Il counselling del futuro
Il counselling in un'epoca di crisi economica e disagi: il contributo della psicologia positiva
In quest’epoca di incertezza e crisi economica, i ricercatori e professionisti del counselling devono essere in grado di mostrare una rinnovata sensibilità e aggiornate strumentazioni per aiutare persone, organizzazioni, contesti. Devono individuare obiettivi da perseguire, opportunità da cogliere e strategie da porre in essere. Interventi di counselling classici come quelli di impostazione dinamica e cognitivo comportamentale, così come quelli rogersiani, possono essere gettonati ma poco efficaci. Continuano inoltre ad essere:
- Erogati sulla base di una esplicita richiesta di aiuto, mentre persone realmente in difficoltà non avanzano richieste d’aiuto né si avvicinano ai servizi di counselling.
- Visti con favore e paragonati a servizi come la psicoterapia.
- Poco frequenti e poco pubblicizzati.
- A privilegiare relazioni e rapporti quasi esclusivamente centrati sul cliente.
- Irrilevanti dal punto di vista preventivo.
Il counselling è una funzione associabile a inverse professioni, interessate alla promozione della salute e del benessere, all’empowerment delle persone e alle loro capacità di progettazione e pianificazione. Le azioni di counselling possono essere indirizzate a persone e gruppi, ad agenzie e organizzazioni e privilegiare finalità di tipo preventivo. Azioni di counselling sono di breve durata e comprendono azioni di: a) aiuto; b) azioni che tramite la riflessività portino alla ricerca di nuovi significati personali; c) informative e persuasive; d) formativo/educative; e) di supporto e supervisione. Possono essere viste attività e funzioni di counselling in quattro ambiti: benessere/salute, apprendimento, orientamento/lavoro, prevenzione/comunità.
Il futuro del counselling sembra essere riservato a coloro che saranno capaci di:
- Proporsi sul mercato con competenze specifiche;
- Comprendere e utilizzare linguaggi diversi;
- Collaborare in contesti complessi e multiculturali richiedenti approcci multidisciplinari;
- Lavorare a distanza in favore di piccoli e grandi gruppi (meno in studi chiusi face to face).
Le recenti SWOT analysis (Ferrari & Soresi, 2012) suggeriscono di:
- Favorire lo sviluppo di identità multiple;
- Innovare modelli e procedure;
- Utilizzare di più la tecnologia;
- Privilegiare interventi brevi ed efficaci e preventivi.
Il counselling del futuro si troverà ad utilizzare costrutti cari alla psicologia positiva, perché si troverà di fronte alla necessità di potenziare risorse personali, instillare fiducia e speranza, di incoraggiare, sostenere e rafforzare la resilienza e capacità di problem-solving.
Psicologia positiva e counselling: come enfatizzare i punti di forza delle persone
La psicologia positiva, secondo Sin e Lyubomirsky (2009), è un’attività rivolta ad aumentare i sentimenti positivi, comportamenti positivi e cognizioni positive, piuttosto che puntare a migliorare la patologia o sistemare i pensieri negativi. Costrutti e metodiche sono spesso utilizzati in pratiche di counselling. Secondo Snyder e Lopez (2007), lo specifico della psicologia positiva sta nello studio dei punti di forza (STRENGHTS), cioè la serie di pensieri, sentimenti e comportamenti della persona, che la energizzano e la portano alla sua massima efficacia nel funzionamento, nello sviluppo e nella performance.
Il settore del counselling si è sempre dimostrato interessato alle risorse psicologiche e ai talenti delle persone. Nell’attività di counselling è possibile stimare quanta attenzione viene riservata agli aspetti positivi del cliente:
- Considerando la presenza di richieste esplicite da parte del professionista;
- Evidenziando abilità che il cliente manifesta nel corso della consulenza;
- Facendo emergere, anche in corso di analisi di problemi e difficoltà, la presenza di aspetti positivi e punti di forza;
- Mostrando interesse ed empatia verso significati e valori che il cliente attribuisce come suoi punti di forza.
Joel Wong prevede lo snodarsi di quattro fasi distinte ed interdipendenti per promuovere l’utilizzazione dei punti di forza e delle risorse personali:
- Esplicitazione - riconoscimento dei punti di forza usati nel presente e nel passato della persona;
- Figurazione - tramite l’immaginazione, permette la proiezione nel futuro e ricerca di ambiti di possibile sviluppo;
- Potenziamento - processo di incoraggiamento in cui i clienti cercano i loro punti di forza e raffinano il loro utilizzo;
- Sviluppo - sintesi dei benefici e vantaggi derivanti dall’utilizzo dei punti di forza in contesti e tempi diversi.
Elsie Smith (2006) propone spunti di riflessione e tecniche da visioni diverse (logoterapia, teorie del problem-solving, approcci narrativi, psicologia positiva). Diverse fasi considerate includono:
- Creare alleanze;
- Trovare i punti di forza;
- Effettuare assessment dei problemi attuali;
- Incoraggiare e infondere speranza;
- Formulare soluzioni;
- Costruire risorse e competenze;
- Potenziamento;
- Favorire il cambiamento;
- Costruire resilienza;
- Valutare progressi e concludere il percorso.
Il consulente insegna a narrare la loro storia tenendo conto dei propri punti di forza e favorisce una ridefinizione della storia che dipinga l’utente come un sopravvissuto piuttosto che come una vittima. La tecnica dello scrigno (Smith, 2004) incoraggia il cliente a immaginare uno scrigno magico che gli permetterà di far scomparire tutti i suoi problemi, purché si accontenti di vedersi esaudire solo tre desideri e si impegni nel mantenimento della nuova situazione.
Per favorire la descrizione delle tre speranze, si possono usare domande come:
- Quali sono i desideri che intende ottenere dallo scrigno?
- Cosa cambierebbe nella situazione attuale con la realizzazione di questi desideri?
- Cosa dovrebbe fare per mantenere vive queste speranze?
In un intervento, richieste simili possono essere formulate anche come esercizi e “compiti per casa”, tramite forme di auto-applicazione di attività positive (PAIs, positive activity interventions), cioè esercizi relativamente brevi che promuovono sentimenti, pensieri e atteggiamenti positivi piuttosto che puntare ad aggiustare sentimenti, pensieri e atteggiamenti patologici.
Assessment dei punti di forza
A differenza di quello usuale che si focalizza sulla definizione e classificazione di problemi, questa forma di assessment va alla ricerca delle abilità di fronteggiamento possedute e già utilizzate dalla persona in questione. Assieme a procedure qualitative che si propongono di stilare la narrazione di eventi e storie andate a buon fine, l’assessment dei punti di forza può far ricorso ad interviste strutturate e scale di valutazione di benessere o checklist (es. Subjective Happiness Scale).
Magyar-Moe sottolinea che enfatizzare punti di forza non vuol dire trascurare problemi e difficoltà, ma ritenere che la ricerca di risorse ambientali ed individuali è un’operazione indispensabile per la ricerca di strategie risolutive. Biswas-Diner suggerisce che in sede di assessment è opportuno avere un occhio di riguardo nei confronti delle debolezze, ma anche un occhio acuto teso alla ricerca di positività, strategie e risorse (barca a vela).
Wright e Lopez (2002) propongono il "four-front Approach to client assessment", che invita a bilanciare l’analisi dei punti di forza tenendo a mente una tabella 2x2 in cui ambiente e persona sono considerati per risorse e limiti. Questo tipo di assessment è particolarmente utile quando si lavora con persone con un particolare background, che sono poco propense a presentare ad estranei debolezze e difficoltà.
Il modello ADDRESSING (Pamela Hays, 2001) suggerisce, dopo una richiesta di auto-presentazione, di esplorare dieci aree con domande che non urtino la sensibilità della persona intervistata:
- Età/influenze generazionali
- Disabilità legata allo sviluppo
- Stato di disabilità acquisita
- Religione
- Stato socioeconomico
- Etnicità e orientamento sessuale
- Patrimonio culturale
- Origini
- Sesso
Con persone di diverse culture, il funzionamento ottimale può essere messo in luce considerando i loro valori culturali, credenze e pratiche. Vocational guidance (coaching), come quelli ispirati al life design, si propongono di mobilitare le risorse dei loro clienti in favore della progettazione di lavori significativi, in grado di far registrare soddisfazione e benessere.
Counselling: uno, nessuno, centomila
Il cambiamento è tra i protagonisti più significativi del nostro tempo. Sta avvenendo così rapidamente da comportare nuovi modi di pensare alle società, al benessere, al futuro e al lavoro. La rapidità e imprevedibilità delle trasformazioni necessitano di modalità di gestione diverse da quelle del passato. Ci si sta rendendo conto che la realtà è fatta da sistemi articolati, opposti a quelli semplici, con un numero di elementi che si influenzano tra loro. La loro gestione richiede conoscenze e abilità diverse da quelle passate, devono essere in costante evoluzione. Le relazioni lineari che erano utilizzate in passato non ci aiutano ad anticipare il futuro.
Il Tipping point (punto di svolta) è un termine economico per indicare una situazione in cui si dà slancio all’innovazione e ci si concentra su di essa, si crea un nuovo equilibrio finalizzato all’evoluzione e alla crescita, che tende ad autoalimentarsi. È necessario per rispondere alle condizioni sopra citate. Si contrappone alla “path dependency”, cioè dipendenza dal cammino svolto che ci impedisce di migliorare.
Il Laboratorio Larios, un centro di ateneo di servizi e ricerca per la disabilità, riabilitazione e l’integrazione, suggerisce che il counselling può diventare uno strumento significativo del 21° secolo, per dare impulso a nuove forze ed energie e favorire il rinnovamento sociale. È importante, perché sia efficace, rinnovare il counselling. È necessario dare vita a nuove azioni, da intendersi come funzioni professionali da erogarsi in diversi contesti (scolastici, comunitari, organizzativi). Per diverse categorie di utenti, con linguaggi, strumenti e strategie multidisciplinari.
Il counselling è uno?
Il counselling è stato oggetto di attenzione specifica a partire dagli ultimi decenni del secolo scorso. Da sempre considerato un modo per aiutare le persone in situazioni di difficoltà. Possiamo citare associazioni come l’American Counseling Association e l’Australian Counselling Association. In Europa è presente la European Association for Counselling, nata per unire le associazioni nazionali al fine di promuovere la professione di counselor. Qui non sono chiari i requisiti che devono avere coloro che vogliono prenderne parte. Qui il counselling è definito come: “Processo interattivo tra counselor e cliente, che affronta in modo olistico problemi sociali, culturali, economici o emozionali. Al centro dell’attività vi è l’affrontare e risolvere problemi, prendere decisioni, gestire situazioni di crisi, migliorare relazioni, promuovere consapevolezza, lavorare su sentimenti, pensieri e percezioni, su conflitti interni ed esterni”.
Ciò che accomuna le varie prospettive è l’idea del counselor come di un professionista che, tramite una relazione professionale, aiuta le persone in tempi brevi, a fronteggiare situazioni di crisi e difficoltà personali al fine di aumentare il loro livello di benessere. In parallelo, la psicologia ha iniziato ad occuparsi di counselling, con studi e ricerche su vari aspetti. Le tematiche più studiate riguardano il settore scolastico, quello riabilitativo, familiare e di coppia. Sono nate riviste dedicate come il Journal of Counseling Psychology.
Così, nelle più famose associazioni internazionali come l’American Psychological Association hanno dato il via corpo al settore del counselling psicologico. La divisione 17 dell’APA definisce il counselling psicologico come “uno dei settori della professione degli psicologi che punta a facilitare il funzionamento personale e interpersonale del ciclo di vita, con particolare attenzione ad aspetti emozionali, sociali, educativi associati alle scelte per il futuro delle persone”. Il focus dovrebbe essere la prevenzione, lo sviluppo e l’adattamento. Nel tempo si è cercato di differenziare il counselling da altri settori come quello clinico. I clinici si occupano di malattie e disturbi, i counselor forniscono supporto, sostegno, indicazioni.
Sembra che gli psicologi siano arrivati a considerare il counselling come pratica che appartiene a loro, anche considerata pratica di serie B. Con la situazione attuale, con diminuite possibilità lavorative e altre discipline che si affacciano al counselling, è emersa la necessità di un quadro di riferimento diverso.
E centomila?
Ci sono altri studiosi e professionisti interessati al counselling di settori disciplinari molto diversi:
- Pedagogia - Circa 1.500 studi all’anno considerano il counselling come intervento di aiuto, per superare momenti di difficoltà e crisi, per questioni relative all’educazione e formazione. Possono realizzare counselling formativo insegnanti, formatori e educatori con specifici master post-laurea.
- Filosofia - Con il counseling filosofico, definito come insieme di azioni finalizzate a creare un dialogo col cliente, centrato sull’incoraggiare diverse modalità di pensare alla propria realtà e condizione.
- Medicina - Sono studiate tematiche come counselling genetico, finalizzato a forme di educazione sanitaria per far fronte a problemi legati a rischi genetici in una famiglia. Utilizzato per comprendere fatti medici che possono comportare problemi, esaminare fattori di rischio, modalità di fronteggiamento e scelta obiettivi/azioni appropriate.
- Economia - Interessi di diversa natura, come il counselling nei confronti dei piani di rimborso dei crediti, di gestione mutui, di ipoteche, di piani per il pensionamento.
- Finanza - Counselling finanziario come insieme di suggerimenti e sostegni al cliente per un uso efficace e creativo delle risorse.
- Farmacia - Appaiono temi come il counselling genetico e di prevenzione.
- Consulenza legale - Azione finalizzata sul cliente per minimizzare l'influenza dell’avvocato su processi decisionali del cliente, indicato come pratica che può favorire la risoluzione di situazioni conflittuali.
Considerando l’analisi fatta, il counselling viene considerato un ambito specifico, finalizzato a fornire supporti utili per la gestione di situazioni circoscritte ma problematiche che le persone possono trovarsi a vivere. E che a praticarlo dovrebbero essere persone con un percorso formativo specifico oltre ad un corso di laurea completato. Tale molteplicità di approcci può essere vista come una minaccia o come una ricchezza, in grado di aprire nuovi spazi di collaborazione. E pensare a servizi di supporto multipli e multidisciplinari, che possano dare risposte più complete a necessità e bisogni delle persone.
Aspetti per un cambio di rotta
Considerazioni per un “cambio di rotta”:
- Consistente incremento del disagio e difficoltà nella popolazione - Per condizioni socio-economiche, numerose persone rispetto al passato incontrano ostacoli e barriere per perseguire i propri obiettivi e ispirazioni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lancia l’allarme depressione e necessità di mezzi pratici, rapidi, efficaci per rispondere alle esigenze frutto di una società complessa.
- Incapacità dei modelli teorici del secolo scorso di fornire risposte efficaci, efficienti e soddisfacenti all’aumento dei bisogni/necessità. Non si può più pensare che le azioni di aiuto e supporto vengano erogate solo sulla base della presenza di un’esplicita richiesta di aiuto. È necessario rivedere modalità di coinvolgimento e relazioni face to face sia per il costo che per lo scarso incidere a livello sociale. Necessarie azioni di piccolo e grande gruppo e azioni preventive. È fondamentale far sentire la propria voce alle istituzioni che hanno il compito di stabilire percorsi formativi e attività sociali.
- Riduzione della possibilità di inserimento nell’ambito psico-sociale e presenza della legge 4/2013 che accentua concorrenza e conflitti. Con il moltiplicarsi di offerte formative e la crisi economica per gli psicologi c’è forte concorrenza. Così il counselling potrebbe garantire possibilità di inserimento lavorativo per gli psicologi. Il problema è che si investe soprattutto per creare argini e barriere, per far sì che di counselling se ne possano occupare solo psicologi. Si tratta di una via perdente, che può stimolare una visione negativa della psicologia, per l'incapacità di collaborare con altri e di lavorare in modo multidisciplinare e interdisciplinare per il bene sociale.
La nostra proposta
Oggi e in futuro una professionalizzazione dovrà essere sostenuta anche dai dati sulla sua rilevanza sociale e dal riconoscimento di altre professioni. Visioni multidisciplinari sono e saranno sempre più necessarie. Necessarie persone che sappiano far fronteggiare alle persone specifiche situazioni problem...
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