PEDAGOGIA DEI SAPERI
Di che cosa si occupa la pedagogia dei saperi?
Apprendimento, trasmissione, divulgazione sono azioni che interessano la pedagogia dei saperi in rapporto alla
possibilità che esse producano effetti formativi.
Che cosa sono i saperi?
I saperi non sono un insieme di conoscenze ma un insieme di conoscenze può costituire una rappresentazione dei
saperi.
Distingueremo i saperi come insiemi e saperi come sistemi di conoscenze capaci di auto-organizzazione.
Dopo di che prenderemo in considerazione il punto di vista oggettivo e il punto di vista soggettivo della conoscenza
→
(Cap. 2/3 - P. dei saperi) cioè il modo pubblico della società e il modo personale di guardare i saperi.
OGGETTI E PROBLEMI DELLA PEDAGOGIA DEI SAPERI
“La mente e il mondo sorgono insieme”
Non esiste un dizionario, un glossario universale che metta tutti d’accordo su che cosa sono i saperi e come funzionano.
Si danno definizioni, concezioni utili all’uso che ne vogliamo fare.
Questioni epistemologiche
I saperi e i loro rapporti: cioè quello che la teoria della conoscenza dice a proposito dei saperi stessi e dei rapporti che
legano.
→
Questioni formative i nostri scopi.
Disciplinarità/interdisciplinarità: ci interessano le questioni formative per esempio, per interpretare questa
dicotomia/contrapposizione tra alcuni termini che molto spesso ricorre nella scuola. →
Non si può partire da una definizione arbitraria ma si parte da quelle che sono le QUESTIONI EPISTEMOLOGICE
cioè partiamo da alcune implicazioni che ci provengono dalla teoria della conoscenza.
Dobbiamo pervenire ad una descrizione utile ai nostri scopi e i nostri scopi sono proprio le questioni formative.
Quindi noi prendiamo alcuni elementi dalla teoria della conoscenza per poter descrivere, dire cosa sono e come
funzionano i saperi tenendo conto che ci interessano per scopi formativi.
Non possiamo inventarcela questa descrizione, la dobbiamo rendere plausibile e quindi qualsiasi cosa intendiamo dire a
proposito dei saperi dobbiamo argomentare e giustificare ciò che diciamo, la descrizione, la concezione che analizziamo.
→
E allora formuliamo la nostra IPOTESI DÌ LAVORO facciamo cioè un’ipotesi su quale potrebbe essere una buona
(perché utile a scopi formativi) descrizione dei saperi che dovremmo poi giustificare, argomentare.
L’ipotesi di descrizione, di concezione dei saperi è: i saperi li intendiamo (o cercheremo di sostenere/funzionano come)
come sistemi di conoscenze autonomi e capaci di auto-organizzazione, ossia “come se” fossero (o si comportassero
come) sistemi “autopoietici”.
• →
Quindi allora: Abbiamo un’ipotesi di concezione dei saperi su cui lavorare come intendiamo i saperi? quale
potrebbe essere quindi un’interpretazione dei saperi utile a scopo formativo?
La risposta che dobbiamo argomentare è che i saperi siano/funzionino come dei sistemi autopoietici (ossia sistemi
autonomi e capaci di auto-organizzazione).
L’argomentazione di questa concezione è il contenuto di tutto il primo paragrafo di pedagogia dei saperi. In questo
paragrafo si tenta di sostenere che è ragionevole intendere i saperi in questo modo. →
Diamoci un elemento in più che ci aiuterà a capire che tipo di argomentazione svilupperemo
Ci soffermeremo su due elementi:
• IDEA CHE I SAPERI SIANO SISTEMI
• IDEA CHE QUESTI SISTEMI SIANO IN GRADO DÌ GENERARE LA PROPRIA ORGANIZZAZIONE
Questa caratteristica, questa proprietà del sapere di essere descritto come un sistema e come un sistema in grado di
produrre la propria organizzazione è tipico dei SISTEMI VIVENTI (qualcosa che appartiene al mondo della vita, quindi ad
esempio il sistema biologico: piante, animali ecc.).
Questa caratteristica dei sistemi viventi di essere dei sistemi autonomi, capaci di produrre la propria organizzazione ci fa
venire in mente che allora forse la via per descrivere i saperi è analoga alla via che utilizziamo per descrivere i sistemi
viventi. Quindi ci viene in mente un’ANALOGIA.
Visto che conosciamo i sistemi viventi potremmo cercare di intraprendere questa strada?
Questa analogia ha per noi valore METODOLOGICO (o Euristico: euristico significa qualcosa che ci fa trovare delle cose;
→
esso sta a dire un dispositivo per trovare le cose che cerco) ci serve per trovare qualcosa, nella fattispecie una buona
descrizione che funzioni.
Noi non vogliamo stabilire filosoficamente la realtà dei saperi (impegno ontologico: pretendere sapere cosa i saperi
sono) vogliamo una descrizione, una buona descrizione utile a certi scopi. Le proprietà che son soddisfatte dai sistemi
viventi ci devono servire come un’euristica sapendo bene che ciò che troveremo potrebbe funzionare oppure non
funzionare. Ci serve un’idea per immaginare cosa sono, come possiamo utilizzare e come funzionano i saperi.
I SAPERI COME “SISTEMI”
Cosa significa? →
I saperi sono sistemi di conoscenze, non insiemi di conoscenze
• l’insieme identifica un aggregato di elementi (insiemistica: termine scolastico per individuare la teoria degli
→
insiemi): tutti gli elementi sono li racchiusi e condividono la proprietà di appartenere ad un insieme; il tutto è
uguale alla somma delle parti.
• un sistema è si un aggregato di elementi ma questi elementi SONO IN RELAZIONE (in interazione) TRA LORO e
→
possono essere in relazioni tutti con tutti, anche tutti con tutti contemporaneamente. il tutto è maggiore alla
somma delle parti.
C’è una differenza abissale, intuitiva ed importante.
Perché ci interessa più descrivere i saperi come sistemi anziché descriverli come insiemi?
Non basterebbe definirli come insiemi?
La descrizione in termini di insiemi ci offre una descrizione di tipo STATICO, ferma nel tempo mentre la descrizione in
→
termini di sistemi ci offre una descrizione che è di tipo DINAMICO perché queste relazioni che legano gli elementi del
sistema si modificano continuamente.
Un’altra differenza è la possibilità di descrivere il sistema secondo livelli differenti della propria organizzazione:
→
Io posso ad esempio descrivere il sistema del corpo umano a diversi livelli posso dire che il corpo umano è costituito
da diversi organi. Ma posso andare anche al livello più interno di questa organizzazione e posso descrivere il corpo
umano dall’interno di uno dei suoi particolari organi, e così via.
Il sistema ha proprio questa caratteristica, ha la caratteristica di essere un aggregato di elementi in relazione tra loro e
organizzato un po’ come una matriosca, organizzato secondo qualcosa che posso chiamare sovra sistema/sottosistema,
a seconda di qual è il mio punto di osservazione, più esterno o più interno:
• SGUARDO INTERNO: sguardo compiuto da un osservatore interno al sistema.
• SGUARDO ESTERNO: sguardo compiuto da un osservatore esterno al sistema.
Allora la nostra opzione va ad una descrizione che approfitta della prospettiva sistemica così definita. Questa
prospettiva sistemica è una prospettiva che noi troviamo in filosofia, nelle scienze, nella teoria delle conoscenze,
nell’epistemologia ecc. → →
Etimologia del termine: Sistema Synestanai “Porre insieme”.
E’ un porre insieme un po’ particolare in cui il risultato è maggiore alla somma delle parti.
APPROCCIO CARTESIANO APPROCCIO SISTEMICO
Versus
Riduzionismo Olismo
Vitalismo
Organicismo
Approccio riduttivistico e sistemico costituiscono due diverse descrizioni dei sistemi, rispettivamente statica e dinamica.
→
Queste sono due descrizioni diverse la scienza parla dei fenomeni spesso descrivendo descrizioni diverse.
Quando si afferma l’idea che il tutto è maggiore della somma delle parti si afferma qualche cosa che supera quel che
viene definito l’approccio cartesiano, ci si pone oltre Cartesio. Perché viene detto approccio cartesiano?
Perché c’è un riferimento filosofico: l’idea è che qualcosa possa essere ridotto ai termini, agli elementi componenti quel
→
qualcosa. Questo definisce un atteggiamento riduzionista o cartesiano quando io immagino che qualche cosa possa
essere ridotto, descritto nei termini di quelli che sono gli elementi componenti.
Potremmo assumere un approccio cartesiano o riduzionista se noi intendessimo che la classe di bambini che abbiamo di
fronte interpretandola unicamente come l’insieme di quei bambini.
L’approccio cartesiano e l’approccio sistemico hanno interessato le scienze.
→
Prendiamo la biologia la biologia è stata studiata prima secondo un approccio riduzionista/cartesiano: sono nati le
classificazioni delle specie viventi, li sono nati i sistemi di rappresentazioni.
Poi, ci sono state più tendenze (olismo, vitalismo, organicismo): fino alla scoperta del DNA la biologia aveva
intrapreso una strada sistemica poi questa scoperta ha condizionato gli studi in una direzione più propriamente
cartesiana proprio perché questi geni vanno decodificati e quindi siamo tornati all’idea che ogni gene, in senso
cartesiano, debba essere classificato ecc.
Non si tratta di distinguere tra un buon approccio e un cattivo approccio, tra un approccio funzionante e uno non
→
funzionante si tratta di descrizioni diverse. La scienza parla dei fenomeni spesso offrendo descrizioni diverse.
Sono le descrizioni che sono diverse: descrizioni più riduttiviste e descrizioni più sistemiche.
LA TEORIA GENERALE DEI SISTEMI (TGS):
→
Definizione Di Partenza ci proviene dalla teoria generale dei sistemi.
Ci troviamo negli anni ’50 del 1900: la prospettiva sistemica in alternativa a quella cristiana si è effettivamente
affermata in quegli anni o meglio, si era affermata prima però si era talmente affermata che a qualcuno viene in mente
di poter istituire una teoria.
Von Bertalanffy ha osservato che molte scienze, discipline, aree di studio avevano assunto la prospettiva sistemica.
Lo avevano fatto quasi contemporaneamente, nello stesso periodo e lo avevano fatto a partire da posizioni molto
diverse. Ed egli aveva anche osservato che queste aree di studio che avevano assunto questa prospettiva erano molto
→
distanti tra loro (Psicologia, Biologia, Fisica, Sociologia) si dava come un fenomeno generalizzato.
Tutti avevano presso che contemporaneamente approfittato di un certo tipo di descrizione, quella sistemica.
Questa prospettiva sistemica era una vera e propria descrizione potente per poter trovare nuovi risultati nei diversi
ambiti di studio e allora Bertalanffy cerca di andare a vedere quali sono i tratti comuni di questa prospettiva assunta in
ambiti diversi presso che contemporaneamente e allora formula la TEORIA GENERALE DEI SISTEMI.
La Tgs nasce quindi dopo dell’adozione da parte delle diverse aree di studio della prospettiva sistemica.
Esso scrive la Tgs a partire dagli studi nelle diverse discipline e inizia a identificare gli elementi definitori.
E allora ci dice che ci sono due concetti fondamentali:
• →
Concetto di interazione
P R P : due elementi sono in interazione quando modificano il proprio comportamento in dipendenza del
1 2
comportamento dell’altro: P è in interazione con P quando modifica il proprio comportamento in dipendenza
1 2
di quello che fa P .
2 →
(Comportamento P ) R P (Comportamento P )R P ciò significa che il comportamento che ha P quando
1 2 1 3 1
è in interazione con P è diverso dal comportamento che P avrebbe se anziché essere in relazione P è in
2 1 2
relazione con P .
3
• →
Concetto di apertura/chiusura un sistema è aperto (chiuso) se (non) ha uno scambio continuo verso l’esterno e
verso l’interno.
o Un sistema è chiuso quando non scambia, quando non ha uno scambio continuo verso l’esterno e verso
l’interno. Esempio: sistemi della fisica classica.
o Un sistema è aperto se ha uno scambio, se scambia qualche cosa: o incorpora qualcosa dall’esterno o
restituisce qualcosa dall’interno). Quindi c’è uno scambio, in una delle due direzioni: o verso l’interno o verso
l’esterno. Un sistema aperto ha una successione di stati stazionari. Esempio: Organismi viventi.
→
I saperi anche solo come sistemi sono necessariamente aperti scambiano, non ci sarebbe evoluzione dei saperi se
non in forza di questo scambio. Questo scambio è ricercato, tutta la ricerca funziona così.
Immaginiamo che i sistemi siano i nostri saperi.
In un sistema si possono distinguere più livelli di organizzazione: quando si pensa ad un sistema si può pensare alla
metafora della matriosca.
I livelli di organizzazione fanno si che a qualunque livello io mi collochi posso pensare che questo livello costituisca il
sottosistema del sistema che lo contiene. E analogamente che il sistema sia contenuto in un sovra sistema.
Quindi, in altre parole, l’organizzazione dei sistemi prevede più livelli: sottosistemi, sistemi e sovra sistemi.
L’idea è che ad ogni livello trovo qualcosa che funziona anch’esso come un sistema.
Quindi è come se ci fossero più strati: ciascuno strato è esso stesso un sistema.
Questo allora ci dice però che posso assumere un punto di osservazione esterno oppure un punto di osservazione
interno al sistema.
• Se sono un elemento del sistema e guardo al sottosistema il punto di vista è esterno a quel sottosistema.
• Se mi pongo a livello di sistema e guardo agli elementi del sistema allora il punto di vista è interno al sistema.
• Se mi pongo a livello di un sottosistema e guardo agli altri elementi di quel sottosistema allora il punto di vista è
interno a quel sottosistema. • Ambiente – mondo: sistema più ampio. Potrebbe essere per noi
l’ambiente sociale/culturale.
• Sistema – sapere: sistema intermedio. Esso è sottosistema
dell’ambiente-mondo e sovra sistema del sapere.
Convenzionalmente rappresentato da saperi umanistici, scientifici,
tecnologici, formali e pratici ecc.
• Sapere: una disciplina, una materia di studio, una particolare
scienza.
All’interno di un sistema dei saperi avrò tante discipline.
Una disciplina è un sottosistema, un elemento del sistema di tutte le discipline e il sistema di tutte le discipline è un
sottosistema del sistema culturale in generale.
Quindi abbiamo Il sistema dei saperi inteso come il sistema delle discipline contenuto nel sistema mondo (sistema
culturale). A questo punto riprendiamo allora le nostre nozioni di chiusura e apertura.
• L’apertura implica lo scambio di qualche cosa tra gli elementi del sistema, tra sistema e sovra sistema, tra sistema
e sottosistema.
• La chiusura non prevede alcuno scambio.
Ma.. i saperi scambiano qualche cosa con gli altri elementi del sistema/sovra sistema/ sottosistema?
Le frecce che vanno verso l’interno e verso l’esterno alludono al fatto che c’è uno scambio incessante e continuo di
conoscenze sia all’interno di una certa disciplina (scambio tra riviste/ricercatori) sia all’esterno.
Questo scambio deve essere riconosciuto e allora i saperi come sistemi hanno la necessità di essere riconosciuti come
sistemi aperti.
Ma ora, immaginando che questi sistemi siano aperti e che non abbiano confini..
Cosa succede se non avessi nessuna possibilità di delimitare questi elementi? C’è qualcosa che deve rimanere proprio del
sapere? Qualcosa che non è propriamente scambiabile (qualcosa che deve rimanere al proprio interno)?
E’ vero che abbiamo bisogno dell’apertura ma la nozione di Bertalanffy in cui egli esplica che i sistemi o sono chiusi o
sono aperti non funziona molto bene perché ogni disciplina è identificata all’interno di un proprio confine, come un
ambito specifico. Non siamo difronte ad un universo della conoscenza che è un unicum indistinto nel quale le
→
conoscenze circolano in maniera completamente imprevedibile questo avviene, ma non avviene solo questo.
Per progredire ciascuno nel proprio ambito di studi io non ho bisogno di sapere dell’ultima scoperta nell’ambito
dell’economia politica di un ricercatore econometrico. E’ vero si, che c’è la necessità di un’apertura e di uno scambio
verso l’esterno, verso le altre discipline ma abbiamo la necessità anche di un lavoro che avviene all’interno.
Siamo osservatori esterni quando guardiamo agli altri saperi per poter lavorare ma siamo anche degli osservatori interni
che dobbiamo guardare all’interno del nostro ambito/repertorio per poter progredire.
E quindi l’ipotesi di Bertalanffy così com’è ci va un po’ stretta.
Sentiamo la necessità di una descrizione dei saperi come sistemi che contempli si l’apertura e quindi lo scambio delle
conoscenze e delle informazioni ma anche della chiusura, della possibilità che il sistema continui ad evolvere
indipendentemente da questo scambio.
I saperi sono sistemi aperti ma anche chiusi.
• RELAZIONI INTERNE: Gli scambi interni al sotto sistema del singolo sapere costituiscono i movimenti che generano
→
la specializzazione disciplinare cioè quando lo scambio avviene all’interno di uno specifico sapere, allora questo
rappresenta un momento tipico del sapere che genera specializzazione disciplinare.
Infatti, noi abbiamo l’idea che qualunque sapere disciplinare nel tempo si specializzi: cioè renda più fini le proprie
attenzioni.
Quindi il movimento interno ai saperi li fa progredire nel senso di una loro specializzazione disciplinare.
• RELAZIONI ESTERNE: Quelle che guardano alle altre discipline, alle altre singole conoscenze/acquisizioni delle altre
→
discipline sono responsabili di un movimento è di contaminazione disciplinare è la disciplina che guarda al di
fuori di se st
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