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Le condotte poste in essere dalla Cianciulli collimano con la descrizione del tipo

libidinale narcisistico come individuo indipendente di Freud, un soggetto non facile da

intimorire, che colpisce gli altri per la sua personalità e che assume facilmente il ruolo

di leader. Dietro d un comportamento che spesso è estremamente seducente ed

accattivante, si nasconde freddezza e spietatezza. L’io in un certo qual modo viene

svuotato, impoverito, e nel caso in esame, ruota intorno alla ricerca di un ubi

consistam irraggiungibile perché si tratta di una identità che non può svilupparsi

adeguatamente in quanto privata dell’aiuto di significative interazioni sociali.

Leonarda Cianciulli sembra possedere il diritto del controllo sugli altri ed il diritto di

renderli oggetto di sfruttamento senza sentirsi minimamente colpevole.

Leonarda Cinaciulli pone pochi limiti alla sua fantasia e permette alla ricca

immaginazione di scavalcare i confini della realtà e dei punti di vista degli altri. Ciò che

non riesce ad elaborare tramite la fantasia, viene represso ed allontanato dalla

coscienza; l’altro viene visto sempre come un soggetto di cui disporre al fine di

compensare le proprie lacune. In tal senso, l’Altro non è trattato come un “tu” ma solo

come un “mezzo per poter esistere. Vi sono nella Cianciulli quei tratti del carattere

isterico descritti da Kretschmer e contraddistinti da “pathos teatrale”: un’attitudine

per i ruoli brillanti.

Rinchiusa al S.Tommaso di Reggio Emilia inizia a chiamare la morte, da lei descritta

come “la ladra scheletrita, con le dita ossute adunche, a forma di rampino, la orrenda

dinoccolata” capace di rapire i suoi figli.

Una personalità incline alla suggestionabilità, a scoppi di emotività irrazionale, a

condotta caotica, a comportamenti istrionici e teatrali.

Nel descrivere la personalità isterica è stato aggiunto giustamente che “l’isterico è

uno smemorato perseguitato dal ricordo:assediato ed assediante si scambiano

alternativamente le parti, si condannano ad uno stato paralizzante!.

Se è vero come hanno affermato Breuer e Freud, che l’isterico “soffrirebbe per più di

reminescenza” perché in lui le zone silenti rappresentano dei veri e propri buchi neri

le cui linee di forza rappresentano anche ciò che ruota a distanza, allora sarà

sufficiente un incontro casuale con determinati eventi, oggetti, persone correlati in

qualche modo con la situazione drammatica ripudiata perché si affacciano

nuovamente le immagini da incubo.

La Cianciulli fece domanda al Fascio di Correggio di essere mandata in prima linea al

pericolo, ma non le diedero ascolto. Da qui il primo assassinio o la prima offerta. Pensò

di far mangiare ai suoi figli il sangue della vittima, ammalata di cancro, perciò pensò

bene di far bollire per tre ore il sangue da aggiungere al cioccolato per farne torte da

far mangiare ai propri figli.

Un teatro solitario quello della Ciaciulli intriso di deliri e la stessa realizza di essere

costretta e fissata ad un repertorio ben più povero di quello che avrebbe voluto per sé

quando afferma che mentre la “dea Teti aveva dato al figlio un bagno magico…io che

non ero una dea”

(la dea Teti era la madre di Achille, che bruciò le parti mortali di tutti i sei figli avuti da

Peleo per renderli immortali come lei e li fece salire uno dopo l’altro all’Olimpo. Ma

Peleo riuscì a strapparle il settimo quando già essa aveva reso immortale il suo corpo,

salvo il tallone, ponendolo sopra il fuoco e poi ungendolo con ambrosia. L’osso del

tallone, appena ustionato, non fu sottoposto all’ultima parte del rito magico e così

Achille si recherà. Disarmato e a piedi nudi, al tempio di Apollo…Paride, nascosto

dietro la statua del dio, lo colpirà al tallone).

Ascoltarsi, vedersi, giudicarsi

Non essere una dea porta la Cianciulli ad operarazioni assai più macabre e truculenti.

Il teatro privato della Cianciulli si alimenta di due personalità: Norina, come la

chiamava il padre e Nardina, come la chiamava la madre, ; così secondo lei questa era

un buona giustificazione per avere due personalità. Norina che agisce e Nardina che si

affida alla prima perché questa agisca.

Leonarda Cianciulli nel suo memoriale ha sempre sottolineato le sue doti di generosità

ed altruismo che da sempre hanno contraddistinto la sua generosità.

Si parla di Ethos prediscorsivo, un ethos preliminare che precede la costruzione

dell’immagine nel discorso. L’ethos è strettamente correlato all’enunciazione, non si

può dimenticare quindi che gli astanti si costruiscono anche rappresentazioni

dell’ethos di colui che enuncia ancor prima che egli parli.. Ne deriva che l’immagine

prestabilita condiziona la costruzione dell’ethos nel discorso. L’ethos preliminare è

strettamente legato all’ethos discorsivo.

È importante quindi esaminare la dinamica attraverso cui l’immagine prodotta nel

discorso prende in considerazione, corregge e delinea la rappresentazione che gli

astanti si fanno di colui che parla.

Diviene essenziale richiamare la nozione di stereotipo, che svolge un ruolo importante

nella ,essa a punto dell’ethos. L’idea preliminare che il soggetto si fa del suo

interlocutore e l’immagine di sé che costruisce nel suo discorso non possono essere

individuali ma per essere riconosciute dagli interlocutori devono essere fondate su

rappresentazioni condivise, rapportabili a modelli culturali significativi.

La Cianciulli in tale prospettiva non esita a delineare di fronte alle situazioni più

drammatiche la sua vocazione di madre e sposa coraggiosa, fornendo una immagine

di sé capace di fungere da esempio per tutti coloro che la conoscono.

La percezione della identità personale della Cianciulli, corrispondente al senso stesso

della realtà, trova negli altri la possibilità di esistere e al contempo scopre nel processo

di differenziazione degli altri il presupposto necessario per poter giungere ad avere

una esperienza di sé, poiché il rapporto dell’Io con se stesso è sempre anche un

rapporto con le cose e con gli altri.

“Se volete capirvi non spiegatevi”

Il memoriale di Leonarda Cianciulli consente di riflettere sul ruolo della vita delle

immagini, sul piano del ricordo e della fantasia, sull’idea di invenzione di noi stessi in

forma di unità attraverso un mondo di immagini, da noi stessi creato.

La dimensione estetico emotivo cognitiva dell’esperienza e di tutti i processi ad essa

correlati possono essere riesaminati e riveduti alla luce delle acquisizioni alle quali

sono pervenute le scienze criminologiche e socio-psicologiche.

La terapia eidetica proposta da Ahsen il recupero del passato si approfondisce

attraverso una nitida biografia per immagini, una sorta di film documentario

attraverso il montaggio di scene, di foto ricordo, revisionate in moviola con partecipe

attenzione. L’immagine eidetica è una normale immagine visiva soggettiva che è

provata con marcata lividezza, sebbene non sia necessariamente evocata nel

momento dell’esperienza da un soggetto esterno presente e non dipenda da una

precedente esperienza di una situazione passata.

Le teorie psicologiche sul termine idea non sono riuscite comunque a fornire una

chiara comprensione del comportamento corporeo in relazione al lavoro mentale e per

questo Ahsen ha proposto che l’immagine sia un fenomeno tripartito. Secondo il

modello ISM, l’immagine comprende dettagli figurativi(I), ma coinvolge anche il corpo

attraverso una esperienza somatica (S) e a questo è connesso anche un significato(M

dall’inglese meaning) che può essere chiaro o vago a seconda delle circostanze.

Questa immagine del triplo codice ISM lega immagine, espressione emotiva e corporea

e pensiero in una singola unità funzionale con implicazioni pratiche.

Nel modello di Ahsen l’immagine mentale, la risposta somatica e il significato

coesistono anche se la loro unità può venire inficiata dalla repressione di una o più

componenti tanto che la maggior parte delle malattie mentali può essere considerata

come la repressione di uno o più aspetti dell’ISM.

CAPITOLO 2: SCRIVERE, SCRIVERE... LEONARDA CIANCIULLI SI SVELA AL

GRAFOLOGO

Introduzione e note metodologiche

Raffaella Sette, grafologa, ha potuto studiare il profilo della Cianciulli partendo da una

proficua documentazione. Si tratta di una madre pluriomicida che, agli esordi della

seconda guerra mondiale, uccide tre donne “sue amiche” e le riduce in sapone (non è

ben chiaro se esclusivamente a fini di lucro o per tentare di salvare la vita ai suoi figli).

Si tratta di un caso complesso ma che offre molti stimoli sia dal punto di vista

criminologico che da uqello grafologico-psicologico, per il cui studio sono stati

necessari gli atti del processo penale. E’ stato possibile prendere visione di tutta la

corrispondenza protocollata dalle carceri di Reggio Emilia e di Bologna che racchiude

le conversazioni inviate dalla Cianciulli al suo avvocato e al direttore dell’istituto

penitenziario, le lettere scambiate con il figlio Giuseppe e le lettere di quest’ultimo al

padre. Si tratta del periodo tra il 19 maggio 1941 e il 9 ottobre 1941, periodo in cui sia

la Cianciulli che il figlio erano detenuti in attesa di giudizio.

Obbiettivo di questo lavoro è quello di tratteggiare alcune caratteristiche di personalità

della Saponificatrice di Correggio sia quello di evidenziare le dinamiche intrafamiliari

partendo dalle analisi differenziali dei componenti fino ad arrivare alle possibili

interazioni che si sono determinate.

Profilo grafologico.

Il simbolismo dello spazio grafico

Max Pulver afferma che “alla prima occhiata non solo si vede ma anche si sente”.le

caratteristiche più importanti della scrittura, quindi, non sono solo percepite

fisicamente ma anche fiutate e presentite. Applicando questa affermazione alla

scrittura in esame ci si rende conto subito che si tratta di una “grafia non piacevole

all’occhio”, disordinata, pesante, né armoniosa né aggraziata che occupa tutti gli spazi

bianchi presenti sul foglio.

Attraverso l’occupazione dello spazio del foglio, uno degli indici di organizzazione

della scrittura e uno dei segni determinanti del ritmo grafico individuale, ci si sofferma

sul modo con cui i corpi delle parole sono disposti nel campo grafico: tale collocazione

assume un significato importante perché è l’espressione di un principio individuale di

movimento e ordine che si manifesta attraverso un sistema di lacune e intervalli.

Quello che colpisce nella grafia della Cianciulli è l’assenza di margini caratteristica

che, secondo Pulver, esprime l’invadenza dell’Io dello scrivente e la difficoltà a

riconoscere lo spazio altrui.

Continuando nell’analisi dello spazio grafico e seguendo gli insegnamenti di Pulver ci si

imbatte nella terza dimensione della scrittura, ovvero la profondità o, come direbbe

Moretti, la pressione. La pressione grafica è sempre espressione di energia ma la sua

intensità deriva dalla sfera vitale: la pressione è quindi una manifestazione delle forze

istintuali e non della volontà dello scrivente. Quello che si osserva nella grafia della C.

è una variare della pressione all’interno di intere parole accompagnata da tratti poco

netti e poco puliti.

Disordine , confusione e agitazione.

Quando parliamo di scrittura non omogenea ci riferiamo a quella scrittura che,

lungo il suo corso, non mantiene costanti le caratteristiche di alcuni suoi segni ed

indica l’opposto della regolarità e della stabilità. E’ sinonimo quindi di mancanza di

equilibrio psichico ed è indice di un Ego poco coeso, frammentato e incoerente che si è

sviluppato così a causa di esperienze traumatizzanti vissute durante l’infanzia e di

figure genitoriali vacanti.

La scrittura disordinata è un altro segno distintivo della scrittura della Cianciulli: si

riscontrano nella grafia della donna diversi elementi della grafia disordinata: impulsi

incontrollati che alterano l’armonia delle proporzioni, delle larghezze e delle ampiezze,

la cattiva collocazione degli elementi grafici nello spazio, incoerenza nella direzione

delle righe, confusioni che danno l’impressione di arruffamento.

Disordine e non omogeneità ci parlano di un vissuto profondamente sofferente, di forte

conflittualità interiore e di una persona turbata nell’animo e nella mente. Tutto questo

in combinazione con l’occupazione di tutti i margini dei fogli crea il profilo di una

persona che non ha mezze misure e che non prende le necessarie pause riflessive

(scrittura “Attaccata”).

Dal punto di vista della forma si ha a che fare anche qui con manoscritti che non

presentano cura grafica dall’inizio alla fine della pagina anche se la scrivente tenta di

abbellire, in modo pretenzioso, il suo prodotto con gesti ricercati (“D Lirica”) e tratti

letterali elaborati in chiave estetica. Questi ultimi sono i cd “Ricci

dell’Ammanieramento” che servono, in sostanza, a ricorrere a modi leziosi per

abbindolare il prossimo. Malgrado gli sforzi per abbellire e rendere più gradevole la

propria scrittura, di fondo il contesto parla di una deprivazione affettiva della scrivente

con la madre.

Per quanto riguarda la Non omogeneità del calibro (nel caso in esame accompagnato

anche da uno Spadifronte crescente) ci troviamo di fronte ad un indice di instabilità

umorale e ad una percezione dell?io caratterizzato da alti e bassi. Il soggetto è

facilmente influenzabile da tutto ciò che è suggestivo ma poi è costretto a ricredersi

accusando scoraggiamenti e delusioni. Il tono umorale, pertanto, appare in costante

oscillazione: più cresce il Calibro più aumenta il senso del potere espansivo e

dell’importanza dell’Io fino al rischio dell’esaltazione, di contro quando il Calibro

decresce siamo davanti ad un calo di energie, di delusione e scoramento.

Con riferimento alla pressione, la sua non omogeneità, indica una pessima

canalizzazione dell’energia vitale da parte dello scrivente che è dovuta, in genere, a

stati d’ansia che portano a non controllare il sé e a reazioni incontrollabili.

La Sette si sofferma anche sulla Sindrome della Triplice Larghezza che consente al

grafologo di capire come sono strutturati i piani funzionali del cervello e permette

quindi di delineare uno dei tratti fondamentali della personalità dello scrivente:

l’equilibrio psichico, affettivo e pratico. Nell’analisi della Triplice Larghezza abbiamo:

• Largo DI lettere: indica l’attività percettiva del campo di coscienza a cui

corrisponde una visione integrata o settorializzata della realtà – cervello

percettivo. ;

• Largo TRA lettere: evidenzia il grado di intensità e ampiezza del sentire umano,

quello di adattamento e socializzazione dei sentimenti -cervello interpretativo;

• Largo tra Parole: rileva il grado di sviluppo delle funzioni critiche che

sostengono il ragionamento -cervello razionale.

Per questo motivo è importante l’ omogeneità della Triplice larghezza: in tale caso si

tratta di un soggetto con un modo costante di essere, le cui condizioni di evoluzione

dell’Io e della coscienza sono positive. Nel caso di una Triplice Larghezza non

omogenea si parla invece di un soggetto, come la Cianciulli, in cui non è possibile

parlare di stabilità, di ordine e di equilibrio della personalità. Nel caso particolare della

Cianciulli è bene soffermarsi sul Largo tra parole che è anche indice di strettezza: la

presenza di questo vaglio critico corrisponde all’Habitus attitudinale che ha un

soggetto di vagliare criticamente tutti i propri progetti, atti e decisioni.

Applicando tutti questi concetti alla grafia della Cianciulli ci troviamo a delineare i

tratti di un soggetto che preferisce affidarsi all’ovvio della sua logica nell’emettere i

propri giudizi (se per giudizio intendiamo il verdetto che la mente è in grado di

emettere tra una rappresentazione che giunge alle facoltà conoscitive e la giustezza

che di essa si predica). Emettere giudizi non è una capacità di tutte le menti e nel caso

della C. siamo davanti ad una mente menomata da idee preconcette, distorte da

disordine e confusione e da scarsa evoluzione delle funzioni critiche. Tutti i giudizi

emessi dalla Cianciulli non possono essere obbiettivi perché influenzati negativamente

dal suo animo esaltato e dalla sua affettività troppo suggestionata soprattutto quando

le cose toccano direttamente i suoi interessi psichici ed affettivi.

La Cianciulli appare come una persona instabile, ambigua, insicura e aggressiva in

certe circostanze. L’instabilità deriva spesso della precarietà vitale, ma soprattutto

emotiva, e da un equilibrio costantemente minato a cui si accompagna l’ambiguità, il

bisogno di creare mistero.

Ciò che è stato appena elencato si collega all’insicurezza, ovvero la condizione

mentale dell’incertezza e del sentimento di non sentirsi garantiti dalle ambiguità delle

relazioni con l’ambiente. Le sollecitazioni che sono inviate dal mondo esteriore

vengono recepite dalla Cianciulli in modo esagerato provocando irritabilità e reazioni

estremamente aggressive e pervase da risentimento soprattutto quando deve

valorizzare le cose che le stanno a cuore.

Il pensiero magico

Si può riflettere sulla visione deformata della realtà creata dalla fantasia della

Cianciulli e orientata al pensiero magico attraverso la combinazione di alcune

categorie grafiche e soffermandosi sui Ricci della Mitomania.

Quelli che prevalgono nella scrittura della Saponificatrice sono quelli di I specie

(caratterizzato da tratti finali di parola che tendono in diagonale verso l’alto e

superano l’altezza dell’ultima lettera) e II specie (tratti finali di lettere che scendono un

po’ sotto il rigo di base, marcati e ricurvi, che si estendono fin sotto alla parola

successiva).

Chi ha i ricci di I specie è quel soggetto che, secondo Pulver, si discosta dal rigo di

base (il piano della realtà) e dal rapporto oggettivo con l’ambiente per rifugiarsi nella

sfera della fabulazione infantile. Anche se la forma mentale del pensiero magico

contraddistingue il bambino più che l’adulto si ritiene che possa convivere anche in

una mente adulta e che sia in costante interazione con la realtà. Con riferimento alle

persone come la Cianciulli, la cui mente segue prevalentemente una modalità di

pensiero magico, quando le esperienze contraddicono il loro pensiero non sentono il

bisogno di spiegare razionalmente l’insuccesso (ciò è possibile grazie ad una serie di

giustificazioni e di scuse tra cui ricordiamo l’astrologia e i sortilegi). La funzione

difensiva è fondata sulla convinzione, alimentata dal pensiero magico, di poter

controllare la realtà. Essa rappresenta la ragione per cui, di fronte a situazione

particolarmente dolorose, alcuni adulti regrediscono pur di non accettare o affrontare

la realtà. La funzione propiziatoria è fondata sulla convinzione che esistano invisibili

forze superiori che regolano gli eventi della vita degli esseri umani, il pensiero umano

serve a colmare le lacune delle altre forme di pensiero.

I rituali, una forma comune di manifestazione del pensiero magico,interferiscono con

la vita di una persona quando diventano comportamenti fissi e morbosi come nel caso

della C. in cui la mitomania rappresenta la tendenza a rifugiarsi in un mondo di

condotte fabulatorie. Da questa visione l’individuo osserva la realtà interpretandola in

maniera distorta e, contemporaneamente, c’è un voler ritornare alla realtà per

raccontare in maniera chiassosa il prodotto mitomane del proprio pensiero. I Ricci della

Mitomania diventano disgreganti per quelle persone che non sono mai usciti dalla

fabulazione infantile e non sono riuscite ad inserirsi in modo adeguato nell’ambiente,

non maturando un’identità del sé molto forte.

La scrittura della Cianciulli appare come un mondo chiuso, caratterizzato da un

pensiero soggettivo che ristagna e non svanisce anzi si autoalimenta e può dar luogo a

momenti di irritabilità e collera isterica. La sua mente è invasa da pensieri magici,

astratti dalla realtà, sui cui rimugina continuamente e che la spingono ad agire anche

in modo aggressivo (non avendo lei senso critico). La C. manifesta così la tendenza

opportunistica ad imporre le proprie esigenze affettive tentando di sedurre l’altro e

pretendere più della considerazione che le è dovuta. Non è dotata di uno spiccato

senso di responsabilità, invade tutti gli spazi a sua disposizione ma è anche una

persona molto sofferente dal punto di vista affettivo.

L’ultima lettera che si ha a disposizione presenta un livello di omogeneità più elevato,

segno di una migliore gestione dell’energia da parte dello scrivente. Si può ipotizzare

che lo scrivente abbia avuto su di lei l’effetto positivo di riuscire a contenere le

conseguenze del suo scarso equilibrio psichico affettivo.

Il marito, Raffaele Pansardi, tra metodicità e autoritarismo

Le caratteristiche psicologiche che emergono dall’analisi grafologica di Raffaele

Pansardi si possono riassumere in due battute con due parole: pedanteria e

autoritarismo.

Metodicità: la pressione sporca, il calibro piccolo,lo stretto tra lettere, il pendente e

l’acuta sono i caratteri che riportano metodicità, parsimonia e rigidità.

Si tratta di un soggetto che pur avendo un buon quantum di energia vitale, la utilizza

prevalentemente nel controllo, nel “far bene” e nell’osservanza delle leggi. Essendo di

fondo un soggetto insicuro si parla di un’eccessiva precisione, un eccessivo scrupolo

nell’osservanza del metodo e delle regole che lo porta a ritenersi superiore alla norma.

Autoritarismo: deriva dal suo essere schematico, presuntuoso e prepotente. Egli

ritiene di poter/dover imporre agli altri i suoi schemi mentali e le proprie abitudini con

atteggiamenti di intolleranza nei confronti di ogn tipo di contrasto, anche legittimo. La

rigidità del Super Io si traduce nella costrizione di ogni tipo di tendenze e impulso

spontaneo del cuore e dei sentimenti. Tormentato da angosce di separazione vuole la

famiglia intorno a sé sia per convezione sociale sia per trovare un motivo di vita

nell’altro da fagocitare.

Giuseppe Pansardi, il figlio prediletto: conflitto tra razionalità ed

emotività

E’ un giovane di 21 anni iscritto alla Facoltà di Lettere e costretto in carcerazione

preventiva a seguito dell’accusa di correità con la madre.

Dalla grafia appare come una persona curiosa e vivace, ricca di interessi, dotata di

buone potenzialità intellettive, capacità riflessive ma animato da inquietudine,

tensioni. Si può ipotizzare che l’eccessivo affollarsi di idee e emozioni derivasse dalla

condizioni di detenzione ma che l’emotività e gli accumuli psiconevrosi facessero cmq

parte del suo temperamento.

È un soggetto che vive conflitti interiori tra la parte intellettiva e gli aspetti emozionali

che lo rendono ipersensibile e influenzabile. Affetto e sentimento in lui non si

manifestano in modo caloroso e partecipativo ma come una destabilizzante

cedevolezza a cui cerca di reagire in maniera eccessiva con un’amplificazione della

difesa del sé.

Dalle analisi differenziali alle interazioni intrafamiliari

La coppia: Raffaele e Leonarda <3

Secondo Ania Teillard, nella coppia, l’uomo appartiene al tipo sensazione-pensiero

estroverso e la donna al tipo sensazione pensiero- introverso. L’uomo trova nella

moglie il sentimento e l’intuizione che in lui sono debolmente sviluppati e incarna

l’anima, la vita interiore: è una sorta di proiezione della sua anima.

Lo stesso si riscontra nella coppia Leonarda e Raffaele: ciò che può aver attratto

Raffaele è la fantasia di Leonarda che in lui è poco sviluppata mentre Leonarda ha

trovato in Raffaele un punto fermo razionale. Con gli anni però è possibile che questo

punto fermo sia diventato una gabbia per Leonarda in cui doveva convivere con

questo uomo impositivo e poco comprensivo: questa situazione ha di sicuro

amplificato le sue sofferenze.

Se da un lato Leonarda temeva suo marito e si sentiva sola perché non capita,

dall’altro ha potuto assumere determinati comportamenti indisponenti nei suoi

confronti per dimostrargli che era lei a prendere in mano le redini della situazione

famigliare in caso di avversità.

I genitori e il figlio Giuseppe

le relazioni con entrambi i genitori non sono state soddisfacenti nel corso dello

sviluppo psico-fisico di Giuseppe ma nonostante questo egli è riuscito a costruirsi

consapevolezze diverse da quelli figure parentali che lo hanno reso un individuo più

adattato di loro.

Conclusioni: sulla sentenza di condanna

CAPITOLO 3 : La storia criminale di Leonarda Cianciulli

In nome del popolo italiano

Nel luglio del ’46 la Cianciulli viene dichiarata colpevole dalla Corte D’Assise di Reggio

Emilia, di triplice omicidio continuato aggravato, triplice distruzione di cadavere

mediante saponificazione, rapina (continuata e aggravata), in danno di Setti Faustina,

Soavi Francesca e Cacioppo Virginia. La Cianciulli viene condannata tenendo conto

dell’attenuante della semi-infermità mentale, alla pena complessiva di 30 anni di

reclusione, più la multa, il pagamento delle spese processuali e i risarcimenti alle parti

civili. Inoltre la Corte ordina il ricovero in una casa di cura per un periodo non inferiore

ai 3 anni. La vicenda criminale si svolge dal 1938 con furti, dal ’39 al ’40 rapine e

omicidi, fino al 1941 con la calunnia. In sede processuale ci si chiede se sia un

soggetto imputabile, e dunque convergono diverse discipline tra cui la psicologia

forense, la criminologia e la vittimologia per meglio comprendere i delitti e la stessa

“serial killer” Leonarda Cianciulli. Nello specifico il rapporto autore/vittima chiama in

causa la vittimologia, infatti le indagini prendono avvio proprio dalla scomparsa di

coloro che poi saranno individuate come le vittime del pluriomicidio.

Tre donne scompaiono

Nel 1941 iniziano a girare voci sulla scomparsa delle tre donne: Setti Faustina (73

anni), Soavi Francesca (55) e Cacioppo Virginia (59). Le voci portavano a Leonarda

Cianciulli, moglie di un impiegato dell’ufficio del registro, presumibilmente informata

sulla sorte delle tre donne, in quanto intratteneva rapporti di affari e amicizia.

Quell’anno i parenti della Cacioppo si rivolsero alla Questura. E grazie alla loro

segnalazione che si inizia a dar vita ai sospetti e alle indagini. Le voci i sospetti e la

denuncia e la pressione delle vittime (in questo caso i cognati della Cacioppo)

diventano uno stimolo per la ricerca delle tre donne, e fanno emergere caratteristiche

che accomunano le tre scomparse; si tratta infatti di tre donne sole, senza prossimi

congiunti, con risparmi in denaro anche cospicui, le quali improvvisamente

interrompono le loro abitudini di vita per lasciare il paese per stabilirsi in città

imprecisate per contrarre matrimonio o per occupazioni remunerative. Altra cosa in

comune era che le tre donne prima di scomparire avevano intrattenuto rapporti

confidenziali e amichevoli con la Cianciulli. Essa, interrogata, inizialmente nega,

minacciando i testimoni, assumendo atteggiamenti di sfida. Poi diventano assai

rilevanti le indagini patrimoniali, svolte per rintracciare i titoli di Stato di cui era in

possesso la Cacioppo. Si accertò che alcuni erano stati venduti da Don Adelmo Frattini

dietro preghiera dell’amico Spinabelli Abelardo. Quest’ultimo ammise che la Cianciulli

gli aveva chiesto di realizzare alcuni titoli, spiegando di averle fatto il favore per i

rapporti di amicizia che li legavano. Inoltre Spinabelli rivela che la Cianciulli gli aveva

consegnato, con preghiera di custodirglieli, una scatola di metallo contenente denaro

e alcuni oggetti e un blocchetto di cemento contenente oggetti metallici, che si scoprì

in seguito, essere gioielli appartenenti alla Cacioppo. Di fronte a queste schiacciati

prove la Cianciulli confessa che d’accordo con Spinabelli, uccise la Cacioppo la

depezzò, saponificò disperdendo in seguito i resti nel canale di Porta Reggio. Essa

negò di essere a conoscenza delle sorti della Setti, affermando di avere ricevuto una

lettera di costei, da Piacenza. La Cianciulli è al centro dei sospetti e delle accuse e nei

suoi riguardi si delinea il movente di appropriarsi del patrimonio delle sue vittime. Nel

’41 la Questura arresta la Cianciulli, il figlio Giuseppe Pansardi, Aleardo Spinabelli, don

Adelmo Frattini e altri due, tutti denunciati per associazione a delinquere. La Cianciulli

si difende tirando in gioco la correità ma ormai dopo una quasi definitiva confessione

tutti gli altri vengono rilasciati. Essa fu anche denunciata di furto, in quanto dichiarò, di

aver rubato legna vino e una bicicletta, in accordo con la Setti.

La gravità dei reati, la ferocia con cui furono compiuti,e le notizie raccolte nei paesi

dove Leonarda aveva vissuto, che la dipingevano come una donna di facili costumi,

impulsiva, ribelle, dedita alle truffe, fecero sorgere ragionevoli dubbi sulle sue

condizioni mentali, la quale ormai risultava l’unica colpevole dei tre omicidi. Venne

disposta una perizia psichiatrica che escluse, all’epoca dei fatti, la capacità di

intendere e di volere, da ritenersi quindi un individuo socialmente pericoloso, dunque

non imputabile e non punibile.

Il processo

Nella sentenza del processo si segnala che la confessione della Cianciulli trovi

appoggio in tre circostanze significative: 1) “il contegno dell’imputata” 2) il possesso

di indumenti, gioielli appartenenti alle vittime 3) reperti di ambiente (macchie di

sangue dentiera della Setti) e il fare sapone in modo misterioso.

Poi c’è il tema dell’imputabilità. Per essere imputabile occorre che il reato sia stato

commesso con piena capacità di intendere e volere, se per qualche tipo di infermità lo

stato di mente è tale da esclude questa condizione, allora non può esservi punibilità;

chi è malato di mente non deve essere castigato ma curato, se il soggetto è

socialmente pericoloso va eliminato dal consorzio civile fino a che le cure non abbiano

modificato la sua condizione.

Il perito di ufficio, Prof. Saporito, dopo una lunga osservazione della Cianciulli,

ricoverata nel manicomio da lui diretto, ha concluso che “nel momento in cui commise

i fatti era affetta da psicosi-isterica, appoggiata a gravi anomalie costituzionali

neuro-vegetative e cenestopatiche, sboccata in delirio con contenuto improntato al

nucleo della maternità e sorretto da gravi disturbi onirici e sensoriali”. Il delirio è una

forza morbosa che impone motivazioni coatte alle umane azioni, assorbendo e

assottigliando tutte le forze antagoniste all’interno della mente, capaci di opporsi ai

suoi suggerimenti deviandoli in altra direzione, diversa da quella composta dalle false

idee che la compongono.

La Corte non nega che la Cianciulli sia una donna a carattere isterico, con disturbi da

nevrosi isterica. Riconosce pure che questo stato, dovuto al generale debilitamento dei

numerosi parti e conseguenti allattamenti, e una nutrizione non sempre corretta per le

sue necessità, abbiano causato in lei una minorata capacità di intendere e volere. Ma

che essa, nel momento in cui compiva i gravi crimini, dei quali solo dopo molte

negazioni si è dichiarata colpevole, si sia trovata in stato di completa infermità di

mente, la Corte non ritiene che possa egualmente affermarsi di darne congrua e

convincente giustificazione.

La Corte infatti riconosce che ella presenti un carattere isterico legato alla

megalomania e all’essere bugiarda, riconosce ciò anche dai precedenti procedimenti

penali a cui la Cianciulli andò incontro nel 1927.

Il prof. Saporito rileva infatti che la donna nella sfera somatica, per le sue forme, per la

qualità della pelle presenta caratteri di superfemminilità nel corpo,mentre nel volto ha

caratteri di vera e propria mascolinità con turbe vasomotorie e bimestruazione. i

numerosi disturbi rilevati nel periodo di degenza nel manicomio, non debbono essere

stati altrettanto gravi e ripetuti nella vita precedente l’arresto; i congiunti si sono

limitali a rilevare semplici smarrimenti passeggeri, non tanto gravi da dover chiedere

consulto medico. Le reazioni isteriche tipiche, se di mera origine emotiva sono: stati

crepuscolari, crisi di pianto convulso con alte grida, convulsioni, paralisi, cecità, sordità

accessi di vomito protratto. Gli isterici, inoltre, reagiscono in modo abnorme, hanno

un’affettività esaltata, sono impulsivi, capricciosi, facili alle subitanee

simpatie/antipatie, agli amori e odi implacabili, si abbattono per niente, hanno

ingiustificate manifestazioni di gioia, hanno una condotta contraddittoria e ricorrono

ad astuzie come la menzogna la simulazione per attirare attenzione su di loro. Nella

Cianciulli infatti troviamo tutte queste anomalie psichiche; ha un morboso sentimento

materno, è molto bugiarda, megalomane, cleptomane, misteriosa, vanitosa,

invadente, eccessivamente fantasiosa, capricciosa, instabile, ama attirare le

attenzioni, insomma è incoerente e disarmonica. Quindi poiché l’isterismo è una

modificazione morbosa della personalità con reazioni abnormi alle varie stimolazione

esterne, dunque alla Cianciulli non si può negare il vizio di mente.

La Corte di Assise di Reggio Emilia valuta dunque la consistenza del vizio di mente.

Esso era tale anche durante i compimenti dei reati? Il perito ha risposto

affermativamente, in quanto ha riconosciuto la psicosi-isterica che fin dal 1939 era

sfociata in delirio. La Corte ha delle riserve a riguardo perché non è detto che la

sindrome morbosa rilevata nel 42-43 fosse così imponente all’epoca della

commissione dei fatti. Inoltre l’eccessivo sentimento di maternità era stato scosso

dalla morte dei propri figli che hanno posto la donna dinnanzi al problema di come

salvare i figli che le rimanevano dato che già tanti le erano morti; tali interrogativi non

potevano che dar luogo al delirio. Dunque per effetto di auto ed etero-suggestioni si è

formata l’idea delirante di salvare i figli con il sacrificio di vite umane. Quindi non

omicidi a scopo di rapina ma per ottenere attraverso il sacrificio di innocenti la

salvezza dei figli. La Cianciulli sostenne che la Soavi si era offerta volontariamente al

sacrificio, ma non si trovò mai tale dichiarazione, segno che si trattò di un’invenzione

della Cianciulli. Inoltre non si spiegano come abbiano attecchito le autosuggestioni

perché in quel periodo (inverno 1939-40) le condizioni della sua famiglia erano sul

piano della normalità. Lo scopo propiziatorio del sacrificio viene però contraddetto da

altri elementi, ovvero il fatto che le vittime alla vigilia delle loro rispettive partenze che

poi coincisero con la loro morte avessero addosso più liquidi possibile. La Setti vende

casa e biancheria, la Soavi tutto ciò che aveva e la Cacioppo ha con se denaro liquido.

Si tratta di persone sole e danarose, facilmente soggiogabili col miraggio di situazioni

confacenti alle loro aspirazioni (matrimonio vantaggioso, lavoro ben remunerato..). La

Corte esaminando le deposizioni fatte da coloro che avevano frequentato la Cianciulli

prima del primo delitto fino alla consumazione dell’ultimo, non trovò aspetti anomali e

patologici nella personalità dell’imputata. E i familiari non hanno mai rilevato propositi

criminosi. Il marito e il figlio riferiscono che una volta tento il suicidio, ed essa stessa

ha fatto notare una cicatrice sulla pancia che a detta sua si sarebbe provocata per

raddrizzare un feto. Però questi atti in realtà sono stati messi in atto per attirare

l’attenzione su di sé, in quanto il porta-tende al quale si era appesa non poteva

reggerla, e la cicatrice era troppo superficiale. Comunque si tratta di fatti troppo isolati

per pensare a una psicosi.

La Cianciulli non solo seppe scegliere le sue vittime fra persone sole e provviste di

qualche peculio, ma seppe far intravedere a ognuna di esse il raggiungimento di un

miraggio confacente alle loro aspirazioni e condizioni di vita. Alla Setti il matrimonio,

alla Soavi un lavoro some istitutrice e alla Cacioppo un lavoro ottimi utili. Seppe

irretirle in modo tale che esse stesse svolgessero i preparativi misteriosamente senza

fare il nome della Cianciulli come ispiratrice di tutto. L Cianciulli poi provvide in

maniera tempestiva a preparare il materiale che le serviva per le sie macabre

operazioni, provvide a far chiudere il solaio con un lucchetto in modo che tutto si

svolgesse velocemente e senza difficoltà. Inoltre il contegno che ebbe dopo il delitti fu

assai scaltro. Mise in giro voci per far credere che fossero partite, che stavano bene,

sulla Soavi diede pure notizie sulla possibile residenza dicendo di aver ricevuto le

cartoline (che erano state scritte dalla Soavi prima del delitto e imbucate nei viaggi di

lavoro dal figlio Giuseppe). Sulla Cacioppo dice che è partita con presunti amanti.

Querela per calunnia chi l’accusa, cerca di corrompere i testimoni chiamati a deporre,

viene fermata e arrestata continuando a negare, e confessa parzialmente quando

ormai tutte le prove erano contro di lei, comincia a confessare per gradi.

Dunque di fronte a tutto ciò la Corte ritiene che la Cianciulli non si possa considerare

come totalmente inferma di mente all’epoca dei fatti ma solo meritevole della

diminuente, per squilibrio psichico. Dunque la pena per l’omicidio aggravato

continuato è l’ergastolo, con la diminuzione della semi-infermità si riduce a 24 anni ma

tenendo conto della continuazione del reato e della recidiva la pena viene portata a 30

anni di reclusione. Essa va ricoverata in una casa di cura.

Nella sentenza si passa ad esaminare il figlio Giuseppe Pansardi, chiamato rispondere

di correità, per omicidio aggravato, rapina e distruzione di cadavere, e dopo aver

sottolineato il rapporto di fiducia tra madre e figlio si passano in esame gli elementi a

carico e quelli a discolpa dell’imputato. Agli elementi accusatori si contrappongono

indubbi alibi, indiretta collaborazione nello svolgersi degli eventi il trasporto degli

indumenti e la presenza in casa durante gli omicidi. Alla fine lo si assolve per

insufficienza di prove. Il 20 luglio del 1946 la vicenda processuale si conclude con la

condanna di Leonarda Cianciulli che trascorrerà il resto della sua vita nell’ospedale

psichiatrico di Aversa.

La Cianciulli era solo “una semplice isterica”?

La Cinaciulli viene condannata per semi-infermità le viene riscontrato un carattere

isterico e un’evidente nevrosi isterica in contrasto con la diagnosi di psicosi isterica

formulata dal perito prof. Saporito. Riesaminando la vicenda, dopo 70 anni, si nota

come la diagnostica forense non sia molto cambiata nel corso degli anni; rileggendo il

memoriale della Cianciulli, Balloni (essendo un medico legale e neuropsichiatra),

ritiene che la valutazione di semi-infermità non doveva limitarsi solo all’isteria ma

considerare anche altri disturbi di personalità. Le sue ricerche rilevano che le cause

scatenanti dell’isteria sono descritti da traumi psichici; qualsiasi esperienza che susciti

una situazione emotiva penosa, può agire da trauma, e che ciò si verifichi dipende

dalla suscettibilità della persona colpita.

Freud e Breuer sottolineano che gli isterici soffrono dei loro ricordi e delle loro

osservazioni. I ricordi determinati da fenomeni isterici persistono a lungo, mentre

queste esperienze sono assenti nella memoria del paziente quando si trovano in una

condizione psichica normale.

Isteria: inizialmente significava “vagabondaggio dell’utero”, ci sono state varie

definizioni, fino ad arrivare a Freud che nel volume “Nevrosi e Psicosi” precisa che le

psicosi e le nevrosi funzionali sono due aspetti clinici di un unico problema psichico,

che si riferisce al maggiore o minore ritardo dello sviluppo affettivo di un soggetto, nel

quale si è venuto a creare uno squilibrio evolutivo tra alcune funzioni rimaste a livelli

infantili ed altre normalmente sviluppate. Ne deriva un disturbo dell’armonia

intrapsichica tra le due parti dell’individuo, l’Io sano e l’Io malato, il quale si traduce in

una deficitaria integrazione sociale e alterazione dei rapporti interpersonali.

La psicosi, può svilupparsi sula base di uno stato nevrotico, e quindi è considerata una

complicazione. Tra psicosi nevrosi e normalità è solo questione di grado. Pertanto il

termine “psicosi-isterica” riconducibile alla nevrosi isterica con sintomi meno frequenti

e di durata più breve, mentre più importanti diventano i disturbi di personalità. Infatti

della personalità isterica viene distinto il tipo istrionico che ha tratti più psicopatici e

ha il bisogno prevalente di farsi valere, come si osserva per esempio nei mitomani.

Le conoscenze attuali consentono di sostenere che Leonarda Cianciulli presentava un

disturbo istrionico di personalità che si presenta con le seguenti caratteristiche:

emotività eccessiva, ricerca di attenzione che compare nella prima età adulta. Il

soggetto è:

- a disagio in situazioni dove nn si trova al centro dell’attenzione

- interazione con gli altri è caratterizzata da comportamento sessualmente seducente

o provocante

- emozioni rapidamente mutevoli e superficiali

- utilizza l’aspetto fisico per attirare l’attenzione su di se

- lo stile dell’eloquio è eccessivamente impressionistico e privo di dettagli

- mostra auto drammatizzazione, teatralità, espressione esagerata delle emozioni

- è suggestionabile, facilmente influenzabile dagli altri

- considera le relazioni più intime di quanto non siano realmente

Come spesso accade, dato che la mente umana è assai complessa, qualsiasi diagnosi

è destinata a lasciar fuori alcuni elementi, e ciò è accaduto anche nel caso della

Cianciulli. In particolare ci si riferisce al “Disturbo Narcisistico di Personalità” che si

caratterizza per:

1 aver un senso grandioso si importanza

2 aver fantasie di illimitato successo, potere, fascino …

3 credere di essere “speciale”

4 richiedere eccessiva ammirazione

5 aver la sensazione che tutto sia dovuto, quindi l’aspettativa di ottenere trattamenti

di favore…

6 approfittarsi degli altri

7 mancanza di empatia

8 essere invidiosi, o credere che gli altri lo invidino

9 avere atteggiamenti arroganti e presuntuosi

Questo disturbo come si nota orienta al soddisfacimento di Sé, perseguendo una

continua auto gratificazione, spiccato egocentrismo, nessuna empatia, rabbia invidia

ecc..


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zelizeli

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Scienze criminologiche per l'investigazione e la sicurezza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher zelizeli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Bisi Roberta.

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