Cap. 1 - La logica della ricerca in educazione
1.1 Fare ricerca in educazione
La parola ricerca designa una riflessione sul fatto educativo che viene condotta con un appropriato metodo scientifico. I processi educativi possono essere studiati da diverse prospettive:
- Sul piano teoretico, secondo l'approccio della filosofia dell'educazione e della pedagogia generale, il cui obiettivo è stabilire lo statuto epistemologico del sapere pedagogico e i problemi normativi ad esso legati.
- Sul piano storico e su quello comparativo con l'obiettivo di confrontare l'educazione e le istituzioni educative a livello diacronico e sincronico.
- Sul piano descrittivo e sperimentale: quest'ultimo, in particolare, è il caso della ricerca educativa chiamata pedagogia sperimentale, pedagogia scientifica, metodologia della ricerca pedagogica e metodologia della ricerca educativa.
L'attività di ricerca ha come obiettivo analizzare una determinata situazione educativa, situata nello spazio, nel tempo e nella cultura. Se la ricerca ha come scopo una comprensione più approfondita della situazione considerata nella sua unità e specificità, si parla di ricerca idiografica; se invece ha come scopo astrarre dalla situazione considerata leggi e regole che hanno portata generale e che si possono applicare anche a situazioni diverse da quelle in cui sono state prodotte, si parla di ricerca nomotetica. La ricerca ideografica utilizza soprattutto tecniche di raccolta dei dati qualitative come l'intervista libera, l'osservazione non strutturata e l'analisi di documenti, mentre la ricerca nomotetica utilizza tecniche quantitative, come per esempio il questionario.
Per quanto riguarda la metodologia della ricerca pedagogica, quest'ultima si interseca con una serie di discipline quali: la filosofia, l'epistemologia, la pedagogia, la psicologia, la sociologia, la logica, l'informatica e la statistica. In particolare, la ricerca pedagogica utilizza gli strumenti teorici messi a disposizione da queste discipline per attualizzare una determinata situazione, ricavarne conoscenza scientifica e in base a questa accertare interventi per migliorare la situazione considerata o altre situazioni analoghe.
1.2 Le cinque questioni della ricerca educativa
La caratteristica principale della ricerca educativa è che essa mira a produrre un sapere controllabile, cioè un sapere generato attraverso procedure che il ricercatore deve rendere il più possibile chiare ed esplicite. Ciò infatti permette il controllo del lavoro anche da parte di altri ricercatori, ed eventualmente la ripetizione della ricerca per verificare la consistenza dei risultati. In una ricerca educativa e scientifica, quindi, tutti i singoli passaggi e le singole scelte devono essere criticabili. Al contrario, una ricerca in cui le scelte sono ambigue e le operazioni empiriche compiute poco chiare, non permette la formulazione di critiche, quindi si pone al di fuori della ricerca scientifica.
La ricerca educativa deve necessariamente confrontarsi con 5 questioni:
- Questione ontologica, dove però per ontologia si intende la branca della filosofia che studia l'essere in quanto tale;
- Questione epistemologica, dove per epistemologia si intende la branca della filosofia che si occupa della riflessione sulla conoscenza scientifica e che comprende tutto il campo della gnoseologia, cioè lo studio della conoscenza in generale;
- Questione metodologica, dove per metodologia si intende l'insieme delle riflessioni sul metodo e sulle tecniche utilizzate in una determinata disciplina, per conoscere l'oggetto della disciplina stessa;
- Questione tecnico-operativa, dove per tecnica di ricerca si intende un procedimento preconfezionato e codificato che ha come obiettivo risolvere uno specifico problema di raccolta o di analisi dei dati, tenendo conto dell'impostazione ontologica ed epistemologica della ricerca;
- Questione assiologica dove per assiologia si intende la branca della filosofia che studia le questioni del valore da attribuire a concetti ed entità del mondo reale.
Le pratiche di ricerca dipendono in larga misura dalle risposte che il ricercatore dà alle prime 4 questioni. In particolare:
- Per quanto riguarda la questione ontologica, se il ricercatore crede nell'esistenza di una realtà oggettiva, si pone nel filone realista; se invece ritiene che essa sia conoscibile in modo deterministico, allora avremo la posizione del realismo ingenuo (tipica del paradigma positivista, caratterizzato dal riduzionismo e dal determinismo). Se egli la ritiene conoscibile solo il modo probabilistico allora avremo la posizione del realismo critico (tipica del paradigma post-positivista). Se il ricercatore pensa che il problema dell'esistenza o meno di una realtà sia subordinato al problema delle percezione che noi abbiamo di essa, è che essa sia soltanto un riflesso della nostra attività mentale di costruzione di significato, allora il ricercatore si pone nel filone interpretativista mentre la relativa ontologia è quella costruttivista.
- Per quanto riguarda la questione epistemologica, se il ricercatore adotta la prospettiva del realismo ingenuo, considererà entità indipendenti il ricercatore e la realtà studiata mentre il suo obiettivo sarà individuare leggi che governano l'oggetto studiato; se invece il ricercatore adotta la posizione della realismo critico, sarà impossibile giungere ad una conoscenza deterministica della realtà studiata, pertanto il ricercatore si rivolgerà verso la ricerca di tendenze dei fenomeni osservati che possono far intuire l'esistenza di determinate disposizioni strutturali che governano quella realtà.
- Per quanto riguarda la questione metodologica, se il ricercatore ritiene che una realtà oggettiva esista e sia conoscibile, allora adotterà metodi sperimentali-manipolativi per scoprire le leggi che governano quella realtà; se invece il ricercatore ritiene che la realtà oggettiva esista ma non sia del tutto conoscibile, allora individuerà il suo quadro teorico e le premesse di partenza e, sulla base di queste, formulerà un'ipotesi e solo dopo adotterà metodi sperimentali-manipolativi per cercare evidenze empiriche che permettano di confutare la sua tesi.
- Per quanto riguarda infine la questione tecnico-operativa, se il ricercatore ritiene che una realtà oggettiva esista e sia conoscibile, allora cercherà di individuare i fattori che spiegano le tendenze empiriche osservate, estraendoli dal loro contesto e quantificandoli attraverso tecniche quantitative e di raccolta di dati. Se invece il ricercatore ritiene che una realtà oggettiva esista ma non sia conoscibile, allora cercherà lo stesso di individuare i fattori che determinano il comportamento del sistema, ma non potendoli quantificare con certezza, dovrà ricorrere anche tecniche qualitative che possono fornire informazioni su fattori che rientrano nel sistema ma che non possono essere considerati dal punto di vista matematico. Infine, se il ricercatore ritiene che una realtà oggettiva non esista, allora interpreterà le dinamiche della situazione analizzando i singoli soggetti, in modo da comprendere le motivazioni che hanno dato luogo a determinati comportamenti e atteggiamenti.
La prima di queste tre posizioni corrisponde storicamente al positivismo ed è stata ormai del tutto abbandonata. Oggi, invece la stragrande maggioranza dei ricercatori aderisce alla seconda e alla terza posizione, cioè al realismo critico o all'interpretativismo. Per quanto riguarda invece gli strumenti tecnico-operativi utilizzati nella ricerca, i fautori del realismo critico utilizzeranno soprattutto tecniche quantitative, non trascurando però le possibilità offerte dalle tecniche qualitative. I fautori dell'interpretativismo, invece utilizzeranno prevalentemente tecniche qualitative, non trascurando però le informazioni fornite dalle tecniche quantitative.
1.3 Ricerca quantitativa e ricerca qualitativa: caratteristiche e concetti chiave
Possiamo individuare una serie di concetti chiavi della ricerca educativa:
- Il tema della ricerca è l'argomento generale all'interno del panorama scientifico della ricerca educativa, sul quale verte la ricerca in oggetto.
- L'obiettivo della ricerca è il fine che si vuole perseguire con la ricerca.
- Il problema da cui parte la ricerca è il bisogno conoscitivo esplicito che ha dato origine alla ricerca.
- Il concetto è un'idea astratta e generale che ha origine sulla base dell'interazione dell'essere con il mondo e con altri soggetti appartenenti al suo gruppo di riferimento. I concetti si formano con l'esperienza ma non provengono da quest'ultima. In particolare, nell'interazione con il mondo e con i suoi simili, l'essere umano opera dei ritagli nel flusso delle sue esperienze, attraverso i quali riesce a semplificare la complessità del reale, organizzandola in categorie etichettabili con un termine linguistico.
- L'oggetto o soggetto della rilevazione è invece il referente specifico sul quale si raccolgono informazioni, come per esempio un individuo, una scuola o un sistema scolastico.
- La proprietà di un oggetto è un determinato carattere dell'oggetto di rilevazione in questione.
- Lo stato sulla proprietà è il valore assunto dalla specifica proprietà dell'oggetto in questione.
- Il fattore è una proprietà, individuale o collettiva, che si può rilevare empiricamente sui soggetti coinvolti in una determinata azione educativa oggetto di studio.
- La variabile è invece un'entità simbolico-matematica che corrisponde a un fattore del quale è stata data una definizione operativa. Per definizione operativa si intende invece un insieme di regole esplicite che guidano le operazioni con cui ciascuno stato su una determinata quantità viene empiricamente rilevato, assegnato a una delle categorie precedentemente stabilite e ciascuna di queste messa in corrispondenza con determinati valori di una variabile.
- L'indicatore è una proprietà empiricamente rilevabile di un oggetto che consente di avere una rilevazione indiretta di una proprietà rappresentata da un concetto astratto, che non si può rilevare empiricamente in modo diretto.
- Il costrutto è un concetto astratto riferito a un individuo (per esempio l'intelligenza, la personalità, la motivazione, la creatività ecc.), non rilevabile direttamente ma solo attraverso osservazione e sulla base di più indicatori.
- L'asserto è invece un'affermazione dotata di valore di verità riferita a un determinato aspetto della realtà in esame.
- L'ipotesi è un asserto formulato dal ricercatore sulla realtà in esame, che riguarda lo stato assunto da un fattore e che esprime un legame tra due o più fattori.
- La teoria scientifica è un insieme di asserti, cioè ipotesi o assiomi, che si pongono ad un elevato livello di astrazione e generalizzazione rispetto alla realtà empirica.
- Il modello è una rappresentazione astratta formalizzata, che può anche essere espressa graficamente, di una teoria o di un sistema di ipotesi. Il modello può essere logico, se nella rappresentazione utilizza gli strumenti della logica formale, statistico, se nella rappresentazione utilizza il linguaggio della ratifica o computazionale, se nella rappresentazione utilizza un programma per computer che simula il comportamento del sistema in esame.
- Il quadro teorico di una ricerca è invece l'insieme dei riferimenti teorici relativi ai paradigmi del ricercatore, alle scuole di pensiero a cui egli fa riferimento e alle teorie e ai modelli che utilizza per formulare le ipotesi.
- La validità di una tecnica, di uno strumento di rilevazione o di un indicatore, è la caratteristica che consente a quest'ultimi di raggiungere gli obiettivi prefissati. In particolare, per quanto riguarda le conclusioni a cui giunge una ricerca, esse hanno validità interna quando si considerano effettivamente vere e non frutto di errori nel processo di costruzione del quadro teorico o nel processo di raccolta, analisi ed interpretazione dei dati, causati da negligenza dei ricercatori, applicazione errata degli strumenti di raccolta dei dati o delle tecniche di analisi ecc. Le conclusioni della ricerca hanno invece validità esterna quando possono essere estese ad altri soggetti che non siano i soggetti specifici su cui è stata condotta la ricerca.
- L'attendibilità è infine la stabilità della rilevazione compiuta attraverso un determinato strumento a parità di condizioni iniziali.
1.4 Operazioni concettuali della ricerca
La ricerca educativa prevede una serie di operazioni concettuali che non si escludono a vicenda, ma che spesso vengono messe in atto in maniera combinata, quali:
- La descrizione: descrivere significa rappresentare in maniera particolareggiata una determinata realtà educativa, i soggetti che vi operano, i fattori che intervengono e i contesti che determinano fattori e caratteristiche dei soggetti. La descrizione può inoltre essere considerata un'operazione di formulazione di un insieme di ipotesi rilevanti, compatibili con i dati empirici raccolti sulla realtà educativa in esame. A questo proposito, il numero delle ipotesi formulabili su una data realtà è potenzialmente infinito, sta però al ricercatore scegliere quelle ipotesi che rispondono nel modo migliore agli obiettivi conoscitivi dell'indagine. Ogni descrizione quindi è frutto di una scelta, dal momento che è il ricercatore che deve stabilire quali elementi considerare rilevanti per la descrizione della realtà in esame e quali no e sta proprio in questo la sua sensibilità, la sua capacità di cogliere i fenomeni, di intuire gli elementi che caratterizzano la situazione studiata. Questa operazione è definita dagli antropologi thin description, cioè la descrizione di ciò che appare in superficie, di ciò che si vede che si contrappone alla thick description, cioè all'interpretazione di ciò che è latente e nascosto.
- L'interpretazione: il ricercatore deve interpretare dati raccolti sul campo per attribuire ad essi un senso, cioè per trasformare un insieme slegato di fatti e comportamenti in sapere, cioè in una conoscenza che permette a chi la possiede di acquisire consapevolezza su una data realtà educativa. L'interpretazione è influenzata inevitabilmente dal background conoscitivo e dalle esperienze del ricercatore. L'interpretazione, inoltre, per essere corretta, richiede un'adeguata argomentazione logica e una chiara esplicitazione delle regole di passaggio da un universo di significato ad un altro, le quali devono formare un sistema interamente coerente, senza alcuna contraddizione. L'interpretazione deve poi essere compatibile con l'evidenza empirica raccolta, quindi non deve entrare in contraddizione con essa.
- La spiegazione: quest'ultima presuppone un'ontologia realistica, cioè la presenza di un struttura che governa la realtà che il ricercatore svela attraverso la ricerca di regolarità nei dati empirici. Il ricercatore che mira alla spiegazione non studia quindi il soggetto nella sua globalità ma solo come testimone di una relazione tra fattori.
- La comprensione: comprendere significa per il ricercatore mettersi nei panni dei soggetti studiati, acquisendo il più alto numero possibile di informazioni su di essi, studiandoli nella loro globalità e domandandosi se, al loro posto, egli avrebbe agito come loro, in modo da arrivare a comprendere gli elementi che li hanno portati ad agire in un determinato modo piuttosto che in un altro. In questo caso il ricercatore lavora in profondità su un basso numero di soggetti, considerandoli nella loro interezza e specificità e non solo come testimoni di una relazione tra fattori, come fa il ricercatore che punta alla spiegazione.
- La previsione: sia la spiegazione che la comprensione possono fornire un sapere utile per la previsione di fatti e comportamenti. Nel primo caso, il ricercatore, per esempio, potrà prevedere per gli allievi che presentano una scarsa motivazione scolastica un basso profitto in matematica, mentre nel secondo caso, una volta identificate le ragioni alla base dei comportamenti di abbandono di un gruppo di soggetti, il ricercatore potrà prevedere comportamenti di abbandono degli allievi appartenenti ad un diverso gruppo se si manifestano condizioni analoghe a quelle che egli ha osservato sui primi.
- La comparazione: se il ricercatore riscontra delle regolarità empiriche all'interno di 2 o più realtà educative, egli può dedurre un legame tra fattori comuni alle due realtà oppure imputare le differenze riscontrate in determinati fattori all'appartenenza alle due differenti realtà. Allo stesso modo, se in due realtà educative si manifesta allo stesso fenomeno e le due realtà hanno solo fattore in comune, quel fattore è una possibile causa o effetto del fenomeno in questione.
Cap. 2 - Strategie di ricerca educativa
2.1 Le strategie di ricerca in educazione
Il primo requisito di una ricerca educativa è la controllabilità e criticabilità delle scelte e delle operazioni compiute dal ricercatore. Il processo di ricerca deve essere accuratamente documentato per garantire la massima trasparenza nel quadro teorico che guida la ricerca. Infatti, una documentazione accurata permette ad altri ricercatori di ripercorrere il percorso che ha portato alla definizione di un determinato risultato, permettendo quindi il confronto e la crescita di consapevolezza sul problema oggetto di studio.
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