Crescita umana e benessere organizzativo
Nuove prospettive di pedagogia del lavoro
Paola Zini
Capitolo primo: il mondo del lavoro cambia e l'istanza del benessere
Il mondo economico, sociale e lavorativo in cui viviamo oggi è in continuo cambiamento anche a causa della globalizzazione. Questi cambiamenti portano il mondo del lavoro a perseguire la logica dell'utile e così a trascurare il lavoratore.
1. Il lavoro che cambia: trends emergenti in Europa e in Italia
Giddens definisce la globalizzazione come il modo in cui località lontane e vicine vengono in contatto. Quindi le distanze si annullano, non sono più dei vincoli. I vari rapporti sociali, economici, ecc. diventano una grande rete mondiale, a favore di un mercato mondiale. Anche le distanze temporali con la globalizzazione si sono annullate (si ricevono e inviano informazioni, materiali, prodotti, in breve tempo). Ma ci sono anche dei lati negativi. Giddens identifica 4 dimensioni della globalizzazione: economia capitalistica mondiale, divisione internazionale del lavoro, il sistema degli stati nazione, ordinamento militare mondiale.
Quindi la globalizzazione non solo interessa i mercati mondiali, l'economia e il mondo dell'informazione, ma anche la nostra vita privata sociale. La globalizzazione per cui cambia anche il lavoro, che viene de spazializzato e detemporalizzato. G. Bocca pone l'attenzione sul fatto che in questo momento la manodopera è inferiore, ma c'è la nascita di nuove professionalità prima inesistenti.
In campo economico la globalizzazione ha avuto effetti positivi. Uno degli effetti negativi è ad esempio l'aumento delle diseguaglianze, oppure lo squilibrio tra economia finanziaria ed economia reale. Gli effetti negativi si vedono anche sull'ambiente, con l'inquinamento; da qui l'esigenza etica ed economica della salvaguardia ambientale. Un altro effetto negativo è la nascita di scontri e guerra a seguito della richiesta dei gruppi etnici di maggiore indipendenza. Bisogna quindi cercare di capire quali sono le regole da dare alla globalizzazione, di modo da ridurre gli effetti negativi e per configurare una nuova organizzazione del lavoro. Ma i vari mercati nazionali sono molto eterogenei, anche se comunque ci sono delle tendenze comuni. Varie agenzie hanno analizzato i trends emergenti nel mondo del lavoro che sono: nuove forme di organizzazione del lavoro, nuove tipologie di relazione contrattuali, nuove tecnologie, cambiamenti nella forza lavoro. Si sta quindi ridefinendo il significato del lavoro. L'economia di oggi è di rete, caratterizzata da flessibilità e incertezza. Questi cambiamenti riguardano proprio quindi il significato e il senso che noi attribuiamo al lavoro, che è quindi in perenne ricerca di autonomia, aumenta anche la ricerca di creatività, e viene trasformato il rapporto vita-lavoro (M. La Rosa).
1.1 Le categorie del rischio, dell'incertezza e della vulnerabilità
In principio si pensava che la globalizzazione avrebbe dato inizio ad un periodo di pace; invece nel contesto attuale regna l'inquietudine e l'ansia. Viviamo nella società del rischio, che è un'esperienza tipica della modernità. Ci sono 2 tipi di rischio: rischio esterno (proveniente dagli elementi naturali) e rischio costruito (determinato dall'uomo). Oggigiorno la maggior parte dei rischi provengono dalla stessa società, dallo sviluppo scientifico. Si parla di globalizzazione del rischio, rischio che appare come una crisi apocalittica e in cui tutta l'umanità è coinvolta. I rischi hanno un effetto boomerang, colpiscono anche chi non li ha prodotti.
Per Giddens è aumentata l'intensità dei rischi, ma anche gli eventi stessi, ci sono più ambienti di rischio istituzionalizzati. Cambia anche il modo di fare fronte al rischio: aumenta la sensazione di impotenza e di inquietudine. Anche il lavoro e la famiglia sono fonte di pericolo e instabilità. La caratteristica comune a tutti gli individui è la mancanza di appartenenza e continuità. Il lavoro ha così perso le sue funzioni protettive; le nuove categorie di rischio sono la disoccupazione, la precarietà, solitudine ecc. ma utilizzare la parola rischio è riduttivo: bisogna parlare di vulnerabilità, perché così si esprime bene il concetto della cronicità delle situazioni critiche.
I temi centrali della società sono la crisi d'identità, la perdita di senso, l'impossibilità del futuro; è una società che premia l'autonomia. Diventa difficile pensare al futuro perché è difficile scegliere: questo perché scegliere comporta perdere qualcosa, quindi la capacità di autodeterminazione dell'uomo è messa in pericolo. Le reazioni a questa situazione di perenne ansia possono essere 4 secondo Giddens: accettazione pragmatica, ottimismo sostenuto, pessimismo cinico, impegno radicale. Le soluzioni possono essere sostanzialmente 2: la prima è il recupero dell'equilibrio tra fiducia (cioè il confidare nell'affidabilità di una persona o di un sistema) e rischio. La seconda è quella di avvalorare le azioni individuali, perché queste hanno sempre degli effetti che si ripercuotono sugli altri.
2. La morfogenesi del lavoro: il lavoro assume nuovi modelli di organizzazione
I cambiamenti nel mercato hanno portato alla formazione di nuovi modelli di organizzazione del lavoro. Bisogna sottolineare il processo di internazionalizzazione delle medie imprese italiane, tramite cui alcuni settori tradizionali italiani sono stati integrati con gruppi europei. Bisogna anche ricordare che negli ultimi anni c'è stato uno spostamento di quote rilevanti degli occupati dalla produzione ai servizi. Significa che le aziende si procurano da fonti esterne dei prodotti o dei servizi necessari ai loro processi produttivi, invece che procurarsi le capacità per costruirlo da sole. Inoltre stanno nascendo nuove realtà industriali, ovvero le filiere, in cui è presente dualismo. Il lavoro non viene più identificato con un posto fisico, perché basta avere un computer o una connessione internet. Si parla di deskless job (lavoro senza posto fisico, perché lavori da dove vuoi tu), oppure di cooperative in rete, o ancora di impresa virtuale. In questi casi parliamo di nomade hightech, il lavoratore di questo secolo.
Si sta passando quindi dalla divisione fordista del lavoro (gerarchie e specializzazioni) a delle nuove professioni più flessibili. Oltre che del luogo fisico, il lavoro diventa anche privo di corpo e di conseguenza di contenuto. Un ulteriore perdita è quella dell'attaccamento e della memoria. Non c'è senso di attaccamento per l'azienda in cui si lavora perché comunque si cambia molto spesso lavoro. D. Lipari identifica 3 paradigmi:
- Prospettiva modernista: modello di organizzazione in cui prevale la macchina e dove c'è una chiara definizione dei ruoli. Inoltre l'organizzazione del lavoro è gerarchica.
- Approccio neomodernista: si riconosce la rilevanza sociale dell'organizzazione, intesa come sistema organico. Qui la gerarchia è ridotta e le comunicazioni sviluppate.
- Logica postmodernista: contrassegnata da instabilità e frammentazione dei mercati, nella quale emerge la metafora del network (come nel processo manageriale della Toyota caratterizzata dalla lean production).
La lean production, ovvero produzione leggera, è caratterizzata dall'assenza della gerarchia, che viene sostituita da gruppi multiskilled. In questa produzione le attività di coordinamento sono più veloci e efficaci. Ci si basa sulla risorsa del gruppo, in cui ognuno porta le proprie conoscenze e competenze. Viene esaltato il concurrent engineering, ovvero il fatto che tutti i lavoratori devono partecipare alla fase di progettazione. Viene inoltre avvalorata la produzione senza scorte. C'è una spinta quindi a creare nuove forme di organizzazione del lavoro, che richiedo più alte prestazioni e competenze professionali.
2.1 Implicazioni dei cambiamenti organizzativi
È ovvio che i cambiamenti nel mondo del lavoro condizionano le vite dei lavoratori stessi: il lavoro come viene inteso oggi fa sì che tra i lavoratori ci siano relazioni più libere e partecipative, perché essi sono meno vincolati al lavoro stesso. Donati dice che le aspettative dei lavoratori si modificano in 3 modi: aumentano le preferenze per il lavoro autonomo, per quello creativo e per un rapporto vita-lavoro più equilibrato. Infatti si sta passando da un lavoro stabile (lavorare per tutta la vita in un unico posto), ad una moltitudine di luoghi e tempi di lavoro. I confini tra lavoro e non lavoro diventano più fluidi; questo fa sì che il lavoratore diventi una figura astratta e nomade. Tutto questo ha anche degli effetti negativi sulle persone tra i quali senso di perdita del controllo, senso di insicurezza e intensificazione del lavoro (tanto che c'è una correlazione tra depressione e condizione lavorativa).
In generale, il rapporto tra il lavoratore e il lavoro è cambiato, adesso anche il lavoratore ha un certo potere decisionale (questo affinché si possa sfruttare al massimo il suo potenziale). L'impresa diventa un'istituzione totale, che influisce su molti aspetti della vita (relativo al modello giapponese). Ma i ritmi frenetici delle nuove tecnologie sono spesso insostenibili per gli individui, che vanno così incontro a patologie legate al lavoro. Bisogna fare quindi delle analisi per capire qual è questo rischio, che sono:
- Individualizzazione. Il lavoratore è sempre più autonomo, è titolare di se stesso, a differenza del passato in cui era una parte di un gruppo. Castel distingue tra individualismo positivo (libertà di scelta) e negativo (quando le persone non hanno le risorse per realizzare i propri obiettivi). Anche i rischi si individualizzano, diventano un problema del singolo. L'individualizzazione quindi da una parte ampia le possibilità di azione dei soggetti (perché ne aumenta il grado di libertà), ma dall'altro porta le persone a continue scelte e decisioni. Possiamo dire che i lavoratori si sentono più soli e meno facenti parte di un gruppo che è l'azienda.
- Integrazione. Secondo Gallino l'integrazione è soddisfacente se ha un tempo e una ritualità. Oggi però il tempo manca, e c'è sempre meno tempo anche per le ritualità. Paugman individua altri 2 tipi di dimensioni che sono la stabilità dell'impiego e la soddisfazione nel lavoro; il problema in questo caso è che una volta la cittadinanza dell'individuo veniva garantita grazie al lavoro che svolgeva. Oggi non è più così, per questo bisogna passare a una concezione fondata sul diritto individuale.
- Identità. Bisogna capire che il lavoro è fondamentale anche per la costruzione del sé nella nostra società ed è diventato un parametro per misurare il valore dell'uomo. Se il lavoro manca o è incerto, anche la coscienza di sé cambia.
3. Nuove relazioni contrattuali: instabilità e flessibilità
In Europa sono nati contratti di lavoro e norme sui licenziamenti più elastiche: ovviamente questo fa sì che la precarietà si sostituisca alla stabilità del lavoro. Si rendono flessibili gli orari di lavoro (ovvero più lunghi e non prevedibili). C'è una maggiore incidenza del precariato (11%). La maggioranza sono contratti a tempo determinato, poi quelli di apprendistato e infine quelli ad inserimento. Importante è che in Italia c'è una forte tenuta dei livelli di occupazione permanente, anche dovuta alla legge 196 del 24 giugno 1997 detta "pacchetto treu" che ha dato avvio alla riforma normativa che ha avuto il culmine con la legge Biagi. L'obiettivo di quest'ultima era rendere flessibili i contratti di lavoro, in particolar modo quelli a progetto. Questa legge ha portato gli standard italiani ad adeguarsi a quelli europei, anche se anche questa legge ha delle criticità, come il fatto che il sistema non conosce bene ogni aspetto della legge. La flessibilità data al lavoro può essere di vari tipi, come ad esempio la possibilità dell'organizzazione di adeguare il numero di lavoratori alla domanda del mercato, oppure l'opportunità di modificare i ruoli e i compiti dei dipendenti.
Vari e diversi autori danno nomi diversi ai tipi di flessibilità. Altri autori come Meghnagi, sostengono che la flessibilità abbia una doppia faccia, cioè un volto positivo e un volto di precarietà. Quelli che sostengono la positività della flessibilità è perché dicono che è necessaria, ed è...
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