Capitolo 4: I problemi etici nella ricerca in psicologia
Ogni ricercatore è eticamente responsabile di come la sua attività porta a una maggiore conoscenza e a migliorare la qualità della vita delle persone. Il garantire l'integrità di tutto il processo scientifico non è solo un compito individuale ma è rappresentato da organizzazioni professionali quali:
- AIP
- APA
- APS
Sono stati creati i codici etici per la ricerca in diversi ambiti. In Italia l’AIP ha proposto un codice etico relativo all’attività di ricerca e insegnamento della psicologia, mentre per le attività legate all’intervento psicologico o psicoterapeutico l’Ordine Nazionale degli Psicologi ha scritto un codice deontologico che gli psicologi italiani sono tenuti a rispettare. Vi sono dei principi generali e alcune norme etiche, tuttavia occorre fare poi delle scelte specifiche sulla base dei singoli progetti di ricerca. Spesso infatti a una singola ricerca si applicano diverse norme etiche, e a volte capita che l’applicazione di una norma sia in contraddizione con l’applicazione di un’altra norma.
Non sempre è facile e immediato risolvere tali problemi etici, anzi ciò richiede decisioni deliberate e responsabili. Negli ultimi anni si sta aumentando la ricerca anche psicologica condotta utilizzando internet. Questa ricerca può portare nuovi problemi etici da risolvere: è possibile accedere a un’ampia varietà di informazioni personali archiviati e si pone il problema del consenso delle persone all’utilizzo di tali informazioni per la ricerca. Un altro problema è legato all’assenza del ricercatore in un setting di ricerca on-line, per cui egli non può intervenire nel caso in cui soggetti abbiano bisogno. Diventano difficili il debriefing e la protezione della privacy delle persone.
Bisogna discutere delle decisioni che si devono prendere durante le ricerche e che hanno sempre risvolti etici, sia con i colleghi sia soprattutto con esperti dell’area di ricerca. A tal proposito la legge richiede che i progetti di ricerca vengano valutati da persone non coinvolte nella ricerca stessa.
Breve storia del pensiero etico nella ricerca
L’attenzione ai temi dell’etica nella ricerca scientifica sull’uomo è relativamente recente. Infatti la riflessione è iniziata a seguito delle procedure di sperimentazione utilizzate durante la Seconda Guerra Mondiale. Venne esteso il codice etico di Norimberga nel 1946 che costituisce ancora oggi la base per i codici etici di diversi paesi del mondo. Il primo punto del codice di Norimberga sottolinea l’importanza e la necessità del consenso della persona a partecipare alla ricerca dopo essere stata adeguatamente informata.
L’associazione americana di psicologia APA ha cominciato a preparare le linee guida del codice etico già nel 1947 anche se il primo codice etico è stato accettato nel 1953 e continuamente rivisto. L’ultima edizione infatti è stata pubblicata nel 2002. Tale codice etico è composto da 5 principi generali e 10 standard etici specifici. Questi principi sono stati ripresi in parte nel 1995 quando anche l’associazione italiana di psicologia AIP ha proposto il codice etico italiano per l’attività di ricerca e insegnamento della psicologia.
Il codice etico italiano è composto da tre principi generali e 10 norme etiche:
- Competenza
- Integrità
- Responsabilità sociale
Nel codice etico italiano non sono presi in considerazione gli aspetti legati alla terapia psicologica.
Problemi etici da valutare prima di iniziare una ricerca
I ricercatori prima di iniziare un progetto di ricerca devono valutare le questioni etiche che dovranno affrontare nell'esecuzione della ricerca. Gli eventuali problemi etici possono essere evitati solo con una pianificazione attenta e con il consulto di persone competenti. È importante che i ricercatori ottengano un’autorizzazione ufficiale prima di iniziare una ricerca in psicologia.
Questo atto richiede che le istituzioni che fanno richiesta di fondi di ricerca presso specifici enti federali debbano istituire dei comitati che analizzino la ricerca sponsorizzata dall'istituzione. L’esame del comitato etico dell’istituzione garantisce la protezione dei partecipanti da eventuali danni e la salvaguardia dei loro diritti. Il regolamento federale impone dei requisiti molto specifici per quel che riguarda la composizione e le funzioni dei comitati etici. Il comitato etico ha l’autorità di approvare o non approvare o richiedere modifiche al piano di ricerca prima di autorizzare la ricerca stessa. Ha anche la responsabilità etica di accertarsi che la sua analisi delle proposte di ricerca sia equa tenendo conto delle prospettive dell’Istituto, del ricercatore e dei partecipanti alla ricerca.
Chiunque intenda fare ricerca deve informarsi presso le autorità competenti, prima di iniziare la ricerca, sulle procedure adeguate per l’esame istituzionale. L’AIP suggerisce di istituire un comitato etico locale in ogni dipartimento, Istituto o ente di ricerca al quale ricercatori mandano i loro progetti di ricerca. La maggior parte delle ricerche possono essere valutate direttamente dal comitato etico locale.
Rapporto costo/beneficio
Il comitato etico considera il rapporto costo-beneficio di uno studio. Ci sono anche dei potenziali costi se la ricerca non viene fatta: perdiamo l’opportunità di ottenere nuove conoscenze, perdiamo l’opportunità di migliorare le condizioni di vita. La ricerca può anche costare cara ai singoli partecipanti se rimangono danneggiati dallo studio di ricerca. Infatti un costo da considerare per i partecipanti è proprio legato ai possibili rischi ai quali possono essere esposti. Il comitato etico è nella posizione di migliorare per determinare il rapporto costo-beneficio e in definitiva decidere se approvare la ricerca proposta.
Nel considerare il rapporto ci si pone la domanda: ne vale la pena? Non ci sono risposte matematiche. Piuttosto i membri di un comitato etico soggettivamente si basano su una valutazione dei costi e dei benefici sia per i singoli partecipanti sia per la società, e si chiedono se i benefici siano maggiori dei costi. Molti fattori influenzano le decisioni per quel che riguarda un bilancio adeguato dei costi e dei benefici di un’attività di ricerca.
Nel determinare il rapporto costo-beneficio i ricercatori considerano anche la qualità della ricerca, cioè se saranno prodotti risultati validi e interpretabili. Un ricercatore deve puntare a fare ricerche che soddisfino i più alti standard dell'eccellenza scientifica. Senza un attento esame preliminare della letteratura psicologica, un ricercatore potrebbe condurre una ricerca che è già stata fatta, esponendo così gli individui a rischi inutili.
Definire il rischio
Il determinare se i partecipanti della ricerca siano “a rischio” rivela le difficoltà implicate nel prendere decisioni etiche. La vita stessa è un rischio. Le decisioni su cosa costituisce un rischio devono tenere in considerazione quei rischi che sono parte della vita quotidiana. I ricercatori, quando determinano il rischio, devono anche considerare le caratteristiche dei partecipanti. Alcune attività potrebbero rappresentare seri rischi per alcune persone ma non per altre. Perciò quando si considera il rischio, i ricercatori devono considerare le specifiche popolazioni o individui che sono i potenziali partecipanti dello studio. La mancata tutela della riservatezza delle risposte dei partecipanti può aumentare la possibilità di un danno sociale.
Il rischio più grande per i partecipanti alla ricerca condotta attraverso internet è la possibile divulgazione di informazioni personali identificabili al di fuori della situazione di ricerca. I ricercatori devono considerare come proteggere la riservatezza nella trasmissione dei dati, nella loro memorizzazione e nelle interazioni con i partecipanti alla fine dello studio. Alcune ricerche in psicologia possono rappresentare i rischi psicologici se i partecipanti allo studio sperimentano un grave stress mentale o emotivo.
Il semplice fatto di partecipare ad un esperimento di psicologia ad alcuni provoca ansia. Un ricercatore è obbligato a proteggere i partecipanti dagli stress emotivi o mentali, inclusi, quando possibile, gli stress che potrebbero derivare da malintesi dei partecipanti sul compito psicologico.
Rischio minimo
A volte si fa distinzione tra un partecipante a rischio e un partecipante a rischio minimo. Rischio minimo significa che il danno o il disagio che i partecipanti possono sperimentare nella ricerca non è più grande di quello che potrebbero sperimentare nella vita quotidiana o durante dei test fisici o psicologici di routine. Quando la possibilità di danno è giudicata superiore al minimo, i soggetti sono considerati a rischio. Quando uno studio mette i partecipanti a rischio, il ricercatore ha obblighi più seri di proteggere il loro benessere.
Anche se il rischio potenziale è minimo, i ricercatori dovrebbero tentare di ridurlo per proteggere i partecipanti. In situazioni in cui la possibilità di un danno venga giudicata significativamente maggiore di quella che può presentarsi nella vita quotidiana, l’obbligo del ricercatore di proteggere i partecipanti aumenta in modo corrispondente. La ricerca on-line pone complicati dilemmi etici a questo riguardo.
Un approccio potrebbe essere quello di ottenere dei dati preliminari con l’obiettivo di identificare coloro che potrebbero essere a rischio ed escluderli dallo studio reale. Va comunque valutato se sia eticamente corretto eseguire studi ad alto rischio in internet. L’attività di ricerca che implica un rischio tutt’altro che minimo per i partecipanti non dovrebbe essere effettuata senza che siano stati esplorati metodi alternativi per raccogliere dati con rischio inferiore.
Al fine di proteggere i partecipanti alla ricerca da danni sociali, la raccolta di dati dovrebbe mantenere anonime le risposte dei partecipanti chiedendo loro di non utilizzare il proprio nome o qualsiasi altra informazione atta a identificarli. Quando questo non è possibile, i ricercatori dovrebbero mantenere riservate le risposte dei partecipanti, rimuovendo ogni informazione identificativa dai loro file.
I ricercatori on-line devono essere particolarmente sensibili alla possibilità di spionaggio elettronico o di hacking di dati memorizzati, e devono prendere le appropriate precauzioni per minimizzare il rischio sociale. La sicurezza che le risposte dei partecipanti siano anonime o riservate può tornare utile anche ai ricercatori, se questo induce i partecipanti a essere più onesti e aperti nel rispondere.
Il codice etico italiano
Nel 1995 è stato pubblicato il codice etico italiano per la ricerca e l'insegnamento della psicologia. I tre principi generali riguardano il ricercatore o formatore e, nello specifico, la sua competenza, la sua integrità e la sua responsabilità sociale. Per esercitare l'attività di ricerca e di insegnamento, infatti, il professionista deve essere competente nell'ambito specifico in cui fa ricerca o insegna. Occorre essere in grado di limitare la propria attività solo alle aree in cui si è ottenuta una preparazione scientifica e pratica adeguata. Un aspetto importante di questa competenza è legato alla capacità di tutelare le persone con cui si viene in contatto dai rischi che possono derivare dalla ricerca e di migliorare il loro benessere o almeno non diminuirlo. Tali competenze, inoltre, vanno esplicitate alle persone con cui si viene in contatto, e ciò è legato all’integrità professionale.
Infine, le attività di ricerca e di insegnamento vanno svolte con responsabilità, rispettando le leggi vigenti, diffondendo le scoperte scientifiche in modo da migliorare la vita delle persone, denunciando le cattive ricerche, preoccupandosi del benessere delle persone e tenendo l’immagine della psicologia nella società. Queste caratteristiche sono alla base del rispetto delle 9 norme etiche del codice.
Il codice etico italiano pone attenzione particolare su:
- Il consenso informato
- L’inganno
- Il debriefing
- La ricerca sugli animali
- La diffusione della ricerca scientifica
Consenso informato
La prima norma del codice etico italiano riguarda il consenso informato e la libertà della persona di ritirarsi dalla ricerca in qualunque momento. Il consenso informato è la volontà esplicita espressa da una persona di partecipare alla ricerca dopo essere stata informata rispetto alla natura della ricerca, alle conseguenze di non partecipare e a tutti gli altri fattori che potrebbero portare una persona a decidere di partecipare o meno. I ricercatori devono fare di tutto per rispondere a possibili domande sulla ricerca che i partecipanti potrebbero formulare, e per rispettare la dignità e i diritti dei partecipanti durante la ricerca.
Inoltre deve essere garantita la possibilità di non dare il consenso: questo significa che non ci devono essere pressioni. Il consenso va ottenuto in forma scritta quando l'anonimato non è garantito, quando vi è una possibile violazione della privacy o quando i partecipanti sono esposti a procedure potenzialmente dolorose o disturbanti. Il consenso informato non vincola solo il ricercatore ma anche il partecipante. Egli infatti, acconsentendo a partecipare, è anche responsabile della qualità della sua partecipazione.
Non sempre le persone sono in grado di esprimere consapevolmente il proprio consenso. In questo caso occorre che chi ha la responsabilità legale di tali persone fornisca il consenso, anche se parallelamente occorre anche un consenso da parte della persona. La ricerca on-line pone ulteriori problemi etici relativamente a come ottenere il consenso informato. Solitamente quello che succede è che il partecipante clicca sullo schermo l’opzione corrispondente alla dicitura “ho letto e compreso quanto scritto e acconsento a partecipare alla ricerca”. Ma può essere considerata una procedura legale?
Le procedure che permettono di distinguere un adulto da un bambino potrebbero comprendere delle domande la cui risposta è a conoscenza dei soli adulti. In ogni caso in cui sorgono dei dilemmi etici, è buona norma chiedere a stimati professionisti dei suggerimenti, ma la responsabilità finale di condurre una ricerca etica è sempre del ricercatore. Ottenere il consenso informato non è solo far compilare un foglio, ma partecipare a un processo; infatti le procedure per ottenere il consenso informato varieranno in base al disegno, alle situazioni, ai partecipanti della ricerca.
Ci sono poi alcuni casi in cui non è possibile ottenere il consenso informato. Il ricercatore non ha bisogno di ottenere il consenso informato da ciascun partecipante se tutela la riservatezza e l’anonimato delle persone. Se invece l’identità della persona viene registrata allora occorre ottenere il consenso informato.
Non sempre è facile capire se un certo comportamento sia pubblico o privato e quindi soggetto alla legge della privacy. In Italia in particolare c’è un vasto dibattito a riguardo. Il codice etico italiano richiama i ricercatori a rispettare la riservatezza dei partecipanti. Diener & Crandall nel 1978 hanno suggerito tre aspetti che vanno considerati per decidere se un’informazione sia da considerare pubblica o privata: se l’informazione costituisca un dato sensibile, quale sia il contesto della ricerca, in che modo i dati vengono divulgati. Anche il contesto in cui vengono raccolti i dati è importante. Alcuni comportamenti che avvengono in luoghi pubblici non sono facilmente classificabili come comportamenti pubblici. Le decisioni etiche in questi casi dipendono da quanto sono sensibili i dati che stiamo raccogliendo e il modo con cui diffonderemo tali informazioni.
È sempre importante presentare i dati in modo aggregato, quindi come gruppo di partecipanti in modo da non rilevarne l’identità, oppure utilizzare un codice per identificare le persone. Diffondere informazioni sensibili su individui o gruppi che non abbiano fornito il loro permesso costituisce una grave violazione etica. Occorre infine comunicare e spiegare ai partecipanti come le informazioni raccolte vengano mantenute confidenziali, in modo che essi possano o meno dare il loro consenso. Occorre sempre trovare un equilibrio tra la necessità della ricerca di indagare il comportamento umano e i diritti dei partecipanti.
Inganno nella ricerca psicologica
L’uso dell’inganno nella ricerca in psicologia è uno dei temi più controversi per quanto riguarda l’etica. Il secondo articolo del codice italiano invita i ricercatori a utilizzarlo solo nel caso in cui non ci siano altri modi per raggiungere lo stesso obiettivo. È considerato inganno sia l’omissione di informazioni sia una comunicazione intenzionalmente fuorviante su un aspetto di una ricerca. L’inganno viene considerato moralmente ripugnante, e inoltre contraddice il principio del consenso informato.
Come mai l’inganno viene utilizzato così tanto nonostante le questioni etiche che solleva? Una ragione risiede nel fatto che alcune ricerche non possono essere condotte senza nascondere le informazioni ai partecipanti relativamente ad alcuni aspetti della ricerca. In altre situazioni è necessario non fornire tutte le informazioni in modo che i comportamenti e...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Metodologia della ricerca psicologica, Prof. Sacco Katiuscia, libro consigliato Metodologia della r…
-
Riassunto esame metodologia della ricerca avanzata, docente Lanz, libro consigliato Metodoloia della ricerca psicol…
-
Riassunto esame Metodologia, prof. Ingoglia, libro consigliato Metodologia della ricerca in psicologia, Zechmeister
-
Riassunto esame Metodologia della ricerca psicologica, Prof. Papotti Noemi, libro consigliato Metodologia della ric…