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Capitolo 1: Leonarda Cianciulli: energia malefica ed energia conservatrice

Acteur e comédien

Nella prima scena del quinto atto dell'Amleto di Shakespeare, Amleto si trova in un cimitero e, trovando un becchino che mentre scava una fossa canta, meravigliato si rivolge ad Orazio dicendogli: "Non ha dunque, quest'uomo, alcun sentimento di ciò che fa, se può cantare scavando una fossa?". Orazio risponde: "È una indifferenza che nasce dall'abitudine". Ed Amleto: "Lo credo anche io. La mano che lavora poco ha il tocco più delicato".

Un cimitero è un luogo particolare, di sensazioni ed emozioni dolorose. Il canto del becchino produsse per Amleto un forte contrasto tra il suo stato d’animo (si sentiva addolorato) e la natura del luogo. Ma qui Orazio, con la sua risposta, dimostra la necessità di quel che avveniva. Chi è obbligato a stare in quel luogo a fare quel lavoro si trova in una condizione diversa da colui che visita quel luogo per altri motivi.

Leonarda Cianciulli e l'abitudine all'indifferenza

È possibile parlare di Leonarda Cianciulli di abitudine che produce indifferenza? La Corte d’Assise di Reggio Emilia (1946) affermò che la Cianciulli aveva dimostrato abilità nell'architettare i crimini di cui è macchiata, una non comune forza di volontà nel soggiogare le sue vittime, un preciso spirito di precisione, un vivo senso della responsabilità ed una grande preoccupazione della pena.

Il comportamento della Cianciulli sembra essere distinto: da una sorta di energia malefica molto attiva che tende a dissolvere tutto, da una grande energia conservatrice che tutto tende ad elevare alla perfezione. La nota dominante dei ricordi è l'incredulità. Le motivazioni degli assassini sono riconducibili a quattro desideri:

  • Quello di esperire sensazioni forti
  • Di ottenere benefici materiali
  • Di fare del male ad una persona o ad un gruppo di persone per punire
  • Il desiderio di dominare, di sentirsi superiore all'altro

Estrapolate dal contesto delittuoso queste motivazioni non riguardano soltanto i criminali ma anche gente comune che prediligono attività sportive o professionali che tendono a dare loro queste soddisfazioni, anziché l'atto criminoso. La differenza tra persone oneste ed omicidi risiede nei mezzi utilizzati per rispondere alle motivazioni esperite.

Miti e figure femminili

La mitologia ci presenta personaggi che uccidevano per il potere ed i privilegi da esso derivanti, per egocentrismo e per il culto del benessere personale. Tra noi moderni, il mito esercita il suo fascino ad un duplice livello: quello della pratica deduttiva dei racconti finalizzati al piacere dei fruitori e quello della riflessione speculativa e teorica.

In tal senso, per quanto concerne la figura femminile, l'identità più arcaica è quella legata alla maternità. Da qui nasce lo stupore e l'indignazione nell'apprendere che una donna si è resa autrice di efferati delitti come Leonarda Cianciulli. I miti relativi alla dea madre creatrice si possono interpretare anche constatando che un passaggio dallo stadio matriarcale allo stadio patriarcale sopraggiunge in ogni vita individuale.

La figura materna e il mito di Demetra-Kore

La prima tappa dell’ontogenesi del mito è collegata alla figura materna: "la dea madre dispensava vita e morte". Ma non potendo essere l'identità femminile circoscrivibile alla sola maternità poiché frutto di una molteplicità di rappresentazioni, per delineare l'identità femminile è utile ripercorrere il mito Demetra-Kore. Ripercorrere le tappe del mito madre-figlia per dare senso e significato al tema della identità della donna può essere utile per riprendere la storia di vita di Leonarda Cianciulli.

Jung affermava che ogni madre contiene in sé la propria figlia ed ogni figlia contiene in sé la propria madre, ma ogni donna si amplia in una direzione nella madre, nell'altra nella figlia, quindi in ogni donna a livello inconscio è presente questa dualità-unità il cui buon sviluppo assicura la trasmissione della vita lungo il filo delle generazioni.

Il rapporto tra Leonarda Cianciulli e sua madre

La descrizione che Leonarda Cianciulli dava del suo rapporto con la madre era la seguente: "la mamma mi odiava, perché non aveva desiderato la mia nascita. Cercai due volte di impiccarmi; una volta arrivarono in tempo a salvarmi e l'altra si spezzò la fune. La mamma mi fece capire che le dispiaceva rivedermi viva". Leonarda Cianciulli aveva per la madre venerazione e rispetto, ma anche paura, essendo una donna molto rigida ed austera nell'educazione, non dimostrando alle figlie tenerezza e baciandole solo quando erano bene addormentate.

Conseguenze del trauma infantile

I postumi del trauma infantile sono di vasta portata. È risaputo che coloro che hanno sperimentato queste carenze nei rapporti con i genitori possono manifestare problemi nell'esprimere e nel controllare le emozioni, risultando molto più fragili e vulnerabili nei riguardi delle future esperienze traumatiche. Molti comportamenti contraddistinti da aggressività possono essere interpretati come reazioni di adattamento nei confronti di situazioni passate in cui sono state sperimentate profonde carenze di funzione riflessiva.

La funzione riflessiva è l'acquisizione evolutiva che permette al bambino di rispondere ai comportamenti degli altri ed alla sua concezione dei loro sentimenti, credenze, speranze ed aspettative. La funzione riflessiva o mentalizzazione permette al bambino di leggere la mente delle persone. Attribuendo stati mentali, il bambino rende significativo e prevedibile il comportamento degli altri. Quando impara a comprendere altrui, diventa in grado di mettere in atto flessibilmente, grazie ad una molteplicità di modelli rappresentazionali sé-altro, organizzati sulla base delle esperienze precedenti.

La funzione riflessiva e le sue implicazioni

La carenza di funzione riflessiva impedisce di anticipare le conseguenze psicologiche per gli altri e può portare la persona a trattarli come oggetti proprio perché questa carenza favorisce una certa fluidità all'interno del sistema delle rappresentazioni mentali che può condurre a razionalizzazioni molto libere. La funzione riflessiva ha una componente interpersonale e può quindi essere studiata non solo come specifica caratteristica di un singolo soggetto ma come manifestazione di un insieme di relazioni.

Le capacità riflessive presenti entro un contesto sono importanti per quanto concerne la possibilità di risolvere i conflitti e per il mantenimento del benessere, al contrario la loro carenza può divenire fattore di disturbi psicologici, comportamentali e somatici. Le ricerche hanno dimostrato che coloro che hanno sperimentato queste carenze sviluppano un attaccamento insicuro, comportamenti antisociali ed una minore capacità di espressione emotiva.

Il mito di Demetra e Kore

Ritornando al mito, dopo un primo periodo di situazione simbiotica tra Demetra e Kore, quest'ultima al fine di crescere e diventare autonoma debba essere separata dalla madre e ciò accade con l'aiuto di Ade, signore degli inferi, che dopo averla vista si innamora di lei e decide di rapirla. Sale dagli inferi, apre con uno squarcio la terra e con il suo carro, tirato da cavalli immortali, la porta nel regno dell'oscurità senza curarsi del suo pianto.

Demetra cerca la figlia per nove giorni e nove notti e minaccia di lasciare per sempre la terra sterile se la figlia, non più Kore ma Persefone poiché donna diventata moglie di Ade, non fosse stata restituita. Ma Kore è legata ad Ade per via del chicco di melograno dallo stesso fatto mangiare alla fanciulla con l'inganno. Fu così deciso che Persefone avrebbe trascorso tre mesi come sposa di Ade, regina degli inferi, ed i restanti nove mesi sulla terra.

Interpretazioni e simboli del mito

Nel mito vi sono molti simboli, tra cui quello della necessaria separazione dalla madre per raggiungere lo stadio di donna adulta che implica la necessità di virare verso la realtà. Nel caso della Cianciulli, la separazione tra Demetra e Persefone, non favorisce la differenziazione e non avviene in un contesto in cui ambedue imparano a ritrovare la giusta distanza poiché sin dall'inizio il loro è stato un rapporto in cui si imponevano gesti meccanici che anestetizzavano l'esperienza di ogni risonanza emozionale.

Rituali ossessivi e comportamenti di Leonarda Cianciulli

Emergono nel suo comportamento rituali ossessivi che rendono rigido il suo agire e non la proteggono dal rischio di catastrofi emozionali. Tra stanco rituale e preziosa ossessione, compaiono nel comportamento di Leonarda Cianciulli molte stereotipie rituali, una meticolosa liturgica ritualità: come ad esempio tutti i venerdì portava alla tomba del padre un mazzo di fiori che rubava dalle aiuole delle sorelle.

Inoltre, saputo da una vecchietta che "i morti chiamati nelle ore esatte rispondevano", la Cianciulli chiamava il padre quotidianamente ad ore prefissate, e lo implorava di risponderle, ma non ebbe alcun segno. Erano passati quattro mesi dalla perdita del padre ma nessuno le era stato accanto e nessuno aveva badato al suo dolore.

Invocazioni e responsabilità personale

Demandare l’esito di un evento all’efficacia di un’invocazione o all’attenzione con cui si evitano congiunture sfavorevoli sottrae all’Io alla responsabilità reale di indirizzare e dirigere il comportamento individuale. Questo onere lo fissa allo sforzo necessario per orientare scelte ed azioni esponendolo alla sensazione di impotenza di fronte ad impulsi forti o a situazioni esterne particolarmente difficili.

Da parte di Leonarda Cianciulli vi è da notare la particolare insistenza con cui ripete i gesti. Nella vita quotidiana gli atteggiamenti sono fatti soggettivi e pertanto variano da un individuo all’altro, essendo correlati ad una ampia varietà di elementi distintivi quale ad esempio i giudizi intellettuali.

Ricorso alla gitana e tentativi di salvezza

A tal proposito è esemplare il ricorso alla gitana per salvare i figli che dopo pochi mesi morivano. Quest’ultima le disse che: "l’oracolo l’aveva suggerita di dovermi io ammalare, così stando io in fin di vita salvavo il nascituro". La Cianciulli le dice di essere "pronta ad avvelenarmi ed a strangolarmi, così proprio quando stavo per morire essa veniva a salvarmi".

Nel tentativo di scongiurare vissuti di instabilità ed incertezza e di controllare un mondo interno animato da forze che teme di non controllare, Leonarda Cianciulli si impegna nella scrupolosità dell’esecuzione dei particolari che non la tutelano comunque dal pericolo di invasioni emozionali.

Personalità narcisistica di Leonarda Cianciulli

L’angoscia più frequente per una struttura di personalità come è quella della Cianciulli è legata alla perdita dell’oggetto. Si tratta di una personalità narcisistica ed i comportamenti che ne derivano possono essere letti come risultato di una unificazione tra madre e figlia che non si è instaurata fin dall’inizio. Questa relazione insufficiente e scarsamente appagante sarà sostituita da un rapporto con cose o oggetti che non potranno dare loro un totale appagamento e la relazione con essi resta senza vita.

La sua esistenza è quindi connotata da una "omeostasi narcisistica": una forma di squilibrio tra il perseguimento mai completamente raggiunto di una sensazione di benessere ed il persistere di un senso di inferiorità che si manifesta nella continua esigenza di soddisfare l’immagine grandiosa ed esibizionistica di sé. Gli individui per lei diventano oggetti da dominare, sprovvisti di caratteri, peculiarità e comportamenti specifici.

Leonarda Cianciulli e il controllo sugli altri

La Cianciulli percepisce l’altro come oggetto di cui disporre per ottenere da questo rapporto piacere immediato o avere conferme di essere una persona dotata di qualità superiori alla norma. Le condotte poste in essere dalla Cianciulli collimano con la descrizione del tipo libidinale narcisistico come individuo indipendente di Freud, un soggetto non facile da intimorire, che colpisce gli altri per la sua personalità e che assume facilmente il ruolo di leader.

Dietro un comportamento che spesso è estremamente seducente ed accattivante, si nasconde freddezza e spietatezza. L’io in un certo qual modo viene svuotato, impoverito, e nel caso in esame, ruota intorno alla ricerca di un ubi consistam irraggiungibile perché si tratta di una identità che non può svilupparsi adeguatamente in quanto privata dell’aiuto di significative interazioni sociali.

Leonarda Cianciulli e i tratti del carattere isterico

Leonarda Cianciulli sembra possedere il diritto del controllo sugli altri ed il diritto di renderli oggetto di sfruttamento senza sentirsi minimamente colpevole. Leonarda Cinaciulli pone pochi limiti alla sua fantasia e permette alla ricca immaginazione di scavalcare i confini della realtà e dei punti di vista degli altri. Ciò che non riesce ad elaborare tramite la fantasia, viene represso ed allontanato dalla coscienza; l’altro viene visto sempre come un soggetto di cui disporre al fine di compensare le proprie lacune. In tal senso, l’Altro non è trattato come un "tu" ma solo come un "mezzo per poter esistere".

Vi sono nella Cianciulli quei tratti del carattere isterico descritti da Kretschmer e contraddistinti da "pathos teatrale": un’attitudine per i ruoli brillanti. Rinchiusa al S.Tommaso di Reggio Emilia inizia a chiamare la morte, da lei descritta come "la ladra scheletrita, con le dita ossute adunche, a forma di rampino, la orrenda dinoccolata" capace di rapire i suoi figli. Una personalità incline alla suggestionabilità, a scoppi di emotività irrazionale, a condotta caotica, a comportamenti istrionici e teatrali.

Sofferenza e ricordi

Nel descrivere la personalità isterica è stato aggiunto giustamente che "l’isterico è uno smemorato perseguitato dal ricordo: assediato ed assediante si scambiano alternativamente le parti, si condannano ad uno stato paralizzante!". Se è vero come hanno affermato Breuer e Freud, che l’isterico "soffrirebbe per più di reminescenza" perché in lui le zone silenti rappresentano dei veri e propri buchi neri le cui linee di forza rappresentano anche ciò che ruota a distanza, allora sarà sufficiente un incontro casuale con determinati eventi, oggetti, persone correlati in qualche modo con la situazione drammatica ripudiata perché si affacciano nuovamente le immagini da incubo.

Primo assassinio e il ruolo della fantasia

La Cianciulli fece domanda al Fascio di Correggio di essere mandata in prima linea al pericolo, ma non le diedero ascolto. Da qui il primo assassinio o la prima offerta. Pensò di far mangiare ai suoi figli il sangue della vittima, ammalata di cancro, perciò pensò bene di far bollire per tre ore il sangue da aggiungere al cioccolato per farne torte da far mangiare ai propri figli.

Un teatro solitario quello della Cianciulli intriso di deliri e la stessa realizza di essere costretta e fissata ad un repertorio ben più povero di quello che avrebbe voluto per sé quando afferma che mentre la "dea Teti aveva dato al figlio un bagno magico… io che non ero una dea".

Il mito della dea Teti

La dea Teti era la madre di Achille, che bruciò le parti mortali di tutti i sei figli avuti da Peleo per renderli immortali come lei e li fece salire uno dopo l’altro all’Olimpo. Ma Peleo riuscì a strapparle il settimo quando già essa aveva reso immortale il suo corpo, salvo il tallone, ponendolo sopra il fuoco e poi ungendolo con ambrosia. L’osso del tallone, appena ustionato, non fu sottoposto all’ultima parte del rito magico e così Achille si recherà. Disarmato e a piedi nudi, al tempio di Apollo… Paride, nascosto dietro la statua del dio, lo colpirà al tallone.

Ascoltarsi, vedersi, giudicarsi

Non essere una dea porta la Cianciulli ad operazioni assai più macabre e truculenti. Il teatro privato della Cianciulli si alimenta di due personalità: Norina, come la chiamava il padre e Nardina, come la chiamava la madre; così secondo lei questa era una buona giustificazione per avere due personalità. Norina che agisce e Nardina che si affida alla prima perché questa agisca.

Leonarda Cianciulli nel suo memoriale ha sempre sottolineato le sue doti di generosità ed altruismo che da sempre hanno contraddistinto la sua generosità. Si parla di Ethos prediscorsivo, un ethos preliminare che precede la costruzione dell’immagine nel discorso. L’ethos è strettamente correlato all’enunciazione, non si può dimenticare quindi che gli astanti si costruiscono anche rappresentazioni dell’ethos di colui che enuncia ancor prima che egli parli. Ne deriva che l’immagine prestabilita condiziona la costruzione dell’ethos nel discorso. L’ethos preliminare è strettamente legato all’ethos discorsivo.

La costruzione dell'immagine nel discorso

È importante quindi esaminare la dinamica attraverso cui l’immagine prodotta nel discorso prende in considerazione, corregge e delinea la rappresentazione che gli astanti si fanno di colui che parla. Diviene essenziale richiamare la nozione di stereotipo, che svolge un ruolo importante nella messa a punto dell’ethos. L’idea preliminare che il soggetto si fa del suo interlocutore e l’immagine di sé che costruisce nel suo discorso non possono essere individuali ma per essere riconosciute dagli interlocutori devono essere fondate su rappresentazioni condivise, rapportabili a modelli culturali significativi.

La Cianciulli in tale prospettiva non esita a delineare di fronte alle situazioni più drammatiche la sua vocazione di madre e sposa.

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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher zelizeli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Bisi Roberta.
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