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C. Purricolo e intercultura: problemi, metodi e strumenti

Parte prima: Costruire il curricolo per competenze

Capitolo 1: Il curricolo nella scuola di oggi

Di recente il termine “curricolo” sembra aver ritrovato nuovo “vigore”. Sebbene l’attenzione al tema della progettazione curricolare, dalla fine degli anni Settanta ad oggi, sia sempre stata piuttosto alta in Italia, non sempre si è creduto che il curricolo rappresentasse l’asse portante del “fare scuola”. Ciò ha portato all’affermazione della stagione dei progetti propria della scuola degli anni Novanta e, in parte, anche di quella attuale. L’ancoraggio ai programmi e la corsa all’innovazione didattica hanno messo il curricolo in secondo piano, nonostante l’esistenza del Regolamento sull’autonomia scolastica del 1999 che ne ribadisce la centralità in una scuola orientata alla costruzione di conoscenze e allo sviluppo di competenze. Un’offerta curricolare flessibile e di qualità sembra essere l’unico antidoto contro gli abbandoni e la mortalità scolastica.

Dispersione scolastica

Il fenomeno della dispersione scolastica continua ad incidere in modo ancora troppo massiccio sui destini di molti ragazzi che non riescono a trovare nella scuola una risposta adeguata ai propri bisogni e ai propri interessi. Nelle rilevazioni nazionali ed europee, il fenomeno della dispersione scolastica viene indagato prendendo in considerazione due dimensioni fondamentali:

  • Drop-out: il numero dei drop-out, ovvero coloro che interrompono gli studi abbandonando la scuola per ragioni di natura scolastica o relative al contesto socio-economico di appartenenza.
  • Early school leavers: l’indice degli early school leavers, ovvero la quota di giovani dai 18 ai 24 anni in possesso della sola licenza media e considerati fuori dal sistema di istruzione e formazione.

Gli abbandoni scolastici indicano il numero degli studenti che durante un determinato anno scolastico interrompono gli studi senza comunicarlo alla scuola. I ritirati rappresentano un dato preoccupante che continua a persistere nonostante l’avvento della scuola di massa. Tra i ritirati rientrano coloro che hanno chiesto formalmente il nulla osta per iscriversi ad un’altra scuola e coloro che, pur risultando iscritti, non hanno mai frequentato le lezioni pur risultando iscritti. A tal riguardo ben vengano percorsi flessibili, integrati tra scuola-formazione-lavoro, in grado di superare la storica rigidità dell’offerta scolastica. L’orientamento si connota il più delle volte come un’attività episodica, estemporanea, discontinua, relegata soprattutto ai momenti di passaggio da un ordine di scuola all’altro, mentre dovrebbe accompagnare tutto il percorso che un alunno compie all’interno del sistema-scuola. Inoltre l’orientamento assume una connotazione informativa e non formativa poiché si limita a offrire notizie sull’offerta formativa che insiste su un determinato territorio. Sarebbe opportuno che le scuole offrissero tutti i supporti possibili per accompagnare il ragazzo nella scelta della scuola o dell’itinerario formativo futuro.

Ad oggi, il passaggio dalla scuola secondaria di I grado alla scuola secondaria di II grado è fortemente critico poiché non sempre i giovani vengono sostenuti nel migliore dei modi. Insuccessi ed abbandoni, conseguenti a molteplici cambiamenti di tipologia scolastica o indirizzo di studi, si consumano all’ingresso della scuola secondaria per scarsità di informazioni sui curricula, per mancanza di supporto alla formulazione della scelta o perché i ragazzi vengono indirizzati verso percorsi di tipo professionale o tecnico senza una verifica dei loro interessi e delle loro inclinazioni. Altri indicatori per analizzare il fenomeno della dispersione scolastica sono l’irregolarità del percorso di studi e l’insuccesso scolastico.

A fronte degli impegni presi dai vari Stati europei successivamente agli accordi di Lisbona 2000 in merito all’abbassamento del tasso di dispersione scolastica e alla qualificazione giovanile, l’Italia occupa ancora una posizione in netto ritardo. Il curricolo continua ancora oggi ad essere lo strumento fondamentale dell’offerta formativa della scuola ed è importante che esso venga progettato in modo corretto e rispondente ai bisogni della popolazione giovanile, delle loro famiglie e del territorio. La sua importanza è accresciuta inoltre dalle situazioni di difficoltà che alcuni alunni continuano a vivere in seno al contesto scolastico, che devono rappresentare uno stimolo ad operare meglio ed in modo più attento sulla progettazione curricolare. Il curricolo punta a fare in modo che ogni alunno consegua il proprio successo formativo sentendosi parte di una continuità accogliente in cui egli può ed è stimolato ad operare al meglio delle sue possibilità.

Curricolo e programma

Curricolo e programma rimandano a due modelli di scuola profondamente diversi e storicamente datati. Il curricolo rimanda ad un modello di scuola di stampo idealistico-nozionistico centrato sui programmi di insegnamento e il programma rimanda ad un modello di scuola di matrice cognitivo-costruttivista legato alla costruzione del curricolo. Di fatto è più opportuno parlare di “programmi” al plurale piuttosto che di “programma” al singolare, poiché le molteplici edizioni che si sono succedute hanno dato origine a proposte assai diverse tra loro. I programmi infatti vanno letti come prodotti culturali socialmente e temporalmente connotati, espressione sì semplici impianti ideologici, visioni politiche, modelli cultuali, principi pedagogici e soluzioni didattiche.

Nella scuola antecedente all’autonomia, il programma è stato “il documento ministeriale per eccellenza”, dalla funzione normativa e omologante, in cui venivano riportate prescrizioni obbligatorie per tutti gli insegnanti. I destinatari dei programmi didattici erano gli alunni e i docenti, che avevano il compito di istruire e trasmettere modelli culturali condivisi e legittimati dal centro, poiché erano emanati attraverso una legge dello Stato e per questo il programma è stato definito come l’“edizione nazionale del curricolo scritta dal legislatore”. Il programma veniva elaborato mediante la costituzione di un’apposita Commissione ministeriale, nominata direttamente dal Ministero della Pubblica Istruzione, di cui facevano parte docenti universitari, funzionari ministeriali, ispettori tecnici, dirigenti scolastici e insegnanti. Le caratteristiche principali del programma erano l’“unicità”, che puntava ad uniformare l’insegnamento su tutto il territorio nazionale, e la “prescrittività”, che si riferisce agli obiettivi, funzionali a far fronte ad esigenze di ordine sociale, politico, economico e tecnologico, e ai contenuti, che rimandavano all’acquisizione di saperi fondanti l’appartenenza ad una specifica tradizione culturale nazionalmente connotata.

La “programmazione” affianca ma non sostituisce i programmi ministeriali e si configura come l’“edizione locale del manifesto nazionale del curricolo”. Essa consente di articolare e declinare nel corso dell’anno scolastico i contenuti e gli obiettivi dei programmi attraverso la costruzione di apposite unità didattiche. Il corpo docente può operare delle scelte consapevoli in merito agli obiettivi e ai contenuti di apprendimento. L’affermazione del curricolo rispetto al programma nasce dall’esigenza di riavvicinare la scuola alla società, riconquistando la connotazione sociale dell’istruzione che il programma aveva cancellato. Le ragioni che hanno portato alla diffusione delle teorie curricolari sono in parte da attribuirsi all’affermazione di nuove teorie pedagogiche, in parte vanno ricercate nelle trasformazioni socio-politiche, economiche e culturali che hanno attraversato la società occidentale nella seconda metà del Novecento. Esse, infatti, sono legate all’insorgenza di nuovi bisogni, aspettative di emancipazione, crescita e sviluppo da uno scenario caratterizzato dalla scolarizzazione di massa e dall’innovazione tecnologica. Il curricolo è un percorso formativo intenzionale, personalizzato e flessibile e progettato a partire dalle esigenze dei soggetti. Esso quindi:

  • Mette l’apprendimento del soggetto al centro del processo formativo;
  • Permette di lavorare su competenze trasversali necessarie a fronteggiare il cambiamento socioculturale;
  • Sposta l’attenzione dall’acquisizione del titolo di studio alla verifica e certificazione delle competenze acquisite.

La nozione di curricolo ha origine all’interno del contesto culturale e scientifico angloamericano, con particolare riferimento alle ricerche condotte negli Stati Uniti. Già nel 1902, Dewey affronta la questione del curricolo definendolo come un “corso di studi internazionale”. Da questo e da altri primi contributi emerge come il curricolo scolastico vada inteso come:

  • Il complesso delle risorse e delle contingenze educative devono essere sempre orientate al conseguimento di un fine;
  • L’insieme delle offerte di formazione organizzate e proposte dall’istituzione scolastica in base alle risorse di cui dispone allo scopo di promuovere lo sviluppo e la crescita degli alunni.

Pontecorvo affermava che la nozione di curricolo doveva sostituire quella di “programma” perché è più comprensiva, dato che non include solo una scelta di contenuti ma indica anche gli obiettivi, i metodi di insegnamento e di apprendimento, i materiali didattici e richiede di considerare l’allievo nelle sue preliminari abilità, conoscenze e motivazioni, e perché comporta un lavoro attivo di progettazione da parte degli insegnanti, dato che consiste nel saper compiere una progettazione didattica, nel saper tradurre i contenuti culturali in termini di attività formative e di operazioni mentali e pratiche degli allievi.

A partire da come l’idea di curricolo è stata inizialmente interpretata in Italia, si sono generati non pochi fraintendimenti. Il più grave sta nel fatto che per molti il curriculo continui a coincidere con il programma o con un programma semplificato di contenuti, arricchito con qualche nozione pedagogica. L’attenzione attorno alla questione curricolare è partita dalla relazione tenuta da Bruner nel 1959 in occasione del Convegno di Woods Hole e dura tutt’oggi. Negli anni Sessanta il curricolo veniva concepito come un “piano di lavoro”. Il curricolo nasce da un atto creativo che trova la sua espressione più compiuta nella progettazione formativa: il curricolo non si programma ma si progetta. La progettazione implica sempre il riferimento ad una meta, ad un fine. Progettare significa mettere in campo competenze intellettuali, operative, relazionali e tecnico-professionali per tradurre in interventi formativi una specifica visione del mondo e dell’uomo. Progettare vuol dire partire dall’analisi dell’esistente per proiettarsi verso il futuro e verso l’individuazione di ipotetici percorsi di trasformazione della realtà.

La progettazione del curricolo

La progettazione del curricolo risponde a:

  1. L’internazionalità dell’atto formativo. Ogni progettazione deve essere reale e concentrata su una metodologia bottom-up, attraverso la quale vengono elaborate possibili traiettorie d’azione orientate alla risoluzione di problemi o alla soddisfazione dei bisogni rilevati. La progettazione curricolare prevede maggiori spazi di movimento, di creatività e la possibilità di predisporre modalità di intervento inedite. La progettazione sottolinea l’importanza del “pensare a priori” la didattica, avvalendosi di un’organizzazione sistematica dell’insegnamento/apprendimento in modo da monitorare i processi e i risultati raggiunti;
  2. Il monitoraggio dell’efficacia/efficienza degli interventi in relazione ai risultati conseguiti. La progettazione necessita di una struttura di riferimento (scaffolding), di uno o più oggetti da monitorare, di un processo da avviare/attuare e di appositi strumenti di monitoraggio da utilizzare prima, dopo e durante l’esecuzione. L’elaborazione del curricolo mette insieme teoria e prassi, all’interno di un processo ciclico e critico.

Il curricolo viene costruito dal Collegio dei docenti, alla luce delle disposizioni ministeriali e delle istanze poste dal contesto sociale ed antropico in cui l’istituzione scolastica è inserita. Il curricolo prende le mosse dalla rilevazione dei bisogni e delle potenzialità degli alunni: il richiamo all’analisi dei bisogni sta a indicare il riconoscimento di barriere culturali, sociali ed economiche che impediscono ad un territorio e alla sua popolazione di perseguire mete di sviluppo. Da ciò dipenderà la scelta della strada da percorrere per definire le finalità che l’organizzazione scolastica intende perseguire. La costruzione del curricolo ruota attorno alla dialettica tra due costitutivi, ovvero il soggetto e l’oggetto di apprendimento. Un’attenzione eccessiva verso l’oggetto di apprendimento, e quindi sui programmi, rischia di favorire una didattica nozionistica, mentre un’attenzione eccessiva verso i bisogni del soggetto potrebbe portare a una deriva personalistica. Una lettura moderna, aggiornata e critica della progettazione curricolare richiede una conciliazione tra queste polarizzazioni negative. In questo consiste la difficoltà della costruzione del curricolo, superabile attraverso l’adozione di un approccio euristico alla conoscenza e alla costruzione delle competenze.

Tipologie di curricolo

Sul piano generale possiamo individuare almeno tre diverse tipologie di curricolo:

  1. Subject curriculum: ovvero il curricolo costruito a partire dalle discipline di insegnamento. Esso dà importanza alla dimensione contenutistico-culturale, avvicinando molto il curricolo al programma. Il curricolo prevede una precisa distinzione delle materie di insegnamento, secondo una loro classificazione gerarchica che assegna alle discipline umanistico-letterarie e logico-matematiche un ruolo preponderante in quanto ritenute fondamentali per l’accesso ad altri saperi maggiormente specialistici. Il curricolo si articola in percorsi di apprendimento strutturati e privilegia modalità comunicative centrate sull’esposizione verbale dell’insegnante;
  2. Activity curriculum: ovvero il curriculum costruito a partire da specifiche attività progettuali. Attraverso la progettazione curricolare si arriva ad una mediazione tra i saperi delle discipline. Esso prevede percorsi formativi preordinati, ma aperti ad essere arricchiti da esperienze, attività e progetti calibrati in base agli interessi e alle motivazioni degli alunni e alle emergenze del territorio. Gli alunni vengono coinvolti in situazioni-problema che richiedono l’attivazione di processi esplicativi e di problem-solving. La conduzione del lavoro didattico avviene a livello di classe o gruppi, in relazione agli interessi degli alunni;
  3. Competence curriculum: ovvero il curricolo costruito a partire dalle competenze di base di cittadinanza. Il curricolo è letto in chiave critico-riflessiva. La progettazione ha come punto di partenza la rilevazione dei bisogni degli alunni e poi la promozione di una dialettica forte tra i saperi, in vista dell’acquisizione di apprendimenti transdisciplinari e di strategie personali di (auto)apprendimento. Il lavoro attorno ai problemi non si esaurisce con la risoluzione del problema, ma diventa uno spunto per sviluppare ulteriori applicazioni. Questo modello curricolare punta anche sulla costruzione di competenze trasversali di ordine affettivo e socio-relazionale che vengono verificate attraverso il lavoro scolastico.

L’ultimo modello di curricolo è quello che maggiormente si addice all’idea di curricolo proposta dalla scuola dell’autonomia, sebbene anche il primo e il secondo modello siano ancora presenti nella prassi didattica. La difficoltà maggiore del curricolo per competenze risiede nella scelta di un metodo di insegnamento più efficace di un altro e nelle scelte di fondo che regolano l’adozione delle strategie di supporto all’apprendimento e che rimandano a loro volta al progetto pedagogico realizzato dalla scuola. L’“agire competente”, che dipende da schemi appresi esternamente e poi ripetuti di fronte a situazioni problematiche, si differenzia dall’“essere competente”, che riguarda il processo di personale costruzione di significato che ogni alunno deve essere sollecitato a compiere.

Criteri generali per l’elaborazione del curricolo

I criteri generali per l’elaborazione del curricolo sono:

  1. Il contesto. La progettazione non può essere svincolata dalla situazione concreta di riferimento poiché sono proprio le specificità locali che devono animare e produrre elementi di originalità e di innovazione dell’offerta formativa;
  2. L’intenzionalità. Il curricolo è espressione di un lavoro razionale che chiama in causa la tecnica e la riflessività. La didattica dello spontaneismo e dell’occasionalità non può trovare spazio a scuola;
  3. L’integrazione. L’integrazione è un elemento fondamentale per la circolazione della cultura e la promozione di un apprendimento diffuso. Ciò deve essere realizzato guardando oltre le aule scolastiche;
  4. La flessibilità. La possibilità di differenziare gli itinerari di formazione a partire dalla scuola risponde ad un’esigenza del soggetto di scoprire forme personali di accesso alla conoscenza. La scuola deve puntare al raggiungimento per tutti di alcuni standard essenziali, senza però fermarsi di fronte ad essi, ma puntando allo sviluppo di ulteriori apprendimenti personalmente connotati;
  5. La condivisione. Il curricolo è il risultato di un lavoro di équipe che richiede costanti mediazioni e integrazioni di diversi punti di vista.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/04 Pedagogia sperimentale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher likelikelike di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sperimentale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Capperucci Davide.
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