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3. Le pedagogie dell’insegnamento (Skinner/Bloom)

Organizzazione. Perfezionano procedure insegnamento. 1. ottimizza organizzazione scolastica e azione

didattica 2. articolazione di unità didattiche 3. materiali idonei a suscitare interessi. Il pensiero dell’uomo è

un concatenarsi di passaggi logico-lineari.

Skinner: animali conoscono mediante imitazione, gli uomini possono modellare comportamento da imitare.

Insegnamento va sostenuto da rinforzi positivi o negativi se no non ha effetto duraturo (maestro di origami).

Anche comportamento verbale può essere insegnato nello stesso modo. Il successo è un rinforzatore debole,

che può avere effetto potente solo se si verifica spesso. Studenti raramente fanno qualcosa che subito è

coronato da successo.

Bloom: classi non mastery la qualità dell’istruzione e il tempo di apprendimento concessi sono adeguati alle

caratteristiche e alle necessità di ogni studente, la maggior parte di loro conquisterà la padronanza

dell’argomento. Classi mastery: successo o fallimento del mastery learning sono in relazione con grado di

efficenza dei test formativi che individuano necessità studente. Il successo dipende da quanto si aiuta a

correggere difficoltà studenti. Utile è far lavorare gli allievi con dei compagni o in piccoli gruppi. Gli

studenti sviluppano la cooperazione e hanno maggior competenza (oltre che voti alti, e altri tipi

riconoscimento).

4. Le pedagogie dell’apprendimento (Bruner/Ausebel)

Allievo deve avere strumenti e metodi che si adattano alla sua particolarità per favorire al massimo le

potenzialità cognitive. L’insegnante non è un esperto organizzatore ma porta gli alunni in situazioni che

stimolino l’attività esplorativa e creatrice. 1. problem solving = fa sperimentare i passaggi essenziali

dell’indagine scientifica 2. didattica impianto strutturalista = materia deve essere ben presentata e portare in

luce la sua legittima struttura logica = strutturalismo didattico: conta capire gli elementi essenziali che ci

permettono di collegarci ad altri elemento ed avere un’immagine strutturata della realtà.

Bruner: il fenomeno dell’apprendimento del linguaggio è molto vicino all’invenzione. Il bimbo, esposto

linguisticamente a un mondo adulto, procede non con una scoperta, ma con un’invenzione. Nella prima

forma di apprendimento l’importante è avere un modello, che insieme allo scambio reciproco tra due

persone costituiscono l’apprendimento dell’invenzione. Il bimbo deve avere l’attitudine a usare la testa per

risolvere un problema; deve essere attivo e fare pratica nell’uso delle informazioni e soluzioni problemi,

deve esser capace di usare il flusso di info in maniera conveniente e problema nodo scorsoio.

Ausebel: l’apprendimento meccanico è tipico dei bimbi e diventa meno forte in adolescenza, forse perché c’è

meno disposizione ad accettare senza critica la suggestione degli insegnanti. L’apprendimento più

significativo avviene per gradi e bisogna che la materia sia in relazione con dei bisogni sentiti. L’educazione

deve stimolare; gli insegnanti dovrebbero tentare si sviluppare il bisogno della materia, lo studente deve

essere attivo, fare domande.

5. Approccio costruttivista

Il soggetto si auto-costruisce ed integra di volta in volta i prodotti culturali. La cognizione è un processo di

riorganizzazione delle proprie esperienze. Conoscere significa costruire ipotesi interpretative valide ed

efficaci per sapersi orientare nelle diverse situazioni, facendo attenzione anche alle relazioni tra soggetto e

contesto culturale. Il soggetto diventa inventore della realtà. Conoscere è allora disporre di strumenti

interpretativi sempre più raffinati. Nella gestione pedagogica sono importanti:

- principio negoziazione = costruzione conoscenza basata su modalità negoziazione esterna/interna

- principio riproduzione = apprendimento deve sfociare in nuove forme di conoscenza

- principio contesto = importante allievi siano in contesti autentici, di vita reale

- principio padronanza strumenti cognitivi = deve essere consapevole degli strumenti concettuali

- principio di collaborazione tra chi apprende e l’insegnante

Von Glasersfeld: 5 comportamenti virtuosi per gli insegnanti:

1. gli allievi non sono vasi da riempire, deve suscitare riflessioni e interrogativi

2. tradurre propria materia in repertori didattici che siano concettualizzati da allievi

3. evitare di definire lavoro giusto o sbagliato, evitare giudizi troppo netti

4. conoscere i termini dei ragazzi

5. incoraggiarli alla riflessione

6. Il modello della “pedagogia differenziata” o del contratto

Punta verso un lavoro scolastico a misura degli allievi, con pratiche e tecniche individualizzanti. La classe

assume la fisionomia di laboratorio: ognuno costruisce il proprio apprendimento. L’insegnante sollecita

l’alunno nel confronto con le situazioni concrete e con gli altri alunni. Può esservi la differenziazione:

successiva (docente distribuisce e alterna procedure e metodi di rapporto ai differenti livelli cognitivi degli

alunni), simultanea (assegnazione di compiti diversi agli allievi). Modello di Gardner: ogni soggetto fa uso

in modo prevalente di una combinazione di intelligenze con cui apprende. Queste intelligenze sono diverse e

in differenti rapporti l’una con l’altra. La massima efficacia di un intervento educativo sta nel tenere a mente

la configurazione intellettuale del soggetto.

Gardner: l’educazione deve ruotate intorno alla sfera della verità (Darwin), della bellezza (musica Mozart),

della morale (riflessione genocidio). La conoscenza di esempi straordinari di verità, bellezza e morale è una

conquista significativa per gli esseri umani. Un’educazione deve esplorare una serie di grandi conquiste

umane che si riassumono in questa triade. Lo scopo è la comprensione profonda. Bisogna tener conto delle

differenze tra menti: la prospettiva delle intelligenze multiple promuove: il primo impatto con la materia è

fondamentale per far rimanere impressi i concetti, bisogna offrire analogie e fornire e articolare poche idee

centrali.

7. Teorie della personalizzazione

Bisogna puntare a stili di vita e valori che accrescano il capitale umano e il capitale sociale, correggendo

comportamenti che creano problemi, formando persone attive, creative, rispettose, e autosufficienti; 1.

Bisogna predisporre anche gli ambienti per attuare forme didattiche che favoriscano l’acquisizione di saperi

e competenze non standardizzate, scoprendo così stili personali di apprendimento. 2. Creare sinergie tra

diversi luoghi dell’educazione, scolastici e non, e le forme tecnologiche; intelligenza connettiva = forma di

collaborazione tra soggetti che si basa sulla condivisione costruita di scambi reciproci, porta a innovazione e

migliore competenze e prestazioni. Il modello educativo è policentrico (è la comunità che deve esser capace

di far interagire innovazione e tradizione): bisogna mobilitare risorse dell’individuo anche sul piano della

partecipazione civile e responsabilità personale.

8. Il Cooperative learning

Insieme di tecniche per la conduzione della classe dove gli studenti lavorano in piccoli gruppi e ricevono

valutazioni (si basano sulla teoria che esiste nell’umano una naturale disposizione alla socializzazione). Il

gruppo ha un obiettivo comune, che deve indurre una sfida e si può raggiungere con una interdipendenza

positiva. Il clima, che è quello stile relazionale che consente di mettere a proprio agio gli altri, richiede tempi

lunghi per la sua costruzione. L’efficacia del cooperative learning dipende dallo sviluppo delle competenze

sociali (abilità comunicative, abilità che permettono al gruppo di affrontare il compito e che rendono il

lavoro piacevole e gratificante).

9. Apprendere nella complessità

Per questo approccio la conoscenza deve confrontarsi con la pluralità dei punti di vista, con la prospettiva

probabilistica, con i multipli approcci metodologici. L’errore non ha solo valore negativo, è un’opportunità

per ripensare un dato. Solo con l’abbattimento del paradigma del metodo sperimentale e il passaggio alla

pluralità dei metodi si può dar vita ad un nuovo paradigma cognitivo che ricomprenda l’uomo e la società

alla luce di una plurifattorialità. Bisogna imparare a convivere con la precarietà, la diversità, la

molteplicità delle esperienza. Si parla quindi di mente ecologica, interattiva.

10. Riforma del pensiero e apprendimento per interconnessione

Morin parla di pensiero ecologizzante: ogni cosa è inserita in una relazione inseparabile con l’ambiente

culturale, sociale, economico, politico e naturale. La conoscenza deve essere inserita in un contesto, ma

bisogna ricercare anche le relazioni con questo contesto. L’apprendimento dovrebbe garantire

l’intercomunicazione tra i diversi campi di ricerca e conoscenza.

Morin: America si è sviluppata con colonizzazione, schiavitù, occidentalizzazione e quindi attraverso la

moltiplicazione delle relazioni tra differenti parti globo. La globalizzazione inizia nel 1990: mercato

mondiale, rete di comunicazioni ramificate. I sistemi insegnamento sono frazionati e separano conoscenze

che dovrebbe essere legate. Da qui la necessità di educare per l’era planetaria con una riforma nel modo di

conoscere, nel pensiero e insegnamento. Bisogna esaminare problemi metodo, avvicinare al concetto

complessità e di era planetaria.

Bottani: accresciuto sapere delle neuroscienze, rivoluzione tecnologia informatica (siamo nella terza

rivoluzione dell’istituzione scolastica con le tecnologie, dopo invenzione scrittura e stampa). Cosa hanno

fatto trasformare la scuola? la diffusione di conoscenze sul funzionamento della mente e modalità di

apprendimento e lo sviluppo di tecnologie dell’info e arrivo dei digital natives. Le prossime riforme

dovranno quindi riguardare le nuove tecnologie. Si passa da un atteggiamento comunistico e partecipativo.

La cultura, è cultura di partecipazione, di condivisione delle conoscenze (internet). Diventa un patrimonio

aperto, sempre disponibile nell’immediato, condivisibile da tutto. In questo senso le tecnologie possono

potenziale le opportunità educative.

11. I processi formativi in età adulta

L’uomo è soggetto di educazione per tutto il ciclo della vita e richiede una continua formazione (condizione

che permette di sviluppare capacità non solo per risolvere problemi ma anche a porli, non solo ad adattarsi ai

ruoli ma anche crearli). Anni ’50/’60 interventi di alfabetizzazione che permettevano di integrarsi

socialmente ed economicamente nel nuovo mondo. Questo periodo è stato poi superato dal concetto di

’”educazione permanente” (formarsi tutta la vita). Anche nel campo del lavoro si passa da una concezione

del lavoro tayloristica (divisione tecnica dei compiti), che vede la formazione come un addestramento, a un

momento in cui si integra formazione degli adulti con l’educazione scolastica, per permettere loro di scoprire

nuove prospettive professionali.

12. La formazione come ricerca e azione

Anni ’50/’60 introdotte tecnologie che affidano alle macchine il lavoro. Nasce teoria Human Relations

(produttività dipende dalla buona qualità del clima di lavoro e dei rapporti interni). Alle mansioni si

sostituiscono i ruoli: sistema non richiede più forme di addestramento semplici ma vere abilità professionali.

L’uomo lavora meglio con maggiori motivazioni e si realizza se si sente parte di un’impresa. Importanti gli

studi di Lewin sui gruppi (teoria del campo).

13. La formazione nel mondo delle professioni

Schon: i problemi non si presentano già impostati, ma hanno bisogno di un’analisi preliminare per la loro

definizione. L’apprendimento è un’esperienza sociale che ha come obiettivo una conoscenza organizzata e di

qualità con cui ogni soggetto matura la consapevolezza delle proprie conoscenze. La fabbrica, uffici ecc. non

sono più solo luoghi di produzioni, ma occasioni di apprendimento, sviluppo competenze e abilità.

Schon: la riflessione nel corso dell’azione/pensiero riflessivo è fondamentale. Esempio Tolstoj: un

insegnante non deve esaminare i difetti di comprensione dell’alunno, ma vederli come difetti del proprio

insegnamento, deve cercare di sviluppare in sé stesso l’abilità di scoprire nuovi metodi. Quando qualcuno

riflette nel corso dell’azione diventa un ricercatore operante nel contesto della pratica.

14. Apprendimento organizzativo e comunità pratica

L’apprendimento organizzativo è un fenomeno collettivo dove le conoscenze individuali s’intrecciano. Muta

il modo di concepire la competenza che assume una dimensione socializzata. Wenger parla di comunità di

pratica, un gruppo di persone che condivide una preoccupazione, o è impegnata in un’impresa e si organizza

per accrescere le proprie competenze. La comunità è partecipazione (socializzazione attiva) e reificazione

(processo con cui si forma esperienza). L’apprendistato è apprendimento che si compie nella c.p. Conoscenza

tacita = non presente in testi.

Wenger: teoria sociale dell’apprendimento; siamo esseri sociali e la conoscenza è una competenza.

Conoscere è assumere un ruolo attivo nel mondo, l’apprendimento permette di generare significato.

L’apprendimento può essere inteso come partecipazione sociale, partecipazione nelle pratiche di comunità

sociali e nella costruzione di identità in relazione a queste comunità. Tutti apparteniamo a delle comunità di

pratica.

15. Modernizzare senza escludere

Anni 70 la formazione vista come un processo che dura tutta la vita (lifelong learning = processo di supporto

continuo volto ad arricchire le conoscenze, i valori, le abilità); vi è questo apprendimento continuo per:

esplosione conoscenza e informazioni, invecchiamento popolazione, obsolescenza saperi, imperativi di

ordine ambientale. In questo modo vi è sia un’educazione per la piena realizzazione personale e la scoperta

della creatività/attività giova alla comunità professionale e un’educazione per rispondere alla competizione

economica. Per Schwartz nella formazione devono incontrarsi la promozione delle capacità umane e

l’acquisizione delle competenze professionali (diede vita a piano di intervento per chi aveva insuccessi

scolastici o chi aveva fruito di formazioni brevi; per questi soggetti non è scontato entrare in formazione per

il lavoro faticoso, difficoltà ammettere incompetenza, paura fallimenti, molti pregiudizi). Bisogna però che vi

sia partecipazione concreta degli interessati alla progettazione e valutazione attività formative. Formare non

significa solo trasmettere competenze ma fare in modo che si creino coscienze critiche per emanciparsi da

condizioni di sfruttamento.

Schwartz: l’esclusione di persone difficilmente occupabili è un problema morale ma anche contrario

all’interesse economico e di sviluppo, è contro-produttivo. Facendo così si divide la società in due classi: i

vincitori e i rifiutati. È difficile inserire i giovani disoccupati senza esperienza ma bisogna formarli con la

trasmissione della cultura da parte dei più anziani. Acquisire esperienza non è un’abilità che si ottiene a

scuola, sono quindi sbagliati i criteri delle imprese che assumono solo attraverso criteri scolastici. La

competenza proviene dalla formazione ma anche da situazioni concrete, bisogna dare a ciascuno i mezzi per

svilupparla e lottare contro l’esclusione.

16. L’andragogia di Knowles

Impegnato anni ’70 nella andragogia, ovvero formazione adulta; nella forma iniziale contrapposta alla

pedagogia (fanciullo). Gli adulti hanno interessi e capacità diverse da quelle dei soggetti in età evolutiva,

quindi l’approccio educativo deve essere centrato sull’esperienza con modalità meno direttive e con

situazioni di partnership. L’adulto ha bisogno di conoscere, non è solo il destinatario dell’azione ma anche

l‘autore, il ruolo dell’esperienza è maggiore, le motivazioni sono importanti e ci si impegna in virtù di

bisogni reali. Vi è chi punta più sull’importanza dell’esperienza e chi sulla parte tecnico-professionale.

Critiche: non è possibile considerate l’educazione degli adulti come un campo separato e autonomo; gli è

stata rimproverata la sua “neutralità” rispetto a ideologie o sistemi di valori.

Knowles: Per adulto ci sono diverse definizioni: biologica (riproduzione), legale (votare), sociale (sposarsi/

andare via di casa), psicologica (autonoma e responsabile). Gli adulti sentono l’esigenza di sapere perché

apprendere, hanno maggiore esperienza, questo li differenzia rispetto all’educazione dei giovani. Il gruppo

di adulti sarà anche più eterogeneo rispetto ai giovani. Di maggiore importanza sono le tecniche

esperenziali. La maggiore esperienza può aver anche effetti negativi, chiudere la mente a nuove idee,

intuizioni, modi di pensare alternativi. I formatori devono aiutare gli adulti a esaminare le loro abitudini e

pregiudizi e aprirsi a nuove modalità di approccio. L’esperienza è fondamentale perché aiuta il senso di sé;

quando un’esperienza è ignorata questi lo sentono anche come un rifiuto di loro stessi come persone.

17. Apprendimento trasformativo

Mezirow spiega a quali condizioni gli adulti possono riprogettarsi. L’adulto ha la capacità di riformulare

continuamente i propri quadri di significato, per questo è fondamentale riflettere sull’esperienza, in questo

modo si modificano sia schemi di significato sia i criteri utilizzati (emancipatory learning = un processo

ricostruttivo di conoscenze e di schemi mentali). L’uomo che sa vivere meglio è colui che si interroga senza

sosta analizzando i propri vissuti, non vi è un’immagine dell’adulto e dell’anziano statica. Vi è l’uomo della

risposta (ha bisogno di certezze e sicurezza e trasforma conoscenza in beni da possedere, pericolo è

accumulazione e dogmatismo), l’uomo della domanda (sa che non esiste sicurezza se non capacità di

affrontare situazioni problematiche, pericolo è evasione e superficialità).

Mezirow: visione della concezione dell’educazione adulta: l’obiettivo dell’educazione degli adulti è aiutarli

a diventare più riflessivi (soprattutto sui loro schemi di significato), partecipazione al dialogo critico;

l’educatore non deve manipolare o far accettare a tutti i costi il suo punto di vista, ma dovrebbe anche avere

delle conoscenze psicologiche. L’apprendimento trasformativo comporta il passaggio all’azione. Le

condizioni necessarie: libertà, democrazia, uguaglianza, giustizia e cooperazione sociale.

18. Verso la società digitalizzata

La tecnologia ha portato nuovi modi di produrre, muta fonte di ricchezza, nuovi stili di vita. Si sviluppa la

società della rete, rete che è il modello organizzativo predominante. Modello a rete: ciascun operatore

rappresenta un nodo nel quale affluiscono info e dal quale defluiscono informazioni trasformate. Elogio della

tecnologia è garantire una società trasparente, la critica è come una nuova fisionomia del capitalismo maturo.

19. Pensare in rete

La rete fa apparire il mondo caotico. È una fonte di insicurezza e provoca rilevanti modificazioni nel modo

di percepire le info e trasmetterle e organizzarle. Il soggetto sviluppa nuove abilità e si rapporta alla realtà in

modo diverso. Si abbattono i tempi della conoscenza (immediatezza). Prensky parla di digital natives, coloro

che sono cresciuti in ambienti segnati da media digitali; Kerckhove parla di cyberception ovvero una

percezione del tutto differente rispetto a quella del mondo fisico. La tecnologia consente l’esternalizzazione

dei processi mentali. Il computer è un’opportunità di apprendimento, consente interazione di diversi livelli di

conoscenza ed esalta potenzialità e capacità creative (Papert: pc come learning machine). Bisogna quindi

fare degli interventi educativi per la padronanza di questi strumenti. Critiche: media sono strumento di

oppressione e dominio, fanno prevalere dimensione individuale a danno di quella sociale, creano un uomo

virtuale e solitario.

20. Vivere la multimedialità

Vi è una visione della rete come manipolatrice delle menti e portatrice di solitudine personale e una

prospettiva che la vede come esaltatrice delle potenzialità, come strumento per la formazione di sapere

personale. La rete ha un’alta intensità interattiva e permette uno spazio di negoziazione tra prospettive

diverse (pedagogia virtuale). I figli si muovono con maggior agio dei genitori nella tecnologia e sono più

informati e istruiti (netgeneration). Bisogna educare gli adulti alla multimedialità.

Capitolo 3: liberals e comunitari

1. Educazione, società civile e vita politica

Nel passato i valori venivano trasmessi attraverso la religione. Con la cultura illuministica e l’affermarsi

della società borghese, l’educazione si laicizzò prendendo in considerazione valori diversi, valori che

rimandavano al rispetto della patria, con descrizione diritti e doveri del buon cittadino (Spencer, Durkheim,

Locke, Rosseau ecc). Nella postmodernità, con la nuova cultura della soggettività, con la contaminazione

culturale causata dalle migrazioni e i problemi di integrazione, non vi sono più categorie di appartenenza

come tradizionalmente intese.

Arendt: istruzione è necessaria alla società che si rinnova di continuo. Con l’educazione si assumono la

responsabilità a livello di crescita del bimbo e di continuazione del mondo. Nella vita familiare è uno spazio

sicuro senza il quale nessun vivente può crescere. La scuola introduce per prima il bimbo nel mondo, nella

società. L’adulto deve stimolare il libero sviluppo di qualità e talenti, e prendersi la responsabilità,

introducendo poco alla volta il mondo. Assumendosi la responsabilità, si esprime autorità. Il mondo si

logora perché è creato da mortali: bisogna educare in modo che il rimetterlo in sesto sia possibile con ogni

generazione. L’educazione deve custodire la novità e introdurla nel mondo vecchio sempre prossimo alla

distruzione.

2. Uguaglianza liberal e cultura soggettivista

Se si immagina che la convivenza abbia come fine il libero esercizio della volontà e dell’iniziativa personale

allora bisogna mettere al centro come valore la giustizia (garante dei diritti di tutti). Se si ritiene che la

società debba perseguire finalità non solo individuali ma anche sociali, allora è importante perseguire il bene

comune. Per Rawls il soggetto è un individuo morale autonomo, la società non è quindi necessaria per lo

sviluppo della capacità di agire moralmente. Vi è la prerogativa di autonomia e libertà (affermati

maggiormente diritti personali, felicità legata a ciò). Bisogna distaccare il soggetto, renderlo indipendente da

particolari atteggiamenti nei confronti degli altri individui. La condizione ideale per la tutela dei diritti

personali è la posizione originaria = nessuno conosce il suo posto nella società, è il caso che assegna la

propria parte. Rawls desidera che tutti possano essere in una condizione di uguaglianza, trattati come liberi e

uguali. Lash e “io minimo”: gli uomini vivono alla giornata, non guardano al passato perché temono di

essere assaliti dalla nostalgia e se guardano al futuro è per cercare di scampare a eventi disastrosi. In stato

d’assedio l’io si riduce a un io minimo, l’identità personale è un lusso. Nozik considera la vita umana

segnata da mobilità, quindi scelte provvisorie. L’uomo nella postmodernità deve rispondere con strategie non

lineari, a causa della sua esistenza incerta e della realtà piena di possibilità. Si passa quindi ad un sapere non

fondamentale ma marginale. La filosofia è un sostegno per il viaggio di un soggetto incerto.

Lash: parla del processo di “riduzione dell’io” con l’affermazione della cultura e società di massa. Ci sono

diversi tipi di mentalità della sopravvivenza; non ci sono soluzioni politiche o collettive. Tutto è segnato da

provvisorietà, chi vuole sopravvivere nel quotidiano ha ridotto la sua prospettiva dalla storia ai rapporti

immediati. Gli impegni a lungo termine e coinvolgimenti affettivi comportano rischi anche nelle migliori

situazioni; in un mondo instabile, imprevedibile, i rischi sono tali che diventa difficile accettarli. Finché

l’uomo non avrà fiducia nella possibilità di un’azione politica collettiva troverà difficile andare avanti.

3. Dall’emergenza all’affermazione dell’io

L’educazione è una categoria intrinseca alla filosofia. Il processo educativo è continuo, avviene per gradi con

una trasformazione della coscienza verso una totalità organica. Nietzsche: i nuovi valori coincidono con la

capacità dell’uomo di vivere senza passato, rinunciando a essere schiacciato dalla memoria. Non vi è identità

stabile o certezza, il soggetto oscilla dal trionfo all’angoscia, è solo con se stesso. Non cerca la felicità, ma

cerca di sfuggire al male di vivere. Questa concezione si va ad intrecciare con la graduale centralità del

soggetto negli studi pedagogici: centralità bambino/fanciullo (Dewey, Montessori ecc).

4. L’educazione come cura di sé

Nella cultura della soggettività, vi è la centralità dell’io, l’individuo è composto di parti prefabbricate che si

montano come quelle di un meccano. Ci si deve prendere cura prima di se stessi. Nozione fondamentale è

l’amor proprio, il trattamento che mi aspetto per me stesso: bisogna fondare una morale che esalti lo stadio

soggettivo per costruire un individuo del tutto autonomo, competente sui propri bisogni, capace di

autocontrollo (non vi è solo formazione professionale ma un imparare a vivere). La cura di sé si configura

come una pedagogia dell’anima, con pratiche ed esercizi (tecnologie del sé: meditazione, esame coscienza

ecc per trasformare se stessi). Bisogna avere profonda conoscenza di sé per diventare un “sè

soddisfatto” (tradizione che risale alla cultura ellenistica). Focault dice che questa antica tradizione è la via

della salvezza; il rapporto con sé stessi assume la forma non solo di un dominio ma di piacere senza

desiderio e turbamento. Fra le pratiche più usate lo scritto autobiografico: ricostruzione ricordo crea

condizioni per vivere il futuro, s’impara apprendendo da se stessi.

Focault: suo obiettivo è tracciare la storia dei diversi modi in cui gli uomini hanno sviluppato una

conoscenza di sé. Per questa ricerca possiamo considerare 4 diversi tipi di tecnologia strettamente

interdipendenti: 1. tecnologie della produzione che trasformano e manipolano gli oggetti 2. tecnologia del

sistema di segni che ci consentono di far uso di segni, significati, simboli ecc. 3. tecnologie del potere che

regolano la condotta degli individui 4. tecnologie del sé (tecnologie adottate dall’individuo per agire su se

stesso) che permettono agli individui di eseguire coi propri mezzi o con aiuto degli altri, un certo numero di

operazioni sul proprio corpo e la propria anima. Ognuna di queste tecnologie ha determinati metodi di

educazione, e porta ad acquisire diverse capacità e atteggiamenti.

5. L’io cittadino del mondo

La teoria della soggettività espone a due rischi: egoismo e elitismo snobistico. Le ragioni degli altri non

devono essere escluse: la cura di sé dovrebbe svolgersi in un clima di rispetto delle esperienze degli altri.

Dimensione cosmopolita: l’io che attraverso la cura di sé diventa libero si unisce in spirito di fratellanza con

tutti gli altri. Un’apertura al mondo consente di cogliere quanto c’è di buono e nobile nelle altre persone.

L’educazione deve creare una comunità al cui interno si possa dialogare e avere a cuore gli interessi altrui

rispettando gli altri. La cittadinanza andrebbe modellata intorno al principio di identità multipla. Ciò che

conta non è identificazione con luogo o storia, ma interiorizzazione di strutture formali per formare una

cittadinanza centrata su capacità di sentirsi cittadino consapevole e costruirsi una rete di relazioni.

6. L’io tra razionalità e affettività

L’uomo della postmodernità non è solo uomo del sapere ma anche del sentire. Importanti sono anche le

passioni, le emozioni, l’esplorazione dell’inconscio, gli affetti. Goleman parla di intelligenza emotiva: è

importante l’apprendimento delle emozioni, la conoscenza di se stessi, la capacità di governare i propri

sentimenti, l’empatia. Bisogna attrezzare il soggetto a far proprie due figure simboliche: Ulisse (che assume

l’incertezza dell’esperienza senza mai cedere) e Robinson (anche nelle situazioni estreme, sa affermare la

propria volontà di vivere). Il soggetto può provare conforto da chi ha già vissuto l’esperienza. Dolto:

l’educazione ispira al bimbo determinati modi di essere, e permette di costruire così un io stabile e farsi

carico delle esperienze umane.

Taylor: indaga la sfera morale, oltre che le idee su reazioni su questioni come giustizia, rispetto della vita,

benessere, e dignità degli altri, anche si domanda cosa sia a rendere la vita significante e appagante, cosa la

rende degna di essere vissuta. Queste sono questioni morali che richiamano discriminazioni come giusto/

sbagliato, meglio/peggio ecc. Queste sono esigenze virtualmente presenti in tutte le persone, sono universali,

non legate all’educazione e istruzione. Le nostre reazioni morali da un lato sono universali dall’altro sono

comunque influenzate da certe visioni della natura e dello status degli esseri umani.

7. Vita comunitaria e bene comune

Bisogna ricercare il bene comune. Esistono vincoli etici e sociali e la società è un organismo che ha vita non

si può ignorare, la forza si trova nella comunità. Il contesto di vita comune contribuisce ad edificare ciò in

cui riconosciamo noi stessi. La società comunitaria non soltanto rispetta il pluralismo ma tutela la libertà

individuale. Bisogna quindi riscoprire il senso dell’educazione in quanto progetto sovra individuale,

l’educazione non può prescindere da valori comuni. Mentre nell’individualismo la comunità è un’arena in

cui i soggetti perseguono i propri interessi, nella prospettiva comunitaria, la comunità richiede l’esercizio

della virtù.


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DETTAGLI
Esame: Pedagogia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mad_Cupcake di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Fedeli Carlo Maria.

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