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Introduzione al problema del razzismo

Si vuole rispondere a una domanda apparentemente semplice: in quale modo si pone oggi il problema del razzismo? Cercare di rispondervi significa ripensare il razzismo ma anche l'antirazzismo. Nella prefazione della "Fenomenologia dello spirito" (1807), Hegel lancia questo avvertimento: "il noto in genere non è conosciuto." Il razzismo è ben noto ma non lo si conosce.

Dobbiamo partire da un paradosso: mentre la parola razza è diventata tabù ed è comunque ideologicamente sospetta e quindi viene evitata dopo la sconfitta del regime nazista che l'aveva sfruttata a fini propagandistici, la parola razzismo è comunemente utilizzata e applicata a un numero indefinito di situazioni. La parola razzismo appare impropria rispetto ai nuovi modi in cui viene utilizzata ma anche le sue definizioni classiche sono insufficienti.

Il razzismo e l'etnocentrismo

Bisogna sapere se il razzismo può essere considerato come un fenomeno universale che si confonderebbe con l'etnocentrismo. Ma se il razzismo riattiva alcuni atteggiamenti propri all'etnocentrismo, esso non può essere ridotto a quest'ultimo. L'antirazzismo deve essere interrogato rispetto ai suoi principi, ai suoi fini, ai valori che si sforza di incarnare o di realizzare. L'antirazzismo è destinato a ripensare se stesso dinanzi alle nuove forme di razzismo dell'epoca postnazista, legate alla persecuzione delle minoranze, alla xenofobia, alla violenza.

Capitolo 1

Pregiudizi razziali nella storia

Gould non esclude che i pregiudizi razziali possano essere altrettanto antichi quanto la storia a noi nota. Kovel dice che i fenomeni razzisti sono onnipresenti nella storia e che l'odio razziale è ancorato nella natura umana. È una visione continuistica del razzismo e consiste nell'identificare l'etnocentrismo come fonte o origine del razzismo, il quale viene ridotto a una delle sue manifestazioni storiche.

La funzione sociale dell'etnocentrismo

Folkways di Sumner: etnocentrismo è il punto di vista secondo il quale il gruppo di appartenenza è il centro del mondo e il metro di misura per giudicare gli altri. Ogni gruppo esercita la propria vanità e superiorità e considera con disprezzo gli outsiders. Ogni gruppo pensa che i propri costumi siano gli unici ad essere giusti e disprezza quelli altrui. Porta ogni popolo ad esagerare, ad accentuare i tratti che lo distinguono.

L'atteggiamento etnocentrico consiste nella distinzione tra due categorie opposte: il noi civilizzati e i loro, selvaggi, cioè natura vs cultura. L'etnocentrismo porta alla disumanizzazione dell'altro che nella modernità si compie tramite la creazione di categorie di sottouomini, quasi-bestie. Sono il volto oscuro dell'umanesimo moderno. L'etnocentrismo sembra costituire il protorazzismo. Esso adempie una funzione socialmente positiva: favorisce le attitudini e i comportamenti altruistici all'interno del gruppo di appartenenza. Si tratta di altruismo limitato: i legami di simpatia e la solidarietà non oltrepassano la frontiera dell'endogruppo. Keith dice che i legami di gruppo sono un'estensione di quelli di sangue.

Se il pregiudizio razziale viene definito nel modo più ampio possibile, il pregiudizio razziale appare come una componente dell'attitudine etnocentrica o come un derivato. Ma il pregiudizio non rappresenta il razzismo in toto. Perciò l'idea del pregiudizio a una figura dell'attitudine etnocentrica, non implica la riduzione del razzismo all'etnocentrismo.

Capitolo 2

Il razzismo come fenomeno moderno

Il razzismo costituisce un fenomeno occidentale e moderno. Questa visione modernista si distingue da quella antropologica che non gli riconosce un luogo di nascita storico. Coloro che pensano il razzismo come una derivazione dell'etnocentrismo o di un istinto primordiale vs chi lo pensa come prodotto della modernità capitalista, individualista, egualitaria o scientista.

Il fenomeno razzismo ha preceduto il sorgere del termine. Quello che chiamiamo razzismo emerge nella modernità a partire dal XV e XVI secolo. Si possono distinguere tre varianti della teoria del razzismo come fenomeno moderno:

  • Teoria modernista ristretta: il razzismo è un successore dell'attività di classificazione delle razze umane, diffusasi nel XVIII secolo. Sono diversi gli specialisti che dicono che non c'è razzismo se non sulla base del moderno concetto di razza umana. Linné (Il sistema della natura) espone un sistema di classificazione in cui il genere Homo viene posto in cima al regno animale e suddiviso in due specie: l'uomo diurno (sapiens) e notturno, il troglodita o sylvestris. L'Homo sapiens ha sei varietà diurne: uomo selvaggio, uomo tetrologico, l'uomo europeo, americano, asiatico, africano. L'attribuzione alla razza negra dell'apatia o della pigrizia come uno dei caratteri fissi e ereditari viene elevata a una forma di varietà scientifica. I neri, posti all'ultimo gradino della gerarchia degli esseri umani normali, formano l'anello intermedio tra le grandi scimmie e la razza bianca. Coloro che si trovano al rango più basso della scala sono considerati imperfettibili, posti fuori dalla civiltà e progresso. Sono irrecuperabili. Il bianco invece è in cima. Gobineau pensa che la superiorità di questo sia provata dalla loro superiorità di bellezza, la regolarità dei tratti del volto. I migliori esseri umani sono i più belli. Meiners scrive "Abbozzo di una storia dell'umanità" e propone una classificazione più semplice delle razze: la bella e la brutta. Camper scrive "Dissertazione" e classifica le razze in base a misure anatomiche. Nel 1799 White difende la tesi poligenista che privilegia il criterio estetico.
  • Teoria modernista ultraristretta: riduce il razzismo alla dottrina esplicita del determinismo razziale delle attitudini. Il razzismo è il principio una razza-una civiltà. Durante il XIX secolo il termine razza, senza perdere il senso di stirpe, viene ridefinito dagli antropologi e inteso come un insieme di differenze morfologiche ereditarie. Riduce il razzismo alle teorizzazioni scientifiche della razza. Rinvia a teorie antropologiche che pretendono di essere scientifiche. Il razzismo non è egualitario, è un determinismo biologico.
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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gnammipink di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Processi comunicativi e razzismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Padovan Dario.
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