L'avventura dell'attivismo
Nel XX secolo la scuola subisce processi di profonda e radicale trasformazione. Si apre alle masse. Si nutre dell’ideologia. Si afferma sempre più come centrale nella società. La scuola si impose come un'istituzione-chiave della società democratica e si alimentò di un forte ideale libertario, dando vita tanto a sperimentazioni scolastiche e didattiche fondate sul primato del “fare” quanto a teorizzazioni pedagogiche rivolte a fondare e interpretare queste pratiche innovative.
L’attivismo è stato una grande voce della pedagogia novecentesca fino agli anni cinquanta. Vi è stato un rovesciamento radicale dell’educazione mettendo al centro:
- Il bambino, i suoi bisogni e le sue capacità.
- Il fare che deve precedere il conoscere, il quale si evolve dal globale al distinto e che quindi si matura inizialmente su un piano operatorio.
- L’apprendimento che pone al centro l’ambiente e non il sapere codificato e reso sistematico.
Le "scuole nuove" e l'educazione attiva
Alla base di questa coscienza educativa vi è la radicale diversità della psiche infantile rispetto a quella adulta. Le scuole nuove nacquero e si svilupparono come esperimenti isolati, legati a condizioni particolari ed eccezionali personalità di educatori, esse ebbero subito larga risonanza nel mondo educativo, avviarono una serie di richieste dell’istruzione, rivolte a trasformare profondamente la scuola, non solo nel suo aspetto organizzativo nel campo istituzionale, ma anche in quello connesso agli ideali formativi ed agli obiettivi culturali. Il carattere comune e dominante di queste scuole nuove, ebbero diffusione prevalentemente in Europa occidentale e negli Stati Uniti.
Secondo gli educatori, l’infanzia va vista come un’età pre-intellettuale e pre-morale, nella quale i processi cognitivi a livello motorio e psichico del fanciullo si intrecciano. Il fanciullo è attivo e necessita di essere liberato dai vincoli dell’educazione familiare e scolastica permettendogli una libera espressione delle sue inclinazioni primarie. Quindi deve essere allontanato dall’ambiente artificiale e costrittivo della città. L’apprendimento deve avvenire a contatto con l’ambiente esterno, alla cui scoperta il fanciullo è interessato e attraverso attività non intellettuali, ma anche di manipolazione, rispettando la natura globale del fanciullo che non deve mai tendere a separare conoscenza e azione, attività intellettuale e attività pratica.
Alla base delle scuole nuove c’è quindi un comune ideale di educazione o di scuola attiva. L’esperimento delle scuole nuove fu avviato in Inghilterra da Cecil Reddie che nel 1889 aprì una scuola per ragazzi dagli 11 ai 18 anni. Secondo Reddie l’insegnamento andava profondamente mutato per renderlo più idoneo alle esigenze della società moderna. Il ragazzo deve diventare un uomo completo per essere in grado di assolvere a tutti gli scopi della vita. Un seguace di Reddie, Haden Badley fondò a Bedales nel Sussex una scuola-internato che si organizzava secondo principi ancora più radicali, quanti valorizzava al proprio interno un sistema autogoverno e il principio della coeducazione.
All’esperimento di Demolins nella sua Ecole des Roches, la scuola è posta in campagna in un parco ancora semi-selvaggio che lascia ancora molto da fare ai maestri e agli alunni. I fanciulli si muovono in piena libertà e abitano in case confortevoli che richiamano l’ambiente casalingo, in modo che si mantenga in tutto la sensazione della vita reale quale si trova in una famiglia sana e felice. Lo studio viene svolto secondo l’individuazione dei centri d’interesse che hanno alla base il legame dei ragazzi con la terra vista come elemento predominante nelle attività economiche e sociali. Più volte L’Ecole des Roches è stato messo in rilievo. Il carattere di isola privilegiata rivolta a pochi ragazzi fortunati di buona famiglia e radicalmente distante da problemi emergenti con la scuola di massa.
In Germania Hermann Lietz si ispirò in chiave ancora più aristocratica alla scuola di Reddie e Demolins. Furono però Wyneken e Kerscensteiner che svilupparono in forma più coerente gli ideali di rinnovamento educativo e scolastico. Wyneken elaborò un modello educativo antiborghese e libertario che esercitò larga suggestione sulla gioventù tedesca fino alla prima guerra mondiale. Il suo ideale pedagogico, anarchico poneva al bando l’autorità della famiglia, e la tirannia degli adulti, i metodi scolastici mistificanti e conformistici e valorizzava la libera iniziativa dei giovani che dovevano organizzarsi in maniera autonoma, esigeva una formazione scolastica che desse più spazio alle lingue moderne e alle conoscenze scientifiche. Con la rivista “Il Principio” fondata a Berlino diffuse il suo messaggio rivolto alla gioventù tedesca e venne organizzando in un’età di profonda crisi spirituale la protesta giovanile alla quale aderirono specialmente giovani borghesi e che si caratterizza essenzialmente sull’esaltazione del senso romantico della vita, per l’avversione alla vita della città, e per il richiamo al popolare, al semplice e al naturale.
Kerschensteiner elaborò la scuola del lavoro con il richiamo alla manualità in educazione. Il lavoro è l’attività fondamentale dell’uomo e come tale deve essere posto al centro dell’educazione infantile, ma deve essere un lavoro preciso e serio, svolto collettivamente e dotato di valore reale. Tuttavia, il lavoro non fine a se stesso, risulta educativo quando è pienamente consapevole delle proprie finalità complessive. La scuola pubblica sulla base del lavoro deve mirare a raggiungere una formazione professionale, una formazione morale rinnovata ed un'educazione sociale del fanciullo e del giovane. La forma sociale è vista come l’obiettivo fondamentale della scuola popolare, in quanto questa deve dare ai ragazzi, come ideale di vita, quello di porsi al servizio degli altri, impegnandosi verso se stessi e verso le responsabilità del proprio lavoro.
Le scuole nuove in Italia
Le scuole nuove in Italia si svilupparono nell’ambito di quella di Giuseppe Lombardo Radice con la scuola serena. Tale scuola si ispirava ad un ideale di continuità tra la scuola e la famiglia, ad una valorizzazione delle attività artistiche e ad una visione del fanciullo come artista spontaneo. L’insegnamento deve perdere ogni rigidità e si deve sviluppare secondo i principi della serenità, equilibrio, attività e spontaneità. Maria Boschetti Alberti che operò a Muzzano e ad Agno, nei suoi volumi “Il diario di Muzzano, e La scuola serena di Agno” descrive la sua esperienza di insegnante elementare che viene prendendo coscienza dell’insufficienza dell’insegnamento tradizionale e chiarisce i presupposti educativi e didattici di una scuola rinnovata.
La scuola serena dipende essenzialmente dal ruolo che viene ad assumere il maestro, dal suo impegno e dalla sua coscienza pedagogica ed educativa. Il lavoro scolastico si articola in tre attività:
- L’accademia, che comprende letture, recitazioni, poesie programmate dal fanciullo per sviluppare il senso del bello.
- Il controllo, questo viene svolto dall’insegnante seguendo ogni giorno una diversa materia, che gli alunni hanno portato avanti tramite un lavoro individuale.
- Il lavoro libero, che si svolge a gruppi, anch’essi liberi, ed è rivolto verso quelle attività verso le quali i ragazzi si sentono maggiormente attratti.
Rosa Agazzi con la sorella Carolina organizzò un metodo innovatore per la scuola infantile cercando di superare i limiti dell’aportismo (metodo più intuitivo e spontaneo rispetto alla scuola Montessori). Il suo metodo si fondava sul principio di continuità scuola-famiglia, quindi l’educatrice doveva assumere un ruolo quasi materno ed il lavoro dei fanciulli doveva essere libero e attivo, svolgendosi però in un ambiente ordinato al cui mantenimento doveva partecipare il fanciullo stesso. Tra i fanciulli si doveva sviluppare un forte senso di collaborazione.
L’invenzione più significativa riguarda il materiale non preordinato definito come un insieme di cianfrusaglie senza brevetto, costituito da tutto ciò che i fanciulli stessi raccoglievano o portavano a scuola perché di loro interesse. Tale materiale comprendeva anche oggetti di corredo di ogni fanciullo, che venivano contrassegnati in modo che il bambino potesse collaborare al mantenimento dell’ordine. Con questo materiale si costruiva un “museo” che portava a ricerche e conversazioni che costituivano un momento essenziale della vita di classe.
Giuseppina Pizzigoni fu la creatrice della Rinnovata aperta a Milano nel 1911 nel quartiere di Ghisolfa, cercava di operare la scuola tradizionale rivoluzionandone il metodo. Nella scuola doveva entrare l’esperienza diretta dei fanciulli e collegare la vita scolastica con quella sociale, portando i ragazzi a visitare officine, città, monti e mare. Il suo metodo sperimentale pose al centro anche il lavoro ed un'intensa attività sociale ed inoltre fu rivolto ad introdurre l’esperienza dell’alunno rispetto alla parola del maestro.
Ernesto e Annamaria Codignola con la scuola-città Pestalozzi sorta a Firenze nel 1945, aveva come obiettivo primario quello della formazione sociale dei ragazzi, di renderli consapevoli dei loro doveri e diritti civici e quindi si basa su un’organizzazione interna che rispecchia quella della comunità adulta, che viene gestita direttamente dai ragazzi, allenandosi così all’acquisizione di un comportamento democratico. L’insegnamento scolastico muove direttamente dall’esperienza personale del fanciullo e dai problemi della vita concreta della comunità, articolandosi secondo un ideale di attività intellettuale e attività manuale. Il metodo didattico è quindi libero e non prefissato.
L’esperimento di Codignola ebbe molta influenza in Italia e altrove, soprattutto negli anni '60, quando la scuola-città venne mutata avviandosi verso soluzioni tecnologiche in campo didattico, interessandosi all’insegnamento della matematica e delle lingue. Un altro esperimento educativo, sviluppatosi in Europa è quello di Robert Baden Powell con i Boy-scouts, il movimento scoutistico ebbe ampia diffusione a livello mondiale. I ragazzi vengono divisi per classi di età:
- Lupetti (8-11 anni)
- Esploratori (12-16 anni)
- Pionieri (17 in poi)
Divisi a loro volta in pattuglie (formate da 8 ragazzi), guidate da un capo e riunite poi in gruppi di 4 o 5 sotto la guida di un istruttore. L’immissione nel gruppo avviene tramite cerimonia, nella quale va letta la promessa del giovane esploratore che sottolinea i principi di lealtà, di amicizia, di amore del prossimo, oltre che la pietà verso gli animali e i caratteri di etica virile e di autocontrollo sessuale. I caratteri attivistici dello scautismo sono il legame con l’ambiente naturale, la valorizzazione della vita di gruppo e in un entusiasmo verso ciò che è selvaggio. L’importanza dello scautismo va riconosciuta nell’impegno che esso rivela nel risolvere il problema del tempo libero giovanile e nell’etica dello sforzo e della privazione, ormai decisamente superati.
I modelli più maturi in Usa e in Europa
Negli Stati Uniti l’esperimento attivistico più illustre fu quello promosso da Dewey a Chicago. L’opera-manifesto della scuola attiva, la scuola deve integrarsi nella società e riorganizzarsi seguendo le continue trasformazioni sociali. In particolare con l’avvento della società industriale che si struttura in senso democratico, la scuola quindi assume due compiti essenziali: formare allo spirito scientifico, e formare alla democrazia. Per raggiungere questi scopi, la scuola deve trasformarsi, collegandosi all’ambiente che la circonda e interagendo con esso, mutandole in conoscenze scientifiche. Da qui il modello scuola-laboratorio e scuola-comunità.
La scuola-laboratorio è costituita da diversi atelier dove i ragazzi svolgeranno attività tessili, gastronomiche, artistiche e biologiche. Al centro dell’attività scolastica c’è il ragazzo con i suoi bisogni connessi alla sua età evolutiva di cui la scuola stessa deve tener conto. La scuola quindi deve articolarsi in base agli stadi dell’età evolutiva, partendo dall’esperienza vitale e personale del ragazzo, con i suoi problemi e interessi che verranno svolti con il sussidio dei libri per la loro soluzione e perseguimento. Come comunità, la scuola di Dewey si sviluppa attraverso la società embrionale nella quale il bimbo partecipa al lavoro in vista del prodotto, senza finalità economiche ma formative.
La scuola-comunità teorizzata da Dewey è composta da occupazioni che offrono occasioni ideali sia per l’addestramento dei sensi che per la disciplina del pensiero. L’opera di Dewey è stata un vero manifesto della scuola attiva, ha influito molto su tutto il movimento dell’educazione nuove e anche oltre di esso. Kilpatrick che pur essendo un teorico dell’educazione si è occupato anche di didattica nel suo “metodo dei progetti” si distacca da quello dei problemi di Dewey, in quanto pone l’accento sulla motivazione pratica, collegandosi all’importanza delle esperienze concrete e problematiche.
Il progetto è un’attività intenzionale rivolta quindi al conseguimento di un fine e si sviluppa in varie forme, da quello del produttore (attività pratica) a quella del consumatore (o estetica), da quello del problema (legata all’esecuzione intelligente del compito) a quella di addestramento (come progetto di apprendimento specifico). In tutto ciò c’è una forte motivazione pratica e lo stimolo che essa introduce nel processo cognitivo per sollecitare scelte e soluzioni anche creative. Attivismo e cognitivismo si sviluppano articolandosi secondo un essenziale equilibrio verso il quale le scuole nuove non sono state molto sensibili.
Helen Partkhurst si ispirò invece per il suo Dalton Plan alle posizioni della Montessori, e cercò di attuarle in una scuola privata a New York. Le idee fondamentali del piano sono quelle dell’individuazione dell’insegnamento e della libera scelta del lavoro scolastico. Il programma viene organizzato in unità minime di studio. Delle quali il fanciullo deve appropriarsi anche con tempi e ritmi personali. Lo svolgimento del programma libero porta cambiamenti anche strutturali, ad esempio le aule saranno assegnate ad un professore. Ogni allievo ha un compito mensile da svolgere liberamente e l’insegnante interverrà solo per consigliare e controllare il lavoro. Ogni giornata di lavoro scolastico si articola in attività di laboratori, di organizzazione del lavoro e di conferenze.
Carleton Washburne fu l’organizzatore delle scuole di Winnetka, nelle quali cercò di sviluppare un insegnamento individualizzato secondo il sistema di un libero raggruppamento degli alunni e secondo un programma ugualmente libero. La scuola dovrà essere il luogo in cui i ragazzi vivono felici e siano liberi di creare, esprimersi affinché siano preparati a partecipare alla vita che li attornia. Il programma di questa scuola si divide in una parte comune, che comprende conoscenze e tecniche di base, e in una parte creativa e libera.
Le attività creative presenti nella scuola, e tra le quali il fanciullo può scegliere, sono quelle musicali, artistiche, di gioco, di laboratorio e stampa. L’importanza del lavoro creativo è vista nella capacità di stimolare il ragazzo a differenziarsi dai compagni, a sviluppare le proprie attitudini e a scoprire le proprie vocazioni. Cousinet nel volumetto “Un metodo di lavoro libero per gruppi” espose il proprio metodo didattico, che ebbe larga fortuna in Francia, rivolto a permettere ai ragazzi di agire, di istruirsi e di educare se stessi, sotto lo sguardo di un insegnante incaricato di sorvegliarli e di aiutarli in caso di bisogno.
Il lavoro scolastico, secondo questo metodo, deve compiersi in un ambiente capace di stimolare e soddisfare la curiosità e di favorire i processi di socializzazione. Un ruolo assai importante occupa il lavoro storico che deve legare il fanciullo alla storia della civiltà, muovendo dalla storia delle cose. Tutto il lavoro scolastico si svolge in un contesto sociale e comunicativo che diviene anche la matrice della vita morale dei fanciulli, dei principi di autodisciplina e di rispetto per gli altri.
Nel volume “L’educazione nuova” invece vi è una riflessione sulle strutture dell’insegnamento contrapponendolo all’educazione tradizionale. Dalla pedagogia nuova si tiene conto sia dei contributi filosofici che di quelli antropologici ed educativi. In tale ambiente il bimbo dovrà essere un buon osservatore, un buon scopritore e un buon costruttore. Così l’educazione nuova si preoccupa solo di permettere al ragazzo di vivere nell’ambiente nel quale è immesso. Celestin Freinet in “Nascita di una pedagogia popolare” ha invece sviluppato un metodo basato sulla cooperazione ed incentrato nell’uso della stamperia nella scuola, a fondamento della pedagogia di Freinet si trova una concezione dell’esperienza infantile come tatonnement (andare a tentoni) mossa dai bisogni stessi del fanciullo, ma che si nutre delle varie tecniche conoscitive che la comunità umana ha elaborato nel tempo. Obiettivo della scuola è quello di orientare questa esperienza e arricchirla attraverso un lavoro svolto in comune dai fanciulli.
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