Le rappresentazioni sociali
In un contesto di pieno mutamento della psicologia sociale, in cui ebbero notevole influenza la crisi del comportamentismo e dei modelli statunitensi e la nascita della European Association of Experimental Social Psychology, il pensiero europeo cominciò ad influenzare non poco lo scenario della psicologia sociale. Ciò fu reso possibile grazie soprattutto al contributo dei fondatori di questa scuola, tra i quali sicuramente la figura del grande studioso franco-rumeno Sergei Moscovici.
Moscovici è da tutti considerato un grande psicologo sociale poiché fondò negli anni '60 la cosiddetta teoria delle rappresentazioni sociali, e si interessò notevolmente delle credenze condivise tipiche di una cultura ("folk psychology"), studiando principalmente il senso comune come forma di conoscenza particolare e privilegiata, in grado di far fronte alle esigenze quotidiane della vita sociale degli individui.
Il senso comune è espressione di credenze, immagini, metafore e simboli condivisi all’interno di un gruppo, una comunità, una società o cultura. Moscovici si occupò di studiarlo a fondo partendo dal pensiero di Emile Durkheim, il quale alla fine dell’'800 parlava di rappresentazioni collettive, ed indirizzò il suo studio lungo una direttrice differente rispetto a quella seguita dal sociologo suo connazionale.
Se le rappresentazioni collettive di Durkheim rappresentavano, infatti, un insieme di credenze comuni alquanto statiche, generali ed immutevoli come i miti, la scienza, la religione e la morale, le rappresentazioni sociali di Moscovici costituivano strumenti per esprimere la conoscenza nei gruppi molto più specifici, particolari, e assai più flessibili e dinamici rispetto alle rappresentazioni collettive.
Le rappresentazioni sociali collegano la vita astratta, il nostro sapere e le nostre credenze, alla nostra vita concreta, ri-costruendo la realtà partendo da un fenomeno percepito come rilevante, e in un certo senso riorganizzando queste conoscenze per renderle maggiormente alla portata dei soggetti, ove non lo sono.
In pratica, le rappresentazioni sociali compiono il processo opposto a quello esercitato dalla scienza: rendono familiare il non familiare, e si costruiscono partendo dalle conclusioni per meglio ordinare le premesse (universi consensuali -> rappresentazioni sociali, universi reificati -> scienze).
Le rappresentazioni sociali sono quindi l’elaborazione che un gruppo o una comunità fanno di un oggetto sociale (o di un gruppo), in modo da permettere ai propri membri di comportarsi e di comunicare in modo comprensibile.
La creazione di una rappresentazione sociale è complessa.
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