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prive di identita’. Questa societa’ ignora se stessa e le sue creazioni che vede solo come

oggetti isolati quali persone, idee, ambienti ed attivita’.

• In un universo reificato la societa’ e’ vista come un sistema caratterizato da ruoli differenti ed

ineguaglianza di classe. Solo acquisizione di una cera competenze determina il loro grado di

partecipazione secondo il merito, il loro diritto di svolgere la funzione il medico, psicologo,

sindacalista o di astenersene in relazione al fatto che essi non hanno competenza in materia.

Lo scambio dei ruoli, l’intercambialita’ delle posizioni, costituiscono modi diversi di acquisire

competenze, di isolarsi o di essere differenti. In questo modo ci confrontiamo l’un l’altro

all’interno del sistema come organizzazioni prestabilite, ognuna con le sue regole e i suoi

regolamenti. Dove le costrizioni che noi sperimentiamo e la sensazione che non possiamo

cambiarle a nostro piacere. Esiste un comportamento appropriato in ogni circostanza, una

formula linguistica per ogni confronto e, inutile a dirsi, l’informazione appropriata per un

dato contesto. Noi siamo vincolati dalle regole dell’organizzazione, che corrispondono ad una

sorta accettazione generalizzata piuttosto che a una sequenza di accordi.

• In un universo consensuale la societa’ e’ vista come un gruppo di individui che sono uguali e

liberi, ciascun qualificato a parlare in nome del gruppo e la sua egida. Cosi’ si assume che

nessun membro possegga una competenza esclusiva, ma ciascuno puo’ acquisire quasivoglia

competenza che potrebbe essere richiesta dalle circostanze. Sotto queso aspetto, ciascun

agisce come un amateur competente o come un osservatore curioso,. Nella maggior parte

dei luoghi pubblici si possono incontrare questi politici, dottori, educatori che esprimono le

loro opinioni. Questi mondi sono oggi istituzionalizzati nei club, nelle associazioni e nei caffe’,

cosi’ come in passato lo erano nei salotti e nelle accademie. A lungo andare la conversazione

crea nuclei di stabilita’ e di ripetizione, una comunanza di significato tra coloto che

partecipano. Le regole di quest’arte conservano tutto un complesso di ambiguita’ e le

convenzioni senza le quali non esisterebbe vita sociale. Esse mettono gli individui in grado di

condividire un insieme implicito di immagini e di idee, che sono assunte come date e sono

condivise da tutti.Il pensiero’ e’ espresso ad alta voce. Pensare diventa una rumorosa attivita’

pubblica che soddisfa il bisogno di comunicare, e cosi’ conserva e consolida il gruppo.

• Il contrasto fra i due universi ha un impatto psicologico. La linea che li demarca divide in due

la realta’ collettiva e la realta’ fisica. Risulta subito evidente che le scienze rappresentano gli

strumenti attraverso i quali comprendiamo l’universo reificato, mentre le rappresentazioni

sociali hanno a che fare con l’universo consensuale. Scopo del primo e’ di stabilire un mappa

di forze, oggetti ed eventi che sono indipendenti dai nostri desideri e al di fuori della nostra

consapevolezza. Dall’altra parte le rappresentazioni ristabiliscono la consapevolezza

collettiva e le danno forma, spiegando oggetti ed eventi in modo tale da renderli accessibili a

tuttti e da farli coincidere con i nostri interessi immediati.

• Capitolo 3 - Le rappresentazioni sociali devono essere viste come un ambiente in relazione

all’individuo o al gruppo, ed esse sono specifiche dalla nostra societa’.

• Lo scopo di tutte le rappresentazioni e’ quello di rendere qualcosa di inconsueto, familiare.

Gli universi consensuali sono posti in cui ciascuno desidera sentirsi a casa, al sicuro da

qualsiasi rischio o conflitto. Tutto cio’ che viene detto e fatto in questi universi conferma

solamente credenze e interpretazioni acquisite, corrobora la tradizione piuttosto di

contraddirla. Nel suo complesso, la dinamica delle relazioni e’ una dinamica di

familiarizzazione dove oggetti, individui ed eventi sono percepiti e intesi in relazione a

incontri o paradigmi precedenti. Ne risulta che la memoria prevale sulla deduzione, il passato

sul presente, la risposta sullo stimolo e l’immagine sulla realta’. Una cosa e’ accettare e

comprendere cio’ che e’ familiare, per abituarsi progressivamente ad esso e fare in modo che

esso rientri nella routine; altra cosa e’ preferirlo come standart di riferimento e misurare su

di esso tutto cio’ che accade e viene percepito.

• Quando un individuo non trova quello che si aspettava di trovare, e resta con un senso di

incompletezza e di confusione. E’ in questo modo che l’handicappato mentale, o le persone

che appartengono ad altre culture, sono disturbanti, poiche’ essi sono come noi eppure non

sono come noi. Infatti tutte le cose proibite e remote, argomenti o persone, quelle che

abbiamo esiliato alle estreme frontiere del nostro universo, sono sempre dotate di

caratteristiche immaginarie, ed esse preoccupano e disturbano proprio perche’ ci sono senza

esserci, sono percepite senza essere percepite, la loro irrealta’ diventa evidente quando

siamo in loro presenza, quando la loro realta’ ci si impone. Il non familiare attrae ed affascina

gli individui e le comunita’ e, nello stesso tempo, li allarma, li costringe a rendere esplicite le

implicite assunzioni che sono alla base di consenso. E quando la diversita’ si impone a noi

sotto la forma di qualcosa ‘non abbastanza’ come dovrebbe essere, noi istintivamente la

rifiutiamo perche’ minaccia l’ordine prestabilito. L’atto di rappresentazione e’ un mezzo per

trasferire cio’ che ci disturba, cio’ che minaccia il nostro universo, dall’esterno all’interno.

• Nei nostri universi consensuali la tensione di base tra il familiare e il non familiare si risolve

sempre in favore del primo. Prima di vedere e di ascoltare una persona noi l’abbiamo gia’

giudicata, l’abbiamo classificata e ce ne siamo creati un’immagine. Cosi’ che tutte le indagini

che facciamo, e gli sforzi che compiamo per ottenere informazioni, servono solamente a

confermare questa immagine.

• Le rappresentazioni sono sempre il risultato di uno sforzo costante di rendere consueto e

reale qualcosa che e’ inconsueto e che ci da’ un senso di estraneita’. E attraverso loro noi

dominiamo questo qualcosa e lo integriamo nel nsotro universo mentale e fisico che ne

risulta, cosi’, arricchito e trasformato. Dopo una serie di accomodamenti, cio’ che era lontano

sembra a portata di mano, cio’ che sembra astratto diventa concreto e quasi normale. Tale

processo ci rassicura e ci conforta.

• Il contrasto con la scienza e’ straordinario. La scienza procede nel modo opposto, dalla

premessa alla conclusione.

• Capitolo 4 – Nel passato la scienza era basata sul senso comune e rendeva il senso comune

meno comune, ma adesso il senso comune e’ la scienza resa comune.

• Ancoraggio – si sforza di ancorare le idee insolite, di ridurle a categorie e immagini ordinarie,

di porle in un contesto familiare. E’ un processo che porta qualcosa di estraneo che ci

riguarda nel nostro particolare sistema di categorie e lo confronta con il paradigma di una

categoria che riteniamo adatta. Quindi e’ classificare e dare un nome a qualcosa. Le cose che

non sono classificate e sono prive di un nome sono aliene, inesistenti, nello stesso tempo

minacciose. Il primo passo verso l’accettazione di un oggetto o di una persona, e’ intrapreso

quando siamo in grado di porli in una data categoria, di etichettarli con un nome familiare.

• La neutralita’ e’ proibita proprio dalla logica del sistema in cui ciascun oggetto ed essere deve

avere un valore positivo o negativo ed assumere un dato posto in una gerarchia chiaramente

graduata.

• Categorizzare qualcuno o qualcosa equivale a scegliere uno dei paradigmi immagazzinati

nella nostra memoria e stabilire una relazione positiva o negativa con esso. Tali decisioni

sono generalmente raggiunte in uno di questi due modi: generalizzando o particolarizzando.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Colombo Lara.

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