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Riassunto esame, Prof. Andrea Simoncini, libro consigliato "Introduzione allo studio del diritto pubblico e delle sue fonti"

Riassunto per l'esame di diritto pubblico, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Andrea Simoncini: Introduzione allo studio del diritto pubblico e delle sue fonti, dell'università degli Studi di Firenze - Unifi.

Esame di Istituzioni di diritto pubblico docente Prof. A. Simoncini

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Diritto pubblico

Capitolo I

Il diritto è una forma di organizzazione sociale che deve e può essere rispettata.

Teoria positivistica del diritto: secondo il positivismo giuridico non esiste altro diritto

oggettivo che quello proposto da chi ne ha l’autorità e i diritti soggettivi sono soltanto

quelli qualificati come tali dal diritto oggettivo.

Teoria giusnaturalistica del diritto: secondo il giusnaturalismo il diritto non è

riconducibile alle sole leggi umane, poiché è legato alla stessa natura/ragione

dell’uomo, la quale è caratterizzata da alcuni elementi strutturali, ovvero elementari,

dai quali si possono desumere non direttamente regole, ma principi sulla base dei

quali valutare o ispirare le regole.

Due direttive fondamentali per lo studio del diritto:

- Se una società cambia, inevitabilmente cambiano le regole o i principi giuridici

che la organizzano

- Lo stato è solo uno dei possibili ordinamenti giuridici.

Diritto pubblico: quell’insieme di norme che ha per oggetto l’ordinamento giuridico

dello Stato. Si differenzia dal diritto privato per l’oggetto della disciplina.

Un ordinamento giuridico è un gruppo umano organizzato caratterizzato da tre

elementi: plurisoggettività, istituzione e normazione.

Diritto costituzionale: insieme di norme che sono contenute nella fonte denominata

Costituzione e in particolare su quelle relative all’organizzazione dello Stato e alle fonti

del diritto.

Capitolo IV

Fonti del diritto: meccanismi che pongono in essere regole giuridiche. Si classificano

in: - Fonti di produzione giuridica: pongono in essere nuove regole di comportamento

o di organizzazione che tutti debbono osservare. (es. legge che obbliga a pagare

un’imposta)

- Fonti sulla produzione giuridica: meccanismi attraverso i quali si producono le

fonti di produzione. (es. legge che prevede l’approvazione della legge

precedente)

- Fonti di cognizione: supporti (di solito scritti) che rendono conoscibili le fonti di

produzione (es. Gazzetta Ufficiale).

Antinomie: si hanno quando due norme giuridiche pongono tra di loro regole

contraddittorie. I criteri per risolvere le antinomie normative sono: 1

- Criterio della gerarchia: nel conflitto, prevale la regola posta dalla fonte

superiore. Il criterio gerarchico presuppone un ordinamento a gradi delle fonti

normative, quindi identifica fonti superiori e fonti inferiori basate sulla diversa

forza degli atti normativi. Per forza di un atto si intende la sua capacità di

produrre nuovo diritto (forza attiva) o la capacità di resistere all’innovazione

portata da un atto diverso (forza passiva). Se venisse violato questo criterio, si

dice che la norma inferiore è viziata. Questo comporta l’invalidità dell’atto

normativo inferiore e la sua annullabilità.

L’annullamento è l’istituto giuridico attraverso il quale un atto invalido viene

eliminato dal sistema normativo.

- Criterio della competenza: nel conflitto prevale la regola posta dalla fonte

competente. Si applica quando una fonte superiore attribuisce a fonti di

produzione che hanno determinate caratteristiche la possibilità di disciplinare

certe materie con l’esclusione di tutte le altre. La violazione di tale principio

costituisce in una violazione del principio di gerarchia e quindi comporterà

l’invalidità e l’annullabilità.

- Criterio cronologico: nel conflitto prevale la regola più recente. L’unico fattore

presupposto è il decorso del tempo.

Abrogazione: effetto che una norma successiva produce nei confronti di quella

precedente, e cioè il fenomeno per cui la norma successiva delimita temporalmente la

sfera di applicazione di quella precedente, purchè esse siano sullo stesso piano

gerarchico e nello stesso settore di competenza. Può essere:

- Espressa: il legislatore elenca esplicitamente le disposizioni abrogate

- Tacita: l’abrogazione deriva da un’incompatibilità tra le nuove norme e quelle

precedenti

- Implicita: quando il nuovo atto normativo disciplina completamente la materia

già disciplinata dall’atto normativo precedente.

Deroga: deriva dall’applicazione del principio di specialità. Istituto attraverso il quale si

risolve un’antinomia tra norme giuridiche diverse sul piano della generalità (maggior o

minore attitudine ad applicarsi ai comportamenti prese in considerazione).

Differenza tra abrogazione e deroga: nella prima la norma abrogata cessa di avere

efficacia per il futuro, nella seconda la norma non perde efficacia, ma viene limitato il

suo campo di applicazione.

Il principio della gerarchia ha funzionato perfettamente fino a quando la struttura

piramidale-gerarchica è stata anche il modulo organizzativo principale della società ed

in particolare dello Stato e dell’amministrazione pubblica. Entra però in crisi e il

principio di competenza recupera un proprio ruolo centrale.

Le fonti possono consistere in:

- Fonti atto: fonti di produzione del diritto che sono il risultato di procedimenti

finalizzati a produrre norme giuridiche. (es. leggi, trattati, decreti e tutti gli atti

approvati da organi collegiali)

- Fonti fatto: in cui le regole non nascono dalla volontà espressa di regolare in un

certo modo i comportamenti bensì da accadimenti esterni rispetto alla volontà.

(es. uso o consuetudine, cioè quando la norma nasce dalla ripetizione costante

2

nel tempo di un determinato comportamento; convenzione, ovvero accordo

tacito tra soggetti politici sull’applicazione di regole costituzionali).

La gran parte delle norme giuridiche è prodotta da fonti atto, si distinguono i sistemi:

- Common law: in questo sistema il diritto consuetudinario riveste un ampio

spazio costituito dalle pronunce dei giudici, mentre le fonti atto hanno funzione

derogatoria rispetto alle regole derivanti dall’insieme dei precedenti.

- Civil law: in questo sistema la maggior parte del diritto è prodotta da fonti atto.

(es. Italia)

Disposizione: si indica l’atto in senso proprio, la formulazione linguistica che

costituisce la fonte (norme scritte)

Norma: si indica il significato dell’atto, la regola giuridica che poi utilizzeremo per

decidere come comportarci.

L’interpretazione giuridica consente di cogliere il significato (norma) di una

formulazione normativa (disposizione). L’interpretazione di una disposizione non è

un’operazione univoca, ma risente di numerosi fattori come il tempo, lo spazio e il fine.

Non esiste necessariamente un rapporto biunivoco tra disposizioni e norme per

due ragioni:

Ogni disposizione ha sempre un certo grado di indeterminatezza, visto le

o possibili attribuzioni di significato ovvero non corrispondono sempre ad

una norma, ma spesso a più.

Combinato disposto: inverso del fenomeno precedente, cioè una norma è

o prodotta da disposizioni tra loro combinate.

Una norma può vivere più a lungo di una disposizione (e viceversa): quando due

fonti pongono tra loro discipline diverse, va applicata la più recente.

L’abrogazione non produce l’eliminazione della fonte abrogata dall’ordinamento

normativo, ma ne delimita la sfera di applicazione. Quindi potremmo trovarci a

dover applicare moltissime norme estratte da disposizioni che in realtà sono

state abrogate. Ma è anche vero l’opposto, cioè esistono disposizioni

formalmente in vigore ma che non sono più in grado di produrre norme.

Le norme possono essere regole o principi:

Le regole sono norme giuridiche più specifiche. Se due regole sono in

o contraddizione tra loro, solo una sarà applicabile. Per definire quale

applicare bisogna applicare i criteri detti in precedenza.

I principi sono norme più generali. Se due principi sono in contraddizione

o tra loro, bisogna bilanciarli, cioè applicare entrambi nella misura

maggiore possibile, trovando un punto di equilibrio ragionevole. I principi

generano le regole. I principi rappresentano i valori di riferimento del

sistema normativo; orientano l’attività di interpretazione delle regole.

Le norme possono essere:

Generali: es. la norma G vieta di adibire al lavoro locali chiusi sotterranei.

o Speciali: es. la norma S stabilisce che per particolari esigenze tecniche

o possono essere destinati al lavoro locali sotterranei. Per il criterio di

specialità, in caso di contrasto, l’interprete le deve preferire, anche se

anteriori. 3

Capitolo II

Lo Stato è un ordinamento giuridico a fini generali, esercitante il potere sovrano su un

dato territorio, cui sono subordinati in modo necessario i soggetti ad esso

appartenenti.

Seguendo una seconda definizione, lo Stato è una particolare forma storica di

organizzazione del potere politico nata in Europa tra il XV e il XVII secolo, ed esercita

un monopolio della forza legittima su di un territorio su cui vive una popolazione e che

si avvale di propri apparati amministrativi.

Nelle due definizione sono comuni ad entrambi una serie di elementi fondamentali: il

territorio, il popolo, il potere sovrano.

Ci sono anche delle differenze:

- La prima definizione dice che lo Stato è un ordinamento giuridico a fini generali,

cioè un ordinamento giuridico che può perseguire qualsiasi finalità propria del

gruppo umano di riferimento.

- La seconda definizione ci dice che lo Stato è una forma di organizzazione del

potere politico, cioè di quel tipo di potere sociale che si basa sull’uso della forza

per convincere i soggetti ad avere certi comportamenti.

L’elemento più qualificante è la sovranità. Occorre distinguere un aspetto interno ed

esterno:

- Ordinamenti giuridici esterni allo Stato: definiti ordinamenti giuridici extrastatali

- Ordinamenti giuridici interni allo Stato: definiti infrastatali tra i quali quelli

regionali e locali, oppure orientamenti religiosi.

Sovranità esterna: è riconducibile alla nozione di originarietà e indipendenza. È

sovrano quell’ordinamento che non deriva la sua esistenza da un altro e che ha la

superiorem non recognoscens.

capacità di escludere ingerenze esterne:

Sovranità interna: riconducibile alla nozione di supremazia. È la capacità di porre

comandi giuridici vincolanti nei confronti di tutti i soggetti dell’ordinamento. La potestà

summa potestaslegibus

suprema è scuola dalle leggi, quindi svincolata dal diritto:

soluta.

La forma di uno Stato è sul piano descrittivo l’insieme degli elementi esteriori che

servono a coglierne l’essenza, mentre sul piano prescrittivo, è l’insieme delle finalità

per le quali lo Stato stesso esiste. Di forma di Stato esistono due definizioni:

- Modo attraverso il quale la sovranità si distribuisce personalmente e

territorialmente. Possiamo individuare due forme di Stato con riferimento al

popolo e due con riferimento al territorio:

Autoritario: la sovranità è concentrata in un unico soggetto, sia esso un

o partito unico o un’unica persona fisica.

Democratico: la sovranità è distribuita tendenzialmente su tutto il popolo.

o 4

Federale: la sovranità è distribuita sul territorio, cioè tra due livelli

o territoriali diversi, la Federazione e i singoli Stati membri. Da non

confondere con la Confederazione di Stati, che rappresenta una forma di

organizzazione del potere politico diversa dallo Stato, in quanto i suoi

componenti restano titolari della sovranità.

Unitario: la sovranità non è distribuita sul territorio, ma spetta a un unico

o livello di governo, lo Stato centrale. Si parla di Stato decentrato quando il

potere può essere esercitato da popolazioni insediate su porzioni del

territorio. In Italia è riconosciuta alle regioni la potestà legislativa, quindi

uno Stato unitario caratterizzato da un decentramento accentuato, si

parla di Stato regionale.

- Rapporti che esistono tra autorità e libertà tra chi ha il potere e chi è soggetto a

quel potere, tra governanti e governati, considerando l’insieme degli obiettivi,

delle finalità impresse all’ordinamento statale dalle forze politiche dominanti.

Lo Stato moderno nasce tra il XV e il XVII secolo in Europa, quando il potere era

organizzato secondo gli assetti dell’ordinamento che viene definito feudale o

patrimoniale.

Ordinamento patrimoniale: retto da una rete di rapporti privatistici, il popolo e il

territorio erano parte del patrimonio personale del re. Non vi era distinzione tra diritto

pubblico e privato. Esisteva una serie di centri produttori di norme giuridiche

autonome ai quali il re, benchè si facesse chiamare sovrano, non riusciva ad imporre

un diritto uniforme (particolarismo giuridico).

Stato assoluto: si caratterizzava per la concentrazione del potere nelle mani del

sovrano assoluto e dei suoi apparati amministrativi. La legittimazione del potere era

chiaramente di tipo trascendente e dinastico: il sovrano era tale perché figlio del

precedente sovrano e per volere divino. Questo Stato perseguiva l’affermazione della

propria potenza come finalità, ovvero della propria sovranità esterna ed interna. Viene

definito anche Stato per ceti, in quanto continuavano ad esistere le strutture sociali

dell’ordinamento feudale. La costituzione dello Stato assoluto è stata definita come il

risultato di un insieme di rapporti materiali, cioè tra diversi soggetti (monarchia e ceti).

Nacque anche lo Stato di polizia (dal greco: bene della città), usato per indicare il

periodo del XVIII secolo, l’assolutismo illuminato. Il fine di questo Stato era il

benessere dei sudditi.

Stato liberale: con questa espressione si indica la finalità perseguita dai poteri

pubblici.

Stato di diritto: si indicano gli strumenti utilizzati per raggiungere la finalità.

La finalità era la garanzia dei diritti individuati, che si riteneva dovessero essere

tutelati nei confronti delle ingerenze del monarca assoluto e dello Stato stesso.

Secondo lo Stato liberale l’individuo è titolare di diritti naturali, che lo Stato deve

garantire non tanto nei confronti degli altri uomini ma rispetto al potere pubblico. Lo

Stato liberale di diritto nacque come conseguenza di trasformazioni socio –

economiche, come la nascita della borghesia, composta da soggetti non appartenenti

alla nobiltà e connotati dallo status di proprietari. Questa chiedeva regole chiare,

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uguali per tutti, che lo Stato assoluto non era mai stato capace di imporre. Le finalità

di questo Stato sono scritte in particolare nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del

cittadino del 1789. Questo Stato era funzionale alle esigenze della borghesia, perciò fu

definito Stato monoclasse, cioè era attiva una sola classe sociale.

STRUMENTI DELLO STATO LIBERALE DI DIRITTO

- Principio di legalità: ogni atto dei pubblici poteri deve trovare fondamento e

limiti in una norma giuridica previamente adottata. Nello Stato di diritto, sulla

base di questo principio, la legittimazione del potere è di tipo legale – razionale,

cioè i titolari del potere sono tali perché c’è una norma che lo attribuisce loro e

lo esercitano nel rispetto del diritto.

- La legge: considerata espressione della volontà generale. Era carattere della

generalità e dell’astrattezza:

Le norme generali si applicano a tutti i soggetti dell’ordinamento

o Le norme particolari si riferiscono a un gruppo determinato di destinatari

o Le norme astratte sono suscettibili di ripetute applicazioni nel tempo

o Le norme concrete esauriscono la loro efficacia in un’unica applicazione

o

Principio di uguaglianza: tutti gli uomini sono uguali, senza che abbia alcun

rilievo la loro posizione sociale

Principio di giustiziabilità degli atti viziati: gli atti qualora siano difformi dalle

norme generali ed astratte, sono detti viziati e pertanto possono essere

annullati da un giudice imparziale.

- La legge era espressione della volontà gerarchica in quanto tutti i cittadini

hanno diritto di concorrere, personalmente o mediante i loro rappresentati, alla

sua formazione. Nello Stato di diritto si scelse la democrazia rappresentativa,

nella quale la volontà dei cittadini si esprime indirettamente, attraverso

rappresentanti eletti. La possibilità di realizzare forme di democrazia diretta

(dove i cittadini si esprimono senza intermediari nell’adozione delle decisioni

politiche) fu esclusa in ragione del numero elevato dei cittadini. Pertanto la

legge era il prodotto di un organo, il Parlamento, in cui almeno una delle due

Camere era elettiva. Sulla base del principio rappresentativo ogni membro delle

assemblee elettive rappresentava la nazione. L’elezione dei rappresentanti

avveniva attraverso il suffragio limitato, sulla base del censo e del livello

culturale. Le donne erano escluse. La nazione quindi era compresa dall’1,9%

della popolazione. Questa è la grande finzione sulla quale si regge lo Stato

liberale di diritto.

- Costituzione in senso moderno: atto giuridico vincolante per tutti i soggetti

dell’ordinamento, che serve a garantire i diritti e costituisce il fondamento di

tutti i poteri. La Costituzione è un atto del potere costituente, cioè quel potere

che pone la Costituzione. Questo si manifestava in varie forme come l’elezione

di un’assemblea costituente oppure attraverso una concessione da parte del

monarca assoluto (Costituzione concessa).

Nel 1848 il re sabaudo Carlo Alberto concesse lo Statuto Albertino, che nel 1861

divenne la prima Costituzione del Regno d’Italia.

Poteri costituiti: poteri che si fondano sulla Costituzione e che incontrano i limiti

che questa pone.

- Separazione dei poteri: i poteri legislativo, esecutivo e giurisdizionale devono

essere conferiti a organi o a gruppi di organi diversi. Per potere si indica il

prodotto dell’esercizio di una funzione da parte di un organo. E per organo si

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intende un insieme di uffici pubblici che svolge un’attività a rilevanza esterna.

Gli uffici sono un insieme di mezzi personali e materiali organizzati per

realizzare un determinato compito. Infine la funzione è un’attività preordinata

ad un fine.

Funzione legislativa: attività svolta a predisporre norme giuridiche

o generali e astratte ed era attribuita al Parlamento

Funzione esecutiva: applicazione della legge generale e astratta attribuita

o al Governo

Funzione giurisdizionale: applicazione della legge con esclusivo

o riferimento alle controversie (Magistratura).

Tipicità degli atti: ogni atto ha una forma tipica in quanto prodotto a seguito di

un certo procedimento. La legge si caratterizza per la forza, intesa come

capacità di innovare l’ordinamento giuridico. L’atto del potere esecutivo si

connota per la esecutorietà, cioè la capacità di imporsi immediatamente ed

autoritativamente ai destinatari. L’atto del potere giudiziario produce l’effetto

del giudicato, ovvero fa stato tra le parti del giudizio in modo definitivo.

LA CRISI DELLO STATO LIBERALE DI DIRITTO

Contraddizioni di tale Stato:

- La sua finalità era la garanzia dei diritti, ma quelli che si volevano garantire

erano pochi, quelli che oggi chiamiamo libertà negative, cioè le pretese di

escludere ingerenze esterne nella sfera personale dell’individuo (es. diritto di

proprietà).

- Il principio di uguaglianza veniva solennemente proclamato, ma in realtà

restavano le disuguaglianze per il carattere liberista dello Stato.

- Lo Stato di diritto era in realtà stato monoclasse, quindi la maggioranza della

popolazione era esclusa dalle decisioni politiche, quindi non c’era una vera

sovranità della nazione.

- La Costituzione pretendeva di porsi come atto giuridico vincolante per tutti i

poteri pubblici.

Per questo la Costituzione divenne flessibile, cioè può essere modificata con leggi

ordinarie e non si pone al vertice del sistema delle fonti.

Stato autoritario: rifiuta i caratteri propri dello Stato liberale di diritto e recupera alcuni

aspetti dello Stato assoluto (es. fascismo in Italia). Si passa però, grazie alla flessibilità

dello Statuto Albertino, ad uno Stato totalitario.

Stato totalitario: accentua i caratteri dello Stato autoritario assumendo il volto di

un’ideologia totalizzante pervasiva di ogni aspetto del vivere sociale.

Stato contemporaneo: la finalità principale perseguita dai pubblici poteri è il

mantenimento dell’unità in un contesto pluralista. Per fare ciò si sottopone il potere

delle maggioranze politiche alla Costituzione e si promuove la coesione sociale

attraverso il perseguimento dell’uguaglianza sostanziale. La diffusione di questa forma

di stato è avvenuta attraverso vari cicli costituzionali. Per ciclo costituzionale si

intende un pericolo storico caratterizzato dalla produzione di Costituzioni che

presentano caratteri simili, anche in virtù delle reciproche influenze verificatesi nel

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momento della loro scrittura. (es. la Costituzione italiana appartiene al ciclo

costituzionale successivo alla seconda guerra mondiale).

Stato pluralista: esistono e sono politicamente attivi soggetti o gruppi di soggetti

diversi tra loro e questa loro diversa soggettività è riconosciuta dall’ordinamento (ci fu

l’allargamento del suffragio).

La Costituzione italiana esprime il suo carattere pluralista in vari articoli, es. l’articolo

2. L’esigenza di soggetti variegati determina nello Stato contemporaneo un problema:

la convivenza pacifica tra soggetti portatori di interessi diversi e a volte contrapposti.

Stato democratico: esiste una corrispondenza tra governanti e governati. La sovranità

appartiene al popolo. Caratteristiche necessarie dello Stato democratico:

- Principio di maggioranza: si adottano soltanto decisioni che dispongono di un

verificato consenso della maggioranza dei soggetti politicamente attivi.

- È garantito il rispetto di coloro che non sono maggioranza

- Possibilità per gruppi politici diversi di concorrere liberamente per il governo del

paese. Questa libera competizione politica implica libere elezioni che a loro

volta implicano una serie di garanzie che vanno oltre il momento elettorale: è

necessaria la garanzia di tutti i diritti politici, della libertà di riunione,

espressione e associazione.

- Le decisioni delle maggioranze vanno adottate ed eseguite sotto il controllo

delle minorazione

Da qui deriva una nuova separazione dei poteri:

- Circuito della decisione politica: decidono le maggioranze. Rientrano il potere

legislativo ed esecutivo

- Circuito delle garanzie: sottratto alle maggioranze. Rientra il potere giudiziario.

Stato costituzionale: caratterizzato da una Costituzione rigida, cioè quella Costituzione

che si pone al vertice del sistema delle fonti. La Costituzione prevale sulla legge per

due garanzie:

- Garanzia costituzionale: istituto che consente di eliminare le leggi contrarie alla

Costituzione

- Procedimento aggravato di revisione costituzionale: sono richieste per

modificare la Costituzione, maggioranze più ampie di quelle che possono

approvare una legge.

La Costituzione rigida è una Costituzione garantita, una costituzione la cui supremazia

è assicurata per mezzo di appositi strumenti giuridici.

Funzione della costituzione rigida: luogo della volontà condivisa, dove si scrivono i

valori unificanti dello Stato pluralista che sono sottratti alle maggioranze politiche del

momento, grazie alle modalità con cui essa viene approvata.

Garanzie della rigidità: 8

- Le costituzioni rigide istituiscono un sistema di controllo della costituzione delle

leggi. Esse sottopongono la legge, atto del Parlamento, al controllo dei giudici.

In questo modo la Costituzione riesce ad imporsi sulla legge.

- Per modificare la Costituzione esiste una procedura specifica.

Per mantenere unita la società pluralista lo Stato contemporaneo si avvale, oltre alla

Costituzione rigida, anche di altri strumenti, fondamentale la rimozione delle

disuguaglianze economico – sociali. Per questo è detto Stato sociale, cioè che ha come

fine l’uguaglianza sostanziale.

Uguaglianza formale vuol dire che tutti i soggetti sono uguali davanti alla legge e

debbono essere trattati allo stesso modo.

Uguaglianza sostanziale significa uguaglianza di risultato e consiste nella rimozione

delle differenze che ostacolano il raggiungimento dell’uguaglianza formale.

Per affrontare il problema della pacifica convivenza nello Stato pluralista si sono

distribuite quote di potere decisionale sul territorio. Es. Stato regionale. La

Costituzione prevede due tipi di regioni:

- A statuto speciale: Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli

Venezia Giulia

- A statuto ordinario: tutte le altre.

Con la legge costituzionale n. 1 del 1999 è stata riconosciuta alle regioni piena

autonomia statutaria, anche per quanto attiene alla forma di governo, attraverso la

sottrazione degli statuti all’approvazione parlamentare.

Con la legge costituzionale n. 3 del 2001 è stato ribaltato il criterio di riparto delle

competenze legislative, introducendo un elenco di materie di competenza esclusiva

dello Stato centrale e affidando alle regioni le competenze residue.

Principio di sussidiarietà: le funzioni amministrative sono attribuite ai comuni.

Principio di leale collaborazione: quando lo Stato interviene in materie che

interferiscono con le competenze regionali, deve farlo assicurando che le regioni siano

coinvolte in tali decisioni. La sede principale in cui avvengono queste negoziazioni tra

lo Stato e le regioni è la Conferenza Stato – regioni, invece quando sono coinvolti

anche i comuni e le provincie Conferenza unificata Stato – regioni – autonomie locali.

Questi organi hanno incidenza limitata, perché non sono costituzionalizzate.

Capitolo VIII

La forma di governo indica le modalità con le quali la funzione di indirizzo politico è

ripartita tra gli organi costituzionali e le relazioni che intercorrono tra questi.

Per funzione di indirizzo politico si intende la determinazione delle finalità da

perseguire da parte dei poteri pubblici in un preciso momento storico. Negli Stati

provvisti di una Costituzione non si tratta di una funzione libera, perché trova i suoi

limiti nella Costituzione. 9

Quando tutti i poteri sono concentrati in un unico soggetto, la forma di governo

coincide con la forma di Stato. A partire dallo Stato liberale, questo non è più

accaduto.

Ci sono varie forme di governo:

- Forma di governo costituzionale pura: netta separazione dei poteri. Al re e al

Governo spetta il potere esecutivo, al Parlamento il potere legislativo, alla

magistratura il potere giudiziario. Il Re e il Parlamento erano entrambi titolari

dell’indirizzo politico, ma il Re manteneva la legittimazione dinastica, il

Parlamento invece era formato sulla base del principio rappresentativo. Questa

forma di governo si sviluppò in Inghilterra alla fine del XVII secolo, in Europa

invece dopo oltre cento anni.

- Forma di governo parlamentare: deriva da quella costituzionale pure. È la forma

di governo nella quale il Governo è legato al Parlamento da un rapporto di

fiducia. Nacque anche questo in Inghilterra. A Partire dall’Austria, 1920, iniziò a

svilupparsi il tentativo di rendere più funzionale la forma di governo

parlamentare attraverso la sua razionalizzazione, ossia la scrittura nella

Costituzione delle regole sul rapporto di fiducia. Poi attraverso appositi congegni

giuridici si voleva assicurare la governabilità, cioè la stabilità e l’efficienza del

Governo. È stata quindi valorizzata la figura del primo ministro che è l’unico

destinatario della fiducia e che propone la nomina e la revoca dei ministri al

capo dello Stato. Per questo questa forma di governo è anche detta premierato.

Inoltre per assicurare la stabilità dell’Esecutivo, è prevista la mozione di sfiducia

costruttiva, secondo la quale il Parlamento può votare la sfiducia al primo

ministro solo se ne elegge contestualmente un altro.

Forma di governo parlamentare dualista: il Governo aveva una doppia

o fiducia, essendo legato al Parlamento e al Re.

Forma di governo parlamentare monista: il Re perde ogni possibilità di

o incidere sulla composizione del Governo, che è determinata unicamente

dalla volontà del Parlamento. Il sovrano quindi era titolare dei poteri, ma

non poteva esercitarli.

- Forma di governo presidenziale: fu introdotta negli Stati Uniti alla fine del XVIII

secolo. Assomiglia a quella costituzionale pura. Si caratterizza per la presenza di

un potere esecutivo monocratico, affidato a un Presidente della Repubblica

eletto dal popolo, non legato al Parlamento da un rapporto di fiducia. Il PDR non

è solo capo dello Stato, ma anche capo del Governo. L’Esecutivo è quindi

monocratico, anche se il presidente si avvale dei segretari di Stato, che

svolgono funzione simile a quella dei ministri, ma non rispondono al Parlamento

bensì al presidente. Il presidente e i segretari formano il Gabinetto, che non è un

organo che ha competenze proprie. Il presidente attraverso il veto presidenziale

può influire sull’esercizio delle funzioni del Congresso.

- Forma di governo direttoriale: prende il nome dal Direttorio, organo di governo

che venne ideato alla fine della Rivoluzione francese. Vi è assenza di figure

monocratiche di rilievo costituzionale (es. PDR) e la divisione del potere politico

tra un Parlamento eletto e un Governo (Direttorio) che svolge sia le funzioni di

esecutivo che di capo dello Stato ed è composto da ministri individuati dal

Parlamento. Il Direttorio francese durò pochi anni, finchè Napoleone non prese il

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potere con il Consolato. Esso fu di ispirazione per la Confederazione elvetica,

che ancora oggi è retta dalla forma di governo direttoriale.

- Forma di governo semipresidenziale: è presente il Presidente della Repubblica

dotato di legittimazione popolare diretta, a cui spettano le competenze proprie

del potere esecutivo e un Governo collegiale condizionato all’esistenza di un

rapporto di fiducia col Parlamento. Questo comporta un carattere bicefalo del

potere esecutivo (PDR e Primo ministro), che vede prevalere l’uno l’altro in base

al concreto variare dei rapporti di forza tra Presidente e maggioranza

parlamentare. L’esperienza storica della V Repubblica francese nata con la

Costituzione del 1985, è considerata semipresidenzialistica apparente, poiché il

Presidente, pur eletto dal popolo, non esercitava un ruolo di primo piano

dell’indirizzo politico.

- Forma di governo neoparlamentare: basata sull’elezione diretta del vertice

dell’esecutivo, che però è vincolato dal rapporto di fiducia con l’assemblea

aut simulstabunt, aut

legislativa. I due organi sono legati dal principio

simulcadent, per cui se uno dei due viene meno, anche l’altro è costretto a

dimettersi e si torna a votare per entrambi. Questa forma è stata adottata in

Italia dal 1993 per i comuni e le province e dal 1995 per le regioni.

Sistemi elettorali e forme di governo:

I sistemi politici sono influenzati dalle diverse legislazioni elettorali che costituiscono

un elemento essenziale della democrazia rappresentativa, regolando le modalità

mediante le quali il popolo esprime la sovranità attraverso l’elezione dei propri

rappresentanti.

Sistema elettorale: insieme di norme e formule che trasforma i voti ottenuti dai partiti

in seggi. È un meccanismo decisivo per creare il Parlamento. Si divide in:

- Maggioritario: chi ottiene più voti all’interno di una circoscrizione (collegio

elettorale) conquista tutti i seggi assegnati alla circoscrizione stessa, cioè tutti i

seggi in palio vengono assegnati al partito che vince. Si divide in:

A turno unico: viene eletto il candidato che al primo turno conquista

o almeno il 50% dei voti

A doppio turno: se un candidato non raggiunge la percentuale di sopra, si

o effettua una seconda votazione (ballottaggio) alla quale partecipano i

candidati che al primo turno hanno ottenuto il maggior numero di voti.

Viene eletto chi ha più voti.

- Proporzionale: i seggi sono attribuiti alle liste in proporzione ai voti che

ottengono. L’organo elettivo risulta essere composto da un gran numero di

partiti piccoli. In assenza di maggioranza è necessario formare governi di

coalizione.

- Sistemi misti: introducono correttivi di tipo maggioritario nel sistema

proporzionale. Es. il sistema elettorale italiano dal ’94 al 2001. I correttivi più

utilizzati sono:

Soglia di sbarramento: non sono ammesse alla ripartizione dei seggi le

o forze politiche che non ottengono almeno una certa percentuale di voti

Premio di maggioranza: assegnazione di un numero di seggi

o supplementare rispetto a quello ottenuto con il sistema proporzionale a

favore della forza politica che ha ottenuto più voti. 11

Sistemi politici democratici:

- Maggioritario: per decidere occorre la maggioranza

Pro: Alternanza delle forze di governo

o Maggiore efficienza e stabilità dell’indirizzo di governo

o

Contro:

Esclusione delle minoranze dalle decisioni

o Radicalizzazione dello scontro politico

o

- Consensuale: per decidere occorre più consenso possibile. La maggioranza è il

punto di partenza delle decisioni. Si cerca la più ampia approvazione.

Pro: Stabilizzazione dei processi di decisione democratica

o Depotenziamento dello scontro politico

o

Contro:

Partitocrazia: è il contrario dell’alternanza. Governa sempre lo stesso

o partito.

Debolezza dell’indirizzo di governo. Bisogna stare a sentire anche le

o alleanze.

Le origini:

L’ordinamento del Regno di Sardegna proclamato dallo Statuto del 1848 aveva i

caratteri di una forma costituzionale pura. Quasi immediatamente esso si trasformò in

direzione della forma di governo parlamentare, nel 1861, al momento della

proclamazione dell’unità d’Italia, quando l’unica Camera elettiva (deputati) era stata

capace di imporsi al sovrano nel momento sia della scelta del Presidente del Consiglio

e dei ministri. Attraverso successive riforme si giunse, nel 1919, al suffragio universale

maschile. Al sistema politico basato sul potere della borghesia locale si sostituì un

sistema più articolato, che vide la nascita dei partiti politici di massa, cattolico e

socialista, che sostennero fortemente l’introduzione di una nuova legge elettorale di

tipo proporzionale. Il breve esperimento di democrazia parlamentare si scontrò con la

crisi del Primo dopoguerra e si assistette all’affermazione violenta del movimento

fascista: a seguito di una prova di forza del Partito fascista con la Marcia su Roma, il re

nominò il 30 ottobre 1922 Benito Mussolini Presidente del Consiglio. Una delle prime

misure del nuovo Governo fu l’adozione della legge Acerbo, che attribuiva i due terzi

dei seggi alla lista che avesse ottenuto la maggioranza dei voti, purchè comunque

avesse raggiunto almeno un quarto dei voti nel collegio unico nazionale.

La forma di governo parlamentare prevista dalla Costituzione e la sua applicazione:

Negli anni dell’Assemblea costituente, la scelta in favore di una forma di governo

parlamentare apparve inevitabile essa era prefigurata dalla Costituzione provvisoria: vi

12

si prevedeva una forma di governo parlamentare, destinata a durare fino all’entrata in

vigore della nuova Costituzione. I principali partiti politici erano sostenitori di tale

forma di governo. I costituenti approvarono a larga maggioranza l’ordine del giorno

Perassi, nel quale si impegnavano ad adottare una forma di governo parlamentare, ma

con dispositivi idonei ad evitare quelle che erano chiamate le degenerazioni del

parlamentarismo. La forma di governo italiana è definita una forma di governo

parlamentare debolmente razionalizzata perché tali dispositivi erano sono assai

limitati. Riguardo il sistema elettorale i grandi partiti politici protagonisti

dell’Assemblea costituente ritenevano che esso dovesse fornire soprattutto una

garanzia della democrazia partecipativa e del pluralismo partitico e optarono per un

sistema elettorale di tipo proporzionale. Decisero anche di non costituzionalizzare il

sistema elettorale. Le prime leggi elettorali dell’era repubblicana furono approvate

dalla stessa Assemblea costituente al termine della sua attività. Il sistema elettorale

era a prima vista diverso per le due Camere. Per la Camera si dette vita a un sistema

proporzionale a liste concorrenti, mentre per il Senato si prevedeva l’assegnazione dei

seggi in collegi uninominali se si fosse ottenuto il 65% dei voti e in caso contrario la

loro attribuzione con metodo proporzionale su base regionale. Vista la difficoltà nel

raggiungere il quorum del 65% i due sistemi finirono per funzionare in modo simile.

Nel corso della I legislatura il sistema mostro la tendenza ad un funzionamento

bipolare, grazie ai risultati elettorali del 18 aprile 1948 che vedevano contrapporsi da

un lato la Democrazia cristiana e dall’altro il Fronte popolare. Al termine di essa venne

approvata la legge truffa, che prevedeva una correzione maggioritaria alla legge

elettorale della Camera: veniva assegnato un premio di maggioranza (64%) ai partiti

che avessero ottenuto la metà + 1 dei voti validi. Ma nelle elezioni del 1953 i quattro

partiti alleati non superarono il 50+1 e il premio non scattò. La legge fu perciò

abrogata e il sistema proporzionale ristabilito.

Negli anni 1953-1992 si susseguirono 42 Governi. L’instabilità era generata da

problemi interni alle coalizioni e a volte agli stessi partiti. Le crisi di governo avevano

carattere extraparlamentare. La frammentazione del sistema politico si proiettava

sulla composizione delle camere. Perciò si parlava di multipartitismo estremo e

polarizzato per indicare un sistema caratterizzato da elevata frammentazione.

A partire dagli anni Ottanta, si è cercato di invertire la tendenza attraverso la proposta

di appropriate riforme istituzionali, ma nessuna fu approvata.

Dal 1992-1994 è avvenuto il cambiamento dell’intero sistema partitico nato nel

Secondo dopoguerra caratterizzano dalla nomina di Governi tecnici. Nel 1991 e 1993

ci furono due referendum abrogativi volti a manipolare le leggi elettorali del 1948. Di

conseguenza il Parlamento fu costretto ad affrontare il tema delle riforme approvando

le nuove leggi per Camera e Senato. Venne introdotto un sistema elettorale misto: ¾

dei seggi erano attribuiti con un sistema maggioritario basato su collegi uninominali; il

restante quarto veniva attribuito alla Camera, con sistema proporzionale puro

all’interno di liste bloccate presentate dai diversi movimenti politici e con una soglia di

sbarramento al 4%, mentre al Senato l’assegnazione dei seggi proporzionali avveniva

in favore dei candidati che avessero ottenuto nei collegi la maggior percentuale di

voti, senza però essere stati eletti.

La svolta maggioritaria portò all’introduzione degli elementi per la formazione di un

sistema politico bipolare, cioè maggioranza politica e un Presidente del Consiglio eletti

dal popolo. 13

La legge 270 del 2005 prevedeva un sistema elettorale proporzionale con scrutinio di

lista e liste bloccate, con premio di maggioranza eventuale (variabile) e soglie di

sbarramento per coalizioni e liste. Le prime due applicazioni di questa legge hanno

mostrato una tendenza alla bipolarizzazione del sistema politico italiano. Ma nella

terza applicazione il quadro politico si articolò intorno a tre coalizioni. Questa legge ha

portato a un grave aumento della distanza tra elettori ed eletti e della sfiducia dei

cittadini per la politica e le istituzioni, favorendo comportamenti antipolitici (non

votavano).

Riforma elettorale del 2015:

I problemi della legge del 2004 hanno determinato la dichiarazione di incostituzionalità

di due aspetti del sistema:

- Premio di maggioranza: erano sproporzionati rispetto a tale fine e rischiava di

produrre maggioranze diverse nelle due camere, compromettendo il buon

funzionamento del sistema istituzionale.

- Liste bloccate: non permettevano ai cittadini di esprimersi liberamente sulla

scelta dei rappresentanti.

Quindi la corte costituzionale ha creato un sistema elettorale proporzionale con soglie

di sbarramento e la possibilità per l’elettore di esprimere la preferenza per un

candidato. (legge elettorale 52 del 2015 con premi di maggioranza). Il territorio

nazionale è suddiviso in 100 collegi elettorali, corrispondenti ai territori delle province,

in ogni collegio si eleggono circa 6 deputati. La legge stabilisce che partecipano alla

ripartizione dei seggi tutti i partiti che abbiano ottenuto almeno il 3% dei voti validi. È

prevista poi l’attribuzione di 340 seggi alla lista che ottiene almeno il 40% dei voti, se

non viene raggiunto nel primo turno, si procede ad un secondo turno al quale

partecipano le due liste più votate al primo e chi ottiene la maggioranza avrà 327

seggi. È consentita l’espressione di una o due preferenze, in ogni collego c’è un

capolista. La legge contiene disposizioni sulle candidature multiple: un candidato non

può presentarsi in più di 10 collegi. Prevede poi altre misure che favoriscono una

rappresentanza equilibrata dei due sessi: le lista devono essere composte dai due

sessi.

Forma di governo regionale e locale:

- Forma di governo delle regioni ordinarie: nel caso in cui la regione scelga

l’elezione diretta del presidente della giunta, essa deve adottare la forma di

governo neoparlamentare; se opta per l’elezione indiretta, la forma di governo

rimane di tipo parlamentare. Attualmente le regioni hanno scelto la prima. Gli

organi necessari della regione sono:

Presidente: rappresenta la regione, nomina e revoca la giunta.

o Giunta: organo collegiale che partecipa all’attuazione dell’indirizzo

o politico ed esercita le funzioni amministrative di competenza della

regione. È composta da assessori.

Consiglio: titolare della funzione legislativa, indica insieme al presidente e

o alla giunta l’indirizzo politico e programmatico della regione, verifica la

gestione dell’attività economica e finanziaria. 14

- Forma di governo locale: c’è l’elezione diretta del sindaco e sono stati introdotti

sistemi elettorali tendenti a garantire una consistente maggioranza nei consigli

comunali.

< 15000 abitanti: l’elezione del sindaco e del consiglio comunale si

o svolge con sistema maggioritario e votazione in un unico turno

> 15000 abitanti e province: l’elezione avviene con sistema proporzionale

o corretto dal maggioritario con doppio turno di votazione.

Il sindaco è l’organo responsabile dell’amministrazione comunale. Convoca e presiede

la giunta, sovraintende al funzionamento dei servizi e degli uffici e dell’esecuzione

degli atti. È ufficiale del governo nelle materie previste da specifiche disposizioni di

legge, sanità e igiene pubblica.

La giunta è composta dal sindaco e da un numero di assessori stabiliti dagli statuti

entro i limiti di legge. Collabora con il sindaco e compie atti di amministrazioni non

attribuiti a esso e al consiglio.

Il consiglio è l’organo di indirizzo e di controllo politico amministrativo. Approva gli

statuti, i regolamenti e l’ordinamento degli uffici.

Gli organi provinciali non sono più eletti direttamente dal popolo:

- Il presidente è eletto tra i sindaci dei comuni della provincia, dai sindaci e

consiglieri degli stessi comuni. Convoca e presiede gli altri due organi e

sovraintende il funzionamento dei servizi e all’esecuzione degli atti.

- Il consiglio è eletto dai sindaci e dai consiglieri dei comuni provinciali, ed è

prevista infatti un’assemblea dei sindaci. Organo di indirizzo e controllo,

approva gli atti ed esercita le funzioni previste dallo statuto. L’assemblea ha

funzioni consultive e propositive.

Capitolo IX

Nello stato costituzionale il principio della separazione dei poteri si sviluppa attraverso

due distinti circuiti. Per ora ne analizziamo uno:

Circuito della decisione politica: processo attraverso il quale la funzione di indirizzo

politico si forma e si attua, a partire dal momento delle elezioni, quindi attraverso la

formazione del Parlamento, dell’Esecutivo e poi lo svolgimento dell’attività di governo.

Fanno parte di questo circuito gli organi costituzionali i cui rapporti consentono di

definire la forma di governo italiana:

- Parlamento: organo legislativo dello Stato italiano. È un organo complesso,

costituito da due camere (Camera dei deputati e Senato della Repubblica), la

sua funzione principale è quella legislativa. È il luogo dove si discute e si dibatte

per prendere decisioni. 15

Struttura bicamerale: bicameralismo perfetto:

La delibera deve essere adottata da entrambi gli organi sullo stesso testo

o Il governo deve ottenere la fiducia da entrambe le camere

o L’eccezione al bicameralismo sono i regolamenti parlamentari

o

- Il sistema bicamerale funziona in questo modo: due Camere elette a suffragio

universale diretto, dotate di pari funzioni ma con una composizione in parte

differente. Infatti hanno un numero diverso di membri, differenza nell’elettorato

attivo e passivo e una disuguaglianza nella formazione delle circoscrizioni

elettorali. Ciascuna camera dura in camera cinque anni (legislatura). Dura

dall’entrata in funzione delle camere fino alla loro naturale scadenza. Può

essere più breve, infatti il PDR può sciogliere le camere. Possono anche essere

prorogate in caso di guerra. La prorogatio invece serve per evitare discontinuità

dell’esercizio dei poteri nel periodo che va dallo scioglimento delle camere alle

nuove elezioni. La Costituzione indica un numero minimo di sedute ordinarie e

la possibilità per ciascuna camera di riunioni straordinarie per iniziativa del suo

presidente del PDR o di un terzo dei suoi componenti. Prevede poi il principio

della pubblicità delle sedute. In Assemblea è necessaria la presenza della

maggioranza (50+1) dei componenti per la validità delle sedute (quorum

strutturale), mentre le decisioni sono assunte con la maggioranza dei presenti

(quorum funzionale). Questo coincide con la maggioranza semplice. La

Costituzione può stabilire maggioranze più elevate, dette maggioranze

qualificate, superiori a quella semplice.

Il parlamento in seduta comune è un organo collegiale composto da tutti i

parlamentari per lo svolgimento di funzioni tassativamente individuate nella

Costituzione che riguardano soprattutto l’elezione di alcune cariche dello Stato

e la funzione accusatoria. È preseduto dal presidente della Camera, si riunisce

nell’aula della camera dei deputati e usa come proprie regole di funzionamento

e organizzazione quelle del regolamento della camera.

Fonti del diritto parlamentare:

Costituzione: articoli 55-82.

o Regolamenti di ciascuna camera: il Parlamento non funziona solo con le

o regole della Costituzione, ma ciascuna camera deve avere un suo

regolamento per disciplinarsi (art. 64)

Consuetudini e prassi: alcune decisioni vengono prese basandosi sui

o precedenti. Viene utilizzata la tecnica del canguro, cioè scegliere 4

emendamenti in modo da non bloccare il Parlamento ed evitare

l’ostruzionismo.

Competenze:

Elegge il PDR e assiste al suo giuramento

o Elegge un terzo dei membri della Corte costituzionale

o Elegge un terzo dei membri del Consiglio superiore della magistratura

o Può mettere in stato di accusa il PDR

o 16

Provvede alla formazione e all’aggiornamento della lista di 45 nomi tra

o cui vengono sorteggiati i 16 giudici non togati che si affiancano alla

Corte costituzionale in sede di giudizio sui reati del PDR.

Status del parlamentare: i parlamentari godono di un insieme di diritti e doveri

inerenti alla carica che formano il nucleo specifico del loro status. La

Costituzione stabilisce che sia la legge a determinare i casi di:

Ineleggibilità: si tratta di condizioni personali o funzioni svolte che hanno

o reso necessario precludere ad alcune persone la possibilità di essere

eletti

Incompatibilità: casi volti ad impedire che l’eletto eserciti

o contemporaneamente funzioni tra loro inconciliabili (es. funzione di

parlamentare e quella di componente del Consiglio superiore della

magistratura). Ciascuna camera giudica i titoli di ammissione dei suoi

componenti e le cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.

Questa è detta verifica dei poteri ed è svolta dalla giunta.

Le immunità funzionali, insindacabilità e inviolabilità, sono finalizzate ad

affermare l’indipendenza dei parlamentari e del collegio a cui appartengono

rispetto a tutti gli altri poteri dello stato.

L’insindacabilità corrisponde a: i membri del Parlamento non possono essere

chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle

loro funzioni.

L’inviolabilità corrisponde a: immunità dagli arresti e da ogni altro atto di

coercizione per reati non collegati direttamente alle funzioni e limitatamente al

periodo di permanenza in carica.

Mandato imperativo: ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed

esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. I membri del Parlamento non

possono essere revocati e ogni patto o promessa da essi sottoscritti non

produce alcuna conseguenza giuridica.

Se un parlamentare cambia schieramento giuridico, non decade dalla carica,

ovvero i parlamentari possono cambiare gruppo parlamentare (transfughismo).

Organizzazione delle camere:

Senatori a vita: nominati dal PDR tra coloro che hanno illustrato la patria

o per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario, più

gli ex PDR. Si aggiungono ai 315 senatori

Presidente d’Assemblea: ha il compito di rappresentare all’esterno la

o Camera e di esprimere la volontà. Definisce il calendario dei lavori

parlamentari insieme alla conferenza dei capigruppo. Per la sua elezione,

è richiesta la maggioranza qualificata nelle prime votazioni delle due

Camere e successivamente la maggioranza assoluta. Poi vengono scelti i

quattro vicepresidenti che coadiuvano i presidenti soprattutto nella

direzione dell’assemblea

Ufficio di presidenza: ha compiti amministrativi e potere normativo in

o ordine ai regolamenti minori delle Camere. È composto dal presidente,

dai vicepresidenti, dai questori (si occupano dell’organizzazione interna e

del bilancio interno delle Camere) e dai segretari (assistono il presidente

nell’attività d’Assemblea).

Gruppi parlamentari: sono la proiezione dentro il Parlamento dei partiti.

o Ogni parlamentare deve appartenere ad un gruppo. Chi non esprime

17

preferenza è costretto ad iscriversi al gruppo misto. C’è un numero

minimo di partecipanti: 20 deputati e 10 senatori.

Conferenza dei presidenti dei gruppi: formata dal presidente

o dell’assemblea e dai presidenti dei gruppi. Predispone il programma e il

calendario dei lavori.

Giunte: si occupano del corretto funzionamento delle Camere e dello

o status dei parlamentari. Le più importanti sono:

Per il regolamento: propone modifiche regolamentari e esprime

 pareri sul regolamento vigente.

Delle elezioni: verifica dei poteri

 Per le autorizzazioni a procedure: esamina le richieste di

 autorizzazione a procedere

Commissioni permanenti: è un referente. Svolgono funzioni essenziali e

o costituzionalmente necessarie relative al procedimento legislativo. Sono

organi composti in modo da rispettare la proporzione interna dei gruppi

parlamentari. Funzioni:

Legislativa: hanno il compito di:

 Rielaborare il testo se necessario e di riferire all’Assemblea i

 risultati del loro esame (commissione in sede referente)

Su incarico del presidente, deliberare una legge al posto

 dell’Assemblea (commissione in sede deliberante)

Su incarico dell’Assemblea, possono redigere e approvare gli

 articoli di un progetto di legge (commissione in sede

redigente)

Di indirizzo e controllo: possono sviluppare un dibattito politico e

 approvare atti relativi alle funzioni ispettive e conoscitive

dell’organo parlamentare

Commissioni speciali: composte in modo proporzionale ai gruppi

o parlamentari. Possono essere bicamerali o monocamerali composte da un

uguale numero di deputati e senatori. Svolgono compiti delicati connessi

a importanti settori della vita costituzionale. Particolari sono le

commissioni d’inchiesta che procedono alle indagini e agli esami con gli

stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria.

Funzioni del Parlamento:

Normativa: insieme di attività in cui il parlamento approva le leggi

o ordinarie e produce norme giuridiche di diverso grado. L’articolo 70 Cost.

dice che la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due

Camere. Secondo l’art. 138 Cost. le Camere esercitano il potere di

approvare le leggi costituzionali e di revisione costituzionale. Ciascuna

camera ha il potere di approvare il proprio regolamento interno che

disciplina l’organizzazione, il funzionamento e contiene le disposizioni in

materia di procedimento legislativo. Secondo l’art. 64 Cost. i regolamenti

sono adottati a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna

Camera. Le Camere per mezzo delle proprie commissioni sono chiamate

a dare pareri obbligatori nel procedimento di approvazione dei decreti

legislativi. 18

Di indirizzo: nei confronti del Governo. I regolamenti della Camera e del

o Senato prevedono tre tipi di indirizzo:

Mozioni: la mozione consiste in un documento concernente aspetti

 dell’azione del Governo, che l’Assemblea è chiamata a deliberare.

La discussione sulla mozione si conclude con un voto che, se

positivo, impegna politicamente il Governo a comportarsi nel modo

indicato nella mozione. Possiamo avere la mozione di fiducia e di

sfiducia (in questo caso il governo deve dimettersi).

Risoluzioni: la risoluzione è un atto utilizzabile anche da un singolo

 parlamentare con il quale le commissioni e l’Assemblea possono

esprimere il loro punto di vista e un indirizzo di Governo

sull’argomento in discussione.

Ordini del giorno: consiste in un documento accessorio rispetto a

 un altro testo su cui l’Assemblea o una commissione è chiamata a

deliberare. Tende a circoscrivere o a precisare il significato della

deliberazione principale.

Di informazione e controllo: nei confronti del Governo e della Pubblica

o Amministrazione. I due strumenti informativi più importanti sono:

Interpellanza: si svolge in Assemblea, domanda rivolta al Governo

 sui motivi della sua condotta su una questione di particolare

rilievo, che può essere indirizzata per iscritto alla presidenza da

uno o più parlamentari.

Interrogazione: atto di sindacato ispettivo, semplice inchiesta che

 ogni deputato o senatore può rivolgere al ministro competente per

avere informazioni o spiegazioni su un oggetto determinato.

Interrogazioni a risposta immediata: rendono più flessibile il

 ricorso al sindacato ispettivo e anche più diretto il rapporto

tra le Camere e il Governo.

Il più importante atto è la possibilità da parte delle Camere di istituire un

organo specificamente deputato a tale attività, commissione d’inchiesta.

Oltre a queste le commissioni permanenti possono assumere informazioni

mediante audizioni di membri del Governo o di dirigenti pubblici. Infine

hanno il potere di disporre indagini conoscitive dirette ad acquisire

notizie, informazioni utili alla propria attività. Per il Governo il Parlamento

deve presentare una relazione annuale sullo stato di attuazione della

legge.

Atti di indirizzo politico – economico: serie di provvedimenti che provengono sia

dal Parlamento sia dal Governo e hanno come principale obiettivo quello di

assicurare il corretto funzionamento dei mercati e di disciplinare l’intervento

pubblico nell’economia. A questi si riconducono:

Sessione di bilancio: momento essenziale dell’attività parlamentare. La

o Magna Carta affidò agli organi politicamente rappresentativi il potere di

autorizzare le spese pubbliche per l’esercizio finanziario futuro e di

approvare il rendiconto di quelle effettuate nell’esercizio finanziario

passato. 19

Manovra finanziaria pubblica: modificata al fine di prevedere una nuova

o scansione temporale nella presentazione dei documenti di bilancio. Col

nome semestre europeo si intende il ciclo di coordinamento delle

politiche economiche e di bilancio nell’ambito dell’UE che si concentra sul

periodo di sei mesi dall’inizio di ogni anno. I principali provvedimenti della

manovra sono:

Legge di stabilità: scelte e previsioni macroeconomiche. Es.

 variazioni di aliquote

Legge di bilancio: il bilancio è l’atto legislativo nel quale si trovano

 le risorse e le spese delle pubbliche amministrazioni.

Queste sono redatte sulla base degli obiettivi programmatici che vengono

stabiliti nel Documento di economia e finanza (DEF).

Ufficio parlamentare di bilancio: verifica gli andamenti di finanza pubblica e

osserva le regole di bilancio nazionali ed europee. È composto da tre membri

nominati dalle Camere.

Le Camere intervengono nel circuito delle decisioni europee partecipando anche

alla formazione del contenuto degli atti dell’UE (fase ascendente). La legge

stabilisce che, prima delle riunioni del Consiglio europeo, il Governo debba

illustrare alle Camere la posizione che intende assumere tenendo conto degli

eventuali indirizzi dalle stesse formulati; in particolare:

Coordinamento delle politiche economiche e di bilancio e il

o funzionamento dei meccanismi di stabilizzazione finanziaria

Iniziative rivolte alla conclusione di accordi in materia finanziaria

o Nomina dei membri italiani da parte del Governo in istituzioni, organi ed

o organismi europei.

Il Parlamento effettua il controllo sull’applicazione del principio di sussidiarietà

nelle proposte di atti all’unione.

- Governo:è l’organo esecutivo, è l’organo costituzionale responsabile di

promuovere e attuare l’indirizzo politico dello Stato ed è il vertice

dell’amministrazione stradale.

Fonti del governo:

Costituzione

o Leggi ordinarie e atti aventi forza di legge

o Regolamenti

o Consuetudini e prassi: i precedenti

o

È un organo costituzionale complesso, composto da tre organi

costituzionalmente necessari:

Presidente del consiglio dei ministri: convoca e presiede il consiglio dei

o ministri. Ha la funzione di dirigere la politica del Governo senza collocarsi

su di un piano di superiorità formale rispetto agli altri ministri che non

nomina né può revocare. 20

Consiglio dei ministri: ha funzione di indirizzo politico. Determina la

o politica generale del governo approvando i disegni di legge, atti aventi

forza di legge e i regolamenti governativi.

Ministri: agiscono in quanto membri del consiglio dei ministri e sono

o anche al vertice delle amministrazioni a cui sono preposti (es. ministro

dell’istruzione). Possono non presiedere alcun ministero (ministri senza

portafoglio).

Questi sono necessari, perché individuati dalla costituzione. Ci sono organi non

necessari come:

I ministri senza portafoglio: ministri che non sono al capo di alcun

o dicastero

Viceministri

o Sottosegretari: sono affidati a loro specifici settori di competenza del

o ministero di riferimento

Comitati interministeriali: sede di accordo tra ministri per lo svolgimento

o di atti e attività che li riguardano congiuntamente

Il ruolo del Governo è quello di definire e tradurre l’indirizzo politico che gli

elettori affidano al Parlamento e al Governo stesso in quanto espressione della

maggioranza parlamentare. Svolge funzioni:

Politiche: individua il programma di governo

o Deliberative: adozione di atti (es. regolamenti) conseguenti a tale

o programma

Controllo: verifica del rispetto degli obbiettivi posti da parte della

o pubblica amministrazione.

Il Governo è organo di indirizzo politico perché può assumere decisioni politiche

e di alta amministrazione; è anche organo di vertice del potere esecutivo ed è

competente a controllarne l’attività del potere di cui risponde.

Formazione e caduta del Governo:

1- Il PDR nomina il presidente del consiglio dei ministri e i ministri.

Prima il presidente del consiglio, esaurita la fase elettorale, apriva in via di

prassi le consultazioni con alcune figure chiave del sistema costituzionale, le

quali venivano udite in virtù del loro ruolo istituzionale o della loro

rappresentatività di categorie politiche e sociali particolarmente rilevanti.

Tramite le consultazioni, il PDR cercava di individuare quale soggetto politico

potesse essere nominato. Inoltre ricorreva spesso agli istituti del mandato

esplorativo o del preincarico. Con il primo il PDR affidava ad una personalità

dotata di profilo istituzionale il compito di svolgere ulteriori consultazioni

ristrette. Con il secondo, il PDR affidava a colui che sarà il futuro presidente del

consiglio il compito di effettuare nuove consultazioni.

Oggi il PDR effettua ancora le consultazioni ma in realtà i gruppi parlamentari

nominano già un loro leader.

Crisi di governo parlamentare: conseguente alla votazione di una mozione di

sfiducia del Governo o alla bocciatura di un atto su cui lo stesso ha posto una

questione di fiducia. 21

Crisi di governo extraparlamentare: non è dovuta ad un atto approvato in

Parlamento.

Governo dei tecnici: non è espressione di una forza politica, viene nominato per

affrontare momenti delicati dal punto di vista istituzionale – politico o

economico, con l’appoggio della maggioranza delle forze politiche parlamentari.

2- Una volta nominati il presidente del consiglio e i ministri, questi fanno un

giuramento al PDR.

3- Il Governo non è ancora pieno dei suoi poteri ma svolge compiti di ordinaria

amministrazione finchè non ottiene la fiducia dalle Camere. Entro 10 giorni

dalla nomina, il Governo deve presentarsi al governo col programma che

intende attuare e in seguito deve ottenere a maggioranza semplice in

ciascuna aula la fiducia.

Mozione di sfiducia: revocare la fiducia. Deve essere approvata dalla

maggioranza semplice

Questione di fiducia: il voto negativo di una Camera non comporta l’obbligo di

dimissioni del Governo. Ma se questo appone sulla questione e non viene

approvata, è obbligato alle dimissioni. Il PDR può:

1- Sciogliere anticipatamente le camere

2- Riaprire le consultazioni e procedere ad un nuovo incarico.

Ci sono 6 fasi fondamentali con cui si forma il Governo, basate sulla

consuetudine:

1- Consultazioni del presidente della Repubblica: consulta altri soggetti per

avere indicazioni su chi potrebbe essere il nuovo presidente del consiglio.

Deve nominare un soggetto che sarà in grado di ottenere la fiducia dal

parlamento. Quindi consulta i gruppi parlamentari.

2- Conferimento incarico e accettazione con riserva: Il PDR incarica il

presidente del consiglio a scrivere un programma politico e a definire una

lista di ministri. Questo accetta riservandosi di avvisare il PDR di aver

predisposto una lista.

3- Predisposizione della lista dei ministri: se c’è una maggioranza in

parlamento, viene sciolta la riserva.

4- Nomina e giuramento: nomina il presidente e su sua proposta nomina i

ministri. Questi prestano giuramento. Si ha la formazione del governo, cioè

l’entrata in funzione giuridica del governo. Nel momento in cui giurano

entrano in possesso degli uffici, ma solo dal punto di vista formale perché

ancora non ha la fiducia. È da questa che il governo ha i pieni poteri. In

questi 10 giorni il governo può compiere atti di ordinaria amministrazione.

5- Nomina dei sottosegretari di stato e viceministri: giurano nelle mani del

presidente del consiglio perché sono organi di rilievo eventuale.

6- Presentazione alle camere per la fiducia: si ha l’entrata in funzione politica.

Responsabilità del Governo: è doppiamente responsabile degli atti che compie:

22

Responsabilità di tipo giuridico: i singoli esponenti del Governo sono

o civilmente responsabili per i danni arrecati a terzi nell’esercizio delle loro

funzioni e innanzi alla Corte dei conti per i danni recati alla pubblica

amministrazione. Sono invece responsabili penalmente per i reati

ministeriali. Al di fuori di questi ciascun membro del Governo risponde

anche dei reati comuni come tutti i cittadini.

Responsabilità di tipo politico: quella del governo è sancita dal rapporto di

o fiducia col Parlamento e dal cor0relativo potere di sfiducia che può essere

individuale o collegiale. È una responsabilità che tiene conto delle azioni

di una persona sui risultati politici che essa ha realizzato o intende

realizzare.

Presidente del Consiglio:

è un primus inter pares. Si distacca dagli altri componenti acquisendo una

centralità. In conseguenza del mutamento del sistema elettorale si individua il

Presidente del consiglio nel leader della coalizione o del partito vincente. La

centralità assunta dal Presidente del Consiglio non dipende soltanto dal

cambiamento del sistema elettorale ma anche dal rafforzamento del potere

esecutivo rispetto agli altri poteri. È previsto per il presidente il legittimo

impedimento, cioè istituto che gli permette di giustificare la propria assenza in

processi a esso pendenti per la durata del mandato.

- Presidente della repubblica: è un organo (politico) costituzionale monocratico, la

cui presenza qualifica il nostro ordinamento come repubblicano e contribuisce

alla razionalizzazione della forma di governo parlamentare.

Quanto alla forma repubblicana va ricordato che gli ordinamenti possono essere

monarchici o repubblicani a seconda che il loro supremo rappresentante sia

individuato per via ereditaria o tramite formule elettive che ne rafforzino il

vincolo rappresentativo.

Quanto alla forma razionalizzata, il PDR è dotato di strumento politici e giuridici

con i quali temperare le frizioni tra gli organi costituzionali e ristabilire l’ordine

costituzionale. Es. quando il circuito di decisione politica non funziona

normalmente, cioè non c’è una maggioranza parlamentare chiara, quindi

abbiamo una crisi parlamentare, il PDR riprende la forza che gli deriva dal fatto

di essere capo dello Stato.

Come capo dello Stato è chiamato a verificare il corretto funzionamento

dell’ordinamento costituzionale e a fungere da arbitro finale delle controversie

politiche tra essi.

Come rappresentante dell’unità nazionale, rappresenta simbolicamente non

soltanto l’unità della popolazione ma l’unità di una comunità statale che

condivide un insieme di valori comuni.

Il PDR nella Costituzione:

L’elezione avviene da parte del Parlamento in seduta comune (945) + 58

delegati regionali. L’integrazione di questi delegati è motivata dalla ratio di

rendere il PDR rappresentante non solo dello Stato centrale, ma anche delle

23

realtà territoriali. Si esprimono con voto segreto. La segretezza serve a garantire

ai votanti una scelta libera e indipendente rispetto a eventuali pressioni. I

costituenti hanno previsto un quorum qualificato pari a 2/3 dei componenti il

collegio elettorale. Per evitare situazioni di stallo dalla quarta votazione in poi è

sufficiente la maggioranza assoluta, ovvero il 50% + 1 dei componenti del

collegio medesimo.

Per quanto riguarda i requisiti soggettivi al momento della votazione il

presidente deve:

Essere cittadino italiano

o Aver compiuto 50 anni

o Godere di diritti civili e politici

o Avere piena capacità di agire

o Essere titolare del diritto di voto

o

L’incarico dura 7 anni, può terminare anticipatamente per cause naturali o a

seguito di dimissioni e di destituzione in caso di condanna, per attentato alla

Costituzione e alto tradimento, da parte della Corte Costituzionale. Può essere

rieletto una sola volta. Se il PDR è momentaneamente impossibilitato a svolgere

il suo ruolo, la supplenza spetta al presidente del Senato. (es. malattia).

La durata del mandato comincia a decorrere quando il PDR presta giuramento di

fedeltà alla Repubblica e osservanza della Costituzione davanti al Parlamento in

seduta comune, assumendo in tal modo le sue funzioni. 30 giorni prima che

scada il settennato, il presidente della camera dei deputati è tenuto a convocare

il Parlamento in seduta comune integrato dai delegati regionali affinchè

l’elezione del nuovo capo dello stato possa svolgersi prima del termine del

mandato del presidente in carica. Nel caso questo non accada, si applica la

prorogatio del presidente uscente, cioè egli è abilitato all’ordinaria

amministrazione e allo svolgimento degli atti improrogabili.

Se la fine del mandato presidenziale coincide con l’ultimo trimestre di

legislatura o se nel frattempo le camere sono sciolte, il PDR sarà eletto dalle

nuove camere entro 15 giorni dalla loro prima riunione, con prorogatio dei poteri

del presidente uscente. Se la fine del mandato è da attribuirsi a impedimento

permanente allora il presidente della camera dei deputati indice le elezioni del

successore entro quindici giorni.

Funzioni del PDR:

si colloca in un punto di snodo nei rapporti tra le istituzioni e nei rapporti tra le

istituzioni e i cittadini.

Come rappresentante della nazione e garante della sua unità il PDR

o indice le elezioni e i referendum e convoca le camere per la loro prima

seduta

Funzione normativa: promulga le leggi, emana gli atti del Governo aventi

o forza di legge e i regolamenti governativi e autorizza la presentazione alle

camere dei disegni di legge governativi.

Funzione giurisdizionale: emana con proprio decreto i ricorsi straordinari

o contro gli atti amministrativi, concede la grazie e commuta le pene,

presiede il consiglio superiore della magistratura. 24

Funzione esecutiva: nomina i più alti funzionari dello stato, su indicazione

o del governo

Nomina 5 membri della Corte costituzionale e i senatori a vita

o Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici e ratifica i trattati

o internazionali dietro autorizzazione delle Camere, ha il comando delle

forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa e dichiara lo stato di

guerra previa deliberazione delle Camere

Conferisce le onorificenze della Repubblica per alti meriti

o Nell’ambito del rapporto tra Governo e Parlamento il PDR ha il potere di

o nominare il Presidente del consiglio e i ministri e quello di sciogliere le

Camere.

Il PDR è politicamente responsabile. Non è responsabile degli atti compiuti

nell’esercizio delle sue funzioni. Nessun atto del PDR è valido se non è

controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità. La

controfirma, oltre a garantire l’irresponsabilità presidenziale, rappresenta uno

snodo essenziale nel rapporto tra Governo e PDR. Si possono distinguere 3

categorie di atti presidenziali:

Formalmente presidenziali ma sostanzialmente governativi: la

o controfirma vale come attestazione della conformità del decreto

presidenziale all’atto proposto dal Governo e come indicazione della

provenienza dell’atto (es. nomina dei ministri)

Sostanzialmente e formalmente presidenziali: essa vale come presa

o d’atto della volontà presidenziale e assunzione da parte del Governo della

responsabilità dell’atto (es. promulgazione delle leggi)

Atti complessi: essa vale come indicazione della provenienza dell’atto e

o come reciproco controllo. (nomina del presidente del consiglio)

Non tutti gli atti del PDR devono essere controfirmati, sono esclusi gli atti che

egli adotta in qualità di Presidente del consiglio superiore della magistratura e di

presidente del consiglio supremo di difesa (atti personalissimi). Non vengono

controfirmati nemmeno gli atti frutto di esternazioni atipiche, come i messaggi

orali.

Il PDR è responsabile soltanto per i reati di attentato alla costituzione e di alto

tradimento. In tal caso viene messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta

comune a maggioranza assoluta ed è giudicato dalla Corte costituzionale in

composizione integrata, con la presenza di sedici giudici aggiuntivi.

Il Presidente del consiglio ha il potere di controfirma per gli atti che hanno valore

legislativo (decreti legge e legislativi) e gli ulteriori atti che siano indicati dalla

legge. Può essere esclusiva o concorrente con quella del ministro competente.

Vale a garantire che l’atto è espressione dell’indirizzo politico del Governo e ad

accertare la conformità della volontà del ministro proponente con quella del

Consiglio dei ministri.

Capitolo VI

Costituzione lunga: sono composte da un catalogo completo di diritti che comprende

sia diritti civili e politici sia i diritti sociali ed economici. 25

La garanzia dei diritti nello Stato contemporaneo assume anche una dimensione

internazionale e sovranazionale.

Dopo i primi 12 articoli qualificati come principi fondamentali, segue la parte prima

composta di ben 42 articoli ed intitolata diritti e doveri dei cittadini. Ad essa segue la

parte seconda contenente l’ordinamento della Repubblica.

La parte prima racchiude l’elenco di diritti di cui abbiamo parlato con riferimento alle

Costituzioni del dopoguerra. È articolata in 4 titoli dedicati ai rapporti civili, etico –

sociali, economici e politici. La libertà consiste in un progressivo intreccio di rapporti,

cioè relazioni, in cui la persona umana è inevitabilmente inserita e che si aprono dalla

dimensione civile a quella sociale, economica e politica.

Tutta l’architettura dei diritti e delle libertà è ispirata e ordinata da due punti di fuga

prospettici contenuti tra i principi fondamentali che aprono il testo costituzionale: art.

2 e 3

Articolo 2:

la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia

nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei

doveri inderogabili di solidarietà politica economica e sociale.

L’ordinamento pone al centro la protezione dei diritti fondamentali della persona. Per

questo motivo si parla di principio personalista. Infatti la persona non è soltanto

l’individuo in sé considerato come singolo, bensì è anche inteso nella sua proiezione

sociale, nel suo essere inserito in contesti di vita, legato a quei gruppi umani dove

fiorisce e si sviluppa la sua individualità (formazioni sociali).

Nello stabilire che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili, questo

articolo afferma una concezione opposta, per la quale i diritti preesistono allo Stato.

Quest’ultimo può solo riconoscere, non creare o attribuire diritti. Il proprietario dei

diritti è la persona e non l’ordinamento giuridico statale.

Inviolabilità: garanzia di intangibilità dei diritti stessi, non eliminabili neanche ad opera

dell’organo espressivo della volontà popolare, Parlamento.

Il termine sta a significare che essi non solo non potranno mai essere

ingiustificatamente compressi dall’autorità pubblica al di fuori delle previsioni della

legge, ma neanche eliminati dal momento che le regole costituzionali rappresentano

un limite al legislatore ordinario e allo stesso potere di revisione costituzionale.

Diritti inviolabili:

- Libertà personale

- Libertà di domicilio

- Libertà e segretezza della corrispondenza

- Diritto di difesa

La Corte costituzionale ha esteso a molti nuovi diritti la protezione costituzionale, sia

interpretando estensivamente l’art. 2 in collegamento con altri diritti costituzionali, sia

attraverso il richiamo a documenti internazionali (es. privacy).

L’ultima parte dell’articolo 2 afferma che la Repubblica richiede l’adempimento dei

doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. La solidarietà è la

ragione dei doveri inderogabili a carico dei singoli e delle formazioni sociali. 26

I doveri inderogabili sono legati a un valore (solidarietà) che è ritenuto anch’esso una

dotazione originaria dell’uomo e della sua propensione alla socialità.

Correlazione tra diritti e doveri: la concezione di uomo come essere dotato della

capacità di tessere relazione sociali stabili giustifica non solo limiti ai diritti, ma doveri

ed obblighi finalizzati alla vita e allo sviluppo comune della società stessa.

Articolo 3:

l’uguaglianza (égalité) è il secondo tra i principi rivoluzionari assieme alla libertà

(liberté) e alla fratellanza (fraternité).

In Italia il principio di uguaglianza trova una maturazione che è il frutto dell’incontro in

Assemblea costituente tra gli ideali del movimento operaio di matrice social –

comunista, del movimento cattolico – democristiano e della tradizione liberale, che si

colloca al cuore del compromesso costituzionale

È un articolo composto.

Il primo comma riproduce la tradizionale concezione liberale dell’uguaglianza in senso

formale: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge,

senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni

personali e sociali.

Segue un altro comma in cui si aggiunge l’affermazione di un nuovo principio,

uguaglianza in senso sostanziale, in cui la Repubblica si impegna a rimuovere gli

ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona

umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica,

economica e sociale del Paese.

L’uguaglianza giuridica presuppone la diversità. Per stabilire se tra due soggetti vi è

uguaglianza o disuguaglianza occorre definire l’aspetto che si assume come rilevante

per il confronto. L’uguaglianza è un concetto relazione e il criterio che si usa nel

giudizio di uguaglianza è un criterio di relazione. Quando si discute di uguaglianza non

è mai bene farlo in modo astratto, ma è sempre preferibile un giudizio in concreto,

domandandosi quali sono i soggetti da confrontare (uomini/donne) e qual è il profilo da

mettere a confronto (sesso, razza).

Si ha lesione del principio di uguaglianza se situazioni eguali sono trattate in modo

diverso e viceversa.

Il giudizio di uguaglianza tende a configurarsi come giudizio di ragionevolezza, cioè

adeguatezza delle decisioni del legislatore alla realtà concreta, alla loro proporzionalità

ed equità.

C’è un altro tipo di giudizio, quello di non discriminazione. È la versione internazionale

del nostro principio di uguaglianza nel senso che il suo impiego si deve soprattutto alle

Corti e alle Carte internazionali. Afferma lo stesso valore dell’uguaglianza, ma si tende

a colpire qualsiasi differenziazione di trattamento, ponendo in secondo piano il giudizio

sulla ragionevole differenza delle condizioni che si pongono a paragone.

Uguaglianza formale: uguaglianza di fronte alla legge sulla quale si fonda lo stesso

Stato di diritto (es. la legge è uguale per tutti), concetto strettamente connesso con il

principio di legalità. 27

“pari dignità sociale” è un punto di emersione del principio della dignità umana così

che oggi la pari dignità sociale crea un ponte tra l’art. 2 e 3 poiché richiama il principio

secondo cui nello Stato costituzionale – sociale la garanzia del riconoscimento e dello

sviluppo dei diritti fondamentali è possibile solo nella piena considerazione della

dimensione sociale dell’uomo.

L’uguaglianza formale pone il divieto per il legislatore di adottare trattamenti

irragionevolmente differenziati tra i cittadini o nella tendenziale generalità ed

astrattezza delle norme (divieto di introdurre discriminazioni irragionevoli).

Quanto alla formula dell’uguaglianza davanti alla legge, si è ritenuto che questa

proclamazione possedesse una valenza giuridica autonoma, che non si esaurisce con

la specificazione dei divieti di discriminazione che seguono:

- Sesso: bisogna considerare le differenze fisico biologiche e la presenza di norme

costituzionali che postulano una differenza in relazione al sesso

- Razza: uno dei più rigorosi

- Lingua: si congiunge alla tutela delle minoranze linguistiche. Esiste un diritto ad

usare la lingua materna e a ricevere risposta in tale lingua nei rapporti con le

autorità pubbliche, specie durante un processo

- Religione

- Opinioni politiche: tutte quelle norme da cui si trae la tutela dell’esistenza di

movimenti politici o partiti e dell’appartenenza ad essi

Condizioni personali e sociali: introduce il divieto di altre differenziazioni basate su

ragioni soggettive

Uguaglianza sostanziale: il compito della Repubblica non è solo di riconoscere che tutti

sono uguali davanti alla legge, ma di aiutare coloro che si trovano in condizioni

svantaggiate a poter raggiungere la piena promozione della loro personalità, al pari di

chi si trova in condizioni migliori.

Giustifica il riconoscimento dei diritti sociali, come il diritto al lavoro, diritti dei

lavoratori ecc.

L’architettura dei diritti nella Costituzione:

I quattro titoli che compongono la parte prima della Costituzione prescrivono il

riconoscimento e la garanzia dei diritti secondo una logica che presuppone una

classificazione dei diritti:

- titolo I: rapporti civili. Gli articoli tra 13 e 16 disciplinano i diritti a matrice

individuale costruiti secondo quell’immagine dei cerchi concentrici, che inizia con la

libertà personale e procede in senso espansivo con la libertà di domicilio, la libertà

e segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, e la

libertà di circolazione. C’è un’altra categoria, quella dei diritti che attengono alla

sfera pubblica della vita: il diritto di riunirsi, di associarsi, e la libertà di

manifestazione del pensiero. Il titolo 1 è completato con le previsioni relative alla

garanzia giurisdizionale dei diritti.

- titolo II: rapporti etico – sociali. Contiene il riferimento alla famiglia, alla salute e

alla sfera della cultura e istruzione. I diritti sociali hanno uno statuto

assolutamente pari a quello degli altri diritti, sono inviolabili, differenziandosi dai

diritti civili solo per le caratteristiche della tutela e per il diretto riferimento alla

sfera dell’uguaglianza sostanziale, oltre che al principio di solidarietà. 28

- titolo III: rapporti economici

- titolo IV: rapporti politici. Regola diritti come quello di voto, di essere eletti e

prevede anche i doveri costituzionali.

La nostra Costituzione è stata sottoposta ad un’interpretazione evolutiva attraverso la

quale sono stati attratti nella sera dei diritti costituzionali nuovi diritti, legati tanto alla

sfera individuale della persona quanto alla sfera sociale, come il diritto alla privacy,

all’abitazione ecc.

Ci sono due forme principali di garanzia costituzionale delle libertà:

- riserva di legge

- riserva di giurisdizione: ogni atto che incide sulle libertà non solo deve rinvenire

nella legge la sua astratta previsione, ma deve essere in concreto autorizzato

da un giudice.

Singoli diritti costituzionali:

1. libertà personale: la tutela della libertà fisica e psichica della persona è

considerata come una priorità logica. Seguono 4 commi che individuano le

condizioni che permettono allo Stato di limitare la libertà fisica della persona. Il

comma 2 si riferisce ad alcuni provvedimenti ben identificati: detenzione,

ispezione e perquisizione personale, ma si chiude con l’ampio riferimento a

qualsiasi altra restrizione della libertà personale.

I commi 3 e 4 prevedono delle deroghe: in casi eccezionali di necessità ed

urgenza l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori

che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e se

questa non li convalida entro 48 ore, si intendono revocati e privi di ogni effetto.

Ci sono due ulteriori principi: quello che impone al legislatore di punire ogni

violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di

libertà e quello che impone alla legge di stabilire i limiti massimi della

carcerazione preventiva.

2. Libertà di domicilio: la protezione dello spazio primario di vita. Si può

considerare come domicilio non solo l’abitazione, ma anche qualsiasi luogo che

corrisponde all’ampia definizione di domicilio, come un luogo di lavoro, una

camera di albergo ecc.

Ci sono due tipologie di garanzia:

- Una prevede il regime ordinario di tutela: non si possono eseguire

ispezioni o perquisizioni o sequestri (nel domicilio) se non nei casi e modi

stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della

libertà personale

- Una introduce la deroga al regime ordinario: gli accertamenti e le

ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e

fiscali sono regolati da leggi speciali

3. Libertà e segretezza della corrispondenza: sono inviolabili. Questa libertà deve

essere intesa sia come diritti di ciascuno di comunicare con altri soggetti sia

come diritto di ricevere, senza interferenze, tali comunicazioni. La

corrispondenza è libera se ed in quanto ne sia assicurata la segretezza, cioè la

confidenzialità e la riservatezza, cosicchè libertà e segretezza sono due concetti

29

connessi ma distinti sotto il profilo della violazione. Non si parla solo della

comunicazione epistolare ma anche forme di comunicazione che implicano l’uso

di internet.

4. Libertà di circolazione e soggiorno: si intende su tutto il territorio italiano ed

estero. Si riferisce alla protezione contro quei provvedimenti obbligatori che

pongono semplicemente dei limiti alla libertà di circolare e di soggiornare sul

territorio della Repubblica o condizionano a determinati obblighi il diritto di

lasciarlo o tornarvi. Ci sono limitazioni a questo diritto:

a. È impossibile determinare una restrizione per ragioni politiche

b. Libertà di espatrio è garantita senza alcun limite specifico salvo

l’adempimento degli obblighi di legge

5. Libertà di riunione e associazione: con l’analisi delle libertà di riunione e di

associazione entriamo nella parte dei diritti civili che per il loro oggetto

presuppongono l’agire di una collettività di persone. Per la libertà di riunione è

previsto il requisito che le riunioni si debbano svolgere in modo pacifico e

senz’armi. Sono libere le riunioni nei luoghi privati e in luoghi aperti al pubblico.

Per le riunioni in luogo pubblico occorre dare preavviso, affinchè l’autorità possa

verificare l’esistenza di comprovati motivi di sicurezza o di incolumità che

possano giustificarne il divieto. L’obbligo di preavviso deve essere tenuto

distinto dalle autorizzazioni. Il preavviso si configura come un mero obbligo di

notificare determinate informazioni alla pubblica autorità, per consentire una

valutazione preventiva degli eventuali rischi che possono derivare alla

collettività dalla manifestazione. La risposta dell’autorità non è necessaria, ma

si configura solo come atto negativo motivato con riferimento esclusivo agli

interessi pubblici. La riunione raggruppa un numero ampio di situazioni

accomunate dalla contemporanea presenza di più persone fisiche nel medesimo

luogo in seguito all’invito di alcuni o per accordo reciproco per un fine condiviso.

Per esempio una cerimonia religiosa o uno spettacolo.

La libertà di associazione: i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente,

senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli della legge penale.

Il diritto a non associarsi è il diritto di non attuare il comportamento garantito

dall’articolo in questione e di non aderire ad alcuna associazione. La previsione

del comma 2 proibisce le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche

indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

- Le associazioni segrete sono quelle che occultando la loro esistenza,

svolgono attività dirette a interferire sull’esercizio delle funzioni di organi

costituzionali, di amministrazione pubbliche, di enti pubblici anche

economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale.

- Le associazioni militari: sono quelle costituite mediante l’inquadramento

degli associati in corpi, reparti o nuclei con disciplina ed ordinamento

gerarchico interno analoghi a quelli militari, con l’eventuale adozione di

gradi o di uniformi e con organizzazione atta anche all’impiego collettivo

in azioni di violenza o di minaccia.

6. Libertà di manifestazione del pensiero: oggetto di questo diritto sono le

manifestazioni del proprio pensiero verso un pubblico ampio di persone o tutte

le ipotesi di manifestazione del pensiero orali, scritte e espresse attraverso ogni

possibile altro mezzo di comunicazione a una platea di destinatari

indeterminata. Si da attenzione alla stampa come messo per la diffusione del

30

pensiero. È stato compito della Corte costituzionale estendere questi principi a

nuovi mezzi di comunicazione di massa come la radiotelevisione o le

comunicazioni via internet. Solo con riferimento alla stampa la Costituzione si

preoccupa di individuare tre principi fondamentali che formano l’architettura

della sua libertà:

- il divieto di sottoporre la stampa ad autorizzazioni o censure

- obbligo di sottoporre la stampa a sequestro soltanto per atto motivato

dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa

espressamente lo autorizzi o nel caso di violazione delle norme che la

legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

- possibilità che il legislatore imponga che siano resi noti i mezzi di

finanziamento della stampa periodica.

Un limite esplicito è il buon costume: comune senso del pudore e pubblica

decenza legati essenzialmente alla sfera della morale sessuale. Il codice penale

punisce gli atti osceni e gli oggetti che offendono il pudore.

I limiti impliciti:

- diritto all’onore e alla reputazione

- diritto alla riservatezza

- diritto alla sicurezza dello Stato

Il diritto all’informazione: la libertà di manifestazione del pensiero comprende la

tutela della libertà di informare e di essere informati. Da esso si può trarre un

principio essenziale alla base della nostra democrazia, quello della pluralità

delle fonti di informazione, principio del pluralismo; tende ad assicurare

effettività alla libertà di manifestazione del pensiero evitando che essa possa

divenire una prerogativa esclusiva in capo a pochi soggetti.

Un sistema che garantisce a tutti la possibilità di accedere al mezzo

radiotelevisivo è il pluralismo interno. Quando la Corte ha considerato i nessi

della libertà di comunicazione con il principio della libertà di concorrenza è nato

il pluralismo esterno.

I diritti sociali:

sono diritti sociali quelli che nascono da bisogni della persona (salute, lavoro) e che

trovano soddisfazione in quegli ambiti di vita sociale o comunitaria necessari al libero

sviluppo della persona umana fino a richiedere l’azione della Repubblica laddove sia

necessario rimuovere gli ostacoli che impediscono tale piena e libera soddisfazione.

Una problematica dei diritti sociali è relativa alla loro garanzia: infatti in molti cassi

essi comportano un intervento dei pubblici poteri che genera spesa pubblica. Si tratta

di diritti che costano, la cui garanzia diventa sempre più problematica via via che si

riducono le possibilità di spesa da parte dei pubblici poteri, anche per la necessità di

garantire l’equilibrio di bilancio. Ci sono due tipologie di diritti:

- quelli che riguardano l’istruzione e la scuola

- quelli che riguardano la sfera della salute: la repubblica tutela la salute come

fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. La tutela della

salute può avere ad oggetto tanto la sfera del singolo individuo quanto la sfera

della collettività. Si parla di diritto collettivo alla salute, dal quale si è fatto

derivare ad es. il diritto alla salubrità dell’ambiente, come diritto che implica la

promozione, la tutela e la conservazione di condizioni ambientali idonee a

31

tutelare la salute delle persone. Poi il diritto alla salute riguarda i rapporti tra il

cittadino e il potere pubblico e anche i rapporti privati.

I diritti politici:

gli è dedicato il titolo IV della Costituzione. I diritti politici sono quei diritti mediante i

quali i cittadini contribuiscono alla formazione della volontà dello Stato, come il diritto

al voto. Questo è definito dalla costituzione un dovere civico nel senso che il suo

adempimento non è un obbligo giuridico, accompagnato da sanzioni, ma risponde a

un sentimento di appartenenza e partecipazione alla vita pubblica della comunità nel

momento di maggior espressione della sovranità popolare. Spetta ai cittadini italiani

che maggiorenni e che non siano incapaci civilmente, moralmente indegni secondo la

legge o condannati con sentenza passata in giudicato comportante la perdita di tale

diritto. Il voto deve essere:

- personale: non può venire esercitato né per delega né per procura

- uguale: ogni testa vale un voto

- libero: non può essere sottoposto ad alcuna forma di violenza

- segreto: per renderlo libero da forme di pressione

I partiti politici sono associazioni. Gli elementi costitutivi sono la pluralità di persone,

l’organizzazione e lo scopo.

I cittadini possono concorrere liberamente attraverso i partiti alla determinazione della

vita politica, purchè tale concorso sia effettuato con metodo democratico, cioè senza il

ricorso alla violenza per imporre determinate idee politiche.

I doveri costituzionali:

i doveri sono comportamenti dovuti indipendentemente dall’esistenza di un

corrispondente diritto altrui, in funzione della tutela di un interesse pubblico.

- dovere di contribuire al progresso materiale e spirituale della società: ogni

cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria

scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o

spirituale della società.

- prestazioni patrimoniali: nessuna prestazione personale o patrimoniale può

essere imposta se non in base alla legge. Per prestazioni personali si intendono

l’insieme delle attività comportanti l’esplicazione di energie fisiche o

intellettuali, mentre per prestazioni patrimoniali le decurtazioni del patrimonio

dei privati.

- difesa della patria

- dovere di fedeltà alla repubblica e di rispetto delle leggi

I titolari dei diritti e dei doveri: cittadini e stranieri

Cittadinanza: indica due oggetti diversi tra loro:

- indica la partecipazione attiva ad una comunità politica

- legame di appartenenza allo Stato, dal quale deriva la titolarità dei diritti e di doveri.

32

Nell’ambito di uno stesso territorio, e della comunità che ci risiede, si traccia una

barriera tra cittadini e non cittadini: solo i primi contribuiscono alle decisioni politiche,

gli altri ne sono esclusi. La barriera è costituita dalla legge sulla cittadinanza. Essa

determina, nella comunità dei residenti, chi sta da una parte e chi dall’altra e

disciplina come si passa da una parte all’altra: disciplinando come si diventa cittadini

ed eventualmente come si perde la cittadinanza.

Per nazione si intende un’entità pregiuridica costituita da una comunità umana

caratterizzata da legami capaci di produrre unità.

Nazione etnos: fa riferimento a elementi di tipo materiale come la lingua, la religione,

la cultura, la storia, la razza, che esistono a prescindere da ogni aspetto volontaristico.

Tutela delle minoranze linguistiche: la Costituzione prende in considerazione elementi

di tipo materiale, in particolare la lingua. È stata scritta e pensata in riferimento

essenzialmente alla minoranza di lingua tedesca dell’Alto Adige, ed è stata poi

utilizzata come riferimento per le leggi costituzionali che hanno previsto una speciale

disciplina in materia di uso della lingua.

Esistono stati multinazionali, nei quali vivono gruppi nazionali caratterizzati da lingua,

religione, cultura diverse che costituiscono il popolo di uno Stato. Gli USA, il Canada, la

Svizzera ecc. sono Stati multinazionali dal punto di vista etnico.

Nazione demos: fa riferimento all’elemento volontaristico. È costituita da quei soggetti

che manifestano la volontà di vivere insieme, di condividere una serie di principi e di

valori comuni.

Criteri per l’acquisto della cittadinanza nel diritto comparato:

l’acquisto della cittadinanza può avvenire secondo due principali criteri:

- Ius soli: diritto della terra. Si diventa cittadini nascendo sul territorio dello

Stato

- Iussanguinis: diritto del sangue. Si acquista la cittadinanza per nascita da

genitori cittadini

In Italia la Costituzione non disciplina come si acquista la cittadinanza e come si perde.

Ci dice soltanto che si tratta di materia riservata alla legge statale e sottratta a quella

regionale e che non si può perdere per motivi politici.

L’acquisto della cittadinanza italiana avviene secondo due principali modalità:

- Per fatto naturale: chi nasce almeno da un genitore cittadino in Italia è

cittadino italiano.

- Per fatto volontario: si acquista la cittadinanza per richiesta. In questa

categoria rientrano:

Coniuge di un cittadino/a italiano/a che dopo il matrimonio risieda

o legalmente da almeno due anni nel territorio della Repubblica

oppure dopo tre anni dalla data del matrimonio se residente

all’estero 33

Straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza

o interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, che diviene

cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza entro un

anno dalla suddetta data

Straniero che risiede legalmente da almeno 10 anni nel territorio

o della Repubblica.

Doppia cittadinanza: la cittadinanza non ha la pretesa di esclusività. Può essere

cumulata con una o più ulteriori cittadinanze.

Le cause previste dalla legge per la perdita della cittadinanza sono pochissime e di

difficile realizzazione. La cittadinanza italiana si perde se il cittadino italiano presta

servizio militare per lo Stato estero, oppure se mantiene l’impiego pubblico che

prestava nei confronti di quello Stato, o se accetta un impiego pubblico per quello

Stato.

Se per qualche motivo si è persa, la cittadinanza può essere riacquistata molto

facilmente.

Evoluzione della cittadinanza:

negli anni più recenti, la nozione di cittadinanza è stata oggetto di alcune tendenze

evolutive nel diritto positivo italiano. C’è stata evoluzione di tipo interpretativo, che ha

riguardato l’estensione di molteplici disposizioni costituzionali che usano la parola

cittadini ai non cittadini.

La Corte ha accolto il punto di vista che il principio di uguaglianza debba ritenersi

esteso agli stranieri purchè si tratti della tutela dei diritti inviolabili dell’uomo, garantiti

allo straniero anche in conformità dell’ordinamento internazionale.

I diritti politici, in particolare quello di voto, sono riservati ai cittadini.

La cittadinanza dell’UE si aggiunge alla nazionale, non la sostituisce. Non ha regole

sue proprie quanto all’acquisto e alla perdita, ma segue quelle previste per la

cittadinanza degli Stati membri. La cittadinanza UE ha uno status dal quale

discendono i diritti e i doveri definiti dai trattati europei: in particolare il diritto di

circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri e quello di

godere della tutela da parte delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato

membro; infine quello di petizione al Parlamento europeo e di rivolgersi al Mediatore

europeo.

Per far si che venga esercitato il diritto di voto per i cittadini italiani residenti all’estero,

l’ordinamento italiano ha creato una circoscrizione estero per l’elezione delle due

Camere, nella quale sono eletti 12 deputati e 6 senatori.

Capitolo XI

Circuito delle garanzie: insieme degli organi indipendenti dal potere politico e

sprovvisti di legittimazione democratica, che agiscono sulla base di una legittimazione

di tipo tecnico – giuridico. Nel decidere essi sono guidati dalle regole giuridiche che

istituzionalmente sono chiamati a garantire: pertanto tali organi, a differenza di quelli

politici, devono ordinariamente motivare le decisioni che prendono, in modo da

dimostrare di aver svolto correttamente il proprio ruolo. 34

Organi: - Corte costituzionale: esercita la funzione di giustizia costituzionale e

rappresenta un elemento caratteristico dello Stato contemporaneo

- Magistratura: applica le regole giuridiche alla risoluzione delle

controversie

- Autorità indipendenti: nuovi organi di garanzia che tutelano alcuni diritti o

regolano specifici settori e sono sprovvisti di una specifica disciplina di

rango costituzionale

- PDR: svolge un’importante funzione di garanzia, collocandosi sulla linea di

snodo ra circuito della decisione politica e circuito delle garanzie.

Giustizia costituzionale:

è una forma di garanzia giurisdizionale della rigidità della Costituzione, ovvero della

sua supremazia su tutti gli atti e i comportamenti dei poteri pubblici, compresa la

legge del Parlamento.

Garanzia giurisdizionale vuol dire che questa funzione è svolta da un soggetto

estraneo al circuito dell’indirizzo politico. In Italia l’organo di giustizia costituzionale è

la Corte costituzionale.

Il nucleo centrale della giustizia costituzionale è il controllo giurisdizionale di

costituzionalità delle leggi.

La giustizia costituzionale sorge in un momento anteriore alla nascita della forma di

Stato contemporaneo: essa risale alla decisione con la quale per la prima volta la

Corte suprema statunitense stabilì di poter controllare la costituzionalità di una legge

(celebre decisione Marbury v. Madison).

Il giudice Marshall scrisse una sentenza e attraverso questa nacque il controllo di

costituzionalità delle leggi, con alcune caratteristiche che hanno portato a parlare di

un modello statunitense di giustizia costituzionale.

In Europa, la diffidenza nei confronti del potere giudiziario e il ruolo centrale della

legge impedirono l’introduzione di qualsiasi forma di giustizia costituzionale. Fu solo

dopo la Prima guerra mondiale che il controllo di costituzionalità delle leggi fu

introdotto nelle Costituzioni di Austria e Cecoslovacchia, ma con caratteristiche

diverse da quelle statunitensi, che hanno fatto parlare di un modello austriaco di

giustizia costituzionale.

Il modello statunitense viene definito:

- Diffuso: il controllo di costituzionalità delle leggi è svolto da qualsiasi

giudice, nell’esercizio dei suoi ordinari poteri interpretativi

- Concreto: il controllo viene svolto nel momento in cui il giudice deve

applicare una legge ad un caso concreto 35


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Lucy95-

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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lucy95- di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Simoncini Andrea.

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