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Riassunto esame pedagogia, prof. Tramma, libro consigliato L'educatore imperfetto. Senso e complessità del lavoro educativo Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di pedagogia basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Sergio Tramma: L'educatore imperfetto. Senso e complessità del lavoro educativo, dell'università degli Studi di Milano Bicocca - Unimib.

Esame di Pedagogia generale con laboratorio docente Prof. S. Tramma

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EDUCATORE IMPERFETTO

Cap.2

2.1 Le categorie dell’educazione

I soggetti individuali e collettivi, nel corso della loro esistenza, sono esposti a una molteplicità di esperienze educative nelle quali

acquisiscono valori, comportamenti, saperi, competenze, atteggiamenti.

Sono esperienze che presentano diversi gradi di formalizzazione, intenzionalità, progettualità e consapevolezza.

Le esperienze educative hanno peso diverso nella formazione dei soggetti ed essi vivono le esp edu con diversi livelli di

consapevolezza e controllo.

2.1.1 la formalizzazione

Esperienze formali coincidono con l’esp scolastica, fortemente intenzionali e organizzate e come tali si presentano e vengono

à

percepite dai soggetti. Sono in parte obbligatorie, nel senso che i soggetti vi sono coinvolti senza porre direttamente alcuna

domanda formativa. Forniscono un titolo di studio.

Esperienze non formali sono esterne all’istituzione scolastica, no titolo di studio. Anch’esse caratterizzate da intenzionalità,

à

progettualità e contratto, è sempre presente e distinta la posizione dell’educatore e dell’educando. Le esp formali sono obbligatorie

e caratterizzate da un investimento collettivo, quelle non formali no.

Esperienze informali esperienze che non sono né formali ne’ non formali, riguardano le esperienze della vita quotidiana, non

à

sono caratterizzate da intenzionalità, progettualità e non c’è una chiara distinzione tra la posizione dell’educatore e dell’educando.

Pur non avendo un progetto possono essere decisamente educative.

2.1.2 Intenzionalità

Esperienze intenzionali sono le esperienze che si dichiarano tali, si registra la presenza di un soggetto che ne educa un altro. I

à

destinatari possono essere consapevoli dell’intenzionalità dei produttore, ma possono anche non riconoscerne la componente

educativa. Es: la scuola.

Esperienze non dichiaratamente intenzionali tendono a modificare o a inaugurare atteggiamenti, opinioni, comportamenti dei

à

soggetti senza che ciò sia esplicitato. La consapevolezza e la gestione appartiene solo ai promotori. Es: campagne pubblicitarie.

Esperienze non intenzionali presenza di produttori di fatti educativi inconsapevoli di essere tali, oppure non è individuabile un

à

vero e proprio soggetto produttore. Sono più o meno casuali, prevedibili e auspicabili. Non esiste progettualità esplicita o celata da

parte del produttore.

2.2 la mappa delle esperienze educative

2.2.1 La famiglia esperienza complessa, luogo della socializzazione primaria, dei primi apprendimenti (di norme e modelli), della

à

strutturazione dell’identità di base, si impara a tener conto delle aspettative altrui. L’azione educativa dei genitori tende a dar

forma ai discendenti sulla base di modelli ritenuti validi e auspicabili all’interno dei quali è possibile individuare elementi di

continuità e di discontinuità con la precedente storia familiare. L’azione edu può quindi favorire il proseguimento di alcune storie

familiari e l’interruzione di altre.

La famiglia, le famiglie

Ci si chiede se esiste o no una forma di famiglia che possa essere considerata come modello di riferimento. Per molto tempo il

modello di famiglia è stato quello dell’unione irreversibile e continuativa di una coppia composta da due persone di sesso opposto,

con il fine di generare figli e convalidata dalla chiesa attraverso il sacramento del matrimonio.

Nel corso di questi anni però questo tipo di modello viene messo in crisi con: divorzio, unioni civili, omosessuali che vogliono

convivere, procreazione fuori dal matrimonio..tutto ciò ha messo in crisi l’identità familiare.

2.2.2 Il gruppo dei pari insieme di soggetti della stessa età che condividono un rapporto di amicizia. All’interno si apprendono

à

saperi e saper fare che possono integrare ciò che è trasmesso dalla famiglia e dalla scuola, oppure possono essere conflittuali con

essi. E’ uno dei principali luoghi formativi per l’educazione affettiva e sessuale. Soprattutto in adolescenza si sperimentano

dimensioni di avventura, solidarietà, complicità, trasgressione.

La scuola progetto educativo extrafamiliare per eccellenza. E’un investimento sociale e ha lo scopo di fornire alfabetizzazione in

à

grado di affrontare alcuni compiti base della vita e di fornire strumenti e competenze per un inserimento nella società e nel mondo

del lavoro. E’ educativa perché consente l’incontro con figure adulte significative. Alla scuola viene richiesto di rispondere a sempre

nuovi compiti educativi.

Mezzi di comunicazione di massa radio: ha consentito di comunicare contemporaneamente lo stesso messaggio a una

à

moltitudine di persone anche molto distanti tra loro, ha ridotto la selettività insita nella carta stampata (difficoltà di lettura).

Cinema e televisione: diversamente dalla radio che si può ascoltare anche facendo altro, richiede maggiore dedizione. Radio e

televisione veicolano modelli di comportamento, stili di vita, pubblicità, gusti, aspirazioni, conoscenza, mode, hanno contribuito

all’unificazione linguistica e al processo di omologazione culturale. Non incidono solo sui giovani ma su TUTTI. Hanno causato una

diminuzione delle esperienze narrative e relazionali. Fanno vedere come vivono gli altri anche se spesso ciò che viene visto è falso e

illusorio.

Il lavoro una delle più rilevanti esp edu. E’ educativo perché educativa è la cultura di organizzazione nella quale operano, che

à

richiede comportamenti professionali, abbigliamento idoneo, bon ton. All’interno dell’ambito lavorativo convivono insieme

numerose culture diverse che creato un forte clima educativo.

Le dimensioni collettive gruppi, organizzazioni o contesti sociali nei quali l’individuo trascorre parte della sua vita e che

à

generano nei soggetti coinvolti un senso del noi, una sensazione di appartenenza, di comunità. Esse hanno esiti educativi, alcuni

ricercati e progettati, altri invece non intenzionali o non dichiaratamente intenzionali. Es: dimensione religiosa, appartenenza

politica, volontariato, pratica sportiva.

Le cose Pasolini scrive che le cose gli hanno insegnato dove era nato, in che mondo viveva, come doveva concepire la propria

à

vita.

La vita è educazione?

Sono moltissimi gli eventi che possono connotarsi come educativi, perché sono moltissimi quelli che stimolano il soggetto al

cambiamento e alla trasformazione, questo però avviene nel momento in cui il soggetto è recettivo e disponibile.

Vita ed educazione sono sovrapponibili? Risposta affermativa: se si considerano tutte le possibili sfumature di formalizzazione e

intenzionalità = tutte le esperienze vitali sono potenzialmente educative. Risposta negativa: se si considerano solo quelle

intenzionalmente educative.

Alcune esperienze sono più educative altre meno: l’educatività delle esperienze non è direttamente proporzionale all’intenzionalità

educativa.

CAP 3 L’IRRIDUCIBILE PLURALITA’ DEL LAVORO EDUCATIVO

3.1 le crisi educative

L’educatore è l’operatore che piò entrare in gioco quando si verifica una situazione di crisi all’interno del sistema di esperienze

educative. Le crisi educative possono manifestarsi sia all’interno di una specifica esperienza (carenza educativa o da eccesso

educativo), sia possono interessare le relazioni che legano più esperienze (crisi da conflitto educativo).

Carenza educativa edu non viene ritenuta in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati.

àL’esperienza

Eccesso educativo L’esperienza si rivela sì educativa ma verso obiettivi considerati non auspicabili

à

Conflitto educativo All’interno del sistema delle esperienze che interessa i soggetti si assiste a diversità non conciliabili e

à

integrabili di intenti, obiettivi..

Di fronte ad una crisi educativa l’educatore professionale interviene quando:

- La crisi supera la soglia dell’accettabilità

- La notizia della crisi giunge a chi è istituzionalmente preposto ad analizzarla e affrontarla

- La crisi viene riconosciuta come tale

- Esistono e sono attivabili risorse finanziarie in grado di affrontarla e risolverla.

3.1.1 sostituire, aggiungere, compensare

oggi l’educatore è impegnato nei confronti delle crisi educative in interventi sostitutivi, aggiuntivi e compensativi.

Sostitutivi gli ambienti educativi “naturali” (es. famiglia) non sono ritenuti adeguati a consentire al minore un percorso di

à

crescita “normale”. Es: comunità per minori allontanati dal nucleo familiare.

Interventi sostitutivi anche quanto il contesto territoriale e/o relazionare è dotato di risorse insufficienti.

Breve periodo: obiettivo soluzione provvisoria e ritorno alla soluzione originaria o inserimento in una situazione diversa.

à

Medio periodo: volto a promuovere cambiamenti che possano consentire al soggetto il ritorno nell’ambiente originario o di

inserirsi in altri ambienti.

Lungo periodo: non prevede il ritorno alla condizione originaria, es ricovero anziani.

Aggiuntivi le esperienze educative non sono considerate adeguate alla formazione del soggetto, pur non verificandosi

à

“patologie” che richiederebbero interventi sostitutivi. Ed: interventi di sostegno legati alla scuola, assistenza domiciliare per

disabili, minori…

Breve periodo: obiettivo sostenere il soggetto in particolari momenti di difficoltà

à

Medio periodo: rivolti a soggetti portatori di disagi psicofisici e relazionali che prevedono interventi riabilitativi importanti

che la famiglia non è in grado di produrre.

Lugo periodo: interventi che accompagnano il soggetto nel corso di tutta la sua vita o per lungo periodo. Es centri diurni

anziani

Compensativi quando gli ambienti vengono ritenuti educativi ma verso direzioni non volute, prevedono l’inserimento di

à

intenzionalità educativa in modo da contrapporre o controbilanciare i processi educativi in atto.

Breve periodo: azioni collocate in un arco di tempo limitato. Obiettivo prevenire o ridurre i comportamenti considerati a

à

rischio.

Medio periodo: riguardano soggetti e contesti che presentano problemi non stabili e irreversibili.

Lungo periodo: quando i problemi sono persistenti nel tempo.

3.2 La ”missione” dell’educatore

Il compito generale dell’educatore è intervenire dove le “normali” dinamiche educative non consentono un autonomo percorso di

crescita verso un’auspicata condizione adulta.

L’educatore quindi deve attivare degli interventi che possano consentire ai soggetti di avvicinarsi ai tratti ritenuti propri della

condizione adulta auspicata che sono:

1- Disporre di un reddito. L’adulto auspicato è quello che dispone di un reddito sufficiente proveniente da fonti lecite e lo

utilizza per ottenere beni che vadano oltre la soglia dell’essenzialità.

2- Accedere ai servizi essenziali connessi alla condizione di cittadino (sanitari, scolastici..)


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marta.franceschina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale con laboratorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Tramma Sergio.

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