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Premessa

Ogni disciplina deve avere un insieme coerente di proposizioni (frasi, concetti) capace di interpretare l'oggetto. La teoria pedagogica studia la natura sistemica dell’uomo che è il più complesso dei sistemi complessi. Tommaso D’Aquino con il “principio individuazionis” immaginò il creatore che marcava ogni uomo con il suo gesto d’amore, nasceva così l’idea dell’uomo come spirito, per cui bisogna pensare l’educazione come eccezione o spirito.

Capitolo I - La pedagogia, lo stato del problema

Per troppo tempo la pedagogia non ha avuto dignità di scienza autonoma o perché considerata come una parte della politica, dell’etica o perché ridotta come pura pratica educativa (pedagogia intuitiva) o come tecnica dell’istruzione. La pedagogia intuitiva è importante nell’immediato, ma manca di una teoria che la porti sul piano della riflessione consapevole, che la faccia occupare del problema educativo, al di là del caso particolare.

Dopo Comenio si è cercato di trovare nuovi metodi per l’educazione, ma non si è resa autonoma la pedagogia. Con Herbart nasce la prima organizzazione scientifica della pedagogia, anche se la pedagogia è legata alla psicologia.

L’idealista Giovanni Gentile, nel tentativo di svincolare la pedagogia dalla psicologia, la pone come filosofia. Per Gentile la filosofia ha generato la pedagogia, questo abbandona l’uomo nell’indeterminatezza. Il sociologo Mannheim interpreta l’educazione alla luce della sua funzione sociale. La pedagogia è una sociologia applicata all’educazione, egli presenta un excursus storico-sociale dei differenti modelli educativi tipici di una società e di un’epoca.

Piaget indaga sulla relazione organismo-ambiente, sulle strutture psichiche del bambino tralasciando ciò che di umano circonda il soggetto. Il pedagogista ha il compito di preparare modelli prognostici per l’educazione dell’uomo di oggi e di domani. La pedagogia ha funzione pratica e dinamica che orienta la crescita dell’uomo.

La pedagogia come teoria deve presentare un’organizzazione rigorosa di eventi ed essere descrittiva e diagnostica, deve avere uno schema concettuale di riferimento o paradigma scientifico che permette di interpretare i fatti osservati e di avere un atteggiamento prognostico. La pedagogia si caratterizza come scienza pratica per il fatto che può cambiare le situazioni e come scienza umana perché il suo oggetto è il rapporto umano.

Capitolo II - Una riflessione epistemologica

Cosa è e cosa vorrebbe essere una scienza

Parlare di pedagogia come scienza umana, pratica, autonoma presuppone la distinzione dalle altre scienze e un preciso riferimento di concetti che ci dicono cosa è o cosa dovrebbe essere una scienza. Consideriamo l’evoluzione storica del concetto di scienza e l’idea di scienza che il nostro secolo ha riguardo il materiale ed il metodo.

L'evoluzione storica

Il cammino che va dalla scienza che stava dentro la filosofia nel mondo greco, fino al vantaggio della scienza sulla filosofia, è lungo. Rispetto alla insufficienza della filosofia, la scienza sarebbe verificabile. Rispetto all’inconcludenza della filosofia corrisponde la praticità della scienza, il rigore dei risultati permette il dominio dell’uomo sulla natura, permette di prevedere e programmare il futuro anche se le scoperte scientifiche sono provvisorie, la scienza procede per problemi che non trovano soluzioni definitive.

Rapporto scienza/filosofia nell'antichità

Nell’antichità le differenze tra la filosofia e la scienza erano negli oggetti e nella purezza del sapere. La fisica era la filosofia della natura (che era il suo oggetto, cioè il suo campo, ciò di cui si occupava) mentre la filosofia indagava sugli aspetti universali (chi ha creato il mondo, il mondo è ordinato secondo leggi esterne o interne...)

Per Platone la filosofia occupa il primo posto, si sostiene da sé senza ricorrere ad un sapere superiore, in quanto tratta le IDEE eterne ed immutabili (le idee sono le forme delle forme, cioè la trasformazione del reale in contenuti di pensiero), al secondo posto c’è la matematica (aritmetica) che ha un sapere interno rigoroso ma ipotetico deduttivo (dalla regola generale ricavo il particolare). All’ultimo posto c’è la fisica che è confinata nel regno delle opinioni. Per Platone le scienze sono arti, la filosofia è epistème cioè conoscenza certa, assoluta.

Aristotele è d’accordo, si sofferma sulla certezza delle cose che non è garantita dal pensarle, ma dal loro ESSERCI attraverso un metodo che parte dall’osservazione minuziosa del reale, che va dal particolare al generale o universale (INDUZIONE) o che va dal generale, universale al particolare (DEDUZIONE). La scienza è un sapere che va per cause e la conoscenza è soprattutto deduttiva.

Il sapere greco, per cui la scienza è ricondotta alla filosofia, ha lasciato come eredità il concetto di scienza come sapere assoluto i cui caratteri sono:

  • Ha un oggetto che è l’essenza della realtà
  • Ha un metodo deduttivo che procede come “scire per causas” connotato sia dall’universalità sia dalla necessità del sapere apodittico, cioè deduttivo.

Scienza e filosofia nel Medioevo

Nel medioevo viene contestato il procedimento deduttivo, il vero strumento della conoscenza è l’ESPERIENZA come affermato dalla scuola occamista e da altri empiristi (cioè da quelli che partono dall’esperienza per arrivare al sapere) come Alberto Magno, Grossatesta, Bacone, Buridano, Oresme. A fine medioevo si allontana la scienza dalla filosofia per il carattere ipotetico e per il metodo.

Tra il 1100 e il 1200 ci fu un dibattito gigantesco sugli universali logici, cioè sulle 10 categorie di Aristotele che vanno dalla sostanza fino alle passioni. Ci si chiese: le categorie sono escogitate dall’uomo o sono modi voluti da Dio per far esistere le cose? Ci furono 2 risposte:

  • Gli UNIVERSALIA sono ANTE REM (cioè prima delle cose, sono cioè nel pensiero di Dio) e IN RE (cioè nelle cose, la sostanza è già presente in natura)
  • Gli UNIVERSALIA sono POST REM (dopo le cose, cioè vengono elaborati dall’uomo per descrivere e classificare la realtà).

Questa discussione consentì 3 particolari e distinti approcci scientifici destinati a fondersi.

  1. Pensare agli universali ante rem, prima delle cose, era concepire l’universo come perfetto, pensato da Dio. Al posto di Dio si sostituì lo scienziato secondo il quale l’ordine dell’universo è il riflesso dell’ordine dell’intelletto.
  2. IN RE: pensare che gli universali stanno nella natura, portò a vedere realtà universali osservando realtà particolari.
  3. POST REM: bisogna prima osservare i fatti, poi dare nomi, definizioni e teorie.

Scienza e filosofia nel 1500/1600 (XVI-XVII secolo)

Il metodo di ricerca detto sperimentale nasce con Galileo Galilei che pone i fondamenti del pensiero scientifico moderno. Per Galilei è importante configurare le condizioni ideali dell’esperimento, non indagare le essenze, ma i processi della natura per farne scaturire le leggi, è un METODO EMPIRICO cioè basato sull’esperienza e NOMOLOGICO, cioè ci vogliono le leggi (nomoi) ossia le condizioni di svolgimento dei fenomeni.

Pasquinelli enfatizza la convinzione anti-essenzialistica e empirico-nomologica di Galilei, riconosce che la filosofia e la scienza usano metodi di indagine diversi e costituiscono TIPI di sapere diversi, da qui nasce la scienza moderna che lascia alla filosofia la ricerca dell’essenza mentre la scienza coglie le costanti nei rapporti tra fenomeni, costanti che oggi si chiamano leggi fisiche. Con Newton si avrà un impegno epistemologico e un affinamento del metodo.

Scienza e filosofia nel 1700/1800 (XVIII-XIX secolo)

La scienza tende a crescere e a prendere in sé la filosofia. Per la filosofia greca e medievale, la vera scienza era la filosofia il cui sapere era certo, assoluto ed incontrovertibile. Nel XVIII secolo (1700) i progressi della fisica e della matematica portarono alla convinzione che le scienze fossero un sapere certo. Le rivoluzioni scientifiche di fine secolo che investirono la matematica (nasce la teoria degli insiemi per cui il numero è l’esito di un procedimento logico, quella delle geometrie non euclidee che inglobano la geometria euclidea che trattava del punto/spazio/parallelismo delle rette/indeformabilità dei corpi) portarono alla convinzione che nessuna teoria scientifica è assoluta e incontrovertibile. Nessun sapere può risolversi in nozioni assolute e la caratteristica della scienza è quella di essere rigorosa: il rigore non scaturisce dalla certezza dell’oggetto, quanto dalla certezza del metodo.

Tutte le proposizioni di una teoria si presentano come un insieme non contraddittorio di tesi deducibili dalle ipotesi. Questo è il rigore. La scienza oggi si propone come sapere rigoroso, non certo.

Il versante teorico o teoria della scienza

Il primo tentativo di fare una teoria è quello del Circolo di Vienna nel 1920 in cui c’erano i padri fondatori dell’epistemologia contemporanea: Carnap, Neurath, Kauffmann e Schlick che era il fondatore del circolo e che fu ucciso da un nazista. Il circolo adottava come metodo di indagine l’analisi del linguaggio e dei concetti delle scienze empiriche. Per Carnap c’è il principio dell’unità della scienza e il principio della verificabilità. Per lui tutti i concetti e gli enunciati delle scienze hanno una base comune che è il contenuto dell’esperienza immediata.

Le ricerche di Carnap e di quelli del circolo fanno esplodere il principio della verificabilità che per Wittgenstein è il criterio canonico, il criterio empirico della significanza secondo cui solo gli enunciati verificabili hanno valore di contenuto scientifico. Carnap comunque alla fine riconosce che la verificabilità assoluta è raramente possibile. La verificabilità è un’operazione di conferma crescente, dopo le critiche di Popper persino i sostenitori del principio di verificabilità ammettono che non tutte le asserzioni empiriche significative sono verificabili. Sia Carnap che Pap e Reichenbach introducono la nozione di probabilità aprendo la via al principio di controllabilità degli enunciati per cui non c’è un enunciato scientifico che non possa trovare un fatto che lo confuti. Una scienza è un insieme di enunciati suscettibili di essere controllati, fintanto non si trovi nessun fatto che li confuti, gli enunciati sono vicini alla realtà, sono attendibili e verosimili.

La funzione della teoria scientifica

Nagel sostiene che in ogni teoria sono individuabili 3 elementi caratteristici:

  1. Un insieme astratto di postulati che definiscono implicitamente i termini fondamentali della teoria
  2. Un modello o interpretazione dei postulati
  3. Talune regole di corrispondenza tra 1 e 2

Poi Nagel considera 3 diverse concezioni della teoria scientifica, preferendo la seconda.

  1. Concezione descrittiva che ha come oggetto le impressioni e i contenuti dei sensi, è l’estensione della teoria fenomenistica della conoscenza agli argomenti scientifici
  2. Concezione strumentalistica per cui una teoria è una regola o principio per condurre passaggi da un insieme all’altro di dati sperimentali
  3. Concezione realistica cioè può essere vera o falsa

Per Popper la razionalità della teoria scientifica non consiste nel cercare prove emp...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher robigio931 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Corsi Michele.
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