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Il counselling psicologico

Introduzione: il counselling psicologico oltre i modelli autoreferenziali

I trattamenti validi sono quelli innovativi, utili e appropriati attraverso i quali i pazienti traggono effettivamente beneficio, cioè: valore del trattamento = esito raggiunto + costo del ciclo di cura. Il rapporto biunivoco del counselling psicologico individuale può essere esteso alla coppia, alla famiglia e all’interno di un gruppo di evoluzione e di crescita personale dei comportamenti dei partecipanti, incluso l’affinamento delle capacità e delle abilità espresse. Le aspettative del soggetto richiedente il counselling psicologico diventano il fulcro del processo di maturazione del cliente.

Gli psicologi counsellor attraverso un assessment psicodiagnostico, tendono a identificare, a ricostruire la simbolizzazione affettiva e a valorizzare le competenze e le abilità dei loro assistiti; cercano di individuare le aree di miglioramento dei loro clienti, per impostare un piano di sviluppo potenziale ed un progetto per consentire l’autonomia nei processi decisionali durante le diverse fasi di transizione di vita. La finalità prevalente è quella di raggiungere l’autoconsapevolezza con un senso di responsabilità rispetto alle proprie azioni e un nuovo sguardo su alcune parti di sé e della realtà, scoprendo anche alcune risorse ignote, mediante tecniche di empowerment creativo.

La collusione è necessaria solo all’inizio della relazione per mantenere il consenso, l’adesione al trattamento e la coesione tra professionista e utente. La conoscenza di molteplici metodologie d’intervento tecnico-relazionali per sciogliere le resistenze al cambiamento clinico, saranno finalizzate alla riorganizzazione dei processi mentali disadattivi individuali e interpersonali, che generano disagi e avranno lo scopo di favorire la decisionalità e le strategie utili per ogni caso particolare.

In base alle diverse fasi del processo di cambiamento, si utilizzeranno tecniche e metodiche appropriate per favorire gradualmente microcambiamenti in itinere, per interrompere gli automatismi che confermano spesso aspettative irrealistiche dei pazienti. Vanno previste fratture nell’alleanza; la metacomunicazione risulterà utile per ricucire interruzioni e momenti di ritiro e di ripristinare la collaborazione necessaria lungo tutto il percorso clinico.

Il counselling psicologico è una relazione di cura facilitata che promuove il cambiamento centrato su una visione focalizzata sulla psicologia positiva e della salute, la resilienza e il potenziamento delle risorse personali; ha come obiettivo l’autodeterminazione decisionale consapevole del paziente durante l’intero arco esistenziale, per promuovere e favorire stili di vita protettivi per il benessere. L’autoconsapevolezza acquisita durante il trattamento riattiva nuove potenzialità di adattamento creativo negli incontri relazionali intersoggettivi.

La durata dei trattamenti di counselling psicologico sarà pianificata in base alle caratteristiche degli utenti e alla capacità dello psicologo counsellor, per corrispondere ai bisogni emotivi del cliente. È importante che lo psicologo counsellor si prenda cura del proprio stress relazionale derivante dalla professione per monitorare i segni di burnout ed evitare violazioni di relazioni duali, del segreto professionale e dell’astinenza sessuale.

Parte prima – L’alta formazione clinica

L’evoluzione della teoria nel counselling psicologico

L’approccio psicodinamico-psicoanalitico

La psicoanalisi freudiana

Nell’analisi tradizionale il disturbo emozionale viene mantenuto da dinamiche inconsce tra istinti, in particolare quello sessuale aggressivo, e meccanismi di difesa. L’analista assume un ruolo neutrale di osservazione e autorevolezza e agisce come se fosse uno schermo bianco sul quale il paziente proietta le proprie fantasie; la tecnica fondamentale è l’interpretazione delle libere associazioni. I ricordi, i sogni e le fantasie che emergono durante la libera associazione vengono interpretati dall’analista per scoprire l’origine dei sintomi del paziente.

Attraverso l’interpretazione delle resistenze del paziente e il transfer con l’analista, il paziente consapevolizza i ricordi rimossi con il processo di insight: esso permette di comprendere ed eliminare la sintomatologia isterica.

Adler e la psicologia individuale

Adler fu il primo allievo di Freud a distaccarsi dalla Società Analitica Viennese; egli chiamò il suo approccio “psicologia individuale”, per dare importanza alla persona nel suo complesso. In termini terapeutici l’approccio adleriano è stato il precursore della psicologia umanistica per quel che riguarda l’enfasi sul processo di crescita del cliente, ma anche nella visione del terapeuta quale protagonista attivo, attento e autentico nei confronti del paziente.

La psicologia analitica junghiana

A differenza dell’approccio freudiano, che analizzava i sogni come conseguenza di desideri inconsci che tentavano di emergere, Jung vedeva i sogni come proiezione: riflessi dei dilemmi che il sognatore cercava di risolvere, caratterizzando così il lavoro clinico verso le azioni future piuttosto che l’analisi del passato rimosso.

I primi sviluppi

Con l’opera di Anna Freud viene proposto un modello psicodinamico meno meccanico e deterministico della natura umana, chiamato “psicologia dell’Io”, secondo il quale il comportamento umano e lo sviluppo della personalità venivano influenzati soprattutto dalla relazione tra l’individuo e gli altri. La psicologia dell’Io anticipò l’approccio più elaborato della psicoanalisi, la “terapia delle relazioni oggettuali” sviluppato da Melanie Klein; al centro della teoria kleiniana sta l’ipotesi che lo sviluppo psicologico del bambino era il prodotto di un conflitto amore/odio nei confronti dell’oggetto, che il bambino considerava buono o cattivo a seconda della cura e della disponibilità dimostrata dalla madre: secondo questa teoria le prime relazioni tra madre e bambino sono un modello in base al quale si formano le relazioni future.

Fairbairn e Winnicott svilupparono il pensiero della Klein sottolineando la relazione reale e non immaginativa tra il bambino e chi se ne prende cura; a livello psicoterapeutico secondo questo approccio, gli psicoanalisti hanno il compito di essere abbastanza buoni favorendo un ambiente sicuro per ottenere le forti emozioni dei loro pazienti.

Modello umanistico-esistenziale

Contesto storico

Il principio comune che caratterizza gli approcci clinici esistenziali è il riconoscimento che ciascun individuo vive in un mondo proprio fatto di significati personali; secondo questo approccio ogni persona conosce se stessa entrando in relazione con gli altri attraverso il suo essere nel mondo. Influenzata dalla visione filosofica esistenziale, la psicologia umanistica riflette la cultura statunitense dell’individualismo e del pragmatismo.

Carl Rogers è il fondatore di questa tradizione metodologica; negli anni '40 seguendo la visione di Rank riguardo al fatto che il paziente sia spontaneamente motivato alla crescita e alla guarigione e che il ruolo terapeutico ottimale sia relazionale piuttosto che tecnico, Rogers sviluppò una forma di counselling non direttivo, definito “approccio centrato sulla persona”, spostando il focus da come la terapia porta dei cambiamenti, a come l’individuo si trasformi nel suo percorso di crescita personale verso la crescita ottimale.

La terapia centrata sul cliente

L’aspetto maggiormente conosciuto della teoria rogersiana sta nell’enfasi messa sulla relazione terapeutica quale elemento curativo; vi sono 3 condizioni necessarie e sufficienti che portano alla modificazione della personalità:

  • Genuinità (o congruenza);
  • Comprensione empatica;
  • Accettazione positiva incondizionata.

I counsellor e i terapeuti centrati sulla persona vedono il proprio ruolo più simile a quello di un compagno piuttosto che a quello dell’esperto.

La terapia della Gestalt

Secondo la prospettiva della Gestalt, il comportamento disadattivo rivela mancanza di consapevolezza, carenza di responsabilità personale, scarsi contatti con l’ambiente circostante, rifiuto delle necessità personali, mancata integrazione delle polarità del Sé. Obiettivo della terapia della Gestalt sta nell’autorealizzazione; a differenza della terapia centrata sul cliente, la Gestalt non orienta al futuro l’obiettivo, ma cerca di rendere il paziente libero di essere chi è, e non di essere quello che dovrebbe diventare.

L’integrazione avviene quando le forze interiori hanno raggiunto un equilibrio che permette di sostenere il processo di modificazione del comportamento disfunzionale. A livello strategico i clinici della Gestalt sviluppano un ambiente dove abbia valore l’esperienza del “qui e ora”, così da permettere la crescita e il cambiamento, e quindi abbandonando l’atteggiamento di rifiuto del Sé.

L’analisi transazionale

L’analisi transazionale è una corrente della psicologia umanistica che indica nel potenziale umano e nelle decisioni responsabili da prendere nel futuro la risposta alle persone che desiderano cambiare piuttosto che adattarsi e uniformarsi. È una teoria che permette l’analisi completa della personalità e dei cambiamenti interpersonali; è un approccio clinico che usa una serie di tecniche originali di cambiamento come il “contratto”, che viene stipulato con il fine di facilitare l’autonomia rispetto al proprio “copione” con cui l’individuo può, tramite una decisione conscia, “ridecidere” la propria vita.

Sviluppi successivi

Uno degli approcci contemporanei derivati dal modello umanistico-esistenziale è la terapia focalizzata sulle emozioni (EFT) di Greenberg; secondo questo approccio il passaggio da dipendenza ad autonomia avviene tramite l’interiorizzazione delle competenze delle figure di attaccamento: questo passaggio si verifica grazie all’alleanza terapeutica dell’EFT.

Modello cognitivo-comportamentale

Il contesto storico

Il modello si impose come alternativa metodologica alla psicoanalisi, con l’obiettivo di allontanarsi al mentalismo ristabilendo così le basi scientifiche della psicologia. Negli anni '50 e '60 si andò ad affermare l’approccio cognitivista, che se inizialmente venne visto come qualcosa di opposto all’approccio comportamentale, successivamente fu accettato e condiviso, tanto che alla fine degli anni '80 il termine dominante era terapia cognitivo-comportamentale.

Oltre a valutare i comportamenti osservabili, gli psicologi più vicini all’orientamento cognitivista tengono conto dei processi di pensiero e dei significati personali che mediano la risposta dell’individuo agli eventi-stimolo, e utilizzano tecniche prettamente verbali come la ristrutturazione cognitiva o l’arresto del pensiero.

Modificazioni comportamentali

Alla base della concezione comportamentista sta il fatto che così come si apprende un comportamento disadattivo, allo stesso modo si può abbandonare e che la causa che ha determinato un comportamento sia meno importante rispetto alla situazione nel quale si manifesta. Una delle tecniche maggiormente rappresentative della concezione comportamentista consiste nell’esporre il cliente, all’interno della seduta, a un oggetto o a una situazione temuta.

Secondo la prospettiva concettuale presente in questa tecnica, se una situazione temuta provoca una risposta di ansia, l’esperienza di tranquillità di fronte alla stessa situazione dà vita ad un cambiamento nella risposta di fronte allo stimolo iniziale, così da indebolire e modificare lo stato di forte ansia e paura.

Terapia razionale-emotiva (RET)

Il cambiamento psicologico profondo avviene tramite la ristrutturazione cognitiva, il cui obiettivo è quello di modificare sostanzialmente le idee idiosincratiche dei pazienti sulla realtà, sfidando le loro credenze e le loro affermazioni implicite; i clinici RET si focalizzano sulle idee che hanno provocato quei sentimenti di disagio, ansia e inappropriatezza.

Terapia cognitiva di Beck

La terapia cognitiva tenta di risolvere i disturbi emotivi correggendo le interpretazioni della realtà e i ragionamenti errati dei pazienti. Aaron Beck, ad esempio, ritiene che la depressione derivi da schemi cognitivi estremamente resistenti, che fanno sì che alcune persone siano vulnerabili alla depressione stessa.

L’approccio clinico di Beck si basa sulla collaborazione e utilizza domande per spingere i pazienti a valutare l’evidenza che conferma o smentisce le loro percezioni o cognizioni. La collaborazione fra clinico e cliente implica la scoperta e la modifica delle concezioni e dei pensieri automatici, in particolare di quelli che si basano sulle credenze distorte su se stesso e sul mondo.

Altri modelli

Bandura, nella sua “teoria dell’apprendimento sociale” sviluppò il primo importante tentativo di includere i processi cognitivi tra i fattori necessari alla comprensione e al trattamento dei problemi comportamentali; il suo metodo era volto a guidare e modellare una nuova performance maggiormente adattiva per i clienti.

Negli anni '80 Lazarus introdusse il termine "eclettismo tecnico" per riferirsi a strategie e tecniche selettive provenienti da teorie diverse, chiamate “terapia multimodale”; tramite questo uso di tecniche provenienti dalle principali correnti, individuò 7 aree di funzionamento della personalità, che chiamò BASIC ID: basandosi su questa valutazione globale, nella terapia multimodale vengono selezionati interventi specifici con l’obiettivo di trattare i principali problemi del cliente e i suoi modelli comportamentali disfunzionali.

Sviluppi successivi

Attualmente stiamo vivendo la third wave del cognitivismo, la cui novità principale è la mindfulness; secondo questo approccio i pensieri non sono più considerati come nella tradizione cognitivista classica, funzionali o disfunzionali, ma semplicemente pensieri. La consapevolezza dei propri pensieri, delle proprie emozioni e delle proprie sensazioni, consente di incrementare la libertà di scelta senza cadere nelle trappole della mente.

Altri modelli teorici

L’approccio sistemico-relazionale

Questo approccio mette in evidenza la relazione esistente tra patologie individuali e le caratteristiche relazionali del sistema-famiglia. L’oggetto di studio non è più l’individuo isolato, ma le interazioni tra l’individuo e il suo ambiente familiare; in questo modello il sintomo viene considerato come funzionale al mantenimento dell’omeostasi familiare, e il sistema viene visto come struttura di potere che l’intervento terapeutico deve modificare.

L’approccio biofunzionale-corporeo

Vi è la considerazione dell’organismo umano come una realtà psico-corporea integrata: ogni evento psichico si manifesta a livello corporeo attraverso tensioni muscolari e somatiche, formatesi come difese da ansie e da emozioni che possono fuoriuscire in modo controllato.

2- Il movimento integrazionista

Introduzione storica

La figura dello psicologo counsellor si avvale di strumenti psicodiagnostici, di abilitazione e di riabilitazione tipici e di appartenenza all’area psicologica. Il movimento integrazionista è un approccio clinico che ha preso forma sia nell’ambito della pratica che della ricerca, diventando scienza a sé tra gli anni '80 e '90. La nascita del movimento integrazionista si è articolata mediante una progressiva costruzione di raccordi tra le 3 principali correnti di pensiero in psicologia, ovvero la psicoanalisi, il comportamentismo e gli approcci umanistici, partendo dal presupposto che in ognuna di queste scuole fossero insite delle criticità.

Lo scopo degli integrazionisti non è quello di giungere a un modello unico, bensì quello di esplorare i concetti più validi in merito ai comportamenti umani per suggerire interventi più efficaci; oggi il movimento integrazionista cerca di accorciare quelle che sono le distanze tra pratica e ricerca.

Le origini

Nel 1933 French è stato il primo a presentare un articolo che integrasse le psicoterapie, ponendo a confronto la psicoanalisi e il condizionamento pavloviano. Rosenzweig nel 1936 trova che i fattori comuni impliciti nelle psicoterapie siano 3:

  • La personalità del terapeuta;
  • L’interpretazione;
  • L’efficacia di qualsiasi orientamento teorico.

Una pietra miliare nella storia dell’integrazione è il libro Personality and Psychotherapy di Dollard e Miller del 1950; nel 1961 Frank individua una serie di fattori terapeutici comuni alle terapie:

  • Aspettativa di miglioramento;
  • Speranza nella possibilità di ricevere un aiuto;
  • Correzione delle distorsioni del pensiero su se stessi e sugli altri.

Nel 1967 Lazarus introduce il concetto di eclettismo tecnico, secondo il quale le tecniche di diversi sistemi terapeutici possono essere usate senza un supporto teorico di riferimento.

Sistemi di integrazione

L’eclettismo tecnico consiste nella selezione delle tecniche dei vari orientamenti sulla base dell’efficacia dimostrata da ciascuna di esse; l’obiettivo è trovare i trattamenti più idonei per la persona e il suo problema, senza tenere conto delle teorie da cui derivano e della loro compatibilità. Esistono 2 tipi di eclettismo tecnico:

  • Il primo combina tecniche a livello pr...
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Aleunifi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Counseling psicologico clinico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Giangrasso Barbara.
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