CULTURE MIGRANTI
PRIMA PARTE
Introduzione
Le culture non sono entità!statiche, ben delimitate fra loro e omogenee al loro interno, quanto piuttosto fenomeni
plurali e in perenne movimento, attraversati da continue tensioni, relazioni e scambi reciproci; nemmeno le identità!
culturali corrispondono a insiemi stabili e oggettivamente definibili di tratti, ma si costruiscono e si modificano nel
contesto d’interazioni sociali e rapporti politici.
Multiculturalità!è!un dato di fatto, compresenza fisica di soggetti sullo stesso territorio.
L’identità! individuale si definisce, si produce e può! essere verificata nella cultura dell’educazione che l’ha resa
possibile; è! sintesi della reciprocità! fra processi e pratiche di inculturazione (come trasferimento a livello
intergenerazionale della cultura di origine) e di acculturazione (intesa anche come ibridazione tra diverse culture).
L’interculturalità! e la transculturalità! rappresentano condizioni di emancipazione della multiculturalità, tramite
un’integrazione reale che si affranchi dei rischi degli estremi opposti del separatismo/ghettizzazione e
dell’assimilazionismo.
La prima parte affronta nodi concettuali segnano dimensionalità!della formazione.
La seconda parte analizza alcune rassegne di ricerca internazionale e nazionale.
La terza parte riconosce l’intero ciclo di vita dell’uomo e della donna dipanarsi all’interno del gruppo e dei gruppi,
inducendo a considerare la cultura come un’entità!dinamica e l’identità!come riconnessa a una multi appartenenza.
La quarta parte muove dal presupposto che l’educazione possa essere concorsa dall’istruzione, poiché! il sapere
costituisce una forma di cultura e cura di sé, e che l’istruzione abbia sempre un abito educativo.
Competenze professionali delle future professionali pedagogiche dovranno includere quattro irrinunciabili livelli di
competenze culturali, didattiche e di scienza dell’educazione.
Competenze teoriche: la competenza disciplinare (sapere) attiene alla padronanza culturale delle materie di
insegnamento e alla capacità!di sapersi confrontare e contaminare con altre discipline (interdisciplinarità);
Competenze operative: la competenza didattica (saper fare) attiene alla padronanza metodologica ed empirica
nell’ambito sia della didattica generale, sia delle didattiche disciplinari;
competenze interrazionali: la competenza relazionale(saper stare con gli altri) attiene alla padronanza nell’ambito
delle dinamiche di comunicazione-socializzazione, nonché!alla capacità!di controllo degli atteggiamenti del docente
nelle relazioni socio-affettive con gli allievi;
Competenze deontologiche: la competenza deontologica (saper essere) attiene alla professionalità! pedagogica
nell’ambito delle scienze dell’educazione e mira alla salvaguardia della singolarità!e alla valorizzazione del soggetto-
persona.
Capitolo 2 : Il métissage nelle arti come modello di relazione interculturale
Una “terza via”
L'idea del métissage,cioè!di una mescolanza che coinvolge potenzialmente una pluralità!di aspetti, dai tratti somatici
alle tradizioni culturali, dalle credenze religiose alle forme della politica evoca due scenari opposti.
1) Il métissage rappresenta una sorta di utopia: il sogno di una società!aperta e pacifica, attenuarsi delle differenze
porterebbe alla progressiva scomparsa dei conflitti, delle discriminazioni moltiplicando al tempo stesso gli stessi
spazi d'interazione e condivisione.
2) Il métissage rappresenta invece una sorta di spettro: l’incubo di una società!omogenea e standardizzata,in cui il
diluirsi delle differenze incrinerebbe il senso di appartenenza, l’identità!individuale e culturale, la ricchezza di cui le
differenze sono portatrici:
Métissage area francofona: Il métissage non va confuso con un processo osmotico per cui le differenze si
annullerebbero vicendevolmente, fino a produrre una totalità!indistinta invece il métissage si prospetta come una
“terza via”!tra la logica della fusione e quella della frammentazione, una terza via tra universalismo e comunitarismo,
tra assimilazionismo e separatismo.La nozione di mètissage ambisce a diventare un paradigma.
I teorici del métissage prendono le distanze dall’ideologia multiculturalista, che prevede la coesistenza di culture
diverse, alle quali accordare pari dignità! e valore, ma concepite come separate l’una dall’altra;essi prendono le
distanze anche dall’ideologia assimilazionista che si propone di diluire gradualmente le differenze tra le culture,
attraverso l’adattamento delle credenze e dei valori dei gruppi minoritari a quelli della cultura dominante.Per i teorici
le differenze non vanno né!annullate né!assolutizzate:infatti le colture non sono entità!statiche, delimitate fra loro e
omogenee al loro interno, quanto fenomeni plurali e in perenne movimento, attraversati da continue tensioni,
relazioni e scambi reciproci: il paradigma del métissage non è!privo di affinità!con l'antropologia transnazionale e
dalla critica postcoloniale: di flusso culturale, di ibridazione culturale e d third space, di travelling cultures. Il
paradigma del métissage si distingue per due elementi: 1) l’enfasi posta sulla costruzione dell’identità!
individuale,quindi la rilevanza accordata alla questione della soggettività!meticcia; 2) il ruolo cruciale assegnato alla
sfera dell’arte e dell’esperienza estetica,vista come spazio d’incontro, in cui i métissages da un lato prendono corpo,
si “materializzano”!e dall’altro, attivano nessi tra diversi immaginari.
Un diverso concetto di cultura
Fino a pochi decenni fa, il métissage biologico designava un incrocio tra due razze differenti. La convinzione era che
esistessero razze “pure”, che potessero occasionalmente mescolarsi tra loro generando individui ibridi, impuri. A
partire dagli anni Novanta il termine si è!imposto come definizione di un processo culturale, puntualizzare che esso
veniva estrapolato in primo luogo, la genetica moderna aveva ormai mostrato l’infondatezza di una suddivisione
della specie umana in razze, la vecchia idea di individui impuri/meticci non aveva più!senso; inoltre la nuova idea di
meticciato culturale escludeva l’esistenza di culture pure, e quindi perché!adottare proprio il termine métissage? Per
porre al centro dell’indagine i processi di contaminazione da cui nascono e si sviluppano tutte le culture, conferendo
una valenza positiva a ciò!che prima era oggetto di un giudizio negativo.
La nozione di métissage si contrappone all’idea di cultura espressa dalla “ragione etnologica”, cioè!dal modello teorico
che accomuna gran parte delle scuole antropologiche dal culturalismo statunitense di Boas allo strutturalismo
francese Claude Lévi-Strauss.Il libro di Amselle “Logiche meticce”!ha impresso una svolta nel modo di considerare
le culture e le identità!culturali. La ragione etnologica ha elaborato un approccio discontinuista, che si articola nel
modo seguente: vengono isolati alcuni elementi, astraendoli dal continuum socioculturale in cui sono posti,poi tali
elementi assumono la rigidità!di strutture fisse in grado di differenziare le pratiche culturali di una certa popolazione
da quelle delle popolazioni limitrofe;infine insieme delle differenze così!individuate va a costruire una certa cultura o
etnia.In
apparenza questa valorizzazione delle differenze sfocia in un relativismo tollerante, per cui tutte le culture avrebbero
uguale dignità. In realtà,il relativismo culturale maschera etnocentrismo:l’etnologia si consolida come disciplina del
colonialismo europeo. La ragione etnologica funzionale al colonialismo per due motivi. Da un lato 1) permette di
ripartire le popolazioni in una serie di etnie,a ciascuna delle quali vengono assegnati tratti specifici,che disegnano
quadro più!definito entro cui operare;Amselle parla di “invenzione delle etnie”,le etnie non rispecchiano le istanze di
unità! culturale provenienti da certi gruppi, ma vengono costruite ai fini politici, inducendo nuove forme
d’identità.Dall'altro lato 2) costruisce una serie di schemi binari sulla cui base diventa possibile etichettare le colture
extraeuropee come “primitive”, giustificando il dominio coloniale nei termini di una missione civilizzatrice: Le cose
non cambiano dopo la fine del colonialismo: permane, l’idea che le diverse culture umane siano entità!da definire,
classificare e comparare,inoltre la tendenza a esaltare la specificità! di ogni cultura si traduce in un’ideologia
separatista o multiculturali sta: culture sono universi chiusi tanto vale mantenerle separate. Amselle per uscire
veramente da questa prospettiva,bisogna sostituire alla ragione etnologica una “logica meticcia”! un approccio
continuista che mette l’accento sull’originaria mescolanza esistente tra le diverse culture; cambiare il concetto stesso
di cultura “serbatoio”!“come un insieme di pratiche interne o esterne a uno spazio sociale definito che gli attori sociali
mettono in moto in funzione di questa o quella congiuntura politica”. Nonuna semplice opzione teorica, quanto
piuttosto una riflessione suggerita di “lavoro sul campo”! nel continente africano. Studiando le chefferies
(circoscrizioni territoriali in cui vige l’autorità!di un capo tradizionale)l'autore si è!accorto che era sbagliato vedervi
tre etnie giustapposte nello spazio e che esse costituivano invece “un sistema di trasformazioni”!legate a rapporti di
forza sia interni sia esterni. Non appena decostruiamo l’oggetto-etnia, le colture “non sono situate le une accanto
alle altre come monadi leibniziane senza porte né!finestre: esse trovano posto in un insieme mobile che è!a sua volta
un campo strutturato di relazioni”. → !Amselle
Un nuovo concetto di alterità
Diverso concetto di cultura espresso da una logica meticcia implica nuova visione del rapporto identità-alterità. Le
identità!culturali non si danno a partire da un insieme stabile e oggettivamente definibile di tratti ma si costruiscono
e si modificano nel contesto di interazioni sociali e rapporti politici. Ciò!comporta, da un lato,una concezione più!
dinamica e pluralistica dell’identità, non più! essenza ma come processo, come possibilità! di scegliere la propria
identità, di trasformarla nel tempo e di “errare”da una all’altra. Nello stesso tempo ciò!implica una concezione più!
fluida delle differenze culturali,sarà!sempre possibile attraversare quei confini,superando la rigida dicotomizzazione
tra “noi”!e gli “altri”. Questo punto diventa centrale nell'analisi condotta da Laplantine e Nouss che non condividono
però!l’equazione métissage=sincretismo, mescolanza spinta fino all’indistinzione: Ritengono che il métissage debba
preservare il ruolo della differenza accanto a quello della relazione. Cercano di chiarire in che cosa consista l’identità!
meticcia, come si articoli in concreto l’idea della multi appartenenza di un individuo o di un gruppo.Il discorso si
sviluppa su due livelli: il singolo, la collettività.Secondo Laplantine e Nouss esistono due concezioni dell’alterità:
l’alterità!relativa e l’alterità!assoluta. Per la prima, l’altro è!ciò!che si oppone al soggetto senza modificarlo;per la
seconda, il soggetto s’incontra con l’altro, non gli si oppone né!lo riduce a caratteri prestabiliti, può!essere trasformato
da esso. Implicando una netta separazione tra l’interno e l’esterno,la concezione dell’alterità!relativa segna i limiti
dell’io, dell’individuo, di un gruppo. Viceversa l’alterità!assoluta decostruisce le nozioni di interiorità!e di esteriorità,
spostandone i confini fluttuanti: apre il soggetto all’alterità!esterna, perché!lo rende consapevole dell’alterità!che c’è!
in lui. Quest'ultimo processo riveste ruolo essenziale nella costruzione di un nuovo modello d’identità: non riusciremo
mai a dialogare davvero con individui o gruppi di altre culture, se avremo un’immagine chiusa e monolitica della
nostra e dell’altrui soggettività. Nella nozione d’identità! meticcia vediamo convergere cosi due prospettive: 1)
prospettiva teorica rinunciando ai principi d’identità!e di non contraddizione (bianco o nero, ecc), non emargina più!
l'alterità!al di fuori dell’essere; 2)prospettiva etica considera l’alterità!come costituiva della soggettività, ponendo in
reciproca tensione il concetto di autonomia e quello di eteronomia.
L'identità!meticcia sarà!l’identità!plurale di una soggettività!!la cui autonomia si fonda su una serie di eteronomie:
Non c’è! continuità! tra il soggetto e il suo altro, e neppure tra le diverse identità! che compongono l’identità!
meticcia.All'interno di quest'ultima l’eterologia (discorso sull’altro e, il discorso dell’altro) deve tradursi in
un’eteroprassi,cioè! un’esperienza o in una “pratica”! dell’alterità! per cui le diverse identità! non coesistono
simultaneamente, ma si giustappongono successivamente,in un divenire temporale che ne preserva gli scarti, gli
intervalli, la reciproca incommensurabilità. L’eteroprassi non può!essere sottomessa a un sapere preordinato; essa
trova illustrazione all’interno del romanzo,in cui alterità!autonome si confrontano, s’intrecciano tra loro nello svolgersi
di una storia, cioè!in una dimensione temporale diacronica. Il problema dell’identitàmette in evidenza che non esiste
il métissage,ma si danno piuttosto innumerevoli modalità!di métissage;il pensiero meticcio non è!una conoscenza
del métissage, ma conoscenza che avviene attraverso e all’interno del métissage. Il métissage ha sempre a che fare
con una soggettività!non con un’oggettività!astratta.
Il métissage può! diventare anche una strategia di acculturazione e di relazione intergruppi: una terza via tra
integrazione e rivendicazione delle differenze. L'idea di métissage si oppone ai processi di globalizzazione economica
e culturale,che rappresentano il tentativo di imporre un’unità!senza residui, una standardizzazione delle idee e dei
comportamenti,essa non può!rinunciare alle nozioni di totalità!e di universalità: non può!farne a meno sul piano
epistemologico, perché! altrimenti dovrebbe adottare una logica del frammento e della frammentazione che
metterebbe a rischio la logica della relazione; può!farne a meno sul piano etico-politico, perché!altrimenti dovrebbe
appiattirsi sulle posizioni del multiculturalismo.Il pensiero meticcio deve rivedere quelle nozioni,concependo una
totalità!aperta, mai data e stabilizzata una volta per tutte,e un' universalità!“concreta”, situata, incompiuta,che entri
costantemente in tensione con la singolarità!e accetti l’esistenza della contraddizione. L'universalità!meticcia sarà!
quella “del soggetto umano in quanto essere di dialogo e di trasformazione”,il quale non cessa mai di differire sia
dagli altri sia da se stesso; mettere in gioco spazi di confronto ed eventualmente di scontro. Questa universalità,
non coincide né!con il tentativo di adeguare le parole alle cose in una sorta di “grammatica universale”, né!preservare
l’univocità!del senso nel passaggio da una lingua all’altra, ma con un opera d’incessante traduzione per cui il senso
appare inscindibile dal segno entro cui si singolarizza.L' arte svolge una funzione esemplare:mostra che l’universalità!
si lascia riconoscere solo nella singolarità!di un’altra esperienza.Il métissage disegna i percorsi di un’avventura etica
ed estetica.
Immagini meticce
La pensée métisse di Gruzinsk rappresenta una prospettiva posta all' incrocio tra storia sociale e storia
dell’arte,basata sulla convinzione che lo studio dei métissages del passato ci aiuti a comprendere i métissages
odierni.L'autore considera riduttivo definire il métissage come un fenomeno culturale,fenomeno che investe tutti i
campi della realtà: i métissages non riguardano tanto le culture, quanto le società, cioè!individui, gruppi che si
scontrano e si mescolano, scambiandosi frammenti,poichè! la selezione di tali frammenti non è! arbitraria, ma
ubbidisce sempre a rapporti di forza, occorre ricostruire i contesti storici entro i quali si sono sviluppati.
Il“Pensiero meticcio”! non è,come per Laplantine e Nouss, un modello conoscitivo sui generis, ma l’insieme dei
procedimenti conoscitivi, espressivi, comunicativi che hanno reso possibili certi métissages, in una certa epoca e in
una certa area geografica.Ciò!significa esistano costanti costituiscono soltanto l’ossatura del pensiero meticcio.
Lo studio di Gruzinski sui métissages avvenuti nel Messico del Cinquecento,considerandoli inscindibili da due processi
che caratterizzano l’America Latina in questo periodo: 1)il caos della Conquista stato di disordine conseguente
all’arrivo dei conquistadores; 2)l' occidentalizzazione(insieme dei mezzi di dominazione imposti dall’Europa per
costruire una società!coloniale).Sarebbe riduttivo leggere questa situazione alla luce del binomio acculturazione-
deculturazione: non sono due culture a incontrarsi/scontrarsi, ma “frammenti”! di Europa e di America. Tale
<Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame pedagogia interculturale, prof Cerrocchi. Libro consigliato Di cultura in culture. Esperienze e per…
-
Riassunto esame pedagogia interculturale, prof Cerrocchi. Libro consigliato L'intercultura in prospettiva pedagogic…
-
Riassunto esame di teorie e metodi educativi, prof Cerrocchi, libro consigliato Relazioni cooperative a scuola, Doz…
-
Riassunto esame pedagogia generale e organizzazione scolastica, prof Pastori, libro consigliato Pedagogia e didatti…