Estratto del documento

Capitolo 1

Con le 2 rivoluzioni industriali (La 1a dalla 2a metà del 700 – la 2a dal 1870) l’approvvigionamento e il trasporto di risorse energetiche fossili sono diventati fondamentali sia dal punto di vista di sicurezza interna che esterna. Fino ad allora infatti le fonti energetiche erano quasi esclusivamente rinnovabili, con l’eccezione del carbone utilizzato per il riscaldamento. L’utilizzo di quest’ultimo per la produzione di vapore si sviluppa durante la prima rivoluzione industriale, andandosi a sostituire alla legna e alle vele, così come al trasporto animale; esso viene sfruttato anche per la produzione dell’acciaio e quindi per la costruzione di ferrovie, ponti e piani infrastrutturali in generale.

Il possesso delle miniere di carbone diventa quindi fondamentale: proprio per questo il carbone del Galles e dell’Inghilterra del nord diviene uno dei fattori fondamentali dello sviluppo industriale inglese. Altri fattori di tale sviluppo sono stati: l’accumulazione coloniale di capitali, grazie alla tratta degli schiavi, l’aumento di produttività agricola, i progressi scientifici e tecnologici, i processi di liberalizzazione degli scambi e lo sviluppo del commercio internazionale.

L’accesso diretto al carbone ha favorito in seguito l’industrializzazione della Germania, della Francia, del Belgio, degli USA e altri paesi europei; la Cina, ricca di carbone, aveva tuttavia il problema della distanza tra i giacimenti e le aree popolate, non permettendo uno sviluppo pari a quello degli stati precedentemente elencati. Un altro fattore che ha favorito l’Inghilterra era il sistema di tassazione e frammentazione politica che caratterizzava l’Europa centrale con dazi e barriere fiscali che frammentavano il mercato, rallentandone l’industrializzazione (tra il 1770 e il 1830 la produzione inglese passa da 6 milioni a 30 milioni di tonnellate).

In Germania alla fine del 18° secolo, le miniere iniziano a svilupparsi nella valle della Ruhr, soprattutto dalla famiglia Krupp, parallelamente a una forte crescita della costruzione di ferrovie a partire dal 1850; questo processo è stato anche facilitato dall’unione doganale e infine all’unificazione della Germania del 1871. Nonostante negli anni della grande depressione la produzione di carbone subì un netto calo, per poi risalire, in generale in tutti i paesi che si industrializzavano e possedevano giacimenti la produzione cresceva rapidamente, tant’è che gli USA superarono il Regno Unito a ridosso del 20° secolo.

Per quanto riguarda le aree adiacenti al Reno, esse erano state oggetto di rivalità tra Francia e i poteri che si affermavano nel mondo germanico, fino ad acquisire un valore strategico date le ingenti risorse di carbone e ferro presenti; il possesso di queste terre è stato infatti al centro delle alleanze nelle guerre franco-prussiane e nelle 2 guerre mondiali. La crescita progressiva dell’industria pesante tedesca ha portato all’acquisizione da parte delle Germania di un’elevata capacità di produzione di armamenti, grazie alla quale Berlino alla fine del 19° secolo decise di affermare la propria potenza politica in Medio Oriente, in Asia e in America Latina, rafforzando l’attività coloniale anche in Africa; ciò causò l’inevitabile scontro con il Regno Unito, gettando le basi per la prima guerra mondiale.

Dopo la grande guerra il governo francese, che aveva riottenuto l’Alsazia e la Lorena, ritenne che fosse necessario occupare la Ruhr per garantirsi il pagamento delle riparazioni di guerra; tuttavia l’occupazione provocò un crollo della produzione ed una resistenza passiva tedesca, non consentendo alla Francia di ottenere i risultati sperati, oltretutto provocando una condizione economica e politica alquanto precaria e quindi il crollo della Repubblica di Weimar e il successivo avvento del Nazismo.

Con la fine della seconda guerra mondiale, facendo tesoro delle lezioni apprese negli anni passati, i paesi dell’Europa renana (Francia, Germania e Benelux con l’aggiunta dell’Italia) decisero di mettere in comune le risorse carbonifere e siderurgiche regolandone la produzione e la commercializzazione. Nacque così la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA), costituita nel 1951 per realizzare un mercato comune attraverso una concorrenza che si basasse sulla soppressione dei dazi doganali e sulla sicurezza degli approvvigionamenti e la fissazione di prezzi minimi. Gli USA dal canto loro incoraggiarono questo processo con il medesimo intento europeo, ovvero garantire la pace, la prosperità del continente ed un nuovo assetto economico e di sicurezza nel quadro della guerra fredda.

All’interno della CECA un’alta autorità sovranazionale aveva potere di regolamentazione nella condivisione di sovranità, nello specifico settore carbosiderurgico, che si sarebbe poi esteso nel 1957 alla Comunità Economica Europea (CEE).

Capitolo 2

La seconda rivoluzione industriale è caratterizzata dall’avvento dell’elettricità, dalla petrolchimica, dallo sfruttamento del motore a scoppio (1853) e degli idrocarburi per la produzione di energia. L’utilizzo di energia elettrica derivò dai progressi tecnologici portati avanti alla fine del 18° secolo da studiosi come Galvani e Volta. Tale produzione faceva all’inizio ricorso alla fonte idrica per la movimentazione delle turbine e la trasformazione di energia meccanica in energia elettrica; si affiancò a questa un progressivo uso delle fonti fossili.

L’impiego dell’energia idroelettrica ha consentito a paesi privi di carbone (come L’Italia ed il Giappone) di iniziare un processo di industrializzazione alla fine dell’800: all’inizio del 20° secolo l’energia idroelettrica era la principale risorsa energetica italiana (65%); al vertiginoso aumento della domanda energetica si è poi fatto fronte soprattutto con centrali termiche e con l’importazione principalmente tra Svizzera e Francia. Attualmente la percentuale idroelettrica italiana è al 15%.

Nonostante i numerosi vantaggi nell’idroelettrico, numerosi sono anche i problemi:

  • Esaurimento dei siti adatti all’installazione degli impianti
  • Problematiche ambientali (mutamenti degli ecosistemi, effetti sull’evaporazione, effetti sulle produzioni agricole)
  • Sicurezza idrogeologica (sui regimi idrici dei corsi d’acqua sui quali insistono gli impianti)
  • Ripercussioni sociali sugli abitanti limitrofi all’impianto (spostamenti di popolazioni locali)
  • Dispersione nel trasporto sulla lunga distanza
  • Tensioni e controversie internazionali (Convenzione del 21 maggio 1997, entrata in vigore nel 2014, stabilisce che gli Stati rivieraschi hanno il diritto all’uso delle acque, tenendo conto degli interessi degli altri Stati e di un’adeguata protezione dei corsi d’acqua stessi; come nel caso Etiope in relazione alla costruzione della diga sul Nilo o come in Turchia riguardo agli sbarramenti sul Tigri e l’Eufrate)

Proprio per questi problemi la crescita di domanda energetica è stata, come già detto, sempre più coperta dall’impiego di fonti fossili (prima il carbone, poi il petrolio ed il gas).

Riguardo gli USA le prime centrali furono installate agli inizi degli anni 80 dell’800 (importante quella del Niagara) aumentando vertiginosamente negli anni 30 del ‘900 grazie alla politica del New Deal di Roosevelt, volta a superare la Grande Depressione attraverso un piano di ingenti investimenti pubblici.

I maggiori produttori di energia idroelettrica nel mondo sono (quota della produzione mondiale) attualmente:

  • Cina (23%)
  • Brasile (11%)
  • Canada (10%)
  • USA (8%)
  • Russia (4,5%)

Ancora poco sfruttate sono le ricerche riguardanti nuove fonti energetiche; in particolare quelle relative ai movimenti dell’acqua come le maree, i moti ondosi e le correnti fluviali, le quali qualora acquisteranno rilievo potranno essere oggetto di interessi contrastanti e quindi di alleanze e scontri internazionali.

Capitolo 3

L’invenzione del motore a scoppio a combustione interna segnò una svolta fondamentale sia nel sistema produttivo, che in quello dei trasporti, consentendo l’impiego di macchine che assicuravano spostamenti più veloci e con carichi maggiori e garantivano altresì il funzionamento di nuove macchine per la produzione sia agricola che industriale, tutto questo a scapito della vecchia tecnologia a vapore. A partire dagli Stati Uniti, agli inizi del ‘900, il motore a scoppio iniziò ad essere utilizzato anche per scopi privati dando il via alla motorizzazione di massa, seguendo il modello introdotto da Ford nelle sue fabbriche, che comportava sia un aumento di produttività che una riduzione dei costi.

Nel corso di pochi decenni, il petrolio ed i suoi derivati, divennero un fattore cruciale per lo sviluppo del potere economico e politico; nello specifico gli Stati Uniti svilupparono per primi, già all’inizio degli anni ’80, l’estrazione di petrolio di cui il paese era ricco, specialmente al sud. All’epoca la compagnia dominante era la Standard Oil di Rockefeller che controllava l’80% della raffinazione. Nel 1911 il Presidente Roosevelt attuò delle disposizioni volte a frammentare tale monopolio, dando vita alle future importanti multinazionali americane del settore. Un’altra grande area di sviluppo dell’estrazione petrolifera fu la Russia (che superò alla fine dell’800 gli USA), e la zona del Caspio.

Diveniva quindi fondamentale per i paesi industrializzati accaparrarsi il controllo delle zone più ricche di petrolio; proprio a riguardo il Medio Oriente divenne un’area particolarmente strategica soprattutto con l’apertura del 1869 del Canale di Suez. La Germania, insieme ad Austria e Ungheria, avevano puntato alla sopravvivenza dell’impero ottomano, mentre al contrario Regno Unito, Francia, Russia e Italia miravano alla sua dissoluzione. Proprio il fattore petrolio fu tra le cause dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, che con i patti di Sykes-Picot del 1916 determinò il dominio franco-britannico della regione (la Russia era impegnata dalla risoluzione sovietica).

Con i trattati di Sevres (1920) e Losanna (1923) derivò una sostanziale riduzione della Turchia, nonché la nascita di Stati arabi sottoposti a mandato francese (Siria e Libano) e inglese (Palestina, Transgiordania e Iraq). Si stava intanto sviluppando l’immigrazione sionista degli ebrei provenienti dall’Europa per la promessa della “national home” in Palestina. La divisione franco-britannica in Medio Oriente era a vantaggio inglese, viste le maggiori quantità di risorse di cui potevano disporre; ne nacque una disputa tra i due, che si risolse nell’accordo di San Remo del 1920, con il quale la Francia cedette al controllo territoriale in cambio della partecipazione francese allo sfruttamento petrolifero.

Per quanto riguarda l’Iraq era forte il sentimento di ostilità nei confronti dell’occupante inglese, confermate dalle forze nazionaliste di opposizione, come il partito Baath, da poco fondato in Siria, con collegamenti sul piano ideologico col fascismo; a questo si era accompagnata una difficoltà di rapporti con l’Arabia Saudita, dove, nel 1932, era stato fondato il Regno dell’Arabia Saudita. Il Re Saud concesse l’esplorazione e l’esportazione delle riserve petrolifere del paese agli USA, mentre il controllo inglese si affermò sulle riserve iraniane (oggetto di accordo anglo-russo del 1907).

Tuttavia anche in Iran era forte lo scontento nei confronti del Regno Unito e del governo accusato di collusione, tant’è che nel 1951 si formò un governo guidato dal nazionalista Mossadeq, che dispose la nazionalizzazione dell’industria petrolifera, che portò alla temporanea assenza dello Shah, il quale non condivideva tali scelte. Due anni dopo un colpo di Stato favorito dagli inglesi riportò lo Shah alla pienezza dei suoi poteri, ristabilendo la situazione precedente, ma facendo crescere l’ostilità nei confronti dei britannici.

La crescente domanda di petrolio necessitò, tuttavia, di andare alla ricerca di altre zone, prima fra tutte quelle caraibica: in Venezuela si iniziò, nel 1914, dando vita ad un rapido sviluppo del settore, che lo rese in vent’anni il maggiore esportatore di petrolio al mondo ed il terzo produttore dopo USA e URSS; nello Stato si sviluppò tuttavia la cosiddetta malattia olandese, per la quale l’enorme sviluppo di un settore porta ad una drastica perdita di competitività nei restanti (soprattutto il settore alimentare subì le conseguenze maggiori), in ragione del fatto che i proventi dal petrolio, al netto dei grandi profitti delle società americane e anglo-olandesi, non venivano adeguatamente utilizzati per sviluppare le infrastrutture ed i servizi sociali del paese. Anche in questo caso crebbe una diffusa ostilità verso le compagnie petrolifere ed i relativi governi; nel 1941 il Presidente Angarita impose a riguardo la regola del “fifty-fifty”.

Capitolo 4

Negli anni 50 e 60 in Medio Oriente e nel Mediterraneo ci furono diversi avvenimenti che cambiarono gli equilibri politici ed economici della regione; l’Egitto attuò una politica di allontanamento dai rapporti con l’occidente, pur mostrandosi inizialmente favorevole agli USA. Nel 1955 il primo ministro indiano Nehru, il leader indonesiano e altri esponenti di paesi da poco indipendenti fondarono il Movimento dei Non Allineati, che contestava il dominio occidentale, rifiutando al tempo stesso un’alleanza con l’URSS; è bene ricordare che la Jugoslavia di Tito aderì successivamente a questo blocco.

Nel 1956 Nasser (presidente egiziano) decise la nazionalizzazione del canale di Suez, contro cui si schierarono militarmente Gran Bretagna e Francia assieme ad Israele; tuttavia gli USA negarono ogni solidarietà ai loro maggiori alleati nell’ambito della NATO, in quanto considerarono che non era nell’interesse dell’occidente schierarsi contro paesi del terzo mondo che simpatizzavano con l’Egitto, rischiando altresì una crisi con l’Unione Sovietica che sosteneva militarmente Nasser. La crisi di Suez mostrò sia la definitiva perdita di potere delle vecchie potenze coloniali, sia l’affermazione americana in Medio Oriente, affiancata all’intromissione dell’URSS, che, dal canto suo, coglieva l’opportunità di sostenere il processo di decolonizzazione.

Proprio per questi motivi sia la Francia che la Gran Bretagna furono costrette ad accelerare il processo di decolonizzazione, ma mentre il Regno Unito comprese totalmente il legame incondizionato con gli USA, la Francia decise di puntare sul processo di integrazione europea (nell’anno successivo verranno firmati i trattati di Roma). Il governo francese concordò l’indipendenza di Tunisia e Marocco e in Medio Oriente si avvicinò all’Egitto ed agli altri nazionalisti arabi tenendo presente le grandi risorse petrolifere, ma al tempo stesso si diresse verso l’indipendenza energetica con lo sviluppo dell’energia nucleare.

Per quanto riguarda l’Italia, essa era consapevole che sarebbe stata definitivamente privata delle sue ex colonie, occupate dagli inglesi nel corso della guerra, proprio per questo il paese guidato da De Gasperi si schierò a favore di processi di decolonizzazione avviando una politica di dialogo con tutti i paesi dell’area e coltivando al tempo stesso l’amicizia con Israele. L’Eni guidata da Enrico Mattei stabilì dei rapporti diretti con i maggiori produttori di idrocarburi (Iran, Iraq, Egitto, Arabia Saudita), oltre a trarre vantaggio dalle cattive relazioni di Gheddafi con le società anglo-americane.

Nel 1973 ci fu una svolta cruciale nel mercato degli idrocarburi, i cui effetti più visibili riguardarono essenzialmente il petrolio e più nello specifico la crisi degli approvvigionamenti petroliferi causata da una guerra dell’Egitto contro Israele; nonostante quest’ultima sia la causa scatenante, in realtà vi era la forte esigenza dei paesi produttori, e delle stesse società petrolifere, di avere prezzi più compatibili con una domanda sempre crescente. Se da un lato i forti aumenti dei prezzi avevano conseguenze negative in paesi consumatori, provocando un sensibile rallentamento della loro crescita, dall’altro essi consentivano nuovi investimenti, e quindi più estrazione, con conseguente diminuzione dei prezzi.

In risposta al primo shock petrolifero fu costituita all’anno seguente nell’ambito dell’OCSE l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) per coordinare le risposte ai problemi del mercato petrolifero, sostenere lo sviluppo di fonti alternative e di politiche integrative in campo ambientale ed energetico; in questo senso divenne fondamentale prima il G5, poi il G7 che comprendevano le maggiori economie di mercato.

Un secondo fattore di svolta per gli equilibri del mercato petrolifero fu la rivoluzione islamica in Iran nel 1979: all’interno del clero sciita si era sviluppato un movimento di contestazione guidato dall’Ayatollah Khomeini al potere dello Shah; il successo della rivoluzione fu determinato dalla convergenza fra la gerarchia religiosa, la gioventù che vedeva nell’Islam la sola via di emancipazione e il “bazar” (classe mercantile, religiosa e conservatrice) in competizione col potere economico dello Shah. La Repubblica islamica, così costituita, ha assunto le forme di una democrazia parlamentare, sotto lo stretto controllo dell’autorità religiosa, che aveva fatto perdere all’occidente la figura dello Shah quale importante alleato nell’area.

Gli eventi in Iran avevano determinato una contrazione dell’esportazione di petrolio con conseguente aumento dei prezzi.

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher octopus903 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politiche internazionali su energia e cambiamenti climatici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Melani Maurizio.
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