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Apprendere e convivere nella complessità globalizzata

Pedagogia, scienze dell'educazione e realtà educativa

I metodi che si applicano per educare i fanciulli, l'orientamento che si dà loro, i motivi ai quali ci si ispira contengono sempre, almeno implicitamente, una concezione dell'uomo e del suo destino. Ogni teoria e prassi educativa si situa in un crocevia nel quale convergono convinzioni ideali e fedi religiose, progetti politici, istanze sociali, bisogni economici e, dunque, essa si deve misurare con una certa idea di uomo e di società.

Educazione e istruzione. Nuove prospettive per l'apprendimento

Le tendenze oggi prevalenti nel campo delle teorie dell'apprendimento sono riconducibili a due principali orientamenti, alle teorie costruttiviste e alle teorie della complessità, e agli esiti delle ricerche più avanzate nel campo della psicologia cognitiva.

Per quanto riguarda i costruttivisti e i teorici della complessità, in entrambi i casi si tratta di una vigorosa presa di distanza da un sapere legittimato da certezze. Essi non negano la validità della conoscenza razionale, ma invitano a commisurarla con il senso del limite e anche dell'impotenza, della pluralità dei punti di vista, della prospettiva probabilistica, del moltiplicarsi degli approcci metodologici. L'errore non ha un valore solo negativo, ma costituisce un'opportunità per ripensare un dato e scoprire una situazione imprevista.

Il costruttivismo rifiuta l'idea che anche l'apprendimento, come le altre attività umane, possa essere oggetto di programmazione in quanto trasmissione di contenuti predeterminati e che la valutazione vada posta al servizio del miglioramento delle attività didattiche. Il costruttivismo si basa su un'idea della conoscenza (e di conseguenza dell'apprendimento) del tutto diversa e cioè non come rappresentazione di un mondo esterno, ma come costruzione appropriata all'ambiente percepito dall'organismo.

Pensare significa eseguire, sul piano simbolico, un'azione sugli oggetti e, più precisamente, una trasformazione degli oggetti. Il pensiero non è una facoltà disincarnata il cui oggetto sarebbe la conoscenza di una verità, per se stessa obiettiva e assoluta, ma uno strumento che permette all'individuo di adattarsi a nuove circostanze.

In prospettiva educativa e scolastica ciò significa che anziché puntare sulle procedure di apprendimento privilegiate dai teorici della pianificazione curricolare, il costruttivismo pedagogico punta piuttosto sui processi che lo studente orienta in prima persona, costruendo così le proprie conoscenze, in antitesi al realismo, secondo il quale le conoscenze esistono in sé per sé al di fuori del discente che ad esse deve adeguarsi.

Nell'ottica costruttivista ogni allievo è animato da una tensione epistemologica che lo induce a dare un senso alle cose, agli eventi che gli accadono intorno e alle conoscenze fornitegli da altri, integrandole nella propria struttura cognitiva. Per i teorici della complessità, a loro volta, la conoscenza viene considerata una vera e propria avventura guidata dal criterio della possibilità piuttosto che da quello della certezza.

Da qui l'esigenza di pensare senza mai chiudere i concetti, l'aspirazione a totalità integratrici anche se nella consapevolezza della provvisorietà delle sintesi via via messe a punto. Questo significa imparare a convivere con la precarietà, la diversità, la molteplicità delle esperienze, la liberazione dalla trama delle abitudini, l'abilità di muoversi in reti di relazioni molto diverse dal semplice rapporto oggetto/soggetto e di sistemazioni in categorie predeterminate (apprendimento per interconnessione).

Noi ora sappiamo che gli anni che precedono l'obbligo scolastico sono probabilmente più determinanti di altre stagioni della vita per le prospettive di successo e fors'anche per lo stesso desiderio di apprendere. Sappiamo che esistono forme multiple di intelligenza e che queste possono essere stimolate e sviluppate in molti modi.

Il fine ultimo non è l'acquisizione completa di contenuti specifici prestrutturati e dati una volta per tutte, bensì la messa a punto di una metodologia di apprendimento che tenda progressivamente a rendere autonomo il soggetto nella gestione della propria conoscenza. Si tratta, in particolare, di sviluppare la capacità di stabilire nessi e interconnessioni perché il vero apprendimento è quello che implica il continuo riposizionamento dell'individuo all'interno di un intreccio relazionale e la scoperta di nuove opportunità.

Per la traduzione su campo di questi principi sono state individuate azioni di natura diversa da combinare in una strategia unitaria:

  • La motivazione degli allievi: gli insegnanti che sanno motivare i loro allievi ne rafforzano il vissuto scolastico a un doppio livello: sul piano cognitivo e a livello motivazionale.
  • La valorizzazione del lavoro cooperativo: questo tipo di apprendimento, in quanto interattivo, rafforza la rappresentazione, la posizione e la funzione di ciò che è appreso, ponendo gli studenti nella condizione di pervenire ad una comprensione complessa e concettuale, senza fermarsi alle risposte singole e semplici.
  • Porre gli allievi in situazioni problematiche: contenuto e processo divengono inseparabili nel corso della fase di scoperta e di problematizzazione dell'apprendimento; gli allievi individuano le falle del loro sapere, ricercano e analizzano l'informazione necessaria ed elaborano la loro proposta di soluzione attivando operazioni mentali come l'intuizione, la previsione, la verifica etc.
  • Nuove modalità di valutazione: ampliando il ventaglio delle capacità valutate e degli strumenti di misurazione, si considerano qualità intellettuali che non sarebbero rilevate dalla valutazione tradizionale, rinforzando la fiducia degli allievi nelle proprie capacità di apprendimento.
  • L'approccio positivo con le nuove tecnologie: è d'importanza vitale mettere a punto modelli didattici che impieghino la tecnologia tanto a livello individuale quanto a livello di gruppo e sociale.

Naturale che ogni cambiamento scolastico non si compie solo con l'elaborazione di nuove teorie, la messa a punto di nuove modalità organizzative e il buon uso delle risorse, ma ha anche bisogno di insegnanti professionalmente capaci e umanamente motivati. Alla tradizionale figura dell'insegnante-intellettuale e prima ancora dell'insegnante maestro di vita si va sostituendo un profilo più articolato di insegnante-professionista, competente non solo nello spazio della propria disciplina, ma nella cui attività professionale intervengono dimensioni comunicative, emotive, organizzative rispetto a cui non può essere sottovalutata la responsabilità deontologica dell'esemplarità etica.

Educazione e socializzazione. Come costruire la civiltà del convivere

Quali le risposte dell'educazione di fronte ad una realtà in grado di corrispondere alle esigenze di una condizione umana immersa in contesti diversi dal passato? Come superare il rischio di una pedagogia ridotta a semplice tecnologia didattica?

L'educazione ai valori condivisi: il razionalismo etico. I sostenitori di questa tesi sono impegnati a definire i caratteri dell'etica pubblica intorno ad alcuni valori condivisi capaci di ispirare una circolazione sociale di atteggiamenti, comportamenti, abiti mentali coerenti con un ideale di società desiderabile. I valori condivisi si configurano come una sorta di contratto etico (non statico ma rinnovabile) che consente di identificare il bene in relazione ad un certo stadio evolutivo della società e dei sentimenti in essa prevalenti: cosa si progressivo e cosa no; cosa allarghi e favorisca la fioritura delle nostre opportunità di vita e cosa no; cosa accresca la sofferenza o sprechi felicità e cosa no; cosa faccia sì che le persone valgano e siano preziose e cosa no; cosa ci permetta, come individui e vite separate, di riconoscere un comune destino e cosa no.

La proposta dei valori condivisi mentre non rinuncia alla legittima tutela dei diritti individuali, al tempo stesso non rinuncia neppure a identificare quegli essenziali punti di riferimento in grado di dare un senso alla vita sociale, superando la frammentazione delle singole appartenenze identitarie.

La tesi del soggettivismo radicale. Secondo i sostenitori del soggettivismo radicale, nei valori condivisi ci sarebbe ancora troppa ideologia con la pretesa/presunzione di individuare dei valori etico-politici predeterminati. Soltanto minimizzando gli impegni etici si possono raggiungere i livelli massimi di tolleranza e di autonomia e dunque di espansione ottimale del proprio sé.

La pedagogia del noi comunitario. I sostenitori di questa corrente ritengono inimmaginabile separare il sé individuale dal noi comunitario in quanto non può esistere, se non per astrazione intellettualistica, un io distinto dal contesto di appartenenza. L'io è sempre incarnato o situato in una rete di pratiche sociali: l'autodeterminazione costituisce certamente un inviolabile diritto dell'uomo, ma si può esercitare soltanto all'interno dei ruoli sociali e non prendendo le distanze da essi. I comunitaristi sono dunque contrari all'idea che il bene comune coincide con la garanzia del principio di autodeterminazione. Il bene comune è, invece, un tangibile e irrinunciabile patrimonio che scaturisce da una tradizione.

Il passato non interessa come semplice passato, ma come orizzonte all'interno del quale di struttura il presente. La tradizione si configura perciò come un luogo di pratica e di esperienza vissuto e proposto in prima persona dall'educatore alla libertà sempre storicamente situata del soggetto in formazione.

Educazione e persona. Carattere, dialogo, parola, sapienza

Altri studiosi pensano all'educazione anteponendo al progetto politico un'azione educativa che punta primariamente sulla formazione della persona. Le pedagogie della persona muovono dal presupposto che la costruzione del sé personale implica anche la dimensione intersoggettiva e sociale. Un cittadino di carattere non è soltanto tollerante e interessato a salvaguardare i propri margini di libertà, ma è prima di tutto una persona che sa dare un significato proprio alla realtà nella quale si trova e sa agire in modo conseguente.

Alla nozione di uomo di carattere, viene associata da molti studiosi quella di virtù civica intesa come la capacità dei cittadini di sacrificare il proprio interesse per il bene comune. L'uomo di carattere sperimenta se stesso nel confronto con gli altri all'interno di una rete di rapporti. Una rete non è soltanto composta da strutture esterne all'individuo, ma anche e soprattutto di relazioni tra persone. Le reti sono dunque manifestazione di valori espressi dalle persone che ne fanno parte.

Esse promuovono, a loro volta, atteggiamenti positivi come la fiducia, la reciprocità, la condivisione delle informazioni, la collaborazione tra persone che possono anche avere ideali di riferimento diversi, il rinforzo di quella che può essere definita l'identità altruistica. L'agire educativo centrato sulla persona poggia sul presupposto che nell'uomo si trovi infatti la condizione aurorale di una forma di inizio, nel senso di una posizione di potenziale apertura e predisposizione verso ciò che gli verrà incontro. Chi non sperimenta l'avventura di aprirsi all'altro, credendo di salvare la propria anima l'avrà persa per sempre. Chi invece si apre diventa un orizzonte spalancato.

Questa impostazione educativa assegna un valore fondante all'esperienza intersoggettiva e, in particolare, dalla capacità della persona di darsi agli altri e al mondo circostante, attraverso cui contribuisce alle sorti dell'umanità intera. La parola, verbale e gestuale, svolge a sua volta una funzione fondamentale nell'apertura all'altro, sino ad occupare un ruolo strategico nel processo dell'incontro-dialogo. Con la parola la persona svela infatti la sua ricchezza interiore, l'irripetibilità e l'originalità della sua esistenza.

Famiglia, famiglie e educazione dei figli

Cosa succede nelle famiglie?

Nonostante l'idea di famiglia, di casa, di relazioni familiari sia nell'immaginario collettivo intrecciata ad una rassicurante idea di calore, affetto, benessere, da tempo oramai le pagine dei giornali, le cronache e i salotti televisivi sono zeppi di dibattiti sulla famiglia, sui suoi mali, i suoi orrori, le sue colpe. I cronisti non mancano di portare frequentemente alla ribalta fatti che rivelano le diffuse fragilità delle famiglie odierne e sottolineano il ruolo della famiglia come elemento responsabile di tutti i mali dei giovani: tossicomanie, violenze, insuccessi scolastici etc.

È un'evidenza dire che i genitori, da sempre, in qualunque epoca storica e in qualunque società, nella famiglia hanno educato i loro figli, ma sembra essere in atto un grande rivolgimento sociale che riguarda le relazioni educative tra genitori e figli.

Famiglia e educazione

La famiglia è un oggetto studiato da una molteplicità di discipline. La pedagogia si occupa della famiglia in quanto contesto di relazioni educative, soggetto che mette in atto pratiche educative e soggetto a cui sono dirette pratiche educative da parte di diversi altri soggetti sociali (scuole, servizi sociali etc.).

Alla pedagogia interessa soprattutto aiutare i bambini a crescere, affiancando i genitori nella loro funzione educativa, con un approccio volto a sostenere le forze e le risorse che ogni famiglia possiede al suo interno e al suo esterno, che sappia mettere in atto gli opportuni dispositivi educativi per permettere la crescita di tutti, genitori e figli allo stesso tempo.

Cosa significa educare bene? Cosa significa essere un buon genitore? Cosa significa buon trattamento? Le risposte possono essere molteplici e assai articolate, innanzitutto perché la domanda è di tipo storico-culturale, nel senso che la nozione di educazione è inevitabilmente legata al contesto storico e socio-culturale. È evidente infatti che pratiche che oggi definiamo di buona educazione non sempre sono state ritenute tali e viceversa: pratiche che oggi ci sembrano abiette, in altre epoche storiche venivano perseguite con sincera convinzione.

Famiglia e educazione nel passato

Ian Amos Comenio unanimemente è riconosciuto come il padre della pedagogia moderna. Comenio si dimostrò già alla sua epoca (1500/1600) consapevole delle influenze che l'educazione familiare precoce esercita sullo sviluppo dei futuri adulti. Pestalozzi asserisce che la madre, senza accorgersene, educa il bambino sin dai primi attimi dell'esistenza.

Pourtois: dal momento in cui si nasce, si vive in un bagno di pedagogia che ci impregna nel profondo di noi stessi e che crea i nostri valori, le nostre norme e i nostri riferimenti educativi (pedagogia dell'impregnazione).

Persino Rousseau che non aveva un grande concetto dei genitori come educatori, riconosce tuttavia come i metodi usati dalla madre e dalla nutrice nell'allevamento del bambino piccolo influiscano sul suo futuro sviluppo assai più di qualsiasi seguente insegnamento formale.

Negli ultimi 150 anni, una molteplicità di autori ha riconosciuto l'importanza delle interazioni precoci fra genitori e figli, la grande influenza delle relazioni educative familiari sulla crescita successiva dei bambini, una molteplicità di autori ha anche riconosciuto, in molti paesi del mondo e ripetutamente in epoche storiche diverse, la necessità di educare i genitori, in quanto nessun cambiamento sociale profondo può avvenire senza il coinvolgimento delle famiglie. Di qui la convinzione che si essenziale affiancare i genitori nel compito educativo.

Eppure, ancora oggi, i governi sono molto cauti nel mettere in agenda politiche attive e sistematiche di sostegno alla genitorialità: si è consapevoli che molto dipende dalla famiglia, ma cosa si fa per aiutarla?

La ricerca oggi

La relazione educativa è una relazione eco-sistemica che si nutre di scambi continui e bidirezionali fra interno ed esterno, è una relazione vincolata dal patrimonio genetico, dalla storia familiare, dal momento storico, dai luoghi e dalla cultura in cui si realizza.

I pochi studi di carattere sperimentale e soprattutto longitudinale sugli effetti delle pratiche educative familiari dei genitori sul benessere complessivo dei figli, ci dicono che un medesimo effetto può avere cause diverse (equifinalità) e che la medesima causa può avere effetti diversi (multifinalità). Il buon trattamento è una risultante di un processo complesso in cui si mescolano in maniera adeguata fattori protettivi e fattori di rischio.

L'impatto che esercita la famiglia sullo sviluppo e l'adattamento scolastico del bambino è considerevole: le cinque variabili familiari studiate (comportamenti, attitudini, tratti di personalità, potenziale intellettivo dei genitori, statuto e ambiente sociale) all'età di 5/7 anni possono predire all'incirca nel 70% dei casi il futuro livello scolastico che i bambini studiati frequenteranno quando avranno 20/21 anni.

Pourtois sottolinea in particolare come il divenire della persona si costruisca sulla base:

  • Del suo ambiente: l'ambiente è costituito dal contesto socio-economico e culturale della famiglia, dalla sua configurazione strutturale, dalla sua rete sociale, dalle interazioni intrafamiliari, dalla personalità e dalla maturità psico-affettiva dei genitori.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher franci991 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Fedeli Carlo Maria.
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