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Capitolo 2: Il regime dei cambi fissi ma modificabili

Caratteristiche del sistema

Il regime dei cambi fissi può assumere anche la forma del golden exchange standard o a sistema a cambio aureo. Secondo tale sistema, ufficializzato nel 1944 con gli accordi di Bretton Woods, ogni paese ha l’obbligo di definire la parità della propria moneta in termini di oro oppure in dollari degli Stati Uniti del peso e del titolo di gr. 0,88867 di oro fino.

L'oro rappresenta il comune denominatore del sistema. Il dollaro USA è l’unica moneta ad avere un effettivo collegamento con l’oro. Invece, le monete degli altri paesi dell’accordo possiedono una parità aurea indiretta, essendo il loro valore rapportato in prima istanza a quello dell’oro.

Dal punto di vista della liquidità internazionale, le riserve sono costituite da oro e da dollari, e limitatamente all’area della sterlina, anche dalla moneta inglese, fermo restando l’obbligo per le autorità statunitensi di garantire la convertibilità in oro dei dollari posseduti dalle banche centrali dei diversi paesi, al prezzo ufficiale di 35 dollari l’oncia. Il dollaro viene così ad assumere la duplice funzione di strumento di riserva e di mezzo dei regolamenti internazionali.

Nell’attuale sistema, i paesi aderenti devono mantenere i tassi di cambio entro una banda di oscillazione dell’1% al di sopra o al di sotto della parità. Nel caso in cui i tassi di cambio stiano per raggiungere il margine superiore o quello inferiore, le autorità monetarie dovranno intervenire sul mercato delle valute per stabilizzare il corso, allo scopo cioè di riportarlo entro i limiti prefissati: ciò avviene attraverso la vendita di valuta contro moneta nazionale oppure mediante l’acquisto di valuta in cambio di moneta nazionale.

Figura di riferimento

Nella figura soprastante viene indicato sull’asse delle ascisse la quantità di valuta domandata e offerta e sull’asse delle ordinate il tasso di cambio lira/dollaro espresso in lire.

  • La domanda di valuta dei residenti italiani per l’acquisto di beni prodotti negli Stati Uniti e l’offerta di valuta dei residenti americani per acquisto di beni prodotti in Italia.
  • I punti rappresentano i margini di oscillazione verso l’alto e verso il basso della lira nei confronti del dollaro.

Se, ad esempio, la domanda di valuta aumenta facendo trasporre la curva verso l’alto, la lira subisce un processo di svalutazione, tale da spingere il tasso di cambio verso il margine o addirittura superarlo, sino a toccare il punto come appare nella figura.

Intervento della Banca Centrale

In questo caso, poiché il punto si colloca al di sopra del margine consentito, risulta necessario l’intervento della Banca Centrale italiana per l’immissione di dollari sul mercato, al fine di incrementare l’offerta e ridurre la pressione sulla domanda di valuta, così riportando il cambio entro la fascia di oscillazione prevista.

Se, nonostante l’intervento della Banca Centrale, la pressione dovesse perdurare, allora, appare opportuno porre in essere azioni restrittive di politica monetaria e/o fiscale tali da rallentare la crescita del reddito nazionale e, quindi, consentire la riduzione delle importazioni.

Considerazioni ulteriori sulla figura

La figura si presta anche a qualche considerazione aggiuntiva. Vale a dire, ove il cambio si collocasse sul punto (c), da generare uno squilibrio (deficit) della bilancio commerciale (tratto fg), appare evidente che una svalutazione della moneta, ossia un innalzamento del valore del tasso di cambio della lira, tende a ridurre lo squilibrio e a riportare il bilancio verso la posizione di equilibrio, in virtù dell’aumento delle esportazioni e della contrazione delle importazioni connesse alla variazione del tasso di cambio.

Ovviamente, l’intervento delle banche centrali, diretto al mantenimento del tasso di cambio entro i margini stabiliti, implica una variazione del livello delle riserve internazionali:

  • In aumento, ove lo squilibrio della bilancio dei pagamenti sia dovuto a un eccesso dell’offerta sulla domanda di valuta.
  • In diminuzione, qualora sia la domanda a superare l’offerta.

Gestione degli squilibri

In quest’ultimo caso, l’eliminazione dello squilibrio comporta per le autorità monetarie la necessità di possedere un ammontare di riserve ritenuto sufficiente, tale da poter fronteggiare il deflusso valutario che si determina laddove il tasso di cambio risulta deprezzato. Da questo punto di vista emergono due questioni importanti:

  • In primo luogo, il possesso di divise estere costituisce uno strumento importante di difesa della parità.
  • In secondo luogo, poiché le riserve non possono diminuire in misura illimitata, la situazione di deficit della bilancio dei pagamenti può essere finanziata solo in via temporanea.

Sistemi monetari del dopoguerra

In presenza di un disavanzo persistente, onde evitare il pericolo di una consistente contrazione delle riserve valutarie del paese, si rendono invece indispensabili misure interne di politica economica capaci di riportare in equilibrio la bilancia dei pagamenti. In realtà, accanto allo squilibrio di tipo occasionale, è prevista la possibilità di modificare, con il consenso degli organi del Fondo, la parità della moneta del paese che ne fa richiesta, purché la sua bilancio dei pagamenti si trovi in uno stato di “squilibrio fondamentale”.

  • Uno squilibrio è considerato come strutturale qualora nel paese interessato i prezzi dei beni e dei servizi relativi ai prezzi in vigore nei paesi con i quali si intrattengono rapporti commerciali risultino sfasati con i tassi di cambio fissati tra le diverse valute.
  • Invece, Triffin considera lo squilibrio fondamentale come “uno squilibrio nell’economia del paese così grave e persistente che il ripristino e il mantenimento di livelli soddisfacenti dell’attività interna, occupazione e redditi risulterebbero incompatibili con l’equilibrio della bilancio dei pagamenti”.

Gold exchange standard

La facoltà attribuita alle banche centrali di variare il tasso di cambio per correggere una perturbazione di carattere strutturale della bilancia fa sì che il gold exchange standard presenti caratteri sostanzialmente diversi rispetto al regime dei tassi fissati rigidamente. Infatti, il sistema delle parità modificabili contiene elementi di maggiore elasticità nel suo meccanismo di funzionamento:

Questa è la principale differenza tra il sistema del Fondo Monetario Internazionale e il tradizionale sistema aureo.

Sistema monetario del dopoguerra

La posizione dominante degli Stati Uniti

Il nuovo assetto monetario, costruito a Bretton Woods, nasce sulla base dell’esigenze di costruire un sistema fondato sulla collaborazione fra gli stati e sullo sviluppo degli scambi commerciali su base multilaterale nonché sulla stabilità dei tassi di cambio e sulla disponibilità di risorse finanziarie a favore di quei paesi con deficit della bilancio dei pagamenti.

Più precisamente ci sono sei motivi fondamentali che caratterizzano il sistema di Bretton Woods:

  • Promuovere la collaborazione monetaria internazionale e la cooperazione in materia di problemi monetari internazionali.
  • Facilitare l’espansione e lo sviluppo equilibrato del commercio internazionale e sviluppare le risorse produttive di tutti i paesi membri.
  • Promuovere la stabilità dei cambi, mantenere accordi in materia di cambi fra i paesi membri ed evitare svalutazioni monetarie concorrenziali.
  • Sostenere la costituzione di un sistema multilaterale ed eliminare le restrizioni che ostacolano lo sviluppo del commercio mondiale.
  • Mettere a disposizione dei paesi membri le risorse del Fondo (FMI), fornendo loro la possibilità di superare squilibri nelle loro bilance dei pagamenti senza dover ricorrere a misure dannose alla prosperità nazionale e internazionale.
  • Abbreviare la durata e l’intensità degli squilibri delle bilance dei pagamenti.

L’accordo del 1944 deriva dal confronto di due programmi di ricostruzione monetaria: quello di Keynes e quello dell’americano White.

  • Il progetto di Keynes prevedeva la costituzione di una stanza di compensazione internazionale all’interno della quale i paesi membri avrebbero partecipato con rapportate al volume del loro commercio internazionale. La compensazione tra crediti e debiti avveniva per mezzo di una moneta di conto denominata Bancor che serviva a regolare i rapporti di credito e debito tra le banche centrali. Le nazioni con bilance dei pagamenti favorevoli avrebbero acquisito depositi in Bancor, e quelli con bilance sfavorevoli si sarebbero indebitati verso il fondo in termini di Bancor. Alla stessa maniera di una banca centrale “che fornisce le proprie banconote”, la clearing union ipotizzata da Keynes si “serviva di una moneta di conto (Bancor) fornita da lei stessa”.
  • L’aspetto centrale del piano White si poteva, invece, riassumere nelle proposte di costituzione di un fondo di stabilizzazione internazionale, dietro versamento di quote in oro da parte del partecipante, e di un’unità monetaria internazionale definita Unitas. Inoltre, esso conteneva una serie di punti di minore importanza, tutti però tendenti a salvaguardare gli interessi di parte americana.

Conseguenze e ruolo del dollaro

Lo schema prescelto si adegua nella sostanza al punto di vista degli Stati Uniti, avvicinandosi maggiormente alla disciplina del progetto di White, anziché al meccanismo di compensazione di Keynes. Con gli accordi di Bretton Woods, il dollaro viene ad assumere una posizione centrale, dal momento che ogni paese deve stabilire la sua parità in termini di dollari, mentre gli Stati Uniti ne garantiscono la convertibilità in oro al prezzo ufficiale di 35 dollari l’oncia. Gli USA divennero l’unico paese che ancorava la propria moneta all’oro; in questo senso, il dollaro divenne la moneta chiave.

  • Moneta d’intervento: gli altri paesi ancoravano le loro valute al dollaro.
  • Moneta di scambio: il dollaro divenne sempre più usato per le operazioni commerciali.
  • Moneta di conto: il dollaro venne usato come moneta per le quotazioni.
  • Moneta di riserva: i dollari divennero sempre più usati come un’attività internazionale da parte delle banche centrali.

Il Fondo Monetario Internazionale

Il compito di preservare la stabilità del sistema monetario internazionale spetta al Fondo Monetario Internazionale (FMI), istituito nel 1945. Ulteriore caratteristica del FMI è quella di concedere, ai paesi che registrano un disavanzo temporaneo nei loro conti con l’estero, assistenza finanziaria temporanea necessaria al superamento degli squilibri della bilancia dei pagamenti.

Pertanto, il FMI può essere considerato come un’istituzione finanziaria a carattere cooperativo, con finalità di stabilizzazione. Da questo punto di vista, si differenzia dalla Banca Mondiale studiata da Keynes, in quanto le disponibilità utilizzate dal Fondo per gli investimenti a favore dei paesi richiedenti non scaturiscono da proprie passività ma dal contributo dei paesi membri. Cioè, le risorse finanziarie del Fondo si basano sui fondi forniti dagli stessi paesi partecipanti: le cosiddette quote, che sono a loro volta calcolate sulla base di particolari indici economici (PIL, operazioni di conto corrente e le riserve ufficiali).

Quote di partecipazione e funzioni del FMI

Le quote di partecipazione sono soggette a revisione ogni cinque anni e sono espresse in diritti speciali di prelievo, ovvero nell’unità di conto del FMI che viene determinata sulla base di un paniere ponderato di quattro valute: dollaro, euro, yen, sterlina. Le quote svolgono altre due importanti funzioni:

  • Determinano il potere di voto degli organi dirigenti del Fondo.
  • Costituiscono la base di calcolo per acquisire i mezzi finanziari di cui i paesi membri abbisognano.

Il FMI è composto da 180 stati membri e il Consiglio dei Governatori è il principale organo decisionale. L’esigenza di adeguare l’ammontare delle quote ai numerosi compiti che il Fondo deve affrontare e ai bisogni finanziari dei paesi è esplicitamente riconosciuto nell’articolo 3, secondo cui la revisione delle quote dovrà avvenire a intervalli non superiori ai cinque anni e sulla base di una decisione assunta con la maggioranza dell’85% dei voti.

Cambiamenti del FMI

Nella fase attuale i principali cambiamenti riguardano:

  • La redistribuzione dei seggi nel Consiglio dei Governatori.
  • Il raddoppio delle quote.
  • L’aumento del peso dei paesi emergenti.

Inizialmente il FMI ha operato nel sistema dei cambi fissi ma aggiustabili secondo i postulati del sistema di Bretton Woods, concedendo crediti temporanei agli stati colpiti da squilibri della bilancio dei pagamenti. Con il passaggio ai cambi flessibili, il FMI ha prestato grande attenzione alle difficoltà macroeconomiche dei paesi, e in una fase successiva tende a svolgere funzioni di sorveglianza sulle politiche economiche adottate dai paesi membri.

Funzioni del FMI

La funzione di sorveglianza e quella di assistenza finanziaria rappresentano, dunque, i principali canali di attività del FMI. L’attiva di sorveglianza si distingue in:

  • Sorveglianza bilaterale, la quale viene esercitata nei confronti del singolo paese. Essa si occupa di elaborare report sul singolo paese con riferimento, soprattutto, all’analisi del sistema bancario nazionale e all’osservanza di specifici standard e codici di condotta finanziari.
  • Sorveglianza multilaterale, riguardante l’economia globale. Essa prevede la redazione di quattro semestrali pubblicazioni.

Assistenza finanziaria

L’assistenza finanziaria ha il compito di contribuire al risanamento dei conti con l’estero dei paesi membri. Il prestito ha il carattere della condizionalità, nel senso che il paese che ottiene il finanziamento deve manifestare attraverso opportune misure di politica economica l’impegno concreto di voler superare gli squilibri macroeconomici. L’assistenza finanziaria inizialmente prevedeva una serie di strumenti:

  • Il diritto al prelievo: è una misura per la quale i paesi membri potevano prendere a prestito dal Fondo un determinato multiplo della quota posseduta. Tali prestiti erano suddivisi in cinque tranches, di cui la prima detta gold tranche e le altre quattro tranches creditizie. L’ammontare massimo di prestito che un paese poteva ottenere dal Fondo era pari al 300% della propria quota in un singolo anno. Siccome il fondo era già in possesso di una quota di moneta nazionale pari al 75%, sottoscritta dal paese al momento della sua partecipazione, ciò vuol dire che nell’arco di cinque anni il diritto del paese membro a prelevare valuta si riduceva al 125%. La prima tranche del 25% poteva essere richiesta automaticamente perché garantita dalla corrispondente quota in oro versata dal paese. Delle altre quattro tranches creditizie, ciascuna uguale al 25%, solo la prima poteva essere considerata quasi automatica, in quanto il paese doveva semplicemente dimostrare che stava “compiendo ragionevoli sforzi” per risolvere i problemi relativi alla sua bilancio dei pagamenti. Le tranches successive erano, invece, soggette a condizioni più onerose e richiedevano “una sostanziale giustificazione” circa il programma di stabilizzazione che il paese intendeva attuare.
  • Gli accordi “stand-by”: tali accordi rappresentano una sorta di apertura di credito da parte del Fondo verso quei paesi che prevedevano di utilizzare la somma in valuta non nell’immediato bensì per eventuali esigenze future e sono destinati a sopportare programmi che vanno dai 12 ai 18 mesi, estendibili a 36 mesi. I suddetti paesi sono autorizzati a prelevare un ammontare pari al 100% della propria quota su base annuale e a 300% della propria quota su base cumulativa. Questo provvedimento ha la caratteristica di essere “condizionato”, nel senso che la concessione del credito è subordinata alla precisa volontà del paese richiedente di coprire il disavanzo in breve tempo.
  • La compensatory financing facility: quest’ulteriore strumento creditizio era stato introdotto nel 1963 allo scopo di favorire i paesi produttori di materie prime con difficoltà nella bilancia dei pagamenti, causate da fluttuazioni dei prezzi internazionali di tali beni. Lo squilibrio, oltre alla sua natura temporanea, doveva però scaturire da “circostanze incontrollabili”. A partire dal 1975, il prelievo consentito in virtù di detta facilitazione era pari al 50% della quota, con un tetto massimo del 756%, successivamente elevato all’83%. Ogni paese membro aveva anche la possibilità di prelevare fino al 100% della propria quota, in modo tale da poter fronteggiare un temporaneo calo dei profitti da esportazioni o un aumento del costo delle importazioni di cereali dovuti a disturbi esterni non controllabili dal paese stesso.
  • La “oil facility”: operante nel triennio 1974-1977, lo “sportello petrolifero” aveva il compito di contribuire al finanziamento del deficit di bilancia provocato dal forte aumento del prezzo del petrolio dopo la crisi del 1973. Per venire incontro alle esigenze dei paesi importatori di petrolio, il Fondo poteva integrare le proprie disponibilità finanziarie con quelle prese a prestito dai paesi in eccedenza valutaria. È da precisare che la concessione del prestito da parte del Fondo non era sottoposta a particolari condizioni restrittive, come nel caso di finanziamento “stand-by”, in quanto il Fondo richiedeva semplicemente che il paese non applicasse restrizioni commerciali o deprezzasse il proprio tasso di cambio per fini concorrenziali.
  • I “general arrangements to borrow”: furono stipulati nel 1963 all’interno del cosiddetto Gruppo dei Dieci con l’intento di mettere a disposizione del Fondo risorse finanziarie aggiuntive da utilizzare dai paesi partecipanti all’accordo in caso di difficoltà nella bilancia dei pagamenti.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Attiliodic di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Mauro Giuseppe.
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