Parte I - Capitolo 1 - Pedagogia fra scienza e utopia
La pedagogia ha avuto un rapporto di interdipendenza con la cultura che ha condizionato a seconda del luogo e del tempo il sapere pedagogico che a sua volta, in alcuni casi, ha contribuito al formarsi di una data corrente di pensiero. Nella seconda metà del '900 la pedagogia inizia un percorso di ricerca dell'autonomia scientifica e di interdisciplinarità. La pedagogia nasce infatti dalla filosofia da cui ha dipeso per diverso tempo.
La formazione è una categoria comprendente del sapere pedagogico e al suo interno troviamo fattori quali l'etica, i comportamenti, istanze cognitive, istanze affettive, sapere e competenze. La formazione ha una duplice dimensione.
- Dar-forma: processi attraverso cui le istituzioni formative conservano e trasmettono la conoscenza e la cultura di un gruppo sociale.
- Formar-si: processi auto-costruttivi attraverso cui il singolo soggetto elabora e modifica tale cultura con l'apporto della propria specifica individualità.
La pedagogia si impegna a definire la propria identità in due direzioni:
- Ricerca teorica: analisi dei fini e dei mezzi dell'educazione, istruzione, formazione e approfondimento di linguaggi, logiche, strutture formali.
- Prassi pedagogica: progettazione-realizzazione-verifica dei processi formativi-trasformativi all'interno di situazioni storiche, sociali e culturali concrete.
La scelta empirico-sperimentale
La pedagogia è sempre stata subordinata alla filosofia, ma la pedagogia, alla ricerca dell'autonomia, inizia a guardare con interesse i contributi delle discipline scientifiche. Si avvicina dunque all'empirismo (esperienza, verifica, osservazione, ricerca, sperimentazione e pluralità dei dati sono le caratteristiche principali). Più precisamente si avvicina a quello che può essere definito come il pragmatismo di Dewey al cui centro vi è una dimensione logico-investigativa. Secondo la pedagogia che conosce Dewey infatti l'educazione ha l'obiettivo di sollecitare l'individuo ad acquisire il metodo scientifico.
L'educazione viene concepita come una continua riorganizzazione e ricostruzione dell'esperienza per promuovere un pensiero capace di fronteggiare le situazioni di cambiamento come ad esempio della società. Nel 1960, 1970 in Italia inizia una riscrittura scientifica del sapere pedagogico, si passa inoltre dal pragmatismo di Dewey ai modelli neopositivisti.
Svolta epistemologica
Il nome da ricordare in questa svolta è quello di Popper, egli sostiene che ogni verità scientifica sia parziale e transitoria, questa è sempre in attesa che una verità nuova venga a correggerla e falsificarla. Le proposizioni scientifiche possono essere sottoposte solo a falsificazione ossia una forma negativa di controllo empirico.
Dalla proposizione universale verrà dedotta una proposizione singolare e questa sarà sottoposta al vaglio dell'esperienza, ovviamente in termini di un processo di falsificazione e non di verifica. Se l'esperienza conferma la proposizione dedotta l'ipotesi sarà rafforzata (ma non verificata), se invece l'esperienza non conferma la proposizione dedotta allora anche la proposizione universale risulta falsificata. Dunque si può affermare che un'ipotesi è scientifica solo quando può essere confutata dall'esperienza.
Per Popper la teoria precede l'osservazione, orienta e condiziona il lavoro razionale di costruzione di conoscenze, modelli e verità. Dunque ad ogni problema corrispondono infinite soluzioni logicamente possibili e il discorso scientifico è più efficace se moltiplica le ipotesi usando l'immaginazione, nuove idee da sottoporre poi a falsificazione.
Oltre che fondare e spiegare, diventa importante anche descrivere e interpretare, da qui nasce l'epistemologia ossia la teoria della conoscenza. In questo modo si dà attenzione al legame tra teorie scientifiche e sfere culturali e simboliche, sociali ed esistenziali.
Per quanto riguarda la ricerca epistemologica post-popperiana, uno dei nomi che risalta è quello di Thomas Kuhn. Egli sostiene che l'andamento della scienza non è lineare e cumulativo ma si muove in modo irregolare, alternando periodi di stasi a improvvise crisi e trasformazione. Nei periodi di scienza normale gli scienziati lavorano all'interno di un paradigma. Ciascun paradigma implica una particolare visione del mondo e dunque la scelta di uno piuttosto che un altro è una questione, secondo K, di fede.
Feyerabend: sostiene che la scienza non sia governata solamente da criteri di razionalità ma in alcuni momenti, come quello della formulazione dell'ipotesi, vi sono altri fattori ad intervenire, fattori che potrebbero essere definiti non razionali (ma non per questo illogici). Secondo Popper questi sono motivazione, immaginazione, narrazione, intuizione.
Negli anni '70 vi sono due tipi di crisi che interessano da una parte la società capitalistica e dall'altra il soggetto. In questi anni inoltre si dà importanza alla razionalità che viene concepita come un fattore irrinunciabile ma problemativo. Nasce la necessità di un'idea di ragione che sappia proporsi a partire proprio dalla crisi.
Il nuovo modello di razionalità mette in discussione l'idea che la conoscenza spieghi i fenomeni naturali solo attraverso schemi logici. Le operazioni intellettuali sono sensibili al contesto e sono date da fattori intuitivi, psicologici e pragmatici.
Se da una parte il paradigma scientifico ha aiutato la pedagogia a liberarsi dalle dipendenze della filosofia dall'altra è evidente la non esaustività di un uso rigido e monodimensionale del paradigma empirico-sperimentale. Alcune correnti di pensiero hanno contribuito a riportare l'attenzione della cultura contemporanea sulla soggettività individuale oltre che sul carattere contingente dell'esperienza conoscitiva e ricerca scientifica. Si dà dunque peso alla centralità della persona.
Utopia
Utopia: è una dimensione costitutiva del discorso pedagogico, apre alla pedagogia l'accesso al cambiamento (la pone tra vincoli e possibilità). Parlando di utopia si può ricordare la Repubblica di Platone, ma anche Moro e Campanella. La proposta utopistica di autori come Bacone, Rousseau e Defoe non si esaurisce in situazioni meta-storiche ma sollecita il cambiamento, l'azione trasformativa.
In educazione e pedagogia ciò si traduce nella presa in considerazione sì dei vincoli ma anche della ricerca ad un'applicazione "empirica" e reale dell'utopia intesa come un "qualcosa che ancora non c'è" (ou-topos: non luogo). Non esiste la pedagogia ma esistono numerosi approcci pedagogici che si legano e poggiano su molteplici concezioni e visioni del mondo. Vi sono differenze tra una concezione improntata a una visione religiosa e una concezione della vita improntata a una visione laica. Se prima questi due approcci erano semplicemente tradizioni contrapposte, dagli anni '60 circa si cerca un dialogo costruttivo e creativo.
| Visione religiosa | Visione laica |
|---|---|
| La pedagogia di ispirazione religiosa (cristiana) parla di fede, trascendenza, dimensione spirituale, morale ed etica. | Nella pedagogia di ispirazione laica si focalizza l'attenzione su dimensioni più concrete dell'esperienza, calata all'interno della vita sociale e culturale. |
| Viene dato maggior peso alla dimensione filosofica dato che è più appropriata all'ascolto e indagine di dimensioni intime, personali, intangibili dall'analisi scientifica. | Riconosce la funzione della riflessione filosofica ma l'attenzione è focalizzata sugli apporti della ricerca scientifica, delle procedure euristiche, analisi e intervento. |
Problematicismo pedagogico: è uno dei paradigmi della pedagogia. Allude a un modello interpretativo e operativo dei processi educativi senza porsi in termini di assolutezza, esaustività ma, anzi, ricercando sempre la complessità e processualità della teoria e delle prassi educative. Rifiutando ogni forma di dogmatismo. Riflette sulla realtà educativa utilizzando vari approcci.
- Approccio trascendentale: recupera e valorizza ogni polarità delle antinomie proprie dell'esperienza educativa (io-mondo; natura-cultura; individualità-socialità).
- Approccio dialettico: assicura la natura dinamica e trasformativa dell'esperienza educativa opponendosi sia agli assunti normativi e a priori quanto alle sintesi assolute a posteriori (le prime proprie delle metafisiche teiste e le seconde delle metafisiche laiche).
- Approccio fenomenologico: consente di riconoscere la molteplicità delle dimensioni dell'esperienza educativa: storica e culturale, psicologica e sociale, logica e fantasia, etica ed estetica, affettiva e cognitiva.
Dunque il problematicismo pedagogico si muove su due binari: metodologico, epistemologico.
- Binario metodologico: è volto al superamento delle prospettive unilaterali (proprie della pedagogia del 900) che tendono o in direzione soggettivistica o in direzione oggettivistica. Da questa polarizzazione ne derivano due tipi di modelli pedagogici: soggettivistici (esistenzialisti, neospiritualisti, fenomenologici) e oggettivistici (marxisti, pragmatisti, strutturalisti). Ciò che vuole fare il problematicismo è proprio superare l'antinomia pedagogica concludendo che il progetto educativo deve integrare la parzialità dei singoli termini dell'antinomia.
- Binario epistemologico: conduce lungo gli orizzonti antidogmativi della vita educativa illuminati dall'idea trascendentale e idea del possibile. Attraverso la prima si dà apertura e plurilateralità al mondo pedagogico poiché ci si muove entro i poli delle antinomie che hanno da sempre caratterizzato la pedagogia stessa (io-mondo, natura-cultura, individualità-socialità ecc). L'idea trascendentale coglie il momento di universalità dell'esperienza, garantisce la totalità dei significati che l'esperienza stessa esprime, dei valori che elabora e delle finalità con cui si costituisce. La seconda, l'idea del possibile dà luce e prospettiva al concetto del modello educativo inteso come schema concettuale attraverso cui si connettono e ordinano diversi aspetti della vita educativa.
Il problematicismo pedagogico si pone come un paradigma ideale di organizzazione della vita educativa, ovviamente deve essere coerente con la realtà e per essere tale è necessaria una consapevolezza profonda dell'unità che lega passato, presente e futuro. In modo che l'esigenza razionale non resti limitata al passato o al presente ma che possa orientarsi al futuro. La categoria del possibile converte il modello pedagogico in paradigma aperto alla trasformazione in direzione di ragione (all'interno di un contesto storico-sociale che assicura identità e riconoscimento culturale).
La ragione, intesa come uno strumento di analisi storico-sociale, ha il compito di muoversi tra le filosofie che si risolvono univocamente o in direzione teoretica (scivolamento nella sfera oggettiva) o in direzione vitale (sfera soggettiva). In entrambi i casi la ragione rischia di perdersi, per questo è necessaria una coscienza storica che fornisca all'uomo le coordinate per agire nella società e risolverne le contraddizioni. In modo da non comprendere semplicemente il mondo ma di trasformarlo in modo che individualità e socialità possano svilupparsi in maniera armoniosa.
Pedagogia in situazione: scelta del modello educativo storicamente in grado di dare voce sia alle istanze del trascendentale del possibile sia alla realtà esistenziale, culturale, sociale entro cui il problematicismo è chiamato a fungere da progetto di espansione-innovazione-cambiamento dei luoghi di educazione. Pedagogia in situazione vuol dire una pedagogia storicamente determinata.
La pedagogia della scelta
Il problematicismo si impegna nelle direzioni dell'esperienza (esistenziali e sociali) che storicamente hanno subito mutilazioni e/o esclusioni; esso risulta spesso in crisi dato che è proiettato verso il superamento e cambiamento dell'esistente (contingente). Il termine scelta si riferisce al fatto che la pedagogia, in questo senso, deve percorrere la sua strada tra direzioni ambivalenti, contraddittorie.
La pedagogia dell'impegno
La progettazione e l'attuazione di un modello pedagogico problematicista non vanno elaborate al di fuori dell'esperienza educativa. La pedagogia si muove quindi tra conservazione e progresso, ricerca la sua validità non nella formulazione teoretica ma nella capacità di agire nella storia per realizzare l'esigenza razionale (intesa come integrazione degli aspetti dell'esperienza).
Il problematicismo è ovviamente legato ad altri domini come quelli dell'impegno collettivo, solidarietà, cooperazione, e questo in un mondo sempre più portato all'indifferenza sociale e civile che si contraddistingue per disvalori privatistici, individualistici e qualunquistici (secondo Frabboni).
Parte I - Capitolo 2 – L'assetto epistemologico della pedagogia
La ricerca di autonomia si è realizzata grazie alla tensione autocritica della pedagogia: decostruttiva e costruttiva. La tensione di cui si parla ha investito sia la dimensione teorica che la dimensione prassica. Teoria e prassi sono infatti interdipendenti, attraverso esse si leggono e interpretano le idee e i fatti educativi. Possono essere chiamati "gli alfabeti della pedagogia". Questi alfabeti sono sistemi autonomi e complementari.
Alfabeto teorico
Esso poggia su sei categorie formali relative all'oggetto, linguaggio, logica ermeneutica, dispositivo investigativo, principio euristico, paradigma di legittimazione della pedagogia intesa come "scienza della formazione".
- Oggetto della pedagogia: riguarda la formazione dell'uomo e della donna nella loro contestualizzazione storica, culturale e sociale. Una formazione che si struttura in direzione di crescita intellettuale, autonomia cognitiva e affettiva, emancipazione e liberazione etico-sociale.
- Linguaggio della pedagogia: è un linguaggio plurale che attinge dalla filosofia, scienza, storia e quotidianità. La pedagogia organizza i vari codici rendendoli raccordabili.
- Logica ermeneutica: è il criterio descrittivo e interpretativo della pedagogia. Si formalizza nella dialettica teoria-prassi-teoria. Si ha un'esigenza di fondazione teorica (ipotesi), traduzione (verifica empirica) e di riformulazione teorica, ciò comporta che la pedagogia sia una scienza attenta al continuo scambio con saperi diversi volta proprio all'integrazione.
- Dispositivo investigativo: L'oggetto della pedagogia è ovviamente molto complesso, dato che la "formazione" riguarda vari aspetti dell'esperienza sono necessari vari metodi di ricerca. Si parla di ricerca teorica, comparata, storica, sperimentale e clinica.
- Principio euristico: L'euristica della pedagogia è poggiata sul trascendentale, possibile e utopia. Infatti è proprio la dimensione utopica che caratterizza la pedagogia come scienza in cammino verso una destinazione mai definitiva.
- Paradigma di legittimazione: è il dispositivo unitario che garantisce l'identità di "scienza della formazione". Ambiti o oggetti di ricerca pedagogica, così come linguaggi, metodologia investigativa, logica ermeneutica e principio euristico, sono volti all'individuazione di percorsi e strategie della trasformazione e evoluzione di un'identità esistenziale, culturale, valoriale dell'uomo e della donna di un determinato contesto storico e geografico.
Alfabeto empirico
Poggia su dieci parole:
- Sviluppo
- Gioco
- Diversità
- Autonomia
- Creatività
- Formazione intellettuale
- Formazione estetica
- Formazione del corpo e del movimento
- Formazione affettiva e relazionale
- Formazione etica e sociale
I diversi dispositivi formali che concorrono a costituire il sapere pedagogico hanno un ruolo specifico. Essi si muovono tra i vincoli contestuali che condizionano le interazioni come se fossero delle "regole", queste regole possono essere però sfidate e interpretate in vario modo. I dispositivi inoltre possono combinarsi in numerose e complesse strategie.
Esistono molteplici teorie della formazione:
- Soggetti: quindi gli oggetti, i processi formativi, relativi ai differenti soggetti della formazione.
- Tempi: infanzia, giovinezza, età adulta, età anziana.
- Luoghi: famiglia, scuola, istituzioni sociali e culturali.
Soggetti, tempi e luoghi sono i fattori base che vengono accompagnati dalla pluralità dei linguaggi attraverso cui la pedagogia può interpretare i fatti educativi. Anche la logica ermeneutica ha il suo ruolo, infatti è l'espressione del punto di vista della pedagogia da cui guarda il mondo pedagogico stesso. Il modello investigativo è il metodo della ricerca che ha massima libertà esplorativa visto il vasto e diversificato campo di indagine della pedagogia. Il principio euristico è la capacità di ipotizzare soluzioni nuove, impreviste, intuitive, inventive, creative, ed è importantissimo per l'esito del processo stesso. Infine il paradigma di legittimazione rappresenta il centro di ogni mossa strategica, è la sintesi, la somma generale del congegno pedagogico.
Le sei idee stellari dello scacchiere pedagogico
- Pedine – ambito e oggetti della pedagogia come scienza della formazione: l'ambito è complesso e ha per oggetto: i soggetti della formazione sono diversi tra loro e ogni differenza va evidenziata e valorizzata.
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