“Le pedagogie del Novecento”
Introduzione
Nel corso degli anni Novanta si è venuta a costituire una letteratura storica dedita al significato, struttura e “peso” storico da assegnare al XX secolo.
Le ragioni: fare un bilancio del secolo ormai alla fine, un secolo da pensare e ripensare nel suo insieme, pieno di contraddizioni; il secolo dei totalitarismi, della democrazia, delle masse, delle élites.
Un secolo carico di contrasti che stette tra due crisi: quella dell’Ottocento, europea ed occidentale, e quella del Novecento, planetaria.
Un secolo di rifondazione della cultura, della politica e dell’economia; un secolo di crescita e sviluppo, di svolta, anche in campo pedagogico.
Hobsbawm definì il Novecento “secolo breve 1917-1989”; secondo egli si chiuse con un fallimento, il quale, tuttavia, lasciò sospeso un compito e affidò al futuro la possibilità di portarlo ad esecuzione.
La scienza e la tecnica furono quelle che stabilirono la rivoluzione più profonda del secolo, cambiando forme di vita, mentalità, capacità intellettuali. Inoltre significativi furono l’avvento della scolarizzazione, la diffusione della cultura di massa, l’emancipazione delle donne.
Il Novecento secolo irrisolto e irrequieto in cui il dominio sull’uomo si è fatto radicale e totale insieme, in cui l’uomo è stato manipolato sotto molti aspetti, in cui la cultura si è fatta industria culturale.
Siamo figli del Novecento, esso continua a condizionarci; nuovi valori.
Fu un secolo di: valore-individuo, valore-democrazia, valore-comunicazione, valore-libertà, valore-solidarietà; questi vanno preservati, approfonditi e realizzati.
La complessità del Novecento
Gli eventi cardine del secolo:
- Fine della tradizione e l’accelerarsi della modernizzazione.
- Ascesa della tecnologia la quale presidia la nostra vita quotidiana e governa tutta la vita sociale.
- Irruzione delle masse, dei giovani, delle donne nella storia.
- L’Olocausto: lo sterminio degli ebrei e minoranze che ha ridotto l’uomo a pura cosa, spogliandolo di ogni dignità, valore e identità spirituale.
Tradizione e modernizzazione sono stati l’aut aut culturale e ideologico del secolo, i fronti delle sue opposte ideologie, disposte tra reazione e rivoluzione, tra destra e sinistra, tra conservazione ed emancipazione.
Tuttavia, la modernizzazione fu quella che tenne maggiormente il campo, e investì tanto l’ambito artistico quanto quello letterario, filosofico, politico.
La mondializzazione fu un altro evento di rottura radicale rispetto al passato: modelli comuni, sia culturali sia economici, grazie alla globalizzazione.
Il XX secolo è stato un secolo di grandi rotture, secolo di capolinea e di svolta.
Quali svolte nella pedagogia?
Pedagogia rinnovata grazie alla nuova società di massa e sotto l’impulso della scienza e della tecnica.
In ambito pedagogico ci sono state tre innovazioni significative alla base dell’avventura pedagogica del Novecento:
- L’affermarsi delle scienze dell’educazione e lo sviluppo dell’epistemologia genetica.
- Il costituirsi di un modello di pedagogia critica.
- Sviluppo della pedagogia sociale la quale verte intorno alle emergenze, ai bisogni educativi delle società attuali, che sono molti e in costante crescita; sviluppo dovuto alla trasformazione della vita sociale, ad esempio della famiglia, la quale non viene più considerata come luogo di educazione primaria, anzi come oggetto di educazione e di orientamento all’esercizio del proprio ruolo formativo. Gli adulti vengono visti sempre più privi di certezze circa il loro ruolo genitoriale.
Sul piano delle pratiche sociali l’educazione e la pedagogia si sono ridefinite intorno a tre modelli: quello dell’alfabetizzazione, quello della cultura di massa, quello dell’educazione per tutta la vita.
La pedagogia è divenuta scienza empirica, distaccandosi dalla filosofia.
Altri elementi caratteristici: alfabetizzazione e cultura di massa.
Quest’ultima è divenuta anche un problema pedagogico poiché la diffusione della stampa, e non solo, ha aperto nuove potenzialità educative e nuovi problemi per l’educazione, sottoponendo l’uomo-massa a una conformazione sempre più capillare, capace di alterare l’interiorità stessa del soggetto, uniformando ad esso gesti, modelli, linguaggi, stili di vita.
La cultura di massa resta un problema per la pedagogia: essa cattura, omologa, rende subalterni.
L’avventura dell’attivismo: capitolo 1
Nel XX secolo scuola: processi di profonda trasformazione: si apre alle masse, si nutre dell’ideologia, si afferma sempre più come centrale nella società.
Visione rinnovata fu massima nell’ambito della tradizione attivistica, quando la scuola divenne l’istituzione chiave della società democratica e si nutrì di un ideale libertario.
L’attivismo pedagogico è stato un movimento internazionale, anche se soprattutto europeo e nordamericano, e ha alimentato tutta una serie di posizioni che hanno lasciato il segno nella pedagogia attuale.
Ha realizzato un rovesciamento radicale dell’educazione:
- Al centro il bambino.
- Il fare che precede il conoscere.
- L’apprendimento che pone al centro l’ambiente.
Rivoluzione copernicana nell’educazione la quale permise la rottura con un’istituzione scolastica formalistica e disciplinare e con una pedagogia estranea allo spirito della sperimentazione e della teorizzazione interdisciplinare e antropologicamente centrata.
I due itinerari dell’attivismo: scolastico e pedagogico.
Le “scuole nuove” e l’educazione attiva
Le “scuole nuove”, nate tra l’ultimo decennio dell’Ottocento e il terzo decennio del nuovo secolo, avviarono una serie di richieste nel campo dell’istruzione, rivolte a trasformare profondamente la scuola, tanto nell’aspetto organizzativo quanto in quello connesso a obiettivi culturali.
Il carattere comune delle scuole nuove è il richiamo all’attività del fanciullo, visto come spontaneamente attivo e quindi bisognoso di essere liberato dai vincoli dell’educazione familiare e scolastica e di manifestare le sue inclinazioni primarie.
Di conseguenza, la vita della scuola deve subire profondi cambiamenti: deve essere, possibilmente, allontanata dall’ambiente della città che opprime ed è artificiale. L’apprendimento deve avvenire a contatto con l’ambiente esterno, al quale l’alunno è spontaneamente interessato.
Il comune ideale di educazione o di “scuola attiva” è alla base delle “scuole nuove”.
Scuole nuove, voce di protesta contro società industriale e tecnologica.
Ideologia: democratica e progressista; partecipazione attiva dei cittadini alla vita sociale e politica e sviluppo dei rapporti sociali stessi.
Esperimento delle scuole nuove avviato in Inghilterra da Cecil Reddie che nel 1889 aprì ad Abbotsholme una scuola per ragazzi dagli 11 ai 18 anni diretta fino al 1927.
Idea di Reddie: la scuola deve divenire “un piccolo mondo reale, pratico” e collegare l’intelligenza, l’energia, la volontà, la forza fisica, l’abilità mentale e l’agilità al fine di rendere l’uomo completo.
Haden Badley, suo seguace, fondò a Bedales in Sussex una scuola-internato che valorizzava al proprio interno un sistema di autogoverno e il principio della coeducazione.
Inoltre all’esperimento di Reddie si richiamò Edmond Demolins che fondò l’Ecole des Roches in Normandia nel 1899. Scuola posta “in campagna”, in un parco ancora semi-selvaggio dove i fanciulli si muovono “in piena libertà” e abitano in case “confortevoli” che richiamano l’ambiente casalingo.
Obiettivo della scuola di Demolins: attuare una formazione globale del fanciullo, intellettuale, fisica, morale e sociale.
Vengono valorizzate le attività pratiche, presenti sia nel corso degli studi sia nelle attività ricreative.
Più volte dell’Ecole Des Roches è stato messo in rilievo il carattere di isola privilegiata, rivolta a pochi ragazzi di buona estrazione economica e distante dai problemi della scuola di massa.
Vedere scheda: Scuola e società di John Dewey p. 16.
Anche in Germania: Hermann Lietz con le sue “Case di educazione in campagna”, ispirate alle esperienze di Reddie ma ancor più aristocratiche, e con la sua scuola legata all’ideale di un neoumanesimo goethiano; Paul Geheeb, esperimenti di “scuole nuove”.
Gustav Wyneken e Georg Kerschensteiner: ideali di rinnovamento educativo e scolastico.
Wyneken: modello educativo antiborghese e libertario che esercitò larga suggestione sulla gioventù tedesca fino alla prima guerra mondiale.
Suo ideale pedagogico: valorizzare la libera iniziativa dei giovani che dovevano organizzarsi in maniera autonoma ed esigeva formazione scolastica che desse più spazio alle lingue straniere e alle conoscenze scientifiche.
Sua rivista “Il Principio”, fondata nel 1913, e opere “Scuola e cultura giovanile” e “Rivoluzione e scuola”, mezzi attraverso i quali diffuse il suo messaggio rivolto alla gioventù tedesca.
Organizzò la “protesta” giovanile, alla quale aderirono specialmente i giovani borghesi che si caratterizzava per l’avversione alla vita della città, per il richiamo al popolare, al semplice e al naturale.
Kerschensteiner elaborò modello di scuola nuova chiamata “scuola del lavoro”. Opera: “Il concetto della scuola del lavoro”, rinnovare il curricolo tradizionale degli studi con introduzione del lavoro, che deve essere posto al centro dell’educazione infantile e deve essere preciso, serio e dotato di valore reale.
Dunque le scuole devono essere attrezzate di laboratori e officine. Il lavoro è dunque educativo quando è pienamente consapevole delle proprie finalità complessive.
La scuola pubblica rinnovata sulla base del lavoro deve mirare a raggiungere una formazione professionale e morale del fanciullo. Anzi, formazione sociale è quella fondamentale da dare ai ragazzi, come ideale di vita, quello di porsi al servizio degli altri, attraverso anche lo stesso impegno che ognuno deve assumere per svolgere con precisione il proprio lavoro.
Le “scuole nuove” in Italia
Le “scuole nuove” in Italia si svilupparono nell’ambito di quella che fu definita da Giuseppe Lombardo Radice “scuola serena”, la quale si ispirava ad un ideale di continuità tra la scuola e la famiglia, ad una valorizzazione delle attività artistiche e ad una visione del fanciullo come artista spontaneo.
I rappresentanti furono Maria Boschetti Alberti, Rosa e Carolina Agazzi e Giuseppina Pizzigoni.
Boschetti Alberti, volumi “Il diario di Muzzano” e “La scuola serena di Agno”, descrive l’esperienza da insegnante e chiarisce i presupposti educativi della scuola rinnovata.
Nella sua “scuola serena” un ruolo rilevante è quello del maestro, più che quello dei materiali didattici usati.
Il lavoro scolastico si articola in tre gruppi di attività:
- “L’accademia”: ha lo scopo di sviluppare nei fanciulli il senso del bello.
- “Controllo”: svolto dall’insegnante seguendo ogni giorno una diversa materia, che gli alunni hanno portata avanti attraverso il lavoro individuale per due settimane.
- “Il lavoro bello”: si svolge a gruppi, liberi, e riguarda le attività che ispirano maggior interesse nei ragazzi.
Nella proposta della Boschetti Alberti è rilevante l’iniziativa individuale dell’insegnante ed è troppo personale per poter assumere un significato più generale ma, comunque, inerenti ai principi dell’idealismo pedagogico.
Rosa Agazzi: metodo innovatore nei confronti delle scuole per l’infanzia si fondava sul principio della continuità tra asilo infantile e atmosfera familiare; dunque ruolo quasi materno dell’educatrice e lavoro dei fanciulli libero, attivo e in un ambiente ordinato, al quale doveva partecipare il bambino stesso.
Inoltre era necessario sviluppare il senso di collaborazione.
Invenzione della Agazzi: materiale non preordinato, costituito da tutto ciò che i fanciulli stessi portavano a scuola e a cui si interessavano.
Aspetti fondamentali del metodo agazziano hanno un carattere decisamente anti-montessoriano: l’ordine nasce dai ragazzi e non dall’ambiente preordinato, come anche i materiali di studio, che sono raccolti dai ragazzi e non predeterminati secondo criteri esclusivamente scientifici.
Giuseppina Pizzigoni: “La Rinnovata”; con questa cercava di operare nell’ambito della scuola tradizionale, rinnovandone il metodo.
Riteneva che fosse necessario far entrare nella scuola l’esperienza diretta dei fanciulli e collegare la vita scolastica a quella sociale, portando i ragazzi a visitare posti nuovi.
Il suo metodo pose al centro il lavoro e un’intensa attività sociale e fu rivolto a introdurre la precedenza assoluta dell’esperienza dell’alunno.
Esperimento di scuola attiva è rappresentato da “Scuola-Città Pestalozzi”, sorta a Firenze nel 1945 per iniziativa di Ernesto e Anna Maria Codignola.
Obiettivo primario: formazione sociale dei ragazzi, renderli consapevoli dei loro doveri e diritti civici; quindi si basa su organizzazione interna che rispecchia quella della comunità adulta e gestita direttamente dai ragazzi, allenandoli all’acquisizione di atteggiamenti democratici.
Orari e programmi: profondamente rinnovati; scuola corredata di biblioteca e laboratori.
Metodo didattico libero e non prefissato. Esperimento di Codignola: larga eco in Italia e altrove, specialmente fino agli anni Sessanta quando la scuola città venne mutando il proprio volto, interessandosi al rinnovamento dell’insegnamento delle lingue e delle matematiche.
Esperimento educativo sviluppatosi in Europa e alimentato dalla lezione dell’attivismo fu quello dei “Boy-Scouts”, sorto nel 1908 e promosso da Robert Baden Powell, ex colonnello dell’esercito inglese.
Il movimento scoutistico ebbe diffusione mondiale. I ragazzi vengono divisi per classi di età e in una struttura che li organizza in “pattuglie” (formate da circa 8 ragazzi), guidate da un capo e riunite poi in gruppi di 4 o 5 sotto la guida di un “istruttore”.
L’immissione nel gruppo avviene attraverso una cerimonia, nella quale va letta la “promessa”, una specie di decalogo nel quale vengono sottolineati i principi di lealtà, amicizia, amore per il prossimo e di pietà verso gli animali e i caratteri di etica virile e impegnata rappresentata dal lavoro, dall’autocontrollo sessuale e dalla disposizione alla gioia.
Caratteri attivistici dello scoutismo: legame con ambiente naturale, valorizzazione vita di gruppo, entusiasmo per ciò che è selvaggio, sviluppo dello spirito di iniziativa e delle capacità manuali.
I modelli più maturi: in USA e Europa
Negli Stati Uniti l’esperimento attivistico più illustre fu quello promosso da Dewey a Chicago, ma accanto ad esso tre iniziative assai significative.
William Kilpatrick mise a punto un metodo che incontrò larghi consensi in America ed Europa: il “metodo dei progetti” pone l’accento sulla motivazione pratica del momento intellettuale; si collega al metodo dei “problemi” di Dewey per la valorizzazione della molla dell’interesse e per l’importanza assegnata alle esperienze concrete e problematiche.
“Il progetto” è rivolto al conseguimento di un fine e si sviluppa in diverse forme di apprendimento che hanno in comune la presenza di una forte motivazione pratica.
Se tale metodo viene introdotto nella scuola, essa deve cambiare per quanto riguarda l’organizzazione ma mantenere centrale la sistemazione organica delle diverse discipline.
Helen Pankhurst: si ispirò per il suo Dalton Plan alle posizioni della Montessori.
Le idee del “piano” erano: l’individualizzazione dell’insegnamento e la libera scelta del lavoro scolastico.
Il programma è organizzato in minime unità di studio delle quali il fanciullo deve appropriarsene in modo personale.
- Le aule sono assegnate a un determinato insegnamento, diretto da un docente specializzato.
- Ogni allievo ha un compito mensile da svolgere liberamente e ogni giornata di lavoro scolastico in attività di “laboratorio”, “organizzazione” del lavoro e “conferenze”.
Il piano appare caratterizzato da una viva sensibilità per i problemi dell’apprendimento individuale.
Carleton Washburne: organizzatore delle celebri scuole di Winnetka, vicino Chicago, nelle quali insegnamento individualizzato secondo un programma libero, il quale si divide in una parte comune e in una parte creativa e libera.
Le attività creative tra le quali si può scegliere sono quelle musicali e artistiche, il gioco, il laboratorio e la stampa. Il lavoro creativo permette di differenziarsi e scoprire le proprie vocazioni.
Queste scuole si svilupparono come laboratorio di ricerca didattica, quindi controllo attenti ai risultati raggiunti e interessamento verso varie soluzioni di insegnamento.
Cousinet et Freinet: elaborazione sia di metodi didattici significativi ed organici, sia riflessione sui fondamenti teorici e implicazioni politiche caratteristici dell’<<educazione nuova>>.
Loro mettono nettamente in luce sia le implicazioni sociali dell’esperienza infantile, sia gli aspetti cognitivi in generale e storico-culturali che essa include.
Roger Cousinet: volumetto “Un metodo di lavoro libero per gruppi”: metodo didattico nel quale il lavoro scolastico deve compiersi in un ambiente capace di st
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