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Manuale di psicologia dello sviluppo

Capitolo 1: Per capire oggi la psicologia dello sviluppo

L'approccio a questa materia, oggi è più integrato rispetto al passato. Si va verso una visione globale dell’individuo. Dipende anche dall’impostazione teorica che adottiamo. Questa ha riscontro anche in termini educativi, perciò ha molta importanza anche la pedagogia. Ad esempio, un bambino per imparare le moltiplicazioni deve trovarsi in una determinata fase di sviluppo (Piaget). Lo sviluppo porta al cambiamento, ma si devono considerare numerose variabili come variabili familiari, contestuali, ambientali, ecc.

Innatismo ed empirismo

Innatismo: ogni aspetto della vita individuale sia biologico che psichico è già predisposto al momento della nascita. Sono i geni a determinarlo. Lo sviluppo quindi è l’evolversi di capacità che noi già abbiamo dal momento della nascita. Strutture innate che non si modificano. Da questa dottrina nascono anche i test d’intelligenza simili al QI (visione parziale dell’individuo).

Teoria delle attribuzioni: a seconda della percezione che noi abbiamo di un dato compito, ci riteniamo capaci o meno rispetto ad esso. Locus of control interno o esterno, quest’ultimo pone il merito dei propri successi esternamente all’individuo e non alle sue capacità.

Empirismo: lo sviluppo è legato alle esperienze di vita, alla vita sociale e alla cultura che ci condiziona. Ora le due correnti si sono 'fuse' e si parla di sviluppo dovuto a parti congenite e parti acquisite. Le due visioni si sono integrate.

Se ci fosse il determinismo biologico, alcuni potrebbero avvertire gli effetti di abusi, maltrattamenti o eventi traumatici legati al periodo infantile.

Definire la psicologia dello sviluppo

La psicologia dello sviluppo studia i cambiamenti sistematici che caratterizzano l’evoluzione psicologica di ciascun individuo nel corso dell’intera esistenza. Sviluppo: sequenza di cambiamenti che marcano lo scorrere della vita psicologica nel tempo. Si mettono in primo piano i processi dello sviluppo piuttosto che i prodotti. Eventi dello sviluppo studiati non come fatti in sé conclusi, ma come esiti temporanei di un percorso storico.

Visione dello sviluppo dinamica perché tiene conto del tempo in cui il fenomeno si manifesta, ma anche una visione situata perché il tempo è quello della vita individuale. Visione probabilistica facendo dipendere l’esito dei processi evolutivi dal modo in cui essi si realizzano nel qui e ora della vita personale.

Interesse per i cambiamenti provocati dallo sviluppo riguarda tutto il ciclo della vita, in particolare gli stadi iniziali e finali, periodo neonatale e invecchiamento.

Processo evolutivo: sequenza di trasformazioni. Non è tanto il progresso di una data abilità ma il cambiamento dell’abilità stessa. Molto spesso si assiste a un incremento poi seguito da una stasi dell’abilità, es gesti.

Più un’abilità si modifica nel tempo, più offre materia di riflessione circa le ragioni per cui si modifica. L’indagine così può passare dal livello descrittivo a quello esplicativo. La prima analizza le caratteristiche del fenomeno, il secondo perché il fenomeno ha quelle caratteristiche.

Lo studio della prima infanzia

L’interesse per lo studio delle prime fasi della vita risale agli anni '70. Un ruolo fondamentale nello studio hanno avuto le nuove tecnologie di osservazione: telecamere e videoregistratori.

Lo sviluppo sociocognitivo

Sviluppo sociocognitivo: insieme di abilità che ci permettono di riconoscere le altre persone come dotate di qualità speciali rispetto agli oggetti del mondo fisico, tra cui quella di possedere stati mentali. È attualmente orientato, più che a descrivere ciò che viene osservato, a individuare quanto esso segnali la presenza di abilità avanzate come l’abilità di seguire lo sguardo.

La ricerca ha lo scopo di capire quanto i comportamenti apparentemente elementari reggano a un’interpretazione ricca del loro significato rispetto allo sviluppo e quindi quanto si possa retrodatare l’origine di capacità più avanzate. L’orientamento teorico prevalente è vedere la dotazione innata come materiale da costruzione per un percorso evolutivo che deve fare i conti con le opportunità offerte dal contesto e dal ruolo dell’esperienza.

Per quanto riguarda l’intersoggettività, lo studio riguarda un costrutto psicologico più generale. La sua forma piena consiste nella condivisione interpersonale di un’esperienza interna. Ad esempio, lo studio del rapporto madre-bambino nei primi mesi di vita ha messo in rilievo le prime forme di interazione diadica caratterizzata da espressioni facciali, atti motori che segnalano la possibile esistenza di un’esperienza intersoggettiva. Questa è la forma iniziale dell’intersoggettività detta primaria.

Invece, nell’intersoggettività secondaria, adulto e bambino non si relazionano tramite relazione diadica ma attraverso il riferimento a un oggetto esterno, agendo e commentando su di esso. Entrambe sono espressioni della medesima capacità umana di essere connessi l’uno all’altro: in quella primaria lo scopo è interno all’interazione e si esprime attraverso lo scambio di affetti ed emozioni veicolati da espressioni corporee; in quella secondaria il caso è esterno ad essa. Vi è un medesimo focus di interesse e si esprime attraverso lo scambio di commenti prelinguistici o linguistici su tale referenza.

Natura e cultura: un’annosa questione

Pensare allo sviluppo come a un fenomeno costituito dalla compresenza di natura e cultura, di dotazione innata ed esperienza, di caratteristiche dell’organismo e caratteristiche dell’ambiente. Ciò può determinare uno sviluppo tipico o atipico.

Nuovi contributi disciplinari

Neuroscienze cognitive dello sviluppo: l’interesse per lo studio delle prime abilità ha cominciato ad associare ai tradizionali dati comportamentali o fisiologici, i dati provenienti da misure più dirette all’attività cerebrale, forniti dalla rivelazione a età neonatale di misure note come il tracciato EEG, riuscendo a individuare riscontri cerebrali di tali abilità.

Le nuove tecniche di neuroimaging hanno permesso di individuare i correlati neurali del riconoscimento delle facce, rilevati alle diverse età, evidenziando una serie di vincoli al processamento di tali stimoli, che hanno permesso di identificare le modalità di funzionamento del cervello in questo specifico compito e di studiarne l’evoluzione. La corteccia inizialmente è molto attiva durante la presentazione degli stimoli facciali e l’attività è presente in entrambi gli emisferi; dopo i sei mesi c’è attività solo nell’emisfero destro. Alla fine del primo anno di vita la percezione delle facce attiva un’area sempre più ristretta della zona temporale destra, e in età scolare l’area si restringe ulteriormente.

La rilevazione delle basi neurali ha permesso di individuare un processo di progressiva organizzazione del cervello dalla forma iniziale alla forma matura. L’ottica evolutiva permette di testare idee innovative come quella della plasticità del cervello e della sua capacità di generare o eliminare nuove strutture sulla base della propria attività funzionale, cioè del suo misurarsi quotidiano con la realtà; dall’altra parte l’ottica evolutiva contribuisce a modificare il concetto di sviluppo vedendolo non solo come un processo di cambiamento ma come un meccanismo esso stesso di cambiamento.

L’approccio neuro costruttivista sottolinea l’esistenza di processi di progressiva differenziazione e integrazione dell’attività cognitiva nel corso dello sviluppo e ipotizza la stretta relazione tra questi processi e i corrispondenti cambiamenti strutturali e funzionali del cervello, offrendo un quadro concettuale coerente delle recenti tendenze nell’ambito della psicologia dello sviluppo e delle neuroscienze.

La psicologia comparata

La mente umana non è solo un prodotto evolutivo ma anche evoluzionistico. La psicologia comparata è una delle discipline maggiormente coinvolte nello studio della connessione tra biologia e psicologia.

Lo sviluppo come processo complesso

Sviluppo come costruito da diverse componenti che operano in connessione tra loro. L’obiettivo più interessante è quello di studiare i meccanismi evolutivi, non limitando lo studio dello sviluppo ai prodotti ma estendendolo ai processi.

Ulteriore livello di analisi, quello temporale diretto a identificare la sequenza dei cambiamenti e a trovarne la qualità. Lo sviluppo va studiato come oggetto complesso, regolato dalla "logica" dell’interattività, della reciprocità e della dinamicità. Questo approccio risale alla teoria generale dei sistemi di Ludwig von Bertalanffy.

Gli elementi costitutivi dello sviluppo, organismo e ambiente, non possono essere considerati come entità separate, ma sono parti differenti di una medesima totalità. Altra caratteristica di quest’approccio è l’ecologia del comportamento, il suo qui e ora. Quindi possiamo dire che il funzionamento psicologico è costituito da diversi livelli, tutti compresenti.

Percorso della vita: come possiamo suddividere la curva temporale. Periodizzazione di tipo descrittivo, da non prendere in termini assoluti.

  • Prima infanzia (dalla nascita a 2 anni): si divide in periodo neonatale (entro il primo mese di vita), allattamento, svezzamento, periodo di acquisto della prima autonomia. In questa fase si sviluppano capacità percettive, motorie, e si inizia a delineare un’attività rappresentativa, tutti gli aspetti dell’età infantile e le prime conoscenze come la capacità di camminare, lo sviluppo del linguaggio, l’attaccamento. Bambino scopre mondo circostante, scopre i sensi. Inizia i suoi primi rapporti. Acquista la prima capacità rappresentativa.
  • Seconda infanzia (1-6 anni): rapidità di apprendimento, scoperta fantasia, maggiore autonomia. Apprendimento del bambino più rapido, c’è la presenza di un carattere intuitivo.
  • Fanciullezza (scolarizzazione): bambino consolida abilità psicomotorie, adattamento emotivo alla scuola, inizia la socializzazione. Inizia ad integrare comportamenti prosociali. Accetta le regole sociali imposte ad esempio da maestri, genitori. Questo periodo è stato chiamato periodo della latenza, in cui il bambino vive un periodo di acquiescenza. Le energie del bambino sono maggiormente incanalate e messe a servizio del gioco e altre attività come attività scolastiche.
  • Pre-adolescenza (pubertà): comportamenti diversi sia a livello fisico che psichico. Tra i 10 ai 12 anni avvengono i maggiori cambiamenti fisici e psichici. Nella pubertà osserviamo quindi cambiamenti fisici e si consolida un pensiero astratto formale. Viene ancora conservata la concretezza nell’agire, la capacità di meta rappresentazione incontra ancora difficoltà. Nella pubertà le cariche pulsionali si riaccendono in maniera esplosiva. Il pensiero ancora ancorato a dati percettivi incide sulla rappresentazione di sé stessi; questo va a incidere sulle relazioni sociali. Siamo in un periodo in cui il corpo è tutto. Si fa di tutto per essere accettati dal gruppo dei pari. Conformismo è un importante meccanismo di difesa.
  • Adolescenza: dai 14 ai 18 anni circa, secondo alcuni manuali dai 12 ai 19. Esistono adolescenze "abortite" e vissute poi in età adulta, ciò porta a conseguenze negative per la famiglia, la genitorialità. In questa fase lo sviluppo cognitivo è ormai completo, il ragazzo è capace di riflettere sul pensiero proprio e altrui. Soffre sul piano affettivo, che lo porta in alcuni casi al narcisismo o instabilità affettiva. Delusione si trasforma in angoscia, che si tramuta, a volte, in crisi adolescenziali. Presente una spinta verso una maggiore autonomia, conflittualità con figure genitoriali. L’adolescenza può essere definita una fase sociale, alcune culture non la considerano. È caratterizzata da decentramento cognitivo e grande instabilità affettiva. Tutto ciò che crea e produce piacere viene sperimentato dal ragazzo senza calcolare le conseguenze.
  • Età adulta: giovinezza (20-30), età matura (30-45), età di mezzo (45-65). Adulto è un individuo che continua a cambiare. Personalità ormai equilibrata su tutti i piani.
  • Vecchiaia e terza età: perdita memoria, risposta rallentata. Cambiamenti di ordine sociale. Eventuali problemi di isolamento.

Nel passato, il bambino era considerato un piccolo adulto che doveva crescere in fretta per non dare fastidio. Idea di bambino incapace di pensare che deve essere riempito da un adulto delle conoscenze.

Capitolo 2: I contesti elettivi dello sviluppo: la famiglia e la scuola

Lo sviluppo dell’individuo nel contesto

Il bambino cresce in specifici luoghi che comprendono diverse persone, tali luoghi sono caratterizzati da cultura, dal periodo storico in atto e dalle condizioni in cui vive il bambino, che siano economiche, sociali, culturali, ecc. Il bambino deve adattarsi a questo contesto e stabilire relazioni con le persone che ne fanno parte. Si è sempre creduto che l’individui sviluppi le proprie funzioni psicologiche e le proprie conoscenze in base ai contesti in cui vive. Quindi lo sviluppo è influenzato dall’ambiente di crescita. A partire dagli anni '80, la relazione tra contesto e sviluppo è diventata oggetto di studio sistematico.

Modelli teorici

Natura ereditarietà biologica ➜ Cultura contesto ➜ La psicologia si è dedicata a comprendere come il contesto influisca sul comportamento del bambino e sul suo sviluppo. Ad esempio, Lewin relazione individuo – ambiente, considera il comportamento attuale del bambino come derivante dalle sue caratteristiche e da quelle dell’ambiente in uno specifico momento, definito ambiente psicologico.

Piaget, uno dei padri della psicologia dello sviluppo, definisce l’intelligenza una funzione psicologica che permette l’adattamento dell’individuo all’ambiente e che si modifica a seguito delle esperienze con l’ambiente stesse. Stimoli e eventi portano il bambino a costruirsi delle realtà che sono sempre più ampie e adeguate. In questo senso lo sviluppo è inteso come processo attivo in cui il bambino assimila nuove esperienze ai suoi modi di pensare e accomoda i propri modelli mentali a tali esperienze.

Attraverso le attività cognitive, il bambino viene introdotto all’uso degli strumenti culturali come contare. I primi modelli teorici vedono ambiente e individuo come due sistemi separati ma comunque in interazione, i modelli più recenti superano questo dualismo e vedono ambiente e individuo come elementi non separabili facenti parte di un unico sistema integrato.

Bronfenbrenner, ricercatore americano, ha elaborato la teoria ecologica. Egli ha messo in luce come lo sviluppo del bambino sia complesso perché influenzato dall’interazione di molteplici fattori collocati a diversi livelli e come diversi aspetti caratterizzano il contesto. Secondo la sua teoria, l’ambiente è organizzato in cerchi concentrici dove sono inseriti i vari sistemi che interagiscono con l’individuo, posti secondo una gerarchia.

  • Microsistema: il sistema più vicino al bambino. Ne fanno parte la famiglia, la scuola e il gruppo dei pari. In questo sistema il bambino interagisce con gli altri direttamente e quotidianamente. Questi microsistemi non sono separati nettamente l’uno dall’altro ma si influenzano a vicenda.
  • Gli scambi tra i microsistemi scuola e famiglia costituiscono il mesosistema. Scambi positivi tra genitori e insegnanti favoriscono il successo e l’adattamento scolastico del bambino.
  • Esosistema: formato da persone che non interagiscono direttamente con il bambino ma influenzano le persone che sono in contatto con egli. Questo sistema è quindi una struttura di cui non si ha esperienza diretta, ma che entra in relazione con i sistemi in cui è inserito il bambino.
  • A livello ancora più elevato e distante dal bambino vi è il macrosistema, che si riferisce a valori, ideologie, scelte politiche del gruppo o sottogruppo socioculturale a cui appartiene il bambino. Tale sistema comprende tutti gli altri sistemi.
  • Infine, c’è il cronosistema che rappresenta la dimensione temporale e storica che agisce su tutti gli altri sistemi. Di questa dimensione fa parte l’età, i contesti, le differenze delle pratiche educative che cambiano al cambiare della storia.

Possiamo definire, quindi, il contesto come l’insieme degli aspetti fisici, sociali, culturali, economici e storici della situazione in cui l’individuo è inserito. I contesti comprendono luoghi, persone, attività, ruoli e condizioni. Il bambino vive in contesti diversi, ognuno con caratteristiche proprie che si modificano nel corso del tempo.

Qualunque sia la natura e il livello di ampiezza, i contesti costituiscono sistemi complessi che influiscono sullo sviluppo del bambino. Per comprendere lo sviluppo del bambino è necessario analizzare l’influenza dei diversi contesti posti ai vari livelli. È stato dimostrato che a parità di situazione, alcuni bambini possono essere più sensibili ai fattori ambientali avversi, per una propria vulnerabilità, ad esempio bambini maltrattati. Altri bambini possono risultare resilienti.

La teoria dei sistemi: un contesto è costituito da più componenti che sono in relazione reciproca e interdipendenti.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kitty56 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Tognazzi Barbara.
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