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PEDAGOGIA DELL'AUTONOMIA

P. Freire

Tema → la formazione del docente; prende in considerazione i saperi indispensabili per la

pratica dell'insegnamento da parte di educatrici/ori critici, progressisti; è a favore

dell'autonomia d'essere di chi viene educato.

1. NON C'E' INSEGNAMENTO SENZA APPRENDIMENTO

La riflessione critica sulla pratica diventa un'esigenza del rapporto teoria/pratica, senza la

quale la teoria finirebbe con il diventare un blablabla e la pratica semplice attivismo → F.

vuole mettere in ordine e discutere alcuni saperi essenziali per la pratica educativo-critica

o progressista che devono costituire dei contenuti obbligatori nell'organizzazione

programmatica della formazione del docente: è necessario soprattutto che chi viene

formato (fin dall'inizio della sua esperienza di formazione) si consideri egli stesso un

soggetto che produce sapere, e si convinca una volta per tutte che insegnare non è

“trasferire conoscenza” ma creare le possibilità per produrla o costruirla.

E' necessario che fin dall'inizio del processo formativo, diventi via via sempre più chiaro un

fatto: nonostante le differenze tra formatore e allievo, chi forma si forma e si ri-forma

nell'atto stesso di formare, mentre chi viene formato si forma e al tempo stesso diventa

formatore nell'atto di essere formato → non c'è insegnamento senza apprendimento → i

due termini si spiegano a vicenda e i loro soggetti non si riducono alla condizione di

essere oggetto l'uno dell'altro → chi insegna, nell'atto di insegnare apprende, e chi

apprende nell'atto di farlo insegna. Non si da insegnamento senza apprendimento e

viceversa, ed è stato apprendendo in forma socializzata che, storicamente, donne e

uomini hanno scoperto che era possibile insegnare.

Modo di insegnare sbagliato → di tipo “depositario” (puro trasferimento di nozioni) → per

superare gli effetti negativi di un modo di insegnare sbagliato, l'educando deve mantenere

vivo dentro di se il gusto della ribellione, che è in grado in un certo modo di immunizzarlo,

aguzzandone la curiosità e stimolandone la capacità di rischiare, di imboccare la strada

dell'avventura, dal potere che il “nozionismo” possiede di renderlo passivo → quando ciò

avviene, è la forza creatrice dell'apprendimento a permettergli di superare gli effetti

negativi di un modo di insegnare sbagliato.

Insegnare esige rigore sistematico

L'educatore deve lavorare con gli educandi sul rigore sistematico con cui devono

“avvicinarsi” agli oggetti del conoscere → insegnare non si esaurisce nel “trattare”

l'oggetto o il contenuto in modo superficiale, ma si estende alla produzione delle condizioni

in cui diventa possibile un apprendimento critico → condizioni che implicano o richiedono

la presenza di educatori e di educandi creativi, provocatori, inquieti, rigorosamente curiosi,

umili e tenaci.

Ruolo dell'educatore → è parte del suo compito educatore non solo insegnare i contenuti,

ma anche insegnare a pensare in modo corretto → es. basandosi su un processo di

memorizzazione meccanica, l'educatore finisce con l'essere il ripetitore di una cantilena di

frasi e di idee piuttosto che una persona capace di lanciare delle sfide. → Soltanto chi

pensa correttamente è in grado di insegnare a pensare in tal modo → l'insegnante che

pensa in modo corretto riesce a trasmettere agli educandi che una delle cose belle del

nostro modo di esistere nel e con il mondo, in quanto essere storici, consiste nella

capacità di conoscerlo intervenendo su di esso → importanza di conoscere il sapere

1

esistente e al tempo stesso di sapere che siamo aperti e in grado di elaborare la

conoscenza che ancora non esiste.

Insegnare esige ricerca

Non vi è insegnamento senza ricerca e viceversa → ricerco per conoscere quello che

ancora non conosco e per comunicare o annunciare la novità. Pensare correttamente,dal

punto di vista dell'insegnante, implica sia il rispetto del senso comune nel momento in cui

si attua il suo necessario superamento, sia il rispetto e lo stimolo verso la capacità creativa

dell'educando. Implica un impegno dell'educatore nei confronti della coscienza critica

dell'educando perché il “passaggio” dall'ingenuità alla criticità non avviene

automaticamente.

Insegnare esige rispetto dei saperi degli educandi

Pensare correttamente impone all'insegnante (e in generale, alla scuola) il dovere non

solo di rispettare i saperi degli educandi, soprattutto quelli provenienti dalle classi popolari,

ma anche quello di discutere con gli alunni la ragion d'essere di alcuni di tali saperi in

relazione all'insegnamento.

Insegnare esige capacità critica

Quando la curiosità ingenua, senza cessare di essere curiosità, assume un'attitudine

critica → diventa così curiosità epistemologica, rigorosa sotto il profilo metodologico

nell'approccio all'oggetto, conferisce ai suoi risultati una maggiore esattezza.

Non vi sarebbe creatività senza la curiosità che ci spinge e che ci rende pazientemente

impazienti di fronte a un mondo di cui non siamo stati artefici, ma al quale ci è permesso di

aggiungere qualcosa fatto da noi. E proprio perché il passaggio dall'ingenuità alla capacità

critica non avviene automaticamente, uno dei compiti specifici della pratica educativo-

progressista è esattamente quello di sviluppare la curiosità critica, mai totalmente

soddisfatta, indomabile.

Insegnare esige estetica ed etica

Il necessario passaggio dall'ingenuità alla capacità critica non può e non deve avvenire

discostandosi da una rigorosa formazione etica sempre accompagnata da un'altra di tipo

estetico → morale e bellezza insieme → la pratica educativa deve essere in se una

testimonianza rigorosa di moralità e di purezza → se si rispetta la natura dell'essere

umano, l'insegnamento dei contenuti non può estraniarsi dalla formazione morale

dell'educando.

Insegnare esige che si dia corpo alle parole attraverso l'esempio

Il maestro che insegna davvero, che lavora cioè sui contenuti nel quadro del rigore

imposto dal pensare correttamente, respinge come falsa la formula “fate quel che vi dico,

non quel che faccio” → pensare in modo corretto è agire in modo corretto. Non vi è

pensiero corretto se esso non è messo anche in pratica; il clima in cui si muove chi pensa

correttamente è quello di chi cerca con serietà un'argomentazione sicura, di chi, quando si

trova in disaccordo con il proprio interlocutore, non ha motivo di nutrire nei suoi confronti

una collera smisurata. 2

Insegnare esige rischio, accettazione del nuovo e rifiuto di qualsiasi discriminazione

Pensare in modo corretto → disponibilità al rischio, all'accettazione del nuovo →

comunque il vecchio che mantiene la sua validità o che incarna una tradizione o segna

una presenza nel tempo, continua ad essere nuovo. Rifiuto di qualsiasi discriminazione →

una pratica caratterizzata dal pregiudizio di razza, di classe, di genere offende la sostanza

stessa dell'essere umano e nega radicalmente la democrazia; pensare correttamente non

è una pratica solo da descrivere, è qualcosa che si fa e che si vive mentre se ne parla, con

la forza della testimonianza; non è l'agire di chi si isola, di chi si “rifugia” in se stesso nella

solitudine; è invece un atto che comunica → il compito coerente dell'educatore che pensa

correttamente è quello di sfidare, esercitando in quanto essere umano l'irrinunciabile

pratica dell'intendere, l'educando con cui è in comunicazione e a cui comunica, a produrre

una sua comprensione di quanto gli viene comunicato → il pensare correttamente è

dialogico e non polemico.

Insegnare esige riflessione critica sulla pratica

Il pensare correttamente è consapevole, per esempio, che non è a partire da esso come

dato scontato che prende forma la pratica docente critica; al tempo stesso sa però che

senza di esso tale pratica non ha fondamento. La pratica docente critica (che implica il

pensiero critico) coinvolge il movimento dinamico, dialettico, tra il fare e la riflessione sul

fare; → è fondamentale che, nella pratica della formazione docente, “l'apprendista

educatore” si convinca che l'irrinunciabile modo di pensare correttamente non è un dono

degli dei ne lo si può trovare nei manuali per insegnanti redatti da illuminati intellettuali che

si collocano al centro del potere → il pensiero corretto che supera quello ingenuo deve

essere prodotto dall'apprendista stesso in comunione con il formatore → è necessario far

si che la curiosità ingenua, riportando l'attenzione verso se stessa attraverso la riflessione

sulla pratica, e percependosi come tale, si trasformi man mano in curiosità critica.

Nella formazione permanente degli insegnanti, perciò, il momento fondamentale è

rappresentato dalla riflessione critica sulla pratica → è riflettendo criticamente sulla pratica

di oggi o di ieri che può migliorare la pratica di domani.

Insegnare esige il riconoscimento e l'assunzione dell'identità culturale

Assumere = prendere atto, accettare; uno dei compiti più importanti della pratica critico-

educativa è quello di favorire le condizioni in cui gli educandi (nelle loro relazioni

reciproche e in quelle di tutti loro con l'insegnante) possano compiere un'esperienza

profonda assumendo se stessi come soggetti: come esseri sociali e storici, che pensano,

che comunicano, che trasformano, che creano, che realizzano sogni, che sono capaci di

indignarsi perché capaci di amare. Assumersi come soggetti perché capaci di riconoscersi

come oggetti. Compiere un simile passo nei confronti di noi stessi non significa escludere

gli altri. → è “l'alterità” del “non io”, o del tu, che mi fa accettare la radicalità del mio io.

Questione dell'identità culturale → ha a che vedere direttamente con l'atto di assumersi

come soggetti → importanza dei gesti, delle esperienze informali, della quotidianità vissuta

dall'insegnante e dall'alunno → l'importante in essa non è la ripetizione meccanica di

questo o quel gesto, ma la comprensione del valore dei sentimenti, delle emozioni, del

desiderio, dell'insicurezza da superare attraverso la sicurezza, della paura che, nel venir

“educata”, riesce a generare il coraggio; → non è possibile alcuna formazione docente

autentica da un lato se risulta estraniata dall'esercizio della capacità critica che implica il

passaggio dalla curiosità ingenua a quella epistemologica, e dall'altro, senza un

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione e della formazione
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sil86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia dell'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Consorzio Università Rovigo - Uniro o del prof Toffano Emanuela.

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