Politica economica
CAPITOLO 1: Introduzione
La politica economica guarda al sistema economico per capire se il risultato ottenuto sia o
meno soddisfacente. In particolare, ricerca le malattie all’interno del sistema economico e
le sue relative soluzioni. Possiamo definire la politica economica come la disciplina che
studia l’azione economica pubblica, in quanto indaga su tre livelli: le scelte correnti
dell’ente pubblico, la scelta delle istituzioni di livello superiore, l’individuazione delle
preferenze stesse della società. In questo contesto, nessuna scelta istituzionale o corrente
può aver luogo senza che siano definite le preferenze sociali.
Le scelte correnti si dividono in:
• Scelte strutturali, che sono decisioni specifiche in materia istituzionale non aventi
rango costituzionale;
• Scelte correttive (es.: modifica dell’aliquota dell’imposta sul reddito).
Parte prima
Mercato, efficienza, equità
CAPITOLO 2: I fallimenti microeconomici del mercato (no par. 2.8)
Abbiamo due istituzioni che corrispondono alle due modalità di funzionamento
dell’economia:
• Mercato: sistema economico nel quale le decisioni vengono prese in modo
decentrato, ogni agente economico prende le proprie decisioni in modo libero;
• Stato: inteso come autorità politica, ovvero tutte quelle istituzioni pubbliche che
hanno la capacità di imposizione sull’economia, e le scelte vengono prese in modo
accentrato.
Come si valutano le istituzioni sociali? Si effettua uno studio sull’intera collettività, in
particolare in relazione al benessere della stessa. Due obiettivi fondamentali:
1. Efficienza: ottenere il massimo del benessere con il minimo sforzo, mezzo ed
impiego di denaro;
2. Equità: si occupa della distribuzione del risultato economico alla collettività, ad ogni
agente economico.
Ma il mercato è in grado di raggiungere i migliori risultati secondo i criteri di efficienza ed
equità? Se la risposta è sì il mercato è autosufficiente, ciò significa che non c’è bisogno che
lo stato intervenga; se, invece, la risposta è no sono necessari gli interventi pubblici
all’interno dell’economia di mercato. L'intervento pubblico si dice giustificato qualora
possa apportare miglioramenti significativi al risultato economico.
DEFINIZIONE DI CRITERIO PARETIANO: Un insieme di persone migliora la propria
soddisfazione qualora la situazione B sia migliore della situazione A, ovvero se in B c’è
almeno un individuo che sta meglio, ma nessuno che sta peggio.
1
Per individuare l’ordinamento degli stati del mondo (ovvero delle diverse situazioni) si
utilizza il criterio paretiano. Si tratta di un criterio che rispetta fortemente il singolo.
Guardando ai seguenti grafici, che rappresentano una collettività semplice, e considerando
che U(T) corrisponde all’utilità di Tizio, U(C) corrisponde all’utilità di Caio, A è il primo
stato del mondo, B è il secondo stato del mondo, C è il terzo stato del mondo, cerchiamo di
capire come ordinare gli stati del mondo. Nel caso del grafico a), B dal punto di vista
paretiano risulta essere migliore di A poiché entrambi i soggetti in analisi stanno meglio e
non c’è nessuno che sta peggio; seguendo lo stesso ragionamento per confrontare B e C,
possiamo dedurre che al primo posto, nella classificazione degli stati del mondo, abbiamo
C, al secondo B, e al terzo posto A. Nel caso del grafico b), B risulta essere migliore di A per
le stesse motivazioni relative al primo grafico, così come C risulta essere migliore di B
nonostante l’utilità di Tizio rimanga invariata, poiché nessuno degli individui della
collettività sta peggio (Caio sta meglio in C piuttosto che in B, mentre per Tizio è
indifferente, ma non sta peggio). L'ottimo paretiano corrisponde all’ultimo degli stati del
mondo in cui ci sta almeno uno che sta meglio e nessuno che sta peggio, non ci sono opzioni
migliori di quella: prendendo in esame il grafico a), C oltre ad essere lo stato del mondo
migliore tra quelli proposti, è anche l’ottimo paretiano.
Nel caso di questo grafico, B risulta essere migliore di A, ma C non è certamente migliore di
B poiché Caio sta meglio, ma Tizio sta peggio. Quando ci troviamo di fronte ad una
situazione simile a questa, si dice che i due stati del mondo sono inconfrontabili.
Un'economia che funziona sulla base del mercato, quindi senza alcun intervento da parte
dello Stato, è in grado di fornire un ottimo paretiano?
Le condizioni per avere un ottimo paretiano rispetto alle scelte:
• Di scambio: uguaglianza dei saggi marginali di sostituzione per ogni coppia di beni
;
fra i vari consumatori =
• Di produzione: uguaglianza dei saggi marginali si sostituzione tecnica per ogni
coppia di input fra le varie produzioni ;
=
2
• Di combinazione produttiva: uguaglianza dei saggi marginali di sostituzione per
ogni coppia di beni per tutti i soggetti è uguale al saggio marginale di trasformazione
==, ( )).
(,
PRIMO TEOREMA DELL’ECONOMIA DEL BENESSERE
In un’economia composta di tutti mercati in concorrenza perfetta e qualora questi
siano completi, ogni equilibrio di concorrenza perfetta corrisponde ad un ottimo
paretiano.
Questo primo teorema propone l’idea della mano invisibile di Adam Smith: secondo questo
pensiero, ogni agente economico prende le proprie decisioni liberamente in vista del
perseguimento di interessi e soddisfazioni personali, ed ognuno di essi, in realtà, viene
guidato da una mano invisibile che lo spinge a prendere una determinata decisione con il
fine di realizzare un obiettivo più grande.
Il teorema risponde alla domanda che ci siamo posti precedentemente: il mercato riesce a
realizzare il benessere della collettività, ovvero a realizzare l’ottimo paretiano, ma solo in
presenza di un mercato perfettamente concorrenziale e di mercati completi.
Le condizioni affinché ci sia un mercato in concorrenza perfetta sono:
1. Numerosità degli agenti economici sia dal lato dell’offerta, sia da quello della
domanda;
2. Perfetta trasparenza, in relazione all’informazione sul mercato;
3. Perfetta mobilità, libertà di entrata e di uscita dal mercato;
4. Non ci devono essere intese o accordi tra gli imprenditori del mercato;
5. Omogeneità dei beni, che consente di definire con esattezza i mercati.
L’insieme di queste condizioni consente agli operatori di assumere il prezzo come un dato
(price-taking).
La completezza dei mercati implica l’assenza di esternalità o effetti esterni.
L’equilibrio di concorrenza è una situazione nella quale esiste un vettore di prezzi tale che
su tutti i mercati l’eccesso di domanda sia nullo.
È quasi impossibile che vi sia la coesistenza di tutte queste condizioni in tutti i mercati
presenti. Per esempio, nel caso di vendita di auto usate, l’auto che sta per essere acquistata
potrebbe essere incidentata: il venditore ne è a conoscenza, l’acquirente no. In questo caso
manca la perfetta trasparenza e non può essere definito un mercato in concorrenza perfetta.
In un mercato di questo tipo, abbiamo più stati del mondo che corrispondono ad ottimi
paretiani, bisogna capire qual è il migliore, ma non possiamo utilizzare il criterio paretiano;
quindi, è lo Stato a dover decidere per poi tentare di raggiungere l’equilibrio preposto.
SECONDO TEOREMA DELL’ECONOMIA DEL BENESSERE
Se sono rispettate alcune condizioni relative alle funzioni di utilità individuali e alle
funzioni di produzione, in presenza di mercati completi, ogni ottimo paretiano può
essere realizzato come equilibrio concorrenziale, previa l’opportuna redistribuzione
delle risorse fra gli individui.
Tra il mercato e lo stato ci deve essere una suddivisione dei compiti: il mercato, infatti, si
occupa dell’efficienza, mentre lo stato deve preoccuparsi dell’equità effettuando una
3
opportuna distribuzione iniziale delle risorse; soltanto così il mercato sarà in grado di
raggiungere l’equilibrio prefissato.
Secondo questo teorema, l’equità e l’efficienza vanno trattati separatamente, e vi sono
diverse ipotesi riguardo al fatto che sia possibile o meno:
A. Un aumento dell’equità potrebbe portare ad una riduzione dell’efficienza: caso di
trade-off;
B. Un aumento dell’equità potrebbe portare ad un conseguente aumento dell’efficienza
grazie alla riduzione delle disuguaglianze: caso di complementarità.
Nel caso in cui il mercato non sia più efficiente, si incorre nel fallimento. Si può trattare di
un fallimento microeconomico, qualora a fallire sia unicamente il mercato di un
determinato bene, oppure si un fallimento macroeconomico, qualora il fallimento sia
dovuto ad una falla nell’intero sistema economico.
Cause di fallimento microeconomico del mercato
1. Scarsa numerosità degli operatori
2. Rendimenti di scala crescenti
A. Mercati non concorrenziali 3. Barriere o costi in entrata e in
uscita
4. Presenza di accordi o intese
5. Imperfetta informazione
1. Esternalità
B. Mercati non completi 2. Beni pubblici
3. Costi di transazione e asimmetrie
informative
C. Pur in una situazione di ottimo 1. Equità dell’equilibrio
paretiano 2. Bisogni meritori
A.1 Scarsa numerosità degli operatori economici (MONOPOLIO)
Si tratta di un mercato nel quale c’è un unico operatore dal lato della vendita (diverso dai
mercati in cui ci sono pochissime imprese, che si chiama oligopolio). Se il monopolio gestito
dall’impresa dominante continua nel tempo, si deve pensare che possa esserci una barriera
che impedisce alle altre imprese di accedervi. In monopolio, l’impresa monopolista effettua
extra-profitti. Il brevetto è un esempio perfetto di barriera in entrata.
4
A sinistra abbiamo un esempio dell’equilibrio in concorrenza perfetta, dove il prezzo è preso
∗
come dato ( corrisponde al prezzo unitario di equilibrio), e l’equilibrio si trova nel punto
∗
in cui l’equilibrio corrisponde all’ottimo paretiano. Le imprese in concorrenza
= ;
perfetta si dicono price-taker. Il prezzo P corrisponde al ricavo marginale RM, ed il costo
marginale CM ci dice di quanto aumentano i costi nel caso di un aumento della produzione
di una unità.
A destra abbiamo invece un esempio dell’equilibrio in monopolio, dove la curva di domanda
=
è data, e l’equilibrio si trova nel punto in cui (condizione di massimo profitto). Le
imprese in monopolio si dicono price-maker. Ma in monopolio non c’è efficienza, e
l’equilibrio non corrisponde all’ottimo paretiano poiché il prezzo è molto più alto rispetto al
costo marginale. Se si aumentasse ancora la quantità e si scambiasse ad un prezzo compreso
tra il prezzo di domanda e il costo marginale, si creerebbe un vantaggio per chi compra e
chi produce. Solo in p=CM c’è efficienza, e quindi c’è l’ottimo paretiano.
Di fronte ad un fallimento del mercato nel caso di monopolio, cosa può fare lo Stato per
migliorare la situazione?
Nel caso dei brevetti, che corrispondono ad una barriera in entrata per altre imprese poiché
la legge garantisce sicurezza sulla vendita esclusiva del prodotto brevettato entro un certo
lasso di tempo, l’unica cosa che l’autorità pubblica può imporre è un prezzo massimo sul
bene economico in questione.
A.2 Rendimenti di scala crescenti (MONOPOLIO NATURALE)
Quando si parla di rendimenti di scala crescenti, significa che l’impresa assoggettata da
questo tipo di rendimenti, più aumenta la produzione e minore sarà il costo medio. Questo
è quanto avviene quando i costi fissi sono molto elevati e i costi marginali molto bassi
(soprattutto nelle public utilities come i servizi di fornitura di gas, elettricità, ferrovie ecc.):
in tali condizioni la minimizzazione dei costi conduce alla concentrazione di tutta la
produzione in una sola impresa arrivando ad una situazione di monopolio naturale. Un
settore con queste caratteristiche converge «naturalmente» ad una situazione di monopolio,
in cui rimane una sola impresa, la quale riesce a produrre a costi medi più bassi. Questa
impresa possiede una efficienza tecnica, che viene persa tuttavia nel momento in cui si
entra in monopolio naturale poiché inizia ad agire da monopolista fissando un prezzo
maggiore rispetto ai costi marginali e producendo una quantità inferiore di quella che si
avrebbe in concorrenza perfetta. 5
Il punto in cui il monopolista naturale realizza il massimo profitto è in corrispondenza di
CM=RM, che corrisponde anche alla situazione di equilibrio.
Il massimo profitto del monopolista non corrisponde però al massimo benessere della
collettività. Come si può risolvere il problema?
Con diverse politiche economiche da parte delle autorità pubbliche:
▪ Lo stato può imporre all’impresa quantità da produrre e prezzo massimo pari al
costo marginale, come sarebbe in concorrenza perfetta, e si può proporre per coprire
le perdite attraverso il pagamento di un sussidio;
▪ L'impresa non riesce a raggiungere il prezzo e la quantità di concorrenza perfetta, e
viene acquisita dall’autorità pubblica, diventando di fatto un’impresa pubblica.
Questo genere di operazione si dice nazionalizzazione;
▪ Lo stato può imporre, attraverso la regolamentazione, di produrre la quantità
corrispondente a p=CU, ricorrendo al cosiddetto second best (secondo ottimo
paretiano).
B.1 Esternalità
DEFINIZIONE: si parla di esternalità in tutti quei casi in cui un operatore economico causa
un danno oppure un vantaggio ad altri individui senza pagare una penale (danno), o senza
essere pagato (vantaggio). Qualora si tratti di un danno, si dice esternalità negativa;
qualora si tratti, invece, di un vantaggio, si dice esternalità positiva. Nell'esternalità non
avvengono scambi, non c’è alcun tipo di mercato e quindi non ci sono prezzi; si tratta
unicamente di un individuo che prende liberamente le sue scelte e senza volerlo provoca
degli effetti al di fuori di lui, generando benefici/danni sociali.
Quando avviene uno scambio, si crea un vantaggio per entrambe le parti, ma ad un prezzo;
quando si ha una situazione di esternalità, si crea un vantaggio/danno per me che sto
facendo il mio interesse, e conseguentemente anche un vantaggio/danno per terzi individui
senza alcun prezzo.
Perché non c’è il mercato?
1. Inesistenza di diritti di proprietà, detti anche property rights, su alcuni beni che
risultano invece di proprietà comune (per esempio, per quanto riguarda
l’inquinamento dell’aria, non si paga alcuna penale poiché non c’è un individuo che
detenga i diritti di proprietà sull’aria): tale circostanza può indurre ogni singolo
operatore a sfruttarli in misura eccessiva e ad assumere comportamenti
opportunistici, innalzando il costo di accesso di altri individui a questa proprietà
comune;
2. Attività di produzione e consumo congiunto: la produzione o il consumo da parte
di un agente determina di per sé il sorgere di altri beni (o «mali») per altri agenti;
si parla di esternalità di consumo e di produzione.
CONSEGUENZE:
Esternalità negativa CM privato<CM sociale [dove CM=costo marginale]
Esternalità positiva CM privato>CM sociale [può anche essere visto sotto l’aspetto del
beneficio marginale: beneficio marginale priv<beneficio marginale soc]
6
Nel caso dell’esternalità negativa, l’impresa sostiene unicamente i costi di produzione,
mentre la collettività, oltre ai costi di produzione sostiene anche i costi relativi ai danni
derivanti dalla produzione.
Nel sistema di mercato che stiamo analizzando, le scelte sono decentrare, quindi libere ed
individuali, e non sono ottimali in caso di esternalità poiché non si tiene conto dei risultati
e si arriva al fallimento del mercato.
Per combattere questo tipo di fallimento:
[controllo indiretto-->ragionamenti degli economisti: si introducono incentivi o
disincentivi e si lascia libera scelta]
1. Si introduce un prezzo sottoforma di tassazione che porti ad un aumento del costo
marginale del privato. Si tratta di una tassazione che è pari al danno che si causa alla
società. L'esternalità negativa viene così internalizzata, ricadendo direttamente nel
bilancio di chi l’ha causata;
2. Si introduce un sussidio nel caso di esternalità positiva poiché i costi del privato
sono maggiori rispetto a quelli della comunità che ne godono. Si tratta di un sussidio
pari al vantaggio che si crea alla società. L'esternalità positiva viene così incentivata
per motivi di efficienza collettivi.
[controllo diretto-->ragionamento giuridico: non c’è libera scelta, ma si impone qualcosa
sottoforma di obblighi o divieti]
3. Si introducono obblighi e divieti tramite regolamentazione. Per esempio, per
quanto riguarda l’istruzione, abbiamo la scuola dell’obbligo, per quanto riguarda il
fumo, abbiamo il divieto di fumare nei luoghi chiusi come forma di controllo diretto
e la tassazione sulle sigarette come forma di controllo indiretto (si tratta di
esternalità fiscale utile nei paesi in cui la sanità è pubblica nel caso in cui il fumatore
dovesse essere curato a causa delle sigarette);
4. Assegnazione dei diritti di propriet&agra
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