Le responsabilità professionali dell'assistente sociale
Introduzione
Il codice deontologico dell’assistente sociale contiene i principi e le regole che i professionisti devono rispettare nello svolgimento della loro attività. 1o codice: 1998 → revisionato nel 2002.
Cap. 1 – Deontologia e responsabilità professionali
1.1 Etica come cornice del senso della deontologia
La trattazione della responsabilità professionale che ha come riferimento il codice deontologico richiede una riflessione attorno alla dimensione etica che costituisce il fondamento della deontologia professionale (vedi voce dal dizionario dell’assistente sociale).
1.2 La responsabilità professionale
Il codice si articola in 7 titoli il cui filo conduttore è la responsabilità professionale che si delinea attorno a 5 aree:
- Responsabilità utente e cliente
- Società
- Colleghi e altri professionisti
- Organizzazione del lavoro
- Professione
Responsabilità è intesa nel duplice senso di rendere conto e rendersi conto → doveri assoluti. Tutte le professioni il cui destinatario è l’uomo sono accompagnate da problemi e dilemmi etici.
- Problemi etici → nascono quando l’assistente sociale deve prendere una decisione difficile dal punto di vista morale
- Dilemmi etici → riguardano una difficile scelta tra 2 alternative che comportano un conflitto tra i principi etici
Per l’operatore la complessità:
- Nel dover compiere una scelta senza avere alcuna certezza rispetto all’esito che ne risulterà → decisioni senza certezza dei risultati dove l’intero giudizio può passare dal positivo al negativo
- Nella responsabilità che deriva dalla scelta professionale e dalle ricadute che possono discendere sia dall’utente sia dall’assistente sociale
1.3.1 È possibile individuare una soluzione a problemi e dilemmi etici?
Per i problemi e i dilemmi etici non esistono soluzioni precostruite quindi per far fronte a problemi etici è possibile far ricorso all’approccio individuale di Banks = metodologia che fa sviluppare la capacità di riflettere su vicende complesse.
1.4.1 Titoli I definizione e potestà disciplinare
Art. 1 Il codice è costituito dai principi e dalle regole che gli assistenti sociali devono osservare nell’esercizio della professione e che orientano le scelte di comportamento.
Art. 2 Il codice si applica agli assistenti sociali e agli assistenti sociali specializzati.
Art. 3 Il non rispetto del codice comporta l’esercizio della potestà disciplinare.
Art. 4 Gli assistenti sociali sono tenuti alla conoscenza, comprensione e diffusione del codice e si impegnano per la sua applicazione.
1.4.4 Il valore e la dignità della persona
Art. 5 Tale articolo richiama il fondamento etico-valoriale del servizio sociale come valore assoluto: dignità della persona, valore della persona di essere unico e al tempo stesso in relazione ad altri uomini all’interno del contesto sociale (rispetto dei diritti fondamentali, libertà, uguaglianza, socialità, solidarietà, partecipazione, giustizia ed equità sociale).
1.4.5 Una professione al servizio della persona e del bene comune
Art. 6 Questo articolo declina la responsabilità positiva del S.S. che si pone al servizio della persona sia come singolo e nelle organizzazioni sociali sia della comunità per lo sviluppo e il bene comune.
“Porsi al servizio” = duplice significato:
- Essere al servizio di → prestarsi a organizzare qualcosa a favore di qualcuno
- Servire a qualcosa o qualcuno → dipendere da qualcosa/qualcuno che da servizio
1.4.6 La centralità della persona
Art. 7 L’assistente sociale riconosce la centralità della persona perché accoglie ogni persona portatrice di un bisogno. Tale centralità è il criterio di orientamento di ogni intervento.
1.4.7 Il dovere di non discriminare
Art. 8 L’assistente sociale nel rapporto con la persona e con i gruppi non deve attivare discriminazione su stato civile, religione, condizione sociale, orientamento politico, minoranza psichica ecc.
1.4.8 Astensione dal giudizio
Art. 9 L’assistente sociale non esprime giudizi di valore sulle persone in base al loro comportamento. Deve mantenere sempre il punto di vista professionale.
1.4.9 Scienza, coscienza, autonomia tecnico-professionale e indipendenza di giudizio
Art. 10 Tale articolo consente di analizzare aspetti dell’assistente sociale. La professione si basa su fondamenti etici, scientifici; alla scienza si affianca la coscienza. L’autonomia dell’assistente sociale è connessa a due mandati:
- Mandato istituzionale → obiettivi, funzioni e modalità di intervento individuali
- Mandato professionale → inteso come mandato che deriva dal tessuto deontologico della professione
Entrambi i mandati sono regolati da norme:
- Istituzionale → norme di legge (rivolte alla generalità dei cittadini)
- Professionale → norme deontologiche
L’autonomia, oltre che dal codice, è sancita dalla legge 84/1993 → ordinamento della professione dell’assistente sociale e istituzione dell’albo professionale. Con l’assegnazione di un caso l’assistente sociale assume la responsabilità tecnica dello stesso ed ha autonomia nella gestione del progetto di aiuto in tutte le sue fasi:
- Conoscitiva: l’assistente sociale sceglie quale area di conoscenza esplorare
- Valutazione tecnica: formulata in relazione alla situazione
- Progettuale
Il limite dell’autonomia deriva dalla struttura normativa e organizzativa in cui esso opera, a cui compete potere decisionale sull’organizzazione, sulla gestione delle risorse umane ecc. Tale limite comprende la distinzione tra:
- Responsabilità tecnica → propria dell’assistente sociale
- Responsabilità decisionale → propria del suo ente di appartenenza o di altri soggetti
Cap. 2 – Responsabilità nei confronti della persona utente e cliente
Il titolo III del codice deontologico dell’assistente sociale si compone di 22 articoli suddivisi in 3 capi:
- Capo I: diritti degli utenti e clienti
- Capo II: regole generali di comportamento
- Capo III: riservatezza e segreto professionale
2.2 Capo I: i diritti degli utenti e dei clienti nella relazione con l’assistente sociale
L’assistente sociale è un professionista dell’aiuto che ai sensi della legge 84/1993 opera per la prevenzione, il sostegno e il recupero della persona; quindi il suo lavoro si fonda sulla costruzione di relazioni di aiuto in base ai principi e ai valori.
Art. 11 L’assistente sociale, in base alla sua professionalità, deve promuovere l’autodeterminazione degli utenti e clienti, la loro potenzialità e autonomia in quanto sono soggetti attivi del progetto di aiuto, instaurando un rapporto di fiducia. Affinché si realizzi una relazione di aiuto è necessario che l’operatore rispetti delle condizioni:
- La persona, in quanto portatrice di un bisogno, deve essere aiutata ad esplicare le proprie aspettative e delineare il percorso che intende intraprendere
- Le persone devono essere aiutate a raccontare/raccontarsi e dare significato agli eventi che ritengono importanti nella loro vita
- Per sviluppare un rapporto fiduciario è necessario assumere atteggiamenti non giudicanti, accoglienti e che garantiscono la riservatezza ma anche aiutare le persone ad essere consapevoli di come lavora l’assistente sociale, dei criteri che utilizza per analizzare le situazioni e per formulare la valutazione sociale
Responsabilità primaria dell’assistente sociale è quella di assicurare ai soggetti la possibilità di compiere scelte consapevoli e libere da condizionamenti esterni. La costruzione delle relazioni di aiuto fondate sulla fiducia sono facilitate e rafforzate dall’adozione e applicazione della valutazione, intesa come attribuzione di senso e di significato degli elementi analizzati. La persona condivide la valutazione proposta dall’assistente sociale, arrivando ad una presa in carico intesa come accordo per costruire un progetto condiviso e concordato. Quindi, si definiscono obiettivi di lavoro, interventi/azioni, tempi e modalità di valutazione (in itinere e di chiusura) del progetto; se la persona non condivide la valutazione formulata dall’assistente sociale è possibile adottare 3 diverse strategie:
- Valutare che non ci siano le condizioni per costruire un progetto di aiuto e restituire alla persona l’impossibilità di continuare un percorso di aiuto
- Costruire un accordo di lavoro a partire dalla valutazione dell’utente e definire un progetto di aiuto, dandosi un tempo preciso di attuazione, verifica e valutazione a breve termine
- Chiedere all’utente di fidarsi delle proprie competenze e della valutazione formulata
Costruire un progetto di aiuto, oltre ad essere un dovere dell’assistente sociale, è un diritto delle persone ed è solo attraverso l’adozione di queste responsabilità che è possibile costruire rapporti fondati sulla fiducia. Nel servizio sociale gioca un ruolo importante il rapporto diretto con l’utente per la consulenza, il sostegno e l’individuazione di progetti individualizzati.
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