Pedagogia della comunità: criticità e prospettive educative
Capitolo 1 – Una prima ricognizione attorno al concetto e al significato di comunità
L'incertezza congenita
La parola “comunità” si caratterizza per la sua genericità e per la pluralità di significati ad essa attribuibili. Questa incertezza riguarda non solo la singola parola, ma anche i vari ragionamenti (politici, filosofici, ecc.) che attorno alla comunità si sono sviluppati. Alla parola “comunità” è attribuibile un significato forte e stabile, ma anche uno debole e instabile; la si può assumere come categoria carica di implicazioni emotive oppure un semplice descrittore relativo a qualunque condizione relazionale tra esseri umani. Ciò che però resta costante, qualunque sia il significato a cui ci si riferisce, è la connotazione positiva che si riconosce al termine comunità: essa è pressoché costantemente qualcosa di auspicabile e risolutivo, soprattutto nell’incertezza della contemporaneità. La compagnia e la società possono essere ‘cattive’, ma, come sottolinea Tonnies, parlare di “cattiva comunità” è contrario al senso della lingua. L’eccezione alle precedenti osservazioni si osserva solo in alcune situazioni, quando cioè si verificano conflitti violenti tra gruppi anche in nome di un’appartenenza e divisione ‘comunitaria’ (si pensi, ad esempio, alle guerre nell’ex Jugoslavia).
L’incertezza strutturale connessa all’idea di comunità è dovuta ad almeno due fattori:
- La comunità è al centro di molteplici attenzioni disciplinari (pedagogia, antropologia, sociologia, psicologia, geografia, ecc.) ognuna delle quali ha costruito una o più idee di comunità in relazione ai propri oggetti di attenzione.
- Tale idea ha risentito delle diverse condizioni economico-sociali, culture, luoghi, tempi in cui il dibattito si è svolto.
La parola e le cose
Per delineare con sufficiente approssimazione la complessità dell’oggetto comunità e analizzare i motivi che spingono e giustificano il fatto di occuparsi ancor oggi della ‘questione comunità’ è necessario partire dalle definizioni che della parola ‘comunità’ vengono date da alcuni dizionari:
- “Molteplicità di persone considerate come entità organiche sotto il profilo sociale, politico, culturale, ecc.”
- “Istituzione per la cura e il recupero di persone con disturbi psichici o affette da tossicodipendenza”
- “Gruppo di persone che hanno comuni origini, idee, interessi e consuetudini di vita”
Vengono inoltre citati come sinonimi parole come “collettività”, “società”, “associazione”, o “gruppo”.
Dalle definizioni date dai dizionari è possibile riscontrare che:
- La comunità appartiene al genere umano, non sono contemplate, ad esempio, comunità di animali.
- La comunità non è una generica collettività. Essa ha in sé qualcosa di ‘denso’ che lega le persone tra loro.
- Vi sono importanti riferimenti all’ambito dei servizi sociali, sanitari, educativi e si parla di comunità locale.
- Il vocabolo comunità non sembra avere contrari.
Riflettendo sull’etimologia del termine, è significativo riferirsi alla ricerca effettuata da Roberto Esposito. Questo autore, indagando sul significato originario del termine ‘comunità’ si riferisce a un insieme di persone unite da un dovere, da una mancanza, da un limite che si configura come un onere e che priva le persone stesse di una parte della loro stessa soggettività. In questo senso, ciò che unisce i membri di una comunità è qualcosa che li accomuna, ma che, al tempo stesso, comporta dei costi, dei sacrifici non trascurabili e certamente superiori rispetto a quelli richiesti da altri tipi di legami societari. Significativo è anche il riferimento alla voce comunità nel “Dizionario di sociologia” di Luciano Gallino. Egli afferma che una collettività può essere definita comunità quando i suoi membri agiscono, reciprocamente e nei confronti degli altri, anteponendo i valori, le norme, i costumi, gli interessi della collettività a quelli personali. Quando cioè la coscienza di interessi comuni, il senso di appartenere a un’entità a cui si aderisce affettivamente diventano fattori operanti di solidarietà. Per Gallino, la comunità sembra verificarsi preferibilmente in gruppi a base territoriale relativamente poco numerosi (comunità locali). La comunità, nella sua astrazione concettuale, non è di per sé ‘democratica’, ‘pacifica’ o ‘armoniosa’, anche se, naturalmente, può essere tutto ciò.
Le sintesi possibili
È possibile distinguere due idee o concezioni di comunità:
- Un’idea pesante, limitativa, selettiva e ristretta.
- Un’idea più leggera, allargata e onnicomprensiva.
1. In base alla prima concezione, la comunità (definita ‘pesante’) rappresenta una dimensione relazionale intermedia che raggruppa un numero limitato di persone (esempio famiglia) e che si rapporta con altre collettività o con la società generale. Le relazioni tra i membri della comunità prevalgono rispetto alle altre relazioni, perché poggiano su un sistema di valori e di norme che di fatto solidifica la collettività. Spesso è una comunità che esiste senza nemmeno pensarsi tale. Essa genera relazioni caratterizzate da una concreta solidarietà tra gli individui che si produce spontaneamente.
2. In base alla seconda concezione, la comunità (definita ‘leggera’) ha una struttura meno solida e continuativa rispetto alla comunità ‘pesante’. I membri della comunità sono, in questo caso, soggetti che condividono aspetti significativi della loro esistenza (ad esempio il territorio in cui vivono, le radici, la storia, la razza, la religione, la lingua, i problemi, i bisogni, gli hobbies, ecc.) e che, proprio per questo, possono sviluppare un rapporto di appartenenza e possono intrattenere tra loro relazioni fondate sulla fiducia. In questi casi, l’insieme di persone a cui ci si riferisce potrebbe anche essere definito usando termini diversi da ‘comunità’. Si tratta inoltre di una situazione che può avere durata limitata.
A prescindere però dalla concezione a cui ci riferisce, è innegabile la persistenza nel corso della storia dell’idea di comunità, la sua rinnovata attualità, l’essere un riferimento obbligatorio per qualsiasi riflessione che riguardi l’organizzazione dei servizi locali, la natura degli esseri umani e molto altro.
Capitolo 2 – Gli stimoli del passato
Alcuni studiosi si sono occupati di comunità e dei passaggi storici in cui si è accentuato l’interesse verso la stessa. La questione della comunità è stata perlopiù affrontata in associazione con quella della società, rimarcando le loro differenze e il loro antagonismo. Il concetto di comunità pre-moderna si sviluppa nella modernità, la quale, per poter definirsi, ha bisogno di contrapposizioni con ciò che l’ha preceduta, di un’alterità da cui distaccarsi. La contrapposizione tra la società tipica dell’epoca moderna e la comunità tipica dell’epoca pre-moderna è ancora viva nella contemporaneità.
Ferdinand Tonnies
Qualsiasi riflessione sulla comunità trova un proprio punto fermo nel pensiero del sociologo tedesco Tonnies e, in particolare, nel suo lavoro “Comunità e società” pubblicato nel 1887, che rappresenta la prima trattazione completa sul concetto di comunità. “Comunità e società” si apre con la fondamentale delimitazione dell’oggetto considerato. Tonnies nota che gli uomini intrattengono tra loro molteplici relazioni di tipo diverso, ciascuna delle quali costituisce un’azione reciproca: essa è compiuta da una parte e ricevuta o subita dall’altra. Tali azioni possono tendere alla conservazione (azioni affermative) o alla distruzione (azioni negative) dell’altra parte (cioè dell’altra volontà o dell’altro corpo).
Sulla base di questa distinzione tra azioni affermative ed azioni negative, Tonnies specifica che intende svolgere la sua analisi considerando esclusivamente le relazioni che esprimono affermazione reciproca, cioè quei rapporti che tendono positivamente alla conservazione dell’altro. La delimitazione di campo fatta da Tonnies, fa sorgere un’importante questione: possono esistere relazioni comunitarie ‘negative’ che portano alla distruzione dei propri membri? Per quanto riguarda la società, l’esistenza di conflittualità interna è data per scontata: essa è considerata costitutivamente violenta e distruttiva, sia verso l’esterno che verso i suoi stessi membri.
Dopo aver delimitato il proprio campo di indagine, Tonnies cerca di chiarire la distinzione tra comunità e società. Per prima cosa, l’autore include sia la comunità che la società all’interno della più ampia categoria delle associazioni (associazione = gruppo formato da più persone legate da un rapporto positivo, concepito come essere o oggetto che agisce in maniera unitaria sia verso l’esterno che verso il suo interno). La comunità è fondata su una convivenza confidenziale, intima, esclusiva, durevole e genuina. Nella comunità una persona si trova inserita fin dalla nascita (comunità familiare). La comunità è intesa come un organismo vivente.
La società è una formazione meccanica. Rappresenta il pubblico e il mondo. Nella società occorre inserirsi. La convivenza nella società è passeggera ed apparente. Secondo Tonnies, le comunità possono esprimersi al meglio nelle campagne o nei piccoli centri abitati, dove sono possibili le relazioni personali durevoli e genuine. In questo senso, si evidenzia il rischio che l’industrializzazione possa aver compromesso irreversibilmente la possibilità di esistenza della comunità. Secondo Tonnies, anche il ‘padrone’ e il ‘servo’ possono avere un rapporto di tipo comunitario e ciò grazie alla condivisione, nel lungo periodo, degli stessi spazi che può generare confidenza e familiarità tra di loro. Viene così a crearsi una relazione simmetrica di tipo comunitario che prevale rispetto alle asimmetrie che la loro relazione comporta (a causa, ad esempio, del diverso potere, reddito, possibilità di decisione, ecc.).
La modernità ha però eliminato la relazione comunitaria tra padrone e servo trasformandola in un anti-comunitario conflitto tra capitale e lavoro.
Sangue, luogo e spirito
Tonnies individua tre tipi di comunità a cui corrispondono tre diversi tipi di relazioni:
- Comunità di sangue, che corrisponde alle relazioni di parentela.
- Comunità di luogo, che corrisponde a relazioni di vicinato.
- Comunità di spirito, che corrisponde a relazioni di amicizia.
La comunità di sangue ha la casa come sua sede: essa rappresenta la coabitazione sotto uno stesso tetto che protegge e il comune possesso e il godimento di cose buone. La comunità di sangue, fondata sulle relazioni di parentela, sebbene sia connessa alla vicinanza, può anche andare oltre il luogo e persistere come stato mentale ed affettivo che ricorda, immagina, rivitalizza e perpetua. Questa considerazione è particolarmente importante considerando i processi migratori globali propri della contemporaneità.
La comunità di luogo, corrispondente alle relazioni di vicinato, ha come carattere generale la convivenza nel villaggio in cui la vicinanza delle abitazioni e il terreno comune permettono numerosi contatti umani e una conoscenza intima. I membri della comunità di vicinato non hanno tra loro forti legami di sangue, pertanto la permanenza della comunità dipende dall’esserci stesso della vicinanza che si deve replicare e confermare continuamente. Queste comunità necessitano di una ritualità quotidiana o occasionale: ritrovo domenicale, festa “della via”, ecc.
La comunità di spirito, corrispondente alle relazioni d’amicizia, è l’effetto di un lavoro e di un modo di pensare concorde dei suoi membri. Il legame di amicizia viene mantenuto grazie a riunioni facili e frequenti. Nell’amicizia il legame spirituale ha la supremazia su tutto il resto. Ciò che unisce le persone è una fede che le fa cooperare per realizzare una stessa opera. La comunità di spirito è frutto perlopiù di una scelta che deve essere costantemente curata e rivitalizzata. Questo tipo di comunità è, in un certo senso, la più ‘moderna’ perché è possibile anche nel luogo più anticomunitario che esista, cioè la città.
La distinzione proposta da Tonnies è utile anche oggi per poter analizzare i rapporti che legano tra loro i soggetti individuali e collettivi. Le relazioni considerate da Tonnies sono tra loro distinte, ma è possibile anche che si presentino delle sovrapposizioni. Qualunque sia l’origine e il tipo di relazioni, la comunità è caratterizzata da un modo di sentire comune, reciproco, associativo. Tonnies ritiene che la vita comunitaria sia fondata sul possesso e sul godimento di beni comuni. La questione della proprietà comune di beni materiali e immateriali come elemento essenziale della comunità si pone, soprattutto oggi, come elemento significativo di riflessione.
Il lascito di Tonnies
Renato Treves, che nel 1963 ha scritto l’introduzione a “Comunità e società”, sottolinea come si tratti di un’opera contestualizzata, perché intimamente legata all’ambiente culturale tedesco della fine dell’Ottocento. Si tratta di un’epoca in cui c’era una situazione di crisi della società capitalistica ed industriale e in cui si sentiva l’esigenza di creare nuove forme di carattere comunitario. Si tratta di un’esigenza che è ancora presente nella società odierna e che apre una riflessione sull’incapacità del capitalismo di rispondere ad alcuni importanti bisogni delle persone. Il comunitarismo diventa così espressione di un desiderio alternativo e integrativo rispetto al capitalismo e una critica verso l’esistente. Tonnies, nel proporre la sua distinzione tra comunità e società, dimostra una evidente preferenza verso la prima. Questa constatazione fa sorgere spontanea la questione circa la possibilità di accostarsi alla comunità con una neutralità scientifica, priva di risvolti affettivi, oppure se le caratteristiche proprie della comunità stessa costringano chi la studia a valutarla e, quindi, a sceglierla oppure a respingerla.
Morte e resurrezione della comunità
Helmuth Plessner (filosofo e sociologo tedesco 1892 – 1985), nel suo libro “I limiti della comunità” del 1924, evidenzia come il successo della comunità appaia come reazione di opposizione ai tratti dominanti della società dei primi del Novecento, cioè del periodo in cui si assiste contemporaneamente al trionfo e alla crisi della modernità. Si tratta di una società in cui si verifica il raffreddamento delle relazioni umane, che diventano dominate da fini prevalentemente economici e politici. La contrapposizione tra società capitalistica e comunità è ancora attuale e ancor oggi la comunità è vista come alternativa e via d’uscita rispetto ai problemi della società capitalistica. Per Plessner, l’essenza della comunità è il sangue biologico o spirituale, che supera il sangue come metafora dei rapporti di parentela considerati da Tonnies. Il tema del sangue è importante per la sua efficacia nel giustificare o esaltare l’esistenza di una comunità che si fonda su un’essenza (il sangue appunto) che i soggetti non possono scegliere, che pre-esiste alla loro stessa vita e che li vincola anche a prescindere dalle loro volontà o scelte.
Max Weber
Max Weber, nel suo libro “Economia e società” pubblicato nel 1922, pone innanzitutto la distinzione tra comunità e associazione:
- Una relazione sociale può essere definita ‘comunità’ quando si basa su una comune appartenenza, soggettivamente sentita dagli individui che vi partecipano.
- Una relazione sociale può essere definita ‘associazione’ quando si basa su un legame di interessi motivato razionalmente (sia rispetto al valore che rispetto allo scopo). L’associazione viene quindi a crearsi attraverso la stipulazione di un accordo tra i suoi membri che assumono un impegno reciproco.
La distinzione tra comunità e associazione, secondo Weber, si fonda sulla considerazione di una comune appartenenza soggettivamente sentita (comunità) e una comunanza di interessi razionalmente motivata (associazione). Secondo Weber, nelle relazioni si verifica spesso la compresenza di caratteri della comunità e dell’associazione. Per Weber, la comunità non è di per sè un’entità statica, ma un processo continuo di creazione e mantenimento delle relazioni.
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