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Riassunto esame Pedagogia Sociale e di Comunità, prof. Dusi, libro consigliato dal docente Il riconoscimento, Dusi

Riassunto per l'esame di pedagogia sociale e di comunità della prof. Dusi, basato su appunti personali e studio del libro richiesto e consigliato dalla docente Il Riconoscimento, P. Dusi, dell'università degli Studi di Verona - Univr. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia della pedagogia e dell'educazione docente Prof. P. Dusi

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- Riconoscimento-identificazione-conferma: forma originaria del

riconoscimento, riguarda tutti gli esseri umani perché l’oggetto della conferma è

la dimensione trascendente dell’individuo, il suo essere persona.

- Riconoscimento-comprensione-empatia: 2° livello di riconoscimento che

implica il primo ma ne estende la profondità alla dimensione psicologica, al

riconoscimento delle particolari caratteristiche, aspirazioni, emozioni del singolo

e consente di co-sentirli di con-dividerli. È mosso dal desiderio di comprendere

l’altro. Livello essenziale per poter parlare di rapporti d’amore, d’amicizia ed

educativi.

- Riconoscimento-attestazione: riconoscimento delle capacità dell’altro

(capabilities) che porta a riconoscersi come soggetti capaci e promuove stima

sociale e autostima.

Capitolo Secondo. Riconoscere l’altro: alle origini dell’aver cura

Rapporto tra riconoscimento, cura e formazione del sé.

1. Riconoscimento e cura

È autentica solo quella cura che anticipa liberando (Hegel), non negando l’essenza

dell’altro. È quindi necessario vedere l’altro ma a compiere questo non è la cura ma

il riconoscimento. Primarietà del riconoscimento nelle relazioni di cura. Il

riconoscimento è atto originario e fondativo della cura autentica (se non vi è il

riconoscimento dell’altro come alterità ci si sostituisce all’altro dominandolo o si

vive in una situazione di simbiosi). Il riconoscimento garantisce la giusta distanza.

L’aver riconosciuto l’altro implica il rispetto, che porta a questa giusta distanza, e

alla responsabilità che porta all’aver cura di chi è riconosciuto come fragile. [+ 3.

Riconoscimento generativo di cura]

Sul piano formativo, la cura accompagna il percorso

formativo/riabilitativo/educativo e necessita di un riconoscimento dell’altro sia di

primo grado (essere umano) sia di secondo (conoscere la sua specificità,

potenzialità, desideri, bisogni e limiti).

Apporti letterari alla tesi:

1. Mayerof

- Il fine dell’agire con cura è la crescita dell’altro secondo la sua forma. Ciò

implica il riconoscere non solo l’altro (1° grado) ma anche la forma dell’altro,

la sua unicità (2°), le sue capacità e i suoi bisogni (3°) e quale modo sia il

migliore per rispondere ad essi.

- Tra gli aspetti fondamentali dell’aver cura c’è l’onestà di saper cogliere l’altro

nella sua forma effettiva, non come si vorrebbe egli fosse.

2. Gilligan: Fa un’analisi sulle forme morali del giudizio umano in cui coglie due

rappresentazioni simboliche del mondo, maschile, basata sulla separazione e il

diritto, e femminile, radicata nell’amore e connessione. Queste danno vita

all’etica del diritto e l’etica della cura responsabile che richiamano due delle

forme della teoria del riconoscimento (diritto e amore).

3. Noddings “caring for”,

- Distingue tra un la cura nella relazione in presenza, ed un

“caring about”, la cura del mondo che assume forme indirette.

- La cura implica il riconoscere l’altro, l’assumere la sua prospettiva, il sentire-

(engrossment).

con l’altro Assonanza col riconoscimento-comprensione-

empatia.

- Ruolo originario e fondativo delle esperienze nell’infanzia per la cura (

̴riconoscimento).

4. Ruddick: Parla di agire materno (anche nell’uomo) come pensiero sensibile che

coglie l’altro e il suo divenire e si impegna in un processo trasformativo per poter

rispondere ai cambiamenti del nuovo nato. La relazione materna implica il

riconoscimento perché se non vi è tale vi è invece simbiosi, agire che non è agire

educativo e non è cura autentica. Il riconoscimento è centrale: proprio il

riconoscimento dell’altro nel suo specifico bisogno, nelle sue fragilità porta alle

pratiche di cura.

5. Mortari: La responsabilità di cura nasce quando si coglie l’altro attraverso

un’attenzione sensibile sia come valore, sia come soggetto in condizione di

bisogno. Il bisogno dell’altro ci invoca e si risponde quando il sentire della

responsabilità è più forte di ogni altra voce.

6. Palmieri: La cura è incontro pedagogico solo se guidata dal desiderio di

comprendere l’altro, chiedersi chi è nella consapevolezza dell’impossibilità di

rinchiuderlo in una definizione.

L’accettare l’altro per ciò che è genera mutuo riconoscimento; amore, rispetto,

stima, solidarietà.

7. Fadda: Il riconoscimento non è solo conferma dell’altro ma anche delle sue

possibilità d’esistere. La cura è incondizionata, slegata dalle condizioni

dell’oggetto di cura (anzi in condizioni di disagio è proprio essa che può sollevare

e aprire spiragli).

2. Diniego del riconoscimento e cura inautentica

Diniego del riconoscimento

La possibilità del riconoscere implica intrinsecamente quella della sua mancanza.

Honneth fa corrispondere alle tre forme di riconoscimento, tre figure del diniego

del riconoscimento. Queste inficiano la possibilità del riconoscimento di sé come

soggetto degno d’amore, di rispetto e stima e compromettono l’esistenza, lo

sviluppo e l’affermazione di sé. Provocano rabbia e senso di giustizia che possono

riversarsi all’esterno (lotte sociali) o verso di sé.

1. La negazione del sé dell’altro: l’altro non approva il nostro modo di essere

persone, la nostra unicità per lui è priva di valore (violenza fisica, relazioni

disfunzionali).

2. La negazione dei diritti dell’altro: con conseguenze giuridico-politiche ma

anche ripercussioni nella percezione di sé, non sentito parte della comunità, non

uguale, non capace (autostima).

3. La negazione della stima sociale: la svalutazione sociale può colpire forme di

vita considerate inferiori, barbare o le capacità dell’individuo, le sue doti che non

vengono considerate stimabili perché non significative in quel contesto. È negata

l’approvazione sociale, l’autorealizzazione, la stima di sé. Le ragioni che

sorreggono il disprezzo riguardano anche giochi per l’accesso e la distribuzione

del potere. Cura incurante

[Heidegger] Anche l’aver cura può declinarsi in forme della non curanza o della

trascuratezza (forme negative) o del sostituirsi dominando, della manipolazione

(forme della cura inautentica). La cura inautentica porta alla perdita di noi stessi,

dell’impossibilità di poterci riconoscere come unici e capaci di azioni, mancando

così la propria esistenza.

Cosa rende incapace un soggetto di riconoscimento (eziologia del diniego):

1. Protezione del sé per fragilità dell’io. Si vede l’altro come minaccioso e non

ci si espone al riconoscimento ma ci si chiude nell’Io, impossibilitando il

riconoscimento dell’altro e di sé.

2. Adorazione di sé: egoismo e narcisismo che non consentono di vedere l’altro

se non come uno specchio su cui proiettare propri bisogni e idealizzazioni.

3. Reificazione dell’altro: rapportarsi all’altro come oggetto, nel perseguimento

dei propri obiettivi. Non vuol dire non individuare le capacità dell’altro, anzi a

volte è sfruttarle (Cortés di Todorov).

4. Rappresentazioni stereotipate ed etnocentriche dell’altro; che non

permettono di riconoscerlo come proprio simile.

L’inadeguato riconoscimento (misconoscimento)

Forma inadeguata di riconoscimento. Si riconosce il valore dell’altro ma non la sua

particolarità. A causare l’inadeguato riconoscimento possono essere la radicale

alterità dell’altro, la sua inafferrabilità, il suo mutare, il proprio livello di attenzione,

e nella relazione educativa anche l’eccessiva sicurezza rispetto alle proprie

competenze.

4. Dall’essere riconosciuti al riconoscimento di sé e 5. La lotta per il

riconoscimento in educazione: la relazione contrastante.

Si accede alla possibilità della propria esistenza, al riconoscimento di sé grazie a

una rel-azione, essa è la via per l’individu-azione dell’uomo. Il riconoscimento

implica l’essere riconosciuti dall’altro. Esso abita il paradosso: per poter attingere la

nostra indipendenza e la nostra pienezza, dobbiamo dipendere dall’altro che ci

riconosca; guardati ci guardiamo e guardiamo riconoscenti il volto di chi ha saputo

riconoscerci (madre-neonato come figura archetipica). La pienezza dell’auto-

riconoscimento si raggiunge nel riconoscimento dell’altro.

Il bisogno di essere riconosciuti implica una dimensione conflittuale, la lotta per il

riconoscimento e per l’autonomia (che non è in-dipendenza ma equilibrio tra

consonanza e dipendenza, vicinanza e distanza). Ogni conflitto ha un ruolo

centrale: è frutto di un processo di individuazione che implica la separazione e la

distinzione dall’altro. Una distinzione che ha luogo nella relazione. Noi siamo i nostri

conflitti. auctoritas,

Il tema della lotta per il riconoscimento si intreccia col tema della del

confronto con il limite, con un’alterità capace di favorire l’affermazione individuale

nel rispetto delle norme di convivenza.

Capitolo Terzo. Il riconoscimento nei contesti educativi

Se educare significa aiutare l’uomo a costituirsi come tale, educare è sempre anche

riconoscere l’altro nel suo “poter essere autentico”. L’educazione si fonda sul

rispetto, si nutre di attenzione, punta alla costruzione di spazi di azione e trova

massima espressione nel mutuo riconoscimento (impegno comune in un rapporto

autentico).


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
Docente: Dusi Paola
Università: Verona - Univr
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DorotyLisa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della pedagogia e dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Dusi Paola.

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