Produttività del lavoro e vantaggi comparati: il modello ricardiano
Il concetto di vantaggio comparato
Il costo-opportunità è ciò a cui si deve rinunciare per fare una scelta economica ed è pari al valore della migliore alternativa. Il costo-opportunità del bene A rispetto al bene B è la quantità di B che sarebbe prodotta con la quantità di A.
Esempio: supponiamo che gli USA coltivino 10 milioni di rose, e che le risorse utilizzate per produrre quelle rose avrebbero potuto essere impiegate per produrre 100.000 computer. Il costo-opportunità di quei 10 milioni di rose sarebbe quindi pari a 100.000 computer. Il costo-opportunità è diverso tra i vari paesi e offre la possibilità di riorganizzare la produzione internazionale in modo vantaggioso per entrambi i paesi.
Una riorganizzazione della produzione internazionale porterebbe a:
- Milioni di rose: Stati Uniti +10
- Migliaia di computer: +100
- Vantaggio comparato: Computer
- Colombia: +10
- 30: Rose
Questa riorganizzazione della produzione aumenta la quantità della produzione mondiale, aumentando teoricamente il tenore di vita di tutti. Il commercio internazionale consente a ciascun paese di specializzarsi nella produzione del bene rispetto al quale ha un vantaggio comparato. Un paese ha un vantaggio comparato nella produzione di un bene se il costo-opportunità della produzione di questo rispetto ad altri beni è minore in quel paese che in altri. Il commercio tra due paesi può portare benefici a entrambi se ciascun paese esporta i beni nei quali ha un vantaggio comparato.
Modello Ricardiano: modello di commercio internazionale di David Ricardo, in cui il commercio internazionale è motivato da differenze nella produttività del lavoro.
Un'economia con un solo fattore
Analizziamo un’economia H con un solo fattore di produzione. Vengono prodotti due beni, stoffa (s) e cibo (c). La produttività del lavoro in ogni settore viene espressa in termini di lavoro impiegato per unità di prodotto, ovvero il numero di ore di lavoro necessarie per produrre un chilogrammo di cibo o un metro di stoffa.
a: quantità di lavoro impiegato per una unità di stoffa
Lsa: quantità di lavoro impiegato per una unità di cibo
L: offerta totale di lavoro
La frontiera delle possibilità produttive
Poiché le risorse sono limitate, sarà limitato anche ciò che è possibile produrre, ci si trova davanti ad un trade-off: per produrre una quantità maggiore di un bene sarà necessario rinunciare a parte della produzione dell’altro bene.
Frontiera delle possibilità produttive: la quantità massima di stoffa che è possibile produrre una volta deciso il livello di produzione di cibo e viceversa.
Qs: quantità di stoffa prodotta
Qc: quantità di cibo prodotta
X: acQc + asQs ≤ L
Se L = 1000, ac = 1, as = 2
Il costo-opportunità della stoffa in termini di cibo è di as / ac.
Prezzi relativi e offerta
La FPP rappresenta le diverse combinazioni di beni che l’economia può produrre, ma per decidere quale combinazione viene prodotta bisogna guardare i prezzi, in particolare il prezzo relativo dei due beni. In un’economia concorrenziale, l’offerta è determinata dal tentativo degli individui di massimizzare i guadagni. In questo modello semplificato, l’offerta di stoffa e di cibo è determinata dagli spostamenti del lavoro verso il settore in cui si pagano i salari più alti.
Per misurare dove si specializzerà l’economia devo tenere conto di questi due fattori: siano ps e pc i prezzi della stoffa e del cibo, as e ac le ore di lavoro per produrre un chilogrammo di cibo e un metro di stoffa, il salario orario sarà pari al prodotto di un’ora di lavoro: ps / as, pc / ac. In questo caso, se pc / ac > ps / as, ci si specializzerà nella produzione di cibo. Viceversa, nella produzione di stoffa.
L’economia si specializzerà nella produzione di cibo se il prezzo relativo del cibo è maggiore del suo costo-opportunità, mentre si specializzerà nella produzione di stoffa se il prezzo relativo del cibo è minore del suo costo-opportunità in termini di stoffa. Inoltre, in assenza di commercio internazionale, i prezzi relativi dei beni sono pari al rapporto fra le quantità di lavoro necessarie per produrli.
Il commercio internazionale nel modello a un solo fattore
Supponiamo vi siano due paesi, H e F, dove in ognuno esiste un solo fattore di produzione, il lavoro, utilizzato per produrre due soli beni, stoffa e cibo. Indicheremo la forza lavoro di H con L, e le unità di lavoro necessarie a produrre un chilogrammo di cibo e un metro di stoffa rispettivamente con ac e as. Per indicare le grandezze relative del paese F utilizzeremo gli stessi simboli, ma con un asterisco.
H è più produttivo di F nella produzione di cibo e meno produttivo nella produzione di stoffa o viceversa. Per il momento imporremo soltanto un’assunzione arbitraria, ovvero che: ac / as < ac* / as* : assumiamo che il rapporto fra le quantità di lavoro richieste nella produzione di cibo e stoffa sia minore in H che in F. Quindi H ha un vantaggio comparato nella produzione di cibo.
Quando un paese può produrre un’unità di un bene utilizzando meno lavoro rispetto ad un altro paese, diremo che esso ha un vantaggio assoluto nella produzione di quel bene. Il vantaggio comparato non deve essere confuso con il vantaggio assoluto; è il primo che determina chi dovrebbe produrre e chi produrrà un certo bene.
In assenza di commercio internazionale, i prezzi relativi dei due beni sarebbero determinati, in ogni paese dal rapporto tra ac / as e ac* / as*. Quando consideriamo la possibilità che i paesi commercino fra loro, i prezzi non possono più essere determinati soltanto da fattori interni. Se il prezzo relativo del cibo è più alto in F che in H, sarà conveniente trasferire cibo da H a F, e viceversa inviare stoffa da F ad H.
La determinazione dei prezzi relativi dopo lo scambio
I prezzi dei beni commerciati sui mercati internazionali sono determinati dall’interazione tra domanda e offerta. Quando si studia gli effetti all’interno di un singolo mercato si può usare un’analisi di equilibrio parziale. Quando si studiano i vantaggi comparati è importante non trascurare le relazioni fra mercati distinti. In questo caso bisogna fare un’analisi di equilibrio generale. Per esaminare i due mercati si considerano le quantità relative domandate e offerte e non solo le quantità assolute.
Vi sono due curve, uno è la curva di domanda relativa (RD) e l’altra è la curva di offerta relativa (RS). Per esserci equilibrio generale internazionale, domanda e offerta devono essere uguali, quindi il prezzo è determinato dall’intersezione delle due curve.
Nella curva RS si nota che non vi può essere produzione di cibo se il prezzo scende al di sotto della quantità ac / as: questo perché il paese H si specializza nella produzione di stoffa se (Pc / Ps) < ac / as, lo stesso vale per il paese F. Ipotizzando che ac / as < ac* / as*, se il prezzo relativo del cibo scende al di sotto di ac / as, non si avrà alcuna produzione di cibo.
Quando il prezzo del cibo è uguale a ac / as, i lavoratori ottengono lo stesso guadagno nella produzione di cibo o stoffa. Quindi il paese H sarebbe disponibile a produrre qualsiasi quantità di cibo o stoffa.
L’inclinazione negativa della curva RD riflette un effetto di sostituzione secondo cui all’aumentare del prezzo relativo del cibo, i consumatori acquistano meno cibo e più stoffa. Il prezzo relativo di equilibrio del cibo è determinato dall’intersezione delle due curve. Qui ciascun paese si specializzerà nella produzione del bene di cui si tiene un vantaggio comparato. Il risultato del commercio internazionale è che il prezzo di uno dei beni scambiati espresso in termini dell’altro bene si troverà in una posizione compresa tra i prezzi interni precedenti al commercio fra i due paesi.
I vantaggi del commercio internazionale
Per capire se specializzazione e commercio internazionale sono vantaggiosi bisogna pensare al commercio come a un metodo indiretto di produzione. Il paese H potrebbe produrre stoffa direttamente, ma il commercio con F consente di “produrre” stoffa producendo prima cibo e scambiando quest’ultimo con stoffa; questa produzione “indiretta” risulta più efficiente di quella diretta. In assenza di commercio, le possibilità di consumo coincidono con le possibilità di produzione (le rette nere PF e P*F*). Quando si considera anche il commercio, ogni economia si trova a poter consumare combinazioni dei due beni diverse da quelle che produce. Le possibilità di consumo del primo paese sono indicate dalla retta TF, e nel secondo paese da T*F*. In entrambi i casi il commercio allarga la gamma di scelte per i consumatori, migliorando il tenore di vita che possono raggiungere.
Un esempio numerico
Quando due paesi si specializzano nella produzione dei beni nei quali hanno un vantaggio comparato, entrambi guadagnano dallo scambio.
| Cibo | Stoffa | Vantaggio comparato |
|---|---|---|
| H: ac = 1 ora | as = 2 ore | Cibo |
| F: ac* = 6 ore | as* = 3 ore | Stoffa |
Dobbiamo determinare il prezzo relativo del cibo: in H il costo-opportunità del cibo è 1/2, in F è 2. Quindi affinché il mercato sia in equilibrio il prezzo deve essere compreso tra questi due (possiamo supporre sia 1). Il paese H si specializzerà nella produzione di cibo, volendoci meno tempo per produrre un chilo, e F si specializzerà nella produzione di stoffa. H può “produrre” stoffa più efficientemente producendo cibo e scambiandola con stoffa che producendo stoffa direttamente. Nel caso di produzione diretta un’ora di lavoro può produrre soltano 1/2 metro di stoffa. La stessa ora può essere impiegata per produrre un chilogrammo di cibo scambiandolo con un metro di stoffa (produzione indiretta); il discorso indiretto vale per F. Il commercio internazionale consente di impiegare il proprio lavoro con efficienza doppia rispetto alla situazione in cui tutti i beni vengono prodotti internamente.
Una nota sui salari relativi
I lavoratori in H guadagnano il valore di un chilo di cibo per ora lavorata, in F guadagnano un terzo del valore di un metro di stoffa per ora lavorata. Supponendo che entrambi i beni si vendano a $12, i lavoratori in H guadagnano 12$ mentre in F solo 4$ all’ora. Il salario relativo è l’ammontare che i lavoratori di un paese ricevono per ora lavorata rispetto all’ammontare ricevuto per ora lavorata dai lavoratori dell’altro paese. Nel paese H è pari a 3, nel paese F 0.333.
I fraintendimenti circa i vantaggi comparati
Produttività e competitività
Il libero commercio è vantaggioso solo se il proprio paese è abbastanza forte da sostenere la concorrenza internazionale: qui non si è capito il modello di Ricardo. I vantaggi del commercio internazionale dipendono dal vantaggio comparato e non dal vantaggio assoluto. Il vantaggio competitivo di un settore non dipende solo dalla sua produttività rispetto all’industria straniera, ma anche dal rapporto fra i salari nazionale ed esteri. Il salario del paese dipende dalla produttività relativa del lavoro in tutti i settori.
La questione dei bassi salari
Questione dei bassi salari: se basata sui bassi salari, la concorrenza estera è scorretta ed danneggia gli altri paesi (viene usato spesso dai sindacati per ottenere misure protettive). I salari riflettono le differenze di produttività tra i paesi, quindi un paese con salari più alti viene considerato più produttivo per quel bene rispetto ai paesi con bassi salari.
Sfruttamento
Il commercio internazionale sfrutta un paese e ne diminuisce il benessere, se i suoi lavoratori ricevono salari molto inferiori rispetto ai lavoratori di altri paesi. Per comprendere la desiderabilità del libero scambio, non possiamo chiederci se i lavoratori a basso salario meritano un salario più alto, dobbiamo chiederei se i lavoratori e i loro paesi stanno peggio esportano i beni grazie ai loro bassi salari di quanto non starebbero esportando affatto. E in questo caso, quale sarebbe l’alternativa? Negare loro l’opportunità di esportare e di commerciare sarebbe come condannarli ad una povertà peggiore.
Vantaggio comparato in presenza di più beni
Costruzione del modello
Pensiamo ad un modello con due paesi H e F, con un solo fattore di produzione L, ognuno dei paesi consuma ed è in grado di produrre un numero elevato di beni diversi, N beni. Numeriamoli da 1 a N. Indichiamo le unità di lavoro necessarie per il paese H per la produzione di un bene generico con aLi, per il paese F con aLi*. Per ogni bene possiamo calcolare il rapporto tra le quantità di lavoro necessarie, aLi / aLi* (al numero più basso deve corrispondere il rapporto più basso).
Salari relativi e specializzazione
Ora calcoliamo il rapporto tra salari pagati nei due paesi. Supponiamo che i salari siano rispettivamente w e w*, il rapporto sarà w/w*, e sarà sempre meglio produrre i beni dove è più conveniente. Il bene i sarà prodotto in H se waLi < w*aLi*, nel paese F se waLi > w*aLi*.
Il paese H avrà un vantaggio in termini di costo nella produzione in tutti quei beni in cui la sua produttività relativa è più alta del suo salario relativo, mentre F avrà un vantaggio nella produzione degli altri beni.
La determinazione del salario relativo nel modello con molti beni
Cosa succede se vengono prodotti più beni? E come si fa a determinare il rapporto tra salari? Dobbiamo considerare le domande relative di lavoro impliciti nelle domande relative dei singoli beni. La domanda di lavoro infatti non è esercitata direttamente dai consumatori, ma è una domanda derivata che risulta dalla domanda per beni prodotti con il lavoro di ogni paese.
In H la domanda relativa di lavoro diminuisce quando aumenta il rapporto tra il salario pagato in H e quello pagato in F: se in H il lavoro diventa relativamente più caro anche i beni prodotti diventeranno relativamente più cari e la domanda mondiale per questi beni diminuirà; quando il salario pagato in H sale, un numero minore di beni verrà prodotto in quel paese e un numero maggiore in F.
Costi di trasporto e beni non commerciabili
I costi di trasporto hanno conseguenze sul modo in cui le economie aperte al commercio internazionale sono influenzate da fattori quali gli aiuti economici internazionali e gli investimenti internazionali, e da problemi di bilancia dei pagamenti. In questo modello i paesi non producono più di un bene al tempo stesso. Questo perché l’esistenza di più di un fattore produttivo diminuisce la tendenza verso la specializzazione, i paesi talvolta proteggono le proprie industrie dalla concorrenza internazionale e il trasporto di beni e servizi è costoso. Infatti, i costi di trasporto scoraggiano il commercio internazionale. Questo porta alla creazione di beni non commerciabili ovvero beni prodotti in proprio da ogni paese perché è troppo costoso trasportare.
Evidenza empirica per il modello ricardiano
- Il modello prevede un estremo grado di specializzazione a cui nella realtà non si arriva.
- Esclude che il commercio internazionale abbia effetti sulla distribuzione del reddito, ma in realtà il commercio internazionale ha importanti effetti sulla distribuzione del reddito.
- Non riconosce alcun ruolo alle differenze fra i paesi in termini di risorse come causa dello scambio.
- Trascura il ruolo delle economie di scala come causa degli scambi, ed è perciò incapace di spiegare gli ampi flussi commerciali fra nazioni apparentemente simili.
- Nonostante tutto ciò la previsione principale secondo cui i paesi dovrebbero tendere a esportare i beni per i quali la loro produttività è relativamente alta, è stata decisamente confermata nel tempo.
Fattori specifici e distribuzione del reddito
Il modello a fattori specifici
Il modello a fattori specifici: sviluppato da Samuelson e Jones, considera un’economia che produce 2 beni e alloca la sua offerta di lavoro nei due settori, ma prevede l’esistenza di altri fattori specifici oltre al lavoro. Il lavoro è un fattore mobile, i fattori aggiuntivi sono specifici.
Le ipotesi del modello
Vi sono due beni, cibo (c) e stoffa (s) e tre fattori produttivi, lavoro (L), capitale (K) e terra (T). La produzione di stoffa dipende da quanto capitale e lavoro impiego in quel settore. Dunque la funzione di produzione indica la quantità di stoffa che può essere prodotta data qualsiasi combinazione di lavoro e capitale.
Qs = Qs(K, Ls); Qc = Qc(T, Lc); Ls + Lc = L
Le possibilità produttive
In questo modello ciascun fattore specifico può essere impiegato in un solo settore, solo il lavoro può essere impiegato in entrambi. Bisogna capire come varia il mix produttivo quando il lavoro si sposta. Il prodotto marginale del lavoro, indicato come una curva, rappresenta la quantità aggiunta di prodotto generata aumentando di una unità la quantità di lavoro.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Economia internazionale, Prof. Caruso Raul, libro consigliato Economia Internazionale 1, Paul Krugm…
-
Riassunto esame Economia internazionale, Prof. Murat Marina Giovanna, libro consigliato Economia internazionale, vo…
-
Riassunto esame Economia internazionale, Prof. Campo Francesco, libro consigliato Economia internazionale 1. Teoria…
-
Riassunto esame Economia e finanza internazionale, Prof. Carbonari Lorenzo, libro consigliato Economia internaziona…