La finanza e l'economia
La finanza è lo strumento per difendersi dall'incertezza del futuro. È possibile anche senza moneta. Economia significa regole della casa. Il padre dell'economia è Adam Smith (filosofo morale) che scrive "Le ricchezze delle nazioni" cercando di individuarne la natura e le cause. La ricchezza delle nazioni è causata dal lavoro.
Il modello neoclassico e la legge di Say
I neoclassici (Ricardo), partendo da Smith, sviluppano il modello dell'equilibrio economico generale secondo cui esistono dei meccanismi automatici di aggiustamento dell'economia tramite i prezzi. Domanda e offerta si codeterminano, ma è l'offerta che è vincolante. L'offerta dipende dalle risorse, dalla tecnologia, dalle istituzioni, dalle preferenze.
Legge di Say: Y —> DA "Le conseguenze economiche della pace" Keynes scrive. Tentativo di uscire dalla grande depressione del '29. La disoccupazione è una trappola da cui non si esce perché ci troviamo in un equilibrio di sottoccupazione. La domanda dei disoccupati è invisibile. Per Keynes nel breve periodo: DA —> Y.
La nascita della macroeconomia
Con Keynes nasce la macroeconomia. La macroeconomia si è formata con l'idea che i prezzi e i mercati non assolvano sempre tutte le funzioni di coordinamento richieste da un sistema economico moderno. Se si aumenta la spesa pubblica ma non si vogliono alzare le tasse o ci si indebita (ma non sempre qualcuno è disposto ad essere prestatore) o si svaluta la moneta (inflazione).
La capacità di crescere di un sistema dipende da quattro fattori esogeni:
- Risorse naturali e non
- Tecnologia, grado di conoscenza dei processi produttivi
- Preferenze profonde, orizzonte di senso in cui gli attori prendono le loro decisioni (investire o no a seconda della visione di lungo periodo)
- Istituzioni
Capitolo due: La contabilità macroeconomica
Il prodotto interno lordo (PIL) è una misura dell'attività economica di un Paese, ma anche di una regione, di una città, o per un gruppo di paesi come l'Unione Europea. Il PIL è definito per un dato intervallo di tempo, solitamente un anno o un trimestre, in quanto si tratta di una variabile di flusso. Vi sono poi le variabili di stock definite con riferimento a un particolare punto nel tempo. Ad esempio, gli investimenti sono una variabile di flusso che vanno a costituire il capitale, una variabile di stock.
Possiamo individuare tre modi per definire il PIL tra loro equivalenti:
- Somma delle vendite finali nette all'interno di un'area geografica durante un dato periodo di tempo, solitamente un anno. Questa definizione si riferisce alla somma delle vendite finali, ossia ai beni e servizi venduti al consumatore o all'impresa. Le vendite intermedie sono escluse dal calcolo del PIL per evitare una doppia contabilizzazione.
- Somma del valore aggiunto generato in una data area geografica in un determinato periodo di tempo. Un'impresa crea valore aggiunto trasformando le materie prime e i beni non finiti in prodotti che può vendere sul mercato. Il valore aggiunto dell'impresa è pari alla differenza tra le sue vendite e i costi delle materie prime. Se l'impresa produce beni intermedi il valore aggiunto che crea non viene contato in quanto è sottratto dal fatturato di un'altra impresa.
- Somma dei redditi ottenuti dai fattori produttivi nello svolgimento delle attività economiche in una data area geografica durante un determinato periodo di tempo.
Il PIL e il suo tasso di crescita sono ritenuti il più importante indicatore sullo stato di salute di un'economia. Per un confronto nel tempo dobbiamo distinguere tra un incremento del PIL dovuto a un aumento dell'attività economica reale oppure a un aumento dei prezzi ad attività economica immutata. Per un confronto tra Paesi abbiamo bisogno di esprimere le misure di PIL in una valuta comune.
Piccole economie tendono ad avere bassi livelli di PIL ma possono godere di un elevato benessere. Per dar conto di questo fatto si utilizza spesso il PIL pro capite ottenuto dal rapporto tra la misura del PIL e la popolazione del Paese in esame.
Distinguiamo tra PIL nominale o PIL a prezzi correnti ∑ p x qi. Vi è un problema se il prezzo aumenta da un anno all'altro. Di conseguenza il PIL nominale aumenta anche se il volume delle vendite finali rimane invariato. Per distinguere le variazioni del prodotto dalle variazioni dei prezzi si utilizza il PIL reale, calcolato utilizzando i prezzi osservati in un dato anno: ∑ pi x qi.
La discrepanza tra il PIL nominale e il PIL reale può essere utilizzata per misurare il livello generale dei prezzi. Il deflatore del PIL è il rapporto tra il PIL nominale e il PIL reale e offre una possibile misura del livello generale dei prezzi in un dato anno. Il tasso di inflazione può essere misurato sulla base del tasso di incremento del deflatore del PIL:
Inflazione del deflatore del PIL ≈ tasso di crescita del PIL nominale - tasso di crescita del PIL reale.
Una misura alternativa dell'inflazione si basa su una media dei prezzi chiamata indice dei prezzi. Un esempio di questa misura è l'indice dei prezzi al consumo (IPC) che è basato su un paniere di beni consumato dall'individuo medio o rappresentativo.
I flussi dei redditi e delle spese
Il diagramma del flusso circolare mostra come il PIL origini dalle vendite finali delle imprese e come venga distribuito per remunerare le famiglie che detengono i fattori di produzione impiegati. Il governo prende sotto forma di imposte e tasse e dà sotto forma di vari trasferimenti. La differenza tra le imposte e i trasferimenti è denominata imposte nette (T). Le imposte possono essere indirette, sul valore aggiunto, o dirette, sul reddito. Il settore privato è costituito da famiglie e imprese. Il reddito privato è dato da Y-T. Le famiglie possono risparmiare tale reddito oppure spenderlo nel consumo. I risparmi del settore privato vengono depositati presso il settore finanziario per canalizzarli verso le imprese che desiderano investire, ossia acquistare attrezzature produttive, definite capitale fisico.
La spesa nazionale totale, definita assorbimento da domanda, è costituita dalla somma della spesa privata e pubblica in beni e servizi C + I + G. Parte dell'assorbimento da domanda include l'acquisto dei beni e servizi importati (IM). Analogamente gli stranieri acquistano beni e servizi prodotti entro i confini nazionali (EX). EX-IM costituisce le esportazioni nette o saldo netto delle partite correnti.
La somma dell'assorbimento da domanda e delle esportazioni nette rappresenta le vendite finali totali che avvengono all'interno dell'area geografica considerata, ossia il PIL.
Y = C + I + G + EX - IM
Sebbene il PIL rappresenti il reddito collettivo guadagnato all'interno dei confini di una nazione, non finisce per intero nelle mani degli individui privati. Ciò che le famiglie ricevono effettivamente per la spesa o il risparmio è definito reddito personale disponibile. Una larga parte del PIL va allo Stato sotto forma di imposte nette o viene risparmiato dalle imprese.
Nel processo di produzione del PIL l'attrezzatura produttiva è soggetta a usura. Tale deprezzamento deve essere sottratto al PIL per ottenere il prodotto effettivamente disponibile come reddito. Il risultato di questa sottrazione porta al prodotto interno netto (PIN). Per ottenere il reddito interno sottraiamo le imposte indirette e aggiungiamo i sussidi distribuiti alle imprese. Per ottenere il reddito nazionale va aggiunta la remunerazione netta dei fattori provenienti dall'estero.
Ciò che non viene risparmiato dalle imprese o pagato sotto forma di imposte è destinato alle famiglie in quanto composte da occupati o da proprietari delle stesse imprese o in quanto creditrici indirette. Il reddito personale si ottiene sottraendo al reddito interno o nazionale i risparmi delle imprese, le imposte sulle attività produttive e i contributi sociali ma si aggiungono ciò che il governo trasferisce alle famiglie.
Il reddito personale disponibile si ottiene sottraendo al reddito personale le imposte sul reddito e altri tributi vari, ossia le risorse di cui dispongono le famiglie per la spesa o per il risparmio.
Il prodotto nazionale lordo (PNL) dà invece conto dei redditi e delle produzioni dei cittadini e delle società di un dato Paese a prescindere da dove si trovino a operare. Possiamo scrivere il PIL come Y = C + I + G + EX - IM ma anche Y = C + S + T. Quindi è sempre vero che: C + S + T = C + I + G + EX - IM.
(S - I) + (T - G) = (EX - IM)
Ovvero i flussi netti del settore privato, dello stato e del resto del mondo. Tale identità implica che tutti i beni e i servizi prodotti devono essere acquistati, ossia che la domanda totale di beni e servizi deve essere pari all'offerta. Se il risparmio privato di un Paese è maggiore dell'investimento privato, le esportazioni nette devono essere positive o il bilancio pubblico deve essere in disavanzo.
La bilancia dei pagamenti
È il documento contabile che registra tutte le transazioni avvenute tra un Paese e il resto del mondo in un determinato periodo di tempo. Si distingue tra le transazioni internazionali, che riguardano beni e servizi, e le transazioni finanziarie, che implicano l'acquisto o la vendita di attività quali azioni e obbligazioni, prestiti e crediti, valute, immobili.
Le transazioni che implicano flussi in uscita di moneta per la nazione sono registrate come voci di disavanzo. Le transazioni che apportano flussi di moneta in entrata sono considerate voci di avanzo.
I. Conto corrente
- A. Beni e servizi
- 1. Beni
- 2. Servizi
- B. Reddito internazionale
- 1. Redditi da lavoro
- 2. Redditi da capitale
- C. Trasferimenti correnti
II. Conto capitale e finanziario
- A. Conto capitale
- B. Conto finanziario
- 1. Investimenti diretti
- 2. Investimenti di portafoglio
- 3. Altri investimenti
- 4. Riserve
- C. Errori e omissioni
I.A. Le voci beni e servizi indicano le importazioni, contabilizzate con il segno negativo, e le esportazioni che contribuiscono al saldo della bilancia dei pagamenti (BP). Il risultato netto è il saldo della bilancia dei beni e servizi.
I.B. La bilancia del reddito internazionale sintetizza il reddito netto di un Paese che è originato all'estero: gli stipendi dei lavoratori in Paesi diversi dal loro luogo di residenza e i profitti ricevuti da residenti all'estero.
I.C. La bilancia dei trasferimenti correnti conta i pagamenti internazionali non associati a transazioni commerciali o finanziarie, ad esempio le rimesse degli immigrati nei loro Paesi di origine. Sommando il saldo della bilancia commerciale, il saldo dei redditi internazionali e il saldo dei trasferimenti si ottiene la bilancia delle partite correnti. Un saldo positivo nella bilancia delle partite correnti può essere interpretato come una vendita netta di beni e servizi. Esse indicano se il Paese sia un debitore netto o un prestatore netto.
Tutte le voci della bilancia dei pagamenti devono avere somma nulla. Se il saldo delle partite correnti è in avanzo, il Paese sta esportando più di quanto importi. Quello stesso paese deve registrare un deflusso finanziario netto: esso sta concedendo prestiti al resto del mondo, acquisendo attività estere o sta ripagando i suoi debiti. Un saldo negativo delle partite correnti implica che il Paese sta prendendo a prestito dall'estero, cosicché in questo Paese sta affluendo capitale finanziario.
La parte della bilancia dei pagamenti che rappresenta le transazioni finanziarie deve avere valore uguale e di segno opposto rispetto al saldo delle partite correnti.
II.A. Il conto capitale (KA)
Registra i trasferimenti finanziari inusuali e meno frequenti come il condono dei debiti.
II.B. Il conto finanziario (KA)
È composto da quattro categorie:
- 1. Investimenti esteri diretti: acquisti e vendite di titoli di proprietà di attività produttive per un importo superiore al 10% rispetto al valore totale delle stesse attività.
- 2. Investimenti di portafoglio all'estero per un importo inferiore al 10% del valore delle attività.
- 3. Altri investimenti esteri come crediti commerciali, prestiti interbancari.
- 4. Transazioni di attività di riserva: transazioni relative a oro usato come moneta, prelievo presso il FMI. Il conto relativo a queste transazioni è anche detto conto ufficiale. Le autorità monetarie possono agire da operatore residuale nel processo di bilanciamento dei saldi. Se il conto ufficiale è in disavanzo, esse possono vendere parte delle loro riserve valutarie estere e ricevere in cambio valuta nazionale.
La riga IIC è una voce di bilanciamento che consente di ottenere la somma nulla in fondo alla tabella che sintetizza la bilancia dei pagamenti.
Il significato dei conti
Un Paese con un disavanzo nelle partite correnti paga ai Paesi esteri somme maggiori di quelle che riceve. Lo squilibrio si tradurrà in un eccesso di offerta della valuta del paese in esame sui mercati valutari esteri. Questo eccesso tenderà a deprezzare tale valuta. Per evitare un deprezzamento le autorità monetarie devono vendere valuta estera in cambio della valuta nazionale, assorbendo così l'eccesso di offerta di valuta domestica.
Se la banca centrale rifiuta di intervenire la valuta perderà valore, i beni stranieri diventeranno più costosi e quelli domestici più convenienti. Il deprezzamento favorirà l'afflusso di capitale estero, in quanto gli stranieri sfrutteranno il tasso di cambio vantaggioso per acquistare attività della nazione in questione. Il disavanzo delle partite correnti scompare.
Un avanzo nelle partite correnti analogamente può essere finanziato dal settore privato, con un saldo negativo del conto finanziario privato, o dall'intervento pubblico tramite l'acquisto di riserve valutarie.
Un avanzo della bilancia dei pagamenti indica che le autorità monetarie hanno acquistato riserve di valuta estere, ossia che hanno venduto la valuta nazionale per compensare un eccesso di domanda di tale valuta, eliminando la pressione verso un apprezzamento. Di conseguenza il conto ufficiale è in disavanzo.
Un disavanzo della bilancia dei pagamenti corrisponde a una perdita di riserve in quanto le autorità hanno riacquistato la valuta nazionale per evitare un deprezzamento. Il conto ufficiale è in avanzo.
Capitolo cinque: Mercato del lavoro e disoccupazione
Gli individui, apprezzando sia il consumo che il tempo libero, cercano di trovare la miglior combinazione possibile. Questa scelta è nota come trade-off tra consumo e tempo libero. Il prezzo del tempo libero per un individuo è dato dal salario reale, ovvero il rapporto tra i salari nominali e l'indice dei prezzi al consumo.
Un aumento del salario reale incrementa la quantità di consumo che l'individuo si può permettere in corrispondenza di ogni combinazione fra tempo libero e lavoro. L'attrattiva del tempo libero diminuisce a causa dell'aumento del prezzo relativo del tempo libero. Ciò spingerebbe a ridurre il tempo libero, a lavorare di più e a consumare di più. Questo è definito effetto di sostituzione.
Allo stesso tempo, tuttavia, il lavoro viene retribuito meglio e quindi a parità di tempo libero egli guadagna di più. Una reazione normale all'incremento del reddito dovrebbe quindi consistere in un aumento sia del consumo che del tempo libero, il che implica lavorare di meno. L'incentivo a ridurre il lavoro in risposta a un incremento del salario è definito effetto reddito.
Nel breve periodo la maggior parte degli individui non reagisce in modo rilevante a variazioni del salario reale; viceversa nel lungo periodo l'offerta di lavoro diminuisce in quanto l'effetto di reddito risulta dominante.
Impatto del progresso tecnologico sull'occupazione
Qual è l'effetto prodotto dal progresso tecnologico sull'occupazione? Sarebbe difficile negare che il progresso tecnologico elimini alcuni posti di lavoro e persino alcune categorie professionali. Il progresso tecnologico implica che si possano realizzare le stesse quantità di prodotto con un numero inferiore di ore-lavoro, per cui la produttività del lavoro aumenta. Ciò non comporta che l'occupazione totale debba diminuire. I vecchi posti di lavoro vengono sostituiti da nuove occupazioni. La sostituzione dei lavori a livello aggregato implica che alcuni individui devono essere nuovamente addestrati e che altri individui sono espulsi dalla forza lavoro.
L'equilibrio del mercato del lavoro
L'equilibrio del mercato del lavoro si trova all'intersezione della curva di offerta, determinata dal comportamento dei singoli individui, con la curva di domanda, basata sul comportamento delle imprese (punto A). Con il progresso tecnologico la curva della domanda di lavoro si sposta verso l'esterno mentre la curva dell'offerta non si modifica: il risultato è un aumento dei salari reali. Nella figura la curva dell'offerta di lavoro ha pendenza positiva e dunque anche l'occupazione aumenta. Se tale curva fosse verticale l'occupazione rimarrebbe invariata. Se prevale l'effetto di reddito determinato da incrementi salariali, e dunque la curva dell'offerta di lavoro fosse inclinata all'indietro nel punto di intersezione con la domanda, l'occupazione potrebbe diminuire (ciò che è accaduto nell'ultimo secolo).
Un incremento esogeno nell'offerta di lavoro porta a un aumento dell'occupazione ma anche a una riduzione dei salari reali nel breve periodo.
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