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Lettera aperta ai giovani maestri

Il paese sbagliato rappresentava per me la conclusione di un percorso iniziato nei primi anni del dopoguerra, quando, dopo la caduta del fascismo e la fine del conflitto, il problema di fondo era la ricostruzione materiale e morale dell’Italia sui nuovi valori espressi dalla Liberazione. Nel 1948 io venni mandato in una scuola autoritaria e verticistica con nel cuore e nella mente i valori della libertà, della democrazia e della partecipazione che dovevano essere alla base della nuova società da costruire. Libertà di pensiero e di parola, democrazia, partecipazione alla cosa pubblica erano cose che dovevano essere apprese a scuola, ancora trasmissiva.

Anni '50 e il movimento di cooperazione educativa

Anni ’50: sorse il movimento di cooperazione educativa formato da docenti che, ispirandosi alle tecniche elaborate dal pedagogista francese Celestin Freinet, introdusse nella scuola italiana l’idea del bambino protagonista che sviluppa le sue capacità, stampa un giornale su cui racconta la vita sua e dei suoi compagni, continua il gioco prescolare dell’esplorazione occasionale nella ricerca organizzata e rappresenta il mondo che sta scoprendo col disegno, il teatro, la musica, ecc.

Innovazioni che sollevano obiezioni: eliminare il tema e introduzione dell’autovalutazione, che toglieva dalle mani del docente l’arma della bocciatura. Di anno in anno si elaborò una pedagogia organica che prevedeva la realizzazione di “isole felici”, cioè classi che erano vere e proprie comunità organizzate dagli stessi bambini che vivevano in maniera concreta i valori della libertà nell’amicizia ma anche della collaborazione nella socialità.

Il bambino protagonista

Secondo il Movimento di cooperazione educativa, il bambino è considerato protagonista della scuola, dove le sue conoscenze hanno il diritto di essere espresse e continuate con lo stesso interesse del gioco. In questa introduzione inoltre si dice che la cultura del bambino, a differenza di quella dell’adulto, è globale, dunque i contenuti non sono organizzati come materie.

L’insegnante suddivide le conoscenze in ambiti di studio. Se il docente costruisce il suo programma sulle materie da trasmettere, l’apprendimento viene dissociato dal gioco interesse e il bambino diventa ripetitore di nozioni e non è più interessato.

Aggiornamento docenti

Aggiornamento docenti non sul piano metodologico ma solo su quello culturale: non sanno come organizzare il lavoro scolastico nel tempo e nello spazio. Secondo Lodi la scuola non è un ambiente che rende possibile la realizzazione personale del bambino. Egli sostiene che bisogna tornare al docente unico, dunque lavorare con tanti bambini ma come un unico maestro. Tuttavia oggi non sarebbe più accettato, dunque bisogna cercare un modo per collaborare al fine di obiettivi comuni, e il confronto è importante.

Il bambino e la sua esperienza

Il bambino è portatore di un’esperienza; compito dell’insegnante è quello di prolungare l’esperienza, dunque capire da dove parte l’alunno e dove può arrivare.

L'insegnante e i suoi strumenti

L’insegnante deve essere l’animatore che stimola e aiuta i bambini a vivere il tempo scolastico facendo esperienze interessanti e coinvolgenti. Lo farà stabilendo un rapporto da amico. Egli deve essere un modello. Il lavoro può essere portato avanti con l’aiuto di altri; la ricerca può essere vista come strumento didattico comune nelle attività scolastiche. Le varie fasi della ricerca non fanno altro che rispecchiare il naturale atteggiamento del bambino di fronte a qualsiasi problema per lui sconosciuto che ha sempre il fascino del mistero.

La vita della classe

L’organizzazione della classe deve essere funzionale per i bambini, dunque per seguire il ritmo degli alunni le varie attività vanno collocate nei tempi più adatti. Lo spazio dell’aula ed altri spazi saranno organizzati in funzione del lavoro da svolgere e delle modalità con le quali si pensa di svolgerlo. Le pareti possono essere la memoria storica della classe e l’organizzazione spaziale dovrebbe essere flessibile per permettere alla classe di adattarla alle varie attività.

L’alunno dovrebbe essere coinvolto nella gestione della classe, dovrebbe sapere cosa si farà a scuola attraverso un piano di lavoro collettivo. Ogni alunno dovrebbe prendere coscienza dei propri progressi e di quelli della classe mediante verifiche realizzate con la sua attiva partecipazione. Mario Lodi vede la scuola ideale come un ambiente nel quale vi sia il senso della partecipazione, della socialità, della non violenza oltre che della solidarietà.

Classe prima (1964-1965): Lettera a Katia

In questa lettera spiega la situazione; Lodi dice di avere una prima di 9 bambini, una classe ideale, seppur egli speri ne arrivino altri. La descrive come un’aula di 4,70 x 5 m simile ad una cella di prigione. Stessa monotonia, i bambini sembrano detenuti. Differenza: i detenuti almeno possono essere liberi di pensare, i bambini no, dunque i bambini si trovano in una condizione peggiore dei detenuti. Non gli piaceva la disposizione dello spazio e l’ha cambiata: fuori la cattedra e fuori l’armadio, per fare più spazio.

La pedana è stata spostata contro la parete e diventerà il teatrino dove si svolgeranno le manifestazioni pubbliche della piccola comunità di classe. La lavagna girevole è stata sostituita da quella fissa al muro. Sedia adeguata alla statura dei bambini. L’ambiente è descritto come monotono e triste, a causa dei colori tendenti al grigio.

Lodi spiega le raccomandazioni dei genitori: usare la violenza e le cattive maniere; la scuola è vista come un ambiente autoritario dal quale il bambino deve passare, egli deve ubbidire proprio come ubbidisce a tante altre figure. La scuola diventa così un luogo dove si formano persone che non pensano per sé, gli altri pensano per loro. Si crea un rapporto asimmetrico e basato sulla paura. La scuola forma uomini servi e non uomini liberi. La scuola è definita come “espressione di un sistema simile nei fini ultimi a tutti i sistemi che considerano gli uomini una massa da asservire e strumentalizzare per fini a loro estranei. Il profitto a scuola è espresso in voti: abolendo i voti e sostituendo ad essi l’interesse del bambino si può strappare il sentimento dell’invidia e della superbia che producono l’opportunismo e il conformismo tipici dell’ambiente autoritario.

Dunque valori da perseguire: libertà, democrazia, cristianesimo; questi non si imparano solitamente sui banchi di scuola. La condizione dello scolaro assomiglia a quella dell’operaio della grande fabbrica: esegue per ottenere la busta paga, solo per quello. Lo scolaro, al pari suo, studia perché ci sono i voti. Anche la cultura è prefabbricata e si trova sul manuale: programma suddiviso in capitoli-pacchetti nei reparti chiamati materie. Se si segue un manuale si esclude l’esperienza del ragazzo. Il maestro riproduce nel suo modello educativo strumento del sistema invece che essere persona che garantisce la formazione di uomini liberi.

Comunque, quando ci si trova di fronte a dei bambini, bisogna decidere se asservirli o liberarli. Se scegli il metodo della liberazione, senti nascere dentro di te una forza che è l’amore per i ragazzi; se invece adotti l’altro metodo, tecnica del padrone, è un sistema apparentemente più facile e comodo ma provoca vuoto enorme e noia. Sistema di domande-risposte-voto, nessuna opinione e libertà di scegliere o ragionare, i ragazzi muoiono davanti giorno dopo giorno sempre di più. Fa riferimento a Don Milani: questo disse che aveva imparato dai ragazzi a vivere, modello da seguire. È importante “preoccuparsi non di come si fa per fare scuola ma di come si è per poter fare scuola”.

Un giorno come un seme

Una volta tornati dalla chiesa, cielo ancora più scuro, bisogna rinunciare alla progettata uscita in campagna. Ci si presenta, alcuni Lodi li conosceva già. Lodi vede negli occhi il timore dei bambini che pensano che subiranno qualcosa di brutto per l’impostazione datagli del metodo autoritario. Invece il contrario, si vede che Lodi utilizza il metodo dell’osservazione, della ricerca, della discussione sulla natura, sulla rappresentazione di fenomeni atmosferici e di osservazioni di questa, su come impostare il lavoro. Egli lascia che i bambini siano autonomi e si organizzino, controlla, non detta regole, è aperto all’ascolto e i bambini risultano contenti. I bambini senza accorgersene hanno redatto la prima pagina del giornalino scolastico.

La più bella stanza del mondo

È l’aula, che viene adornata di stampe dei bambini sulla base delle loro osservazioni e conclusioni. L’aula diventa luogo di crescita.

La lucertola di Carolina

Sulla base della storia raccontata da Carolina si mette a punto la seconda pagina di giornalino e la messa in scena dell’episodio raccontato.

I sassi rotondi e una storia di ladri

Discorso sui sassi: emerge ancora una volta la discussione.

La mucca contesa e il compromesso diplomatico

I testi hanno messo in luce alcuni personaggi dell’ambiente naturale, soprattutto animali. Ogni volta che i bambini scoprono un nuovo personaggio lo fissano su un gettone: su una faccia il disegno o la fotografia e sull’altra il nome. Il gioco messo a punto da Lodi spiega con quali nessi i bambini mettono in relazione le cose, dunque nota che i criteri aumentano sempre di più di numero. Mediante questo gioco i bambini rivelano in che modo si delinea la loro rudimentale conoscenza scientifica logica di una realtà intessuta di rapporti sempre meno superficiali.

La storia del cielo è fatta di numeri

Come insegna la matematica: la matematica nasce dall’esperienza. Gettone grigio: cielo piovoso. Dunque i bambini contano quanti giorni di sole ci sono stati a fine settimana e giungono alla conclusione di quantità maggiore, minore o uguale. Attraverso il raggruppamento basato su dati meteorologici, dunque attraverso simboli e grafici, i bambini vengono introdotti al concetto di matematica.

La chiave

Per chiave si intende quella dell’autonomia espressiva scritta, dunque si apre ai bambini la via dell’autodettatura. Dunque la lingua scritta diverrà lo strumento personale di comunicazione, parte viva di se stessi, come il sorriso, il grido e lo sguardo.

Gli uomini neri

Tema dell’intolleranza: Umberta accende la miccia e parla del fatto che in Chiesa aveva visto tre uomini africani, dunque dalla pelle scura. Si apre un dibattito e Lodi lascia tutti stupiti affermando che bisogna rispettare tutti indipendentemente dal colore della pelle.

Il papà licenziato

Il padre di Anna è stato licenziato: un’altra chiave introduce alla realtà umana: il padrone, il libretto ed il licenziamento.

I problemi del nostro piccolo universo

Insegnamento della matematica: per imparare il concetto di metro parto dal misurare una pianta di grano che osservo crescere quotidianamente. Ogni tot giorni misuro l’altezza e acquisisco il concetto di misura. Per vedere crescere la pianta devo mettere in pratica strategie come l’annaffiarla, l’esporla alla luce, affinché la pianta appunto non muoia.

Gli altri

Corrispondenza tra scuole diverse. Inizialmente semplici lettere (nome/cognome/disegno), poi veri e propri racconti e infine lettere parlate (nastri registrati) che trasmettono la voce dei bambini e le discussioni che nascono nella classe dando la sensazione che l’amico sia lì accanto.

L'amico poeta

Si ricevono altre lettere di amici abbonati al giornalino o persone interessate al lavoro scolastico. Gianni Rodari inizia con i bambini un colloquio epistolare commentando le pagine di uno dei primi giornalini.

I nasi rossi

La filastrocca non viene creata solo da Rodari ma anche dai bambini stessi, e Lodi lo fa notare e tutti sorridono per la meraviglia. Dunque Lodi è capace sempre di creare stupore anche nelle piccole cose come alcune frasi dette dai bambini.

Il paese nasce da un uovo

Argomento della nascita degli esseri viventi: basta non arrestare la spinta iniziale affinché l’osservazione cresca su se stessa. Le esperienze individuali vengono convogliate in filoni naturali: chi nasce cresce, chi cresce ha bisogno di cure.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher i.caracciolo6 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale con laboratorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Kanizsa Silvia.
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