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Le pedagogia del Novecento

Introduzione

Identità del Novecento e ruolo della pedagogia

Gli anni Novanta sono stati gli anni della riflessione e di un’attenta analisi di tutto ciò che è stato il XX secolo: infatti questo è stato un secolo buio per tutte le guerre che l’hanno caratterizzato, per i regimi totalitari, per gli olocausti che hanno gettato un’ombra oscura su tutta l’umanità, ma anche per l’avvento del welfare state e della globalizzazione. Tuttavia, il secolo scorso è stato anche ricco di crescita e sviluppo. Tre, comunque, i momenti che hanno caratterizzato lo sviluppo del Novecento: la fine della tradizione con l’accelerazione della modernizzazione; l’ansia della tecnologia; l’irruzione delle masse, dei giovani e delle donne nella storia ma anche nella società. Il forte influsso della tecnologia ha portato ad un vantaggio chiaro nella nostra vita sociale dando origine ad una nuova mentalità.

Ma il secolo passato ha visto un rinnovamento anche in ambito pedagogico, qualificando la pedagogia come un sapere sempre più fondamentale per la pratica sociale ponendo anche le basi per una società futura. Tre le innovazioni più significative: l’affermazione delle scienze dell’educazione e lo sviluppo dell’epistemologia pedagogica; il costituirsi di un modello di pedagogia critica; lo sviluppo della pedagogia sociale. Queste innovazioni si sono sviluppate ed accresciute grazie al processo di alfabetizzazione, di cultura di massa e di educazione continua. Il passaggio, poi, dalla pedagogia alle scienze dell’educazione è stato un notevole passo in avanti che ha permesso la trasformazione ancora di più del sapere pedagogico, rendendolo interdisciplinare ed attento agli altri saperi.

L’avventura dell’attivismo

La scuola inizia a subire dei cambiamenti significativi a partire dal XX secolo: apre l’accesso a tutti e non solo agli appartenenti alle classi più ricche. Ma soprattutto, assume sempre di più un ruolo essenziale all’interno della società. Questa visione nuova della scuola ebbe notevole diffusione nell’ambito della tradizione attivistica, imponendosi come istituzione-chiave della società democratica, dando vita a sperimentazioni scolastiche e didattiche fondate sul principio del “fare”.

Il movimento dell’attivismo è stato di portata internazionale concentrandosi sul bambino e le sue necessità; sull’apprendimento che si basa sull’ambiente e sul fare che deve anticipare il conoscere. Di certo è nuova la coscienza educativa che si rinnova sia grazie alle scoperte della sociologia e sia grazie al movimento di emancipazione individuale. Si svilupparono le famose “scuole nuove” che rappresentarono una vera e propria rivoluzione.

La caratteristica di queste scuole è la centralità del ruolo del bambino: l’infanzia è considerata come un periodo pre-intellettuale e pre-morale nella quale i processi morali s’intrecciano con le attività pratiche del bambino. Questi necessita di essere libero dai vincoli dell’educazione familiare e scolastica per poter manifestare le proprie inclinazioni. L’apprendimento avviene grazie alla relazione con l’ambiente esterno ed attraverso attività intellettuali. Queste “scuole nuove” sono ispirate ad ideali di partecipazione attiva dei cittadini alla vita sociale e di sviluppo.

Queste nuove tipologie di scuole furono aperte inizialmente in Inghilterra da Reddie, secondo il quale l’insegnamento doveva modificarsi per rispondere alle nuove esigenze della società: ciò perché l’uomo deve essere in grado di risolvere tutti i problemi che gli si presentano. Badley, invece, fonda una scuola-internato che valorizzava un sistema di autogoverno. Demolins concepisce la sua idea di scuola in campagna, in un luogo ancora prettamente selvaggio nel quale i bambini devono fare esperienza diretta con l’ambiente. L’ideale pedagogico di Wyneken ha un carattere anarchico in quanto poneva al bando ogni autorità della famiglia e degli adulti, valorizzando la libera iniziativa dei più giovani che doveva sperimentarsi in totale autonomia. Kerschensteiner elabora un nuovo modello di scuola che chiamò “scuola del lavoro” perché il lavoro è considerato essenziale per la vita dell’uomo e quindi al centro della formazione del soggetto. Per far sì che questo avvenga, le scuole devono attrezzarsi con laboratori ed officine.

Anche in Italia si diffuse l’orientamento delle “scuole nuove” con caratteristiche simili ma allo stesso tempo differenti, in quanto i nostri teorici misero a frutto le proprie conoscenze. Alberti, più che parlare di “scuole nuove”, parlava di “scuola serena” che si attua in un ambiente organizzato in base a specifici criteri didattici. Le attività scolastiche si articolano in tre attività fondamentali che riguardano: l’accademia, comprendente letture e poesie con lo scopo di sviluppare nel bambino il senso del bello; il controllo, svolto dall’insegnante su ogni materia; il lavoro libero, svolto in gruppi in modo da stimolare la collaborazione e la cooperazione.

Rosa Agazzi, invece, elaborò un metodo personalissimo soprattutto per la scuola dell’infanzia; il suo metodo si basava sulla continuità tra asilo ed ambiente familiare, l’educatrice poi doveva avere caratteristiche quasi materne ed incoraggiare l’attività dei bambini che deve svolgersi in un ambiente ordinato e stimolante. Famoso questo metodo soprattutto per il materiale che doveva invogliare l’interesse nei bambini: infatti, questo era costituito da oggetti appartenenti al loro mondo o che raccoglievano e portavano a scuola. Ma questo materiale comprendeva anche gli oggetti di corredo di ogni bambino che andavano a costituire il cosiddetto “museo”. Sono i bambini a costruire il proprio ordine mentale degli oggetti che si trovano nell’ambiente e non è quest’ultimo ad influenzarli.

Giuseppina Pizzigoni, considera l’esperienza un elemento essenziale per la sua nuova scuola ed intende collegare la vita scolastica con quella sociale, portando i propri allievi a visitare luoghi e città. Un altro esempio da citare è quello di Ernesto Codignola e la “scuola-città” che ha come obiettivo primario quello della formazione sociale dei giovanissimi volendo renderli consapevoli dei doveri e dei diritti civici. Quindi organizza la scuola come un rispecchiamento fedele della comunità adulta. L’insegnamento è centrato sull’esperienza del singolo e dai problemi di vita della società, il metodo didattico non è rigido ma libero.

Un esperimento educativo vero e proprio è stato il “movimento scoutistico” che ebbe una diffusione a livello mondiale. I ragazzi vengono divisi per classi d’età guidati da un capo che a loro volta risponde ad un istruttore. Si entra in un gruppo a seguito di una cerimonia nella quale viene letta una promessa che celebra i principi di amicizia, amore, lealtà e pietà verso gli animali. Kilpatrick organizzò un metodo chiamato “dei progetti” che pone l’accento sulla motivazione del soggetto che porta ad un’azione pratica. Infatti, il progetto è un’attività motivazionale e si sviluppa secondo vari passaggi che partono dal produttore a quella del consumatore, passando per il problema e l’addestramento (questo elemento riguarda l’apprendimento prettamente scientifico). In tutte queste fasi, la motivazione pratica e lo stimolo che questa produce sono gli elementi essenziali e caratteristici.

Parkhurst organizza un programma di studio concepito in piccole unità di apprendimento a cui il soggetto deve pervenire: le aule sono destinate allo studio di una materia e non ad un docente; ogni allievo ha un compito mensile da svolgere e l’insegnante interviene solo per controllarlo; la giornata scolastica è scandita dalle attività di laboratorio, di organizzazione del lavoro e di singole lezioni. Washburne organizzò nuove tipologie di scuole nelle quali sviluppò un insegnamento nuovo ed individualizzato in base al raggruppamento libero degli alunni. Il programma scolastico si divide in una parte che comprende conoscenze e tecniche di base ed una parte libera.

Cousinet organizza un metodo didattico che permette ai ragazzi di agire e di educarsi da soli, sempre sotto la sorveglianza di un insegnante pronto ad aiutarli in caso di necessità. Il lavoro scolastico si compie in un ambiente che stimola e soddisfa la curiosità degli alunni e quindi di favorire i processi di socializzazione: tutto si svolge sempre in un contesto sociale e comunicativo. Freinet, invece, ha sviluppato un metodo incentrato sulla cooperazione, ma soprattutto sull’esperienza infantile che si muove facendo dei tentativi. L’obiettivo della scuola è quello di orientare l’esperienza ed arricchirla attraverso un lavoro-gioco svolto in comune tra alunni. La scuola è un “cantiere”, al cui centro c’è il testo libero scritto dagli stessi bambini che hanno voglia di scrivere. Questa sorta di diario poi viene stampato, grazie alla stamperia scolastica permette la comunicazione verso l’esterno.

Elementi caratteristici della pedagogia dell'attivismo

  • Puerocentrismo: Riconoscimento del ruolo centrale del bambino.
  • Valorizzazione del fare: In ogni processo di apprendimento infantile che privilegia le attività manuali come il gioco ed il lavoro.
  • Motivazione: L’apprendimento deve essere collegato ad un interesse reale del bambino.
  • Studio dell’ambiente: È dalla realtà che il bambino prende gli stimoli per l’apprendimento.
  • Socializzazione: È uno dei bisogni fondamentali dell’uomo dal quale non può esimersi.
  • Anti-autoritarismo: Nella nuova educazione scolastica non c’è supremazia dell’adulto sul bambino.
  • Anti-intellettualismo: Coincide con la valorizzazione di un’organizzazione più libera del processo di apprendimento.

Anche Decroly si occupò di problematiche educative partendo dalla pedagogia differenziale per poi estendere i suoi metodi anche ai ragazzi normali; studiò la psiche infantile in quanto conoscendo a pieno il bambino, è possibile organizzare un buon processo di formazione. Ogni attività di apprendimento parte dal bambino e soprattutto da un approccio globale. L’attenzione che i bambini rivolgono ai fenomeni naturali, ad esempio, è spinta da un legame che si caratterizza per il legame che stabilisce con le necessità primarie dell’uomo. I bisogni primari sono quello di nutrizione, di difendersi dai pericoli, di agire e lavorare e devono essere rispettati in ogni processo di apprendimento-insegnamento. L’apprendimento di svolge secondo tre momenti fondamentali che sono: l’osservazione, l’inizio di ogni conoscenza; l’associazione, che organizza l’ambiente osservato dal bambino; l’espressione concreta o astratta.

Claparede si concentrò sull’educazione funzionale: ossia, l’educazione deve essere sostenuta da una necessità, la scuola deve organizzarsi in base alle esigenze del bambino organizzando anche dei processi di apprendimento individualizzati. Ferriere difese con forza i bisogni fondamentali dei bambini che pose al centro della sua idea di educazione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giusybisogni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Corbi Enricomaria.
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