Pedagogia sperimentale
L'insegnante deve controllare sia l'insegnamento ma anche e soprattutto l'apprendimento dei propri allievi. La pedagogia sperimentale è un insieme di metodi per risolvere situazioni problematiche. Essa è proprio tipica per la risoluzione di problemi educativi: avere un occhio attento ai problemi, avere una serie di conoscenze riguardo ai metodi per risolvere una serie di problemi.
I metodi validi e attendibili
I metodi devono essere validi e attendibili: il metodo che si andrà ad utilizzare deve poter essere costruito in modo valido per quel contesto (effettivamente congruente al nostro obiettivo) e attendibile. Un metodo valido e attendibile ci permette di non cadere in errore quando vado a valutare l'alunno. La pedagogia sperimentale è una disciplina che ha un suo statuto teorico e metodologico. Essa ha come oggetto la ricerca: qualsiasi pedagogista, insegnante, educatore, formatore non può non saper fare ricerca.
Ipotesi e ricerca
Un bravo insegnante/ricercatore costruisce ipotesi. La pedagogia sperimentale si occupa di come fare ricerca. Essa insegna a pensare e a strutturare la ricerca.
Sistema formativo integrato
Il sistema formativo integrato per essere ideale deve avere:
- Una scuola agenzia formale;
- Degli enti (musei, biblioteche ecc.) agenzia informale;
- Delle agenzie intenzionalmente educative agenzia non formale.
La ricerca vive in questi luoghi: tutti sono portati a vivere i problemi educativi.
Osservazione
La pedagogia sperimentale senza osservazione non va da nessuna parte: un'osservazione che è supportata da strumenti, non è libera, l'occhio è guidato da alcune coordinate congruenti al fine deciso. Senza osservazione guidata, noi non avremo la possibilità di capire come dovrà essere il nostro intervento.
Metodi di ricerca
Ci sono modi di fare ricerca quantitativi e modi di fare ricerca qualitativi.
Il ruolo dell'insegnante
L'insegnante è un agente decisionale: che cosa? Come? Quando? Perché? Il punto di partenza della ricerca in educazione è la volontà di comprendere i fenomeni educativi al fine di assumere decisioni educative che abbiano maggiori probabilità di essere efficaci.
- Atteggiamento critico
- Atteggiamento problematico
- Atteggiamento pragmatico
Queste tipologie di atteggiamento ci permettono di non cadere in errore.
Difficoltà nel settore
Chi opera nel nostro settore di ricerca deve affrontare la seguente difficoltà: essendo l'educazione un'esperienza diffusa universalmente, e di cui tutti hanno conoscenza diretta, ciascuno si sente autorizzato, o comunque parte in causa, a commentare le decisioni educative senza che gli esperti abbiano la possibilità di far valere il senso del loro lavoro di accumulazione di informazioni. Il fine di questa pedagogia sperimentale è trovare delle situazioni ai nostri problemi educativi. La ricerca ha il compito di contribuire a scegliere tra le diverse soluzioni possibili di problemi educativi.
Definizione di Bailey
Bailey definisce la ricerca sociale attribuendole il compito “della raccolta di dati che possono aiutarci a rispondere a domande concernenti i diversi aspetti della società, così da permetterci di comprenderla.” Di fatto, però, quando ci mettiamo al lavoro in queste domande esiste già un'idea di risposta e cerchiamo di verificare se esistono soluzioni possibili per uscire dalla situazione problematica e raggiungere una nuova situazione che stimiamo migliore.
Obiettivo del corso
Obiettivo del nostro corso: indagare i metodi con i quali possiamo verificare le possibili soluzioni dei problemi educativi.
Tipi di ricerca
Ricerca pura
Elaborazione e verifica critica di teorie che non sono di immediata attuazione e di cui allo stato dell'arte non è possibile una verifica empirica, ma che possono tuttavia essere utilizzate come riferimento generale per il settore di indagine. Elaborazione di modelli alternativi di educazione e di società. Riflessione pedagogica di tipo teoretico.
Ricerca applicata
Tende a verificare ipotesi di soluzione di problemi concreti.
N.B. non si tratta di modalità di ricerca distinte e contrapposte, ma come un continuo nel quale dalla riflessione intellettuale e dalla costruzione di modelli generali di tipo ipotetico-deduttivo, si procede via via verso la costruzione di ipotesi sperimentali. Le diverse sottolineature di approccio vanno ricondotte al processo conoscitivo nella sua essenzialità e alla naturale dialettica tra teoria e verifica empirica.
Caratteristiche del campo d'indagine
- È necessario cogliere i punti di contatto con gli altri settori scientifici;
- Ricerca che studia un intervento sulla realtà e chiama in causa, generalmente, delle persone;
- Intervento che richiede notevoli cautele etiche;
- Prevalentemente sono ricerche sul campo;
- Spesso gli effetti prodotti sono osservabili solo a distanza di tempo è difficile avere subito uno scontro, un dato che parla a favore del nostro operato;
- Difficile controllo di eventuali fattori esterni controllare i fattori esterni è difficile.
Necessità della ragione critica
- No a facili generalizzazioni (“oggi tutti gli studenti”; “la scuola è allo sbando”, ecc. o varie affermazioni dipendenti dalla propria esperienza).
- Mai assumere giudizi “per buoni” in base all'autorità della persona che gli enuncia.
- Non assumere “per buone” cose che si sono sempre fatte senza chiedersi perché si sono fatte.
- Non ritenere vere le cose su cui è d'accordo la maggioranza delle persone o su cui è d'accordo il nostro gruppo di riferimento.
- Citare gli errori dovuti alla strumentazione scientifica.
Le fasi della ricerca
- Scelta del problema da indagare e definizione delle ipotesi: Solitamente il problema emerge, si palesa ai nostri occhi quindi non è che stiamo tanto a sceglierlo ma dobbiamo risolverlo. Ma ci sono anche delle circostanze in cui questo problema è nella nostra mente e quindi si cerca di indagarne la sua natura. Innanzi la scelta del problema è complessa in quanto è difficile definire le ipotesi tutto per definire le ipotesi bisogna mettersi d'accordo, e non è facile; bisogna che l'ipotesi abbiano al loro interno una possibilità di verifica. Quindi l'ipotesi ha in sé una sua verificabilità, se non ce l'ha non è un ipotesi. Soltanto una volta che abbiamo veramente definito queste ipotesi e che siamo convinti che sia interessante indagare il problema. La pedagogia sperimentale non verifica ma la sua ipotesi di ricerca, può soltanto accertarsi che l'ipotesi nulla, cioè la sua antitesi sia falsa. La nostra ricerca non è un'indagine della verità di quello che ho ipoteticamente pensato ma è la verifica che il suo contrario sia falso.
- Se riusciamo a definire le ipotesi, formuliamo un disegno della ricerca: ciò può avvenire soltanto quando le ipotesi vengono chiaramente formulate. Il disegno della ricerca è differente dal disegno sperimentale nel disegno sperimentale, c'è un gruppo di controllo e si possono fare infiniti esperimenti e trattamenti dei dati; il disegno della ricerca è in realtà ciò che avviene dopo: cioè come faccio ad verificare le ipotesi? Si confrontano i risultati: ma come faccio a raccogliere i dati dei miei risultati? Si costituisce un disegno della ricerca bisogna scegliere, costruire e mettere a punto tutti gli strumenti.
- Scelta, costruzione e messa a punto degli strumenti: dal più qualitativo al più quantitativo.
- Raccolta dei dati: andare nel contesto in cui vive il problema pedagogico e raccogliere questi dati. Ma non basta raccoglierli, bisogna trattarli e analizzarli.
- Codifica e analisi dei dati: trattare, analizzare i dati fare degli “incroci”.
- Interpretazione e comunicazione dei risultati: Questi dati devono servire a qualcosa, la ricerca non può essere fine a se stessa. Come si comunicano? A chi si comunicano? Che utilità effettivamente hanno?
Bailey: “Dobbiamo sempre accettare i risultati in modo provvisorio, consapevoli del fatto che indagini successive possono rilevarli sbagliati” perché le indagini successive mi potrebbero dire che si può migliorare qualcosa, che potrei aver rilevato in maniera sbagliata.
Riassumendo
La ricerca deve portarmi a scegliere un problema: questo problema o lo decido io oppure emerge davanti ai miei occhi e quindi dovrò cercare di trovare delle soluzioni. Bisogna poi formulare il disegno di ricerca: il disegno di ricerca non è il disegno sperimentale. Il disegno della ricerca è più propriamente il cammino che dovremmo percorrere, le tappe dalle quali non potremmo prescindere per non commettere errori.
Format di ricerca
È chiaramente una proposta.
- Posizione del problema/ipotesi della ricerca: descrivere con precisione quale problematica pedagogica o didattica si intende affrontare.
- Reference o documenti: Esistono già ricerche che hanno affrontato questo tipo di problema? Esistono già ricerche in atto sul tema in oggetto? Una buona ricerca sperimentale è fatta anche da un buon impianto teorico e quindi la domanda che ci dobbiamo porre è: Quali sono i principali quadri teorici entro i quali viene “posto il problema” che io voglio indagare?
- Obiettivi della ricerca: Spiegare con chiarezza quali sono gli obiettivi che si intende raggiungere e delineare le ideali soluzioni del problema che si intravedono in quanto una ricerca deve produrre risultati, soluzioni e prodotti. Questi dipendono dalla formulazione del problema/ipotesi di ricerca.
- Prodotti attesi: declinare i risultati “visibili” che ci si propone di esibire come esito del percorso di ricerca. Questi devono essere coerenti con gli obiettivi della ricerca.
- Attori della ricerca: definire quali sono gli attori implicati; distinguendo tra equipe di lavoro con eventuale distinzione di ruoli, campione di indagine.
- Metodologia della ricerca e strumenti di indagine scelti: È importante che la nostra ricerca sia anche trasferibile ed è importante individuare la metodologia più adeguata al problema e gli strumenti di indagine utilizzati.
- Analisi dei risultati.
- Comunicazione dei risultati.
La pedagogia sperimentale: 4 momenti costitutivi
- Noi, da sperimentalisti, ragioniamo sempre avendo dei fini, bisogna darci un fine ovvero: quali sono gli scopi della mia ricerca? Del mio dover risolvere problemi? (Ciò deve essere molto chiaro e lineare, se la finalità non è chiara poi non sarà chiaro tutto il resto).
- Gli strumenti: culturali, didattici, più o meno operativi, qualitativi o quantitativi strumenti del quale indubbiamente dovremo diventare padroni, conoscere le loro caratteristiche, capire qual è lo strumento più adatto all'obiettivo che ci diamo e saperli poi applicare.
- L'organizzazione della ricerca: in quanto tempo? Con quali attori? In quali contesti? Sono tutte domande attraverso le quali è necessario passare.
- Il controllo: controllare se i dati raccolti sono significativi per la nostra ipotesi e controllare se i risultati prodotti impattano su quella che può essere la risoluzione del nostro problema.
Ricerca scientifica
Dopo di che, un altro aspetto fondamentale che va chiarito è quello della ricerca scientifica vi sono due definizioni di ricerca scientifica.
- Definizione che potremmo definire in senso descrittivo: a seconda del tipo di ricerca (matematica, fisica ecc.) è una ricerca che descrive dei fenomeni.
- Definizione che potremmo definire in senso valutativo: la nostra ricerca scientifica è una ricerca di tipo valutativo. In senso lato ossia che ci porta a trovare dei risultati che siano validi, che hanno un'attendibilità. Valido è soltanto quando l'abbiamo sperimentato e per sperimentarlo sono necessari dei criteri chiari ed espliciti che ci diamo come gruppo di ricerca, insegnanti, operatori ecc. e che in qualche modo sottostanno a quelle che sono delle procedure.
Ovviamente tutti questi risultati possono essere oggetto di errore noi come insegnanti/ricercatori sperimentalisti dobbiamo sapere che i risultati a quali si giunge potrebbero essere soggetti ad errori per vari motivi: perché magari la situazione è contaminata, per errore dell'insegnante, perché lo strumento ha subito degli errori ecc.
Empirismo dei singoli
Un'altra cosa importate è che la nostra ricerca, il nostro lavorare, il nostro fare ricerca è molto importante per cercare di contrastare una cosa molto pericolosa: l'empirismo dei singoli. Il singolo insegnante che preso in qualche modo da un delirio di empirismo, a casaccio, senza delle metodologie adeguate, rintraccia/riscontra dei dati che validi non sono e che possono danneggiare più che aiutare i singoli allievi, i contesti, la scuola.
Pericoli dell'insegnante impreparato
Cosa fa l'insegnante professionalmente impreparato ma già immerso nel sistema educativo-didattico? (Gattullo). Egli tenta quasi sempre alla cieca di trovare la soluzione dei suoi problemi educativi. Li risolve, in genere, senza una garanzia di riuscita che trascenda la sua sicurezza soggettiva. Accetta quindi anche senza garanzie di riuscita che le soluzioni della sua esperienza gli detta siano in qualche modo giuste. Quindi ci sono due pericoli:
- Un insegnante impreparato non ha mai esercitato la sua professione.
- Un insegnante che è in realtà molto esperto ma che basandosi proprio su questa esperienza compie a sua volta errori, creando situazioni inadeguate.
Bisogna avere una duplice attenzione:
- Attenzione ad avere questa spinta innata verso l'infanzia perché molto pericolosa senza strumenti adeguati si finirebbe nel compiere molti errori: “educatori, insegnanti e genitori non ci si improvvisa”.
- Attenzione anche ad affidarsi in maniera cieca a quelli che sono i “grandi”, ci dice Gattullo (Es. Montessori, Dewey) secondo lui anche quelle che sono le esperienze innovatrici così prorompenti e importanti devono poi essere ricondotte ad un nuovo studio, un nuovo razionalismo critico, un nuovo riflettere se effettivamente sono ancora adeguate ai tempi di oggi, come si potrebbero effettivamente adeguare a quelle che sono le condizioni attuali.
Gattullo variabile
Un'altra cosa fondamentale è il concetto di variabile. Senza identificare le variabili noi non possiamo costruire le nostre ricerche la variabile è un elemento che io come ricercatore osservo, che posso controllare/misurare. E quindi se io devo controllare dei risultati, devo fare dei confronti, devo fare delle operazioni pseudo-matematiche, la pedagogia sperimentale non può fare a meno di avere delle variabili. Le problematiche individuate, vanno ricondotte ad un'ipotesi, quest'ultima deve essere definita in un certo modo. Dopo l'identificazione delle ipotesi, dentro di esse io devo iniziare ad individuare anche delle variabili: cioè degli oggetti di osservazione che definiranno con certezza se il mio cammino è giusto o sbagliato.
Gattullo dice in riferimento alle ipotesi: “Le ipotesi sono allo stesso tempo la prefigurazione concettuale delle possibili soluzioni alternative del problema proposto” quando io costruisco molto bene le ipotesi prefiguro le possibili soluzioni alternative, prefiguro come risolvere il problema che ho individuato. Però non basta: quando scrivo queste ipotesi devo anche inserire quella che è la traduzione del problema in termini chiari e precisi. Il problema non può restare nebuloso, bisogna andare più a fondo. Si necessita di essere molto chiari. Il terzo elemento che non può mancare: l'indicazione del cammino di massima (quali sono le tappe della ricerca) che dovrò percorrere per risolvere il problema che mi sono dato. In realtà, noi come sperimentatori non troveremo mai la certezza dell'ipotesi della ricerca, troveremo che le ipotesi nulle, contrarie, antitetiche alle nostre risposte sono false.
Le parole della ricerca come strumenti di lavoro
Le teorie
Tutti si confrontano costantemente con delle teorie. La teoria è un pensiero speculativo in contrapposizione alla pratica, l'una senza l'altra è cieca. Solitamente la teoria va alla pratica e dalla pratica si ritorna alla teoria. La teoria è una costruzione complessa che raccoglie un insieme di più proposizioni e di più concetti per spiegare un aspetto della realtà. Le proposizioni mi aiutano a spiegare aspetti della realtà. È descrivibile come una proposizione o una serie di proposizioni interrelate che mirano a spiegare un determinato fenomeno sociale/educativo. Nella costruzione delle nostre conoscenze esse hanno due funzioni:
- Organizzazione delle conoscenze e spiegazione delle leggi;
- Previsione di nuove leggi.
Le proposizioni
La nostra conoscenza procede collegando i concetti in proposizioni. Queste servono per spiegare, per dare un senso ai nostri fenomeni educativi. Vi sono diversi tipi di preposizioni che mi permettono di collegare alcuni concetti.
- Descrittive: sono quelle che descrivono il come, quando, o il modo di un fenomeno.
- Esplicative: sono quelle che mi spiegano il perché del fenomeno preso in esame: perché avviene? Quali sono gli impatti che ha?
- Predittive: sono quelle che non solo spiegano a posteriori il fenomeno osservato, ma hanno la forza di prevedere che a un dato fenomeno corrisponde con molta probabilità, o meglio con probabilità...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Pedagogia dei saperi, Prof. Martini. Appunti delle lezioni affrontate, annessi alla rielaborazione …
-
Riassunto esame Didattica Generale, Prof. Martini. Appunti di tutte le lezioni affrontate annessi alla rielaborazio…
-
Riassunto esame Teoria, tecnica e didattica dell'attività motoria, prof. Valentini. Appunti e rielaborazione person…
-
Riassunto esame docimologia, prof. D’Ugo. Appunti di tutte le lezioni affrontate. Libro consigliato La qualità dell…