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Introduzione

Chiossobaumann: la crisi scolastica di oggi

La crisi scolastica di oggi è diversa da quella del passato (fine età dei lumi ed era napoleonica). All'epoca, vi erano tre principi: obbligo d'istruzione per un alfabetismo elementare, laicità, e modelli pedagogici borghesi con meritocrazia, ordine sociale, decoro. I modelli borghesi sono passati da essere liberali a democratici (no meritocrazia ma resta vecchia organizzazione didattica - orari, lezioni frontali e interrogazioni ecc.). Ciò ha portato ad alcuni aspetti positivi, come maggiore attenzione alle donne, più istruzione e attenzione ai minori.

Tuttavia, il sistema ha dei limiti: il titolo non garantisce una reale conoscenza e mobilità sociale, molti abbandonano, vi è intolleranza per la diversità e le religioni. La crisi scolastica di oggi riguarda soprattutto tecnologie, rapporto contenuti/competenze, governo della scuola e multiculturalità scolastica. Vi è un'incapacità della scuola di stare al passo con i tempi, un sistema difficile da governare e costi ingenti.

Esistono due tesi: alcuni sostengono che per far funzionare bene la scuola bisogna tornare a una pedagogia basata su contenuti, meritocrazia, concorrenza tra scuole e maggiore cultura scientifica; altri puntano sulle tecnologie, facilità di accesso a risorse nel web, propensione all'esplorazione, come nella "non scuola" virtuale degli USA.

Opzioni riformiste

  • Proceduralisti: Oggi c'è sproporzione tra risorse investite e risultati ottenuti; servono rigorosi protocolli di programmazione, monitoraggio e valutazione.
  • Policentristi: Scuola interattiva in linea con un mondo economico/produttivo, valorizzare varietà di luoghi ed esperienze, superare diffidenza per il non-certificato, fare della scuola un luogo di ripensamento critico di ciò che avviene fuori.
  • Sussidiarietà/personalizzazione: Allo Stato bisognerebbe sostituire una rete di comunità locali con responsabilità condivisa e alleanza educativa; le reti sono espressione di valori, fiducia, reciprocità e collaborazione; portano a un apprendimento personalizzato per scoprire senso di sé, libertà, iniziativa personale e responsabilità.

Perissinotto: bibliofilia

Alcune buone ragioni per continuare ad amare i libri e per prepararsi all'invasione degli e-book. L'attaccamento al libro è un attaccamento culturale frutto di un retaggio religioso che proviene anche dai monoteismi, le religioni del libro (ebraismo, islam, cristianesimo). Il libro manifesta la potenza della parola scritta, è uno scrigno, un vaso di Pandora, ed è da sempre simbolo del mistero. Il libro è una garanzia di tradizione e prestigio culturale, è cartaceo quindi indipendente dalle tecnologie.

Perché fa paura se abbiamo internet e telefonini? Il libro, rispetto alla cronaca del giornale, dà più spazio (ad esempio ai personaggi), più tempo di lettura e maggior intervallo di tempo ai fatti, più permanenza, diffusione (tempi medio-lunghi, in Italia passaggio obbligatorio dai talk-show), meno condizionamenti editoriali: è democratico. Molti giornalisti sono passati a scrivere libri per superare la censura, e molti scrittori sono diventati giornalisti per dare forza della realtà ai loro scritti (neogiornalismo narrativo).

In editoria vi è la "censura del silenzio": il libro viene stampato ma la sua diffusione resta confidenziale. Più lontani da editori troviamo il self-publishing che realizza per alcuni il sogno di produrre senza mediatori: gli e-book. Non vi è influenza sul contenuto, è il nuovo habitat per poesie/racconti (ma per le opere importanti preferiamo il cartaceo), per i libri di scuola, scompare così il "fuori catalogo" anche se rimane il problema della pirateria.

Inoltre, mancando l'editore, manca la mediazione tra libro e acquirente (che si basa su recensioni nei social, consigli e pubblicità automatiche, che possono essere comunque manipolate). È sicuramente meno costoso (poiché non c'è stampa, stoccaggio, trasporto ma resta il problema della promozione, della distribuzione e vendita). L'editore così importante nella promozione sarebbe spazzato via dalla TV (pubblicità), potenti mecenati, pubblico riconoscimento.

Bruschi: tecnologie e cultura digitale

Prensky nel 2001 parla dei Digital Natives: dopo gli anni '80, con l'uso della tecnologia vi è stato un cambiamento anche sulle funzioni cerebrali: gap tra sistemi formativi e realtà attuale. Il consumo di tecnologie dipende da diversi fattori (vi sono diversità anche tra i giovani), ma è innegabile che i bimbi accendono sempre prima la TV. I giovani non sono diversi dagli adulti solo perché contaminati dalla dimensione digitale, ma in quanto appartenenti a un contesto sociale, politico ed economico che continua a subire grandi trasformazioni (il digitale è una parte significativa ma non esclusiva).

Dopo 10 anni, Prensky torna a parlare della "saggezza digitale", ovvero la competenza amplificata grazie alle tecnologie, l'uso della tecnologia per aumentare le nostre capacità (che non comprende solo una dimensione tecnica, ma anche la capacità dei soggetti di accedere a diverse forme di rappresentazione della realtà e di gestirle).

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Riassunto esame Pedagogia, prof. Fedeli, libro consigliato Un'altra scuola. Quattro questioni un'unica sfida, Fedeli Pag. 1
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mad_Cupcake di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Fedeli Carlo Maria.
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