• Coinvolgere i clienti nel processo di comunicazione;

• Comunicazione semplice ed empatica;

• Chiedere ricapitolazione risultati con parole proprie;

• Stimolare lettura su futuro e crescita personale.

I principi dell’assessment collaborativo di Fisher, assieme all’ITI di Crites e i principi di Zytowski

è fanno riferimento al coinvolgere i clienti nel processo di comunicazione, alla comunicazione

empatica, al chiedere di usare parole proprie.

3.3 – La presentazione dei risultati in ottica collaborativa

Assessment Terapeutico: (Finn, ’96) altra modalità vantaggiosa per la collaborazione fra counselor

v e cliente. La presentazione dei risultati della valutazione si deve essere una progressiva

trasmissione di info, da quelle non minacciose a quelle minacciose. In 3 passaggi:

1) Info non discrepanti col concetto di se che i cliente possiede;

2) Info ancora in linea col concetto di se, e facilmente accettabili dal cliente, ma allo stesso tempo

nuove e quindi in grado di ampliare ciò che il cliente sa di se;

3) Info discrepanti e nuove che possono essere una minaccia per il cliente perché in contrasto col

concetto di se.

Considerare questi 3 livelli quando si presentano i risultati può essere utile per prepararsi e

è rendere accettabili info che potrebbero non essere facilmente accolte dal cliente.

Possibile perché il dialogo in ottica collaborativa si basa sulla gradualità;

è Ciò permette maggiore personalizzazione e prende in considerazione sia punti di forza che

è necessità e conflitti alla base delle richieste di supporto.

3.4 – Punti di forza e debolezza da considerare

Clapton Hoffman (2012): puntare l’attenzione sui punti di forza può essere intrinsecamente

v soddisfacente, ed è probabile che questi rafforzino il concetto di se. Far notare un punto di forza

rientrerebbe nel primo livello di info se ciò è già noto al cliente e nel secondo se non fosse noto. La

discussione dei punti di forza comunque dovrebbe precedere quella delle aree di info contrastanti.

La valutazione collaborativa prevede come primo passo la precisazione della richiesta del cliente. Per

definire tale richiesta si deve arrivare a scomporla in due/tre domande chiare e semplici.

Finn e Tonsager (’97) suggeriscono di adottare sia la prospettiva nomotetica che idrografica.

è I clienti dovrebbero essere aiutati a rispondere a domande come:

è “Questa professione è la soluzione migliore per me?”

• “Dovrei cambiare lavoro?”

• “Quale campo/i potrei trovare interessante o in quale/i potrei essere bravo?

Aiutare il cliente a migliorare la comprensione dei propri interessi può essere un modo per

è mettere in luce i punti di forza.

Interessi e autoefficacia nello stesso ambito sono simili = in quel settore si dovrebbero

è osservare dei punti di forza.

Livelli elevati in generale di credenze di efficacia o di interesse tendono ad associarsi a punti di

è forza.

Cominciare parlando di ciò che al cliente piace fare e presentare i risultati relativi agli interessi è un buon

punto di partenza; se interessi – efficacia per uno o più ambiti sono in sintonia, si possono ricavare spunti

per enfatizzare i punti di forza.

Solitamente questo modo di procedere porta al miglioramento della relazione.

è Una volta stabilito un buon rapporto si possono affrontare aspetti più impegnativi, che possono

è riguardare aree di difficoltà e conflitti che rappresentano una minaccia per il se e sono difficili

da accettare per il cliente, come aree in cui interessi-autoefficacia sono diversi o ad aspetti di

personalità.

Personalità: ci si concentra sul funzionamento generale, i tratti, le tendenze e preferenze. Alcune

v domande per focalizzare l’attenzione sulla personalità:

“Perché mi trovo in conflitto con i colleghi?”

• “Che tipo di lavoro si adatta alle mie preferenze?”

Il Modello a cinque fattori: (Digman, 1990) Estroversione, piacevolezza, apertura, coscienziosità

è e nevroticismo. Le metanalisi hanno dimostrato che le dimensioni del modello sono rilevanti

per il successo professionale ed accademico.

La coscienziosità sembra essere il più robusto predittore dei risultati positivi.

Altri fattori predittivi sono l’autoefficacia in generale, locus of control, fiducia in se stessi,

è stabilita emotiva, intelligenza emotiva.

4 – LE STORIE NEL COUNSELLING E NEL CAREER COUNSELLING

Alla luce della complessa realtà attuale, all’interno delle scienze sociali sempre maggiore enfasi è posta

sugli approcci qualitativi, in particolare sugli approcci narrativi. Che permettono di costruire conoscenza e

attribuire significato focalizzandosi su aspetti importanti per il narratore e sul contesto in cui si collocano.

Hsu (2008): le storie sono uno dei pochi fattori umani universali, presenti in tutte le culture e lungo tutta la

storia umana.

Le storie con più potere sono quelle raccontate attraverso le generazioni, e sono molto più di

è uno spaccato rappresentativo. Catturano l’attenzione degli ascoltatori, le cui emozioni sono

intrinsecamente legate a quelle dei personaggi.

Le storie hanno un innegabile potere educativo e stimolano l’apprendimento, fornendo

è strategie comportamentali e modalità di risoluzione dei problemi in diversi settori.

4.1 – Definire le storie

In psicologia con “racconto di storie” si fa riferimento alla storia che il cliente produce durante il processo di

counselling con l’aiuto del consulente. Essa include:

Esperienze passate;

• Significati correnti;

• Azioni future

• Il racconto che si dipana rivela la conoscenza di se e la sua auto realizzazione.

è

Il ricorso a storie permette a consulente e cliente di raggiungere tre obiettivi:

1) Comprendere più a fondo la persona, la sua cultura e come hanno affrontato i cambiamenti;

2) Attraverso rivisitazione di esperienze, valori, credenze --> permettono di organizzare le info

personali e sociali, sia passate che presenti e future in modo nuovo, attribuendovi nuovi significati;

3) Attraverso le emozioni, tutto ciò può avere finalità terapeutica e cambiare atteggiamenti, opinioni

e stimolare un cambiamento comportamentale.

Grandi storie: vi è interferenza minima da parte del consulente, e il cliente viene lasciato libero di

v parlare per ore, per produrre una vera autobiografia.

Piccole storie: racconto di piccoli eventi di vita quotidiana che nelle grandi storie restano sullo

v sfondo, ma possono divenire rilevanti in particolari situazioni e specifiche richieste.

Solos & Schuhmann (2014): parlano di una serie di dimensioni che formano un continuum che i

v consulenti dovrebbero tenere presente per consulenza e per interpretazione:

Analisi esperienza del singolo narratore vs esperienze di più narratori;

• Focus sul passato vs focus sul presente/futuro;

• Sequenza temporale lineare vs causale;

• Principi morali stabili vs fluidi (da parte del counselor);

• Elevata vs scarsa narrabilita’

• Conversazione decontestualizzato vs contestualizzata (setting)

McMahon & Watson (’12;’13), approcci narrativi permettono di:

v attribuire significato --> si da senso ad esperienze passate, presenti, future

• instaurare una relazione--> processo multidimensionale in cui si incrociano il sistema

• sociale di vita prossimale (relazione col consulente) e quello culturale

riflettere--> si fa il punto della situazione esaminando pensieri, sentimenti

• apprendere e agire--> processo di costruzione e trasformazione delle esperienze in

• conoscenze, capacità, abilita, valori, credenze ed emozioni.

Il racconto di storie si configura come un processo di apprendimento.

è Agency = intenzionalità e capacita del soggetto di intraprendere delle azioni.

è Quindi l’approccio narrativo invita ad impegnarsi attivamente in un processo di racconto,

è riflessione, apprendimento e applicazione di questi apprendimenti per la costruzione e

realizzazione di storie future.

4.2 – Storie e career counselling

Tra i primi lavori sull’uso delle narrazioni nel career counselling è di Cochran (’97), che allinea il career

counselling al counselling, descrivendolo come un processo fatto di una serie di passi che includono:

individuazione problema, racconto storia di vita e di quella futura e pianificazione dei passi da fare per

realizzare quanto narrato.

Life design: di (Savickas et al., ’09) approccio recente in cui la narrazione è lo strumento principe

v che accanto alla career adaptability può portare i consulenti a rispondere alle sfide che i clienti si

pongono.

Le storie portano a dare forma al se e a co-costruire la visione soggettiva della propria vita

è professionale.

Tramite narrazione il soggetto attribuisce coerenza e stabilità al proprio se; ed è in grado di

è prefigurarsi scopi e progetti con integrità e validità.

System theory framework: (McMahon & Patton, ’95) le storie sono il risultato delle interazioni tra

v individuo e contesto di riferimento --> individui si possono considerare insiemi di storie che

riflettono i diversi aspetti culturali e i diversi contesti in cui vivono. Si possono definire “multistoria”

e multicontesto”.

Questi due approcci sono accomunati da attenzione alle storie ed elementi che legano

è presente, passato e futuro.

Si possono cosi definire due aspetti del career counselling:

è L’obiettivo--> costruire una storia futura che si fonda su temi e significati delle storie

• passate e presenti;

Il processo--> sequenza tripartita che prevede:

• - La costruzione e analisi di piccole storie, in cui la narrazione permette di

cristallizzare ciò che il cliente pensa di se;

- La decostruzione, in cui il consulente deve selezionare elementi della storia che

rappresentano limitazioni e barriere, come idee irrazionali o stereotipi;

- La ricostruzione, in cui il cliente dei punti di contatto di tipo causale tra le piccole

storie del cliente. Si passa dal COSA è successo al PERCHÉ è successo.

Tramite (1) definizione trama professionale esplicita, cioè la descrizione del filo

rosso che lega gli eventi professionali. (2) Analisi dei significati, cioè quei temi

impliciti che attribuiscono significato alla carriera e all’esistenza. (3) descrizione

dell’arco di sviluppo professionale, cioè come la persona è cambiata nel corso del

tempo.

La co-costruzione avviene tramite il dialogo in cui il consulente ri-narra al cliente la sua storia di

è vita e il cliente ridefinisce la sua identità narrativa rielaborando temi, trame, evoluzioni.

4.3 – Strumenti per la narrazione

Career style interview (CSI): di Savickas, versione italiana tradotta dal Larios (UNIPD) considerato

v per il life design. Quest’intevista raccoglie info per la definizione del sé nei diversi ruoli di vita, delle

strategie di adattabilità, delle motivazioni, sforzi e stile personale del cliente.

La parte iniziale richiede al consulente di stabilire quanto il lavoro permea i diversi ruoli di vita del

cliente.

Poi si prevedono 6 domande centrate sui modelli di ruolo, sugli ambienti sociali preferiti, sulla

costruzione di storie di vita e principali preoccupazioni --> stimolano la narrazione di una serie di

episodi di vita del cliente, per comprendere e co-costruire le storie stesse.

Una delle evoluzioni del CSI è il “My career story” (Savickas, Harding, ’12)

è

Soresi e Nota (2007) stanno mettendo a punto strumenti qualitativi per stimolare la riflessione sul

v proprio presente, come:

1) La torta delle attività --> intervista semistrutturata, prevede una giornata divisa in 16

spicchi della durata di un’ora e mezza. Chiede al cliente di descrivere le attività che

svolge quotidianamente sia nei giorni feriali che festivi e quanta soddisfazione

sperimenta.

La riflessione si può approfondire chiedendo al cliente cosa dovrebbe accadere perché i livelli di

è soddisfazione aumentino e su quali attività dovrebbe concentrare i suoi sforzi.

L’interesse per gli aspetti narrativi di recente si è rivolto a dimensioni della psicologia positiva

è come la speranza.

2) L’intervista della speranza (Nota, Santilli, Soresi) si propone di stimolare le persone a

riflettere sul ruolo della speranza nelle situazioni di vita che hanno già affrontato. Quali

strategie hanno utilizzato per mantenerla e quali cambiamenti ha comportato, e infine


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia sociale, del lavoro e della comunicazione
SSD:
Docente: Nota Laura
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Patty2116 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Progettazione Professionale e Career Counselling e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Nota Laura.

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