Sistemi politici comparativi: Regno Unito
Il modello Westminster sotto stress
Il modello Westminster
La democrazia britannica è il frutto di uno scontro secolare tra Corona e parlamento che, dopo la Glorious Revolution del 1688, spostò l'ago della bilancia a favore del secondo, stabilendo il principio della sovranità parlamentare. A differenza di tutte le altre democrazie europee non ha una costituzione scritta, il che rende l'assetto istituzionale assai flessibile, ma anche vulnerabile.
La forma di governo del Regno Unito è la monarchia parlamentare nella quale il parlamento decide in nome del monarca riconoscendo una sovranità alla corona (che essa potrebbe teoricamente rivendicare) e la cosiddetta Royal Prerogative è passata direttamente nelle mani dell'esecutivo sfuggendo al controllo parlamentare. Le prassi democratiche sviluppatesi nel corso dell’800-900 sono diventate convenzioni consolidate e rispettate dalla totalità delle potenziali forze politiche di governo. Il Regno Unito è un caso paradigmatico di democrazia maggioritaria che ha sempre sostenuto governi monopartitici, quasi sempre dotati della maggioranza assoluta della camera dei Comuni; pur essendo un sistema formalmente bicamerale la scarsa legittimità democratica della Camera alta, ha limitato il ruolo di contrappeso ai Comuni.
Con l'aiuto del sistema elettorale maggioritario puro e partiti relativamente disciplinati, le elezioni normalmente indicano sia una maggioranza parlamentare sia un Primo Ministro: il modello Westminster quindi produce governi stabili e monocolori, responsabili davanti al parlamento. Una caratteristica interessante è che il sistema costituzionale non sembra avere condizionato le grandi linee di politica economica e sociale dal dopoguerra; il bipolarismo può permettere sia un intervento deciso dello Stato nell’economia (governo Labour 1945-51), sia una politica liberista a favore di mercati (Tatcher-Major).
Partecipazione politica e partiti: vecchie etichette e nuovi cleavages
Cleavages
- Interessi di classe: Nel primo dopoguerra la contrapposizione tra liberali (Whigs) e conservatori (Tories) fu soppiantata da un bipartitismo quasi perfetto; il comportamento politico girava intorno alla posizione dei cittadini e la struttura occupazionale: gli operai e i loro familiari tendevano a sostenere posizioni di sinistra, i ceti medio alti erano conservatori.
- Conflitto religioso: Centro del dibattito politico fino alla rivoluzione industriale, all’inizio del XXI secolo la presenza religiosa è chiaramente minoritaria in Gran Bretagna, la questione religiosa fra cattolici e protestanti sia politicamente assopita con l'eccezione dell'Irlanda del Nord.
- Cleavages territoriale: Con l'attenuarsi del conflitto socio-economico per la classe operaia e imprenditoriale riconquista spazio la questione territoriale che si declina nell'articolazione in partiti nazionalisti in Irlanda del Nord, Scozia e Galles.
- Integrazione europea: Il discorso sempre più ostile all'Unione Europea adottato dal settore maggioritario del partito conservatore ha creato un alto livello di tensione politica sulle questioni europee, incuneandosi nella competizione politica fra destra e sinistra.
Il sistema elettorale maggioritario rende molto difficile l'emergere di nuove forze politiche capaci di articolare le esigenze di un elettorato in mutamento.
Partiti
- Conservatori: Hanno una lunghissima tradizione che risale al settecento, si costituirono come partito nel 1830 ed allora hanno governato frequentemente per lunghi periodi (il partito politico più durevole ed efficace della storia dell'Unione Europea). La capacità di adattarsi alle nuove esigenze è la chiave del suo successo. I successi dell’era Tatcher mostrarono l'essenziale debolezza strutturale del partito che, dopo la sconfitta del 1997 ha affrontato alcune evidenti lacune, quali l'esclusione degli scritti dalla selezione dei candidati e del leader del partito e la separazione formale della struttura di base, l'apparato centrale e il partito parlamentare. Le simpatie del partito conservatore a favore dei ceti imprenditoriali, soprattutto dei grandi gruppi finanziari sono sempre stati chiare; la più grande organizzazione di rappresentanza del mondo imprenditoriale, la confederazione di industriali britannici, ha sempre mantenuto rapporti più o meno stretti con la leadership del partito.
- Labour Party: Fu fondato nel 1900, assumendo l'attuale nome sei anni dopo. Nacque come braccio elettorale del potente movimento sindacale britannico con il quale si creò una relazione di dipendenza tanto che gli scritti del partito erano indiretti ed appartenevano ad associazioni affiliate. I sindacati erano la vera base del partito il rapporto fra gli iscritti alla leadership era mediato dalle Elite sindacali. Questa differenza fondamentale rispetto ad altri partiti socialisti europei rimane, benché Labor party non sia più un partito radicato socialmente culturalmente nel movimento operaio. Il modello organizzativo ha subito comunque cambiamenti notevoli e diventando dalla fine del XX secolo un partito sempre più autonomo dai suoi originari sponsor sindacali e la democratizzazione delle procedure interne ebbe, all’inizio, il paradossale effetto di rafforzare il potere della leadership parlamentare.
- Liberaldemocratici: Prima dell'elezione critica del 1918 il Liberal party (Whig fino al 1815) era stata la principale forza di opposizione ai conservatori, distinguendosi per il suo sostegno alla libertà religiosa e alle forme politiche. Con la crescita elettorale del Labour, lo spazio politico dei liberali si restrinse notevolmente e per mezzo secolo il partito occupò una posizione marginale. Dopo la repressione elettorale i partiti democratico e liberale si fusero in una nuova formazione, il partito liberal-democratico. Il partito mantenne le posizioni centriste dei liberali e si contraddistinse per il suo europeismo e sostegno al decentramento politico, riflettendosi nella struttura federale dell'organizzazione interna.
La competizione elettorale: il declino del bipartitismo
Dal 1974 il bipartitismo di Westminster è stato messo in discussione: le nuove forze partitiche cominciarono a contendersi gli elettori delusi dai due principali partiti. Il sistema elettorale vigente a Westminster prevede collegi uninominali, un solo turno di votazione e formula plurale, favorisce i grandi partiti e i partiti piccoli con consensi geograficamente concentrati. Il partito che è cresciuto di più con il declino del bipartitismo, i liberal-democratici, è anche quello più penalizzato da questo sistema elettorale. Solo con il crollo del voto conservatore del 1977 i liberal-democratici riuscirono ad aumentare la loro presenza parlamentare, ottenendo 51 seggi su 659, ma rimanendo molto sotto rappresentati.
Fasi
- Il crollo del voto Labour dopo il '79: È stato interpretato come la fine della politica di classe, questa tendenza implicava un declino irreversibile del voto al Labor visto che l'elettore medio cercava una rappresentanza meno collettivista di quella offerta dalla sinistra -> il loro declino si sarebbe potuto arrestare se il partito avesse adeguato la sua offerta programmatica. Con un programma chiaramente centrista mirato a tranquillizzare gli elettori medi delusi dai conservatori infatti uscirono ottenere il 43% dei voti e una mobilitazione impressionante dell'elettorato operaio. Il crollo notevole del voto conservatore la tenuta del liberaldemocratici confermano che la vecchia corrispondenza fra posizioni di classe e comportamento elettorale si è definitivamente sciolta.
- Alcuni studiosi: Individuano una tendenza sempre più forte verso un voto abbastanza politico basato su valence issues: gli elettori mancano di chiarire identificazioni partitiche votano in funzione della performance del partito di governo in termini soprattutto di indicatori economici. Il declino dei partiti è ben più forte nelle elezioni di secondo ordine, dove non vige il sistema elettorale maggioritario. Nelle elezioni per le nuove istituzioni rappresentative in Scozia e Galles, il Labor ha perso sistematicamente voti rispetto alle elezioni per Westminster tenutesi negli stessi territori. I beneficiari di questi spostamenti sono stati i partiti nazionalisti e piccoli partiti come i Verdi e i socialisti scozzesi.
Le campagne elettorali hanno acquisito maggiore importanza a causa della volatilità elettorale: i due grandi partiti impiegano le tecniche più avanzate di marketing politico per cercare di spostare a loro favore gli elettori indipendenti. La crescente attenzione ai mass-media anche aumentato notevolmente i costi delle campagne e, in assenza di un sistema fine di finanziamento pubblico significativo, i contributi dei privati sono diventati fondamentali per tutti e due i grandi partiti. Questo ha portato a metodi di finanziamento a volte poco chiari.
Il governo: i poteri del primo ministro
Benchè il Regno Unito sia citato come paradigma di una democrazia parlamentare, una delle caratteristiche più note del sistema britannico è l'accentramento di potere nell'esecutivo e in particolare nel Primo Ministro: il sistema di Cabinet government (il governo del gruppo ristretto dei principali ministri riuniti nel consiglio dei ministri) tende a rinforzare la posizione dell'esecutivo e ad indebolire il parlamento. Il quadro dei rapporti fra governo e parlamento non è stato stabilito da un potere costituente, bensì da un'evoluzione graduale del sistema monarchico pre democratico; la rivoluzione ha spostato la sovranità della corona al parlamento senza restringere i poteri formali del monarca (Royal prerogative) che vengono esercitati dal governo, dando all'esecutivo un ampio margine di autonomia rispetto al legislativo; anche il potere di nomina delle più alte cariche dello stato spetta al monarca e quindi in pratica, al Primo Ministro (elective dictatorship).
Il parlamento ha potere di controllo notevole infatti il personale ministeriale del governo proviene sempre dal parlamento che governa attraverso la fusione tra legislativo ed esecutivo, quello che Bagehot chiamava il segreto efficiente della costituzione inglese. Effetti di questa fusione:
- La presenza massiccia dei membri del governo in parlamento ha un forte effetto sulla capacità del governo di controllare la maggioranza parlamentare, oltre a garantire all'esecutivo i voti favorevoli;
- D'altro canto la fusione implica logicamente anche la presenza di una buona parte di parlamentari nell’esecutivo con effetti opposti.
Il bipartitismo fornisce maggioranze parlamentari monopartitiche che sono molto più facili da gestire rispetto alle maggioranze di coalizione presenti in altre democrazie parlamentari europee -> una conseguenza di questa stabilità è una certa ignoranza delle norme costituzionali. -> Il sistema elettorale che sopra rappresenta i due partiti principali fabbrica normalmente ampie maggioranze.
Dal punto di vista formale le procedure di formazione del governo prevedono una partecipazione significativa del monarca: quando un Primo Ministro perde le elezioni, la convenzione vuole che presenti le dimissioni al monarca che ha la responsabilità di selezionare il nuovo capo di governo, dovendo scegliere il leader del nuovo partito di maggioranza. Il leader del secondo partito della camera dei comuni ricopre ruolo formale di leader dell'opposizione e nomina anche dei ministri ombra insieme quali costituisce una sorta di governo alternativo. Il ruolo degli organizzatori dei gruppi parlamentari sono noti per la loro durezza e spesso la disciplina viene mantenuta anche con ricatti personale; il deputato ribelle se non è sostenuto da una fazione organizzata, può perdere il sostegno del partito alle successive elezioni e gli elettori britannici raramente votano per candidati indipendenti.
La disciplina di partito tende a rompersi in momenti di grave divisione interna su questioni fondamentali; la convenzione della responsabilità collettiva prevede che i membri del governo debbano sostenere la linea politica stabilita nelle riunioni del Consiglio dei Ministri, oppure dimettersi; questa limita solamente la pubblicità che viene data ai conflitti interni, ma non toglie il potere di ricatto che è una fazione ben organizzata e poi esercitare insieme al governo e alla maggioranza parlamentare. Fra il 2010 al 2015 David Cameron capeggiò il primo governo di coalizione della seconda guerra mondiale, una collaborazione fra conservatori e liberali democratici confermando che il Primo Ministro può dominare i processi decisionali solo se il suo governo è sostenuto da un partito coeso che detiene la maggioranza parlamentare.
Il parlamento: un bicameralismo ereditato
Il parlamento di Westminster è diviso in due camere, i Comuni e i Lord, anche se, dopo la piena democratizzazione delle elezioni comuni, i Lord hanno perso gran parte della loro rilevanza.
Camera dei Lord
Composto da nobili ereditari e cittadini comuni in cui il governo attribuito titoli nobiliari a vita; in base al Parliament Act del '49 i Lord possono proporre emendamenti ma, se i Comuni li rigettano, il progetto, trascorso un anno, diventa comunque legge. I Lord rimangono privi di legittimità democratica e vedono limitata la loro capacità politica.
Camera dei Comuni
Esercita le funzioni parlamentari dibattendo ed emendando i progetti di legge, nonché sottoponendo a esame le azioni governative; il sistema delle commissioni è diventato il perno di questo controllo ed ha due funzioni principali:
- Esaminare criticare l'attività dei dipartimenti ministeriali;
- Esaminare ed emendare i progetti di legge.
L'Act of 2011 (abrogato nel 2022): precedentemente il Parlamento aveva un mandato quinquennale, ma il governo poteva decidere unilateralmente quando indire le elezioni; il governo di coalizione nel 2011 (PC e liberali) introduce limiti al potere del governo di decidere la durata del Parlamento essa termini sempre quinquennali ma con una data fissa per il turno elettorale. Elezioni anticipate e scioglimento del Parlamento solo se:
- Una maggioranza dei due terzi della Camera dei Comuni vota a favore
- Non viene formato alcun governo entro 14 giorni dal voto di sfiducia nel governo.
Caratteristiche dimensione partiti-esecutivo
- Accentramento del potere esecutivo in governi monopartitici
- Predominio dell’esecutivo
- Sistema bipartitico
- Sistema elettorale maggioritario e non proporzionale
- Pluralismo dei gruppi di interesse
-> Regno Unito ancora sistema bipartitico?
Le istituzioni politiche territoriali: i paradossi della devolution
Fino al 1977 il Regno Unito poteva essere considerato uno dei paesi più fortemente centralizzati fra tutte le democrazie occidentali, ma la polarizzazione territoriale dell'elettorato diede luogo ad una forte mobilitazione a favore di un processo di decentramento. Caso di Ken Livingston che si presentò come candidato indipendente dopo che il the Bourg non l'aveva selezionato e ha stravinto contro il candidato ufficiale del partito: i candidati indipendenti possono fare appello al principio di indipendenza delle nuove istituzioni.
Una delle incognite della devolution è il modo in cui si gestiranno in futuro i rapporti tra Westminster e le nuove istituzioni territoriali, in particolare è presente una forte tensione fra la devolution dei poteri sulla sanità, l'istruzione e la politica di spesa pubblica, che rimane quasi totalmente nelle mani del governo centrale. Le tensioni si sono inasprite a seguito della crisi finanziaria del 2008 e della Brexit. I governi locali implementano le decisioni del governo centrale, assolvono a una serie di importanti funzioni, ma rimangono emanazioni del governo centrale.
Scozia
Oggi il parlamento scozzese, eletto con il proporzionale, esprime un proprio esecutivo con un proprio Primo Ministro; lo Scotland Act 1998 stabilisce quali sono i poteri che rimangono a Westminster e lascia tutte le altre competenze nelle mani del parlamento scozzese (fiscali e di spesa). 129 membri -> Sistema misto: maggioritario e schede elettorali proporzionali.
Galles
Il Wales act 1998 crea un'assemblea eletta anche in questo caso con il sistema proporzionale e dotata di poteri più limitati poiché non può variare il livello delle imposte né varare leggi, ma solo definire la legislazione secondaria. -> sistema misto; 60 posti nel Welsh Assembly.
Londra
Il Greater London Authority Act nel '99 fu varata la che ricostituiva un'assemblea locale metropolitana per la capitale, con sindaco eletto.
Irlanda del Nord
Dopo la divisione dell'isola d'Irlanda e la creazione dello Stato indipendente irlandese nel 1921 ci fu già una devolution dei poteri al Nord, governato da un parlamento territoriale; la maggioranza protestante a favore della Gran Bretagna ebbe il controllo totale di questa istituzione creando forti tensioni con la maggioranza cattolica dell’isola -> l'insostenibilità di questo sistema di dominio portò all'accordo del Venerdì Santo che prevedeva una devolution anche per l'Irlanda del Nord, con la creazione di un'assemblea nordirlandese che esprimesse un esecutivo per la gestione della sanità, dell'istruzione e dell’agricoltura. Questa devolution ha degli aspetti innovativi poiché, oltre al sistema elettorale proporzionale, l'assemblea è organizzata in modo chiaramente consociativo: il sistema di votazione richiede che per le decisioni più importanti, oltre alla maggioranza numerica, ci sia anche una maggioranza all'interno delle due comunità principali.
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