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Definizione della psicologia sociale

Gordon Allport (fratello di Floyd Allport, comportamentista) fornì una visione più ampia del comportamentismo. La definizione di Allport non ci basta. La psicologia sociale (che aveva già visto dei manuali) vede nel '52 il libro di Asch con taglio gestaltista; negli anni '60 è stato autorevole un manuale "individuo e società" che aveva un taglio neo comportamentista. Poco dopo è stato importante il volume di (Johns ed Ellis...?) che ha formato generazioni di studiosi.

La crisi della psicologia sociale

Alla fine degli anni '60, la psicologia sociale ha vissuto un momento conosciuto come la crisi; molti dei gestaltisti si spostano in America. In Italia, la psicologia non era molto sviluppata e il contesto culturale non era favorevole. Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, si è cominciato a sviluppare uno studio della psicologia sociale in Europa, parallelamente a quella statunitense, cercando di essere un po’ critica. Essa sosteneva che quella statunitense fosse troppo individualistica e non prendesse in considerazione tematiche molto importanti.

Per cercare una definizione di psicologia sociale "sociale", troviamo una nuova definizione:

Tajfel e Frazer, 1972 → Siamo tutti psicologi sociali. Lo scopo principale è quello di studiare nel modo più sistematico possibile i diversi aspetti dell’interazione tra individui, gruppi sociali, entro gruppi sociali e i sistemi sociali di cui fanno parte.

In Europa vedremo l’eredità di un autore e uno negli Stati Uniti e altri che hanno risposto alla domanda di volere una psicologia sociale più sociale, chiedendosi: cosa accade quando gli individui sono con altri?

Sviluppi nella psicologia sociale

Passano gli anni e nell’89 esce un numero unico di un giornale specifico nato negli anni '70 riguardo la psicologia europea. Gli autori Rijsman e Strobei mettono insieme punti di vista e ci raccontano di Moscovici (teoria delle rappresentazioni sociali), Doise e Gergen (teoria dell’attribuzione causale).

Alla fine degli anni '60, inizio '70, Gergen inizia a diventare un critico della psicologia sociale e nel '72 esce con un articolo provocatorio "social psychology as history" in cui dice che possiamo intendere la psicologia sociale studiando gli storici. Non perché la storia impatta sull’individuo ma per qualcosa di più: come esseri umani siamo intrisi di storia. Gergen scrive poi "il costruzionismo sociale" con la moglie.

Rijsman e Strobei, nell’introdurre questo numero unico, propongono una specie di continuum tra una psicologia sociale che guarda molto alle scienze naturali versus studiosi che vanno a guardare le scienze sociali, interpretative e alla ricerca del significato (con la fenomenologia, sociologia interpretativa), con un accento molto forte sul fatto che il nostro modo di pensare e sentire e intendere l’azione non sono determinati da universali psicologici, ma che il nostro modo di pensare e vedere il mondo è proprio costruito dal sociale. In questo continuum chiamano psicologismo costruttivista o costruzionismo psicologico.

Noi qui ci proponiamo di vedere alcuni sviluppi che sono posti nella parte del continuum in cui si va verso il sociale.

Psicologia sociale avanzata

Dagli anni '70 in poi, la psicologia sociale subisce una svolta. Vediamo alcuni aspetti. Siamo in una psicologia sociale avanzata. Gran parte della ricerca psicosociale che si è occupata degli errori che facciamo nel conoscere (euristiche, bias) riconosce che l’individuo molto spesso è irrazionale e molte scienze umane e sociali considerano il quotidiano intriso di errori. Moscovici ci dice che il pensiero della vita quotidiana ha in sé stesso delle modalità, funzioni e caratteristiche che al contrario lo qualificano, rendendolo opportuno da studiare.

L’idea è che la conoscenza di un oggetto sociale non è qualcosa che viene dall’individuo che conosce e che poi può cambiare in base all’influenza. Moscovici ci parla di un processo ternario di conoscenza. A metà degli anni '80, pubblica un testo in cui parla della psicologia sociale che ha per oggetto fenomeni attinenti all’ideologia e alla comunicazione, esaminati sul piano della genesi della struttura e della funzione, e dice che essa studia anche il conflitto tra individuo e società.

Serge Moscovici

Parliamo di Serge Moscovici, nato in Romania a metà degli anni ’20, con radici ebraiche forti, adolescente quando vengono promulgate le leggi razziali. Deve lasciare la scuola e gli impongono una sorta di lavoro forzato in un gruppo di manovali, e lo avevano messo come capocantiere vivendo un’esperienza di gruppo. Alla fine della guerra, si trasferisce passando per l’Italia, ma poi va a vivere a Parigi e si naturalizza francese. In Francia ci sono centri molto affermati di psicologia. Fa la tesi di dottorato nel '71 sulla psicanalisi che diventerà poi una monografia. Egli vuole studiare come la psicanalisi è entrata nella storia presente dei francesi. Non vuole solo capire l’atteggiamento dei francesi ma anche capire come un pensiero scientifico venga socializzato entrando nella vita quotidiana e cosa accade quando qualcosa che si insegna nelle scuole di psicanalisi entra nel quotidiano. Quindi parla di una notizia più comprensiva dell’atteggiamento, la rappresentazione sociale.

Usa la rappresentazione sociale, infatti il suo riferimento teorico è Durkheim che parla di rappresentazioni collettive. Per Durkheim, sono dei fatti sociali che si riflettono sul pensiero individuale. Moscovici si ispira molto alla concezione di Durkheim ma sottolinea come queste rappresentazioni siano meno statiche, meno irriducibili e meno sovraordinate. Vuole invece sottolineare come in queste rappresentazioni entrino gli individui.

Nella seconda parte degli anni '70, con Farr a Parigi, dove dirige il gruppo di ricerca, sviluppa una serie di seminari che gli autori raccolgono poi in un libro. Questo libro è molto importante tanto che sono recenti ultime ripresentazione del proprio estratto. Doise intanto comincia i suoi studi; anche lui è uno psicologo sociale, lo psicologo del legame sociale. Egli propone soprattutto studi esplorativi o correlazionali, con questionari piuttosto aperti ma anche strutturati. A Losanna, abbiamo una serie di studiosi che studiano con le rappresentazioni sociali come Elchero, che ad esempio parla molto della rappresentazione dei diritti umanitari, lavorando molto sul concetto di cambiamento. Danise Jodele è la prima allieva di Moscovici, lei stessa insiste molto sul rapporto tra psicologia sociale ed altre discipline.

Le rappresentazioni sociali

Le rappresentazioni sociali sono sistemi di valori con una duplice funzione: stabilire un ordine che consenta agli individui di orientarsi e di padroneggiarlo. Quindi sistemi di conoscenze pratiche e valori. Questo è per Moscovici nel '61 e si avvicina molto questa definizione ad una sociocognitivista, perché queste teorie cognitiviste parlano molto della necessità di semplificare per elaborare informazioni. In Moscovici c’è un riferimento ai valori, la semplificazione avviene a parte dalla comunicazione, non dal cervello come computer. Da ciò si sono sviluppati un ventaglio di metodi.

Gli studi sulle rappresentazioni sociali partono a Parigi, si sviluppano in Provenza, poi a Ginevra, e trovano una bella sponda con Marcova in Scozia, a Bologna, poi a Padova e anche a Roma, dove esiste un dottorato, ma anche a Napoli. Ancora c’è un centro interessante nei Paesi Baschi, ma anche a Lisbona e a Egora. In Austria con Wolfgang a Listz, e Helsinki dove Elcama ha lavorato su queste tematiche. Possiamo dire di più a Londra, dove troviamo Sandra Jecolovic che sviluppa un modello teorico. Questo è il presente sugli studi delle rappresentazioni. Non solo in Europa; lo studio delle rappresentazioni sociali si muove anche a Rio Santa Catarina, quindi Brasile e Argentina. Nei momenti di internazionale si sono riuniti anche in altri posti, gli Stati Uniti non sono coinvolti da questo.

Metodologie e critiche

Nel conoscere l’essere umano non è influenzato con una modalità one way dagli altri, ma sta in un triangolo: io, altro, oggetto. Quindi la conoscenza del mondo non può esistere senza l’altro. La prima critica è al metodo fortemente canonizzato che non basta ad affrontare le tematiche della psicologia sociale che Moscovici auspica. Moscovici è molto conosciuto per gli studi sull’influenza e lavora con metodologie sperimentali.

Nell’introduzione del manuale azzurro, Moscovici parla di questa relazione ternaria parlando di Pierce che parla di una mediazione costante di una terzietà. Secondo ciò, noi ci rapportiamo al mondo sempre attraverso qualcun altro, questo è il primo triangolo. Successivamente, Marcova sviluppa l’idea, il triangolo diventa equilatero e troviamo le freccette a tutti i segmenti; cioè io conosco il mondo attraverso l’altro ma c’è un continuo lavoro di interazione, infatti il mondo costruisce anch’esso.

Ricerca della rappresentazione sociale

Vediamo la ricerca che ha fondato il settore dello studio della rappresentazione sociale. La ricerca della monografia di Moscovici "la psychanalyse, son image et son public" (una del '61 una del '76) si articola in una prima parte in cui si vede la rappresentazione sociale della psicanalisi in Francia e una seconda parte si occupa di come la psicanalisi è presentata dalla stampa, guardando le testate più prestigiose. Abbiamo in generale analisi teoriche che inframezzano i risultati di ricerca e l’analisi del contenuto. La domanda che si pone Moscovici riguarda come la psicanalisi è entrata nel senso comune attraverso la comunicazione.

Moscovici inizia la ricerca con un campione rappresentativo della popolazione parigina ma poi si rende conto di alcune caratteristiche e decide di creare una stratificazione del campione, andando a valutare: lo status socioeconomico ovvero la classe, libere professioni, e professioni diverse come operai, e studenti universitari e di scuole tecniche. Svolge interviste libere e questionari partendo proprio dall’idea di chiedere che cosa è la psicanalisi. Egli tende però a ricercare tutta una serie di aspetti, di pensieri caldi, i sentimenti e le valenze che sono parte delle rappresentazioni. Cosa che permette di raccogliere informazioni, oltre la domanda su cosa sia la psicanalisi, è una domanda riguardo quali parole si conoscono? Tra queste parole tra le più conosciute abbiamo il complesso, es, io e super es.

Quello che è interessante è che l’autore conclude che questo tipo di pensare comune non è errato, nel contesto della vita quotidiana, semplicemente ha una funzione un uso e modalità diversi da quelle che ha il pensiero scientifico quando lavoriamo come scienziati.

Oggettivazione e ancoraggio

Moscovici parla dell’oggettivazione: nel pensiero quotidiano pensiamo molto oggettivando, facendo diventare dei concetti realtà. Costruzioni teoriche diventano facilmente pregnanti e assumono le caratteristiche di un elemento esistente. Nell’oggettivazione si compiono tre processi:

  • Selezione, di alcuni elementi che vengono presto organizzati in forma di schema;
  • Schematizzazione strutturante;
  • Naturalizzazione, questi schemi di pensiero che sono astrazioni diventano qualcosa che assume una propria realtà, qualcosa che assume una propria agentività.

Il lavoro costruttivo che si svolge tramite l’oggettivazione è limitato da altri processi. Il secondo processo dell’ancoraggio secondo questo processo, il lavoro costruttivo dell’oggettivazione non è totalmente libero ma delimitato da quello che c’era già, ovvero dalle "scaffalature concettuali" presenti in un certo contesto. L’ancoraggio lavora attraverso l’etichettamento, processo di nominare qualcosa e la classificazione. Ciò vuol dire che quando veniamo a contatto con qualcosa di nuovo tendiamo a trovarli un posto nella "nostra biblioteca". Anche in questo caso abbiamo tre tappe:

  • Assegnazione di senso;
  • Strumentalizzazione del sapere;
  • Radicamento nel sistema di pensiero.

Nella seconda parte, per analizzare la comunicazione e la trasmissione del concetto di psicanalisi, studia 1640 articoli da 240 giornali guardando molto l’appartenenza politico-culturale dei giornali (giornali di sinistra, giornali di centro, giornali di destra, giornali cattolici, giornali comunisti) dopodiché cerca di fare delle analisi quali-quantitative facendo delle tabelle di frequenza. Per ricavare i dati usa l’analisi del contenuto ispirandosi agli studi sulla comunicazione.

Moscovici parla anche molto del concetto di nucleo figurativo perché secondo lui il pensiero quotidiano lavora molto per immagini. Parla di questo nucleo figurativo che riassume gli elementi più importanti mostrando gli aspetti dei processi di conoscenza. Il linguaggio metaforico contribuisce a costruire le idee in cose, ovvero ha un carattere concretizzante, poiché nel pensiero della vita quotidiana siamo costruttori di significati che diventano a volte anche tangibili e difficili da mettere in discussione.

Concezione dell'essere umano

Qual è la concezione di essere umano che sta dietro a questi ragionamenti? Si passa da un modello comportamentista (stimolo-organismo-risposta) a un modello cognitivista in cui l’organismo è attivo non solo passivo e attivamente seleziona alcune parti dello stimolo e poi si presenta un riflettere dell’influenzamento delle pressioni dall’esterno. Tuttavia, questo modello non ci basta perché non è l’organismo quello che filtra le informazioni ma è il singolo insieme ad altri che filtra in un processo molto vivace, comunicativo, il processo non è quindi un processo lineare, prende in considerazione aspetti cognitivi ma spinge tantissimo sugli aspetti di costruzione sociale. Quindi ci vorrebbe un modello di conoscenza di forma triangolare.

Abbiamo detto che la RS è una forma di conoscenza che si sviluppa quando qualcosa di nuovo entra in una comunità, ma quando avviene questo? Moscovici sviluppa tre condizioni:

  • Quando c’è informazione diversa su un oggetto;
  • Quando c’è focalizzazione sull’oggetto;
  • In presenza di pressione alla conformazione.

Forme di comunicazione

Esistono diverse forme di comunicazione molto presenti che vengono utilizzate dalla stampa, secondo Moscovici esiste:

  • Diffusione: che consiste nel dare una serie di informazioni ma poco esplicite che lasciano l’ultima parola al lettore. Si compone di una presentazione piacevole, humor, e c’è distanza tra pubblicazione e messaggio trasmesso;
  • Propagazione: in questo caso non solo si danno informazioni ma queste vengono date in modo da suggerire delle reinterpretazioni in linea con il modo di vedere il contesto del giornale. Ha un campo di azione specifico: prima i cattolici, poi i marxisti, e si propone di inserire la psicanalisi nel quadro esistente senza farla entrare in collisione;
  • Propaganda: a questo punto le informazioni vengono date ma in modo molto organizzato ed esplicito dando al lettore un suggerimento riguardo il cosa fare. Questo è molto tipico della stampa a orientamento marxista. Le informazioni vengono date in modo organizzato ed esplicito dando a lettore un suggerimento su ciò che fare, essa mira alla formazione della visione del mondo di un gruppo e ha come obiettivo la spinta all’azione.

Tra il '61 e '76, anche nel mondo marxista con Lacan e altri psicanalisti, cambia la posizione rispetto al mondo psicanalista e il pensiero marxista si apre a questo mondo. Moscovici nota che in quei 10 anni la forma di comunicazione si è spostata dalla propaganda alla propagazione e quindi muovendosi di più nella direzione della stampa cattolica. Laddove è possibile contemplare come possibilmente integrabili due sistemi di conoscenza e interpretazioni differenti.

Interessante è l’ipotesi che diffusione, propagazione e propaganda sono stili di comunicazione che danno luogo e che si basano sul formare un’opinione (diffusione), un atteggiamento (propagazione) o un o stereotipo (propaganda).

Metaconoscenza della social cognition

Riguardo il sistema di conoscenza e metaconoscenza della social cognition, vediamo come per Moscovici esiste un metasistema che elabora e organizza le informazioni in modo logico, ma non è, per l’autore, il sistema logico, ma un metasistema normativo, relazioni normative, a differenza di ciò che dice la social cognition. Le relazioni normative sono necessariamente orientate e il rapporto tra A e B è diverso da quello tra B e A.

Teoria della rappresentazione sociale

Passiamo al capitolo del libro Paradigmi, di Doise e altri che introducono quello che è stato lo sviluppo della teoria e fondatori della scuola di Parigi. Siamo adesso nella teoria della rappresentazione sociale. Denise Jodelet è uno di questi autori importanti e vicini a Moscovici sin dall’inizio e insieme ad Herzlig, ella ha contribuito sia a sviluppare teoricamente ed empiricamente la teoria sia a praticarla.

In Paradigmi troviamo Jodelet come autrice dell’ultimo capitolo. Jodelet, come Moscovici, ci lascia una monografia che prima era la sua tesi di dottorato, pubblica la sua tesi con il titolo "Civils et Bredin" studiando come la malattia mentale viene vista in un qui ed ora. Jodelet è stata molto vicina a Moscovici sin dagli inizi della teoria; nel corso del tempo ha lavorato a temi come la rappresentazione del corpo e della sua trasformazione, o temi che mostrano la sua derivazione professionale come l’attenzione su problematiche di natura antropologico storica come l’allattamento e si è mossa molto a livello pratico per unire la psicologia sociale all’azione pratica. Attualmente è molto interessata a connessioni tra psicologia sociale e arte.

Nei primi anni si è occupata anche di rappresentazioni socio-spaziali di Parigi, e questa ricerca è stata condotta con Milgram. In questo caso, studiavano le mappe di una città e studiavano come gli aspetti della rappresentazione siano molto importanti, quindi una parte...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gloriassss di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Processi psicologici e costruzione sociale delle conoscenze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Contarello Alberta.
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