LA REALTA’ DIS-URBANA TRA INTEGRAZIONE E
DISGREGAZIONE.
Il caso di studio della città di Acerra.
Introduzione. “Integrazione e realtà dis-urbana”.
Fin dalla filosofia classica si ritrovano elementi che pongono la
questione dell’integrazione. Ma è con la sociologia che si cerca di
sistematizzare le questioni intorno a tale concetto, anche se il più
1
delle volte si accompagna al concetto di devianza o è la
2
prosecuzione del concetto classico di ordine sociale .
Dalla nascita della sociologia (la sua nascita viene normalmente
fatta risalire all'espressione "sociologia" usata nel 1824 da Auguste
Comte per designare la scienza della società in sostituzione della
fisica sociale) l’integrazione è stata una delle variabili più
considerate per lo studio dei mutamenti della società.
1 Per devianza si intende comunemente ogni atto o comportamento (anche solo
verbale) di una persona o di un gruppo che viola le norme di una comunità e che di
conseguenza va incontro a una qualche forma di sanzione. L’azione non è deviante
per una proprietà intrinseca ma in funzione del contesto sociale, e delle sue norme,
nel quale viene eseguita.
E. Durkheim spiegò che un atto è criminale “perché urta la coscienza comune” e non
viceversa. Bisogna tener conto, dunque, per definire un’azione come deviante le
variabili del contesto storico, politico e sociale e della situazione.
R.K. Merton,
Una delle teorie più note sul concetto di devianza è stata elaborata da il
quale riprendendo il lavoro di Durkheim, individuò nel contrasto tra struttura
culturale e struttura sociale la fonte delle condotte devianti: la prima definisce i fini e
i mezzi attraverso i quali raggiungerli; la seconda determina la distribuzione reale
delle opportunità necessarie per raggiungere quei fini con i relativi mezzi.
Altre teorie della devianza sono: le spiegazioni biologiche (le quali fanno risalire i
comportamenti devianti alle caratteristiche fisiche e biologiche dei soggetti
teoria del controllo sociale
criminali); la (secondo la quale un individuo non
commette atti criminali solo se in presenza di un forte controllo sociale esterno ed
teorie della subcultura
interno); le (la quale indica nelle norme e nei valori della
comunità criminale nella quale è cresciuto il soggetto deviante la causa primaria
teoria dell'etichettamento
della devianza); la (per cui la comprensione dell'atto
deviante deve tenere in considerazione la relazione tra coloro che infrangono le
la teoria della scelta razionale
norme e coloro che le applicano); (le condotte
criminali sono considerate non in funzione di influenze esterne, bensì esito di una
scelta interna adottata razionalmente in risposta al contesto e ai bisogni).
Equilibrio garantito da una funzione di controllo delle azioni che si svolgono
2
all’interno del sistema; principio teorico che secondo Parsons è indispensabile e
necessario al mantenimento della società stessa. Ha come conseguenza l’assunzione
di condotte conformistiche.
Un elemento accomuna tutte le definizioni rintracciabili nei vari
dizionari di sociologia o nelle diverse enciclopedie: uno stato della
società che può presentare un carattere di variabilità più o meno
accentuato.
Per Gallino, l’integrazione sociale è uno stato variabile di una
società, ovvero di un sistema sociale, di un gruppo o altra
collettività, caratterizzato dalla tendenza e disponibilità costanti da
parte della maggioranza degli individui che la compongono a
coordinare regolarmente ed efficacemente le proprie azioni sociali
con quelle degli altri facendo registrare un grado basso di conflitto,
oppure procedendo s risolvere i casi di conflitto con mezzi pacifici.
Per tale motivo questo testo ripercorre il concetto di integrazione
nelle teorie sociologiche, al fine di mostrare come esso sia passato
da una statica sociale a una dinamica sociale, trasformandosi in
processo al cui interno divengono prioritari gli aspetti della cultura
e delle relazioni.
Nonostante negli ultimi decenni il concetto di integrazione sia
riferito quasi sempre ai migranti, qui si farà riferimento al concetto
di integrazione inteso come quel processo multidisciplinare
contestualizzato temporalmente e spazialmente e finalizzato alla
convivenza civile di popolazioni o gruppi di esse fondando le sue
basi sul rispetto delle diversità culturali.
I migranti devono essere considerati attori sociali pieni. Inoltre, i
processi di integrazione non sono determinati meccanicamente
dall’assetto del sistema di accoglienza o dalle politiche locali, ma
sono il frutto di percorsi strategici compiuti dagli stessi migranti.
Studiare i processi migratori oggi non è semplice, considerando i
molteplici fattori che influenzano tali fenomeni, ma ancora più
difficile è studiarli in relazione all’integrazione nei territori di
approdo e soprattutto nei contesti urbani o dis-urbani. Per contesti
dis- urbani si intende contesti che all’apparenza sono urbani
perché con alta concentrazione di abitanti o a ridosso di città
metropolitane, ma che in realtà mantengono per gran parte le
dinamiche e le caratteristiche delle aree rurali o delle comunità
(come è il caso di Acerra).
Il problema dell’integrazione segue direzioni: da un lato, si assiste
a un crescente fenomeno del flusso migratorio, dall’altro, emerge
l’esigenza di riconnettere il tessuto sociale prestando particolare
attenzione alla dimensione urbana delle città o a quelle dimensioni
dis-urbane.
Già all’inizio del secolo scorso si dà inizio a una tradizione di studi,
3
che prende il nome di Scuola di Chicago , al cui interno si sviluppa
teoria ecologica del comportamento,
in modo particolare la
soprattutto del comportamento deviante. Tale teoria pone
l’attenzione sulla dipendenza causale dell’azione sociale del
coinvolgimento fisico del soggetto. Le azioni sono considerate la
risultante della pressione esercitata dall’ambiente sull’attore
sociale e dell’interdipendenza fra le unità sociali.
Gli scambi fra i soggetti costituenti un’unità sociale influenzano
attivamente lo sviluppo dell’agire umano. Da ciò consegue che
l’integrazione può riguardare sia soggetti appartenenti a unità
culturali differenti, sia coloro che, pur condividendo una stessa
cultura possono trovarsi distanti gli uni dagli altri.
Alla luce di ciò si può affermare che la crescente attenzione da
parte delle istituzioni pubbliche in ambito di politiche abitative
nascerebbe dall’esigenza di garantire un’integrazione fra gli
individui.
In Italia la questione abitativa è stata uno dei principali temi
oggetto di interesse da parte delle istituzioni pubbliche sin dal
secondo dopoguerra. Con il passare del tempo, le trasformazioni
urbane, l’espansione delle città e l’attuale crisi economica hanno
contribuito alla formazione di non pochi casi di degrado urbano e
di emarginazione sociale. I quartieri delle cosiddette “case
popolari” sono spesso teatro di episodi di violenza e manifestano
un evidente decadimento strutturale. Ciò ha portato, quindi, a un
ripensamento delle azioni in materia di abitazioni e quindi
all’introduzione di nuove forme abitative di tipo sociale, capaci non
solo di risanare e rivitalizzare strutture abitative, ma anche di
pensare a spazi e luoghi pubblici in grado di riavvicinare le
persone attraverso iniziative basate sulla collaborazione e sulla
reciprocità.
3 La prima scuola ad avere elaborato un metodo di indagine sociale empirica nei confronti della
città. Per indagine empirica si intende un metodo di ricerca che si basa sull’osservazione diretta
dei fatti e della realtà. 4
L’Housing Sociale sembra rappresentare un’interessante
opportunità per rispondere ad esigenze di questo tipo, ripartendo
dal concetto stesso di comunità.
Nel libro si presenta uno studio di caso trasversale che ha come
oggetto una realtà dis-urbana: la città di Acerra. Questa realtà è
stata definita dis-urbana perché presenta delle caratteristiche
tipiche di una città che si è rapidamente urbanizzata senza però
garantire le strutture e i servizi necessari. Tale realtà è definita dis-
urbana anche perché la sua conformazione non può rientrare nella
definizione di periurbano (fascia di territorio dove la città e la
campagna sono a contatto diretto che rappresenta l’area con la
maggior crescita urbana). Ad Acerra non solo c’è questo contatto
diretto fra aree urbane e rurali, ma all’interno delle aree urbane
sussistono aree rurali.
Il territorio di Acerra (provincia di Napoli) è parte integrante della
Piana Campana e confina anche con la provincia di Caserta; esso,
inoltre, è il terzo comune della regione Campania.
Questo studio nasce originariamente come segmento della ricerca
“Processi migratori e integrazione nelle periferie urbane”, svolta a
livello nazionale nella primavera del 2009. Questa ricerca ha visto
protagoniste due realtà urbane a elevata presenza di immigrati
(Milano e Roma) e due città di media grandezza, che presentavano
problemi di integrazione fra popolazioni diverse (Acerra e Chieri).
INTEGRAZIONE E DISGREGAZIONE SOCIALE
(di Emiliana Mangone)
L’integrazione nella prospettiva sociologica classica
i colloca a metà tra l’edilizia popolare e le proprietà private vendute o affittate a
4 S
prezzo di mercato. L’obiettivo principale di questa edilizia sociale è fornire alloggi con
canone calmierato,
buoni o ottimi standard di qualità, a che non superi il 25%-30%
dello stipendio. Inoltre, il social housing è caratterizzato da progetti di tipo sociale
comunità
che hanno lo scopo di far nascere e sviluppare l’integrazione, come ad
esempio l’utilizzo di spazi e servizi comuni tra gli abitanti. Il social housing si rivolge
ceto medio,
a famiglie o coppie del che non possono permettersi una casa a prezzo
di mercato, ma che hanno un reddito troppo alto per accedere all’edilizia popolare. In
generale famiglie di lavoratori non assunti a tempo indeterminato, studenti e
.
immigrati
Funzionalismo e struttural-funzionalismo
5 6
1.
Nel XIX secolo l’approccio prevalente di studio della società è stato
il Positivismo e Durkheim ne è stato uno dei principali esponenti. Il
suo approccio presenta un forte elemento di innovatività: il
prevalere del sociale sull’individuale in una forma totalmente
scissa.
A partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, quest’approccio
diverrà dominante negli Stati Uniti con lo struttural- funzionalismo
di Parsno e Merton. Secondo quest’approccio, l’ordine sociale
costituisce il presupposto essenziale dell’agire individuale e
collettivo. Solo e nella misura in cui sono inseriti in un sistema o
appartengono a una struttura, gli esseri umani diventano anche
esseri sociali. Essi regolano il loro comportamento nei gruppi e
nella società in funzione di un complesso sistema di norme che
funzionalismo Branislaw Malinowski
5 Il termine si riferisce alle idee espresse da
considerato, insieme a Rivers il padre del funzionalismo britannico, un paradigma che
sincronica
si affermò gradualmente e che portò al prevalere della prospettiva in
diacronica
antropologia, rispetto a quella che aveva dominato nella seconda parte
dell’800 nell’ambito dell’evoluzionismo e del diffusionismo.
funzionalismo
Sullo sfondo del possiamo intravedere una tradizione sociologica che
vede la società come un’entità sistematicamente strutturata paragonabile ad un
organismo biologico costituito da sistemi che agiscono gli uni in funzione degli altri
relazioni.
In sintesi, la prospettiva funzionalista si focalizza in particolar modo su aspetti quali
le azioni tra individui i limiti imposti agli individui dalle istituzioni sociali, le relazioni
tra i bisogni individuali e la soddisfazione di tali bisogni attraverso quadri sociali e
culturali, uno scarso interesse per i problemi storici e per il mutamento.
6 Lo struttural-funzionalismo designa il lavoro di Radcliffe-Brown e dei suoi seguaci
(Evans-Pritchard, Meyer Fortes e Jack Goody), una prospettiva che ha dominato
l’antropologia britannica tra gli anni 40 e 60 del secolo scorso.
Lo struttural-funzionalismo, rispetto al funzionalismo, tende a preoccuparsi meno
delle azioni e dei bisogni individuali e più della posizione degli individui nell’ordine
sociale, o nella costruzione dell’ordine sociale stesso.
Benché tra le due prospettive teoriche vi siano stati sempre confini labili, le due
Radcliffe-Brown
prospettive sono significativamente diverse e, soprattutto tenderà
all’etnologia Malinowski
a contrapporsi esplicitamente di recuperando
l’approccio comparativo nell’elaborazione della teoria antropologica.
struttural-funzionalismo Radcliffe-Brown
Secondo la prospettiva dello di la
società viene considerata funzionante:
“come un organismo sano, costituito da molte parti riunite in sistemi più ampi;
questi sistemi, ognuno con la propria funzione specifica e i suoi scopi, lavorano
insieme agli altri.
Le società hanno strutture simili a quelle degli organismi.
Le istituzioni sociali, come le parti del corpo, funzionano insieme all’interno di sistemi
più grandi. I sistemi sociali come la parentela, la religione, la politica e l’economia,
presi tutti insieme costituiscono la società proprio come i diversi sistemi biologici
formano, tutti insieme, l’organismo
consciamente o inconsciamente vengono interiorizzare, divengono
parte integrante della personalità di ogni individuo.
Dalla coscienza collettiva alle rappresentazioni collettive di
1.1 Duekheim 7
A Emile Durkheim si deve la nascita della sociologia come
disciplina scientifica. Il filo rosso di tutti i suoi studi è il concetto di
coscienza collettiva, intesa come l’insieme delle credenze e dei
sentimenti comuni alla media dei membri della stessa società, che
forma un sistema determinato che ha una vita propria. Secondo D.,
la coscienza collettiva è diffusa in tutta l’estensione della società,
ma non per questo manca dei caratteri specifici. Infatti, essa è
indipendente dalle condizioni particolari nelle quali gli individui si
trovano, ma non muta ad ogni generazione; anzi, vincola le une alle
altre le generazioni successive.
La coscienza collettiva non può essere confusa con la coscienza
sociale, poiché essa rappresenta soltanto una parte molto ristretta
della vita psichica della società. La coscienza collettiva
rappresenta la forza vitale di una comunità. Pertanto, tutto ciò che
tende a indebolire o diminuire tale fattore determina turbamento
fra gli individui. Fra le cause principali che possono produrre
questo risultato, dobbiamo mettere la rappresentazione di uno
stato contrario, e quindi una conseguente mancanza di
integrazione.
Nell’opera “La divisione del lavoro sociale”, D. usa il termine
8
rappresentazione , che, però, non sostituisce l’idea di coscienza
collettiva. Secondo D., infatti, le rappresentazioni sono un
Emile Durkheim,
7 L’autore cui si rifà maggiormente il funzionalismo è sociologo,
docente alla Sorbona dal 1902 al 1917, e che ha avuto una grande influenza
sull’antropologia francese del 900, soprattutto attraverso l’opera di un suo allievo
Marcel Mauss.
D. ponendo l’accento sull’autonomia del sociale contro ogni riduzionismo storico o
psicologico e sulla concezione della società come SISTEMA organico — con l’uso
conseguente del concetto di funzione — viene considerato come l’anticipatore di
molti dei temi dell’antropologia funzionalista.
Oltre ad attribuire cause ad eventi sociali, le persone cercano di trovare un senso,
8
una coerenza e una certa stabilità al mondo sociale. Per questa ragione ricorriamo a
semplificazioni e ricostruzioni del mondo circostante attraverso delle
rappresentazioni collettive condivise. D. [1987] afferma che le rappresentazioni
collettive sono generate socialmente, si riferiscono alla società e in qualche modo
concernono la realtà.
elemento negativo perché quasi sempre esse si presentano in
contrasto con la coscienza.
Secondo D., inoltre, la solidarietà meccanica è forte quando le idee
e le tendenze comuni a tutti i membri della società sono superiori
per numero ed intensità alle idee e alle tendenze che appartengono
personalmente a ciascuno di essi. Con l’affermarsi del principio
della divisione del lavoro, invece, si sviluppa un nuovo tipo di
solidarietà, detto organica, fondata sul riconoscimento delle
9
differenze e con una minore enfasi sulle norme e i valori .
Tuttavia, D. ritiene che la divisione del lavoro può anche non
essere un fenomeno normale della società nel momento in cui le
relazioni degli organi non sono regolate perché si trovano in uno
10
stato di anomia. D’altronde, il periodo storico in cui D. elaborava
le sue teorizzazioni, rappresenta un lasso di tempo ricco di
modificazioni sociali. La caduta dell’Ancien Regime e la
conseguente perdita delle istituzioni tradizionali aveva portato due
estremizzazioni nella vita collettiva: da una parte il singolo
individuo con i suoi bisogni, che, se non soddisfatti danno origine a
sofferenza; dall’altra, uno Stato centralizzato non in grado di
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