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3 LE PEDAGOGIE DEI VALORI
Brezinka – Crisi di orientamento, crisi dei valori, crisi dell’educazione
Correla la crisi dell’educazione alla crisi di orientamento e di valori della società occidentale.
Nelle singole persone questa crisi si manifesta nell’insicurezza della coscienza dei valori, nella vita collettiva
trova espressione nella mancanza d’accordo sulle norme fondamentali.
Ogni crisi di orientamento nei valori provoca anche una crisi nell’educazione. L’educazione presuppone
delle decisioni.
Abilità = insieme delle caratteristiche valutate positivamente. L’abilità è il fine più generale dell’educazione.
E’ possibile educare i giovani all’abilità e preservarli dall’abbandono solo se si possiedono atteggiamenti
valutativi che nelle situazioni rapidamente cangianti della vita collettiva rendano possibili rapidi e sicuri
giudizi di valore.
Una sana educazione presuppone negli educatori i buoni sentimenti.
La capacità di ben educare e il successo di queste educazioni dipendono essenzialmente dalla gerarchia dei
valori della comunità della quale gli educatori e gli educandi fanno parte.
Ne segue che la crisi dell’educazione del nostro tempo non può essere superata se non si supera la crisi dei
valori, la crisi ideologica e morale in cui molti di noi si dibattono.
Quel che manca è la valutazione da parte della comunità, mancano le comunità capaci di trasmettere e di
rafforzare la fede in un’interpretazione trainante del mondo e in ideali comuni, non egoistici.
La crisi dei valori e la paura di legarsi a qualche cosa sono le radici dell’odierna crisi dell’educazione, non è
un destino inevitabile, ma può essere superata.
Impariamo dalle conseguenze degli errori commessi, ogni nuovo orientamento presuppone che venga
sottoposto a esame l’orientamento vigente in precedenza.
Due criteri di valutazione empirici:
1. La salute mentale della persona
2. Le condizioni di sopravvivenza delle comunità nella pace
La diversità di opinione esiste non solo riguardo ai criteri, ma anche alla loro applicazione.
Montessori – Costruire la pace è opera dell’educazione
La pace è una meta che si può raggiungere soltanto attraverso l’accordo, e due sono i mezzi che conducono
a questa unione pacificatrice: uno è lo sforzo immediato di risolvere senza violenza i conflitti, vale a dire di
eludere le guerre, l’altro è lo sforzo prolungato di costruire di costruire di costruire stabilmente la pace tra
gli uomini.
Ora evitare i conflitti è opera della politica, costruire la pace è opera dell’educazione.
Il fatto più caratteristico della nostra epoca è il cambiamento repentino delle condizioni sociali.
La guerra non può portare a nessuna utilità materiale.
Tutti noi formiamo un solo organismo, ovvero la nazione unica (NU), è l’umanità organismo. Non hanno più
ragione d’esistere le singole nazioni con i lori confini, i loro costumi, i loro diritti diversi. Oggi tutti gli uomini
sono in comunicazione tra loro.
E’assurdo combattersi per il benessere materiale, o per le difese nazionali, o per l’esaltazione di principi
sociali.
La personalità umana invece si trova ora nelle stesse condizioni del passato: l’uomo è rimasto
psicologicamente immutato nel suo carattere e nella sua mentalità, e non comprende il destino e la
responsabilità che gli derivano dai mezzi esterni di cui dispone.
Il nostro principale interesse deve consistere nell’educare l’umanità di tutte le nazioni, per orientarla verso
destini comuni.
Gandhi – Esseri amici del mondo e considerare una tutta la famiglia umana
Tutti gli uomini sono uguali agli occhi di Dio. 8
Il patriottismo che io concepisco non vale nulla se non si concilia sempre con il maggior bene dell’umanità
tutta.
Voglio attuare la fratellanza e l’identità non soltanto con gli essere che si chiamano umani, ma voglio
attuare l’identità con ogni vita, anche con quelle cose che strisciano.
L’interdipendenza è e dovrebbe essere l’ideale dell’uomo tanto quanto l’autosufficienza.
Ma si possono offrire in sacrificio soltanto cose pure, perciò l’autopurificazione è il primo passo.
Patriottismo equivale a umanità.
La dottrina della non violenza resta valida anche tra stati e stati.
Delors – Imparare per tutta la vita
L’educazione si colloca al centro dello sviluppo sia della persona che della comunità, il suo compito è quello
di consentire a ciascuno di noi, senza eccezioni, di sviluppare pienamente i propri talenti e di realizzare le
nostre potenzialità creative, compresa la responsabilità per la nostra vita e il conseguimento dei nostri fini
personali.
Tutti i motivi spingono a insistere nuovamente sulle dimensioni morali e culturali dell’educazione, che
consentano a ciascuna persona di comprendere l’individualità degli altri e a capire l’ineguale progredire del
mondo verso una certa unità.
Il concetto di apprendimento per tutta la vita risponde alle sfide poste da un mondo in rapido
cambiamento.
Ulteriore esigenza: i profondi cambiamenti nei modelli tradizionali dell’esistenza c’impongono una migliore
comprensione degli altri e del mondo in generale, questi cambiamenti richiedono una comprensione
reciproca, rapporti pacifici e una vera armonia, tutte le cose che mancano di più al nostro mondo.
Necessario:
1. Imparare a vivere insieme
2. Imparare a conoscere
3. Imparare a fare
4. Imparare ad essere
La commissione ha accennato ad un’altra idea utopistica: una società educante fondata sull’acquisizione,
sull’attualizzazione e sull’uso dei saperi.
Il principio della necessità d’imparare per tutta la vita può consentire di organizzare i vari stati
dell’educazione.
Bauman – “Automunito, disposto a viaggiare, esamina offerte”
La nostra individualità è un prodotto sociale, ma anche la forma del nostro socializzare dipende a sua volta
dal modo in cui il compito dell’individualizzazione viene contestualizzato e svolto.
L’individualizzazione consiste nella trasformazione dell’identità umana da dato a compito, e nel fatto che gli
attori vengono investiti della responsabilità dell’esecuzione di questo compito e delle conseguenze di tale
esecuzione.
Non solo gli individui sono in movimento, ma anche i traguardi dei percorsi seguiti e i percorsi stessi.
E così il problema dell’identità che affligge l’uomo dagli albori della società ha mutato forma e contenuto.
Il dilemma che tormenta uomini e donne di oggi non è tanto come conquistare le identità scelte e come
farsele riconoscere dalle persone vicine, quanto piuttosto quale identità scegliere e come rimanere all’erta
e vigili in modo da potere fare un’altra scelta nel caso la prima identità venga ritirata dal mercato o
spogliata dai suoi poteri di seduzione.
La coerenza e la continuità sono sentimenti ai quali al giorno d’oggi sia giovani che gli adulti sono poco
avvezzi.
Riccardi – Un mondo difficile da capire
Di questo mondo oggi sappiamo molto. Abbiamo necessità di trovare qualche risposta davanti alle
situazioni che ci si aprono innanzi. Oggi la complessità disorienta e confonde.
Non esistono risposte semplici alla domanda su com’è possibile oggi vivere insieme sia a livello
internazionale che nel circoscritto ambiente locale. 9
La pazienza, nutrita di interesse e speranza, aiuta a esplorare la vicenda umana nella sua complessità.
Ragionare sulla realtà significa imparare a distinguere. Distinguere è fondamentale per evitare di creare
mostri o fantasmi nel laboratorio del nostro pensiero, assommando nella stessa categoria manifestazioni o
espressioni differenti.
Kohlberg – Educazione morale e moralità universale
Riguardo alla concezione sul modo di affrontare lo studio dello sviluppo morale, vi è l’assunto che è
necessario avere come guida la conoscenza della filosofia morale, basato sulla filosofia dello sviluppo di
Dewey.
Il primo lavoro empirico in questa direzione fu intrapreso dallo psicologo dell’infanzia Piaget. Il bambino è
un filosofia e la filosofia del bambino si sviluppa attraverso degli stadi, ovvero passare attraverso
trasformazioni qualitative nella propria visione del mondo.
Gli stati di cui Piaget parla sono:
1. Pre morale:
2. Di eteronomia o rispetto unilaterale per l’autorità e le regole degli adulti
3. Morale di reciprocità, mutuo rispetto e cooperazione specialmente tra pari
Gli adolescenti hanno modelli di pensiero ben distinti che sono di per sé coerenti e ben specifici: Kohlberg
definisce questi modelli come stadi qualitativi e aggiunse tre stadi a quelli formulati da Piaget.
Il primo passo per realizzare il progetto era di seguire nel tempo i soggetti originali, modellando un
atteggiamento di tipo boot-strapping, in cui teoria e ricerca empirica procedono congiuntamente, grado
per grado, e si definiscono e si costruiscono l’una sull’altra.
Tentò di verificare se gli stadi fossero realmente universali nelle culture non-occidentali.
I primi quattro stradi si trovano in quasi tutte le culture, il quinto stadio in tutte le culture urbane
complesse e in tutti i sistemi complessi di educazione.
Gilligan – L’etica al femminile
Questione: rubare un farmaco per salvare una vita
Maschio: la legislazione non è perfetta, il suo giudizio si basa sul presupposto della convenzione,
dell’accordo consensuale della società circa i valori morali, che permette a ciascuno di sapere qual è la cosa
giusta da fare e di aspettarsi che anche gli altri la riconoscono.
Femmina: considera il dilemma non come un problema di matematica, ma come una narrazione di rapporti
che si protraggono nel tempo. La sua concezione della moralità come qualcosa che nasce dal
riconoscimento del rapporto fra le persone, la sua fede nella comunicazione come sola modalità di
risoluzione dei conflitti e la sua convinzione che tale risoluzione discenderà naturalmente dall’intima forza
di persuasione che la rappresentazione del conflitto possiede appaiono tutt’altro che ingenue o
intellettualmente immature.
4 L’EDUCAZIONE DELLA PERSONA
Maritain – Come sviluppare l’intelligenza umana
Disposizioni fondamentali sono 5:
1. L’amore alla verità è la prima tendenza di ogni natura intellettuale
2. L’ amore del bene e della giustizia e delle imprese eroiche, naturale nei figli dell’uomo
3. Semplicità e apertu