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Riassunto esame Psicologia Sociale, prof. Colucci, libro consigliato Le Rappresentazioni Sociali, Moscovici

Riassunto per l'esame di Psicologia Sociale del prof. Colucci, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente: le Rappresentazioni Sociali, di Serge Moscovici. Gli argomenti trattati sono i seguenti: Il pensiero come ambiente; cos'è una società pensante; familiare e non familiare; ancoraggio e oggettivazione; causalità di destra e causalità... Vedi di più

Esame di Psicologia sociale docente Prof. P. Colucci

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ASSOCIARE UN SEGNO CONVENZIONALE ALLA REALTA’ DA UN LATO, E DALL’ALTRO PRESCRIVERE QUELLO CHE

PERCEPIAMO E IMMAGINIAMO MEDIANTE LA TRADIZIONE E VECCHISSIME STRUTTURE, è IL MODO IN CUI LE

RAPPRESENTAZIONI SOCIALI FINISCONO PER COSTRUIRE UN AMBIENTE REALE.

1.3. L’era della rappresentazione

Qualunque interazione umana (tra individui tra gruppi) presuppone tali rappresentazioni, e di fatto è

• questo che le caratterizza —> Ogni qualvolta incontriamo persone o cose, l’informazione che

riceviamo e a cui cerchiamo di dare significato, è sotto il controllo delle rappresentazioni sociali e

non ha altro significato per noi se non quello che è assegnato ad essa (persona o cosa) dalle

rappresentazioni.

[Per ampliare il concetto] —> Ciò che è importante è la natura del cambiamento, in base a cui le

• rappresentazioni sociali diventano capaci di influenzare il comportamento dell’individuo che fa parte

di una comunità: questo è il modo in cui vengono create = quando il processo collettivo penetra nel

pensiero individuale.

Per poter comprendere e spiegare una rappresentazione è necessario iniziare da quella, o quelle, da

• cui essa ha avuto origine: una rappresentazione spesso condiziona il comportamento o la struttura

sociale, e può addirittura esserne responsabile; ciò avviene perché essendo condivisa da tutti ed

essendo rafforzata dalla tradizione, la rappresentazione sociale costituisce una realtà sociale sui

generis.

Tanto più la sua origine è stata dimenticata, e la sua natura convenzionale ignorata, tanto più essa si

• è fossilizzata: cessa di essere mutevole e diventa durevole, permanente e immortale.

LE PRINCIPALI FORME DEL NOSTRO AMBIENTE FISICO E SOCIALE SONO FISSATE IN RAPPRESENTAZIONI DI

QUESTO TIPO E NOI STESSI SIAMO MODELLATI IN RELAZIONE AD ESSE. MENO CI PENSIAMO, E NE SIAMO

CONSAPEVOLI, TANTO Più GRANDE DIVENTA LA LORO INFLUENZA.

CAP.2 - COS’è UNA SOCIETA’ PENSANTE?

2.1. Il comportamento e lo studio delle rappresentazioni sociali

Quando studiamo le rappresentazioni sociali studiamo l’uomo che che pone domande, che aspetta

• risposte e pensa, e non già qualcuno che manipola informazioni e si comporta in un certo modo —>

studiamo un uomo il cui scopo non è agire, ma comprendere.

Studiando: A) le circostanze in cui i gruppi comunicano, prendono decisioni e cercano di rivelare

• nascondere qualcosa; B) le loro imprese e le loro credenze, cioè le loro ideologie, le loro conoscenze

e le loro rappresentazioni sociali —> vogliamo rispondere alla domanda: che cos’è “una società

pensante”?

[Lo sviluppo del pensiero e dell’immaginazione dipendono dai rapporti sociali]

—> se parliamo di “società pensante”, allora automaticamente rifiutiamo la concezione (prevalente

nelle scienze umane) che una società non pensa, o se lo fa, che questo non è un suo attributo

essenziale.

Quindi, gli individui e i gruppi, lungi dall’essere recettori passivi, pensano autonomamente,

• producono e comunicano incessantemente le loro proprie specifiche rappresentazioni, e le soluzioni

ai problemi che loro stessi si pongono.

2.2. Le rappresentazioni sociali

Il concetto di rappresentazione sociale arriva da Durkheim.

• Sociologia = Rapp. Soc. come entità esplicative ed irriducibili <—> Psico. Sociale = interessata alla

struttura e alle dinamiche —> considerare fenomeno ciò che prima era stato visto come concetto. 3

Le R.S. sono troppo eterogenee, e non possono essere definite con poche caratteristiche generali; di

• conseguenza siamo obbligati ad aggiungere due qualifiche significative:

1. Le R.S. dovrebbero essere considerate come un modo specifico di comprendere e di

comunicare ciò che già sappiamo.

Esse hanno sempre due facce: l’iconica e la simbolica, che sono inter-dipendenti come il

retto e il verso di un foglio di carta. Sappiamo che : Rappresentazione = immagine/

significato: in altre parole essa fa corrispondere ogni immagine ad un’idea e ogni idea ad

un’immagine.

Il linguaggio stesso veicola rappresentazioni, è collocato a metà strada tra il linguaggio

dell’osservazione e il linguaggio della logica: il primo, che esprime puri fatti – ammesso che

cose del genere esistano – e il secondo che esprime simboli astratti.

Il Linguaggio Verbale Ordinario costituiva un mezzo di comunicazione e di conoscenza, di

ideazione collettiva e di conoscenza astratta, dal momento che esso era condiviso da senso

comune e dalla scienza. Oggi il Linguaggio Non Verbale (della logica e delle matematica),

destinato alla sfera della scienza, ha sostituito i segni alle parole, le equazioni alle

proposizioni.

Il mondo della nostra esperienza e della nostra realtà si è spaccato in due, e le leggi che

governano il nostro mondo quotidiano ora non hanno più alcuna chiara relazione con quelle

che governano il mondo della scienza.

2. Durkheim - fedele alla tradizione aristotelica e kantiana - ha una concezione piuttosto

statica delle R.S. - in qualche modo simile a quella degli Stoici.

Quello che risulta più singolare per l’osservatore contemporaneo è il carattere mobile e

circolante delle rappresentazioni; in breve, la loro plasticità —> noi le vediamo come

strutture dinamiche che operano su un aggregato di relazioni e comportamenti che appaiono

e scompaiono insieme alle rappresentazioni (come es.”Nevrotici”).

La loro importanza continua ad aumentare in proporzione diretta alla eterogeneità ed alla

fluttuazione dei sistemi unificati - scienze ufficiali, religioni, ideologie - ed ai cambiamenti

che esse devono intraprendere per penetrare la vita quotidiana e divenire parte della realtà

comune.

I mass media hanno accelerato questa tendenza, moltiplicano questi cambiamenti e

incrementato il bisogno di un legame fra le nostre scienze puramente astratte e le credenze

in generale da una parte, e le nostre concrete attività, come individui sociali dall’altra. In

altre parole, c’è un continuo bisogno di ricostituire il senso comune o la forma di

comprensione che crea il substrato di immagini e significati senza i quali nessuna collettività

può operare. La caratteristica specifica di queste rappresentazioni è che esse trasmutano le

idee in esperienze collettive e le interazioni in comportamento o possono essere, più

vantaggiosamente, paragonate ad opere d’arte che a reazioni meccaniche.

SE, IN SENSO CLASSICO, LE RAPPRESENTAZIONI COLLETTIVE SONO UN TERMINE ESPLICATIVO, E SI

RIFERISCONO AD UNA CLASSE GENERALE DI IDEE E CREDENZE (scienza, mito, religione, ecc…), PER NOI ESSE

SONO FENOMENI CHE NECESSITANO DI ESSERE DESCRITTI, E DI ESSERE SPIEGATI. ESSI SONO FENOMENI

SPECIFICI CORRELATI ADUN MODOD PARTICOLARE DI COMPRENDERE E COMUNICARE - UN MODO CHE CREA SIA

LA REALTà CHE IL SENSO COMUNE. [E’ per porre enfasi su tale distinzione che viene usato il termine sociale

invece del termine collettivo]. 4

2.3. Scienze sacre e scienze profane; universi consensuali e universi reificati

Che posto occupano le R.S. in una società pensante?

• In passato: distinzione fra sfera sacra e sfera profana: questi mondi opposti e separati determinano,

in vario grado, in ciascuna cultura e in ciascun individuo, ciò che possiamo modificare e ciò che è in

brado di modificarci. Senza dubbio era possibile passare dall’una all’altra sfera, ma ciò poteva

accadere solamente quando i contenuti erano indistinti —> Tutta la conoscenza presupponeva tale

visione della realtà, ed una disciplina che si occupava di una delle due sfere era totalmente

differente da una disciplina che si occupava dell’altra, non avendo le scienze sacre assolutamente

niente in comune con le scienze profane.

Questa distinzione e’ stata ora abbandonata e sostituita.

Oggi: Universi Consensuali (= la società è una creazione visibile, continua, permeata di significato e

finalità; essa possiede una voce umana, in armonia con l’esistenza umana, e agisce e reagisce come

un essere umano —> l’uomo è la misura di tutte le cose) e Universi Reificati (= Società trasformata

in un sistema di entità solide, fondamentali, invariati, che sono indifferenti all’individualità e prive

di identità. questa società ignora se stessa e le sue creazioni, che vede solo come oggetti isolati

quali persone, idee, ambienti e attività. Le varie scienze che si occupano di tali oggetti posso

decidere, per ciascun singolo caso, ciò che è vero e ciò che non lo è —> Tutte le cose sono al misura

dell’uomo)

In un universo reificato la società è vista come un sistema caratterizzato da ruoli differenti ed

• ineguaglianza di classe. Solo acquisizione di una certa competenza determina il loro grado di

partecipazione secondo il merito, il loro diritto di svolgere la funzione il medico, psicologo,

sindacalista o di astenersene in relazione al fatto che essi non hanno competenza in materia. Lo

scambio dei ruoli, l’intercambialità delle posizioni, costituiscono modi diversi di acquisire

competenze, di isolarsi o di essere differenti. In questo modo ci confrontiamo l’un l’altro all’interno

del sistema come organizzazioni prestabilite, ognuna con le sue regole e i suoi regolamenti. Dove le

costrizioni che noi sperimentiamo e la sensazione che non possiamo cambiarle a nostro piacere.

Esiste un comportamento appropriato in ogni circostanza, una formula linguistica per ogni confronto

e, inutile a dirsi, l’informazione appropriata per un dato contesto. Noi siamo vincolati dalle regole

dell’organizzazione, che corrispondono ad una sorta accettazione generalizzata piuttosto che a una

sequenza di accordi.

In un universo consensuale la società è vista come un gruppo di individui che sono uguali e liberi,

• ciascun qualificato a parlare in nome del gruppo e la sua egida. Così si assume che nessun membro

possegga una competenza esclusiva, ma ciascuno può acquisire qualsivoglia competenza che

potrebbe essere richiesta dalle circostanze. Sotto questo aspetto, ciascun agisce come un amateur

competente o come un osservatore curioso,. Nella maggior parte dei luoghi pubblici si possono

incontrare questi politici, dottori, educatori che esprimono le loro opinioni. Questi mondi sono oggi

istituzionalizzati nei club, nelle associazioni e nei caffè, così come in passato lo erano nei salotti e

nelle accademie. A lungo andare la conversazione crea nuclei di stabilità e di ripetizione, una

comunanza di significato tra coloro che partecipano. Le regole di quest’arte conservano tutto un

complesso di ambiguità e le convenzioni senza le quali non esisterebbe vita sociale. Esse mettono gli

individui in grado di condividere un insieme implicito di immagini e di idee, che sono assunte come

date e sono condivise da tutti. Il pensiero è espresso ad alta voce. Pensare diventa una rumorosa

attività pubblica che soddisfa il bisogno di comunicare, e così conserva e consolida il gruppo.

Il contrasto fra i due universi ha un impatto psicologico. La linea che li demarca divide in due la

• realtà collettiva e la realtà fisica. Risulta subito evidente che le scienze rappresentano gli strumenti

attraverso i quali comprendiamo l’universo reificato, mentre le rappresentazioni sociali hanno a che

fare con l’universo consensuale. Scopo del primo è di stabilire un mappa di forze, oggetti ed eventi

che sono indipendenti dai nostri desideri e al di fuori della nostra consapevolezza. Dall’altra parte le

5

rappresentazioni ristabiliscono la consapevolezza collettiva e le danno forma, spiegando oggetti ed

eventi in modo tale da renderli accessibili a tutti e da farli coincidere con i nostri interessi

immediati.

CAP.3 - IL FAMILIARE E IL NON FAMILIARE

3.1. Gestire l’ignoto

Le rappresentazioni sociali devono essere viste come un ambiente in relazione all’individuo o al

• gruppo, ed esse sono specifiche dalla nostra società.

Lo scopo di tutte le rappresentazioni è quello di rendere qualcosa di inconsueto, familiare. Gli

• universi consensuali sono posti in cui ciascuno desidera sentirsi a casa, al sicuro da qualsiasi rischio o

conflitto. Tutto ciò che viene detto e fatto in questi universi conferma solamente credenze e

interpretazioni acquisite, corrobora la tradizione piuttosto di contraddirla. Nel suo complesso, la

dinamica delle relazioni è una dinamica di familiarizzazione dove oggetti, individui ed eventi sono

percepiti e intesi in relazione a incontri o paradigmi precedenti. Ne risulta che la memoria prevale

sulla deduzione, il passato sul presente, la risposta sullo stimolo e l’immagine sulla realtà. Una cosa

è accettare e comprendere ciò che è familiare, per abituarsi progressivamente ad esso e fare in

modo che esso rientri nella routine; altra cosa è preferirlo come standard di riferimento e misurare

su di esso tutto ciò che accade e viene percepito.

Quando un individuo non trova quello che si aspettava di trovare, e resta con un senso di

• incompletezza e di confusione. E’ in questo modo che l’handicappato mentale, o le persone che

appartengono ad altre culture, sono disturbanti, poiché essi sono come noi eppure non sono come

noi. Infatti tutte le cose proibite e remote, argomenti o persone, quelle che abbiamo esiliato alle

estreme frontiere del nostro universo, sono sempre dotate di caratteristiche immaginarie, ed esse

preoccupano e disturbano proprio perché ci sono senza esserci, sono percepite senza essere

percepite, la loro irrealtà diventa evidente quando siamo in loro presenza, quando la loro realtà ci si

impone. Il non familiare attrae ed affascina gli individui e le comunità e, nello stesso tempo, li

allarma, li costringe a rendere esplicite le implicite assunzioni che sono alla base di consenso. E

quando la diversità si impone a noi sotto la forma di qualcosa ‘non abbastanza’ come dovrebbe

essere, noi istintivamente la rifiutiamo perché minaccia l’ordine prestabilito.

—> L’atto di rappresentazione è un mezzo per trasferire ciò che ci disturba, ciò che minaccia il

nostro universo, dall’esterno all’interno. Il trasferimento viene effettuato separando concetti e

percezioni normalmente collegati e ponendoli in un contesto dove l’inconsueto diventa consueto,

dove l’ignoto può essere incluso in una categoria riconosciuta

Nei nostri universi consensuali la tensione di base tra il familiare e il non familiare si risolve sempre

• in favore del primo. Prima di vedere e di ascoltare una persona noi l’abbiamo già giudicata,

l’abbiamo classificata e ce ne siamo creati un’immagine. Così che tutte le indagini che facciamo, e

gli sforzi che compiamo per ottenere informazioni, servono solamente a confermare questa

immagine.

3.2. rappresentazioni sociali e senso di estraneità

Le rappresentazioni sono sempre il risultato di uno sforzo costante di rendere consueto e reale

• qualcosa che è inconsueto e che ci dà un senso di estraneità. E attraverso loro noi dominiamo questo

qualcosa e lo integriamo nel nostro universo mentale e fisico che ne risulta, così, arricchito e

trasformato. Dopo una serie di accomodamenti, ciò che era lontano sembra a portata di mano, ciò

che sembra astratto diventa concreto e quasi normale. Tale processo ci rassicura e ci conforta.

Il contrasto con la scienza è straordinario. La scienza procede nel modo opposto, dalla premessa alla

• conclusione. 6

CAP.4 - ANCORAGGIO E OGGETTIVAZIONE

4.1. Scienza, senso comune e rappresentazioni sociali

Scienza e rappresentazioni sociali sono estremamente differenti fra loro, eppure complementari.

• i nostri mondi reificati aumentano con il proliferare delle scienze. Quando le teorie, l’informazione e

• gli eventi si moltiplicano, essi devono essere duplicati e riprodotti ad un livello più immediato ed

accessibile, acquisendo una forma ed energie proprie. In altre parole, essi vengono trasferiti

all’universo consensuale.

Nel passato la scienza era basata sul senso comune e rendeva il senso comune meno comune, ma

• adesso il senso comune è la scienza resa comune.

4.2. I due processi alla base delle rappresentazioni

Ancoraggio – si sforza di ancorare le idee insolite, di ridurle a categorie e immagini ordinarie, di

• porle in un contesto familiare. E’ un processo che porta qualcosa di estraneo che ci riguarda nel

nostro particolare sistema di categorie e lo confronta con il paradigma di una categoria che

riteniamo adatta. Quindi è classificare e dare un nome a qualcosa. Le cose che non sono classificate

e sono prive di un nome sono aliene, inesistenti, nello stesso tempo minacciose. Il primo passo verso

l’accettazione di un oggetto o di una persona, è intrapreso quando siamo in grado di porli in una

data categoria, di etichettarli con un nome familiare.

La neutralità è proibita proprio dalla logica del sistema in cui ciascun oggetto ed essere deve avere

• un valore positivo o negativo ed assumere un dato posto in una gerarchia chiaramente graduata.

Categorizzare qualcuno o qualcosa equivale a scegliere uno dei paradigmi immagazzinati nella

• nostra memoria e stabilire una relazione positiva o negativa con esso. Tali decisioni sono

generalmente raggiunte in uno di questi due modi: generalizzando o particolarizzando.

Nella nostra società dare una nome ha un significato molto speciale, quasi solenne. Nel momento in

• cui assegniamo un nome a qualcosa, noi la liberiamo da una disturbante anonimità per dotarla di una

genealogia e per includerla in un complesso di parole specifiche, per collocarla, di fatto, nella

matrice d’identità della nostra cultura.

Le conseguenze di dare un nome:

• 1. La persona o la cosa possono essere descritte e acquisiscono certe caratteristiche, certe

tendenze.

2. La persona/cosa si differenziano da altre persone o cose.

3. La persona/cosa diventano l’oggetto di una convenzione tra quelli che l’adottano e

condividono la stessa convenzione.

Questo è il risultato della routinazzazione – un processo che ci rende capaci di pronunciare, leggere

• e scrivere una parola o una nozione familiare al posto di una parola/una nozione meno familiare.

Oggettivazione – trasformare qualcosa di astratto in qualcosa di quasi concreto, di tradurre ciò che

• è nella mente in qualcosa che esiste nel mondo fisico. Satura di realtà l’idea della non familiarità, la

trasforma nella essenza della realtà. Percepita in un primo momento in un universo remoto,

puramente intellettuale, essa appare davanti ai nostri occhi fisica ed accessibile.

La materializzazione di un’astrazione è una delle caratteristiche più misteriose del pensiero e del

• linguaggio. Le autorità politiche e intellettuali di ogni genere sfruttano ciò per sottomettere le

masse. In altre parole, tale autorità si basa sull’arte di trasformare una rappresentazione della

realtà della rappresentazione, la parola per una cosa nella cosa per parola. In primo momento, 7


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Psicologia Sociale del prof. Colucci, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente: le Rappresentazioni Sociali, di Serge Moscovici. Gli argomenti trattati sono i seguenti: Il pensiero come ambiente; cos'è una società pensante; familiare e non familiare; ancoraggio e oggettivazione; causalità di destra e causalità di sinistra; lo status delle rappresentazioni: stimoli o mediatori; ricerche in materia e conclusioni”.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia dei processi sociali, decisionali e dei comportamenti economici
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher A.Beretti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Colucci Paolo.

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