Competenza pedagogica e progettualità educativa
Competenze come processo
Tra le varie nozioni di competenza elaborate, una è particolarmente interessante, quella di competenza come processo. La competenza intesa come processo non è uno stato, ma è una realtà dinamica frutto di una pluralità di fattori.
È possibile però dare un'immagine statica, quasi fotografica, e un'idea, invece, di una realtà più dinamica, quasi filmica, della competenza.
Competenza come immagine fotografica e definizione filmica
- Immagine fotografica, statica – la competenza può essere considerata l'insieme dei saperi, delle conoscenze, delle abilità e delle procedure che appartengono a una determinata professionalità e che vengono utilizzate al momento opportuno.
- Definizione filmica, più dinamica – la competenza è il processo generatore del prodotto finito che è la performance. Essa è finalizzata (non astratta), contestualizzata, specifica e contingente, ed è prodotta non solo in funzione alla situazione ma anche alla rappresentazione che se ne fa.
Una definizione in termini di processo è quella di G. Le Boterf secondo il quale le competenze possono essere considerate come il risultato di tre fattori:
- Il saper agire, che presuppone il saper combinare e utilizzare delle risorse pertinenti e cioè avere le competenze necessarie per agire.
- Il voler agire, che si riferisce alla motivazione.
- Il poter agire, che si riferisce all'avere nel contesto le condizioni per poter agire professionalmente.
- In più si aggiunge il dover agire.
La competenza pedagogica
Competenza – saper agire e padroneggiare a pieno conoscenze, abilità, atteggiamenti, valori in modo dinamico e mai definito una volta per tutte (Pellerey).
Competenza pedagogica – insieme complesso e dinamico di conoscenze, di abilità, di procedure metodologiche, di esperienze consolidate di tipo educativo fondate sulla riflessione e sulla teorizzazione che i soggetti che operano in questo settore devono saper mettere in campo in modo personale e critico quando progettano, attuano e valutano il proprio intervento.
La competenza pedagogica è una nozione in costruzione e ha un carattere di provvisorietà. Alcune ragioni su cui poggia sono:
- Riconoscere uno specifico pedagogico ad alcune professionalità e creare un campo specifico di ricerca e di intervento al fine di non sconfinare in altri settori (es. sanitario, psicologico, sociologico ecc).
- Ricondurre il tema della formazione al centro del dibattito pedagogico.
- Definire i diversi profili professionali educativi.
- Costruire un'identità più forte.
La competenza pedagogica si costruisce intorno ai principi di educabilità, di progettualità, di dimensione del futuro e di orientamento teleologico (cioè che riguarda un fine), che ne definiscono i confini e la distinguono dalle competenze tipiche di altre professionalità, come quelle del terapeuta, dello psicologo, dell'assistente sociale ecc.
Competenze e saperi
I saperi non esauriscono la competenza pedagogica, ma costituiscono la condizione necessaria alla sua costruzione e al suo sviluppo. Il vero professionista competente non sa soltanto agire in modo adeguato, ma sa anche motivare la messa in atto delle proprie competenze.
I saperi forniscono nozioni, concetti, modelli, teorie, ipotesi in mancanza dei quali l'esperienza, per quanto ricca, rimane intraducibile e non trasmissibile. È importante che i percorsi formativi non puntino solo a fornire precisi contenuti disciplinari ma che riescano anche a far apprendere la logica disciplinare.
Competenze, attitudini e vocazioni
È possibile la competenza senza attitudine? In campo pedagogico si è assistito, a proposito delle attitudini, a una radicale inversione di tendenza, passando dal principio vocazionale a quello professionale. Si sono moltiplicati negli ultimi decenni gli studi volti a perseguire la professionalità in senso scientifico, che sia razionalmente fondata, rinunciando a tutto ciò che appariva retorico e sentimentalistico.
Da una parte è stato giusto porre l'accento su una professionalità a cui occorreva dare maggiore rigore scientifico, non soggetta quindi agli eccessi dell'improvvisazione. Allo stesso tempo, però, le professionalità pedagogiche (come tutte quelle che pongono al centro i rapporti con le persone) non possono escludere la questione delle attitudini e delle capacità di tipo relazionale.
Esistono caratteri che non si adattano all'esercizio delle professionalità educative perché con i loro vissuti rischiano di compromettere lo sviluppo del soggetto in formazione (per esempio, soggetti inclini alla depressione perché entrano in conflitto con le caratteristiche essenziali che distinguono le professionalità pedagogiche).
Lo sviluppo delle competenze deve incontrare un terreno fertile nelle attitudini personali intese come disposizione del soggetto a mettersi in cammino verso una professionalità dalle caratteristiche particolari.
Perché si costruiscano le competenze è necessario che i saperi si accoppino da una parte con la disponibilità della persona a svolgere il lavoro in questione e dall'altra con le disposizioni interiori del soggetto.
- Attitudine – è la “disposizione a..” (es. predisposizione alla professionalità pedagogica).
- Vocazione – è un'opzione, ovvero come scelta a orientare lo sviluppo delle attitudini in vista di una identità professionale.
- Motivazione – è la disposizione particolare che favorisce l'autoeducazione del soggetto. Chi, per svariate ragioni, è fortemente motivato all'impegno professionale in campo educativo, ma riconosce di non possedere tutte le caratteristiche necessarie a tale attività, può essere spinto a migliorare la propria professionalità, smussando alcuni spigoli del proprio carattere.
Metacompetenze pedagogiche
La professionalità pedagogica richiede di saper rispondere efficacemente all'imprevisto, di andare oltre la semplice messa in atto di modalità ritualistiche, predeterminate, ma è necessario possedere una capacità di interpretazione e di ideare soluzioni creative: tutto questo richiede lo sviluppo e il possesso di metacompetenze pedagogiche.
La questione si pone su due fronti:
- Quello della formazione, che intende fornire competenze sempre più trasferibili, anche per rispondere alla mobilità professionale.
- Quello del mondo del lavoro, che in generale necessita di personale che sia sempre più in grado di adattarsi a differenti compiti.
Metacompetenza – è una capacità cognitiva generale di carattere riflessivo (definizione più generale); significa avere coscienza delle proprie competenze e la capacità di gestirle, cioè sceglierle e combinarle (definizione di Wittorski, più funzionale alla professionalità pedagogica).
Le metacompetenze consentono di “leggere tra le righe” l’evento educativo. Esse sono indispensabili per garantire alla professionalità pedagogica apertura al cambiamento, dinamicità, processualità e soprattutto capacità di far fronte all'imprevisto.
Inoltre, sono le fondamenta dell'agire pedagogico e della professionalità educativa e costituiscono gli aspetti su cui si fonda la progettualità educativa.
Sono metacompetenze:
- L'intenzionalità
- La progettualità
- La riflessività (riflessione sul proprio operato, auto-riflessione)
- La deontologia professionale (è la capacità di essere in assetto con l'etica professionale, sapere di agire seguendo particolari valori)
Attitudini o competenze trasversali
Competenza trasversale – è la competenza che si fonda su alcune attitudini della persona che si possono educare, valorizzare, arricchire, che è in grado di generare altre competenze (attitudine educabile). Costituisce il nucleo essenziale su cui costruire la competenza professionale pedagogica.
In questo caso, alla parola attitudine, si attribuisce un significato non innatistico, ma ha più i tratti di una conquista biografica. Questa impostazione ha qualche aspetto in comune con le posizioni di Gardner, che nella sua teoria delle intelligenze multiple, parla di capacità che pur disponibili geneticamente non si sviluppano se non trovano un rinforzo sociale.
Le attitudini necessarie per le professionalità educative sono:
- L'estroversione, la facilità alla comunicazione
- Un buon equilibrio psicologico e una buona maturità
- Pazienza e tolleranza
- Capacità di comprensione dell'altro
Le competenze trasversali possono essere così descritte:
- Saper apprendere
- Essere aperto
- Essere creativo
- Saper assumere rischi
- Saper tollerare le frustrazioni
- Essere disponibili al cambiamento
Competenze di base
Competenza di base – è la capacità di padroneggiare situazioni, attivare metodologie, elaborare progettualità coerenti con l'intervento educativo. Si tratta di competenze necessarie ed indispensabili, senza le quali non è nemmeno possibile parlare di professionalità pedagogica.
Pur riconoscendo che alcune competenze sono rimaste immutate (es. quella di saper gestire la relazione), nuovi compiti sono stati affidati a queste professionalità il cui profilo risulta più complesso anche solo rispetto a qualche anno fa. Si può solo costruire un bilancio provvisorio delle competenze di base delle professioni pedagogiche, che sono caratterizzate da dinamicità e apertura.
Le competenze di base comprendono:
- Gestire la complessità
- Sapersi confrontare con i sistemi di significato
- Interpretare i bisogni educativi e formativi
- Saper indagare
- Saper osservare ed ascoltare
- Saper organizzare
- Lavorare in gruppo
- Lavorare in rete e con professionisti diversi
- Animare
- Essere promotori di una cultura dell'infanzia e dell'adolescenza
- Essere buoni comunicatori
- Gestire la diversità
A questo elenco occorre aggiungere la competenza relazionale (capacità di gestire e sostenere la relazione tra educatore e soggetto in formazione). Essa è universalmente riconosciuta come fondamento stesso delle professionalità pedagogiche, è cioè una competenza cardine.
Competenze specifiche
Le professionalità pedagogiche stanno assumendo caratteristiche sempre più precise e particolari e si stanno moltiplicando i profili professionali a causa dell'emergere di nuovi bisogni. Ad esempio il formatore, che si rifà alle stesse competenze di base dell'educatore, se ne differenzia per i soggetti a cui si rivolge, per i luoghi in cui opera, per le finalità del suo agire, per le metodologie che utilizza ecc.
Competenze specifiche – competenze relative ai diversi profili professionali pedagogici. È importante ricordare che tra la competenza pedagogica di base e la competenza specifica, la relazione non è di tipo gerarchico e sequenziale, ma si caratterizza in senso sinergico e dinamico.
È necessaria l'identificazione di professionalità “vecchie” e “nuove” per due motivi:
- Quelle vecchie per la trasformazione che stanno subendo e che subiranno.
- Quelle nuove perché indicano in quale direzione si sta muovendo la professionalità pedagogica.
Nel campo delle professionalità “vecchie” il caso degli insegnanti è particolarmente significativo, in quanto la professionalità docente sta subendo un forte mutamento sotto la spinta di un nuovo modo di intendere la scuola.
Per quanto riguarda l'educatore dai tempi della prima comparsa come figura di modesto rilievo si è passati, in poco tempo, a un profilo professionale molto articolato e complesso spesso in situazioni molto diverse. Oltre agli impieghi “storici” si va, ad esempio, dall'educatore che opera nella tossicodipendenza a quello che affianca il minore ospedalizzato o malato cronico ecc. Esistono inoltre educatori che sono attivi in ambito ambientale, oppure svolgono attività di animazione in musei, biblioteche, ludoteche. Infine aumenta sempre di più l'impiego di educatori per l'educazione nella fascia di età 0-3 anni.
Una professionalità emergente negli anni '70, l'animatore socio-culturale ha subito, invece, una battuta di arresto. Il compito innovativo e il suo modo di fare educazione e di lavorare mediante pratiche volte allo sviluppo della creatività, dell'espressione di sé, sembrano aver perso, almeno in parte, il loro significato.
Una nuova figura si affaccia nel mondo dell'educativo (soprattutto in altri paesi europei) e cioè quella del tutor, nelle varie forme in cui può essere impiegato:
- Tutor nella forma di tirocinio o di esperienze sul campo
- Tutor a scuola e all'Università
- Tutor nei percorsi di formazione a distanza (indispensabile perché la formazione a distanza è tanto più efficace nella misura in cui gli studenti non vengono abbandonati a se stessi).
- Tutor nelle fasi di training formativo on job (si tratta di interventi in favore dei giovani assunti in professionalità educative che devono sostenere il primo anno lavorativo).
Valutazione e autovalutazione sono gli strumenti che consentono di constatare il successo o il fallimento dei progetti educativi nei quali i singoli sono impegnati. A questo riguardo esistono due metodologie efficaci che mirano a favorire l'autocoscienza nel soggetto:
- Il bilancio delle competenze – è un percorso che permette di analizzare le proprie competenze professionali e personali, così come le attitudini e le motivazioni, mediante l'utilizzo di materiali strutturati, come test o schede di autoanalisi, al fine di definire un progetto professionale e all'occorrenza un progetto di formazione.
- Il portfolio di competenze – è una collezione di esperienze che possono aiutare la persona a riflettere sul progresso che c'è stato nel suo sviluppo delle competenze.
Metacompetenze e competenze pedagogiche trasversali
L'intenzionalità educativa
Agire con intenzionalità significa agire per raggiungere un fine all'interno di una dimensione di senso, e può essere definita come la capacità dell'uomo di dare senso alle cose. L'intenzionalità pedagogica distingue l'agire del professionista (che agisce con la consapevolezza dell'incidenza delle sue azioni) da quanti interagiscono con il soggetto in formazione senza una precisa volontà di formare o educare.
L'intenzionalità è un: aprirsi ad altro, che porta a valorizzare e riconoscere dei valori; aprirsi all'altro, considerato come valore e come essere dotato di intenzionalità.
- L'intenzionalità dell'educatore deve prevedere il fine dell'azione educativa, sorretta da un ideale educativo proteso alla piena realizzazione dell'altro. Questo è l'atteggiamento di quella che viene definita “coscienza anticipante”. La pedagogia non è come una scienza matematica universale, non può prevedere tutto quanto, ma ci dobbiamo sempre affidare a ipotesi.
- L'intenzionalità dell'educatore guarda e tiene in considerazione l'intenzionalità dell'altro come soggetto in formazione. Il soggetto in formazione è posto al centro del processo educativo e l'educazione è incontro tra intenzionalità. Riconoscere la sua capacità intenzionale significa riconoscere che è in grado di costruirsi una personale visione del mondo e segnala l'opportunità per l'educatore di comprendere quella stessa visione del mondo. Questo infatti sembra essere l'unico modo per mettersi in sintonia con il soggetto.
- L'intenzionalità, attraverso l'intersoggettività, deve sviluppare le potenzialità nell'altro affinché possa prendere forma e formarsi attraverso il raggiungimento di una personale visione del mondo (e quindi diventare autonomo). La relazione soggettività-intersoggettività garantisce la possibilità che il processo educativo non sia né soltanto l'esito di un percorso personale né l'effetto di un intervento totalmente determinato e rigidamente costruito dal professionista pedagogico (non ci deve essere un rapporto di dipendenza tra bambino ed educatore, ma quest'ultimo deve accompagnare per lasciare andare).
L'intenzionalità va di pari passo con la responsabilità, ovvero con la coscienza che l'errore educativo può avere una risonanza notevole.
La progettualità e la progettazione
La progettualità osservata dal punto di vista dell'educatore, si traduce nella ricerca e nella messa a punto delle strategie più efficaci, si svolge, in termini operativi, nella progettazione che costituisce l'atto concreto ed infine si concretizza nel progetto.
Progettualità – è in senso generale, una caratteristica del testo troncato.
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