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Il razzismo Taguieff

ricorso all'origine e al fenotipo. L'atteggiamento

razzista si pone l'obiettivo di rimettere a posto gli

individui usciti dalla loro categoria di gruppo.

Il neorazzismo, simbolico o velato, è il razzismo

proprio all'epoca dell'antirazzismo, un razzismo

riadattato all'epoca postnazista caratterizzata da

consenso di base sul rifiuto del razzismo. E'

strutturato per eludere i tradizionali modi di

riconoscimento sociale del razzismo e aggirare le

barriere simboliche stabilite dalla legislazioni

antirazziste. E' caratterizzato dal rovesciamento dei

valori propri al relativismo culturale,

dall'abbandono del tema non egualitario e dal

fatto di assumere come un elemento assoluto la

differenza culturale, da cui deriva la condanna

della mescolanza e l'affermazione della non

assimilabilità delle culture, dal suo carattere

simbolico, in quanto rispetta le regole

dell'accettabilità ideologica.

CAPITOLO 4

Ciò che noi chiamiamo razzismo si distribuisce in

tre dimensioni: le attitudini, i comportamenti e le

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Il razzismo Taguieff

costruzioni ideologiche. Si esprime in tre modi

diversi: il razzismo-ideologica, il

razzismo-pregiudizio e il

razzismo-comportamento.

Diverse opere hanno stabilito che non esisteva

alcuna relazione causale tra il

razzismo-pregiudizio e quello comportamento e

cioè tra il razzismo come ideologia e come

persecuzione e annientamento. La Piere illustra

l'ipotesi di un'assenza di relazione causale. Il

razzismo opera con o senza riferimento alla razza

in senso biologico. Il razzismo biologico e razzismo

culturale sono diversi. Il razzismo biologico,

classico, si fonda su caratteri somatici per

elaborare le categorie umane tra cui vengono

poste delle relazioni di ineguaglianza. Oggi i

progressi tecnici genetici hanno reso possibile

nuove discriminazioni fondate sulle caratteristiche

genetiche degli individui. Il razzismo culturale

fonda le proprie spiegazioni del corso della storia o

del funzionamento sociale su delle

categorizzazioni elaborate a partire da tratti

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culturali. I suoi confini con l'etnismo sono

indeterminabili.

Bisogna distinguere il razzismo dello sfruttamento

dal razzismo dello stermnio che predica

l'anniettamento del gruppo umano. Il primo mette

in moto un'ineguaglianza tra razze ritenute

superiori e inferiori, disumanizza o bestializza le

razze inferiorizzate e riconosce maggiori diritti alle

razze superiori. Il secondo ha una visione mitica

dello straniero-nemico assoluto, demoniaco,

minacciatore supremo. La demonicazzione prepara

i comportamenti di eliminazione, leggittima il

genocidio presentandolo come istinto di

sopravvivenza da parte di chi vede la propria

esistenza minacciata.

Vi sono due forme di razzismo come ideologia: il

razzismo universalista fondato sulla negazione di

identità che si esprime con un disprezzo per forme

culturali particolari e rifiuta o attenua la

differenza. E' eterofobo. E il razzismo

differenzialista, eterofilo.

Pensiero razzista ordinario: il razzismo interpreta

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la distinzione tra Noi e Loro, o noi-altri, come una

distinzione tra due specie umane la prima delle

quali viene giudicata più umana dell'altra, o

l'unica umana.

Herder: Qualsiasi sia la varietà delle forme umane,

c'è un'unica specie di uomini-> confuta l'evidenza

etnocentrica primordiale che vuole disumanizzare

gli altri, barbarizzarli, inferiorizzarli, pensarli

incivili.

Weber ha delineato un modello psicosociale

fondato sull'ossessione del declassamento,

immaginato come una forma specifica di degrado

prodotta dalla cancellazione delle differenza

socialmente percettibili tra gruppo superiore e

inferiore. Postula un'analogia tra meccanismo

etnocentrico e del disprezzo di classe che si

trasforma in risentimento. Questo è un

meccanismo di base della xenofobia contro gli

immigrati, contro i magrebini nelle classi popolari

francesi.

MODELLO IDEALE DI RAZZISMO: caratteristiche

cognitive: 16agina p

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-categorizzazione essenzialista degli invidui o

gruppi che implica la riduzione dell'individuo allo

statuto di un rappresentante del suo gruppo di

appartenzenza o della sua comunità originaria

elevata a comunità di natura o d'essenza. Nascere

così significa restare così. L'appartenenza è una

normativa.

-stigmatizzazione che comporta la creazione di un

numero di stereotipi negativi. Tutti i rappresentanti

di una categoria vengono marchiati con stigmate,

tare, macchie. Sono impuri o rendono impuri gli

altri. Gli si da dell'estraneo, una natura pericolosa

per il proprio gruppo o per quello di appartenenza.

Alla demonizzazione si oppone o affianca una

strategia di patologizzazione metaforica dell'entità

stigmatizzata, centrata sull'ossessione del contatto

o mescolanza. ->mixofobia

-certe categorie di umani non sono civilizzabili,

imperfettibili, non educabili, incovertibili,

insassimilabili

2 ASSIOMI:

-non esistono categorie di uomini che non soltanto

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sono diversi ma lo sono anche in modo anomalo. Il

babaro mischia le distinzioni più significative,

incarna l'indifferenziazione minacciosa, la

differenza fuori sistema.

-gli esseri sono inutili e pericolosi per il gruppo.

CARATTERISTICHE PRATICO-SOCIALI:

discriminazione, segregazione, espulsione degli

indesiderati, persecuzione essenzialista (violenza

fisica vs i membri di un gruppo perchè tali), lo

sterminio dei rappresentanti di una categoria della

popolazione.

Il razzismo è ciò che Memmi chiama un'esperienza

vissuta dove si intecciano affetti, racconti

leggendari, convinzioni e interessi legati a

situazioni, a contesti istituzionali, a pratiche.

CAPITOLO 5

Bisogna pensare che esistano più razzismi e che le

concezioni razziste variano a seconda dei contesti,

si riciclino e cambino. Accade oggi che l'uso del

termine designi timore, disprezzo, repulsione e

orrore verso qualcuno preso di mira e denunciato

come pericoloso. Questo problema della

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padronanza della parola si pone in senso stretto

nell'ambito del diritto e della legge per gli Stati che

hanno adottato la legislazione antirazzista:

rientrano nel razzismo le attitudini e i comportenti

discriminatori considerati come crimini e che sono

puniti per legge. (legislazione francese). Così la

discriminazione di base alla razza è una delle

discriminazioni proibite. Il razzismo è diventato un

crimine che deve essere punito dall'applicazione

della legge.

Fine anni 40, UNESCO si impegna in un

programma di diffusione di fatti scientifici atti a far

scomparire i pregiudizi di razza. Scienziati,

biologici e antropologi si impegnano a denunciare

un mito assurdo, il razzismo.

Il programma antirazzista è un programma

pedagogico, di trasmissione dei dati scientifici sulle

diverse caratteristiche della specie umana, per

lottare lo sfruttamento dell'ignoranza e del

pregiudizio razziale. Questo ottimismo si è

scontrato con le conclusioni delle ricerche svolte da

psicologi sociali su pregiudizi e stereotipi,

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influenzati dalla psicanalisi. Si suppone che il

pregiudizio funzioni come un sintomo, una

formazione di compromesso. In questo senso, il

pregiudizio esprime e realizza un modo di

razionalizzazione.

Il razzismo ha a che fare con la patologia

individuale su uno sfondo di socializzazione

autoritaria e repressiva. I razzisti vengono

patologizzati, trattati come se nella loro infanzia

fossero stati le vittime di un virus ideologico.

Questa concezione del pregiudizio razzista come

sintomo di esperienze di frustazione si scontra con

il fatto che è impossibile provare che le persone

che hanno dei profondi pregiudizi abbiano subito

maggiori frustrazioni. Il razzismo è un'eredità della

exnofobia pensata come originaria e un effetto

delle logiche sociali di dominio.

Memmi dice che la cosa naturale è il razzismo, non

l'antirazzismo: questo è solo una conquista, frutto

di una lotta sempre minacciata. Diventa una

permanente insurrezione contro l'eterno ritorno

della cattiva natura nell'ordine della cultra. E' una

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Il razzismo Taguieff

padronanza della natura insita nell'uomo. La lotta

vs il razzismo è una lotta vs la natura umana.

Al di fuori dei confini del gruppo di appartenenza,

predomina lo stato di natura, retto dal prinicipio

homo homini lupus. C'è continuità tra

un'attitudine e il comportamento primordiale di

tipo xeonofono e le modere forme di

inferiorizzazione o di eslcusione, si lascia intendere

che i lrazzismo abbia un fondamento naturale. La

lotta si scontra con la costituzione affettiva e

mentale dell'uomo e con il funzionamento ritenuto

elementare di tutti i raggruppamenti sociali.

L'origine del male è naturalizzata.

L'errore fondamentale d'attribuzione consiste nella

tendenza ad attribuire il comportamento di un

attore quasi esclusivamente alle disposizione di

quest'ultimo e nell'ignorare la situazione in quanto

fattore determinante del comportamento. Gli attori

sociali formulano delle attribuzioni o delle

imputazioni sulla base di un sapere preocostituito

formato dalle rappresentazioni sociali disponibili.

Così nelle risposte automatiche impediscono che

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sorgano degli interrogativi su dei fenomeni

sorprendenti, imprevisti, atipici e scandalosi.

(disumanizzazione che presuppone la

categorizzazione globalizzante di una popolazione

a cui si attribuisce un'identità sostanziale comune,

come se tutti gli individui appartenenti al gruppo

essenzializzato manifestassero l'identità del gruppo

come se fossero cloni gli uni degli altri.

Non si è razzisti, lo si diventa. Il razzismo

manifestato dal comportamento di un attore

sociale non può essere spiegato attraverso le

tendenze o le disposizioni di quest'ultimo. Il

principale elemento che spiega l'attitudine o la

disposizione sociale è la situazione.

CAPITOLO 6

Perchè essere antirazzisti? Sei risposte teoriche o

speculative.

1)In nome della Civilità, del Progresso o

dell'Umanità vera, compiuta, dell'avvenire: per

lottare contro le barbarie e per porre fine alle

barbari. L'antirazzismo è umanesimo, si tratta di

superare il passato dell'umanità, le forme di

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comportamento arcaico. Si tratta di impedire il

ritorno del primitivo nel presente: sfruttamento,

ineguaglianza, dominio, discriminazione,

segregazione, violenze.

L'antirazzismo può allora presentarsi come un

progetto di riumanizzazione di un'umanità

difettosa. E' un migliorismo: è una delle dottrine di

coloro che vogliono rendere migliore l'umanità.

Essere antirazzisti significa collocarsi nel corso

della storia. Esiste a priori un limite tra barbarie

non barbarie. L'antirazzista si pone tra i civilizzati

e i civilizzatori; è il più umano tra il umani, pone i

razzisti tra i semiumani da migliorare.

2) In nome della verità scientifica e del progresso

della conoscenza: per lottare vs la potenza della

falsità e della menzogna. L'antirazzismo è un

discorso di verità che deriva dal dovere di

combattere le idee false, i giudizi erronei, i

ragionamenti sbagliati.

3)in nome del Bene, della volontà o della speranza

che si compia il regno del Bene: porre fine a tutte

le figure o le cause del Male o dell'infelicità

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gnammipink di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Processi comunicativi e razzismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Padovan Dario.

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