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Riassunto esame Processi psicologici e costruzione sociale delle conoscenze, prof. Contarello, libri consiglaiti: Paradigmi delle rappresentazioni sociali, Prospettive di Psicologia Culturale, Psicologia delle rappresentazioni sociali

Appunti per l'esame di Processi psicologici e costruzione sociale delle conoscenza, basato su appunti delle lezioni sui testi consigliati: Paradigmi delle rappresentazioni sociali, Prospettive di Psicologia Culturale, Psicologia delle rappresentazioni sociali, Meaning in action (introduzione).

Esame di Processi psicologici e costruzione sociale delle conoscenze docente Prof. A. Contarello

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Anche l’analisi della similitudine che sulla base della teoria dei grafi permette di vere quando due parole sono

simili o diverse, costruendo grafi, rappresentazioni con un segmento più grosso o più sottile (pag. 107)

La tesi di dottorato di Abric era sulla cacia in Francia e su come nuove pratiche hanno cambiato la concezione

del cacciatore in Francia. Interessante per vedere come cambiano i modi di pensare.7

Abric dice che Aix-en-Provence è una vera scuola e con questa si è arrivati aa un vero e proprio paradigma e

hanno prodotto strumenti di raccolta dati, procedure sperimentali e hanno individuato diversi metodi di analisi,

ma anche tutta una serie di altre metodologie. I temi a qui si rivolgono Abric e Flament sono molti, Flament ha

lavorato molto su modellizzazioni matematica e la teoria del nucleo centrale.

Quando dico strumenti uno degli strumenti che hanno suggerito è l’analisi prototipica a questo riguardo

vediamo l’articolo di Joao, che parla dell’associazione delle configurazioni strutturali delle relazioni romantiche.

Scuola di Ginevra e Doise

Doise è uno psicologo sociale e lavora soprattutto nel campo delle RS ma non soltanto anche nella SIT

studiando il processo di differenziazione categoriale in diversi modi: studiando categorie diverse e

diversamente ordinate, ha lavorato sulla costruzione sociale dell’intelligenze e il conflitto socio-cognitivo, molto

attento a guardare come l’intelligenza attraverso i suoi salti cognitivi si costruisce.

Doise in un volume degli anni ’80 parla dell’importanza di studiare i processi psicosociali a diversi livelli:

intrapersonale, interpersonale, intergruppi, societario. Più di recente a Padova nel 2012 amplia i livelli e

considera quello neuropsicologico e quello interculturale. Doise, che ha lavorato a stretto contatto con

Moscovici e Tajfel, usa spesso il termine articolazione dei livelli, lui lavora molto tra il 1 e 3 livello e il 1 e il 4.

I metodi privilegiati da Doise sono gli studi cross-culturali, con ricerca empirica di taglio comparativo, egli

sostiene che è importante sfruttare un ventaglio di metodi e il tipo di metodo sarà scelto sulla base del tipo di

problema. Egli critica esperimenti fatti ‘’nel vuoto ’’, che non tengono conto il sociale.

Doise ci lascia scritto molto materiale che chiarisce il tipo di approccio sviluppato nella seconda metà degli anni

‘90: la psicologia sociale europea, in cui si guarda al contesto come a qualcosa di costitutivo degli individui e

che ne costituisce anche una base strutturante.

Jodelet definisce Doise un eclettico, in lui c’è un’applicazione molto meditata di contributi che vengono da vari

ambiti con forti connessioni di pensieri di grandi autori come Piajet, Moscovici e Tajfel e Bordieu (concetto di

habitus, campo di Bordieu).

Approccio dialogico delle RS

Vediamo con Marcova un approccio sia teorico sia metodologico molto particolare, a noi interessa per

l’aspetto teorico principalmente per come ha contribuito a sviluppare il pensiero di Moscovici. Proprio lei per

un periodo è stata storiografa, teorica quasi del lavoro di Moscovici. Questa studiosa è di origini Ceche, studia

nella repubblica, allora ancora Cecoslovacchia, ma poi si naturalizza britannica. Infatti è in Scozia a Stirling che

sviluppa le sue ricerche, più recentemente studia tra Stirling e Parigi. Di formazione è una filosofa, abbiamo

visto Jodelet che ha una grande formazione umanistica ma mai una studiosa di formazione filosofica e in tal

modo apporta un’enorme contributo.

Il capitolo che la Markova scrive non è molto facile ma ci chiarisce una serie di aspetti incontrati. Ad esempio

riflette sul termine di rappresentazione e rintraccia da un punto di vista storico il significato di questo

termine, ricorda come gli psicologi lavorino molto sulle rappresentazioni mentali che non necessariamente

contengono l’intreccio col sociale. Parla anche di rappresentazioni collettive di Durkheim distinguendone il

significato dalle rappresentazioni mentali. Un altro aspetto su cui riflette è quello dell’interazione interna ed

esterna ma dice che anche l’interazione interna non basta quello che bisogna vedere è la dialogicità.

Da un punto di vista storico il dialogismo non si è sviluppato per molte decadi ma è stato riscoperto verso la

fine del ‘900 diventando molto importante, ed ecco che Markova lo riprende e lo porta nello studio delle RS.

Bactin espresse il concetto di interazione interna e ciò significa che il sé poteva diventare consapevole di se

stesso solo tramite la consapevolezza degli altri, cosa che dicevano anche i pragmatisti statunitensi (Mead,

etc.).

Questo alter è quello che ci porta al triangolo fondamentale della conoscenza di Moscovici, ed è stata proprio

Ivana Markova a costruire questo triangolo.

Uno dei temi interessanti è la rappresentazione del segreto professionale in medicina. Questo principio nel

periodo dell’AIDS è entrato in criticità, era un momento in cui il segreto professionale non era più una cosa

scontata ma oggetto di discussione. Markova qui ha studiato il thema, non tanto la rappresentazione sociali,

della fiducia quindi si è occupata delle rappresentazioni sociali dell’emofilia. Va a vedere come si parla

dell’emofilia. Si concentra anche guardare anche la RS della responsabilità.

Markova ha anche contribuito più di recente con riflessioni teoriche e costruzioni storiche per definire la

psicologia sociale.

Una delle prima ricerche svolte da Markova va interpellando partecipanti di diversi paesi sul tema

dell’individuo. I partecipanti erano di tre paesi europei del blocco sovietico e tre paesi dell’Europa occidentale

durante la fine degli anni ’90, dopo la caduta del muro. Svolge questa ricerca perché è interessante vedere

dopo 40 anni di strutture sociopolitiche che hanno cercato di cancellare l’individualità, la libertà individuale

come l’idea di individuo si è venuta a costruire.

Conclusioni: sia nell’Europa centrale che dell’ovest si trova un cluster di valori in cui includiamo libertà, diritti

umani e democrazia. Ci sono molte differenze nell’intendere cosa è importante per l’individuo e cosa si intende

per libertà di scelta.

Da dove viene questo grande interesse per la dialogicità? Troviamo nel testo il richiamo a grandi studiosi come

Simmel e a concetti come la fiducia di base, legata all’importanza del posizionamento e all’assunzione di

prospettive. L’essere umano cerca l’altro si porre rispetto ad esso è cocostruito dal pensiero dell’altro e

contemporaneamente cerca un riconoscimento quindi nel conflitto tra adesione alla posizione dell’altro e

adozione di una prospettiva propria si sviluppa quella spinta bipolare che ci spinge verso gli altri ma che ci fa

anche cercare l’indipendenza. Questa doppia motivazione è stata messa in luce in diversi modi.

Su questo Ivana Markova si esprime nel capitolo chiaramente dicendo che le due tendenze si esprimono come

tendenze verso simmetria ed asimmetria, nella dialogicità però l’espressione dialogare fa riferimento alla

prospettiva asimmetrica, si assume l’importanza del potere dell’ambivalenza della mobilità del pensiero e

ampiezza di significato.

Un altro concetto della studiosa è l’eteroglossia, in cui noi parliamo tramite diverse voci. Nell’eteroglossia

parliamo di nuovo diverse voci tenendo conto dei triangoli, ed entra in gioco qui la terza componente. La terza

componente è quella che possiamo trovare quando analizziamo un dialogo tra due o più persone e ci

domandiamo qual è il terzo non presente ma implicitamente o esplicitamente chiamato in causa, chi è il noi e

chi il loro.

Prospettiva dialogica e RS dell’emofilia

Una ricerca ci porta al concetto di responsabilità, qui lavoriamo con dei 8 focus group a Parigi e 8 a Brno e si

interrogano a degli studenti. Quello che è interessante per l’autrice è interessante come utilizzare culture e

aspetti diverse in condizioni politico storiche diverse, cose si sposa l’idea che l’essere umano e sociale e il suo

pensare si realizza nel relazionarmi allora è interessante vere come i processi di conoscenza si sviluppano nel

contesto sociale.

Nello studio di Markova tramite focus group si propone il tema del dilemma di Jan Horak ed esprime una storia.

Teniamo presente il capitolo di Sugiman et al. Del 2008, come introduzione a “meaning in action”, che ci aiuta

a costruire una cornice interpretativa in cui collocare paradigmi o domini di ricerca nati da una serie di svolte

anche se principalmente la svolta sociale.

Abbiamo visto che quasi tutti gli sudi che abbiamo affrontato hanno come focus il come conosciamo il mondo

sociale, e quindi si è parlato di RS. Ora muovendoci verso il costruzionismo sociale incroceremo altri sviluppi,

quindi il focus va su come questa conoscenza sociale viene costruita. Le linee di ricerca si inquadreranno quindi

in contesti socio-costruttivisti o socio-costruzionisti.

In alcuni casi troviamo marcata la rilevanza sociale di ricerca e la riflessività del ricercatore, il suo ruolo, il suo

effetto.

La differenza tra sociocostruttivismo e sociocostruzionismo, quasi tuti gli autori che parlano di RS non

escludono i processi psicologici e quindi parliamo più di sociocostruttivismo quando parliamo di costruzionismo

sociale parliamo soprattutto dei contenuti di Gergen in cui si sfumano interpretazioni psicologiche o

psicologismi e laddove si mette al centro la costruzione nella relazione.

Dire questo ci invita a riflettere su come è intesa la persona nella/e psicologia/e sociali:

- Nella revisione neo comportamentista la psicologia sociale è la scienza del comportamento e questo è

inteso come un indice della persona che nel comportamentismo è qualcosa di non pienamente

conoscibile, si considera la persona nel modello s-r, e poi s-o-r;

- se andiamo a considerare la social cognition qui la persona viene intesa si come un organismo in grado

di selezionare e organizzare informazioni del contesto e quindi si passa da un modello della persona

o-s-o-r in cui la persona è qualcosa che elabora. Nella svolta cognitivista la persona è come un

computer che sviluppa tutta una serie di operazioni mentali in economia per elaborare informazioni.

Guardando alle parole di Moscovici nelle RS abbiamo fatto un passaggio da come pensiamo un oggetto sociale

a come lo si elabora allo scopo di agire. Parliamo di conoscenze locali, da e per un gruppo sociale. Specifico

delle rappresentazioni sociali è la focalizzazione su immagini, forme iconiche o metafore e quindi un

conseguente fiorire di metodologie particolari.

Possibili sviluppi emergenti, riprendiamo Wagner che ci dice che sono tre le aree di ricerca emerse dagli studi

sulle RS: quindi consideriamo la socializzazione del pensiero scientifico (come gli studi su come si pensa nel

contesto sociale a novità come le biotecnologie)

Il costruzionismo sociale

Il riferimento è Gergen, e in questo orientamento il focus passa dal come funziona la mente allo studio della

costruzione sociale del mondo. L’approccio è un approccio critico.

Nella psicologia narrativa il focus è nel pensare per narrazioni, storie, nella psicologia contemporanea significa

richiamare molto il pensiero di Bruner e in termini di tagli psicoterapeutico mc Adams ha contribuito molto.

Questa psicologia narrativa è importante perché spiega come ricorrere e sperimentare e certe storie può

diventare terapeutico ma anche su studi più micro: come le singole narrative negli scambi producano

costruzione di senso, ad esempio, nel corso del tempo si sono sviluppati bei filoni di studio di pensiero.

Se parliamo di psicologia culturale il focus è sui processi sociali, degli artefatti, delle forme di azione condivisa,

quello che Vigotskij chiamava il priev. Con lui processi mentali superiori ma anche altri risentono degli artefatti

che le persone utilizzano, non solo intesi come ambiti lingua ma proprio i contesti culturali e il tipo di relazioni

che le persone intraprendono.

Possiamo parlare nel settore della psicologia culturale di Cole che non mette di pensare ai processi psicologici

anche se strutturati (ecc.) fondati dall’ambito sociale.

Gli autori ci dicono che sta nascendo un mondo variegato di modalità di ricerca, gli autori parliamo di ricerca

azione lewiniana ma va anche un po’ oltre.

Wagner

-----------------------[CONFERENZA SULLE RS E LACCOS CON LA PROF. BARBARA’ BOUSFIELD su slide] ------------------

Prospettive di psicologia culturale

Alcuni classici

Andiamo a mosca nei primi decenni del ‘900 con Vygotskij introducendo una parte della sua opera che ci

riguarda molto. Bruner lo chiama ‘’il Mozart della psicologia’’, Bruner negli anni ’60 contribuisce a far

conoscere il pensiero di Vigotskij negli stati uniti scrivendo dei bellissimi testi di introduzione ai lavori dello

studioso. Vygotskij è un nome molto importante nella psicologia culturale e nella psicologa in generale, è a

lui che dobbiamo una certa prospettiva storico culturale in cui si dà molto importanza alla dimensione

storica. La scuola che nasce da Vygotskij è proprio la scuola storico-culturale.

Egli ha scritto molto scrive riguardo la coscienza come un problema della psicologia comportamentista,

riguardo ‘’la storia dello sviluppo delle funzioni psichiche superiori’’ (quelli che oggi chiameremmo processi

superiori come problem solving, astrazione, ragionamento), scrive anche ‘’pensiero e del linguaggio’’ nel

‘34, e contribuisce a scrivere ‘’la storia sociale dei processi cognitivi’’ pubblicato da Luria.

Anche Vygotskij come Mead è un pensatore a tutto raggio e presta attenzione a tre percorsi di sviluppo nel

formarsi dell’essere umani:

- L’evoluzione biologica;

- Lo sviluppo storico culturale;

- Lo sviluppo della personalità individuale.

Vygotskij nota che nella psiche umana sono presenti alcune componenti assenti nel mondo psichico animale:

l’esperienza storica, quella sociale, e quella duplicata. Secondo lui la psiche umana si sarebbe sviluppata con

un salto rispetto a quella animale, però ci dice che, nel capire come funzionano i processi psichici, la struttura

stimolo-risposta è molto interessante e la accetta, ma tra queste due componenti (stimolo e risposta) c’è

qualcosa che non è la O classica, non è una scatola nera, ma è qualcosa di altro: secondo Vygotskij tra S e R sta

il Priem ovvero lo stimolo-mezzo o tradotto spesso come artefatto, ovvero delle costruzioni sociali e storiche,

gli strumenti che si hanno per conoscere il mondo e questi strumenti hanno nell’essere umano un

meta-strumento che è il linguaggio, negli esseri umani. Si trova quindi una concezione dell’essere umano molto

interessante.

Andiamo a guardare la ricerca empirica che ha portato a vedere come si formano i processi psichici sul piano

storico sociale nel libro pubblicato da Luria, ‘’la storia sociale dei processi cognitivi’’. Alla ricerca troviamo la

partecipazione di grandi Gestaltisti.

Nello studio sono stati uniti gruppi di persone diverse quanto a carattere dell’attività praticata, i tipi di

relazioni e l’orizzonte culturale:

- Donne ickari di Kislak – analfabete, nomadi che vivono in Uzbekistan in zone isolate, lavorano molto ai

tessuti, facendo arazzi e vivono in grandi tende;

- Dehkani che sono dei contadini;

- Le corsiste;

- I rappresentanti dei Kolhoz;

- Studentesse della scuola magistrale.

In questa esplorazione psicologico-sperimentale, in cui non c’è una vera e propria manipolazione di una

variabile, c’è la possibilità di rilevare le risposte delle persone esposte allo studio.

Dei risultati molto interessanti sono quelli sulla percezione: incominciando dalle illusioni

ottico-geometriche si va a cercare di capire se dei gruppi esaminati incorrono negli stessi errori percettivi le

persone, si nota infatti una differenza interessante tra chi esercita il pensiero astratto (studentesse etc.) e

chi quello concreto (Donne ickari).

Nella ricerca un altro studio affascinante va a vedere la classificazione delle sfumature di colore: ai soggetti

si fanno classificare degli oggetti per colori, sfumature.

La scuola di Francoforte e la psicologia critica (su Mazzarra)

Theodore Adorno lavorava in Germania durante la seconda guerra mondiale e ha dovuto lasciarla andando

negli stati uniti dove costituì un gruppo di ricerca importante che affrontava vari ambiti ma in particolare

come i fenomeni psicologici venivano influenzati da fattori. Adorno in particolare si dedica all’analisi della

personalità autoritaria e si sviluppa sull’analisi della struttura degli atteggiamenti impostando scale di

misura, come la scala F, e analisi fattoriali, e l’analisi della formazione della personalità.

Cultura e personalità

L’altro filone di ricerche che presentiamo è ancora multidisciplinare un contributo integrato di antropologia

nell’analisi dei fenomeni psicologici. Andiamo a guardare al libro ‘’le frontiere psicologiche della

personalità’’.

È estremamente importante capire come la cultura risponde agli impulsi del bambino frenando o meno

certi stimoli. C’è stato uno sviluppo della scuola cultura e personalità che si è protratto per decenni, alla

fine degli anni ‘70 gli antropologi si impegnavano a descrivere in modo raffinato in modi di crescere un

bambino e soprattutto le modalità tipiche di un contesto di gestione degli stimoli e una serie di altri aspetti

legati alle dinamiche del profondo.

Troviamo dei suggerimenti molto importanti nel libro in cui si va a vedere come si formano i processi

psicologici, i processi del profondo, come gioca il rapporto io super-io a partire da come vengono o non

vengono risolti i principali conflitti nello sviluppo della persona. Questa scuola ha avuto moltissimo seguito

poi è venuta un po’ a tacere un po’ per le critiche fatte in termini di metodo.

L’eredità del pensiero di Vigotskij

La psicologia culturale erede di Vygotskij ci propone di studiare di mettere al centro dell’attenzione l’azione

dotata di significato, il linguaggio, come questi processi psicologici vengono a formarsi nel contesto che non

è soltanto il contesto culturale in cui si nasce ma anche il come sociale mi è entrato, il ruolo strutturante di

questi contesti storico-sociale e l’idea dei gruppi-con-storia.

Sviluppi di ricerca

(Welcome to the middle ages) La specie umana come biologicamente culturale. Siamo tutti figli

dell’evoluzione ma siamo una specie sensibile alle relazioni sociali, con o senza storia, che entrano tanto

sotto pelle da diventare personalità di base, personalità o altre cose.

Psicologia culturale: Mantovani (2007), Mininni (2007)

I primi tre capitoli del Mantovani nascono da un convegno, dove i 3 autori hanno presentato prospettive di

psicologia culturale interessanti e sviluppate in Italia.

Mantovani scrive un capitolo ‘’dalla psicologia culturale alla prospettiva interculturale’’ in cui sviluppa

questa idea e ha sottolineato l’importanza di parlare di Intercultura piuttosto che cultura, proponendo delle

ricerche e narrando il proprio percorso di ricerca.

Inizialmente si è molto interessato alla relazione uomo computer e scrive righe interessanti commentando

come i colleghi continuassero a nominare la ricerca come fondata sul computer, quando in realtà si guarda al

modo in cui questo artefatto giochi un ruolo nelle pratiche di vita delle persone.

Una prima linea interpretative chiave è proprio ‘’artefatto’’, quindi parliamo dell’eredità di Vigotskij.

L’artefatto non è solo uno strumento ma anche un progetto che si basa su degli strumenti che lo permettono.

Quando parla di artefatti culturali fa una distinzione (Cole): ideali, materiali, divisioni che per mantovani sono

considerate insieme.

Il più importane di questi artefatti è il linguaggio e Mantovani parla molto del linguaggio.

Un altro cardine è la mediazione: gli artefatti sono fondamentali in quanto mediano nel processo di

conoscenza e nel definire mediazione Mantovani ci riporta la metafora del bastone del cieco, che media tra la

mente e la strada. Mantovani usa anche la metafora degli ‘’occhiali mentali’’, il mondo è conosciuto tramite

una mediazione culturale ed usa come esempio la cultura romantica e l’attenzione verso il sublime nei

confronti della natura, l’autore ci fa notare che quest’idea della natura che ci incanta, che ci nutre, deriva non

tanto dalla natura stessa ma da quello che noi carichiamo nella scena naturale, e a volte ne siamo

inconsapevoli. A volte possiamo essere consapevoli altre volte no, e qui tornano una serie di incontri e scambi e

narrazioni che vengono a definire quello che è il mondo per noi, l’idea di un rapporto molto mediato.

Mantovani si appoggia molto ad un autore come Cole e meno al costruzionismo sociale verso cui è anche

critico.

La ricerca di similarità e differenze culturali si è sviluppata per lungo tempo in modo cross-culturale, modalità

secondo cui l’autore non è d’accordo. Con questo tipo di ricerca si era messa in luce una differenza di tipo

quantitativa e Mantovani sostiene l’importanza dell’approccio qualitativo. Andare a studiare gli artefatti

mette in luce differenze qualitative e meno quantitative disinnescando l’errore etnocentrico.

La parola chiave centrale è: Intercultura. La soluzione multiculturale è qualcosa che dice che la cultura è

qualcosa che si forma nel tempo e che diventa un contenitore con degli elementi, sì, di astrazione ma in cui si

collocano poi le persone, è qualcosa che ha prodotto conoscenza e studi di diverso tipo e ha prodotto

suggerimenti in termini di social policy. Culture diverse è bene che abbiano un riconoscimento e i propri spazi.

Questo modello ha funzionato; negli stati uniti è stata spinta come soluzione cercando il melting pot fondendo

in un crogiolo le differenze e trovare la preziosità di questo.

Secondo Mantovani così come esiste ‘’l’americano’’ e il ’’giapponese’’, quando poi si viaggia non abbiamo più

‘’l’autoctono’’ che si confronta con il ‘’rumeno’’ perché entrambi contengono aspetti culturalmente anche

simili.

Come Benhabib dice, il termine cultura diventa un insieme di chi diciamo di essere e chi diciamo di non essere,

confini quindi che non sono rigidi.

Sé identità culturale: approcci teorici e paradigmi di ricerca, un ventaglio di interpretazioni

Abbiamo già parlato un po’ di sé (Mead, James) ora vediamo queste grandi tematiche insieme. Lo scopo che

siamo dati è quello di vedere come la conoscenza di noi stessi (sé, più statunitense, e identità, più contesti

europei) ma vedere anche l’importanza del contesto sociale e del contesto culturale nel conoscere il sé.

James e Mead hanno gettato le basi di tutta una serie di considerazioni che si andranno a fare. Nella seconda

metà del novecento il sé è visto più da una prospettiva cognitivista e quindi visto come un processo di

conoscenza. Sì affacciano così teorie sugli schemi di conoscenza, su cui Susan Fiske ha lavorato maggiormente,

ma troveremo anche altri autori: Markus, che ha lavorato molto sul se come schema e ha sviluppato un

interesse particolare sul come questi schemi si costruiscono le diverse culture con un approccio cross-culturale.

Successivamente vedremo come la conoscenza del sé è intesa in una prospettiva del costruzionismo sociale,

riferendoci ai Gergen ma anche di Bruner parlando della costruzione di sé nel contesto. Per Gergen la parola

chiave è relazione, mentre per Bruner narrazione, a Bruner interessano i modi in cui si sviluppa il modo di

conoscere noi stessi tramite narrazioni e non strutture. Questi autori lavorano molto sulle autobiografie.

Fiske

Fiske ha lavorato molto agli schemi di conoscenza, interessante per essere un insieme di elementi organizzati.

Se per la social cognition la conoscenza sociale lavora per schemi, lo schema del sé è particolarmente

importante. I cognitivisti hanno lavoro sullo schema di sé, o script, secondo un modello un po’ computazionale.

Ci sono dei copioni specifici per cui quando ci moviamo abbiamo tutta una serie di aspettative specifiche alle

situazioni. Queste forme schematiche di conoscenza sarebbero molto prontamente richiamabili, accessibili,

nell’azione è facile richiamare determinare informazioni su come agire.

Secondo la social cognition esistono tutta una serie di euristiche (rappresentatività, disponibilità, simulazione,

ancoraggio, diverso da quello di Moscovici perché questo non è un processo psicologico).

Markus

Il sé è una serie di conoscenze che riguardano noi stessi, strutturata. Markus dice circa lo schema di sé che:

‘’sono generalizzazioni circa il sé derivate dell’esperienza passata, che organizzano e guidano il processo

dell’informazione relativa al se contenuta nelle esperienze sociali individuali’’. Quindi si tratta di una struttura

che ha un ruolo centrale e pervasivo. Come tutti gli schemi è potenzialmente sottoposto a bias che sono sia di

natura cognitiva che motivazionale. L’idea allora è che importante è capire quali sono gli elementi importanti

tra la processazione di informazioni e la struttura del sé (modello solido del sé), capire quali sono gli aspetti più

importanti per la persona, che diventano griglie selettive nei confronti degli altri e come sono collegati i diversi

aspetti.

Una ricerca interessante è stata fatta da Rogers e collaboratori: si presentava una lista di aggettivi chiedendo ai

partecipanti di valutarli in termini di auto descrizione, sinonimia, grafica e rima. Arriva poi un compito di

memoria a sorpresa che chiede ai partecipanti di ricordarne il maggior numero. I risultati mostrano che,

quando i partecipanti giudicavano autodescrittivi i tratti, nel caso in cui lo schema di sé è attivato, si

memorizzano più facilmente elementi che appunto sono in relazione con il se.

Questo ha a che fare con la cultura: Markus ha avuto un allievo giapponese Kitayama con cui ha lavorato su

aspetti cognitivi, emotivi e motivazionali e hanno ripreso la distinzione molto conosciuta tra sé indipendente e

se interdipendente. Molta ricerca empirica di vario tipo (relazionale, etnografico, etc.) indica che è più facile

sviluppare un sé indipendente inteso come unico centro di consapevolezza, un se centrato sull’individuo, che è

molto diffuso nell’ovest o negli stati uniti e nel nord, mentre un sé interdipendente in cui nella definizione di

sé partecipano anche gli altri, quindi un se più socio-centrico è più tipico dei paesi asiatici e nei paesi del sud

del mondo. Questo da un lato è una specie di presupposto dall’altro ha messo in moto una serie di ricerche che

Markus e Kitayama hanno portato avanti.

Un esempio di studio è quello in cui degli studenti orientali e occidentali rispondono ad una domanda tipo:

‘’quanto il sé simile a gli altri” e “quanto gli altri sono simili a sé” e si vede che in occidente si pensa più ad

all’altro che simile al sé e quindi io come centro, mentre nell’est avviene l’opposto.

Altri studi interessanti hanno a che fare con i sé possibili. Interessanti perché qui si cerca di vedere non soltanto

il concetto di sé ma anche proiettato verso il futuro, chi potrei essere chi potrei diventare. Interessante è

vedere come questa proiezione di sé sia normalmente fortemente virata in senso positivo e come sia

un’ipervalorizzazione di sé diffusamente occidentale.

----TST---PROVA-----

Gergen e Bruner

Gergen focalizza l’attenzione soprattutto sulle relazioni e lavora molto sull’idea di narrative, del raccontare

storie. Collabora alla creazione di una collana di libri sulle narrazioni. I coniugi Gergen ci dicono come è

importante pensare il sé a partire dalle narrazioni che noi facciamo a noi stessi e che gli altri fanno su noi, se

non si vuole diventare incomprensibili bisogna generare una narrazione appropriata. Le componenti, le regole,

di una narrativa ben formata:

- Ha un percorso e ha un punto finale;

- Il punto finale si raggiunge tramite eventi di cui è importante l’ordine;

- Dobbiamo mettere in relazione gli elementi, non si può scrivere un elenco.

Se diamo molta importanza nel raccontarci in storie agli altri e a narrative letterarie i Gergen hanno analizzato

delle autobiografie andando a vedere che forma la narrativa teneva, andando ad analizzare come uomini e

donne parlano di sé. Mary Gergen avvia questa ricerca di archivio in cui la domanda che si pone è ‘’chi sono

io’’, ovvero ‘’chi è l’autore che scrive l’autobiografia’’.

Gli autori suggeriscono che il “chi sono io” è fortemente modellato dal contesto culturale, gli statunitensi presi

in considerazione nelle autobiografie fanno delle valutazioni che si possono considerare anche di genere, si

nota che il mito dell’eroe solitario che staglia nel contesto e affronta le difficoltà è fortemente virato al

maschile, è meno presente anche se mantiene un andamento non troppo distante nelle donne. Gli autori ci

dicono che queste narrative che poi finiscono nelle librerie probabilmente suggeriscono dei modelli e

contribuiscono con una voce più forte a co-costruire un’idea di sé. Quindi l’idea è che il sé è una costruzione

sociale prodotta a partire da forme comunicative di vario genere, molto in una relazione interpersonale.

Nel ‘’sé saturato’’ si dice che, con l’escalation delle varie tecnologie, il sé è più sollecitato da persone presenti o

non e porta al massimo quella frammentazione, quella saturazione che si può osservare sin dai momenti della

rivoluzione industriale. Rispetto alla cultura, quello su cui insistono gli autori è che la cultura è in un continuo

movimento di farsi e disfarsi, però è vero che questi modi di pensare il sé attraverso le narrazioni cambiano nel

corso del tempo.

I metodi sono di taglio qualitativo e vanno a ricercare elementi della narrativa con un’analisi della stessa per

vedere come si sviluppa la storia raccontata.

 Com’è stato studiato il sé, l’identità nella cornice teorica delle rappresentazioni sociali?

Le rappresentazioni sociali sono forme di conoscenza, non è qualcosa che è nella testa dei singoli individui ma

è presente in un contesto sociale ed è veicolato dal linguaggio. Andiamo a vedere la definizione di Doise –

Doise ha scritto un capitolo “le rappresentazioni sociali e identità personale’’.

La Markus scrive un capitolo sul sé e lo scrive con Oysermen, il capitolo presenta il sé come rappresentazione

sociale e suggerisce un’idea delle rappresentazioni associata a dei building block che condizionano, dei pattern

abituali di pensiero sentimento e azione specifici delle diverse culture.

Francesca Emiliani – capitolo sul libro Paradigmi delle rappresentazioni sociali

Parlando di sistema metasistema

Doise e Elcheroth parlano di sistema e metasistema. La ricerca di Moscovici sulla psicanalisi è stata una ricerca

complessa in termini d metodi utilizzati e concettualizzazioni quindi più che una teoria di più parlare di macro

paradigma. Parlando di rappresentazioni sociali la ricchezza di Moscovici con la ricchezza aggiunta di altre

scuole come Aix-en-Provence e la prospettiva di Doise fa sì che ci sia molta roba come concetti e metodi.

Questo ha fatto sì che il filone dominante della psicologia sociale, avendo assunto come criterio indiscusso il

metodo sperimentale, compiesse necessariamente delle operazioni riduzionistiche di una complessità che ha

permesso il potersi trovare oggi di fronte una miriade di micro paradigmi, che vanno a studiare aspetti specifici

e particolari con metodi specifici e particolari. Questo contrasto con operazioni limitate e un magma di teorie in

ebollizione delle RS entrano in contrasto.

Moscovici sottolinea un aspetto: noi facciamo operazioni cognitive (inferenza, etc.) e queste quando

avvengono in un contesto di vita sociale sono determinate attraverso elementi che appartengono al contesto

sociale, il metasistema è l’assetto regolativo, normatorio che in ciascun contesto di ita quotidiana si

presentano. L’apparato normativo dei contesti sociali è quindi un metasistema. Questo modello del sistema

metasistema di fatto non è più ripreso, allora chi lo portava avanti era Doise perché nella sua elaborazione

della scuola di Ginevra sostiene che le RS sono principi organizzatori di prese di posizione collegate a

specifiche posizioni sociali in un insieme di rapporti sociali.

Doise veniva dal mondo piagetiano e dice che se introduciamo nell’operazione logica dei bambini un fattore

sociale, qualcosa cambia. Doise ad esempio prendeva un bambino che non aveva acquisito la trasformazione e

conservazione della materia (esempi del bambino di fronte bicchieri diversi con lo stesso liquido o un oggetto

partizionato) e un bambino che conservava già, li metteva insieme li faceva discutere, introducendo un

conflitto socio cognitivo, poi succedeva che anche nei follow up il bimbo sviluppava e manteneva la

conservazione. Doise ha lavorato per tanti anni in questo settore dove appunto il tema rimaneva: dinamica

sociale e introduzione di una condizione sociale modifica gli apprendimenti e gli apprendimenti cognitivi.

Le tre fasi del funzionamento:

- Analisi del sapere comune la mappa dei contenuti;

- Analisi delle posizioni, ovvero principi organizzatori;

- Ancoraggio.

Questo gioco di mappatura del pensiero comune si intreccia con la dinamica classica di una rappresentazione

collegata alle tre condizioni generatrici:

- Che nessuno possa avere la conoscenza completa dell’oggetto, la frammentazione e dispersione delle

informazioni;

- Il fatto di essere implicati in una relazione diretta con l’oggetto;

- la pressione all’inferenza e all’azione.

Nell’idea di Doise c’è il fatto che le dinamiche sociali, le posizioni sociale dei soggetti, e le relazioni giocano in

maniera determinante nell’organizzazione delle conoscenze.

Freud (primario e secondario), Piajet, Bruner, Kahneman (pensiero lento e veloce) parlano tutti di due tipi di

pensiero la differenza è che per tutti questi autori rimangono forme di pensiero individuale, sono pensieri della

mente individuale. Quello che con la nozione di dinamiche sociali, e metasistema regolatorio che struttura ogni

contesto sociale.

Alla fine degli anni ‘90 Luisa Molinari e Emiliani mettono insieme una ricerca sulle madri, su cosa sanno le

madri sullo sviluppo dei bambini, e le diverse posizioni sociali come influenzano l’organizzazione delle

conoscenze. Sono state fatte almeno 3 ricerche, una serie di ricerche: 1 con madri di bambini piccoli, poi si è

costruito lo strumento, etc. Si aveva un livello di studio medio-alto (laure o scuola superiore), 3 diverse

posizioni sociali (casalinghe tristi e felici, insegnanti e impiegate) e tipi di spiegazioni dello sviluppo che

rientravano in tre ambiti: relazionale dinamica, biologico-genetica, comportamentista-ambiente-stimoli. Si

davano spiegazioni e si chiedeva quanto erano d’accordo o meno. Poi si chiedeva pensando ad un bambino in

generale quale spiegazione ritenevano centrasse su intelligenza, autonomia, obbedienze e socievolezza.

Il dato legato al discorso della dinamica sociale era che ovviamene per le insegnanti parlando dello sviluppo di

queste 4 caratteristiche abbiamo un punteggio altissimo sui sistemi relazionali, quindi riportano alla qualità

delle relazioni gli esiti di intelligenze, autonomia. Le casalinghe invece rispondono adottando la spiegazione

dell’ereditarietà, le impiegate su una via di mezzo. Quando si cambia questionario e il target su cui si devono

esprimere, ora che devono esprimersi in merito a un bambino specifico ovvero loro figlio, si ottiene uno

sconvolgimento totale, le insegnanti vanno sul biologico, sull’ereditario mentre le casalinghe si spostano su

una posizione relazionale su tipi di spiegazioni che hanno a che fare con gli ambienti e le relazioni. Perché

questo sconvolgimento? Si tratta di un discorso di messa in gioco della responsabilità, se vale il coinvolgimento

con l’oggetto, il bambino, e se vale la responsabilità che è a casa e a scuola parte un meccanismo difensivo del

sé, in cui non ci si può sentire responsabile 24 h su 24h e a questo punto le insegnanti vanno alle spiegazioni

biologiche che permettono il distacco dalla responsabilità.

Le rappresentazioni sociali sono forme della conoscenza comune condivisa, perché in effetti le madri tutte

avevano un’idea di ambiente di relazione a seconda di come erano chiamate in causa.

Da qui parliamo di un filone vita quotidiana e conoscenza condivisa, poi si vede che Moscovici dice che la

conoscenza comune è la sostanza della psicologia sociale. Essa è largamente implicita, scontata e altamente

regolatoria di ciò che facciamo e come ci comportiamo, solo che la psicologia sociale l’ha ignorata, mentre c’è

un filone di fenomenologi (Bergen e Lukman) che parlano della conoscenza condivisa nei contesti di vita

quotidiana, la psicologia sociale l’ha rifuggita a causa della sua rappresentazione dominante dell’uomo che

ragiona che è logico, inseguendo questo modello ha posto come pensiero giusto i processi cognitivi di tipo

logico-matematico.

Questione interessante: Perché l’uomo ha bisogno di oggettivare qualcosa di costruito socialmente e ha

bisogno di darlo per scontato per muoversi nel mondo?

L’altro tema molto collegato è quello della deprivazione infantile: cosa succede se in assenza di mondo umano

alla nascita cosa siamo? Emiliani ha lavorato molto con i bambini degli orfanotrofi che hanno un’ambiente

umano azzerato. Rutter ha avuto dopo l’89 la possibilità di andare in Romania dove sembrava molto che il

discorso esplicativo delle problematiche presenti negli orfanotrofi fosse incentrato su un funzionamento

cervello mente, togliendo l’esperienza.

Nel 2011 Maffei neurologo italiano che studia da sempre l’ambiente arricchito o impoverito di stimoli dei ratti.

Cioè i ratti messi in un ambiente impoveriti hanno un minor numero di sinapsi ma anche le scimmie insieme

nelle gabbie erano molto più vivaci e attive di quelle che avevano tanti oggetti intorno. Nonostante i dati ci

fossero lo stesso Maffei chiama in causa la storia del ragazzo selvaggio e riprende la discussione fra Pinelle e

Etarde (?) in cui Etard parlava del ritardo sociale, egli la riprende sostenendo che aveva ragione lo psichiatra

Pinelle dicendo che era una questione di malattie e non altro.

In realtà vediamo con Rutter come sia stato fatto l’esperimento le possiamo trovare nel libro english and

romanian adoptees. Lo stesso Rutter sottolinea che si tratta di uno structural neglect, è una deprivazione che

produce una mancanza strutturale una psicopatologia altamente specifica di cui gli elementi sono:

- una sindrome simile all’autismo;

- disturbi dell’attaccamento con comportamento disinibito indiscriminato verso la figura di riferimento,

socievolezza indiscriminata che non è in grado di instaurare un legame;

- disturbi dell’apprendimento;

- abusi sessuali.

Rutter ha incominciato a studiare il quadro della deprivazione mettendosi in una posizione di forte critica verso

le ipotesi psicanalitiche che consideravano esplicativa la storia che la separazione dalla madre crea i problemi

del bambino. Rutter dice che come condizione di per sé la separazione dalla madre non è la causa dello stato

nell’istituzionalizzazione.

La mancanza di base è una mancanza dell’esperienza intersoggettiva, l’esperienza adattiva si costruisce sullo

sharing, si tratta di precursori della condivisione sociale. La partecipazione condivisa di gesti per i bambini

significa entrare nel mondo sociale e cominciare a condividere quella conoscenza comune di base.

I bambini autistici non capiscono le regole implicite del contesto, non sono entrati nella realtà condivisa per

una qualche ragione questa sindrome non permette la condivisione di una realtà che è quella che hanno

davanti. La conoscenza comune è una conoscenza totalmente oggettivata, implicita che tiriamo fuori solo in

situazioni conflittuali, quando uno esce fuori di regola. Questo livello base di conoscenza è un livello

importante per accedere e sviluppare competenze cognitive.

Riflessioni in corso d’opera

Ci siamo proposti di dare rilievo a questioni centrali della psicologia sociale, intesa al modo che abbiamo visto

con i studiosi Doise, Abric, Gergen. Quindi come conosce l’essere umano il mondo? Lo conosciamo a partire

dalle relazioni con gli oggetti del mondo, il modo è modellato, è intriso e disegnato a partire dalle relazioni. Ci

focalizziamo sulle rappresentazioni sociali.

Abbiamo parlato anche molto di costruzione sociale, locuzione che usa Gergen che insistono ancora di più su

primato della relazione che si fa e si disfa nel qui ed ora con altri, intesi a livello interpersonale.

Abbiamo parlato molto di come l’essere umano conosce e quindi del ragionamento, dentro una rete di non

solo cognition, conoscenze sociali, non solo relazioni, ma anche e soprattutto artefatti e abbiamo visto la

psicologia culturale. La psicologia culturale ha come specifico una forte attenzioni agli strumenti fisici o no, sia

materiali o immateriali che sono essi stessi costruiti.

Anche sul cambiamento abbiamo lavorato, su come studiare il cambiamento di una rappresentazione, vedere

come questa conoscenza nasce si sviluppa cambia.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze psicologiche sociali e del lavoro
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gloriassss di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Processi psicologici e costruzione sociale delle conoscenze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Contarello Alberta.

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