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PEDAGOGIA SPERIMENTALE

L’insegnante deve controllare sia l’insegnamento ma anche e soprattutto l’apprendimento dei propri allievi.

La pedagogia sperimentale è un insieme di metodi per risolvere situazioni problematiche. Essa è proprio tipica per la

risoluzione di problemi educativi avere un occhio attento ai problemi, avere una serie di conoscenze riguardo ai

metodi per risolvere una serie di problemi.

I METODI DEVONO ESSERE VALIDI e ATTENDIBILI:

il metodo che si andrà ad utilizzare deve poter essere costruito in modo valido per quel contesto (effettivamente

congruente al nostro obbiettivo) e attendibile. Un metodo valido e attendibile ci permette di non cadere in errore

quando vado a valutare l’alunno.

La Pedagogia Sperimentale è una disciplina che ha un suo statuto TEORICO e METODOLOGICO.

Essa ha come oggetto la RICERCA: qualsiasi pedagogista, insegnante, educatore, formatore non può non saper fare

ricerca.

IPOTESI: un bravo insegnante / ricercatore costruisce ipotesi. →

La PEDAGOGIA SPERIMENTALE SI OCCUPA DÌ COME FARE RICERCA Essa insegna a pensare.

La pedagogia sperimentale insegna a strutturare la ricerca.

Il sistema formativo integrato per essere ideale deve avere:

• →

Una scuola agenzia formale;

• →

Degli enti (musei, biblioteche ecc) agenzia informale;

• →

Delle agenzie intenzionalmente educative agenzia non formale.

→ la Ricerca vive in questi luoghi: tutti sono portati a vivere i problemi educativi.

La pedagogia sperimentale senza OSSERVAZIONE non va de nessuna parte: una osservazione che è supportata da

strumenti, non è libera, l’occhio è guidato da alcune coordinate congruenti al fine deciso.

Senza osservazione guidata noi non avremo proprio la possibilità di capire come dovrà essere il nostro intervento.

I METODI:

Ci sono modi di fare ricerca QUANTITATIVI e modi di fare ricerca QUALITATIVI.

__________________________________________________________________________________________________

L’insegnante è un agente decisionale: che cosa? Come? Quando? Perché?

Il punto di partenza della ricerca in educazione è la volontà di comprendere i fenomeni educativi al fine di assumere

decisioni educative che abbiano maggiori probabilità di essere efficaci.

• Atteggiamento Critico

• Atteggiamento Problematico

• Atteggiamento Pragmatico

Queste tipologie di atteggiamento ci permettono di non cadere in errore.

Chi opera nel nostro settore di ricerca deve affrontare la seguente difficoltà:

essendo l’educazione un’esperienza diffusa universalmente, e di cui tutti hanno conoscenza diretta, ciascuno si sente

autorizzato, o comunque parte in causa, a commentare le decisioni educative senza che gli esperti abbiano la possibilità

di far valere il senso del loro lavoro di accumulazione di informazioni.

Il fine di questa pedagogia sperimentale è trovare delle situazioni ai nostri problemi educativi.

La ricerca ha il compito di contribuire a scegliere tra le diverse soluzioni possibili di problemi educativi.

Bailey: definisce la ricerca sociale attribuendole il compito “della raccolta di dati che possono aiutarci a rispondere a

domande concernenti i diversi aspetti della società, cosi da permetterci di comprenderla.”

→ Di fatto, però, quando ci mettiamo al lavoro in queste domande esiste già un’idea di risposta.. e cerchiamo di

verificare se esistono soluzioni possibili per uscire dalla situazione problematica e raggiungere una nuova situazione che

stimiamo migliore.

OBBIETTIVO DEL NOSTRO SCORSO: indagare i metodi con i quali possiamo verificare le possibili soluzioni dei problemi

educativi. RICERCA PURA E RICERCA APPLICATA

RICERCA PURA RICERCA APPLICATA

Elaborazione e verifica critica di teorie che non sono di immediata attuazione e di Tende a verificare ipotesi di

cui allo stato dell’arte non è possibile una verifica empirica, ma che possono soluzione di problemi concreti

tuttavia essere utilizzate come riferimento generale per il settore di indagine.

Elaborazione di modelli alternativi di educazione e di società.

Riflessione pedagogica di tipo teoretico.

N.B. non si tratta di modalità di ricerca distinte e contrapposte, ma come un continuo nel quale dalla riflessione

intellettuale e dalla costruzione di modelli generali di tipo ipotetico-deduttivo, si procede via via verso la costruzione di

ipotesi sperimentali.

Le diverse sottolineature di approccio vanno ricondotte al processo conoscitivo nella sua essenzialità e alla naturale

dialettica tra teoria e verifica empirica.

CARATTERISTICHE DEL CAMPO D’INDAGINE

• È necessario cogliere i punti di contatto con gli altri settori scientifici;

• Ricerca che studia un intervento sulla realtà e chiama in causa, generalmente, delle persone;

• Intervento che richiede notevoli cautele etiche;

• Prevalentemente sono ricerche sul campo;

• →

Spesso gli effetti prodotti sono osservabili solo a distanza di tempo è difficile avere subito uno scontro, un

dato che parla a favore del nostro operato;

• →

Difficile controllo di eventuali fattori esterni controllare i fattori esterni è difficile.

NECESSITA’ DELLA RAGIONE CRITICA

• No a facili generalizzazioni (“oggi tutti gli studenti”; “la scuola è allo sbando”, ecc. o varie affermazioni

dipendenti dalla propria esperienza).

• Mai assumere giudizi “per buoni” in base all’autorità della persona che gli enuncia.

• Non assumere “per buone” cose che si sono sempre fatte senza chiedersi perché si sono fatte.

• Non ritenere vere le cose su cui è d’accordo la maggioranza delle persone o su cui è d’accordo il nostro gruppo

di riferimento.

• Citare gli errori dovuti alla strumentazione scientifica.

LE FASI DELLA RICERCA

• Scelta del problema da indagare e definizione delle ipotesi:

Solitamente il problema emerge, si palesa ai nostri occhi quindi non è che stiamo tanto a sceglierlo ma

dobbiamo risolverlo. Ma ci sono anche delle circostanze in cui questo problema è nella nostra mente e quindi si

cerca di indagarne la sua natura. →innanzi

La scelta del problema è complessa in quanto è difficile definire le ipotesi tutto per definire le ipotesi

bisogna mettersi d’accordo, e non è facile; bisogna che l’ipotesi abbiano al loro interno una possibilità di

verifica. Quindi l’ipotesi ha in sé una sua verificabilità, se non ce l’ha non è un ipotesi.

Soltanto una volta che abbiamo veramente definito queste ipotesi e che siamo convinti che sia interessante

indagare il problema

La pedagogia sperimentale non verifica ma la sua ipotesi di ricerca, può soltanto accertarsi che l’ipotesi nulla,

cioè la sua antitesi sia falsa. La nostra ricerca non è un’indagine della verità di quello che ho ipoteticamente

pensato ma è la verifica che il suo contrario sia falso.

• Se riusciamo a definire le ipotesi, formuliamo un disegno della ricerca: ciò può avvenire soltanto quando le

ipotesi vengono chiaramente formulate. Il disegno della ricerca è differente dal disegno sperimentale nel

disegno sperimentale, c’è un gruppo di controllo e si possono fare infiniti esperimenti e trattamenti dei dati;

il disegno della ricerca è in realtà ciò che avviene dopo: cioè come faccio ad verificare le ipotesi?

Si confrontano i risultati: ma come faccio a raccogliere i dati dei miei risultati?

Si costituisce un disegno della ricerca bisogna scegliere, costruire e mettere a punto tutti gli strumenti.

• Scelta, costruzione e messa a punto degli strumenti: dal più qualitativo al più quantitativo.

• Raccolta dei dati: andare nel contesto in cui vive il problema pedagogico e raccogliere questi dati. Ma non basta

raccoglierli, bisogna trattarli e analizzarli.

• →

Codifica e analisi dei dati: trattare, analizzare i dati fare degli “incroci”.

• Interpretazione e comunicazione dei risultati: Questi dati devono servire a qualcosa, la ricerca non può essere

fine a se stessa.

Come si comunicano? A chi si comunicano? Ce utilità effettivamente hanno?

Bailey: “Dobbiamo sempre accettare i risultati in modo provvisorio, consapevoli del fatto che indagini successive

possono rilevarli sbagliati” perché le indagini successive mi potrebbero dire che si può migliorare qualcosa, che potrei

aver rilevato in maniera sbagliata.

Riassumendo La ricerca deve portarmi a scegliere un problema: questo problema o lo decido io oppure emerge

davanti ai miei occhi e quindi dovrò cercare di trovare delle soluzioni.

Bisogna poi formulare il disegno di ricerca: il disegno di ricerca non è il disegno sperimentale.

➔ Il disegno della ricerca è più propriamente il cammino che dovremmo percorrere, le tappe dalle quali non

potremmo prescindere per non commettere errori.

FORMAT DÌ RICERCA é chiaramente una proposta.

1. POSIZIONE DEL PROBLEMA / IPOTESI DELLA RICERCA: descrivere con precisione quale problematica pedagogica o

didattica si intende affrontare.

2. REFERENCE O DOCUMENTI: Esistono già ricerche che hanno affrontato questo tipo di problema?

Esistono già ricerche in atto sul tema in oggetto?

Una buona ricerca sperimentale è fatta anche da un buon impianto teorico e quindi la domanda che ci dobbiamo

porre è: Quali sono i principali quadri teorici entro i quali viene “posto il problema” che io voglio indagare?

3. OBBIETTIVI DELLA RICERCA: Spiegare con chiarezza quali sono gli obbiettivi che si intende raggiungere e delineare le

ideali soluzioni del problema che si intravedono in quanto una ricerca deve produrre risultati, soluzioni e prodotti.

Questi dipendono dalla formulazione del problema/ipotesi di ricerca.

4. PRODOTTI ATTESI: declinare i risultati “visibili” che ci si propone di esibire come esito del percorso di ricerca.

Questi devono essere coerenti con gli obbiettivi della ricerca.

5. ATTORI DELLA RICERCA: definire quali sono gli attori implicati; distinguendo tra equipe di lavoro con eventuale

distinzione di ruoli, campione di indagine.

6. METODOLOGIA DELLA RICERCA E STRUMENTI DÌ INDAGINE SCELTI: E’ importante che la nostra ricerca sia anche

trasferibile ed è importante individuare la metodologia più adeguata al problema e gli strumenti di indagine

utilizzati.

7. ANALISI DEI RISULTATI.

8. COMUNICAZIONE DEI RISULTATI.

LA PEDAGOGIA SPERIMENTALE HA 4 MOMENTI COSTITUTIVI:

• →

Noi, da sperimentalisti, ragioniamo sempre avendo dei fini, bisogna darci un fine ovvero: quali sono gli scopi

della mia ricerca? Del mio dover risolvere problemi? (Ciò deve essere molto chiaro e lineare, se la finalità non è

chiara poi non sarà chiaro tutto il resto).

• →

Gli strumenti: culturali, didattici, più o meno operativi, qualitativi o quantitativi strumenti del quale

indubbiamente dovremo diventare padroni, conoscere le loro caratteristiche, capire qual é lo strumento più adatto

all’obbiettivo che ci diamo e saperli poi applicare.

• L’organizzazione della ricerca: in quanto tempo? Con quali attori? In quali contesti?

Sono tutte domande attraverso le quali è necessario passare.

• Il controllo: controllare se i dati raccolti sono significativi per la nostra ipotesi e controllare se i risultati prodotti

impattano su quella che può essere la risoluzione del nostro problema. →

Dopo di che, un altro aspetto fondamentale che va chiarito è quello della RICERCA SCIENTIFICA vi sono due

definizioni di Ricerca Scientifica.

1. Definizione che potremmo definire in senso descrittivo: a seconda del tipo di ricerca (matematica, fisica ecc.) è

una ricerca che descrive dei fenomeni.

2. Definizione che potremmo definire in senso valutativo: la nostra ricerca scientifica è una ricerca di tipo

valutativo. In senso lato ossia che ci porta a trovare dei risultati trovare dei risultati che siano validi, che hanno

un’attendibilità. Valido è soltanto quando l’abbiamo sperimentato e per sperimentarlo sono necessari dei criteri

chiari ed espliciti che ci diamo come gruppo di ricerca, insegnanti, operatori ecc. e che in qualche modo

sottostanno a quelle che sono delle procedure. →

Ovviamente tutti questi risultati possono essere oggetto di errore noi come insegnanti/ricercatori sperimentalisti

dobbiamo sapere che i risultati a quali si giunge potrebbero essere soggetti ad errori per vari motivi: perché magari la

situazione è contaminata, per errore dell’insegnante, perché lo strumento ha subito degli errori ecc.

Un’altra cosa importate è che la nostra ricerca, il nostro lavorare, il nostro fare ricerca è molto importante per cercare di

contrastare una cosa molto pericolosa: L’EMPIRISMO DEI SINGOLI il singolo insegnante che preso in qualche modo

da un delirio di empirismo, a casaccio, senza delle metodologie adeguate, rintraccia/riscontra dei dati che validi non

sono e che possono danneggiare più che aiutare i singoli allievi, i contesti, la scuola.

Cosa fa l’insegnante professionalmente impreparato ma già immerso nel sistema educativo-didattico? (Gattullo).

Egli tenta quasi sempre alla ceca di trovare la soluzione dei suoi problemi educativi. Li risolve, in genere, senza una

garanzia di riuscita che trascenda la sua sicurezza soggettiva.

Accetta quindi anche senza garanzie di riuscita che le soluzioni della sua esperienza gli detta siano in qualche modo

giuste. Quindi ci sono due pericoli:

• Un’insegnante impreparato non ha mai esercitato la sua professione.

• Un’insegnante che è in realtà molto esperto ma che basandosi proprio su questa esperienza compie a sua volta

errori, creando situazioni inadeguate.

Bisogna avere una duplice attenzione

• →

Attenzione ad avere questa spinta innata verso l’infanzia perché molto pericolosa senza strumenti adeguati si

finirebbe nel compiere molti errori: “educatori, insegnati e genitori non ci si improvvisa”.

• Attenzione anche ad affidarsi in maniera ceca a quelli che sono i “grandi”, ci dice Gattullo (Es. Montessori,

Dewey) secondo lui anche quelle che sono le esperienze innovatrici cosi prorompenti e importanti devono

poi essere ricondotte ad un nuovo studio, un nuovo razionalismo critico, un nuovo riflettere se effettivamente

sono ancora adeguate ai tempi di oggi, come si potrebbero effettivamente adeguare a quelle che sono le

condizioni attuali.

GATTULLO VARIABILE

Un’altra cosa fondamentale è il concetto di . →

Senza identificare le variabili noi non possiamo costruire le nostre ricerche la variabile è un elemento che io come

ricercatore osservo, che posso controllare/misurare.

E quindi se io devo controllare dei risultati, devo fare dei confronti, devo fare delle operazioni pseudo-matematiche, la

pedagogia Sperimentale non può fare a meno di avere delle variabili.

➔ Le problematiche individuate, vanno ricondotte ad un’ipotesi, quest’ultima deve essere definita in un certo

modo. Dopo l’identificazione delle ipotesi, dentro di esse io devo iniziare ad individuare anche delle variabili:

cioè degli oggetti di osservazione che definiranno con certezza se il mio cammino è giusto o sbagliato.

Gattullo dice in riferimento alle ipotesi: “Le ipotesi sono allo stesso tempo la PREFIGURAZIONE CONCETTUALE delle

possibili soluzioni alternative del problema proposto” quando io costruisco molto bene le ipotesi prefiguro le possibili

soluzioni alternative, prefiguro come risolvere il problema che ho individuato.

Però non basta: quando scrivo queste ipotesi devo anche inserire quella che è la traduzione del problema in termini

chiari e precisi. Il problema non può restare nebuloso, bisogna andare più a fondo. Si necessita di essere molto chiari.

Il terzo elemento che non può mancare: l’indicazione del cammino di massima (quali sono le tappe della ricerca) che

dovrò percorrere per risolvere il problema che mi sono dato.

In realtà, noi come sperimentatori non troveremo mai la certezza dell’ipotesi della ricerca, troveremo che le ipotesi

nulle, contrarie, antitetiche alle nostre risposte sono false.

LE PAROLE DELLA RICERCA COME STRUMENTI DÌ LAVORO:

LE TEORIE: tutti si confrontano costantemente con delle teorie. La teoria è un pensiero speculativo in contrapposizione

alla pratica, l’una senza l’altra è ceca. Solitamente la teoria va alla pratica e dalla pratica si ritorna alla teoria.

La teoria è una costruzione complessa che raccoglie un insieme di più proposizioni e di più concetti per spiegare un

aspetto della realtà.

Le Proposizioni mi aiutano a spiegare aspetti della realtà. E’ descrivibile come una proposizione o una serie di

proposizioni interrelate che mirano a spiegare un determinato fenomeno sociale/educativo.

Nella costruzione delle nostre conoscenze esse hanno due funzioni:

1. Organizzazione delle conoscenze e spiegazione delle leggi;

2. Previsione di nuove leggi.

LE PROPOSIZIONI: la nostra conoscenza procede collegando i concetti in proposizioni.

Queste servono per spiegare, per dare un senso ai nostri fenomeni educativi. Vi sono diversi tipi di preposizioni che mi

permettono di collegare alcuni concetti.

Descrittive sono quelle che descrivono il COME, QUANDO, o il MODO di un fenomeno.

Esplicative sono quelle che mi spiegano il PERCHE’ del fenomeno preso in esame: perché avviene? Quali sono gli

impatti che ha?

Predittive sono quelle che non solo spiegano a posteriori il fenomeno osservato, ma hanno la forza di prevedere

che a un dato fenomeno corrisponde con molta probabilità, o meglio con probabilit&a

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/04 Pedagogia sperimentale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia.arcangeletti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sperimentale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof D'Ugo Rossella.
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