Estratto del documento

L'educazione come esperienza vissuta

L'educazione in quanto esistenza: un'ambiguità originaria

Il discorso pedagogico è discorso ambiguo per antonomasia, qualunque uomo sa bene come in esso si può mostrare il principio di libera progettazione esistenziale, ma anche di rigido controllo sociale. Secondo Jaeger, l'ambiguità si annida nell'idea stessa di educazione e ci si mostra già tutta raccolta nella figura bivalente del pedagogo. È nel rapporto tra paideia (educazione-cultura) e politeia (organizzazione come bene comune) che Jaeger vede l'educazione come fondamento della civiltà occidentale, la formazione di un'umanità superiore. L'educazione divenne per loro la giustificazione suprema dell'esistenza della comunità e della individualità umana.

Da una parte si staglia la figura di Socrate, che, sapendo di non sapere, indica a tutti la strada maestra di una ulteriore ricerca della verità che non conosce né vincoli né padroni. Per altro verso, invece, saranno i sofisti che faranno del pedagogo stesso il veicolo privilegiato del potere politico. Da lì in avanti, quel conflitto finirà per esibire il medesimo problema: l'educazione come fondamento umanistico di un destino di formazione cui presiede l'idea di un uomo capace di essere "ciò per cui egli si fa". Così, se Nietzsche, a proposito di Socrate, ho potuto vedere in lui il campione di una razionalizzazione del sapere, c'è chi ha potuto cogliere nella cinica funzione intellettuale dei sofisti, un elemento decisivo di democrazia culturale che non a caso ne avrebbe fatto dei veri campioni di una visione progressiva e dinamica del mutamento sociale.

Ciò che ci impegna a scovare in noi stessi con la medesima contraddizione, onde pervenire ad una pedagogia come critica della pedagogia che ci consenta, in ultimo, di pensare l'educazione medesima come una "critica dell'educazione" nella banale superficialità delle nostre più consolidate abitudini quotidiane.

A ciascuno la sua dose di stupidità

La stupidità si annida in ciascuno di noi quando, dismessa l'attitudine sorvegliata alla criticità, ci si rifugi nei sentimenti a portata di mano. Per cui, in quei momenti, ciascuno di noi torna nei luoghi impersonali del pregiudizio anonimo tanto caro al Monsieur Tout le Monde che sotterraneamente custodisce la vergogna dei nostri conformismi più segreti. Distinto, a volte si confonde percezione ed immagine, fino ad attribuire alle cose circostanti il potere che invece attiene alla coscienza pura. La quale coscienza, è sì definita dal rapporto concreto con quelle stesse cose, salvo produrre immagini che nessuna percezione concreta esaurisce negli ambiti di una cosità fatta e finita che ne determina il contenuto emotivo.

Sicché, contro l'opinione convenzionale secondo cui la nostra facoltà immaginativa non sarebbe che la registrazione, in pallida copia, degli oggetti che ci circondano, in verità è sempre la nostra coscienza intenzionale a decifrare il senso di ogni realtà particolare.

L'ideologia del senso comune

L'uomo-massa (affronta tutto lavoro come il tempo libero con lo stesso spirito) è una di quelle categorie fatte apposta per far discutere all'infinito. Eppure essa ha il pregio di saper rappresentare in modo adeguato la condizione psicologica sociale e culturale che investe ciascuno di noi quando ci si lasci andare ai nostri giudizi istintivi. Giudizi attraverso i quali transita, invece, tutto il repertorio delle nostre abitudini consolidate, fino a fare di tutti noi dei modellini di carta alle prese con lo stesso risparmio energetico che caratterizza l'impulsività con cui frettolosamente afferriamo le chiavi di casa mentre ci gettiamo di prima mattina nella corrente nella vita quotidiana.

L'uomo prova "il piacere di essere, nella sua debolezza, un esemplare della maggioranza". Quel che è vero, è che quando ciascuno di noi pensa a ciò che si nomina come educazione, in quel presunto pensare che possiamo definire come ideologia, intendendo proprio quella seconda pelle con cui l'uomo-massa esibisce la communis opinio a sua volta riprodotta dall'industria culturale propria della classe media, che in quanto avatar (immagine che rappresenta una persona) del tardomoderno, nel trapasso d'epoca dilaga come figura sociale standardizzata del mondo globalizzato. Interrogarsi sull'idea di educazione significa fare i conti ideologici con i sentimenti comuni che definiscono lo sfondo dei nostri pregiudizi.

Interludio antropologico

È la scuola luogo privilegiato cui spetta il compito di corrispondere ad un'educazione così pensata, überhaupt, come "istruzione", non v'è dubbio che sarà la famiglia a sentirsi in qualche modo depositaria di un'educazione che all'incirca si lasci rappresentare come formazione morale. Ogni modello di società fissa una volta il senso dell'educazione nei margini di una tradizione di saperi e di norme che si trasmettono come cifre di verità cui il singolo aderisce per trovare il suo posto nel mondo, alla stessa maniera lo spezzarsi di simile elemento di continuità che contrassegna in maniera incalzante i passaggi d'epoca fino a fare di ciascuno di noi un inedito ed avventuroso viaggiatore.

Educazione e istruzione finiscono per assecondare ciò che Marx, Nietzsche e Freud coglievano dal punto di vista delle loro analisi eversive: il primo con l'evocazione del retroscena economico come chiave del dominio sociale; il secondo, con la denuncia indignata dei valori correnti tramite i quali si mostra la volgarità della nostra vita morale; il terzo, con la rivelazione di una figura oscura che tenta di governarci in segreto.

Un impegno all'orizzonte

Parlare di metodo fenomenologico significa evocare la visione teorica più rigorosa, ma anche la più contraffatta che da Husserl in avanti ha segnato tutto il secolo scorso. Parlare di "prospettiva esistenziale" significa introdurre un elemento vasto sotto il profilo dei suoi possibili riferimenti etico-intellettuali, da esigere certamente accortezza e misura. Parlare di esistenzialismo pedagogico significa fare i conti non solo con una specificità filosofica, quanto con quella radicale esigenza di esistenzializzazione dei fenomeni di cultura che sembra rappresentare il nodo cruciale di tutta l'eredità del Novecento europeo: delle sue passioni e delle sue tragedie, così come dei suoi limiti e del suo valore.

Basterà riferirsi alla categoria fondativa del pensiero fenomenologico cioè la sospensione del giudizio o epoché. La nostra vita scopre la responsabilità esistenziale, etica e politica, che ci viene dall'esercizio estremo della nostra libertà autentica. La vita, infatti, non è mai solamente vita, per essere vita, essa deve diventare critica della vita, ove per critica della vita si possa intendere lo spazio entro cui ciascuno decide di sé. È vero che la vita educa e anche che l'educazione non è mai soltanto educazione. Non lo è perché, se lo fosse, noi non saremmo se non quello che gli altri decidono per noi.

Tra Prometeo e Sisifo: la responsabilità di una scelta

Prometeo non è soltanto un personaggio mitologico, egli è soprattutto l'archètipo di un potere che lo condanna alla nemesi di un'atroce sofferenza: incatenato sul Caucaso col fegato sbranato ogni giorno da un avvoltoio e la sua colpa è aver dato agli uomini il fuoco e aver insegnato loro l'arte del metallo. Sisifo è un seduttore astuto, Zeus gli impone una punizione tremenda: sospingere in continuazione sul versante del monte un masso che, appena giunto alla cima, precipita in basso, costringendo Sisifo ad un lavoro senza senso. Il lavoro qui infatti si fa condanna e sofferenza inutile.

Il destino di Prometeo è quello di restituirci in dote la raffinatezza borghese dell'uomo liberato dal bisogno e quindi anche pronto a tutto donare per inseguire il proprio religioso riscatto, quello di Sisifo resta l'obbligo di chi si sa libero solo quando sente l'assurdità del mondo.

Tra umanesimo critico e decostruzionismo formativo: problematicismo, fenomenologia, esistenzialismo

Quando, nel 1780, Pestalozzi dà alle stampe "La veglia di un solitario" la coscienza pedagogica europea è ancora alle prese con l'idea che l'uomo sia portatore di un'essenza, cioè, che l'umanità dell'uomo si compia innanzitutto nel riconoscimento della struttura necessaria del suo essere. Questo scritto è di fondamentale importanza per il pathos (educazione come indagine sull'essenza dell'uomo) che lo attraversa e la valenza etica che lo innerva: riflessione pedagogica centrata sul principio che l'educazione dell'uomo debba giocarsi nell'indagine dell'essenza che lo costituisce.

Tra Ottocento e Novecento, la coscienza pedagogica europea concentrerà la sua attenzione sull'esigenza di educare gli uomini secondo i ritmi della natura a partire dal riconoscimento di un'essenza, di una natura da assecondare, fondamentale sarà ritenuta quella di formare il soggetto, promuovendo la sua integrazione nella società.

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 8
Riassunto esame Pedagogia generale, prof. Madrussan, libro consigliato L'educazione come esperienza vissuta Pag. 1 Riassunto esame Pedagogia generale, prof. Madrussan, libro consigliato L'educazione come esperienza vissuta Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 8.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Pedagogia generale, prof. Madrussan, libro consigliato L'educazione come esperienza vissuta Pag. 6
1 su 8
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MrsGessleItalien di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Madrussan Elena.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community