Appunti di ricerca educativa
Capitolo 1: La ricerca
1.1 Quali scienze dell'educazione?
Fare ricerca significa svolgere un'attività cognitiva tesa a produrre nuova conoscenza su qualcosa. Il tipo di conoscenza che viene prodotta dalla ricerca è una conoscenza di tipo scientifico. Possiamo parlare di conoscenza scientifica se la conoscenza espressa ha un riscontro empirico, se la conoscenza che produciamo ottiene l'accettazione di una comunità scientifica e se la conoscenza prodotta ha le caratteristiche della sistematicità e controllabilità.
Vi sono diverse tipologie di ricerca nelle scienze umane, in particolare nelle scienze dell'educazione possiamo individuare alcune macroaree di ricerca. Durkheim sostiene la necessità di differenziare la pedagogia dalle scienze dell'educazione: mentre la pedagogia ha lo scopo di riflettere sui fatti educativi, spetta alle seconde affrontare le tematiche dell'educazione su basi scientifiche.
Per lungo tempo la ricerca empirica in educazione ha riguardato le situazioni pubbliche quali l'ambiente scolastico e non ha sottoposto ad indagine empirica gli aspetti con forte carico etico (es. la famiglia). In poche parole, la ricerca educativa è stata quasi esclusivamente ricerca didattica. Secondo Dewey, le scienze dell'educazione non hanno tanto l'obiettivo di costituirsi come ambito indipendente, quanto quello di coordinare i contributi provenienti dai differenti ambiti disciplinari che possano fornire contributi utili ad affrontare le questioni educative.
I contributi delle varie scienze dell'educazione e la loro funzione sono stati rubricati prima da Mialaret, che individua una suddivisione possibile in relazione all'oggetto: le scienze che studiano le condizioni generali e locali dell'istruzione scolastica, le scienze che studiano il rapporto pedagogico e lo specifico atto educativo, infine, le scienze della riflessione e dell'evoluzione. Soltanto due anni dopo, Visalberghi elabora un modello circolare nel quale vengono messi in relazione con quattro macro-settori le varie scienze o discipline che possano portare un contributo ai problemi educativi.
Tipologie di ricerca educativa:
- Ricerca teoretica: discipline di riferimento → filosofia dell'educazione e pedagogia generale, si lavora prevalentemente su teorie e modelli, si concettualizza.
- Ricerca storica, ricerca comparativa: discipline di riferimento → storia dell'educazione, educazione comparata. Si affronta la storia dei modelli pedagogici, servendosi di diverse fonti, e si delineano tracce di evoluzione/involuzione/cambiamento; si affrontano e comparano le differenze nei contesti, negli spazi e nei luoghi geografici e culturali diversi.
- Ricerca empirica: discipline di riferimento → metodologia della ricerca educativa, pedagogia sperimentale. Si opera principalmente a partire da dati, opinioni, informazioni empiriche, tratte dal campo.
Per Visalberghi, la pedagogia sperimentale non è una scienza particolare, ma un modo di utilizzare diverse scienze dell'educazione al fine di svilupparne altre. Ovviamente in ogni situazione in cui siano implicate delle persone l'unicità della situazione è un dato incontrovertibile, ma anche nelle scienze dell'educazione è possibile accumulare un sapere e tentare di avanzare nella comprensione e nelle pratiche.
1.2 Qualitativo versus quantitativo
Mentre nella ricerca quantitativa è presente un accordo per definirla (principi fondamentali: la costruzione di una matrice tramite la quale organizzare i dati, uso essenziale della statistica nell'analisi di dati), per la ricerca qualitativa non è così: per questo motivo si è aperto un dibattito. La vera difficoltà per un ricercatore, impegnato in ambito quantitativo o qualitativo che sia, consiste nella capacità di fare le giuste scelte in merito all'oggetto di ricerca, agli obiettivi, all'uso di metodologie, nell'avere la giusta sensibilità che gli consenta di scegliere vie più soddisfacenti, nell'intuire quando una ricerca ha bisogno di essere ri-calibrata, nel saper affrontare tutti gli snodi problematici che una ricerca comporta.
La ricerca qualitativa ha importanza nelle scienze sociali ed umane e si occupa di particolarità e complessità, che non possono essere studiate in un laboratorio scientifico, ma devono essere comprese, scavate in profondità. L'approccio qualitativo poggia su quattro principi fondamentali, che stanno alla base della logica con la quale il ricercatore qualitativo si confronta con il proprio oggetto di ricerca: immersione, familiarità, profondità, comprensione.
Il ricercatore sociale qualitativo di fronte al problema di indagare non rimane distaccato, per conoscerlo, deve immergersi dentro, in modo da comprenderlo dall'interno, assumendo il punto di vista di chi vi è coinvolto; quindi non agisce da spettatore, quanto da partecipante, conscio che la sua soggettività andrà a influire su quanto sta rilevando. Se il ricercatore si immerge acquisisce, di conseguenza, anche familiarità con il fenomeno da lui studiato, che diventa più vicino e quindi più compreso.
Il ricercatore qualitativo non si limita ad una conoscenza di primo livello, scende in profondità, scava il problema a fondo, facendo emergere ogni sua componente, ogni suo aspetto caratterizzante. Colui che opera secondo questa logica non è interessato ai grandi numeri, all'utilizzo di strumenti matematici, né al numero dei casi, ma all'ottenimento del maggior numero di informazioni e di aspetti ricavabili dal singolo caso o dal contesto. Il ricercatore qualitativo opera utilizzando lenti e ingrandimenti per cogliere ogni aspetto del contesto particolare e ricondurlo alla totalità caratterizzata da complessità ed incertezza.
Un aspetto importante in questo tipo di approccio consiste nel non dare peso soltanto ai fatti e alle leggi che li regolano dentro un sistema, ma anche e soprattutto ai soggetti, agli individui e ai loro comportamenti più significativi tentando di stabilire con loro un contatto diretto.
Confronto tra ricerca qualitativa e quantitativa:
- Quantitativa:
- Teoria/ricerca: strutturata in fasi sequenziali, procedimento logico: deduzione.
- Concetti: operativizzati e definiti in una fase preliminare.
- Interazione tra studioso e oggetto studiato: osservazione scientifica, distacco, aspirazione alla neutralità.
- Ruolo del soggetto studiato: passivo, oggetto di ricerca e trattato come se fosse un oggetto materiale.
- Emozioni, intenzioni, relazioni considerate come un disturbo alle finalità della ricerca.
- Qualitativa:
- Teoria/ricerca: aperta, interattiva, procedimento logico: induzione.
- Concetti: orientativi, in costruzione, definiti nel corso della ricerca.
- Interazione tra studioso e oggetto studiato: immedesimazione empirica nella prospettiva del soggetto studiato, immersione.
- Ruolo del soggetto studiato: attivo, fondamentale; percezioni, emozioni, intenzioni e motivazioni sono parte del corpus di dati raccolto.
1.3 Le origini dei metodi qualitativi
Le origini dei metodi qualitativi si intrecciano con la storia della sociologia. Max Weber tentava di spiegare, attraverso leggi scientifiche e analisi causali, problemi appartenenti alle scienze sociali. La sociologia è vista come una congiunzione tra la centralità data all'individuo ed al suo modo di interpretare, produrre significati e rappresentazioni simboliche e le finalità di spiegare scientificamente, con nessi causali, problemi che lo riguardano.
La differenza che Weber rintraccia tra scienze sociali e scienze naturali è che il ricercatore sociale è molto vicino ed è già a conoscenza degli stati soggettivi del suo (s)oggetto di studio. Weber identifica tre tipi di soggettività: i significati, i motivi, gli scopi di una persona collegati al suo agire; il significato attribuito da un gruppo; il significato che viene attribuito da un attore simbolico secondo il ricercatore sociale.
Weber afferma che esistono tre tipi di capacità: la capacità empatica, ovvero la facoltà di mettersi nei panni dell'altro e comprendere le sue emozioni; la capacità di comprensione razionale che consente di raggiungere logicamente il contesto relativo a determinati significati di certe azioni; la capacità di formulare alcuni modelli causali e verificarli. Da ciò emerge il concetto di comprensione, una forma di analisi sociologica che ha come obiettivo principale quello di giungere ad una spiegazione causale delle azioni umane, limitandosi all'osservazione e all'interpretazione.
Nel lavoro del sociologo influisce molto la soggettività, l'intenzionalità, le quali portano a vedere, scegliere e scartare determinate cose. Weber sosteneva che ciò che facciamo quando interpretiamo è scegliere, fare delle scelte, e così facendo in realtà facciamo delle operazioni di astrazione e di distorsione della realtà concreta, per ottenere un certo tipo di comprensione. George Mead introdusse un modo di leggere la relazione tra individuo e società centrato su una fusione e una stretta reciprocità. Per spiegare la sua teoria, Mead partì dalle relazioni esistenti tra le varie e molteplici componenti o “sé” della persona, le quali hanno ognuna delle funzioni specifiche, delle particolarità e dialogano tra loro.
La novità apportata da Mead consiste nella consapevolezza da parte dell'uomo dei suoi “sé” e delle componenti della sua personalità. Lo snodo centrale della teoria di Mead è basato sull'estensione all'esterno di ciò che accade all'interno di un soggetto. Il me, il soggetto che conosciamo, è creato dagli stereotipi sociali. Imparare a partecipare all'agire di gruppo permette di acquisire un sé e viceversa. Noi abbiamo la capacità di osservare, guardare, esperire noi stessi assumendo il punto di vista di un altro generalizzato, come se fossero altre persone ad interpretare le nostre azioni: tutto ciò ha delle conseguenze decisive per l'agire sociale.
Poiché una persona può anticipare le reazioni di un altro alle proprie azioni, prima che queste reazioni avvengano, egli può modificare conseguentemente il proprio modo di agire. In questo senso, l'agire sociale prende in considerazione le altre persone incorporando una veduta immaginaria dei loro interessi e delle loro reazioni nel progetto originario di tali azioni.
L'interazione umana, secondo Blumer, è fondamentalmente nel processo di attribuzione di significato alle cose da parte delle persone. Le premesse della sua teoria sono le seguenti: i significati che le cose hanno per i soggetti influiscono sul loro agire; questo significato che viene attribuito è un prodotto dell'interazione sociale tra gli uomini; i significati vengono modificati durante il processo interpretativo della persona. Il significato ha, per Blumer, diverse fonti: una intrinseca alla cosa alla quale si riferisce; influenzato dalle caratteristiche psicologiche della persona che attribuisce il significato alla cosa; il significato di una cosa per un individuo proviene dal modo in cui gli altri si comportano con lui in relazione a quella cosa.
L'attribuzione di significati è un processo che avviene all'interno dell'agire sociale, è ciò che lo caratterizza, poiché da questo tipo di processo scaturisce la realtà, il mondo circostante nel quale vivono gli esseri umani. Resta da capire come comprendere questo agire. Per farlo, bisogna render conto innanzitutto di colui che agisce, dell'attore, e considerare il contesto nel quale le azioni avvengono, il modo nel quale l'attore interpreta, attribuisce significati. In sintesi, un ricercatore sociale per studiare l'agire sociale deve assumere il punto di vista dell'altro, di colui che agisce, e, secondo Blumer, lo strumento più consono per questa operazione è senza dubbio l'osservazione partecipante.
Barney Glaser e Anselm Strauss affermano che nel momento in cui si inizia una ricerca, ci si trova di fronte a soggetti sconosciuti con i quali si deve iniziare una conversazione. Il colloquio deve iniziare senza dire cose che offendano gli interlocutori. I ricercatori sociali possono ricorrere a degli stereotipi, a dei modi di dire, o a quelle che sono state denominate euristiche narrative relazionali, ovvero strategie relazionali preferenziali. Quello che conta, in questa prima fase, è cercare di non interpretare facendo ricorso a concetti, teorie, elementi di letteratura esistenti intorno all'oggetto di ricerca, ma tentare di acquisire più informazioni possibili senza troppa sistematicità.
Dopo questo primo orientamento generale, i ricercatori sociali dovranno procedere alla costruzione di uno schema che miri a confermare, chiarire, approfondire, dare una direzione a quanto rilevato in un primo momento. È stata poi la Scuola di Chicago che, tra le due guerre mondiali, ha sviluppato, principalmente in ambito sociologico, metodi e strumenti di ricerca qualitativa. Risulta chiaro che, ancora oggi, la ricerca qualitativa non abbia un armamentario codificato di tecniche come la ricerca quantitativa, perché il suo modo di procedere resta, in gran parte, da costruire sul campo, nell'interazione tra il ricercatore ed il suo oggetto di studio.
La ricerca nell'ambito delle scienze umane, spiegava Laeng: “usa entrambe le forme di espressione: la qualitativa nelle descrizioni, nei colloqui, nella comunicazione pedagogica ordinaria; e la quantitativa nella psicotecnica, nei test e nella valutazione scolastica. Tuttavia è importante rendersi conto che vi possono essere diversi modi di affrontare in maniera quantitativa la realtà pedagogica, ognuno dei quali ammette o non ammette certe operazioni.
Il conflitto tra sostenitori dei metodi quantitativi e supporter dei metodi qualitativi nelle scienze umane può essere letto come un dibattito tra realisti e interpretativisti.
- Realisti:
- Realtà: esiste una realtà esterna oggettiva ed indipendente da noi.
- Conoscibilità della realtà: per i cosiddetti “realisti ingenui” (che non esistono più) la realtà era conoscibile in modo deterministico, per i “realisti critici” la realtà è conoscibile ma in modo imperfetto e probabilistico.
- Come si può conoscere la realtà? La spiegazione: si spiega un fattore sulla base di altri fattori.
- Attraverso quali strumenti? Di tipo quantitativo: quanti soggetti hanno quelle determinate caratteristiche?
- Interpretativisti:
- Realtà: la realtà può esistere o meno ciò che importa è l'interpretazione che ne danno i soggetti.
- Conoscibilità della realtà: ciò che è possibile conoscere sono le interpretazioni che formano la realtà.
- Come si può conoscere la realtà? La comprensione: si cerca di dare conto delle ragioni che stanno dietro intenzioni ed azioni dei soggetti.
- Attraverso quali strumenti? Di tipo qualitativo: si cerca di qualificare i soggetti, ovvero di trovarne similitudini e differenze di posizione.
L'utilizzo di metodologie qualitative sembra essere la soluzione migliore per indagare contesti nei quali la caratterizzazione risponda a logiche di complessità, di continuo mutamento e movimento, contesti nei quali incertezza, disordine, aleatorietà ed imprevisto paiono essere sovrani.
1.4 Le fasi della ricerca in sintesi
L'inizio di una ricerca prevede sempre che vi sia una teoria nella mente del ricercatore dalla quale prende le mosse un'ipotesi di ricerca. Il primo passo che compie un ricercatore è porre una domanda alla realtà e cercare di capire quale potrebbe essere la risposta, attraverso le ricerche precedenti, le teorie su quel particolare fenomeno e tutto ciò che ha a disposizione. Una volta individuato il problema conoscitivo è il momento di passare alla seconda fase, la costruzione di un quadro teorico, esaminando le ricerche precedenti simili o di area limitrofa e i contributi teorici che aiutano ad inquadrare il problema.
Arriverà poi a ipotizzare una sorta di mappa di concetti (mappa concettuale) legati tra loro da rapporti di causa effetto o meno. Una volta inquadrati i concetti principali, il ricercatore li rappresenterà attraverso un discorso, il quadro teorico che costituirà il racconto di come, accogliendo i contributi teorici e le ricerche sul tema, saremo arrivati dalla domanda conoscitiva alla nostra ipotesi. È questa la terza fase, in cui si può formulare l'ipotesi. Possiamo chiamare deduzione il processo attraverso il quale da una teoria si giunge ad un'ipotesi.
L'ipotesi è un po' una soluzione ipotetica, che noi crediamo possa darsi a conclusione del nostro processo di ricerca rispetto al problema che abbiamo deciso di indagare, o alla soluzione che vogliamo proporre ad un'esigenza. L'ipotesi viene formulata sulla base delle nostre teorie implicite (le nostre conoscenze) ed esplicite (il nostro quadro teorico).
La quarta fase prevede la messa a punto della metodologia della ricerca, in cui vengono definiti i tempi, gli strumenti e la popolazione di riferimento, ovvero di quali sono tutti i soggetti che fanno parte di coloro che sono potenzialmente interessati alla ricerca. Dalla popolazione estrarrò un campione ovvero una porzione dell'universo sul quale raccoglierò i dati. I dati dovranno essere poi organizzati e poi analizzati. Chiameremo disegno di ricerca il processo nella quale viene formulata un'ipotesi rispetto al target della nostra ricerca. Dovremo anche definire come verremo a contatto con questo target attraverso il processo...
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